Inter, Capello consiglia Lautaro: “Resta all’Inter!”

Inter, Capello consiglia Lautaro: “Resta all’Inter!”

Da settimane tiene banco la questione Lautaro Martinez: Barcellona si, Barcellona no, con il PSG sullo sfondo, che potrebbe sferrare un attacco nel caso lasciassero Parigi sia Cavani che Mauro Icardi. Il destino dell’argentino è ancora in bilico tra l’Inter ed il Barcellona, mentre continuano ad intervenire svariati addetti ai lavori che si pronunciano su quella che secondo loro sarebbe la scelta migliore per il giovante centravanti. Ieri ha parlato Scaloni, Ct dell’Argentina, che spera che si possa realizzare in blaugrana la coppia Lautaro-Messi, così che possano affinare la loro intesa, cosa che porterebbe giovamento anche all’albiceleste. Oggi invece si è espresso Capello, ed ha un pensiero diametralmente opposto a quello dell’ex difensore argentino: Lautaro deve restare all’Inter. Ecco le considerazioni dell’ex tecnico di Roma, Milan e Juventus:

“Glielo consiglio. Raggiungere ora il Barcellona e giocarsi il posto con Suarez non è facile. Come giocatore è molto bravo. Ha tutto: qualità, velocità e rapidità nella conclusione. E poi è un combattente.”

Secondo Don Fabio quindi è troppo presto per fare il “salto”, meglio aspettare e crescere all’Inter, e magari chissà tra qualche anno i nerazzurri potrebbero essere lì a giocarsi i grandi traguardi a cui ambisce il Barcellona.

 

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Sky Sport, polemica Bergomi-Capello: “Sei demagogico”

Sky Sport, polemica Bergomi-Capello: “Sei demagogico”

Momenti di dibattito acceso ieri sera negli studi di Sky Sport in occasione di Sky Calcio Club. Fabio Capello spinge per la ripresa del campionato di Serie A ad ogni costo:”Non nascondiamoci, finanziariamente il calcio ha bisogno di ripartire. Darebbe sospiro a tutti gli italiani, non dimenticando la gente che ci lavora e tutto l’indotto”. La risposta di  Bergomi: “Non si può pensare di tenere questi ragazzi per quattro settimane di ritiro adesso e poi fargli iniziare il campionato. E’ troppo, sottovalutiamo l’aspetto psicologico. Sono ragazzi giovani, ognuno ha una sensibilità diversa. Non tiriamo in ballo il fatto che guadagnano tanto”. A quel punto Capello ha obiettato:”Cosa vuoi che sia un ritiro? C’è gente che perde il lavoro, oppure in cassa integrazione… cosa sarà mai un ritiro da 40 giorni per i calciatori?”. La replica dello Zio è stata con tono irritato: “Sei demagogico. Bravo, con questa frase ora prenditi l’applauso…”, le sue parole.

Proprio oggi il Governo ha annunciato l’imminente approvazione di un nuovo protocollo per gli allenamenti da sottoporre alla conferma del Comitato tecnico-scientifico: annullata l’ipotesi del ritiro “bolla”, stante l’impossibilità per le società di contare su strutture adeguate. Un dettaglio sicuramente non tenuto in considerazione dall’ex allenatore, con Bergomi che, pur essendo dalla parte della ragione, si sarà fatto trascinare dal clima di polemica che imperversa in questi tempi difficili per tutti.

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Capello su Chiellini: “Il calcio si gioca, non si racconta”

Capello su Chiellini: “Il calcio si gioca, non si racconta”

Fabio Capello, in una lunga intervista rilasciata al Corriere dello Sport, ha espresso  il suo parere sulle parole di Giorgio Chiellini nei confronti di Mario Balotelli e Felipe Melo: “A me hanno chiesto tante volte di scrivere un libro, quando ero in Inghilterra. Mi hanno anche offerto cifre notevoli, ma ho sempre detto di no. Non mi piace leggere certe cose. Per me il calcio si gioca, non si racconta”.

Al giorno d’oggi non è più una novità che i giocatori utilizzino i libri per levarsi qualche sassolino dalla scarpa, basti pensare a quando pochi anni fa Mauro Icardi lanciò una “minaccia” ai suoi stessi tifosi, dicendo in poche parole che non avrebbero retto il confronto con la gente del suo barrio di Buenos Aires. Tuttavia da Giorgio Chiellini certe frasi non ce le saremmo aspettate. Lo si può amare o odiare, ma la sua leadership negli spogliatoi bianconero e azzurro è indiscussa e da un leader ci si aspetta che le cose vengano dette in faccia. Va detto che Balotelli e Felipe Melo, oltre ad essere (in particolar modo il primo) due teste calde  sono figure facenti parte di due periodi non proprio felici rispettivamente della Nazionale e della Juventus, nei quali probabilmente l’affiatamento dello spogliatoio era basso e con esso la propensione al confronto. Chiellini non aveva ancora l’età e l’esperienza di adesso e verosimilmente altri leader del gruppo non saranno stati d’aiuto nel gestire certe situazioni per il motivo detto in precedenza. Tutttavia per un calciatore della sua caratura queste dichiarazioni tra le pagine di un libro appaiono ragionevomente come una caduta di stile.

