Lotito: “Accetterei una partita secca con la Juventus per il titolo”

Lotito: “Accetterei una partita secca con la Juventus per il titolo”

Il calcio sta tentando di ripartire; dal quattro maggio ripartiranno gli allenamenti individuali mentre dal diciotto ci sarà la ripartenza a livello collettivo. Un primo passo verso il ritorno in campo con la speranza di poter chiudere una stagione calcistica indubbiamente segnata dall’emergenza sanitaria che sta colpendo il mondo. In Serie A il campionato si è fermato con il duello Juventus-Lazio separate da un solo punto; un duello meraviglioso merito soprattutto dei ragazzi di Inzaghi e che nel weekend appena passato avrebbe avuto il suo atto secondo in casa bianconera. Proprio il presidente dei biancocelesti, Claudio Lotito, ha rilasciato una lunga intervista a Repubblica; ecco le parole del patron della Lazio: “I play-off per assegnare il titolo? Sono a un punto dalla Juventus e solo per Juve-Inter che… L’avete vista. Per equità, una squadra come l’Inter che ha 8 punti meno di noi o l’Atalanta che è a -14, mi dica se devono essere coinvolte. Una partita secca sì, la accetterei“. In conclusione una frecciatina ai club che vogliono terminare la stagione. “Perché io ragiono nell’interesse di 20 club. Chi non lo fa? Incrociate le dichiarazioni con le posizioni in classifica, nella testa delle persone c’è l’idea di bloccare le retrocessioni”. Dichiarazione forti quelle del numero uno della Lazio che dimostra, ancora una volta, sia la volontà di tornare in campo sia quella di difendere i suoi giocatori.

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Atalanta, Castagne nel mirino del Tottenham

Tottenham su un esterno dell’Atalanta!

Il Tottenham cerca un rinforzo a tutta fascia per l’esterno destro di José Mourinho. Lì al momento c’è Serge Aurier mentre il tecnico portoghese vorrebbe tenere full time Japhet Tanganga come primo della difesa a tre e non come fludificante. Per questo gli Spurs avrebbero messo gli occhi su Timothy Castagne dell’Atalanta. Contratto fino all’estate del 2021, il belga è uno dei giocatori che potrebbe uscire nella prossima sessione dal club di Gasperini. Non c’è solo il Tottenham, ma il club di Daniel Levy, già da tempo ha mandato segnali a Castagne manifestando il proprio interesse.

L’esterno belga, pur non ricoprendo un ruolo fondamentale al livello dei vari Ilicic, Gosens, Gomez e Zapata, è un tassello importante nello scacchiere di Gasperini: è la prima scelta in caso di indisponibilità di uno tra Hateboer (che non è più il giocatore decisivo dell’anno scorso, anzi, non ci sarebbe da stupirsi se Castagne lo scavalcasse nelle gerarchie)  e lo stesso Gosens e può giocare su entrambe le fasce. Quando viene chiamato in causa si fa sempre trovare pronto, garantendo anche partecipazione in zona gol. Quest’anno ha disputato 19 partite (spesso da subentrato) collezionando 2 gol e 2 assistSarà il nuovo esterno di Mou?

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Lazio, Lopez: “Fermati sul più bello, Inzaghi ha valorizzato la squadra”

Lazio, parla l’ex Antonio Lopez

Ai microfoni di Lazio Style Channel è intervenuto l’ex biancoceleste Antonio Lopez, che ha parlato del momento di stop del calcio e della squadra di Inzaghi“Spero che si possa tornare presto alla normalità dopo questa quarantena, soprattutto il mondo del calcio. La situazione alla ripresa sarà uguale per tutti, tra inattività e periodo estivo. L’importante sarà prepararsi bene per farsi trovare pronti. Il centrocampo della Lazio è incredibile, alterna gol, assist, qualità e velocità nell’andare all’attacco dell’area avversaria. Inzaghi ha tanta duttilità nella scelta del 3-5-2, con valide alternative come Cataldi e Parolo. Tutta la rosa biancoceleste è stata valorizzata in questa stagione, quando la squadra  attacca fa paura. In tutto questo è fondamentale Lucas Leiva, che garantisce equilibrio alla manovra. La Lazio ama costruire dal basso, prendendosi anche qualche rischio. Questa squadra non molla mai, come testimoniato dalla rimonta contro l’Atalanta. La Lazio nelle ultime partite ha svoltato sulle fasce, abbinando quantità e qualità. I biancocelesti si sono fermati nel loro momento migliore, quando stavano correndo per dare l’assalto al primo posto dopo tante vittorie consecutive“.

