Milan, si lavora per Florentino Luis del Benfica. Paquetà la chiave

Florentino Luis, mediano classe ’99 del Benfica, è stato definito il “Pogba portoghese” e già in passato era stato accostato al Milan. Per il momento ci sarebbe stato solo un pour parler tra le società, con l’ad rossonero Gazidis che avrebbe offerto Paquetà al collega dei lusitani Rui Costa, essendo stati entrambi i giocatori poco utilizzati nel corso della stagione. Nato a Lisbona, Florentino è cresciuto nel settore giovanile del Benfica ed è entrato in prima squadra nella scorsa stagione, collezionando 14 presenze e un gol, mentre quest’anno ha disputato solamente 13 incontri (e collezionato 1 assist) tra tutte le competizioni. Sullo sfondo per il brasiliano del Milan rimane tuttavia anche l’interesse del PSG dell’estimatore Leonardo.

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




I nomi in ballo tra Torino e Milan

I nomi in ballo tra Torino e Milan

Mentre il calcio giocato si ferma, i dirigenti dei club si fanno i conti in tasca e preparano la prossima stagione. Come si legge su Tuttomercatoweb, i buoni rapporti tra Torino e Milan stanno facendo nascere una sorta di sinergia sul mercato tra i due club, dato che l’una è molto interessata ad alcuni calciatori dell’altra e viceversa.

Nel Milan andranno in scadenza a giugno il mediano regista Lucas Biglia (classe ‘86) ed il tuttocampista Jack Bonaventura (classe ‘89), entrambi profili graditissimi dal DS granata Bava ed al presidente Cairo, mentre dal fronte rossonero hanno fatto sapere al board del Toro che il centrocampista Daniele Baselli ed il portierone Salvatore Sirigu sarebbero due calciatori che interesserebbero e non poco a Gazidis, Maldini e Massara.

Salvatore Sirigu ha un contratto ben saldo fino al 2022 col Torino e sotto la Mole il portiere si trova bene, ma la chance a trentatré anni di vestire la maglia rossonera per sostituire il partente Gigio Donnarumma non gli dispiacerebbe affatto. Per arrivare a Daniele Baselli il Milan potrebbe sacrificare il giovane mediano Tommaso Pobega, talentuoso regista classe ‘99 in prestito al Pordenone, che piace e non poco al Torino.

 

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Quando potremmo riparlare di Grande Milan?

Quando potremmo riparlare di Grande Milan?