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Capello:”Far ripartire il calcio può essere un aiuto economico e psicologico”

Capello: “Far ripartire il calcio può essere un aiuto psicologico ed economico”

Fabio Capello , ex calciatore ed uno dei migliori allenatori della storia del calcio, è stato intervistato dalla Gazzetta dello Sport. Al quotidiano in rosa Capello ha espresso la sua idea sul delicato momento del paese e del calcio, ed ha affermato come il ritorno in campo potrebbe essere un aiuto economico per il paese e psicologico per i cittadini appassionati di questo sport. Ecco le parole di Don Fabio:

“Ripartire sarebbe molto bello. Qualche settimana fa non riuscivo a parlare di calcio, di fronte ad immagini come quelle delle bare trasportate dai camion militari nelle strade di Bergamo, sarebbe stato offensivo. Ora mi sento di affermare che lo sport manca a tutti e rimettersi in moto può aiutare il paese, anche sul piano psicologico. Poi c’è il discorso economico. Il calcio è un’industria importante, nella sua filiera non ci sono solo allenatori e calciatori, ma anche migliaia di lavoratori dell’indotto. Linee guida? Test medici accurati e ripetuti. Rispetto dei protocolli sanitari, dai centri di allenamento agli stadi. In questo caso, un ritiro permanente dei calciatori potrebbe essere la miglior soluzione. Sul piano regolamentare sono favorevole all’aumento delle sostituzioni perché giocando dopo un lungo stop e ogni tre giorni può essere pericoloso. Ritengo però che stare fermi non aiuti. Dobbiamo rischiare qualcosa. – conclude Capello parlando anche di come cambierà il mercato – Sarà stravolto, si tornerà su livelli più ragionevoli come costi e serviranno dirigenti illuminati per rimettere in moto il sistema, senza egoismi che rischiano di essere solo distruttivi”.

 

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Le migliori 5 stagioni della Roma negli ultimi venti anni

Le migliori 5 stagioni della Roma negli ultimi venti anni

Gli ultimi venti anni giallorossi hanno un sapore agro dolce, stagioni di Serie A clamorose costellate da record e da ottime prestazioni, ma sempre poco per arrivare alla vittoria finale. Tralasciando la stagione 2000-2001, che ha visto trionfare la Roma, i giallorossi hanno collezionato ben 11 piazzamenti sul podio, 9 volte al secondo posto, 2 al terzo; c’è da dire che in molte di queste circostanze la Roma ha avuto poco da rimproverarsi poiché si è ritrovata davanti due armate che hanno fatto la storia del nostro calcio: la Juventus di Conte/Allegri e l’Inter di Mancini/Mourinho. Se con i primi, nonostante i buoni piazzamenti in campionato, i giallorossi hanno sempre  avuto difficoltà, con l’Inter invece qualcosa in più si sarebbe potuto fare specialmente nella magica stagione con Claudio Ranieri alla guida della squadra. Comunque nei primi dieci anni del millennio la Roma porta a casa uno Scudetto, due Coppe Italia e due Supercoppe italiane.  Gli anni 2010 sono stati caratterizzati dalla nuova proprietà americana, dalle plusvalenze e dalle numerose e comprensibili tensioni con i tifosi, che spesso vedevano smantellare squadre validissime troppo velocemente, e nella stessa modalità  la dirigenza statunitense ha optato per cambiare un simbolo storico ed amatissimo dalla piazza. Nonostante questi dissidi, e l’incapacità di vincere trofei, la Roma americana, tranne un paio di stagioni in cui ha girato a vuoto, in Serie A ha sostanzialmente mantenuto, se non migliorato, il ritmo di quella di Sensi : sempre nelle prime posizioni, record di partecipazioni in Champions ed ottimi giocatori ad indossare la maglia giallorossa. Ad impreziosire questi ultimi anni è sicuramente l’annata 2017-2018, nella quale la Roma fatica in campionato (arriva comunque terza, ma non convince come nelle stagioni precedenti), ma riesce a raggiungere la semifinale di Champions vincendo il ritorno dei Quarti di finale in casa per 3-0 contro il Barcellona di Leo Messi. Scegliere le 5 migliori annate dei giallorossi non è stato facile, per questo meritano una menzione speciale la Roma 2013-2014 guidata da Rudi Garcia e la Roma 2006-2007 di Luciano Spalletti, vincitrice di una Coppa Italia. Andiamo allora a vedere le migliori 5 stagioni della Roma negli ultimi venti anni secondo RadioGoal24:

 

Roma

5) Roma 2001-2002

La Roma 2001-2002 è sulla carta una delle squadre più forti d’Europa ed una delle rose più complete della storia giallorossa, fresca vincitrice dello Scudetto e guidata ancora dal sergente Fabio Capello. Nella sessione estiva di calciomercato il presidente Sensi investe 50 miliardi di lire per portare a Roma il talento di Bari Antonio Cassano, e 27 miliardi di lire per il giovanissimo portiere dell’Atalanta Ivan Pellizzoli. Inoltre si aggiungono alla squadra anche gli esperti Panucci (dal Monaco) e Fuser (dal Parma); mentre dall’Argentina arriva il giovanissimo Cuffré, e dal Bologna l’esterno brasiliano Lima. La stagione inizia subito con un trofeo: il 19 agosto 2001, quando all’Olimpico si gioca la Supercoppa italiana contro la Fiorentina, detentrice della Coppa Italia. La partita è senza storia: 3-0 per la Roma grazie alle reti di Candela, Montella e Totti. In Serie A la Roma viaggia ai ritmi delle prime, ed arriva a giocarsi nuovamente lo scudetto fino all’ultima giornata, nonostante la stagione sottotono di Batistuta. Crocevia in negativo della stagione giallorossa sarà la gara di ritorno con il Venezia, alla 30esima giornata. La classifica in quel momento recitava: Inter 62, Roma 59, Juventus 56. La Roma non va oltre il pari con i veneti, l’Inter viene sconfitto dall’Atalanta, mentre i bianconeri superano 4-0 il Perugia. Nelle successive 4 ed ultime partite di campionato la Juve vince sempre, l’Inter ne vince due, pareggia con il Chievo e perde all’ultima con Lazio, scivolando al terzo posto, mentre i giallorossi vincono tre partite e ne pareggiano una con il Milan. Lo scudetto va così ai bianconeri nell’ultima giornata di campionato, in quel celebre 5 maggio.