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Calciomercato Atalanta, si valuta la cessione di Castagne

Calciomercato Atalanta, si valuta la cessione di Castagne

Calciomercato – Nell’edizione oggi in edicola de La Gazzetta dello Sport parla del futuro dell’esterno belga dell’Atalanta Timothy Castagne.

L’ex Genk all’Atalanta dal 2017 ha il contratto in scadenza nel 2021 e l’opzione fino al Giugno successivo non è ancora stata esercitata. In previsione c’è un incontro tra la dirigenza della Dea e il procuratore del belga ma si sta valutando anche l’ipotesi di cederlo per non meno di 15 milioni di €, considerando il suo valore assoluto secondo il sito Transfermarkt per evitare minusvalenze. Sembra non filtrare molto ottimismo in chiave rinnovo.

In Italia Fiorentina e Napoli hanno mostrato interesse sull’esterno.

L’ex Genk è divenuto un titolare fisso dell’11 di Gasperini fin dal suo arrivo in Serie A. La scorsa è stata la miglior con la maglia degli orobici con 37 partite giocate con 5 gol all’attivo. Il nazionale belga ha collezionato complessivamente 80 presenze segnando 8 gol.

Il giocatore è rientrato in campo a gennaio dopo uno stop di 6 mesi per l’operazione subita al menisco.

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Oltre lo stemma: storia e spiegazione del logo dell’Atalanta

Storia

Scopriamo l’origine del logo dell’Atalanta.

L’Atalanta Bergamasca Calcio nasce, come moltissime società italiane ed estere, da una fusione tra più club. Si tratta infatti dell’unione di Atalanta e Bergamasca. L’Atalanta viene fondata nel 1907 da un gruppo di liceali, la Bergamasca nel 1877. La differenza sostanziale consiste nell’impostazione delle due compagini: la prima nasce come una squadra di calcio vera e propria, la seconda come una polisportiva basata principalmente sulla scherma e che solo nel 1913 vede aperta la sezione dedicata al calcio, sezione fondata grazie all’inglobamento del Football Club Bergamo (prima squadra della storia della città lombarda). È nel 1920 che le due società si fondono ufficialmente, dando vita all’Atalanta Bergamasca Calcio; non si tratta però di una vera e propria fusione: l’Atalanta subì un’evoluzione, la Bergamasca si staccò semplicemente una “costola”: esiste infatti tuttora la Società Bergamasca, che però da allora si occupa solamente di Ginnastica e Scherma. 

 

Evoluzione dello stemma.

 

Simbolo

L’identità del club è, comunque, per la maggior parte figlia dell’Atalanta: non a caso, infatti, viene indicato come anno di nascita il 1907. La scelta del nome va ricercata nell’intenzione dei fondatori di creare una squadra in cui ambizione, forza di volontà e propensione alla vittoria fossero protagoniste: caratteristiche tipiche di “Atalanta”, una figura mitologica famosa per essere la cacciatrice più forte della Grecia, cresciuta da un orso nei monti dell’Arcadia. Piccola curiosità: il soprannome di Dea è storicamente inesatto, dal momento che Atalanta era “solo” una principessa, figlia del Re Iaso; il titolo di Dea le è stato confezionato essendo discendente lontana di Arcadio, uno dei figli di Zeus. 

Evoluzione

La “Dea” ripresa nella seconda maglia 2019/20.

La figura della principessa è anche il simbolo del club, nel cui stemma è raffigurata di profilo. Il disegno del volto è però stato introdotto nel 1984 con l’ammodernamento dello stemma: quell’anno la società decise di dare una “svecchiata”, cominciando i lavori per il nuovo stadio e rifacendo il logo. Inizialmente Atalanta era stata rappresentata per intero, immortalata in un momento di corsa; come spiegato prima, infatti, la Principessa aveva tra le sue virtù (essendo una grande cacciatrice) la forza e la velocità (che, secondo il mito, superava quella dei centauri). Il volto del 1984 è stato recuperato fedelmente nell’evoluzione del 1993, stemma che da allora è rimasto quello ufficiale del club.