Quando potremmo riparlare di Grande Milan? La risposta è ovviamente sempre, ci sarà sempre un grande Milan quantomeno da ricordare, da ammirare e da porre come esempio, un esempio che definire scomodo è poco. In pochi sono riusciti ad onorare quel lustro, non eguagliandoli in grandezza ma riuscendo comunque a portare a casa trofei. La storia rossonera è ricca di squadre gloriose e vincenti, ma una sola è il Grande Milan, quell’armata guidata prima da Sacchi e poi da Capello con la difesa più forte della storia del calcio, un centrocampo arcigno e ricco di qualità ed il talento di Van Basten in attacco. Negli anni avvenire i rossoneri affrontano una breve transizione, impreziosita dallo scudetto del 1999, sotto la guida tecnica di Zaccheroni; in questi anni vengono poste le basi per un altro Milan fortissimo, forse quello che più si è avvicinato ai fasti della squadra formidabile degli anni 90′, inserendo in rosa un giovanissimo Ševčenko. La svolta arriva nell’estate 2001, quando Carlo Ancelotti lascia la panchina della Juventus e viene ingaggiato da Galliani, Carletto era stato grande protagonista da giocatore dei successi rossoneri con Sacchi e Capello e adesso è pronto per aiutare  in altre vesti. La sua esperienza da allenatore del Milan dura 8 anni, pieni di emozioni e successi, e crea un altro blocco di giocatori fedelissimi alla causa rossonera: Nesta, Pirlo, Inzaghi, Seedorf, Cafù e Gattuso, si aggiungono a Maldini, Costacurta e Ševčenko. Il Milan di Ancelotti è l’unico che è riuscito ad onorare la definizione di “Grande Milan”, nonostante gli alti e bassi che condizionarono alcune stagioni, specialmente in campionato, ma Carletto era uomo di Coppa. In Champions i rossoneri si esprimono al meglio, in 8 stagioni raggiungono ben 3 finali, due vinte ed una persa, poi conquistano lo scudetto nel 2004. Ad impreziosire la sua esperienza vi è anche la presenza di due vincitori del pallone d’oro: Ševčenko nell’anno dello scudetto, 2004, e Kakà nel 2007, anno della seconda vittoria in Champions League. Nell’estate 2009 arriva un’altra rivoluzione, dopo 8 anni Ancelotti lascia e si accasa al Chelsea, Kakà viene ceduto al Real, la guida tecnica del Milan è affidata ad un altro ex, Leonardo, che si affida a Ronaldinho, appena arrivato dal Barcellona, ed ai giovani Thiago Silva e  Pato. Nel 2009-2010 i rossoneri si piazzano terzi in Serie A ed escono al primo turno in Champions, qualcosa sembra cambiato. Nell’estate successiva viene ingaggiato Massimiliano Allegri e vine comprato dal Barcellona Zlatan Ibrahimović, nel 2011 i rossoneri si aggiudicano lo scudetto, e nei due anni successivi sotto la guida tecnica di Allegri arrivano secondi e terzi in campionato, ma la discesa è già partita. La Serie A non è più quella di una volta, Berlusconi e molti altri presidenti non riescono più a sostenere i costi faraonici del calcio europeo, arricchitosi con l’arrivo degli investitori arabi. Il Milan in europa fatica, come del resto tutte le squadre Italiane, Berlusconi decide così di  vendere la società a  Li Yonghong, la vendita va in porto dopo un calvario che lascia dei dubbi sull’affidabilità del compratore cinese, che nel 2018, a fronte di inadempimento economico lascia al fondo Elliot. Negli anni delle nuove proprietà il Milan non arriva mai sopra il quinto posto, collezionando una sfilza di stagioni deludenti anche dopo alcune sessioni di calciomercato caratterizzate da spese ingenti. Si sono inoltre susseguiti numerosi allenatori ed in pochi hanno convinto. L’ultimo ribaltone societario è di qualche settimana fa con Boban che lascia  il suo ruolo dirigenziale dopo i numerosi scontri con il direttore generale ed amministratore delegato Gazidis, mentre appare ancora incerto il futuro di Maldini e Pioli, che probabilmente sarà chiarito alla fine di questa crisi sanitaria. Ci siamo soffermati poco sugli ultimi anni del Milan, poiché li conosciamo tutti ed è abbastanza evidente di quanto siano lontani anni luce dall’idea di “Grande Milan”; questa sarebbe la settima stagione consecutiva che i rossoneri non rientrano nelle prime quattro del nostro campionato, inizia ad esserci una generazione di tifosi  che di Milan conosce solo questo, una squadra da metà classifica e niente più. Come uscirne? E’ una domanda difficilissima e certo noi non siamo i più adatti a rispondere, dato che ci limitiamo a scrivere di calcio, ma un’idea proviamo ad offrirvela a fronte delle tante stagioni seguite: ci vuole stabilità, ogni tanto si sbaglia e si prendono i fischi, ma a costo di sottoscrivere meno abbonamenti bisogna credere nel proprio progetto. Nel Milan degli ultimi anni si aspetta un salvatore e tutti i protagonisti si provano ad elevare a questa posizione, “il salvatore del Milan”, ed ad ogni ribaltone societario si susseguono puntualmente campagne acquisti folli che poche volte hanno dato i loro frutti (esempi: Bonucci, Higuain, Piatek). Ci vuole calma, per creare il concetto di “Grande Milan” ci sono voluti vent’anni di Berlusconi, non tutti sulla cresta dell’onda, ci sono state rivoluzioni, momenti di transizione e delusioni, tutti utili a ripartire per aggiornare la bacheca dei trofei. Ad ogni anno di transizione ne seguivano cinque, sei di successi. Ricreare il Milan di Sacchi è impossibile, ma lavorare per ambire a quel modello è possibile, bisogna mettere in conto che rinunciare ad un acquisto roboante potrebbe causare la perdita di qualche abbonamento, ma non minerebbe la stabilità dei piani.

 

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Milan: il dopo Ibra si chiama Milik

Milan: il dopo Ibra si chiama Milik

Ivan Gazidis, l’amministratore delegato del Milan, è a capo della società rossonera ed in questo momento si sta occupando di come dovrà muoversi il Milan sul mercato oltre che dei vari aspetti amministrativi. Una delle grande più grosse in casa Milan è quella dell’attaccante: Rafael Leao è giovane e talentuoso ma al momento non è pronto per caricarsi l’attacco rossonero sulle spalle, perciò perso Ibrahimovic a parametro zero il Milan dovrà scegliere un bomber che ne prenda il posto ed al momento il profilo più accreditato è quello di Arkadiusz Milik.

Come riportato da Tuttosport, Arkadiusz Milik possiede tutte le qualità apprezzate e richieste da Ivan Gazidis Per guidare l’attacco del Milan: è un classe ‘94 perciò ha buona esperienza pur rimanendo ancora giovane, ha tecnica per giocare coi compagni e ha fiuto per fare gol, ma soprattutto ha il contratto in scadenza nel 2021 il che ha fatto crollare la sua valutazione portandola a 35 milioni (cifra abbordabile) ed anche l’ingaggio del ragazzo è alla portata, con 2,2 milioni a stagione lo stipendio di Milik rientra nei parametri richiesti da Gazidis.

Per l’attaccante del Napoli ci sarà comunque da trattare con De Laurentiis che tutti sappiamo essere un bravo manager in grado di spuntarla spesso nelle trattative di mercato (coadiuvato dai fidati Chiavelli e Giuntoli).