4) Roma 2009-2010

La Roma 2009-2010 è forse una delle formazioni più amate dai tifosi, la squadra è andata ad un passo dal sogno Scudetto contro l’Inter del triplete, rendendosi protagonista di un girone di ritorno perfetto, impreziosito proprio dalla vittoria sui rivali per il titolo per 2-1 il 27 marzo 2010. Quella Roma inizia la stagione con Spalletti, esonerato dopo sole due giornate, dalla terza viene chiamato Claudio Ranieri. Con il tecnico romano la squadra cambia pelle, non è più quella macchina da goal a cui ci aveva abituato Spalletti, anzi la Roma segna poco, e non brilla per gioco offensivo, ma non prende mai goal, mai, e sembra avere una tigna ed una compattezza insolita. La squadra è mentalmente solida e riesce a tenere testa all’Inter per tutta la stagione, facendo sognare non solo i romanisti, ma tutti gli appassionati. Alla trentatreesima giornata la Roma sorpassa l’Inter, che pareggia a Firenze. Nell’ultima parte del campionato  sono due le sfide ostiche per i giallorossi: il derby, e l’ambiziosa Sampdoria in lotta per il quarto posto. Il primo ostacolo viene superato in rimonta, dopo che Lazio aveva dominato il primo tempo, nella ripresa Ranieri leva Totti e De Rossi, inserendo Menez e Taddei. Al ritorno in campo i biancocelesti conducono 1-0, poi Julio Sergio para il rigore del possibile 2-0 a Floccari e la gara cambia: doppietta di Vucinic e primo posto mantenuto. La Roma cadrà la settimana dopo sotto i colpi di Pazzini e Cassano e terminerà una stagione magica al secondo posto alle spalle di una delle squadre più forti della storia del calcio italiano.

3) Roma 2017-2018

La Roma 2017-2018 probabilmente non sarebbe in questa classifica se non fosse per una partita, la partita che ha riportato la Roma tra le prime quattro formazioni d’Europa: Roma-Barcellona 3-0 . La squadra guidata da Di Francesco poteva contare su un portiere sensazionale come Alisson, una difesa solida composta dalla coppia Manolas-Fazio e dall’esperienza di Kolarov sulla sinistra. A centrocampo c’erano la classe di Daniele De Rossi e la dinamicità di Nainggolan, ai tempi uno dei migliori centrocampisti d’Europa, mentre davanti Elsharawy e Perotti supportavano Dzeko. La squadra in campionato con qualche fatica di troppo riuscì comunque a piazzarsi terza, mentre in Champions scaldò i cuori dei tifosi. Agli ottavi i giallorossi eliminarono lo Shaktar Donetsk, perdendo 2-1 in Ucraina e vincendo 1-0 a Roma; ai quarti dopo aver perso per 4-1 al Camp Nou, la Roma riuscì a ribaltare il risultato, vincendo 3-0 in casa con la rete finale di Manolas. I giallorossi in semifinale persero con il Liverpool di misura, al netto della sconfitta per 5-2 ad Anfield, e della vittoria per 4-2 a Roma, in una doppia sfida costellata da errori degli arbitri e dei calciatori.

 

 

 

2)Roma 2007-2008

La miglior versione della Roma Spallettiana, seconda in classifica, arrivata a giocarsi lo Scudetto fino all’ultima giornata, porta comunque a casa una Supercoppa Italiana ed un Coppa Italia, e raggiunge i Quarti di Champions League dopo aver eliminato il Real Madrid agli Ottavi. La Supercoppa fu decisa da un rigore di Daniele De Rossi a 12 minuti dal termine, mentre la Coppa Italia, sempre contro l’Inter, terminò con il risultato di 2-1 per i giallorossi grazie alle reti di Mexes e Perrotta. In Champions fu il Manchester United per la seconda volta consecutiva ad interrompere la corsa della Roma di Spalletti.

 

 

 

1) Roma 2000-2001

Il nuovo millennio giallorosso non comincia benissimo, sesto posto in campionato ed i cugini campioni d’Italia. Quella stagione smuove qualcosa nel cuore di Sensi che prepara una campagna acquisti da capogiro, convinto di poter scucire lo Scudetto agli eterni rivali. Alla corte di Fabio Capello nell’estate 2000 arrivano: Batistuta dalla Fiorentina, Emerson dal Bayern Leverkusen, Samuel dal Boca Juniors, Zebina dal Cagliari e Guigou dal Nacional. La formazione giallorossa guida la classifica per tutto il torneo con la Juventus e la Lazio alle calcagna. Le rivali dovranno però arrendersi a Totti e compagni, la squadra di Capello mantiene una costanza disarmante per l’intera stagione, perdendo solo 3 partite, e si aggiudica il titolo il 17 giugno 2001, superando il Parma per 3-1 in un Olimpico in festa.

