ESCLUSIVA – Juventus, Bonaventura ad un passo: i dettagli

Clamorosa notizia di mercato: secondo una fonte molto vicina alla nostra redazione la Juventus è ad un passo dall’acquisto di Bonaventura a titolo definitivo. L’incontro di questa sera, in vista della finale di Coppa Italia, sarà utile per definire gli ultimi dettagli. Il centrocampista, con la maglia del Milan, ha realizzato 23 goal in 115 presenze.




Juventus-Milan, tutti i precedenti nelle finali

La Juventus, ad un passo dal suo settimo scudetto consecutivo, sfida il Milan alla ricerca di un trofeo che salverebbe una stagione a dir poco complicata. Allegri contro Gattuso in un match che mette in palio la Coppa Italia; in attesa di capire chi alzerà il secondo trofeo stagionale (il primo, la Supercoppa, lo ha vinto la Lazio) ripercorriamo le sette finali che hanno visto opporsi bianconeri e rossoneri.

Juventus-Milan: nel 1942 i bianconeri vinsero il doppio confronto

Il 21 giugno 1942 si giocò l’andata della finale di Coppa Italia tra Juventus e Milan, l’ultima partita di Giuseppe Meazza con la maglia rossonera. La gara terminò 1-1 con le reti di Bellini e Cappello. Tutto rimandato al ritorno dove i ragazzi di Luis Monti, grazie ad una prestazione superlativa di Lushta (autore di una tripletta), si aggiudicarono il trofeo. Match terminato 4-1 per la Juve.

Milan-Juventus: nel 1973 i rigori sorridono ai rossoneri

Il 1973, nella memoria dei tifosi rossoneri, resterà sempre l’anno della “Fatal Verona”; il Milan, in una stagione maledetta, si prese una parziale rivincita nella finale di Coppa Italia. I ragazzi di Nereo Rocco, grazie ad un rigore di Benetti, pareggiarono il vantaggio bianconero di Bettega e portarono la gara fino ai calci di rigore; dagli undici metri i rossoneri furono infallibili e, complici anche gli errori di Anastasi e Bettega, alzarono al cielo il trofeo. Una piccola consolazione nell’anno che tutti ricordano come quello della “Fatal Verona”.

Milan-Juventus: il 1990 e quel triplete mancato

Il Milan, nella stagione 1989-1990, aveva grandi ambizioni; la squadra era molto forte e puntava a vincere tutto. In campionato però, una partenza lenta obbligò i rossoneri ad una folle rincorsa sul Napoli (saranno i partenopei a vincere lo scudetto). I ragazzi di Sacchi, in coppa Italia, arrivarono fino alla finale contro la Juventus; l’andata terminò 0-0 mentre al ritorno si imposero i bianconeri grazie alla rete di Galia. Il Milan era arrivato all’appuntamento stanco fisicamente e con la testa alla finale di Coppa dei Campioni, poi vinta contro il Benfica per 1-0.

Milan-Juventus: nel 2003 i rossoneri conquistano l’Europa

Nel 2003 l’Europa parla italiano; la finale di Champions League, disputata ad Old Trafford, mette di fronte Juventus e Milan. I bianconeri sono arrivati a questo appuntamento eliminando il Real Madrid mentre i rossoneri hanno avuto la meglio sui rivali dell’Inter. Il match è molto equilibrato e le due squadre, per paura di farsi male, “decidono” di andare ai calci di rigore; l’eroe dagli undici metri è Shevchenko che regala la sesta Champions al Milan.

Juventus-Milan, al Giants Stadium la rivincita di Manchester

Juventus-Milan, ancora contro. E’ il 03 agosto 2003 e le due squadre si contendono, al Giants Stadium, la finale della Supercoppa italiana. La partita è equilibrata e arriva fino ai supplementari dove, al minuto 107, Pirlo trasforma il calcio di rigore portando avanti i rossoneri; ai ragazzi di Ancelotti, visto la regola del silver goal, sarebbe bastato chiudere il primo tempo supplementare avanti per aggiudicarsi il trofeo. Trezeguet, però, non era dello stesso parere e al 108′ pareggia i conti. Il match va ai rigori dove l’errore di Brocchi è fatale per il Milan; la Juventus vince la Supercoppa, vendicando parzialmente la delusione di Manchester.

Milan-Juventus: i rossoneri giocano, i bianconeri vincono

Arriviamo ai giorni nostri con la Juventus che, almeno in Italia, domina incontrastata. Il 21 maggio 2016, però, il Milan è andato molto vicino dal battere i bianconeri; i ragazzi di Brocchi, infatti, giocano una grandissima finale andando più volte vicino al vantaggio. La Juve, però, è una squadra dalle risorse infinite e in una delle poche azioni create segna il goal decisivo con Morata. Coppa Italia ad Allegri e tanti rimpianti per il Milan; i rossoneri, però, sapranno prendersi la loro rivincita.

Juventus-Milan, Gigio regala il trofeo ai rossoneri

Il 23 dicembre 2016 si gioca la finale della Supercoppa Italiana; a contendersi il trofeo Juventus e Milan. Il pronostico è tutto a favore dei bianconeri ed infatti sono i ragazzi di Allegri a passare in vantaggio grazie a Chiellini; i rossoneri, però, non mollano e trovano la rete del pari con Bonaventura. Nella ripresa e nei due tempi supplementari regna l’equilibrio. La gara arriva ai calci di rigore dove il protagonista assoluto è Gigio Donnarumma che, con una fantastica parata, respinge il tiro di Dybala; Pasalic completa l’opera regalando il trofeo al Milan.

Questi sono tutti i precedenti, in finale, tra Juventus e Milan. Questa sera le due squadre scriveranno un’altra pagina del loro personalissimo libro. Chi avrà la meglio? Il campo darà la risposta.




