Secondo il portale argentino fichajes.net, i Millonarios avrebbero messo nel mirino due calciatori argentini di Serie A, il centrocampista del Milan Lucas Biglia e il fantasista della Roma Javier Pastore, entrambi poco protagonisti quest’anno con le rispettive squadre. La squadra di Marcelo Gallardo, che ha perso il campionato all’ultima giornata a favore degli storici rivali del Boca, ha bisogno di nuove pedine a centrocampo per far fronte ai problemi di gioco emersi nell’ultimo periodo, e vuole arrivare in fondo alla Copa Libertadores (persa anch’essa nella scorsa edizione in finale contro il Flamengo a novembre). Tra i nomi sul taccuino del dirigente uruguagio Enzo Francescoli, ex-giocatore del Cagliari e figura di culto del River, c’è anche un altro centrocampista, il cileno Charles Aranguiz del Bayer Leverkusen. Biglia, ormai ai margini del progetto tecnico tecnico rossonero e da tempo attanagliato dagli infortuni, in questa stagione ha collezionato 6 presenze (più una da subentrato) e 1 assist.Anche Pastore, da quando è arrivato nella Capitale quasi due anni fa, è costantemente ai box, un peccato se pensiamo alle prodezze mostrate nelle poche partite disputate in giallorosso, e quest’anno ha raccolto solo 13 apparizioni e 1 assist tra campionato ed Europa League. Due giocatori che hanno in comune le sfortune recenti, l’età ormai non proprio giovanissima e il fatto di essere approdati nelle rispettive piazze con molte aspettative, ma con caratteristiche diverse sul campo. Che il ritorno in patria possa essere occasione di rinascita?
Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?
Musacchio, il Milan riflette sul rinnovo del contratto del difensore
Musacchio, il Milan riflette sul rinnovo del contratto del difensore
Il Milan, in un periodo in cui non può giocare a calcio, riflette sul futuro. Tanti i nodi da scogliere a partire dal discorso societario fino ad una possibile, ennesima, rivoluzione di squadra per provare a tornare competitivi. Uno dei giocatori in dubbio è Musacchio; il difensore, in questa stagione, non ha trovato grande spazio specie dopo l’acquisto di Kjær. Il contratto dell’argentino scade nel 2021 e per questo, nei prossimi giorni, le parti si sentiranno per permettere al classe 1990 di continuare la sua avventura in rossonero. Il Milan prende tempo ma sembra intenzionato a rinnovare la fiducia a Musacchio.
Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?
Mercato Torino: Belotti tra rinnovo e pretendenti
Mercato Torino: Belotti tra rinnovo e pretendenti
Andrea Belotti vedrà il suo contratto col Torino scadere il 30 giugno 2020. In teoria c’è ancora tempo per pensare ad un adeguamento dell’ingaggio o ad un rinnovo contrattuale, ma il DS Bava sa bene che su Il Gallo in estate si fionderanno numerose pretendenti e quindi vorrebbe anticipare tutti andando a rivedere il contratto di Belotti per tempo. Come riportato da Tuttomercatoweb, il club granata vorrebbe blindare il proprio bomber e capitano facendogli firmare un lungo contratto per farlo rimanere a vita al Torino.
Nei giorni scorsi su Andrea Belotti si sono registrati gli interessi di Everton, Roma, Milan ed Inter, coi club milanesi in forte pressione sul ragazzo. Dati Transfermarkt alla mano, Il Gallo Belotti al momento viene valutato circa 40 milioni ma ha un ingaggio da 1,7 milioni netti a stagione, stipendio più che alla portata per tanti club.
Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?
Il calendario dei compleanni: tanti auguri Ronaldinho!
Il calendario dei compleanni: tanti auguri Ronaldinho!