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 

 




I 5 allenatori più vincenti d’Italia

I 5 allenatori più vincenti d’Italia

La nostra Serie A è storicamente uno dei campionati più prestigiosi d’Europa e come tale ha sempre avuto la fortuna di annoverare grandi tecnici alla guida dei club. In questo momento di pausa dal calcio giocato ci siamo divertiti a stilare una graduatoria dei 5 allenatori più vincenti d’Italia, e per farlo abbiamo inserito dei punti per ogni competizione al fine di rendere la classificazione il più “giusta” possibile, considerando che alcuni titoli oggi non esistono più (Coppa delle Coppe) ed altri non erano in vigore in passato (Supercoppa Italiana); inoltre ci siamo concentrati solo ed esclusivamente sulle vittorie ottenute alla guida di squadre italiane. I trofei considerati nel calcolo sono: Scudetto, Coppa Italia, Supercoppa Italiana, Champions League, Coppa Uefa/Europa League, Supercoppa Europea, Coppa delle Coppe, Coppa Intertoto e Coppa del mondo per club/Coppa Intercontinentale. 

Punti per trofeo:

Champions League= 4 punti

Scudetto, Coppa delle Coppe, Coppa Uefa/ Europa League = 2 punti

Coppa del Mondo per club/ Coppa Intercontinentale, Supercoppa Uefa = 1,5 punti

Coppa Italia, Supercoppa Italiana, Coppa Intertoto = 1 punto 

I punti sono stati suddivisi in tale modo, considerando i fattori di competitività e prestigio. Andiamo finalmente a spulciare qual’è la classifica dei 5 allenatori più vincenti d’Italia:

 

 

5) Massimiliano Allegri, punti= 19

In quinta posizione, forse anche un pochino inaspettatamente, troviamo Massimiliano Allegri, non perchè non sia al livello, quanto per l’assenza di titoli internazionali nella sua bacheca, eppure l’ex tecnico di Juventus e Milan è riuscito a collezionare 19 punti al netto di ben 6 Scudetti, 1 con il Milan e 5 con la Juventus, 4 Coppe Italia e 3 Supercoppe Italia.

 

 

 

 

 

4) Fabio Capello, punti= 19,5

Con un vantaggio di neanche un punto al quarto posto si piazza Don Fabio Capello, un vincente con la V maiuscola sia da giocatore che da allenatore. Nel conteggio dell’ex allenatore di Milan e Roma non sono presenti i trofei ottenuti da allenatore del Real, ma nonostante ciò la bacheca fa invidia a molti: 5 campionati, 1 con la Roma e 4 con il Milan, 1 Champions League, 1 SuperCoppa Uefa e 4 Supercoppe Italia, 1 con la Roma e 3 con il Milan.

 

3) Nereo Rocco, punti= 20,5

Terza posizione per una leggenda assoluta del calcio italiano anni 60′, Nereo Rocco. L’ ex allenatore del Milan in 17 anni in rossonero ( intervallati dalle esperienze con il Torino e la Fiorentina) vinse: 2 Scudetti, 2 Coppe dei Campioni, 2 Coppe delle Coppe, 1 Coppa Intercontinentale e 3 Coppe Italia. Negli anni 60′  furono memorabili le sfide nella stracittadina milanese con l’Inter di Helanio Herrera ( non è entrato in classifica per un solo punto, si meritava una menzione. Bacheca: 2 Coppe dei Campioni, 2 Scudetti, 2 Coppe Intercontinentali ed una Coppa Italia ). Milano era veramente il palcoscenico più prestigioso d’Europa.

 

 

 

 

 

2) Marcello Lippi, punti = 22

Seconda posizione per il tecnico toscano Marcello Lippi, prima eroe juventino, dal 2006 eroe nazionale. Il tecnico Campione del mondo si piazza sul secondo gradino del podio al netto di : 5 Scudetti, 1 Champions League, 1 SuperCoppa Uefa, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Coppa Italia e 4 Supercoppe Italiane.

 

 

1) Giovanni Trapattoni, punti = 32

La medaglia d’oro, senza neanche tanti dubbi, va a Giovanni Trapattoni che distanzia addirittura di 10 punti il secondo classificato. Il Trap nei suoi 26 anni di esperienza in panchina in Serie A ( dal 1974 al 200) ha conquistato: 7 Scudetti ( record assoluto, ne ha vinti 6 con la Juventus ed 1 con l’Inter), 2 Coppe Italia, 1 Supercoppa Italiana, 3 Coppe Uefa ( record assoluto condiviso con Unai Emery), 1 Coppa delle Coppe, 1 Champions League, 1 Supercoppa Uefa ed 1 Coppa Intercontinentale. Giù al cappello per il miglior allenatore della storia italiana, ed uno dei migliori nell’intera storia del calcio.