 

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Milan: se esce Donnarumma, pronti Musso e Meret

Milan: se esce Donnarumma, pronti Musso e Meret

Questa estate con tutta probabilità si consumerà il divorzio tra Donnarumma ed il Milan, viste le difficoltà incontrate tra le parti nel rinnovare un contratto già piuttosto importante economicamente parlando e la questione bilancio da risanare visto l’ennesimo mancato ingresso in Champions League (salvo clamorosissime sorprese). Come riportato da La Gazzetta dello Sport, la cessione di Donnarumma sarebbe sicuramente sanguinosa sul piano tecnico e dannosa da un punto di vista d’immagine, ma sarebbe indispensabile per quanto riguarda le casse del club rossonero; c’è comunque da sottolineare che i tifosi non si opporrebbero più di tanto ad una cessione di Donnarumma, visto il rapporto non idilliaco che il portierone ha da sempre avuto coi supporters del Milan.

Mentre sul tavolo delle trattative tra Gazidis e Rangnick si decide il futuro dirigenziale del Milan, Maldini e Massara (ancora incerti sul loro futuro nel club) si occupano del mercato: in caso di uscita di Donnarumma servirà un titolare giovane e all’altezza ma economicamente più sostenibile. Al momento sono due i profili sondati in casa Milan per il futuro della porta rossonera: Alex Meret, ventiduenne portiere del Napoli, ed il venticinquenne Juan Musso dell’Udinese. Secondo i dati Transfermarkt le valutazioni dei sostituti di Donnarumma non sarebbero comunque basse: Alex Meret al momento è valutato 35 milioni, Juan Musso invece 15 milioni ma sull’argentino in estate si scatenerà un’asta tra più società visto che il portiere interessa a molte società, tra le quali l’Inter.

 

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Il Milan che Gazidis sogna con Rangnick

Il Milan che Gazidis sogna con Rangnick

Ormai Ivan Gazidis è uscito allo scoperto: vuole a tutti i costi Ralph Rangnick a capo dell’area tecnica del suo nuovo Milan. Dopo il licenziamento di Zvone Boban anche i dirigenti Maldini e Massara rischiano il siluramento e non va troppo meglio al tecnico Pioli che non sa se tra qualche mese sarà ancora l’allenatore del Milan. L’uragano Rangnick, qualora dovesse firmare coi rossoneri, si abbatterà fortissimo sul club di Via Turati pertanto una rivoluzione culturale, tecnico e tattica come non se ne vedevano da tempo.

Come si legge sulle colonne di Tuttosport, Gazidis e Rangnick avrebbero intenzione di fondare il nuovo Milan basandosi sul modello Red Bull, che ha reso celebri e competitive il Salisburgo ed il Lipsia, puntando dunque su giovani di qualità tenendo il monte ingaggi comunque tra cifre contenute. Gazidis vorrebbe Rangnick in stile allenatore-manager (alla Wenger per intenderci) ma il sessantunenne tedesco al momento sarebbe più orientato ad accettare un ruolo da capo dello scouting e dell’area tecnica, mentre per la panchina un profilo ideale sarebbe quello di Gian Piero Gasperini. L’idea del fondo Elliott sarebbe quella di creare poi una sinergia col club francese Lille, per aumentare la rete di scouting ed avere un appoggio per i calciatori da far crescere in prestito.

Il Red Bull Lipsia allenato da Nagelsmann ha un monte ingaggi di circa 70 milioni lordi ed un’età media della rosa di 23 anni e mezzo, è questo il modello che vorrebbe riproporre Ralph Rangnick al Milan; il tetto massimo d’ingaggio al RB Lipsia è di 2.5 milioni, stipendio percepito solamente dal terzino Angelino e dal trequartista Sabitzer.

Il Coronavirus ha rallentato la trattativa tra Gazidis e Rangnick, ma il Milan e il dirigente tedesco continueranno a parlare per cercare un accordo nel prossimo futuro.

 

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“Il genio ha di bello che somiglia a tutto il mondo e che nessuno gli somiglia.”
Ralf Rangnick è un po’ Wenger, un po’ Völler, un po’ Zorc e un po’ Berlusconi… è un po’ tutti, ma nessuno di questi, perché forse è la perfetta fusione tra questi uomini qui citati. Rangnick è genio calcistico a tutto tondo: giocatore, allenatore, direttore sportivo, scout e dirigente, ed è grazie a questa sua eccezionale polivalenza che si è meritato prima un posto come Head of Sport and Development Soccer del gruppo Red Bull (proprietario di numerose squadre di calcio come Salisburgo e Lipsia). I risultati ottenuti nei vari campi hanno fatto drizzare le antenne a Gazidis che ora lo vuole come manager tuttofare al Milan, dove prenderebbe il posto dei non troppo concordi Pioli, Boban, Massara e Maldini. Ne abbiamo parlato nel podcast tematico riguardante la Bundesliga.