Calciomercato, l’agente di Szoboszlai: “Probabile un futuro in Serie A”

Calciomercato, l’agente di Szoboszlai: “Probabile un futuro in Serie A”

Calciomercato – Dominik Szoboszlai è un nome che nelle ultime settimane si legge spesso insieme a quello del Milan. Il centrocampista in forza al Salisburgo sembra avere molto mercato anche tra altre squadre di Serie A che si sono informate per prendere l’ungherese e sono Roma, Lazio ed Atalanta, oltre al già citato Milan. Il suo agente, Matyas Esterhazy, è stato intervistato dal sito tmw.com, e ha rilasciato parecchie dichiarazioni interessanti:

Haaland però è andato al Borussia Dortmund per evitare di non giocare al Real Madrid o alla Juventus… Può essere un percorso simile?

Non stiamo pensando a nomi, se fare un passo più lungo o più breve. Pensiamo solamente alle possibilità, al giusto progetto. Certo, per noi giocare tanto è una necessità. Sceglieremo quello migliorare il più possibile, secondo me Dominik ha la possibilità di essere uno dei migliori giocatori d’Europa nel suo ruolo.

Quindi l’Italia…

Alla fine della storia la scelta viene fatta dal giocatore. Nella mia idea sia il calcio italiano può essere una buona destinazione.

Però si parla di Milan, di Roma, di Lazio e Atalanta…

Se il tempo è quello giusto, la Serie A è una delle scelte più probabili, ovviamente.

Qual è il suo prezzo?

È molto difficile parlare di valore, è definito dal mercato. Ma mai come oggi è instabile, il Coronavirus avrà delle ripercussioni, probabilmente nei prezzi. Sarà complicato definirlo.

Il campionato austriaco intanto è pronto a ripartire…

Dovrebbero farlo con la finale di coppa il 29 maggio, poi playoff e playout. Dovrebbero finire il 5 luglio. Il protocollo è simile a quello della Bundesliga. Alla fine credo sia una buona scelta quella di isolare i positivi: se lo è uno non vuol dire che lo sia tutta la squadra.


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Ibrahimovic, parla Mihajlovic e svela il futuro dello svedese

Ibrahimovic, parla Mihajlovic e svela il futuro dello svedese

Voci che si rincorrono da tempo ma adesso arrivano delle dichiarazioni che sembrano avere proprio i connotati dell’ufficialità. L’allenatore del Bologna Sinisa Mihajlovic intervistato dalla tv serba Vece sa Ivanom Ivanovicem ha rivelato di aver parlato con Zlatan Ibrahimovic riguardo il futuro dello svedese. L’attaccante, arrivato a gennaio a Milano da svincolato dopo l’esperienza in California con i Los Angeles Galaxy, era tornato in Svezia durante la quarantena per proseguire gli allenamenti con l’Hammarby, squadra della quale detiene alcune quote.

«Mi ha chiamato qualche giorno fa, vedremo cosa deciderà in estate. Certamente non rimarrà a giocare a Milano, ma la domanda è se verrà da noi o tornerà in Svezia. Il Bologna l’anno prossimo vorrà lottare per andare in Europa».

Parole che non lasciano nemmeno il beneficio del dubbio sulla fine della seconda avventura in maglia rossonera dello svedese che ha messo a segno 4 reti in 10 partite al Milan.

Se consideriamo la prima esperienza rossonera in totale sono 60 gol in 94 presenze.

Circa un mese fa il bosniaco si era espresso cosi:

“Ho un contratto con il Milan e vedremo come finisce lì e se finisce. Ho detto che voglio giocare a calcio il più a lungo possibile ma non sai mai cosa può succedere”.

La dirigenza del Milan, nella figura di Gazidis, valuta troppo oneroso il contratto di Ibra (6 milioni di €)  in relazione all’età dell’attaccante bosniaco e sembra non sia stato di certo fatto un discorso sulle indiscusse qualità sportive.