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Le 5 migliori Juventus degli ultimi venti anni

Le 5 migliori Juventus degli ultimi venti anni

La Juventus negli ultimi venti anni ha collezionato ben 21 titoli, in Serie A nessuno ha vinto come i bianconeri nel periodo 2000-2020. 10 Scudetti, 6 Supercoppe italiane, 4 Coppe Italia ed un titolo di Serie B, più di un trofeo a stagione. Nonostante sia mancato un trionfo europeo i bianconeri sono sempre rimasti al vertice anche in europa, arrivando a giocarsi ben 3 finali di Champions League (2003, 2015 e 2017) ed una semifinale di Europa League (2014); solo nelle stagioni di ricostruzione dopo Calciopoli la Vecchia Signora è rimasta fuori dalle grandi europee, ma quel periodo è risultato comunque funzionale alla ricostruzione di una squadra e di una società che oggi sono un modello per tutto il mondo dello Sport. Diamo, quindi, uno sguardo alle 5 migliori Juventus degli ultimi venti anni:

 

5) La Juventus 2013-2014

E’ l’ultima stagione di Antonio Conte sulla panchina Juventina, la squadra conta su alcuni dei migliori centrocampisti d’Europa: Pirlo, Vidal, Pogba e Marchisio; in difesa sono gli anni della BBC, Barzagli, Bonucci e Chiellini. In questa stagione la Juventus può anche contare sul talento di Carlitos Tevez, arrivato dal Manchester City e sulle abilità aree di Illorente, arrivato in bianconero dopo aver rifiutato il rinnovo contrattuale con l’Atletico Bilbao. La Vecchia Signora stravince il campionato, raggiungendo anche il record di 102 punti in una sola annata; 33 vittorie, 3 pareggi e 2 sole sconfitte e ben 17 punti di vantaggio su un’ottima Roma posizionatasi seconda con 85 punti. Unico rammarico della stagione : il fallimento europeo, con l’uscita ai gironi di Champions, e l’eliminazione alle Semifinali di Europa League contro il Benfica, perdendo così l’occasione di giocarsi la finale in casa allo Juventus Stadium.

4) Juventus 2001-2002

La Juventus del 2001-2002 è una squadra rinnovata ed anche ferita dopo tre anni di sofferenze in Serie A, dove dopo lo scudetto del 1998 non riesce più a vincere: addirittura settima nel 1998-1999, e per due volte consecutive seconda alle spalle delle romane, nel 1999-2000 dietro la Lazio, mentre nel 2000-2001 dietro la Roma. L’ estate 2001 viene richiamato Lippi, eroe degli anni 90′, che riuscì a vincere anche la Champions sulla panchina bianconera. Inoltre le cessioni illustri di Zidane al Real e di Filippo Inzaghi permisero alla dirigenza di acquistare: Buffon e Thuram dal Parma e Salas e Nedved dalla Lazio. I bianconeri dopo una stagione di inseguimento ai rivali storici dell’Inter, proprio all’ultima giornata piazzarono il sorpasso ed il 5 maggio 2002 conquistarono il 26eiesimo scudetto. Le note stonate della stagione furono la finale di Coppa Italia persa contro il Parma e la prematura eliminazione dalla Champions ( al secondo girone eliminatorio).


3) La Juventus 2005-2006

La Juventus del biennio con Capello probabilmente è stata una delle rose più forti della storia del calcio italiano, purtroppo per la triste vicenda Calciapoli non abbiamo potuto goderne per più di due stagioni. Quella 2005-2006 era ancor più completa di quella della stagione precedente, dato che era stato inserito in rosa anche l’ex capitano dell’Arsenal, Patrick Vieira. La squadra fu giustamente privata della vittoria dello scudetto e retrocessa in Serie B, nonostante avesse conquistato il primo posto sul campo; mentre in Champions e Coppa Italia fu eliminata ai quarti di finale. Siamo sicuri che se ci fosse stata la possibilità di continuare quel progetto staremmo parlando di una delle formazioni più vincenti della storia del calcio. Tra i nomi più illustri di quella formazione ricordiamo: Buffon, Thuram, Cannavaro, Nedved, Emerson, Zlatan Ibrahimović, Vieira, Del Piero, Trezeguet, Camoranesi, Zambrotta. Molti di loro, dopo la retrocessione, continuarono la carriera in altri grandi club europei, mentre i più fedeli rimasero per costruire le basi del futuro.

 

 

2)Juventus 2014-2015

La prima Juventus di Massimiliano Allegri inizia la stagione accompagnata da uno scetticismo generale. Il tecnico livornese per nessuno era all’altezza dell’incarico, distante anni luce da quel genio di Antonio Conte. In poco tempo lo scetticismo si tramuta in rispetto e amore: Allegri nel giro di pochi mesi crea con l’ambiente un’alchimia che pochi altri illustri allenatori sono stati in grado di costruire con la Juventus. Nella sua prima stagione bianconera arriva il double, vittoria di Campionato e Coppa Italia, ed anche l’opportunità di fare il triplete: i bianconeri raggiungono inaspettatamente la finale di Champions League, eliminando il Real Madrid in semifinale. Il tecnico livornese può contare su un centrocampo formidabile ( Vidal-Pirlo-Pogba), uno dei migliori in europa, probabilmente secondo solo a quello del Barcellona, avversario troppo superiore in quella finale.

 

 

1) Juventus 2002-2003

La Juventus 2002-2003 è probabilmente la miglior versione della Vecchia Signora degli ultimi venti anni, la squadra guidata da Marcello Lippi si rende protagonista di un’agevole vittoria in campionato e di un percorso sensazionale in Champions League, dove i bianconeri eliminarono in sequenza Barcellona e Real Madrid  prima della sconfitta in finale ai calci di rigore con il Milan. Nella finale Lippi dovrà fare a meno di Pavel Nedved, che qualche mese dopo vincerà il Pallone d’Oro, poiché squalificato. Sono  celebri le lacrime del fuoriclasse Ceco a seguito dell’ammonizione ricevuta nella semifinale di ritorno contro il Real Madrid.