Tanti auguri Ronaldinho, l’ex centrocampista brasiliano compie oggi 40 anni, tutti caratterizzati dalla follia, dall’estro e da invenzioni suggestive dentro e fuori dal rettangolo di gioco. Dentro il campo ci ha fatto sognare, facendo innamorare milioni di bambini, mentre fuori si è spesso messo in pericolo sopratutto nella lunga vicenda dei passaporti dei falsi, che si è ripresentata negli ultimi giorni con l’arresto del ex’calciatore blaugrana in Paraguay. Ronaldinho inizia la sua carriera al Gremio, esordendo a 18 anni, e con il club brasiliano vince una Copa Sul-Minas ed un Campionato Gaucho. Dopo una lunga diatriba legale tra PSG e Gremio, durata da gennaio 2001 fino a luglio dello stesso anno, Dinho riesce ad esordire nel calcio europeo con la maglia dei parigini nella seconda giornata della Ligue One con l’Auxerre, è l’inizio di una leggenda. Dopo due stagioni in Francia, in cui mette in luce sprazzi di talento e colpi da giocoliere, il Barcellona mette gli occhi su di lui e lo acquista per 30 milioni di euro. L’obbiettivo primario dei blaugrana era Beckham, che nella stessa estate si trasferisce al Real Madrid, la dirigenza catalana vira così sul brasiliano; con il senno del poi direi che a Barcellona non smetteranno mai di ringraziare l’inglese per aver scelto i blancos. In Catalogna Ronaldinho si consacra definitivamente come fuoriclasse assoluto e per due, tre stagioni è il giocatore più forte del mondo, vincendo anche il Pallone d’oro nel 2005. Con la maglia blaugrana vince 2 Campionati Spagnoli, 2 Supercoppe di Spagna ed una Champions League; inoltre a livello individuale, oltre al Pallone d’oro, viene eletto due volte Fifa World Player, Calciatore dell’anno World Soccer, e miglior giocatore UEFA; è stato inserito per 3 volte nella squadra dell’anno ESM, ed in quella UEFA. Nel 2008, dopo un evidente calo fisico, Dinho lascia il Barcellona e si accasa al Milan, dove per due stagioni e mezzo mostra ancora la sua immensa qualità, anche se non riesce più a trovare la brillantezza dei tempi passati; nel gennaio 2011 torna in Brasile, al Flamengo, per poi passare all’Atletico Mineiro. Con la squadra di Belo Horizonte conquista una Coppa Libertadores ed un Recopa Sudamericana. Chiude la carriera con la maglia della Fluminense, dopo una breve esperienza in Messico. Ronaldinho è amatissimo in Brasile, di cui è la perfetta incarnazione calcistica, genio incostante con un amore sconfinato verso il gioco; con la maglia della nazionale vince un Mondiale nel 2002, una Confederation Cup nel 2005, una Coppa America nel 1999 e la medaglia d’oro ai Giochi Olimpici del 2002.
Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?
Milan, la rivoluzione partirà dall’attacco: da Ibra a Leao, il punto
Le mosse del Milan per la prossima stagione si concentreranno principalmente nel reparto avanzato: per l’attacco rossonero si prevede una vera e propria rivoluzione. Lifting al reparto avanzato che viene affrontato nel dettaglio dalla Gazzetta dello Sport: dopo l’addio a Piatek durante l’ultima sessione invernale di calciomercato, la società ha messo in discussione anche tutto il resto del reparto. A cominciare da Raphael Leao, arrivato la scorsa estate dal Lille e considerato uno dei pezzi pregiati della rosa prima delle difficoltà di adattamento riscontrate: il portoghese non è ancora riuscito a ritagliarsi un’identità tattica precisa e i guai con lo Sporting Lisbona di certo non semplificano la sua posizione. Discorso diverso per Rebic, che tuttavia potrebbe anche scegliere di risolvere anzitempo il suo prestito biennale, magari spingendo per tornare in Bundesliga. C’è poi tutto il capitolo a parte riguardante Zlatan Ibrahimovic: i rapporti non idilliaci con Gazidis e l’alto ingaggio, fuori dai parametri stabiliti dal club meneghino, sono elementi rilevanti che fanno pensare alla mancanza di presupposti per il rinnovo contrattuale di un’altra stagione. Discorsi che andranno ovviamente affrontati alla ripresa delle ostilità, cercando di costruire finalmente un Milan che rispecchi la sua tradizione vincente.
Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?