Colori

Come abbiamo capito, l’Atalanta ha una storia che poco coincide con la simbologia della sua città, Bergamo. I colori del Comune sono infatti il giallo e il rosso, mai presi in considerazione neppure dai club precedenti alla fusione tra Atalanta e Bergamasca. I colori del club sono azzurro (per essere precisi andrebbe definito come blu oceano), nero e (sempre per essere precisi) bianco. La scelta cromatica appartiene proprio al 1920, anno in cui si sono unite le due società: l’Atalanta giocava con una maglia a strisce bianconere (dettaglio che si ritrova nel primo logo del 1907), mentre la Bergamasca con una maglia a strisce biancazzurre. Le due società decisero che la prima divisa dopo la fusione fosse nerazzurra: il bianco è però sempre rimasto nei colori dei vari stemmi dell’Atalanta. 

Atalanta raccoglie le mele d’oro in un quadro di Guido Reni.

Da notare è il giallo-oro presente fino al 1993 e, per spiegarne la presenza, dobbiamo ancora una volta tornare al mito greco e aprire una parentesi. Il mito racconta che Atalanta venne mandata in esilio dal Re (suo padre), furioso del fatto che gli fosse nata una figlia femmina. Divenuta adulta, le impose di trovare marito contro la sua volontà. Come compromesso, consapevole che nessuno l’avrebbe mai battuta, la Principessa stabilì col padre che l’avrebbe avuta in sposa chi fosse riuscito a sconfiggerla in una gara di velocità. E infatti nessuno ci riuscì… senza aiuti divini: il vincitore, Ippomene, la batté grazie a tre mele d’oro consegnategli da Afrodite: le mele distrassero Atalanta che, durante la sfida, si fermò a raccoglierle. L’oro delle mele è anche l’oro raffigurato negli stemmi storici del club; il colore è stato poi accantonato nell’ultimo design, ma (se ci avete fatto caso) il giallo torna spesso nelle divise della squadra bergamasca.

 

Design

Difficile spiegare la geometria dello stemma, essendo – nelle sue varie evoluzioni – sempre stata modificata. Non essendoci continuità, l’attuale forma ovale non ha una spiegazione dettata da scelte particolari, bensì si tratta di una decisione principalmente estetica. Come già spiegato, il tondo centrale raffigurante la principessa è ripreso fedelmente dal disegno minimalista, efficace e iconico degli anni ’80. Entrando nel dettaglio, la linea stilistica sempre ripresa nella raffigurazione va ricercata nei capelli: in ogni stemma, infatti, il tentativo (sempre ben riuscito) è di immortalarli in movimento, cercando di fotografare Atalanta nella caratteristica che l’ha sempre contraddistinta, ovvero la velocità; il volto della Principessa va considerato come se fosse in corsa. Per questo motivo nello stemma attuale il volto è stato angolato leggermente all’insù, poiché correndo la testa tende naturalmente ad andare all’indietro.

L’inclinazione della testa è cambiata rispetto al logo precedente.

Si potrebbe dire che è proprio il movimento a contraddistinguere il logo del club: nome e data di fondazione sono scritti seguendo una linea circolare, che li allontanano dalla staticità dei classici stemmi. Anche la diagonale che divide il simbolo garantisce questo senso di velocità sempre cercato nei disegnatori, che attraverso queste scelte sono riusciti a confezionare uno stemma geometricamente anarchico: l’efficienza del design sta però proprio nell’equilibrio stilistico dell’effetto finale, dove con grande cura sono stati uniti cerchi, diagonali, ovali e angolazioni differenti.

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Dybala, diario di un talento in un mondo di leggende

L’eroe della nazionale argentina Mario Kempes ha rilasciato un’intervista esclusiva a TMW. Nel corso della chiacchierata ha parlato anche di Paulo Dybala: “A Dybala manca solo la convinzione di essere un gran calciatore. Dopo la grande esperienza al Palermo ha avuto un ottimo inizio con la Juve e ha fatto bellissime cose. Non so se poi l’arrivo di Cristiano Ronaldo abbia fatto in modo che giocasse un po’ meno però è un giocatore importante nella Juve e in Nazionale. Bisogna sapere che giocatori come lui sono differenti. Deve lottare e mettere sul campo quel che ha dentro”.