Ora è tutto da decifrare il futuro del numero 21 rossonero, che potrebbe decidere di accettare la corte dell’allenatore del suo ex compagno di squadra ai tempi dell’Inter Mihajlovic e andare al Bologna, valutare un ritorno in patria nel club di Stoccolma, l’Hammarby, o anche l’ipotesi del ritiro dall’attività agonistica. Ipotesi, quest’ultima, poco percorribile, per detta dello stesso giocatore e considerando la volontà ancora forte di giocare di Ibra, che atleticamente e mentalmente si sente ancora al top della forma.


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Juventus, per il Mundo Deportivo Pjanic al Barça si fa. Prevista contropartita

Juventus, Mundo Deportivo: Pjanic al Barça si fa. Prevista contropartita

Juventus – Secondo quanto riporta l’edizione odierna del Mundo Deportivo  il Barcellona starebbe monitorando il nostro campionato, sia per quanto riguarda Lautaro Martinez, sia per un altro giocatore della nostra Serie A. Il Barça straebbe spingendo sull’acceleratore per arrivare al centrocampista della Juventus Miralem Pjanic. Secondo il quotidiano spagnolo il club blaugrana sarebbe disposto a inserire Semedo nell’operazione, nome gradito al club bianconero.

Il giocatore portoghese avrebbe accettato l’eventuale trasferimento a Torino. Per il calciatore ex Benfica sono 110 presenze e 1 gol con il Barça. Un altro nome che potrebbe rientrare nella trattativa è quello di Arthur, da tempo accostato proprio alla squadra torinese ma che non scalda più di tanto il direttore Paratici, convinto di avere già in casa l’erede di Pjanic, ovvero Bentancur. Da registrare anche l’interesse verso Jorginho del Chelsea, pupillo di mister Sarri.

Sempre secondo il Mundo Deportivo Pjanic avrebbe dato già l’ok per il buon esito della trattativa.

In bianconero il centrocampista bosniaco ex Roma ha collezionato 166 presenze in tutte le competizioni mettendo a segno 22 reti. Il costo del suo cartellino, secondo il sito Transfermarkt, è pari a 52 milioni di €. Semedo viene valutato 32 milioni di €.


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Serie A, Spadafora: “Lavoriamo per ripartire. Facile giudicare da fuori!”

Serie A, Spadafora: “Lavoriamo per ripartire. Facile giudicare da fuori!”

Il Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, in una diretta sulla sua pagina Facebook ha fatto delle dichiarazioni sulla ripresa della Serie A, commentando le parole del Premier Conte in seguito all’ultima conferenza stampa.
Il Ministro non le ha mandate di certo mandate a dire a tutti i suoi detrattori, a coloro che lo accusano di non voler far riprendere il Campionato.
Ecco le sue dichiarazioni:
“Inviterei tutti a fare un po’ meno i fenomeni. Da fuori si è tutti scienziati, calciatori, arbitri. Anche nel mondo del calcio ci sono posizioni diverse, anche tra i calciatori ricevo molti messaggi sui social, cercano di contattarmi per dirmi le loro preoccupazioni.

Infine una dichiarazione sulla ripresa della Serie A:

“Il campionato può ripartire il 13 giugno? Noi stiamo lavorando per fare in modo che dopo che sia ripartito il campionato, poi possa anche concludersi. La prudenza utilizzata è stata interpretata male. Il mondo del calcio alla fine in sostanza ci chiede di andare avanti o di essere noi ad assumerci la responsabilità di bloccare tutto per tutta la questione dei diritti tv. Il mondo del calcio non lo deciderà mai in autonomia

C’è da attendersi sicuramente qualche polemiche in seguito alle parole del Ministro dello Sport.