I 10 ricordi calcistici che ci possono rendere felici durante la quarantena
Ricordi calcistici. Questa Quarantena sta mettendo tutti a dura prova, inutile negarlo. Che ne dite se provassimo tramite il calcio a strapparci qualche dolce ricordo, un po’ di brividi lungo la schiena, una lacrimuccia e un po’ di pelle d’oca?
L’intento è quello di evocare momenti epici, piccoli frammenti di calcio, che diciamolo in questo momento di chiacchiere perenne mentre il paese è in difficoltà può essere utile solo a distrarci un pochino e regalarci qualche dolce attimo.
Abbiamo selezionato 10 momenti che accomunano quasi tutti, anche quelli legati ad un singolo club ma che possono aver emozionato tutti i tifosi di calcio indistintamente. Sicuramente sono più di dieci, ma intanto iniziamo il nostro viaggio nei ricordi:
10- King Claudio e lo scudetto del Leicester
Chi non si è emozionato vedendo una squadra di provincia, con più storia nella serie cadetta e nei bassifondi della Premier che altro, con una rosa di giocatori di medio valore, con un attaccante amante dei pub e della birra e guidata da un allenatore italiano di oltre 60 anni che in Italia ha sempre sfiorato ma mai ottenuto un trofeo. Chi dice di non essersi emozionato mente. Stagione 2015-2016, Claudio Ranieri dopo aver fallito con la nazionale greca, torna in Premier League alla guida del piccolo Leicester, che da solo una stagione era salito nella massima serie, riuscendo la stagione precedente a salvarsi per il rotto della cuffia. It’s a kind of magic, direbbero i Queen, una specie di magia, ed il mago ni questione ha i capelli bianchi, gli occhiali, il sorriso beffardo del nonnino di quartiere e viene da Testaccio. E ne ha viste tante, ma mai come quelle che ne vedrà nella stagione 2015-2016. Un connubio perfetto tra squadra ed allenatore, valori tecnici ed individuali espressi alla massima potenza, calciatori con una carriera avanzata ma mai decollata che improvvisamente diventano campioni. Una serie di vittorie esaltanti, difficilmente fortunate, quasi sempre meritate, sudate ma meritate.
Una cavalcata incredibile, a suon di conferenze ricche di risate e di frasi celebri del tecnico italiano, che con il suo “Dilly Ding Dilly Dong” non può non aver fatto sorridere tutti.
Un ricordo meraviglioso, in parte anche italiano.
9- Dopo Instanbul c’è sempre Atene
Passiamo ad un evento che farà felici soprattutto i tifosi del Milan, ma la frase di apertura diventa un monito per tutti in questo periodo: dopo la tempesta c’è sempre il sole, dopo Instanbul c’è sempre Atene.
Parte tutto dal 25 maggio 2005, ad Instanbul, dove il Milan vive una delle serate più strane ed infauste del calcio, un evento che in effetti potremmo inserire nella lista per gli inglesi, ma noi siamo patriottici. Sopra di 3-0 in finale di Champions League, il Milan si fa rimontare dal Liverpool, che nel secondo tempo compie una rimonta incredibile, fino ad arrivare ai rigori, dove il fattore psicologico gioca a sfavore dei rossoneri e regala la vittoria ai Reds.
Ma il fattore psicologico è come un boomerang, torna sempre indietro ed il 23 maggio 2007, torna nelle mani del Milan. A due anni di distanza si rigioca Milan-Liverpool, finale di Champions League. Il Milan è maestro di finali, ma se c’è un nemico che gli ha messo paura nella storia è proprio la squadra inglese. I Reds hanno cambiato molto, il Milan invece ha mantenuto l’ossatura di due anni prima e questo forse regala più fame agli uomini di Carlo Ancelotti, in particolare ad uno…
Pippo mio! Pippo mio! Pippo mio! Doppietta e vendetta completata. C’è altro da aggiungere? Ricordate e godetene tutti!
8- Goal Goal, Tardelli, Tardelli!
