La Roma è alla ricerca di un esterno offensivo, l’ultimo nome è Boga

La Roma è alla ricerca di un esterno offensivo, l’ultimo nome è Boga

Sappiamo oramai da mesi come la dirigenza romanista stia monitorando il mercato degli attaccanti esterni, specialmente da quando ha dovuto rinunciare a Zaniolo. Ora che la vendita della società ha subito una brusca frenata, Pallotta e Petrachi si stanno muovendo per rinforzare la squadra in vista della prossima stagione. Indipendentemente dal recupero di Zaniolo, alcuni giocatori offensivi non hanno ancora pienamente convinto Fonseca, che ha quindi richiesto un miglioramento sulle corsie offensive. Nelle ultime settimane è circolata con insistenza la suggestione Pedro, esterno in forza al Chelsea, con il contratto in scadenza il prossimo giugno. L’esterno ex Barcellona ancora non ha firmato per nessuna squadra e sta valutando l’offerta migliore, la Roma è quindi in attesa di una risposta e nel frattempo sta sondando altre piste. L’ultima idea riguarda un altro giocatore legato al Chelsea, Boga. L’esterno ivioriano gioca con il Sassuolo, ma i blues hanno un diritto di ricompra fissato a 15 milioni euro, inoltre il numero 7 neroverde è seguito con interesse dal Napoli e dall’Everton.

 

Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE

Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!

 




Tare a 360 gradi sul momento del calcio e della Lazio

Tare a 360 gradi sul momento del calcio e della Lazio

Il direttore sportivo della Lazio nella giornata di ieri è intervenuto ai microfoni di Sky Sport, rispondendo alle numerose domande dei giornalisti; Tare ha così detto la sua su un’eventuale ripresa, sulle accuse che sono state rivolte alla società in questo periodo, sulla crescita dei ragazzi di Inzaghi e del progetto Lazio. Ecco le parole del direttore sportivo biancoceleste:

“Siete preoccupati che si possa terminare qui la stagione?
Non siamo preoccupati, è stata trasmessa male questa idea della Lazio che spinge per la ripresa. Quello che abbiamo ce lo siamo guadagnato, siamo solo un punto dietro alla Juve, ma ci sono ancora 36 punti da conquistare e matematicamente non abbiamo ancora nemmeno la presenza in Europa League. Ho sentito che nelle prossime ore potrebbe uscire un’altra ordinanza del ministro dello Sport che potrebbe bloccare il campionato, ma questo non è nelle loro competenze. Deve decidere la FIFA che ha detto che i campionati vanno chiusi entro la fine dell’anno solare. Siamo disposti a riprendere anche in autunno seguendo il modello del Mondiale in Qatar. Secondo me è importante finire questo campionato perché sarà di grande importanza per gestire quello dopo”.

“Paratici dice che i calciatori sono preoccupati, come si sentono i giocatori della Lazio?
È giusto chiarire delle cose, la Lazio è stata la prima squadra che si è fermata a causa della pandemia e siamo stati i primi a rispettare dall’inizio alla fine tutte le ordinanze. Siamo rimasti tutti fermi e abbiamo rispettato tutte le regole. Mi risulta che altre squadre hanno ancora giocatori fuori dal Paese, non spetta a me giudicare ma un’opinione personale me la posso permettere. Forse siamo parsi un po’ aggressivi perché analizzando cosa comporterebbe lo stop dell’industria abbiamo visto che i danni che subirà il movimento calcistico italiano saranno molto importanti. Parlare di Scudetto a 12 partite dalla fine mi sembra una parola grossa. Per lo Scudetto serve il campionato perfetto dall’inizio alla fine, noi siamo stati perfetti fino allo stop. Non è detto che lo saremo fino alla fine, ma io me lo auguro”.

“Questo campionato può farvi cambiare indirizzo sul mercato?
Io penso che il nostro percorso sia molto difficile, siamo partiti da anni molto difficili e adesso, negli ultimi anni, analizzando il lavoro fatto siamo andati molto vicino sempre alla Champions League. Il lavoro c’è sempre stato, ma non dobbiamo nascondere che le possibilità sono quelle che sono. Noi abbiamo fatto un progetto controcorrente, puntando sui giovani, anche sconosciuti che negli anni sono cresciuti a livello tecnico e fisico. Non è un caso che dopo la Juve siamo la seconda squadra più titolata in Italia negli ultimi anni. Noi non abbiamo osservatori, il nostro lavoro viene fatto attraverso una rete di contatti e questo sicuramente porta al club un bel risparmio”.