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Calciomercato, la Fiorentina sulle tracce del “Gallo” Belotti

Calciomercato, la Fiorentina sulle tracce del “Gallo” Belotti

Calciomercato – La Fiorentina vuole acquistare una prima punta di spessore per ambire a posizioni importanti in campionato, e l’attaccante e capitano del Torino Andrea Belotti sembra essere il calciatore più adatto al progetto. Il “Gallo” è una punta d’area di rigore, scaltro e abilissimo nei gol acrobatici. L’ideale per una squadra dedita al cross in area per andare in gol. Belotti sembra proprio essere il profilo giusto e con un attaccante del genere, la rete è garantita e la Fiorentina vuole un grande nome come Belotti, in grado di far tornare a sognare la tifoseria.

La Viola deve guardarsi bene dalla concorrenza del Napoli. Belotti gode da sempre della stima di Rino Gattuso, il quale lo vede già come possibile erede di Milik. Il Napoli è senza dubbio la squadra che più di tutte sta “corteggiando” il capitano granata ma non va dimenticato anche l’interesse di altre squadre di Serie A come Milan e Roma e anche di club di Premier League come Manchester United e soprattutto Everton di Carlo Ancelotti che già lo avrebbe voluto nella sua avventura partenopea. Belotti veste la maglia del Torino dalla stagione 2015/16 e con i granata ha disputato 179 partite mettendo a segno 85 reti. La stagione 2016/17 è stata senza dubbio la più prolifica con ben 28 reti in tutte le competizioni.

La prossima stagione è quella che porta all’Europeo, slittato al 2021 causa emergenza Coronavirus perciò il “Gallo” dovrà valutare bene se restare in una società nella quale sa di essere importante ed ha la titolarità garantita (salvo cali di rendimento drammatici) o calarsi in una realtà più grande e conquistarsi il posto di domenica in domenica.


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Inter, Massimo Moratti scrive una lettera ai tifosi nerazzurri

Inter, Massimo Moratti scrive una lettera ai tifosi nerazzurri

Inter – La giornata di oggi 16 maggio rievoca per i colori nerazzurri dolci ricordi: il compleanno di Massimo Moratti e l’ultimo scudetto. L’ex presidente dell’Inter compie 75 anni, di cui 16 da presidente del club.

Nonostante sia il suo compleanno, è stato proprio l’ex presidente nerazzurro ha fare un regalo ai sostenitori interisti. In occasione della rubrica Letters to Inter è comparsa una toccante lettera proprio di Massimo Moratti sul sito ufficiale della società interista:

“Non ho mai perso il sonno prima delle partite più importanti ma spesso, quasi sempre, l’Inter è stato l’ultimo mio pensiero prima di addormentarmi. Un pensiero dolce, fatto di fantasie di campo: tratteggiavo nella mente azioni e possibili giocate dei nostri campioni. Ragionamenti da tifoso, rilassanti. Poi, la mattina, si passava alla dimensione più pratica: scelte, decisioni, impegni. La responsabilità di guidare la società è sempre stata accompagnata dal sentimento nei confronti di questi colori. E nonostante fossi consapevole che dai risultati dipendeva anche la felicità di tanti tifosi, non ho mai vissuto il mio ruolo come un peso, come qualcosa di faticoso. È vero, le sconfitte fanno più male di quanto facciano bene le vittorie, perché sono più dure da dimenticare. Però ho sempre guardato avanti con fiducia. E alle partite ho sempre cercato di esserci: allo stadio non sei solo, in qualche modo puoi cercare di allentare la tensione confrontandoti con gli altri, il contesto aiuta a distrarti un po’ da quello che è il senso della partita. Seguirle da casa, invece, mi ha sempre costretto a sofferenze extra: intanto perché ti dispiace non essere sul posto. E poi perché non hai nessuno con cui condividere, con cui arrabbiarti. Paradossalmente, arrivavo persino a prendermela con il presidente, quando le cose non andavano bene, come avrebbe fatto un qualsiasi tifoso appassionato, pur sapendo benissimo che il presidente ero io.