Torniamo un po’ indietro negli anni, in qualcosa che non tutti i nostri lettori hanno vissuto direttamente, chi scrive compreso, ma che leggendo il titolo lo ha letto con la voce di Nando Martellini comunque. Perchè prima dello “Stringiamoci forte e vogliamoci tanto bene” di Caressa c’è stato un mondiale così esaltante da segnare una generazione. Un mondiale nel quale l’Italia passa il girone con soli tre pareggi, nel quale affronta il giocatore più forte di tutti i tempi, Diego Armando Maradona, e la nazionale forse più forte di sempre, il Brasile di Falcao, Zico, Socrates e Cerezo.
Tutto nello stile Italia; critiche, polemiche iniziali, poca fiducia in alcuni giocatori, come il tanto discusso Paolo Rossi: quanto è italiano il fatto che poi ha vinto Scarpa d’Oro e Pallone d’Oro?
Madrid, 11 luglio 1982, Italia-Germania Ovest, Zoff, Gentile, Cabrini, Bergomi, Collovati, Scirea, Conti, Tardelli, Rossi, Oriali, Graziani: anche qui chi non l’ha letta con la voce di Martellini, mente. Non c’è partita, primo tempo 0-0, ma nel secondo il solito Paolo Rossi porta in vantaggio l’Italia, ma soprattutto al 68′ minuto, Tardelli scaccia tutte le paure, tutte le amarezze, tutte le sconfitte di un popolo, tutte le critiche, con un solo urlo, accompagnato da quello di Martellini. Scirea riceve in area da Bergomi, l’Italia fa superiorità in area di rigore, l’urlo di attesa della folla accresce, la palla fa su e giù in area di rigore, tanto che si ha paura che si perda. Scirea infatti rischia qualcosa torna indietro da Tardelli che è marcato, ma il numero 14 italiano sposta il pallone con un tocco sul sinistro e scarica in porta una sciabolata storica. E poi quell’urlo. Quello di tutti noi. Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo!
7- Roma-Barcellona 3-0, quando l’Olimpico diventò il Colosseo
Altro ricordi per singoli tifosi ma non solo. una delle rimonte calcistiche più belle degli ultimi anni. Una Roma forse non la più forte di sempre, un Barcellona che sembra di un altro pianeta. Un risultato ed un arbitraggio sfavorevoli all’andata, un 4-1 che non lasciava scampo a rimonte. Forse.
Perchè se c’è una cosa che contraddistingue i tifosi della Roma dagli altri è la tenacia e la spavalderia nel pensare cose impossibili, ma soprattutto nel sostenere ancora di più quando tutto è contro. 56.000 spettatori, tutti che da una settimana avranno ripetuto: “Ormai ce vado allo stadio, che c’avemo da perde, tanto nun succede. Ma se succede…“.
Succede.
Minuto 6 del primo tempo, De Rossi lancia Dzeko a memoria che si allunga e insacca l’1-0. Il tempo perfetto, sembra quasi che tutto stia andando come deve andare, ma i tifosi della Roma sanno bene che quando va così in realtà la beffa è dietro l’angolo, quindi si esulta come se fosse vinta, ma si dice “Troppo presto, ora ce segnano“. Minuto 13 del secondo tempo. Piquè atterra Dzeko in area di rigore, l’arbitro inizialmente soprassiede: “Ecco tanto nun ce lo da“. Rigore. Lo tira De Rossi: ” tanto lo sbaja, come Bruno Conti“. Goal. De Rossi reagisce da tifoso, esulta di rabbia ma allo stesso tempo predica calma perchè tutti si cominciano a chiedere: ” Che sta succedendo?”.
Succede. Al minuto 30 del secondo tempo “Nun succede ma è successo“, Manolas, uno che di goal ne fa pochissimi, in area di rigore spizza un corner di Under ed insacca alla spalle di Ter Stegen. E’ il delirio, il delirio di un popolo che per una sera si è scrollato di dosso una serie di amarezze e sconfitte, un popolo che per una sera si sente sul tetto a guardare tutti dall’alto. Il fischio finale è un sollievo gigantesco. Un emozione unica. Un emozione che solo il calcio può regalare.
6- Il Triplete nerazzurro e la notte di Diego Milito.
Storia nerazzurra questa volta. 22 maggio 2010, dopo una cavalcata incredibile l’Inter di Mourinho, dopo aver vinto campionato e Coppa Italia, si trova in finale di Champions League ad affrontare il Bayern Monaco di Ribery e Robben, guidato da Louis Van Gaal.