Lotta Europa League: tutti gli scenari possibili

Sei punti a disposizione, due posti in palio e quattro squadre in gara. E’ questo il quadro generale per la corsa in Europa League che vede protagoniste Milan, Atalanta, Fiorentina e Sampdoria. In prima linea c’è la formazione allenata da Gattuso a quota 60 punti, subito dopo l’Atalanta a meno uno dai rossoneri e sesti in classifica, poi Fiorentina e Sampdoria. La squadra di Giampaolo è sicuramente quella messa peggio: a due giornate dalla fine del campionato si trova a meno sei dal Milan e a meno cinque dai bergamaschi. Per la stagione di Champion’s 2018-2019 l’accesso diretto sarà a disposizione solo delle prime quattro squadre classificate, mentre per l’Europa League la situazione resta la stessa dello scorso anno:  solo dal sesto posto in poi si partecipa alla competizione europea. Per quanto concerne la Coppa Italia che si giocherà domani sera a Roma, la vincitrice accede direttamente ai gironi, insieme alla quinta in classifica. Scenario diverso, invece, per la squadra che si qualifica sesta in campionato, la quale parteciperà ai preliminari. Se, ipoteticamente, la Coppa Italia verrà vinta da una squadra che il prossimo anno giocherà in Champions League, in questo caso si tratterebbe della Juventus, un posto in Europa League si potrebbe liberare facendo spazio alla settima classificata: in questo momento sarebbe l’Atalanta a quota 59 punti. Domani con la finale di Coppa Italia da giocare si potrebbero, quindi, aprire diversi scenari:

Il primo è che se il Milan dovesse arrivare quinto o sesto in campionato, l’esito della finale non avrebbe ripercussioni per i rossoneri sulla qualifica diretta in Europa League, i quali andrebbero subito a disputare la fase a gironi.

In una seconda ipotesi, se il Milan arrivasse a fine campionato settimo in classifica, allora in quel caso l’esito della finale di Coppa Italia di domani sarebbe rilevante sulla qualifica in Europa League, infatti, se i rossoneri dovessero vincere andrebbero direttamente a giocare il girone e i preliminari toccherebbero alla sesta qualificata. Se la squadra di Gattuso, invece, dovrebbe piazzarsi ottava in campionato, il risultato della gara di domani sarà fondamentale per accedere alla competizione europea. Se i rossoneri dovessero battere la Juventus domani in finale, allora, la quinta e il Milan sarebbero qualificate ai gironi mentre i preliminari andrebbero alla sesta.

In campionato la Sampdoria affronterà negli ultimi turni di campionato il Napoli in casa e la Spal in lotta per non retrocedere, la Fiorentina invece sarà impegnata con il Cagliari e con il Milan, match importante in chiave Europa League. Per quanto concerne l’Atalanta dopo il fondamentale pareggio con la Lazio, si scontrerà con il Milan e l’ultima con il Cagliari, mentre i rossoneri, dopo la Coppa Italia, affronteranno due scontri diretti che potrebbero dire molto sulla fine di questa corsa verso l’Europa.
A due giornate dalla fine del campionato questo è il contorno delle squadre ancora in corsa per un piazzamento in Europa League, da quanto riportato, la situazione migliore la potrebbe vivere il Milan, in quanto ha due occasioni importanti per accedere alla competizione.

 




Milan, le parole di Gattuso nel post partita

Gennaro Gattuso, allenatore del Milan, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni ai microfoni di Sky “Sport al termine del match contro il Bologna: “Oggi non è stata facile, anche durante il lavoro in settimana. Dopo la sconfitta contro il Benevento non era facile venire qua a fare punti fuori casa. Bisogna però riflettere sul perchè tante volte non chiudiamo le partite, anche oggi abbiamo rischiato di rovinare tutto. Un calo dopo la firma del contratto? Nel mondo del calcio all’improvviso puoi passare da avere gli occhi azzurri e i capellio biondi a diventare Gargamella. A livello mentale sappiamo che dobbiamo migliorare, io e i giocatori. Anche io posso fare degli errori di inesperienza. La stagione? A livello di condizione non siamo la massimo, abbiamo cominciato prima di tutti e ne stiamo risentendo. Sicuramente a qualche giocatore non starò simpatico, magari vorrebbe darmi una capocciata in bocca quando parlo, ma non lo fa per rispetto. A me non interessa cosa pensano i giocatori, voglio portare il mio lavoro al termine. Ci voglio mettere la faccia e assumermi le mie responsabilità. Io non posso piacere a tutti, lo so ma non mi interessa. Sento tante chiacchere da bar, per questo sono un po’ nervoso.”




Milan-Benevento: probabili formazioni, radiocronaca e dove vederla in TV e streaming

Dopo il turno infrasettimanale, la 34° giornata vedrà affrontarsi Milan e Benevento, nel match a San Siro in programma domani 21 aprile alle h. 20.45 I rossoneri vengono dal pareggio esterno per 1-1 rimediato contro il Torino, deciso dai goal di Bonaventura e De Silvestri; mentre le streghe arrivano da un pesante 3-0 contro l’Atalanta, subito tra le mura amiche dai goal di Freuler, Barrow e Gomez.

Le probabili formazioni di Milan-Benevento

Sull’out di destra tornerà titolare Calabria, con Abate che si accomoderà in panchina, mentre Zapata è favorito su Musacchio per affiancarsi a Bonucci. Per il ruolo di prima punta resta in vantaggio Kalinic, anche se potrebbe essere data una chance dal 1′ a Cutrone. Stop per Calhanoglu, pronto Borini. Per quanto riguarda la squadra di De Zerbi, Sagna dovrebbe tornare titolare sulla fascia destra, mentre Iemmello potrebbe guadagnarsi una maglia da titolare. Torna Sandro in mezzo al campo.

Probabile formazione Milan (4-3-3): Donnarumma; Calabria, Zapata C., Bonucci, Rodriguez; Kessié, Biglia, Bonaventura; Suso, Kalinic, Borini. Allenatore: Gattuso

Probabile formazione Benevento (4-4-2): Puggioni; Sagna, Djimsiti, Tosca, Venuti; Viola, Djuricic, Sandro, Brignola; Diabatè, Iemmello. Allenatore: De Zerbi

Radiocronaca Milan-Benevento

La radiocronaca di Milan-Benevento verrà trasmessa da RadioGoal24 sul proprio sito web www.radiogoal24.it e sulla pagina Facebook di RadioGoal24 a partire dalle 20.30.