 

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Quando potremmo riparlare di Grande Milan?

Quando potremmo riparlare di Grande Milan?

Quando potremmo riparlare di Grande Milan? La risposta è ovviamente sempre, ci sarà sempre un grande Milan quantomeno da ricordare, da ammirare e da porre come esempio, un esempio che definire scomodo è poco. In pochi sono riusciti ad onorare quel lustro, non eguagliandoli in grandezza ma riuscendo comunque a portare a casa trofei. La storia rossonera è ricca di squadre gloriose e vincenti, ma una sola è il Grande Milan, quell’armata guidata prima da Sacchi e poi da Capello con la difesa più forte della storia del calcio, un centrocampo arcigno e ricco di qualità ed il talento di Van Basten in attacco. Negli anni avvenire i rossoneri affrontano una breve transizione, impreziosita dallo scudetto del 1999, sotto la guida tecnica di Zaccheroni; in questi anni vengono poste le basi per un altro Milan fortissimo, forse quello che più si è avvicinato ai fasti della squadra formidabile degli anni 90′, inserendo in rosa un giovanissimo Ševčenko. La svolta arriva nell’estate 2001, quando Carlo Ancelotti lascia la panchina della Juventus e viene ingaggiato da Galliani, Carletto era stato grande protagonista da giocatore dei successi rossoneri con Sacchi e Capello e adesso è pronto per aiutare  in altre vesti. La sua esperienza da allenatore del Milan dura 8 anni, pieni di emozioni e successi, e crea un altro blocco di giocatori fedelissimi alla causa rossonera: Nesta, Pirlo, Inzaghi, Seedorf, Cafù e Gattuso, si aggiungono a Maldini, Costacurta e Ševčenko. Il Milan di Ancelotti è l’unico che è riuscito ad onorare la definizione di “Grande Milan”, nonostante gli alti e bassi che condizionarono alcune stagioni, specialmente in campionato, ma Carletto era uomo di Coppa. In Champions i rossoneri si esprimono al meglio, in 8 stagioni raggiungono ben 3 finali, due vinte ed una persa, poi conquistano lo scudetto nel 2004. Ad impreziosire la sua esperienza vi è anche la presenza di due vincitori del pallone d’oro: Ševčenko nell’anno dello scudetto, 2004, e Kakà nel 2007, anno della seconda vittoria in Champions League. Nell’estate 2009 arriva un’altra rivoluzione, dopo 8 anni Ancelotti lascia e si accasa al Chelsea, Kakà viene ceduto al Real, la guida tecnica del Milan è affidata ad un altro ex, Leonardo, che si affida a Ronaldinho, appena arrivato dal Barcellona, ed ai giovani Thiago Silva e  Pato. Nel 2009-2010 i rossoneri si piazzano terzi in Serie A ed escono al primo turno in Champions, qualcosa sembra cambiato. Nell’estate successiva viene ingaggiato Massimiliano Allegri e vine comprato dal Barcellona Zlatan Ibrahimović, nel 2011 i rossoneri si aggiudicano lo scudetto, e nei due anni successivi sotto la guida tecnica di Allegri arrivano secondi e terzi in campionato, ma la discesa è già partita. La Serie A non è più quella di una volta, Berlusconi e molti altri presidenti non riescono più a sostenere i costi faraonici del calcio europeo, arricchitosi con l’arrivo degli investitori arabi. Il Milan in europa fatica, come del resto tutte le squadre Italiane, Berlusconi decide così di  vendere la società a  Li Yonghong, la vendita va in porto dopo un calvario che lascia dei dubbi sull’affidabilità del compratore cinese, che nel 2018, a fronte di inadempimento economico lascia al fondo Elliot. Negli anni delle nuove proprietà il Milan non arriva mai sopra il quinto posto, collezionando una sfilza di stagioni deludenti anche dopo alcune sessioni di calciomercato caratterizzate da spese ingenti. Si sono inoltre susseguiti numerosi allenatori ed in pochi hanno convinto. L’ultimo ribaltone societario è di qualche settimana fa con Boban che lascia  il suo ruolo dirigenziale dopo i numerosi scontri con il direttore generale ed amministratore delegato Gazidis, mentre appare ancora incerto il futuro di Maldini e Pioli, che probabilmente sarà chiarito alla fine di questa crisi sanitaria. Ci siamo soffermati poco sugli ultimi anni del Milan, poiché li conosciamo tutti ed è abbastanza evidente di quanto siano lontani anni luce dall’idea di “Grande Milan”; questa sarebbe la settima stagione consecutiva che i rossoneri non rientrano nelle prime quattro del nostro campionato, inizia ad esserci una generazione di tifosi  che di Milan conosce solo questo, una squadra da metà classifica e niente più. Come uscirne? E’ una domanda difficilissima e certo noi non siamo i più adatti a rispondere, dato che ci limitiamo a scrivere di calcio, ma un’idea proviamo ad offrirvela a fronte delle tante stagioni seguite: ci vuole stabilità, ogni tanto si sbaglia e si prendono i fischi, ma a costo di sottoscrivere meno abbonamenti bisogna credere nel proprio progetto. Nel Milan degli ultimi anni si aspetta un salvatore e tutti i protagonisti si provano ad elevare a questa posizione, “il salvatore del Milan”, ed ad ogni ribaltone societario si susseguono puntualmente campagne acquisti folli che poche volte hanno dato i loro frutti (esempi: Bonucci, Higuain, Piatek). Ci vuole calma, per creare il concetto di “Grande Milan” ci sono voluti vent’anni di Berlusconi, non tutti sulla cresta dell’onda, ci sono state rivoluzioni, momenti di transizione e delusioni, tutti utili a ripartire per aggiornare la bacheca dei trofei. Ad ogni anno di transizione ne seguivano cinque, sei di successi. Ricreare il Milan di Sacchi è impossibile, ma lavorare per ambire a quel modello è possibile, bisogna mettere in conto che rinunciare ad un acquisto roboante potrebbe causare la perdita di qualche abbonamento, ma non minerebbe la stabilità dei piani.