Paulo Dybala non ha bisogno di presentazioni. A prescindere dai limiti caratteriali che gli hanno impedito di essere un trascinatore e di affermarsi con continuità, nella Juventus ha dimostrato tutto il suo bagaglio tecnico, ha vinto tanto ed ha segnato gol pesanti anche in Europa. Con i bianconeri in 5 stagioni ha collezionato 216 presenze ufficiali, 91 gol e  36 assist fra tutte le competizioni ufficiali e ha vinto 4 scudetti, 3  Coppe Italia e 2 Supercoppe. Ha raggiunto l’apice a livello personale con i 26 gol e i 7 assist della stagione 2017-18, calando vistosamente in quella successiva, segnata dall’arrivo di CR7 in bianconero (solo 10 gol e 2 assist). L’analisi di Kempes sul fatto che l’argentino possa essere stato “oscurato” dal portoghese potrebbe dunque avere senso almeno a livello di numeri, ma bisogna anche fare attenzione al ruolo. Dybala nel 2017-18 ha giocato prevalentemente da seconda punta garantendo un rendimento mostruoso, con tantissime reti e assist, mentre nel campionato successivo la sua collocazione è stata quella ora di ala, ora di trequartista, ora di seconda e prima punta. Nella stagione corrente Sarri gli ha affibbiato perlopiù quest’ultimo ruolo, grazie al quale ha ritrovato brillantezza soprattutto in fase di rifinitura più che di marcature, ma mostrando comunque un’alta percentuale di partecipazione ai gol della squadra (65%). E in Nazionale? Dybala non ha fino ad ora mai inciso veramente con la maglia del suo Paese, disputando  29 partite condite da soli 2 gol e 5 assist. L’attuale CT Lionel Scaloni (ex-giocatore di Lazio e Atalanta) lo ha impiegato 16 volte, più di qualunque altro allenatore della Selecciòn, tuttavia nella scorsa Copa America (nella quale l’Argentina ha raggiunto il terzo posto) è sceso in campo da titolare una volta sola contro il Cile (presenza condita da un gol) e tre da subentrato. La speranza è che possa rilanciarsi nel 4-3-3 impiegato dal tecnico dell’Albiceleste come prima punta allo stesso modo che con Sarri, agendo però più come rifinitore che come bomber, nell’attesa che sia lui il prossimo protagonista nella vittoria di un trofeo che l’Argentina aspetta da troppi anni.

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Milan, è giusto continuare con Maldini alle sue condizioni?

Paolo Maldini vorrebbe continuare a far parte della dirigenza del Milan – scrive oggi La Gazzetta dello Sport -, ma  con la garanzia di partecipare alle decisioni cruciali in tema di mercato e di allenatore, senza più accontentarsi di un ruolo meramente rappresentativo. Nell’ultimo anno soltanto rare conferenze stampa. Si è esposto su Rangnick, presunto nuovo allenatore, non ritenendolo un profilo giusto per il calcio italiano. Si dice che la proprietà non abbia preso molto bene la sua riflessione e le vacanze natalizie in Florida dopo il 5-0  di Bergamo con l’Atalanta, ma nessuno ha mai messo in discussione la sua permanenza. Rappresenta il Milan, la faccia bella del club, la continuità da rappresentare all’estero. Gazidis ha sempre caldeggiato il suo impiego in dirigenza e continua a crederci, perché il milanismo all’interno della società non sia azzerato e perché Paolo è un valore anche all’estero. Ma la scelta spetta a lui, chiamato a decidere se vuole andare avanti dopo aver visto gli altri mollare, come Leonardo e Boban. Perciò ora detta le sue condizioni. Maldini non ha potuto occuparsi subito di quello che era successo prima con Boban, con l’intervista alla Gazzetta e il conseguente licenziamento, perché prima c’era la questione della salute, ma bisognerà parlarne quando la situazione migliorerà. Se è vero che adesso la questione più urgente da risolvere è la ripresa della Serie A, il futuro di Paolo Maldini non è una questione meno urgente.

Nel calcio attuale non solo le bandiere e la rappresentatività, ma anche i consigli forniti dall’esperienza di chi ha vissuto lo spogliatoio intensamente e per lungo tempo non sembrano più avere un valore importante, se messi a confronto con la logica del profitto e con la necessità di far quadrare i conti, a maggior ragione per l’esistenza di ferrei (ma solo per alcuni) meccanismi di controllo finanziario. Le questioni di cuore vanno a scontrarsi con questioni di pura razionalità strumentale, il potere decisionale a chi sa come accontentare la gente “vs” a chi sa meglio condurre un’azienda in base a necessità economico-finanziarie,  uno scontro che nel XXI secolo non coinvolge solo il calcio, ma tutti gli ambiti della società, fino alla politica. L’accantonamento di Maldini, come già avvenuto con Totti e non solo, testimonierebbe ancora una volta la vittoria della seconda opzione, quella che (purtroppo) più si addice ai nostri tempi. Tuttavia  anche la sua permanenza con un ruolo meramente rappresentativo rappresenterebbe una repressione di quella che è sicuramente la volontà di Paolo di incidere in modo sostanziale sulle scelte tecniche del club e, come successo (ancora una volta) con Totti, potrebbe in seguito sfociare in una brusca rottura con la società e uno sfogo doloroso.