Dove vedere in TV e streaming Milan-Benevento

Milan-Benevento sarà trasmessa in diretta sia sul digitale terrestre da Mediaset Premium, sul canale Premium Calcio 2, sia sul satellite da Sky, sul canale Sky Calcio 1. La gara sarà visibile in streaming per i soli abbonati delle due piattaforme attraverso Premium Play e Sky Go.




Juventus nella storia? Ecco i 5 cicli più vincenti nella storia della Serie A

Spesso ce lo si dimentica, oppure quando una squadra è forte lo si da per scontato, ma i cicli nel calcio sono una cosa davvero rara, soprattutto nel contesto moderno. E’ difficile che una squadra vinca per molti anni consecutivi, imponendosi sia a livello nazionale che internazionale: le uniche eccezioni sono il Real Madrid degli anni ’50 (vincitore di 5 Coppe dei Campioni), il Barcellona del periodo 2004-2011 (che nel giro di sette anni ha vinto 5 campionati e 3 Champions League) e il Liverpool degli anni ‘70-’80 (capace di vincere 4 Coppe dei Campioni, di cui due consecutive nel 1977 e nel 1978). Oltre a queste rarità, sembra che il canovaccio a ripetersi con più frequenza sia quello legato alla costruzione di periodi vincenti, che però terminano con una vittoria in ambito internazionale (vedi ad esempio l’Inter del post-Triplete). Questo però non è il caso della Juventus, o meglio non ancora, ma per un semplice motivo: alla squadra bianconera manca il trionfo in ambito europeo, che equivarrebbe a significare la vera e propria ciliegina sulla torta. La Vecchia Signora ha costruito un ciclo iniziato con Antonio Conte l’11 settembre del 2011, con la vittoria per 4-1 contro il Parma allo Juventus Stadium (ora denominato Allianz Stadium), e che avrebbe portato alla vittoria di 3 scudetti e di 2 Supercoppe Italia. Una volta dimessosi il tecnico leccese, sulla panchina juventina è arrivato Massimiliano Allegri, che ha vinto altri 3 scudetti consecutivi, 3 Coppe Italia e 1 Supercoppa italiana, sfiorando l’Europa per ben due volte nell’arco di tre anni. Adesso la squadra di Torino sembra destinata a vincere il suo settimo scudetto di fila, con una quarta finale consecutiva di Coppa Italia da giocare e con la possibilità di scrivere la storia: ma è già successo in Italia di poter assistere a dei cicli calcistici così duraturi? Ovviamente sì, e noi di RadioGoal24 vi proponiamo di seguito i cinque cicli più vincenti nella storia della Serie A.

Torino fine anni ’42-’48 (il Grande Toro)

Il Grande Torino ha rappresentato ciò che nessun’altra squadra italiana potrà mai fare: il nostro paese era reduce da una guerra persa, aveva poca credibilità agli occhi del mondo e sono state le imprese dei nostri campioni a risollevare l’orgoglio patriottico, come quelle di Bartali, Coppi, della Ferrari e appunto del Grande Toro. La squadra granata ha avuto l’onore di possedere in rosa giocatori come Mazzola, Loik, Ossola e Menti, che insieme ad altri compagni hanno contribuito a realizzare un totale di 408 reti segnate nel quinquennio dei 5 scudetti consecutivi e della Coppa Italia. La vittoria casalinga più netta è stata quella della stagione 1947-1948, con il 10-0 sull’Alessandria, mentre la trasferta più significativa è arrivata contro la Roma nella stagione 1945-1946, con un netto 0-7. Altri tempi, altro calcio, ma il Torino di quel tempo si è proclamato davvero un club formidabile, una vera e propria squadra son la “s” maiuscola. Il Grande Toro ha anche rappresentato per anni un forte blocco della nazionale italiana, tanto che a fine aprile del 1949 i giocatori dovevano prepararsi per la sfida contro il Portogallo e, per farlo, sono partiti per Lisbona, dove hanno disputato la loro ultima gara contro il Benfica: al ritorno dalla capitale portoghese infatti, il 4 maggio del 1989, l’aereo che trasportava la squadra granata ha trovato una fitta nebbia nei pressi di Torino e a causa della scarsa visibilità è andato fuori rotta, schiantandosi contro i muraglioni di sostegno del giardino della Basilica di Superga uccidendo tutti i passeggeri. Fu quindi un disastro aereo che spezzò quel sogno, quello spirito vincente, che però resterà per sempre nella storia del calcio italiano e mondiale.

Milan anni ’90 (Sacchi-Capello)

L’arrivo di Silvio Berlusconi nel 1986 ha sicuramente cambiato le cose in casa Milan: l’ex presidente ha infatti ringiovanito la rosa ed ha cominciato a porre le basi per creare un ciclo vincente. Dopo gli arrivi di giocatori importanti come Donadoni e Galli, nel 1987 è stato cambiato anche l’allenatore e si è seduto sulla panchina rossonera Arrigo Sacchi, che nella stagione precedente con il Parma aveva eliminato il Milan dalla Coppa Italia. Nel corso degli anni sono continuati ad arrivare campioni: nella stagione 1987-1988 sono stati acquistati Ancelotti e i due olandesi Gullit e Van Basten, a cui nel 1989 se ne è aggiunto un terzo, Frank Rijkaard. Il trio olandese è stato il principale protagonista dei successi dei rossoneri a cavallo tra gli anni 1980 e 1990, che hanno portato il club di via Turati a vincere 1 campionato, 1 Supercoppa italiana, 2 Champions League, 2 Supercoppe Uefa e 2 Coppe Intercontinentali. Dopo quattro stagioni gloriose che hanno portato i rossoneri a guadagnarsi il soprannome di Immortali, nel 1990 Sacchi ha lasciato il Milan per diventare commissario tecnico della nazionale italiana, ed ha preso il suo posto Fabio Capello. Fuori dalle coppe a causa della squalifica rimediata l’anno prima nella partita contro il Marsiglia, la squadra dell’allenatore friulano è riuscita a vincere il campionato della stagione 1991-1992 senza troppi problemi, segnando 74 goal e subendone 21: a questo successo in Serie A se ne sono aggiunti altri tre, arrivati consecutivamente tra il 1993 ed il 1996. Nel 1994 inoltre i rossoneri sono riusciti a vincere anche la Champions League, battendo il Barcellona nella finale di Atene per 4-0: da sottolineare che all’inizio di quella stagione erano arrivati gli addii di Gullit ed Evani (passati alla Sampdoria) e di Rijkaard (ritornato all’Ajax).