L’ epilogo lo conosciamo tutti, ma quello che ci deve strappare un sorriso è un frammento in particolare di quella partita. Perchè se c’è un giocatore che ha incarnato l’Inter di Mou, quello è Diego Milito, ed il frammento è semplicemente questo:
Il secondo goal della gara, perchè il secondo è sempre il più bello, perchè è quello che ti libera di tutto, che ti da la sensazione che ce la stai facendo. Tutti guardano, Butt, Demichelis, i tifosi, ma soprattutto Diego Milito. Questo è il frangente in cui Diego Milito probabilmente sta ripercorrendo tutta la sua vita ed è tornato alla prima volta che ha calciato un pallone, già lì il desiderio era di farlo in una finale di Champions League. Ed ora eccolo lì, il goal di una vita. Il goal di tante vite neroazzurre.
5- Live is life, Maradona palleggia!
C’è solo un giocatore nella storia del calcio che può aver reso epico non una partita ma un riscaldamento. Diego Armando Maradona è stato questo, capace di far emozionare con la sua sola presenza; con un pallone vicino ovviamente.
E’ forse la più spettacolare manifestazione di totale libertà e tranquillità sportiva. Prima di una partita, il capitano del Napoli sta ballando. Nessuno mai si sarebbe sognato di farlo, lui invece sì. In quel momento, sportivamente parlando, era perfetto. Stiamo parlando del 19 Aprile 1989, Olympiastadion di Monaco, Bayern Moanco-Napoli, durante il riscaldamento gli altoparlanti dello stadio diffondo la canzone “Live is Life” degli Opus, un ritmo cadenzato condito dal canto della gente; una descrizione degna di un goal di Maradona. La partita è tesa, il Napoli ha vinto 2-0 al San Paolo e ora deve difendere il risultato, e Maradona sceglie questo gesto per far capire cosa sia il calcio per lui, come a dire “Tranquilli, sereni, danzate con me” e via e 1 e 2 e 3… LA LA LA LA LA, e via ancora e 1 e 2 e 3, palleggi a ritmo di musica, un inno alla’armonia, un inno al calcio, un inno a Diego Armando Maradona.
4 – Mo je faccio er cucchiaio!
Più che felicità forse questo ricordo evoca ansia, ma rimarrà uno degli episodio storici della nostra nazionale.
29 Giugno 2000, Europeo in Olanda, ad Amsterdam, contro l’Olanda, una partita nella quale è successo di tutto, nella quale Francesco Toldo ha deciso di erigersi al livello di Garibaldi nell’annovero dei protettori della patria. E dove c’è un Garibaldi c’è sempre un giovane incosciente che va alle armi e si getta nella mischia rischiando la morte. Francesco Totti è l’espressione massima in quel momento di questo concetto, un golden boy, eterno bambino in tutto e per tutto.
Quei personaggi che nei film di guerra vengono tarpati dai generali, ma non da Dino Zoff, che gli assegna il terzo calcio di rigore, anche se dentro di se è pronto a prendere a mazzate il ragazzino. E lui fa di tutto per sfiorarle, ma non le prende, anzi le da.
Una bella scommessa di quelle da spogliatoio, “Se c’è un rigore, je faccio er cucchiaio“, quel marchio di fabbrica che ad un Europeo a soli 24 anni in semifinale non dovrebbe neanche passare per la mente. Terzo rigore, Totti si gira verso Di Biagio, “Mo je faccio er cucchiaio“. Quasi i compagni tentano di fermarlo, ma lui va, contro un muro arancione, contro un portiere alto 1,97, Edwin Van Der Sar, il quale incita i tifosi per intimorire l’avversario. Totti neanche se ne accorge, ha in mente solo una cosa e quella farà, e ci riuscirà. “Ha tentato l’impossibile” dirà Bruno Pizzul, Zoff impassibile, compagni increduli, stadio impazzito ed intanto Totti che fa? Se la ride.