Se mi sono mai arrabbiato veramente? In qualche circostanza, devo ammetterlo, sì. E penso che l’arrabbiatura più grossa, quella in cui mi sono fatto sentire perché pensavo fosse doveroso e necessario, sia stata quella dopo l’eliminazione per mano del Manchester United nella Champions League del 2009. Si è sempre pronti ad accettare che non si vinca, ma avevo capito che era il momento di fare un salto, uno scatto. Tutto aiuta a crescere. Il derby dell’agosto 2009 lo ricordo perché, al di là della partita meravigliosa e dei gol bellissimi, era una sfida che arrivava dopo un avvio complicato: sconfitta nella Supercoppa, pareggio con il Bari. Era la prima di Sneijder: vidi una squadra forte, con una consapevolezza maggiore. Quello che sogna il tifoso: un gruppo conscio della propria forza. I derby che ti ricordi di più, però, sono quelli più sofferti. Quello di ritorno, quell’anno, è stato a suo modo straordinario. A fine primo tempo eravamo avanti 1-0 ma sotto di un uomo. C’era una tensione altissima allo stadio, percepivo il nervosismo dei giocatori. Volevo essere d’aiuto, pensavo che la mia presenza negli spogliatoi potesse dare un segnale di vicinanza ai giocatori. È una cosa che non ho fatto spesso, anzi raramente. Arrivato giù, mi sono trovato di fronte una scena che non mi aspettavo: i calciatori erano tranquilli, seduti. Al centro della stanza, José Mourinho. Non avevo altro da fare che rimanere in silenzio ad ascoltare le sue indicazioni. Precise, utili. Di natura tattica, per sopravvivere all’inferiorità numerica. E motivanti: “Vedrete, avremo l’occasione per fare il secondo gol”.

Kiev e Londra sono state due tappe fondamentali di quella cavalcata. In Ucraina non andai. Avevamo di fronte quel Shevchenko che ci aveva sempre dato parecchio fastidio. Era importante non commettere gli errori del passato: a Kiev avevamo già lasciato una qualificazione qualche anno prima. Il finale di quella partita resta memorabile, con lo zampino di Diego Milito in entrambi i gol. Bravo, quel ragazzo… Con il Chelsea, invece, è stata la vera prova di maturità. Di Barcellona-Inter si ricorda spesso il fischio finale, la mia esultanza ricomposta subito nel saluto al presidente del Barcellona. Ma qualche minuto prima, senza gli occhi addosso delle telecamere, era successo qualcos’altro. Ho sentito una fitta al cuore. Il tempo si è fermato. Non ho percepito più alcun rumore. Ho visto l’arbitro fare un passo, girarsi e indicare la punizione. Solo in quel momento il tempo ha ricominciato a scorrere, i colori sono tornati. Alla mia destra Joan Laporta era scattato in piedi, esultante. Io, seduto. Gli ho afferrato il braccio sinistro: Lo hanno annullato”, gli ho detto. Sì, il gol di Bojan era stato annullato.ù

Era un gruppo bello, unito, fatto di gente per bene. Penso a Chivu e al suo infortunio terribile. Il dottor Combi fu fondamentale nell’accorgersi della situazione, il ragazzo poi reagì alla grande e fu coraggioso a tornare in campo in poco tempo. Segnali importanti. Come quelli che dava Maicon, ad ogni partita: quando l’abbiamo preso non pensavamo potesse diventare così forte, è sempre stato il nostro attaccante aggiunto, impressionante. Dieci anni fa, oggi, viaggiavo verso Siena carico di speranza. Come i nostri tifosi. Sapevo che sarebbe stata una battaglia, su un campo piccolo, in uno stadio che conoscevamo bene. È stato un bel compleanno, non c’è che dire: sofferto, ma entusiasmante. E c’era ancora da mettere l’ultimo mattone, quello di Madrid. Alle persone che non ci sono più e alle quali hai voluto bene pensi spesso. Nel mio caso capitava e capita ancora oggi. E mentre si avvicinava la sfida del Bernabeu, mentre Milito segnava i due gol, mentre tutto aveva il suo compimento, ho pensato con forza a tre persone.