Inter (epoca Mancini e Mourinho)

L’Inter vincente di Mancini è sicuramente figlia di Calciopoli: come ben sappiamo, la Juventus nel 2006 è stata retrocessa in Serie B, e a Milano sono arrivati proprio due ex giocatori bianconeri,  Ibrahimovic e Vieira. Da qui l’Inter è partita per costruire il suo ciclo vincente, tanto che successivamente sono arrivati calciatori di livello come Eto’o, Snejider e Milito. Ma andiamo per ordine: il 2006 è iniziato come l’anno precedente, ovvero con la vittoria in Supercoppa italiana contro la Roma (battuta 4-3), e si è concluso con il trionfo del quindicesimo scudetto. L’unico trofeo che iniziava a mancare era la Champions League, vinta l’ultima volta nel 1965, ma nel 2007 e nel 2008 l’Inter viene eliminata rispettivamente prima dal Valencia e poi dal Liverpool. La disfatta contro i Reds è quella che ha portato all’addio di Mancini, che nella stessa sera della conferenza stampa post-gara, l’11 maggio 2008, si è auto-esonerato da allenatore, per poi tornare sui propri passi ed essere allontanato ufficialmente dalla società il 29 maggio. Il 2 giugno 2008 viene ufficializzato sulla panchina dell’Inter José Mourinho, che ha quindi avuto un’eredità pesante da portare avanti: in quattro anni Mancini ha vinto 3 campionati, 2 Coppe Italia e 2 Supercoppe italiane. Il 24 agosto del 2008 è arrivato il primo successo del tecnico portoghese sulla panchina nerazzurra, battendo in finale ancora una volta la Roma, ma non si è certo fermato lì: in due anni è riuscito a vincere 5 trofei, tra cui 2 scudetti, 1 Coppa Italia, 1 Champions League ed 1 Supercoppa Italia, portando la società dell’ex presidente Moratti ad ottenere la massima consacrazione sia in Italia che in Europa.

 

 

 

 

 




Capello annuncia il ritiro: i 5 momenti significativi della sua carriera

“In Italia il calcio tatticamente è una cosa molto, molto seria. Sotto l’aspetto calcistico siamo i più avanzati e ormai tutti conoscono tutto.”

Se siamo i più avanzati in ambito calcistico lo dobbiamo anche al padre di questa frase, Fabio Capello, uno degli allenatori italiani più vincenti di sempre.  Notizia di questi giorni è il ritiro dal mondo del calcio del tecnico friulano che ha fatto le fortune di grandi club come Milan, Juventus, Roma e Real Madrid e che è stato l’unico italiano ad aver allenato la nazionale inglese di calcio.

Una storia ricca di successi, diretti, senza troppi giri di parole e senza sfarzose prestazioni ma semplicemente attraverso l’abnegazione, il lavoro e l’acquisto quasi obbligato alle proprie società di grandi campioni. Noi di RadioGoal24 abbiamo raccolto i 5 momenti più significativi della carriera di “Don Fabio”:

 

20 GIUGNO 1991 – IL GRANDE MILAN

Il meccanismo della storia di Capello al Milan ingrana quando Sacchi viene scelto come successore di Vicini per la nazionale italiana e Don Fabio viene chiamato da Silvio Berlusconi per tentare di dare un seguito all’epoca vincente del Milan di fine anni ’80. Fabio Capello aveva già ricoperto il ruolo di allenatore del Milan nel 1986 da traghettatore nel post Liedholm, dopo di che aveva solo ricoperto un ruolo dirigenziale. Con la stagione 1991-1992 inizia la sua vera storia da allenatore, partendo con la critica avversa, vista la poca inesperienza e l’accusa di essere troppo “aziendalista”. Tra critiche e accuse Capello si dedica ad una rosa già forte ma reduce da una stagione che ha visto trionfare l’incredibile Sampdoria di Boskov. Azzittire la critica è stato molto semplice per Capello, in 4 stagioni, quattro scudetti, tre Supercoppe italiane, una Coppa dei Campioni e una Supercoppa Europea. Da aggiungere anche due panchine d’oro. Se si deve far riferimento ad un ciclo vincente si può solo ed unicamente parlare del Milan di Capello, regina del calcio italiano ed europeo di inizio anni’90.

18 MAGGIO 1994 – LA COPPA DEI CAMPIONI

Il fascino della coppa dalle grandi orecchie attira ma soprattutto incensa qualsiasi allenatore e il 18 Maggio 1994 Fabio Capello iscrive il suo nome nella storia vincendo la Coppa dei Campioni. Un cammino intrapreso battendo l’Aaru, il Copenaghen, il Porto, l’Anderlecht, il Werder Brema e in semifinale il Monaco di Wenger. In finale il Milan affronta il Barcellona ad Atene, con Capello che si trova ad affrontare uno che il calcio lo ha letteralmente rivoluzionato, Johan Crujiff. Eppure Don Fabio imperturbabile non viene scosso minimamente dallo squadrone blaugrana e con un sonoro 4-0, grazie anche alla prestazione divina di Savicevic va a vincere la sua prima ed unica coppa dei campioni, probabilmente il punto più alto della propria carriera.