 

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?




Roma, Le 5 partite da rivedere durante la quarantena

Le 5 partite della Roma da rivedere durante la quarantena.

Per i cuori giallorossi solitari, che come tanti in questo momento non vedono l’ora di tornare alla normalità, andando magari allo stadio a tifare la propria squadra, abbiamo selezionato 5 partite da rivedere per tornare ad emozionarsi grazie alla squadra capitolina.

5 – Roma-Lazio 5-1

Come non partire da un Derby vinto, il Derby vinto nella maniera più schiacciante della storia giallorossa. 10 Marzo 2002, un Roma scudettata affronta la Lazio nella gara di ritorno, un match fondamentale per gli uomini di Capello, a caccia della vetta della classifica. Nonostante le polemiche per l’esclusione di Batistuta dal match, la partita si mette subito in discesa per i giallorossi: al 13esimo Vincent Candela converge verso il centro al limite corto sinistro dell’area di rigore e con l’esterno pennella un cross al bacio per Vincenzo Montella, che di testa, colpo a lui poco avvezzo, stacca su Nesta ed insacca alle spalle di Peruzzi: 1-0 palla al centro. Passano soli 15 minuti e la Roma torna a far urlare i tifosi: Totti se ne va in solitaria sulla destra, entra in area e scarica il destro che Peruzzi respinge come può, Nesta, nella serata peggiore della sua splendida carriera, tarda ad intervenire e Montella lo anticipa battendo di nuovo il portiere della Lazio. Da qui è il tripudio, Montella sta giocando la sua migliore gara in carriera e dopo soli 7 minuti è ancora lui, ancora di testa, a convergere un calcio di punizione di Totti nel goal del 3-0. Si va in pausa con una Lazio demolita. Nella ripresa riappare qualche fantasma, con Stankovic che al 57esimo prova a riaprire la gara. Ma quella sera Vincenzo Montella è una furia e questa volta non c’è nessun errore di Nesta, ma solo il suo talento ed estro puro, un mancino preciso e potente da fuori area sotto l’incrocio al minuto 63 regala la rete del 4-1. L’epilogo è di quelli da film, perchè sarà pure la serata di Montella, ma perchè non far partecipare anche Francesco Totti alla festa? E il suo contributo è da antologia, uno dei goal più belli della sua carriera, un pallonetto da 30 metri che beffa Peruzzi ed esultanza dedicata a quella che poi sarebbe diventata sua moglie, Ilary Blasi.

Una partita storica che rivedendola non può che non dare un grande senso di appagamento a tutti i tifosi giallorossi.

4 – Roma-Juventus 4-1

8 febbraio 2004, una nuova Roma, allenata sempre da Capello, sta facendo le prove per una nuova lotta scudetto ed in casa ospita la nemica di sempre, la Juventus che nelle ultime due stagioni ha impedito ai giallorossi di bissare la vittoria del campionato. Serata magica per la Roma, dove si esprime il massimo della coppia Totti-Cassano, che insieme demoliranno la Juventus. Apre le danze un insolito Olivier Dacourt, il quale con un destro in ribattuta da fuori batte Buffon per l’1-0 nel primo tempo. Ma è la seconda frazione a dare la consacrazione definitiva alla partita: prima Totti su calcio di rigore fredda Buffone e raddoppia, poi è Cassano show, un goal di testa ed un altro sempre su complicità di Francesco Totti regalano il 4-0 definitivo, reti condite da due esultanze iconiche del talento barese, una delle quali rompendo la bandierina del calcio d’angolo davanti ad un Pierluigi Collina stupefatto dal gesto folle di “FantAntonio”. Tutto questo condito da altri due episodi iconici, Pelizzoli parerà un calcio di rigore a Trezeguet, con tanto di annuncio da parte dello speaker Carlo Zampa ed il celebre “sono 4, zitto e vai a casa” gesto fatto da Francesco Totti ad Igor Tudor, il quale protestava veementemente per l’espulsione di Pablo Montero.

Una notte indimenticabile, dove la Roma ha dominato la sua più grande rivale nelle lotte scudetto.