3- Arriva il pallone, lo mette fuori Cannavaro! Poi ancora insiste Podolski… Cannavaro! Cannavaro! Via al contropiede con Totti, dentro il pallone per Gilardino… Gilardino la può tenere anche vicino alla bandierina, cerca l’uno contro uno, Gilardino, dentro Del Piero, Del Piero… Gol! Aleeeex Deeel Piero! Chiudete le valigie! Andiamo a Berlino! Andiamo a Berlino! Andiamo a prenderci la coppa! Andiamo a Berlino!
Non diciamo altro, se non questo:
2- YOU’LL NEVER WALK ALONE
Una nota estera va messa, perchè chi ama il calcio non può non amare certi riti, quasi mistici, come i cori da stadio. Come la Geyser Dance dell’Islanda, o i concerti dei tifosi del Galatasaray: ma non c’è coro più bello ed emozionante di You’ll never walk alone, cantato dalla Kop, la curva del Liverpool.
Una canzone scritta dal duo americano Rodgers/Hammerstein per il musical del 1945 Carousel, ripresa da grandi cantanti della storia della musica, quali Nina Simone, Frank Sinatra ed Elvis Presley. Una canzone dal testo toccante, un aspetto spesso tralasciato che invece nasconde la vera essenza di questo inno.
Perchè soprattutto in questo momento che stiamo vivendo, un testo così rappresenta la vita di tutti ed il calcio è vita e questo inno alla speranza non poteva che non sposarsi con lo sport più bello di tutti:
Quando cammini nel bel mezzo di una tempesta tieni bene la testa in alto e non aver paura del buio alla fine della tempesta, c’è un cielo d’oro e la dolce canzone d’argento cantata dall’allodola
cammina nel vento cammina nella pioggia anche se i tuoi sogni saranno sconvolti e scrollati va avanti, va avanti con la speranza nel tuo cuore e non camminerai mai da sola non camminerai mai da sola va avanti, va avanti con la speranza nel tuo cuore e non camminerai mai da sola non camminerai mai da sola
Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?
Milan: se esce Donnarumma, pronti Musso e Meret
Milan: se esce Donnarumma, pronti Musso e Meret
Questa estate con tutta probabilità si consumerà il divorzio tra Donnarumma ed il Milan, viste le difficoltà incontrate tra le parti nel rinnovare un contratto già piuttosto importante economicamente parlando e la questione bilancio da risanare visto l’ennesimo mancato ingresso in Champions League (salvo clamorosissime sorprese). Come riportato da La Gazzetta dello Sport, la cessione di Donnarumma sarebbe sicuramente sanguinosa sul piano tecnico e dannosa da un punto di vista d’immagine, ma sarebbe indispensabile per quanto riguarda le casse del club rossonero; c’è comunque da sottolineare che i tifosi non si opporrebbero più di tanto ad una cessione di Donnarumma, visto il rapporto non idilliaco che il portierone ha da sempre avuto coi supporters del Milan.
Mentre sul tavolo delle trattative tra Gazidis e Rangnick si decide il futuro dirigenziale del Milan, Maldini e Massara (ancora incerti sul loro futuro nel club) si occupano del mercato: in caso di uscita di Donnarumma servirà un titolare giovane e all’altezza ma economicamente più sostenibile. Al momento sono due i profili sondati in casa Milan per il futuro della porta rossonera: Alex Meret, ventiduenne portiere del Napoli, ed il venticinquenne Juan Musso dell’Udinese. Secondo i dati Transfermarkt le valutazioni dei sostituti di Donnarumma non sarebbero comunque basse: Alex Meret al momento è valutato 35 milioni, Juan Musso invece 15 milioni ma sull’argentino in estate si scatenerà un’asta tra più società visto che il portiere interessa a molte società, tra le quali l’Inter.
Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?
Il Milan che Gazidis sogna con Rangnick
Il Milan che Gazidis sogna con Rangnick
Ormai Ivan Gazidis è uscito allo scoperto: vuole a tutti i costi Ralph Rangnick a capo dell’area tecnica del suo nuovo Milan. Dopo il licenziamento di Zvone Boban anche i dirigenti Maldini e Massara rischiano il siluramento e non va troppo meglio al tecnico Pioli che non sa se tra qualche mese sarà ancora l’allenatore del Milan. L’uragano Rangnick, qualora dovesse firmare coi rossoneri, si abbatterà fortissimo sul club di Via Turati pertanto una rivoluzione culturale, tecnico e tattica come non se ne vedevano da tempo.