ESTATE 1996 –  DON FABIO RE DI SPAGNA

Nell’estate 1996 una sola squadra al mondo ha vinto più del Milan e una sola squadra al mondo può strappare Capello dalla panchina rossonera; il Real Madrid. I “blancos” mettono sotto contratto Capello nell’estate 1996, il quale si porta con sè giocatori dalla Serie A come Panucci , Roberto Carlos e Clarence Seedorf e acquistando Mijatovic, Suker, Secretario e Zè Roberto. In un testa a testa con il Barcellona la squadra di Capello a fine stagione vincerà la Liga, facendo entrare Capello nella storia del calcio spagnolo e consacrandolo fuori dal nostro paese. Tornerà al Real nella stagione 2006-2007 dove vincerà di nuovo il campionato ma senza convincere ed ottenendo un clamoroso esonero nonostante il successo in Liga.

17 GIUGNO 2001 – FABIO MASSIMO, IMPERATORE DI ROMA

Si dice che vincere qualcosa a Roma sia più bello e più gratificante di qualsiasi altro posto e sicuramente Fabio Capello lo sa meglio di chiunque altro. Vincere uno scudetto dopo 17 anni in una città dove il calcio conta più di qualsiasi altra cosa ti gratifica e in effetti raramente si è visto un Capello così sanguigno e felice come quello della stagione 2000-2001, la stagione del terzo scudetto romanista. Anche qui il processo è il solito, dopo un anno di transizione, arriva una campagna acquisti fatta di campione, partendo dall’asse centrale, Samuel, Emerson e Batistuta, un tris di campioni, costati tantissimo ma che regaleranno la vittoria finale alla Roma, grazie alle giocate dei tre e a quelle di un Totti nella definitiva ascesa e di un gruppo completato da quantità e qualità di giocatori come Montella, Delvecchio, Tommasi, Cafù, Candela, Aldair e tanti altri. La sua avventura a Roma terminerà nel 2004 con una separazione shock, che lo porterà sulla panchina dell’acerrima rivale giallorssa, la Juventus, squadra nella quale Capelllo aveva dichiarato non sarebbe mai andato.

27 MAGGIO 2004 – JUVENTUS, NUOVI PERCORSI VECCHIE ABITUDINI

Allenatore vincente in una squadra vincente, questo è stato Fabio Capello alla Juventus. Un cammino iniziato il 27 Maggio 2004 con la così detta “fuga” notturna da Roma, tra la furia del popolo romanista che da lì in poi ha sempre condannato il comportamento di Don Fabio. Ma una squadra come la Juventus non poteva non affidare ad uno come Capello una squadra ricca di campioni e con l’ambizione di tornare a vincere in Serie A.  Da Roma lo raggiungono Zebina ed Emerson, dall’Olanda arriva il giovane Ibrahimovic. Due stagioni perfette che vedono la Juventus dominare in Italia e vincere due titoli consecutivi. Capello conferma di essere vincente se non fosse per la grossa macchia di Calciopoli che spazza via questi due successi, gettando una leggera ombra sulla carriera di Don Fabio che da lì in poi sarà sempre lontana dall’Italia.

 




Non solo Bayern-Sambenedettese: i 5 gemellaggi più strani del calcio italiano

Cosa ci facevano ben cento tifosi del Bayern Monaco alla partita di Serie C tra Sudtirol-Sambenedettese? Come i più appasionati sapranno, Bayern e Sambenedettese sono gemellate dal lontano 2005, quando alcuni esponenti della “Schickeria” (gruppo tedesco appassionato delle realtà calcistiche minori italiane), arrivarono allo stadio per seguire il match Sambenedettese-Napoli, proprio negli anni in cui il club campano era sprofondato in Lega Pro a causa del fallimento. Grazie a un tifoso marchigiano che parlava il tedesco, naque un’amicizia che poi si trasformerà in un gemellaggio solido. Negli anni ci sono state tante dimostrazioni di affetto da entrambe le parti. La più emblematica risale allo scorso anno, quando i tifosi tedeschi omaggiarono la squadra italiana per la promozione in Lega Pro con la scritta “L’amicizia va oltre ogni categoria. Auguri, magica Samb”. Andiamo a scoprire quali sono i gemellaggi più strani del calcio italiano.

Juventus-ADO Den Haag

Il gemellaggio tra i bianconeri e la squadra olandese naque nel lontnao 1988, quando un gruppo di tifosi olandesi assisitì ad una partita di Coppa UEFA tra Juventus e Liegi. Da quel giorno il rapporto si è rafforzato sempre di più, fino ad arrivare a festeggiare il 25° anniversario del gemellaggio: per l’occasione, oltre lo striscione che potete ammirare nella foto qui sotto, un centinaio i tifosi bianconeri sono stati invitati per partecipare ad un match contro il Feyenoord.

Milan-Partizan Belgrado

Il gemellaggio è nato in tempi recenti, quando nel 2012, alcuni tifosi serbi del Partizan Belgrado, hanno assistito al match di Champions League tra Milan e Barcellona. In seguito, i 40+ (il nome della tifoseria) hanno invitato una delegazione di tifosi rossoneri ad assistere all’emozionante derby contro lo Stella Rossa.

Roma-Panathinaikos

Il gemellaggio tra le tifoserie è nato grazie al basket, quando alcuni tifosi romanisti assistirono al match tra la Lottomatica e appunto il Panathinaikos. Al termine della partita, i tifosi delle due squadre sono andate a bere insieme in un pub e hanno stretto un’amicizia confermata poi anche nel calcio, quando la Roma incontrò l’Olympiacos: un numeroso gruppo di Pao viene in sostegno degli ultras capitolini, accompagnandoli allo stadio e dandogli ospitalità nel dopo gara.

Sampdoria-Olympique Marsiglia

Il gemellaggio tra le due tifoserie dura da più di 30 anni, quando alcuni tifosi dell’Olympique Marsiglia vennero a Genova per vedere una partita dei blucerchiati. Lo scorso anno, in occasione del rapporto trentennale, è stata organizzata una vera e proprio festa per ricordare l’anniversario dell’amicizia.