A Peppino Prisco, alle sue frecciate che diventavano definizioni, così sinteticamente spiritoso, così interista. A Giacinto: provavo un dispiacere sordo, perché lui meritava di vedere quei trionfi. Mi mancavano le chiacchierate con lui, mi mancava chiedergli consigli sui giocatori da acquistare. Mi mancava tutto. A papà Angelo. Sono sempre stato collegato a lui. Lui mi ha insegnato tutto, ha formato il mio modo di pensare. È stato inevitabile dedicare a lui il sorriso più dolce. E nel suo ricordo ho lasciato che fosse mio figlio a portare la coppa a Milano. Io, al fischio finale al Bernabeu, ero solamente felice. Ho provato una gioia piena, completa.

Con Mourinho ci siamo incontrati due giorni dopo: l’ho invitato a cena a casa mia, a Milano. Gli ho fatto trovare un discreto centrotavola: la Champions League, nella quale entrava alla perfezione un regalo straordinario, il mio nipotino nato da poco. È stata una serata piacevolissima, di grande affetto, nella quale ci siamo detti quel segreto di cui tutti parlavano ma che noi non avevamo mai affrontato prima, perché era giusto così. Tutto questo succedeva 10 anni fa. Non sono svaniti i ricordi, non sono sbiadite le emozioni. Alla guida dell’Inter, ora, c’è una famiglia che ha la stessa nostra passione. Steven Zhang mi ha più volte ribadito il suo orgoglio nell’essere il presidente di questo club: è giovane, intelligente e sensibile. Ed è interista. C’è una sola parola che può descrivere al meglio gli interisti: innamorati. Ne abbiamo tutte le qualità, i difetti e i pregi. Il nostro è un amore incondizionato per i colori nerazzurri. Sarà così per sempre”.


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Sampdoria, si valuta il ritorno di Viviano. Sul portiere anche la Fiorentina

Sampdoria, si valuta il ritorno di Viviano. Sul portiere anche la Fiorentina

Sampdoria – Si profila un ritorno in casa Samp, quello del portiere classe ’85 Emiliano Viviano. L’estremo difensore fiorentino, svincolato e vicino in gennaio a tornare a vestire la casacca nerazzurra dell’Inter ha parlato ai microfoni di Lady Radio. Su di lui va registrato anche l’interesse della Fiorentina:

“Con Pradè ci sentiamo spesso, ascolterei volentieri le proposte. Mi aveva anche cercato quest’estate, ma non ero il portiere giusto per far crescere Dragowski. Sto valutando tutte le ipotesi, c’è tanto che bolle in pentola. La Roma non mi ha cercato, ma diciamo che tornerei volentieri nelle piazze dove sono stato. Ognuna mi ha lasciato qualcosa di particolare. Se si esclude Firenze – conclude Viviano – direi che Genova è Genova”.

Viviano ha giocato in blucerchiato dall’estate del 2014 a quella del 2018, vestendo l’ormai storica numero 2. Ha vestito la maglia della Samp per 115 partite subendo 155 reti tra tutte le competizioni ufficiali. La stagione 2015-16 è quella più prolifica con la disputa dei preliminari di Europa League e quattro rigori parati.

Nella scorsa stagione ha vestito la maglia della SPAL in 17 occasioni subendo 25 reti.


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Inter, Materazzi: “Mourinho un fenomeno. Che discorso al Camp Nou!”

Inter, Materazzi: “Mourinho un fenomeno. Che discorso al Camp Nou!”

Inter – Le dirette Instagram tra ex calciatori durante la quarantena sono diventate dei veri e propri appuntamenti fissi, specie quelle di Christian Vieri. Questa volta ospite è stato l’ex nerazzurro Marco Materazzi che ha parlato di tanti argomenti, specie legati all’anno del Triplete, del quale ricorre il decennale, diretto da Josè Mourinho.