Come si legge sulle colonne di Tuttosport, Gazidis e Rangnick avrebbero intenzione di fondare il nuovo Milan basandosi sul modello Red Bull, che ha reso celebri e competitive il Salisburgo ed il Lipsia, puntando dunque su giovani di qualità tenendo il monte ingaggi comunque tra cifre contenute. Gazidis vorrebbe Rangnick in stile allenatore-manager (alla Wenger per intenderci) ma il sessantunenne tedesco al momento sarebbe più orientato ad accettare un ruolo da capo dello scouting e dell’area tecnica, mentre per la panchina un profilo ideale sarebbe quello di Gian Piero Gasperini. L’idea del fondo Elliott sarebbe quella di creare poi una sinergia col club francese Lille, per aumentare la rete di scouting ed avere un appoggio per i calciatori da far crescere in prestito.
Il Red Bull Lipsia allenato da Nagelsmann ha un monte ingaggi di circa 70 milioni lordi ed un’età media della rosa di 23 anni e mezzo, è questo il modello che vorrebbe riproporre Ralph Rangnick al Milan; il tetto massimo d’ingaggio al RB Lipsia è di 2.5 milioni, stipendio percepito solamente dal terzino Angelino e dal trequartista Sabitzer.
Il Coronavirus ha rallentato la trattativa tra Gazidis e Rangnick, ma il Milan e il dirigente tedesco continueranno a parlare per cercare un accordo nel prossimo futuro.
“Il genio ha di bello che somiglia a tutto il mondo e che nessuno gli somiglia.”
Ralf Rangnick è un po’ Wenger, un po’ Völler, un po’ Zorc e un po’ Berlusconi… è un po’ tutti, ma nessuno di questi, perché forse è la perfetta fusione tra questi uomini qui citati. Rangnick è genio calcistico a tutto tondo: giocatore, allenatore, direttore sportivo, scout e dirigente, ed è grazie a questa sua eccezionale polivalenza che si è meritato prima un posto come Head of Sport and Development Soccer del gruppo Red Bull (proprietario di numerose squadre di calcio come Salisburgo e Lipsia). I risultati ottenuti nei vari campi hanno fatto drizzare le antenne a Gazidis che ora lo vuole come manager tuttofare al Milan, dove prenderebbe il posto dei non troppo concordi Pioli, Boban, Massara e Maldini. Ne abbiamo parlato nel podcast tematico riguardante la Bundesliga.
Il calendario dei compleanni: Alessandro Nesta
Il calendario dei compleanni: Alessandro Nesta
Alessandro Nesta nasce a Roma il 19 marzo 1976 e cresce tra i palazzi di Cinecittà est in una famiglia profondamente laziale; il primo ad accorgersi del suo immenso talento fu Francesco Rocca, scout della Roma, ma il padre di Alessandro declina l’offerta della squadra giallorossa, e dopo poco il figlio inizia a giocare nel settore giovanile della Lazio. Nesta ha trascorso 20 anni della sua vita con l’aquila sul petto, dal 1983 al 2002, durante i quali vince uno Scudetto primavera, uno Scudetto, due Coppe italia, due Supercoppe italiane, una Coppa delle coppe ed una Supercoppa europea. A 17 anni esordisce con la maglia della Lazio in Serie A, insieme al suo compagno di squadra in primavera, Marco Di Vaio, sotto la guida tecnica di Dino Zoff; a 21 diventa il capitano della Lazio più forte della storia, e lo fa seguendo il suo carattere schivo e riservato; è un punto di riferimento in campo e guida il reparto difensivo come pochi al mondo, ma fuori dal rettangolo poche parole sia per la stampa che per i tifosi. Per anni battaglia con l’altra faccia della città, con un altro figlio di Roma, Francesco Totti, i due hanno la stessa età, ma il cuore di diversi colori, sono amici, compagni in Nazionale e capitani esemplari di due squadre formidabili negli anni 90′. A 25 anni, dopo un estate frenetica, la Lazio, falcidiata dai debiti e sull’orlo del fallimento, decide di venderlo; è il 31 agosto 2002 ed Alessandro Nesta lascia la squadra per la quale ha sempre tifato, senza alzare la voce, e la sera stessa si ritrova a giocare a San Siro con la maglia del Milan davanti a 60 mila persone da “difensore più pagato della storia del calcio”.