Parma-Bordeaux

L’amicizia naque nel lontano 1998, quando un ragazzo girondino si trasferì a Parma per continuare gli studi ed entrò a bere nel bar dove si riunivano i tifosi ducali. Qualche tempo più tardi, una delegezione di tifosi italiani fu invitata ad asssistere alla finale di Coppa di Francia, al nuovo stadio Saint Denise contro il Paris Saint-Germain. Da quel momento, naque ufficialmente il gemellaggio tra le due tifoserie.




Juventus-Milan, i migliori 11 della storia a confronto

Nelle memorie del nostro campionato di calcio, ci sono stati giocatori che hanno scritto la storia entrando anche tra le  leggende del calcio giocato. Calciatori italiani e non che hanno girato le migliori squadre al mondo, con le quali hanno vinto i trofei più prestigiosi: Del Piero, Pirlo, Ronaldo, Maradona e tanti altri ad esempio. In occasione del match di campionato tra Juventus e Milan in programma sabato 31 marzo alle ore 20.45, abbiamo stilato due formazioni tipo con i migliori giocatori nella storia delle due squadre.

Juventus (3-4-3)


Come possiamo vedere, nella miglior formazione della Juventus, abbiamo i giocatori risultati più importanti nelle imprese compiute durante la storia di questa società. Schierata con un 3-4-3, abbiamo tra i pali l’attuale portiere Gianluigi Buffon; nella linea a tre difensiva ci sono Giorgio Chiellini, Lilian Thuram e Gaetano Scirea; nei quattro a centrocampo troviamo Pavel Nedved, Andrea Pirlo, Zinedine Zidane e Michel Platini. La fase offensiva è occupata da Alessandro Del Piero, David Trezeguet e Roberto Baggio. Grandi nomi in questa rosa speciale, che ora andremo ad analizzare brevemente.
BUFFON: considerato come uno dei più forti portieri di tutti i tempi, è stato spesso definito il migliore nella storia del calcio. Dal 2001 gioca con la Juventus, con la quale ha vinto 8 campionati di Serie A, 1 di Serie B, 5 Supercoppe Italiane e 3 Coppe Italia. Buffon con la maglia bianconera ha stabilito vari record, il più prestigioso, quello di imbattibilità in Serie A per 974 minuti. Attualmente è ancora il portiere della Juventus, con la quale lotta per la vittoria del campionato.
CHIELLINI: nel club dal 2004, è considerato come uno dei migliori difensori della sua generazione. Nato come terzino sinistro, occupa ora la posizione di difensore centrale. Con la Juventus ha vinto 6 campionati italiani e 3 Supercoppe italiane e Coppe Italia. Con la maglia bianconera ha segnato in 355 gare, 25 gol.
SCIREA: divenuto uno degli uomini simbolo della Juventus allenata da Giovanni Trapattoni a cavallo degli anni 1970 e 1980, nonché suo capitano dal 1984 al 1988, Scirea formò una delle migliori linee difensive, della storia del calcio. Giocava come libero e fu definito uno dei massimi interpreti del ruolo, nonché icona di signorilità e correttezza. Con la maglia bianconera ha vinto 7 campionati italiani e due Coppe Italia, mentre in campo internazionale una Coppa Uefa, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Uefa, una Coppa Intercontinentale e una Coppa dei Campioni.
THURAM: difensore di statura mondiale, fra i migliori della storia del calcio, ha vestito la maglia della Juventus dal 2001 al 2006, totalizzando un solo gol in campionato. Con la squadra ha vinto due Supercoppe italiane e due campionati italiani. Ha ricoperto i ruoli di terzino destro e difensore centrale, ed è stato un giocatore abile in marcatura e nel gioco aereo, spiccando per tecnica, correttezza, velocità e prestanza fisica.
NEDVED: considerato come uno dei migliori centrocampisti di quella generazione, ha vestito la maglia della Juventus dal 2001 al 2009, vincendo anche un Pallone d’Oro. Ora ricopre la carica di Vicepresidente del club bianconero, con il quale ha vinto due campionati italiani e due Supercoppe italiane. Centrocampista offensivo, era dotato di una buona tecnica affinata grazie alla perseveranza negli allenamenti, nonché alla infaticabile costanza.
ZIDANE: è considerato come uno dei migliori giocatori della storia del calcio; dal 1996 al 2001 ha indossato la maglia della Juventus, con la quale affermò il suo innato talento. Con i bianconeri ha vinto titoli nazionali e internazionali: 2 campionati italiani, una Supercoppa italiana, una Coppa Intertoto Uefa, una Coppa Intercontinentale ed una Supercoppa Uefa. Ora ricopre il ruolo di allenatore del Real Madrid, con il quale ha vinto due Champion’s League, l’ultima proprio contro la Juventus.
PIRLO: soprannominato Il Maestro, è stato definito sin da giovane come uno dei maggiori talenti del calcio italiano. Oltre ad essere stato uno dei migliori nel suo ruolo, è stato uno dei più forti registi della storia del  calcio mondiale. Dal 2011 al 2015 ha vestito la maglia della Juventus, siglando 16 gol; con il club ha anche vinto 4 campionati italiani, una Coppa Italia e 2 Supercoppe italiane.
PLATINI: centrocampista della Juventus dal 1982 al 1987, è stato riconosciuto come uno dei migliori dieci giocatori al mondo del ventesimo secolo, vincendo per tre volte consecutive il Pallone d’Oro. Con la maglia bianconera ha vinto due campionati italiani e una Coppa Italia, mentre in campo internazionale ha vinto una Coppa delle Coppe, una Coppa dei Campioni, una Supercoppa Uefa e Coppa Intercontinentale.
DEL PIERO: soprannominato Pinturicchio da Gianni Agnelli per l’eleganza nel suo stile di gioco, è stato il capitano della Juventus dal 2001 al 2012, segnando in tutte le competizione nelle quali ha giocato. Considerato come uno dei migliori giocatori del calcio italiano, ha vinto in carriera con il club di Torino, tutti i titoli nazionali ed internazionali: 6 campionati di Serie A, uno di Serie B, una Coppa Italia, 4 Supercoppe italiane, una Champion’s League, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa Uefa e una Coppa Intertoto Uefa.
TREZEGUET: attaccante della Juventus dal 2000 al 2010, grazie alla sua abilità in fase di finalizzazione ha fatto si che venisse soprannominato Re David. Nella sua militanza nel club ha siglato 138 gol e ha vinto 2 campionati di Serie A, uno di Serie B e due Supercoppe italiane. Attualmente ricopre la carica di presidente della Juventus Legends ed è ambasciatore dei bianconeri nel mondo.
BAGGIO: soprannominato Divin Codino, è ritenuto come uno dei migliori giocatori della storia del calcio al mondo. Ha vestito la maglia della Juventus dal 1990 al 1995 segnando 78 reti, e vincendo un campionato di Serie A, una Coppa italia e una Coppa Uefa. Ha ricoperto i ruoli di attaccante e centrocampista, grazie alle sue incredibili doti tecniche di fantasista.