“I giocatori si sentono pronti?
Dobbiamo fermarli noi, sono 2-3 settimane che ci telefonano chiedendo notizie, dicendo che vogliono iniziare perché non ce la fanno più. Anche loro hanno festeggiato quando hanno visto l’ordinanza della Regione Lazio perché finalmente si può ricominciare”.

“La crescita della squadra?
Quando ho iniziato questo lavoro ho cercato sempre di analizzare il lavoro degli altri, guardando Milan, Inter, Juventus. Formello si è trasformato diventando un modello per gli altri, chiunque arriva alla Lazio si sente protetto. Servono anni e tante sconfitte da cui si può imparare tanto. La sconfitta di due anni fa all’ultima giornata contro l’Inter, che ci ha tolto la Champions League, è stata molto importante. Da lì abbiamo costruito la squadra di adesso. Per vincere serve la stagione perfetta, io mi auguro che la Lazio possa farlo, ma penso che la rosa attuale della Lazio sia lunga e anche larga. In tante gare sono state fondamentali le seconde linee”.

“Luis Alberto è uno dei giocatori migliori quest’anno per la Lazio e in Serie A.
Quando è arrivato a Roma si è presentato da me in ufficio dicendo che il calcio italiano non era per lui, io gli ho detto che non avevo mai conosciuto un giocatore che dopo quattro giorni avesse capito come funzionava il mondo. Nei primi 6-7 mesi ha faticato più per questioni ambientali che tecniche. Gli mandavo tutti i giorni i video dei suoi allenamenti per fargli capire quanto era forte. Poi Inzaghi è stato bravo ad aiutarlo nel momento difficile che ha passato. Penso sia uno dei giocatori migliori del calcio italiano”.

“La Juventus sembra soffrire contro di voi, come mai?
Non lo so perché, per anni è stata una squadra che ci metteva in difficoltà, partivamo sempre sotto 1-0. Poi negli ultimi anni la ruota è girata, abbiamo vinto la Supercoppa col gol di Murgia e da lì qualcosa è cambiato. I giocatori hanno capito che si può fare. Mi ha fatto molto piacere la vittoria in Supercoppa in Arabia Saudita, soprattutto per come l’hanno approcciata. I ragazzi erano sicuri di vincerla, questo fa capire che dal punto di vista mentale la squadra è al livello della Juve”.

“C’è un episodio che ha fatto cambiare mentalità alla squadra?
La vittoria della Coppa Italia dell’anno scorso. Prima si parlava della Lazio come di una sorpresa che però non aveva ancora fatto il passo decisivo. Abbiamo fatto tanti colloqui con la squadra, dobbiamo essere una squadra che può lottare anche per obiettivi al vertice perché non si possono sentire frasi come “la Lazio ha vinto la Coppa Italia ma è arrivata ottava in campionato”. Abbiamo sempre cercato di proteggere la squadra mettendo obiettivi magari anche un po’ più bassi, ma ora dobbiamo essere chiari e dire per cosa dobbiamo lottare e anche questo ci ha aiutati”.

“Milinkovic-Savic può andare via?
Se i giocatori pensano di aver chiuso un ciclo possono anche andare. Anche il Napoli ha ceduto dei giocatori importanti ed è rimasta comunque competitiva e questo può succedere anche per Milinkovic-Savic. È rimasto cinque anni alla Lazio, ci sono state tante richieste. Le cose vanno valutate sempre al termine della stagione”.

“Preoccupato di riprendere dopo l’interruzione nel miglior momento della Lazio?
Se dovessimo partire domani, vedendo cosa abbiamo vissuto negli ultimi due mesi, penso che siamo la squadra più motivata per vincere questo Scudetto. Sarebbe un grande peccato veder sfumare questo obiettivo, c’è curiosità per vedere come la squadra si presenterà alla ripresa”.

“Il vostro cambio di rotta è arrivato con l’arrivo di Acerbi.
È stata una grande sorpresa, è arrivato quando abbiamo perso De Vrij che è andato all’Inter. Abbiamo conosciuto un calciatore di un altro pianeta, è impossibile non essere un suo fan. È il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via, non c’è una partita nemmeno amichevole dove lui non dia il massimo. È un trascinatore”.