“Non volevo andare via dalla Lazio. Io avevo giocato solo lì e pensavo che avrei finito alla Lazio. Due anni prima ero stato richiesto dal Real Madrid e avevo rifiutato. Oggi se ci penso… Però il destino mi ha premiato e sono finito al Milan, quasi costretto. Ma oggi ringrazio Dio: ho vinto quello che ho vinto, sono stato meravigliosamente a Milano. Ma andare via dalla Lazio e da Roma è stato comunque come strappare delle radici, profonde” [Alessandro Nesta]
«Pretesi l’acquisto di Nesta, avevamo bisogno di un grande difensore e io volevo solo lui. Sono stato fortunato ad avere avuto nel mio Milan un difensore così…» [Carlo Ancelotti]
Al Milan Nesta si ritrova in un altro spogliatoio di campioni e con Maldini forma una delle coppie difensive più forti di tutti tempi. In rossonero vince praticamente ogni cosa: due Scudetti, una Coppa italia, due Supercoppe italiane, due Champions League, due Supercoppe europee ed un Mondiale per Club. A livello individuale viene eletto per quattro volte miglior difensore del campionato, quattro volte nella squadra dell’anno UEFA, due volte nell’undici migliore del mondo dalla FIFA. L’unica nota negativa della carriera del difensore romano è stato il rapporto sfortunato con la Nazionale, condizionato da continui infortuni, che lo hanno obbligato a saltare molte partite decisive; anche il Mondiale vinto dagli azzurri nel 2006 ha un sapore agro dolce per Nesta, che si fermò alla terza partita del girone con la Repubblica Ceca senza poter più tornare in campo.
«Nessuno è migliore di lui in quel ruolo. E’ il più forte al mondo in questo momento? Si, è il numero uno. Ha tutto, difficilmente ne passano di difensori così. Mi somiglia? No, lui è più completo di me.» [Franco Baresi]
Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?
Serie A, come cambierebbe l’albo d’oro con i play-off!
Serie A, come cambierebbe l’albo d’oro con i play-off!
L’emergenza Coronavirus ha oramai convinto molti amanti del calcio che una delle strade più semplici per concludere la stagione possa essere la formula dei play-off, nonostante la Lega e le società non la apprezzino molto. Il Corriere dello Sport nell’edizione odierna lancia una simpatica ricostruzione dell’albo d’oro della nostra Serie A se si fossero giocati i play-off nelle passate edizioni, ed i risultati sono decisamente inaspettati.
Per simulare l’esito dei play-off il quotidiano sportivo si è basato sulla doppia sfida di andata e ritorno della stagione di riferimento, costruendo un tabellone ad 8 squadre con la prima che sfida l’ottava, la seconda la settima, la terza la sesta e la quarta la quinta. I risultati di questo esperimento premiano la Roma, che conterebbe addirittura 9 scudetti, 6 in più degli attuali, tra i quali spicca il caso del 1939/1940, stagione in cui da settima in classifica sarebbe riuscita a vincere il tricolore, battendo : Bologna, Juve e Genoa. La Vecchia Signora conterebbe ben 7 titoli in meno, il Milan due in più arrivando a quota 20, mentre l’Inter scenderebbe a 14; il Genoa sarebbe stata la prima squadra a raggiungere quota 10 scudetti nel 1930; la Lazio avrebbe un titolo in meno, lo stesso vale per Cagliari e Sampdoria, che piangerebbero poiché fuori dall’albo; ci entrerebbe invece il Parma, la Fiorentina salirebbe a 3 titoli, mentre il Napoli a 4, +2 titoli anche per il Torino, che ne conterebbe 9.
E’ solo una suggestione e probabilmente anche un modo per intrattenersi in questo periodo di emergenza, giocando su come sarebbe cambiato l’albo d’oro con i play-off!
Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?