3- Roma-Torino 3-2

Di questa gara si possono guardare anche solo 5 minuti. I 5 minuti più incredibile della storia della Roma. E quando si parla di cose incredibili, non si può non parlare di Francesco Totti. 20 aprile 2016, Roma-Torino, in una riga riassumiamo la gara fino all’86’. Il Torino passa in vantaggio con Belotti su calcio di rigore, la Roma pareggia con Manolas, ma i granata a 10′ dalla fine tornano in vantaggio con Martinez. Siamo nel periodo della critica aspra a Luciano Spalletti, il tecnico di Certaldo è nel pieno del suo momento peggiore alla guida della Roma, quello dello scontro con Totti, che nella gara precedente aveva siglato nei minuti finali il pareggio nella gara contro l’Atalanta. Pioggia di fischi per Spalletti, che nonostante la Roma stesse stentando con il Torino, lascia Totti in panchina per ben 86 minuti, fin quando, non avendo altre soluzioni offensive il tecnico toscano ci prova. Totti silenziosamente scende in campo al posto di Seydou Keita, tra gli applausi scroscianti dei tifosi e i fischi per il tecnico, come a chiedersi cosa possa fare in soli 4 minuti di gioco. In realtà Totti può tutto. C’è un calcio di punizione dalla destra al momento del cambio, solitamente il capitano giallorosso si prenderebbe il pallone per calciarlo in mezzo ma questa volta no, il 10 va in area di rigore, come una qualsiasi torre. Pjanic batte la punizione, lunga e tesa verso il secondo palo: una zampata, un lampo, un allungo con il piede destro, si vede solo lo scarpino e si sente solo il boato perchè la palla è dentro. Lo scarpino è proprio di Francesco Totti, che in 3 secondi di gioco ha già pareggiato la gara e corre sotto una curva completamente impazzita, in lacrime, incredula a quello che sta succedendo. Spalletti ha le mani in testa, chissà cosa avrà pensato in quell’istante, forse “Guarda se ora non ne fa un altro“. Non avrebbe avuto nessun torto.

Passano 4 minuti e al 90esimo Diego Perotti crossa e colpisce in pieno Glik. La palla sbatte sul braccio del difensore polacco, rigore molto dubbio di una partita nella quale l’arbitro Calvarese ha già negato due rigori solari per i giallorossi. Ma non conta perchè mentre tutti discutono in campo i tifosi sono ammutoliti perchè sul pallone c’è ancora una volta Francesco Totti. Sta per compiere l’impresa, se dovesse sbagliare probabilmente la sua carriera finirebbe lì. Ma stiamo parlando di Totti, non di uno qualunque. Sguardo fisso, tiro secco e goal. Il resto è solo emozione indescrivibile, che solo chi tifa davvero Roma può conoscere. E’ l’ennesima dimostrazione di amore di un uomo che ha regalato solo emozioni ai suoi tifosi.

Amore racchiuso in 5 minuti di pure magia.

2 – Roma-Barcellona 3-0

Una delle rimonte calcistiche più belle degli ultimi anni. Una Roma forse non la più forte di sempre, un Barcellona che sembra di un altro pianeta. Un risultato ed un arbitraggio sfavorevoli all’andata, un 4-1 che non lasciava scampo a rimonte. Forse. Perchè se c’è una cosa che contraddistingue i tifosi della Roma dagli altri è la tenacia e la spavalderia nel pensare cose impossibili, ma soprattutto nel sostenere ancora di più quando tutto è contro. 56.000 spettatori, tutti che da una settimana avranno ripetuto: “Ormai ce vado allo stadio, che c’avemo da perde, tanto nun succede. Ma se succede…“.

Succede.

Minuto 6 del primo tempo, De Rossi lancia Dzeko a memoria che si allunga e insacca l’1-0. Il tempo perfetto, sembra quasi che tutto stia andando come deve andare, ma i tifosi della Roma sanno bene che quando va così in realtà la beffa è dietro l’angolo, quindi si esulta come se fosse vinta, ma si dice “Troppo presto, ora ce segnano“. Minuto 13 del secondo tempo. Piquè atterra Dzeko in area di rigore, l’arbitro inizialmente soprassiede: “Ecco tanto nun ce lo da“. Rigore. Lo tira De Rossi: ” tanto lo sbaja, come Bruno Conti“. Goal. De Rossi reagisce da tifoso, esulta di rabbia ma allo stesso tempo predica calma perchè tutti si cominciano a chiedere: ” Che sta succedendo?”. Succede. Al minuto 30 del secondo tempo “Nun succede ma è successo“, Manolas, uno che di goal ne fa pochissimi, in area di rigore spizza un corner di Under ed insacca alla spalle di Ter Stegen. E’ il delirio, il delirio di un popolo che per una sera si è scrollato di dosso una serie di amarezze e sconfitte, un popolo che per una sera si sente sul tetto a guardare tutti dall’alto.

Il fischio finale è un sollievo gigantesco. Un emozione unica. Un emozione che solo il calcio può regalare.

1- Roma-Parma 3-1

Descrivere la partita del 17 giugno 2001 dal punto di vista calcistico è inutile, tanto che addirittura è raro trovare la rete segnata dal Parma, nessuno se ne è accorto che Di Vaio ha segnato in quella gara. Si perchè l’Olimpico non è mai stato così bello e pieno come quella giornata afosa di giugno dove la Roma vinse il suo terzo scudetto. Una vittoria presa di forza, un’inerzia infallibile, doveva andare così, con i goal dei tre protagonisti, Totti, Montella e Batistuta, con una corsa sotto la Sud del proprio capitano, con un’invasione di campo anticipata che ha rischiato di rovinare tutto, con una festa incredibile che non c’è tifoso romanista che non ricordi. Tutti sanno dove fossero il 17 giugno 2001.

Dire altro non serve, basta guardare la foto di questo articolo e sorridere.