“Immobile?
L’unico problema che avevamo all’inizio è che il suo stipendio era fuori dalla nostra portata, appena si è aperto uno spiraglio con il Siviglia siamo stati bravi a intervenire. Lui ci è venuto incontro accettando di ridursi l’ingaggio pur di venire alla Lazio. È un trascinatore, per noi è stata una grossa fortuna”.

 

Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE

Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!




Fiorentina, 4,5 milioni di ragioni per blindare Chiesa

Fiorentina, 4,5 milioni di ragioni per blindare Chiesa

In casa viola si pensa in grande, Rocco Commisso sembra davvero intenzionato a riportare la Fiorentina in alto. Già durante il mercato invernale il presidente italo-americano è intervenuto con decisione nel rinforzare la formazione, portando a Firenze: Duncan, Kouamè, Cutrone, Amrabat (per giugno) ed Igor. Inoltre ha ribadito con sempre maggior insistenza che Castrovilli e Chiesa non indosseranno un’altra maglia la prossima stagione; proprio riguardo al figlio d’arte La Repubblica riporta un’indiscrezione: Commisso sarebbe pronto a blindarlo offrendo un contratto da 4,5 milioni di euro a stagione. La mossa del presidente può essere soggetta ad una duplice interpretazione: la prima la volontà primaria di mantenere i suoi gioielli; e la seconda, la più importante, l’intento di alzare il monte ingaggi per trattenere  i grandi giocatori a Firenze, mandando così un messaggio chiaro sulla competitività della Fiorentina in sede di mercato. Con queste mosse la viola potrebbe anche essere una meta più gradita per i grandi giocatori; il processo di crescita della viola è appena iniziato, e lo viviamo tutti con la speranza che possa tornare alla ribalta una città magnifica ed una squadra storica del nostro calcio.

 

Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE

Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!




Nuno Campos: “Con Fonseca stiamo visionando giocatori interessanti”

Nuno Campos: “Con Fonseca stiamo visionando giocatori interessanti”

L’allenatore Nuno Campos, vice del tecnico giallorosso Paulo Fonseca e suo fidato amico e collaboratore, ha parlato ai microfoni di Tribunaexpresso.pt spiegando il quotidiano lavoro che fa in videochat con i calciatori e con l’allenatore della Roma, ha poi raccontato della sua quarantena, dell’importanza dell’analisi dei video e dei dati nel calcio moderno e dell’adattamento inizialmente complicato al calcio italiano. Andiamo a vedere cos’ha detto nello specifico:

Sei in italia?
“Sì, sono a Roma, da solo, perché la mia famiglia è a Esposende”.

Come va l’isolamento?
“Non è un momento facile, né per me né per nessuno, perché siamo confinati nelle nostre case. A volte esco un po’, ma solo qui vicino casa mia, dobbiamo rispettare ciò che ci è stato imposto, perché la cosa più importante è passare questo momento. Faccio esercizi e vedo alcuni giocatori che potrebbero interessarci, lo faccio insieme a Paulo. A volte lavoriamo anche insieme, ma ovviamente è un lavoro completamente diverso da quello a cui eravamo abituati. È un momento difficile per tutti. Stare qui da solo penso che sia un po’ più complicato, ma credo che anche per una famiglia che è a casa non sia facile. Non ci siamo abituati, ma dobbiamo essere forti e contribuire, a modo nostro, a superare questo momento”.

Riesci a fare qualche lavoro con i giocatori?
“Sì. Nuno Romano ha questa parte più fisica e lavora con i giocatori ogni giorno. Fanno videoconferenze congiunte sulle piattaforme esistenti, anche in linea con il dipartimento medico del club, perché ci sono anche giocatori che si stanno riprendendo da infortuni. È un lavoro quotidiano ed è più Nuno che se ne occupa”.