Il portoghese era un fenomeno. Il primo giorno arrivò alla Pinetina, non volava una mosca perché tutti avevano il terrore ma lui ci disse ‘Oh, ma potete anche ridere!’.Da lì è stato uno spasso, sembrava un sergente e spesso ti ammazzava, ma si è creata grande empatia tanto che nessuno si è mai permesso di pensare qualcosa di diverso da lui. Una volta disse ad Adriano ‘Tu non giochi più’, perché era tornato tardi da una serata. La partita dopo titolare in un derby con il Milan, fece una grande prestazione. Dopo una partita persa a Catania ci fu uno dei momenti più difficili, prese di mira soprattutto Balotelli. Poi una volta se la prese con Toldo che non giocava mai, gli disse ‘Francesco non sei più lo stesso!‘. E lui rispose: ‘È vero, mister!‘. Dopo tutto questo andammo a Londra col Chelsea e giocammo alla grande. Facevamo degli allenamenti bellissimi, eravamo organizzati oltre che forti. La società gli mise a disposizione una squadra straordinaria e lui mise mano dove doveva”.

“Personalmente ero legato a Mourinho per il rapporto, perché io giocavo pochissimo ma sapevo di avere un’età dove dovevo gestirmi e mettermi a disposizione del gruppo. Pur non giocando, il lunedì andavo con entusiasmo all’allenamento e questo ti fa alzare il livello. Ognuno voleva vincere anche le partitelle 3 contro 3, questo fa la differenza perché vai a giocare con entusiasmo contro squadre che, a livello tecnico, già erano inferiori. Noi giocavamo a Roma con la Lazio in campionato e vincevamo 2-0, lui si girò e disse ‘Bella la finale di Coppa Italia mercoledì, vero? Guarda che la giochi‘. Già il giorno dopo mi presentai all’allenamento a mille, giocai quella partita come la finale di Champions League. Dimostrava di avere grande fiducia in tutti”.

Ovviamente non poteva mancare un riferimento diretto all’epica semifinale di Champions League contro il Barcellona: “Ci allenavamo veramente per giocare 11 contro 9, 11 contro 10. A Barcellona quando è stato buttato fuori Thiago Motta nel primo tempo ci dice ‘Ragazzi noi ci alleniamo 7 contro 5, 7 contro 4, 9 contro 5. Qui siamo 11 contro 10. Non pensiamo di partire dal portiere, diamogliela là. Tirala lunga Julio e difendiamoci 11 contro 10. Infatti tiravamo molto poco in porta. Però era una squadra organizzata. A parte che eravamo molto forti perché tu avevi cambiato dal 2009 al 2010 Thiago Motta, Milito, Lucio, Eto’o e Sneijder a una squadra che aveva già vinto lo scudetto”. Decisivi in quel Triplete furono soprattutto Milito ed Eto’o: “Diego ha perso tempo, poteva giocare tantissimi anni in grandi squadra. Era umile, intelligente e faceva sempre gol, per un attaccante è fondamentale. Eto’o? Veniva da un Triplete, poi si mise a disposizione facendo un grande lavoro. E ha vinto tutto anche con noi, dopo averlo fatto con il Barcellona”.


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Serie A, Tommasi: “Fondamentale avere una data certa per la ripresa”

Serie A, Tommasi: “Fondamentale avere una data certa per la ripresa”

Il presidente dell’Associazione italiana calciatori Damiano Tommasi ha parlato questa mattina a RaiNews24 riguardo lo stato del protocollo, delle sue criticità e del dialogo che è sempre vivo con i vari rappresentanti dei medici, con la FIGC e con la Lega di Serie A.