Milan (4-3-3)


Passiamo ora la Milan. La squadra è formata da un 4-3-3 caratterizzata dai migliori calciatori della storia dei rossoneri, molti dei quali sono entrati tra le leggende del calcio mondiale. In porta Fabio Cudicini, seguito  in linea difensiva da Mauro Tassotti, Franco Baresi, Cesare Maldini e il figlio Paolo; Ruud Gullit, Gianni Rivera e Frank Rijkaard a ricoprire la linea di centrocampo dietro al tridente offensivo occupato da Van Basten, Shevchenko e Nordahl. Analizziamo ora le loro imprese calcistiche con la maglia del Milan.
CUDICINI: a difendere la porta rossonera, non poteva che esserci il ragno nero. Soprannominato in questa maniera, per via del colore della sua divisa, giunse al Milan non più giovanissimo dopo aver giocato con Udinese, Roma e Brescia. Nelle 183 presenze con il club, ha vinto un campionato italiano, una Coppa Italia, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe e una Coppa Intercontinentale.
P. MALDINI: probabilmente il miglior terzino sinistro al mondo di tutti i tempi. Capitano del Milan a partire dalla stagione 1997/98 in carriera, è stato tra le colonne portanti per i successi del Milan. In carriera conta ben 5 Coppe dei Campioni vinte, di cui due sollevate da capitano nel 2003 e nel 2007, oltre ad essere il calciatore con più presenze in tutta la storia del Milan, davanti ad un’altra leggenda del calibro di Franco Baresi. 7 Campionati Italiani, 3 Coppe Intercontinentali, 5 Supercoppe Uefa, 5 Supercoppe Italiane, 1 Coppa Italia, sono gli altri titoli conquistati con la maglia dei rossoneri.
C. MALDINI: simbolo ed artefice dei successi rossoneri negli anni ’60, giunse al Milan nel 1954 voluto fortemente voluto da Béla Guttmann, storico allenatore del Benfica. Gli anni più belli della sua carriera, saranno tuttavia quello vissuti sotto la guida di Nereo Rocco, triestino come lui, con il quale avrà l’onore di alzare al cielo la Coppa dei Campioni al termine della finale con il Benfica nel 1962/63. Oltre alla Coppa dei Campioni, vinse anche una Coppa delle Coppe, 4 campionati italiani e una Coppa Italia.
BARESI: per la maggior parte dei tifosi rossoneri è stato il simbolo della storia recente del Milan. Le sue annate in rossonero, hanno visto la sua permanenza anche durante il periodo più nero per la storia del Milan, conciso con la Serie B. L’arrivo di Sacchi e lo spirito vincente che lo aveva contraddistinto, lo portarono ad essere il punto di riferimento della retroguardia difensiva probabilmente più forte nella storia del calcio. Con i rossoneri ha vinto  6 campionati italiani, 2 Coppe Intercontinentali, 3 Coppe dei Campioni, 3 Supercoppe Uefa e 4 Supercoppe italiane.
TASSOTTI: a destra non poteva che esserci che Mauro Tassotti. Probabilmente tecnicamente non era elegante e sinuoso nei movimenti come Paolo Maldini dall’altro lato del campo, nè ciò che lo contraddistingueva era la grande fluidità sulla fascia. L’ex difensore della Lazio, tuttavia nel corso della sua carriera è stato in grande di integrare le innovazioni portate in dote da Sacchi, rivelandosi come uno degli elementi fondamentali per le vittorie rossonere. Con la maglia rossonera vinse 5 campionati italiani, 4 Supercoppe italiane, 3 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali e 3 Supercoppe Uefa.
GULLIT: pallone d’oro nel 1987, il tulipano nero fu il vero e proprio simbolo del primo successo dell’era Berlusconi nel 1987/88. La sua velocità e la sua forza fisica, furono assolutamente degli elementi devastanti nel corso di quella stagione, tanto da portare al Milan punti pesantissimi. Autore di una doppietta nella finale di Coppa dei Campioni del 1998/89 contro la Steaua Bucarest, modificò la sua posizione in campo con l’arrivo di Capello che ne valorizzò le doti da fondista sulla fascia. Con la maglia rossonera ha vinto 3 campionati italiani, 2 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, 2 Supercoppe Uefa e 3 Supercoppe italiane.
RIVERA: cresciuto calcisticamente nell’Alessandria, sarà simbolo del Milan fino alla stagione 1979, anno nel quale i rossoneri riuscirono a cucirsi sul petto la stella. La sua classe cristallina ed i suoi piedi fatati, lo rendono ancora oggi uno dei simboli del Milan e del calcio italiano. Rivera infatti resterà per sempre nella memoria di tutti come il primo italiano (non oriundo) a vincere il pallone d’oro, oltre che simbolo della storica vittoria sulla Germania Ovest ai mondiali di Messico ’70. Con la maglia milanista ha vinto 3 campionati italiani, 4 Coppe Italia, una Coppa Intercontinentale, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe delle Coppe.
RIJKAARD: certamente è stato uno dei più grandi centrocampisti europei tra gli anni ’80 e ’90. Campione d’Europa con la maglia dell’Olanda, costituì insieme a Van Basten e Gullit la base per i successi del Milan. Nella sua lunghissima esperienza in rossonero, possiamo anche ricordare le reti decisive contro la Stella Ross (realizzò l’ultimo rigore della serie), oltre al gol nella finale di Coppa dei Campioni di Vienna del 1990 contro il Benfica che regalò il quarto successo continentale al diavolo. Con i rossoneri vinse 2 campionati italiani, 2 Supercoppe italiane, 2 Coppe Intercontinentali, 2 Coppe dei Campioni e 2 Supercoppe Uefa.
SHEVCHENKO: il suo sguardo glaciale prima di realizzare il rigore decisivo nella notte di Manchester, resterà per sempre impresso nella storia del Milan. Autore di goal pesantissimi, il numero 7 rossonero ha realizzato ben 175 reti con il Milan, vincendo il Pallone d’oro nel 2004. Con il club ha vinto un campionato italiano, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana, una Champion’s League e una Supercoppa Uefa.
NORDAHL: primo nella classifica marcatori di tutti i tempi con la maglia del Milan, Gunnar Nordahl è stato tra gli artefici del ritorno al successo da parte del Milan negli anni ’50 dopo ben 44 anni di assenza. Nel 1949/50 mise inoltre a segno ben 35 reti, record assoluto fino alla stagione 2015/16 nella quale fu scalzato da Higuain; con il club rossonero, ha vinto soltanto due campionati italiani.
VAN BASTEN: la sublimazione dell’attaccante moderno. Marco Van Basten è stato un vero e proprio artista del pallone. Con 90 reti in 147 partite in Serie A, la sua media realizzativa nel massimo campionato italiano è infatti di 0,61. Vincitore di 3 palloni d’oro (1988, 1989, 1992), l’unico rimpianto per i rossoneri e non, è stato quello di averlo dovuto abbandonare all’apice della sua carriera, quando aveva ancora tantissimo da dare al calcio mondiale. Con la maglia del Diavolo ha vinto 4 campionati italiani, 4 Supercoppe italiane, 2 Supercoppe Uefa, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali.