José Boto ti ha descritto come “una delle persone in Portogallo che meglio conoscono il calcio e lo spiega”. Non hai voglia di condividere il tuo modo di lavorare?
“No, non abbiamo quel tabù di non condividere il nostro pensiero sul calcio. Penso che le persone oggi abbiano accesso a molte informazioni, ma a volte ottengono un’idea sbagliata da alcuni allenatori. Penso che quando dimostriamo il nostro pensiero sul gioco, riveliamo esattamente in che modo vogliamo operare. E poi il nostro team, nel gioco, mostra se ciò che diciamo è vero. Ho avuto ottime conversazioni con Boto, perché è una persona molto esperta nella zona e mi piace parlare con persone che capiscono quello che stiamo dicendo, perché se siamo molto antagonisti nel modo in cui vediamo il gioco, è difficile avere una conversazione. Preferisco non essere in conflitto con nessuno, ognuno difende ciò che vuole. Naturalmente, trovo più facile parlare con persone che condividono la mia visione del gioco. Boto è uno di questi, perché gli piacciono le squadre che prendono il controllo del gioco, che sono protagonisti, che apprezzano la palla, che valorizzano il giocatore. Non nascondiamo le cose. I giochi sono aperti oggi, scambiamo i video dei nostri giochi con i nostri avversari, perché il campionato italiano ha un programma che consente l’accesso a tutte le partite, quindi oggi non c’è molto da nascondere. In passato era tabù parlare e mostrare qualcosa, ma penso che oggi non dovrebbe esserlo, perché condividere opinioni non significa che l’altro sarà in grado di contraddire ciò che pensiamo. Questo è il motivo per cui studiamo gli avversari e abbiamo anche alcune sfumature per sfruttare l’avversario per fare questo o quello. Penso che, soprattutto, sia la fiducia che abbiamo nel nostro lavoro, perché quando l’abbiamo e guardiamo dentro non abbiamo problemi a esporre agli altri ciò che pensiamo. Penso che provenga da questo nostro modo di essere e di parlare con gli altri. Paulo è lo stesso. Paulo va alle conferenze stampa e qui in Italia i giornalisti, è divertente, fanno molte domande tattiche e penso che sia ancora più facile per un allenatore rispondere a queste domande. E Paulo spiega tutto. Dà anche spesso gli undici che giocheranno il giorno successivo. Il nostro obiettivo: i giocatori, dentro, sanno come superare le diverse difficoltà”.

L’altro giorno ho sentito Abel Ferreira dire che aveva trascorso alcune ore al telefono con te. Questa condivisione avviene anche tra allenatori?
“Non parlo da vicino con molti allenatori, ma con quelli con cui parlo, parlo spesso e parlo di tutto. Abel è uno di questi e non ho problemi a condividere con lui e con gli altri informazioni, perché parliamo la stessa lingua, abbiamo idee simili. Con Abel discuto molto su alcuni dettagli riguardo il rischio di fare certe cose. Riconosco che, forse, sono più rischioso rispetto ad Abel. Con questo, non voglio dire che Abele debba fare come dico io, ma anche lui non mi farà fare come dice lui (ride ndr.). È una discussione salutare e sono felice di farlo, perché Abel è una persona che ama parlare di calcio. E mi piace anche molto come persona, abbiamo una relazione stretta da molti anni”.

Hai appena parlato della grande quantità di informazioni che esiste oggi sul gioco. Forse sono queste conversazioni che trasformano l’informazione in conoscenza acquisita.
“Senza dubbio. E direi anche di più: troppe informazioni, per chi non è sicuro, è solo una complicazione. Cosa intendo con questo: quando abbiamo un percorso in cui abbiamo già pochi dubbi e, nel nostro caso, il nostro modello di gioco è in continua crescita, non ci causa nessuna differenza nella lettura di molte informazioni, ma non abbiamo sfruttato tutte le informazioni, molte delle quali non le usiamo. Quando abbiamo ancora molti dubbi, perché stiamo iniziando una carriera e non siamo ancora sicuri del nostro modello, allora possiamo correre il rischio, con così tante informazioni divergenti, di non sapere come muoverci. Intendo informazioni a livello tattico ma anche a livello di altre cose, perché al giorno d’oggi si parla molto della PNL, della parte fisica e di tutto e di niente. C’è molta conoscenza che, in pratica, a volte può aiutare, ma se è in eccesso, fa anche male. Ci sono molte aree in cui lo stesso allenatore finisce per dover creare un filtro, perché non può raggiungere tutti i giocatori con queste informazioni, perché non capiranno, non avranno pazienza e, se alziamo il livello, non vorranno nemmeno ascoltare. Dobbiamo essere in grado di avere la sensibilità di metterci dall’altra parte. Mi rivolgo qui agli allenatori che stanno iniziando, perché ci sono molti che pensano che sapere di più sia sempre meglio – e a volte non lo è, e finisce per far male”.