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Coronavirus, la situazione dei calciatori di Serie A

Coronavirus, la situazione dei calciatori di Serie A

Molti i giocatori risultati positivi al Covid-19 anche se la maggiorate di loro al momento ha terminato la quarantena ed è ufficialmente guarita.

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




Stop Serie A, l’Atalanta è l’unica che meriterebbe un premio

Stop Serie A, l’Atalanta è l’unica che meriterebbe un premio.

Lo diciamo senza problemi e senza voler provocare nessuno, anzi, l’intento è solo quello di fare un po’ di ordine tra le chiacchiere, fuori luogo, in questo periodo così unico nella storia del nostro paese.

Priorità, di questo si tratta, la priorità della salute del paese e di seguire le indicazioni del governo. Chiaramente in tutti gli ambiti si sta discutendo su chi stia realmente dando priorità e su chi stia cercando ancora di fare i propri interesse, tutti comportamenti opinabili e soggettivi ma che qualcuno però deve pur mettere in ordine. E l’unico strumento che può mettere ordine è la realtà dei fatti.

Il calcio si è fermato, a fatica, fatica dovuta dalla bramosia di ottenere un premio, un obiettivo, un agognato risultato del sudore e della fatica, dei soldi spesi e delle scelte effettuate. Un pensiero umano, un pensiero di tutti coloro che si chiedono che fine farà il proprio lavoro dopo questa emergenza. Pensiero non lecito di fronte però a quello che sta accadendo: tornando alla realtà infatti, non serviamo noi per dire cosa sta succedendo.

Delle squadre di Serie A si stanno valutando i singoli comportamenti, la Lazio chiede di proseguire, una delle squadre più in forma e più lanciate al momento dello stop, altre hanno optato per il silenzio, altre ancora stanno lottando direttamente con il Coronavirus; poi c’è l’Atalanta. L’ultima squadra italiana a mettere piede su un campo di pallone, l’ultima emozione calcistica prima di tutto questo ce l’hanno regalata gli uomini di Gasperini, battendo il Valencia in casa loro, dove per un attimo ci è sembrato tutto normale.

Atalanta, squadra di una città in ginocchio, squadra della città dei carri armati,  una delle immagine forse più iconiche del nostro millennio, che finiranno nei libri di storia. Una squadra che stava vivendo fin qui la migliore stagione della sua storia, con dei quarti di finali di Champions che chissà se giocheranno mai, con un quarto posto da difendere, con un calcio emozionante da voler ancora esprimere. Lo ha detto anche Gasperini, sarebbe piaciuto divertire ancora la gente, dichiarazione che in parte sono sembrate fuori luogo, ma una verità la lasciano: l’Atalanta ha fatto divertire tutti.

Quindi se veramente c’è tutta questa brama di assegnare un trofeo, un premio, una qualsiasi cosa, datelo all’Atalanta, o datelo direttamente a Bergamo, come volete: ma il centro d’Italia ora è lì ed il centro del nostro calcio se deve ancora esistere, si spostasse lì, sui piedi di Ilicic, sulla voglia del gruppo, sulla mente geniale di Gasperini. Se proprio vogliamo che il calcio conti qualcosa in questa situazione, facciamolo con l’Atalanta.

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Florenzi, retroscena di mercato: è stato vicino all’Atalanta

Florenzi-Atalanta: c’eravamo quasi

Secondo quanto riportato da Sky Sport, l’ormai ex esterno della Roma è stato ad un passo dal vestire la maglia della Dea nell’ultima sessione invernale di mercato. I nerazzurri, una volta superato il girone di Champions League, avevano infatti individuato in lui il giocatore d’esperienza utile ad affrontare gli ottavi. Il destino vuole che non sia stata trovata l’intesa su formula e cifre del trasferimento e che Florenzi, poi passato in prestito al Valencia, sia stato eliminato agli ottavi di Champions proprio dall’Atalanta, giocando tra l’altro solo gli ultimi dieci minuti della sfida di ritorno.

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