“Ci siamo ritrovati per analizzarlo e capire quali sono le novità. Ci sono delle criticità che hanno evidenziato i club, speriamo di trovare un modo per superarle in modo da poter ripartire. Sicuramente non avere una data certa per l’inizio della stagione genera incertezza, vorremmo avere più dati ed indicazioni. Il ritiro, vista la gestione dei casi di positività che rischia di bloccare un’intera squadra, è uno dei punti in sospeso. È un grande punto interrogativo, una positività potrebbe interrompere sul più bello il percorso. Bisogna capire cosa fare in caso di una singola positività”.

“Siamo in contatto con i medici e con il dottor Nanni, indicato dalla Lega come riferente. Essere allineati sulla stessa posizione è importante, per noi devono esserci le condizioni uniformi per tutti. Questo è uno degli scogli da superare, ma questo non è un tema che riguarda solo il mondo del calcio”.

“Speriamo di avere una data certa per la ripartenza. Da una data certa si può costruire un percorso fatto di controlli, test e modalità di allenamento. Questo aiuterebbe tantissimo, oggi la difficoltà è avere una data certa. Quella del 13 giugno è un’ipotesi, speriamo di poter avere una data certa al più presto”.

“La ripresa riguarderebbe solo la Serie A, le altre categorie non hanno le possibilità di attuare il protocollo. Il problema dei tanti atleti che vivono di calcio è un tema che dobbiamo affrontare al più presto. Come Associazione abbiamo dato il via alla creazione di un fondo che tuteli le categorie più svantaggiate. Non c’è solo la Serie A, in Lega Pro particolarmente ci sono situazione critiche. Il nuovo decreto dovrebbe prevedere anche la cassa integrazione per i professionisti sotto un determinato reddito e questo dovrebbe essere importante soprattutto per la Lega Pro”.

“Se si vuole tenere viva la speranza di tornare a giocare dobbiamo navigare a vista, seguire la curva dei contagi e la situazione del Paese. Purtroppo in alcune regioni l’emergenza è ancora forte. Abbiamo imparato a convivere con questo virus, dobbiamo imparare a conviverci anche dal punto di vista sportivo. La nostra estate dovrà vederci uniti per arrivare pronti alla prossima stagione”.

“Servirà tanta pazienza, io sono abituato a vedere il bicchiere mezzo pieno. Questa pausa forzata darà l’entusiasmo per tornare a vedere le partite dal vivo, ma servirà ancora tanta pazienza, È una cosa triste, in qualsiasi emergenza bisogna fare un passo alla volta per non mandare in fumo quello che è stato fatto in precedenza”.

 

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Serie A, concluso l’incontro tra medici e FIGC: tre punti non convincono

Serie A, concluso l’incontro tra medici e FIGC: tre punti non convincono

Si è concluso il vertice tra la FIGC, la Lega di Serie A ed i medici concernente il protocollo per la ripresa degli allenamenti e del campionato. Sport Mediaset riporta la dura posizione dei medici e delle società di Serie A che hanno comunicato alla FIGC l’inapplicabilità del protocollo, ed hanno ufficialmente richiesto che vengano rivisti e ridiscusse tre punti: le modalità del ritiro, la responsabilità primaria dei medici sociali ed infine la quarantena dell’intera squadra a seguito della conferma di positività per un calciatore della rosa. Quest’ultimo punto ricordiamo che in Germania è stato aggirato validando l’isolamento solo per il calciatore contagiato, altrimenti si andrebbe inevitabilmente incontro ad un altro stop, con le squadre che non potrebbero scendere in campo per due settimane. Per quanto concerne le modalità del ritiro, non tutte le squadre possono vantare delle strutture adatte a consentire lo svolgimento di un ritiro precampionato a porte chiuse. A questo punto il presidente della FIGC Gravina contatterà il Ministro dello Sport Spadafora, che ieri era parso forse troppo ottimista circa la ripresa del campionato; il percorso si riempe nuovamente di ostacoli a soli tre giorni dalla ripresa degli allenamenti collettivi, non sarà stato fatto tutto con un filino di ritardo?

 

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