Queste le squadre a confronto:

Le due squadre hanno fatto la storia del calcio italiano e di quello mondiale, per i loro numerosi successi nazionali ed internazionali. Hanno sempre dato vita ad incontri belli e divertenti calcisticamente, e probabilmente anche il prossimo incontro di campionato non sarà da meno.

 

 




I 5 migliori Juventus-Milan nella storia

“Che cos’è un classico?”
In letteratura viene inteso come qualcosa di bello e di unico, ciò che la storia ha decretato come importante per un determinato gruppo di persone. Tuttavia, può essere anche pensato come qualcosa che ricorre e permane nel tempo, si pensi per esempio ai classici della letteratura greca.
Anche banalmente nel mondo del calcio si sente spesso parlare di questo termine: basti pensare che in Spagna con l’espressione “El Clasico” viene indicata la partita in cui a sfidarsi sono i due club più forti e titolati del paese. La sfida, infatti, viene disputata ogni anno e molto spesso le due squadre si trovano al vertice della classifica, contendendosi fino all’ultimo il titolo di campioni.
In Italia, invece, uno dei pochi match più sentiti nella penisola è senza dubbio quello tra la Juventus e il Milan, che può esser benissimo sentito come un “Clasico” nel mondo del calcio italiano. Non a caso, la partita vede come protagoniste due squadre antitetiche che posso godere la fama di avere moltissimi titoli e sostenitori. Da sottolineare è anche il fatto che giocatori dal calibro di Buffon, Del Piero, Ronaldinho, Beckham e tanti altri hanno vestito le loro maglie.
Ora vediamo in analisi, 5 dei loro più importanti incontri nella storia: il primo avvenne in un amichevole nel lontanissimo 1900 a casa del Milan, a vincere fu proprio il Diavolo che si impose per 2 a 0.
Fu la prima gara tra le tantissime che si sono poi disputate nel corso degli anni. Un’altra stagione da ricordare fu quella dei primi anni ottanta, nella quale la squadra rossonera fu coinvolta nello scandalo del Totonero e si ritrovò in serie B nel 1982, impoverendosi sempre di più. Solo dopo l’arrivo del presidente Silvio Berlusconi, il divario netto che c’era prima tra le due squadre si andò a assottigliare nel tempo. Nel 1988-89 nel Milan di Sacchi c’era un trio-olandese, difficile da dimenticare, quello formato da Gullit-Riikaard e Van Basten, in quell’anno una delle due sfide contro la Juventus si giocò a casa del “Diavolo” e finì con un colossale 4 a 0 per i padroni di casa. Impossibile da dimenticare è la sfida in finale di Champions League del 2003, giocata a Manchester.
La partita fece la storia del calcio: infatti, fu la prima finale valida per la Coppa dei Campioni in cui a sfidarsi furono due italiane. Il match venne vinto dal Milan che sconfisse la “Vecchia Signora” per 3 a 2 sui rigori, dopo lo 0 a 0 ai supplementari. Nel 2001-02 la Juventus vinse lo scudetto nell’ultima gara davanti a Roma e Inter, mentre i rossoneri finirono la stagione piazzandosi al quarto posto in classifica. In quell’anno a Torino la Juventus riuscì ad imporsi in casa per 1 a 0 contro i rossoneri con l’autogoal di Chamot J..
Importante fu anche la sfida del 2005, vinta dalla Juve per 1 a 0. A di là del risultato la partita viene ricordata per un fantastico assist di Del Piero in rovesciata che mise a disposizione di Trezeguet un favoloso cross che si concretizzò con un goal di testa del centravanti.