Quando eri un giocatore, quali informazioni avevi?
“Quando ero un giocatore non c’era quasi nulla (ride ndr.). C’era un assistente dell’allenatore, un allenatore, un allenatore di fitness e un allenatore dei portieri. Ho avuto diversi allenatori e, più tardi, quasi alla fine della mia carriera, ho avuto Jorge Jesus. Posso dire che impariamo da tutti, non è un cliché, perché forse con alcuni impariamo cosa non fare. È così. Ora, l’opinione che ci sia del gioco oggi, pochissime persone lo avevano in quel momento, anche perché non c’erano informazioni che esistono oggi, non c’erano mezzi che esistono oggi. Il video aiuta molto tutti gli allenatori e allora non era utilizzato. Oppure, se c’era, era guardare 90 minuti su un nastro VHS. Sto iniziando a essere vecchio, è un problema (ride ndr.)”.

E come hai conosciuto Paulo Fonseca?
“È una storia interessante, perché non ho mai giocato con Paulo nella stessa squadra, abbiamo sempre giocato l’uno contro l’altro. Ma avevamo amici in comune, in particolare uno, Quim Zé, il direttore sportivo di Mafra. Ero spesso con Paulo alle feste di compleanno dei figli o della moglie di Quim Zé o del suo. Anche Paulo era stato allenato da Jesus e forse questa condivisione del suo modo di giocare ci rende più vicini l’uno all’altro in termini di pensiero. Quim Zé ci ha permesso di discutere molto sull’idea del gioco e, a volte, Paulo aveva bisogno di un assistente per allenarsi nelle juniores di Estrela. Poi ho parlato con lui ed è stato facile: “Cosa ne pensi del gioco? Per me, questa è la cosa più importante”. Certo avevamo lo stesso modo di pensare, forse perché Jesus era stato il collegamento. Ed è così che abbiamo iniziato a lavorare insieme”.

Avete cominciato a fare sul serio quando siete arrivati all’Aves, in seconda divisione: hanno offerto a Paulo 2.400 e lui li ha divisi con te.
“Siamo stati due anni alla Pinhalnovense ed era già una squadra molto solida nella seconda divisione B ,questo ci ha permesso di avere giocatori migliori. Lì abbiamo fatto un buon lavoro e guadagnato visibilità, perché in quelle due stagione siamo arrivati ai quarti di finale della coppa di Portogallo due volte. Il primo anno siamo stati eliminati dal Naval 1º Maio che era nella massima divisione e nel secondo anno ci ha eliminato il Porto al Dragao. […] Poi è arrivato l’Aves e Paulo li ha incontrati. E probabilmente non saremmo qui a parlare oggi se Paulo non avesse avuto il cuore che ha, ha fatto qualcosa che nessuno avrebbe fatto. Aveva già avuto un’offerta che era bassa, comparata alla maggior parte degli allenatori, perché arrivava dalla Seconda Divisione B, e già la condivideva con me. Loro non volevano più tecnici, avevano lì il loro staff, ma Paulo ha detto: “Vengo, ma solo col mio assistente”. E hanno detto che non avevano soldi per pagare: “Ma non ti sto chiedendo soldi, ti sto solo dicendo che vengo con il mio vice”. Paulo ha condiviso ciò che gli è stato offerto ed entrambi abbiamo guadagnato poco, ma eravamo felici di lavorare insieme in un campionato professionistico (ride ndr.). Questo è qualcosa che fanno solo poche persone, guardare le cose senza il minimo problema in termini materiali. Non si tratta solo di dare soldi, non è abbastanza per lui o per me, perché avevamo le nostre famiglie, ma siamo andati e abbiamo lasciato tutto alle spalle. Abbiamo quasi pagato per allenare”.

Ci sono state delle difficoltà arrivati a Roma?
“Sì, quando siamo arrivati a Roma c’erano delle difficoltà. È un campionato difficile, in cui gli allenatori preparano molto bene le partite. Questo cambia la direzione del nostro pensiero? No. Possiamo avere una sfumatura o un’altra, anche le caratteristiche dei giocatori possono essere importanti per questo, ma la maggior parte del nostro modello di calcio non cambierà mai. Vogliamo essere protagonisti e vogliamo sempre controllare il gioco per dominarlo, perché in questo modo difendiamo meglio”.

Come è cambiato il vostro modo di approcciarvi alle partite in Italia?
“Ad esempio, le differenze nella prima fase della costruzione sono cose che i giocatori percepiscono facilmente e non vedono come un grande cambiamento. Qui in Italia, i giocatori sono abituati a lavorare in modo molto tattico con gli allenatori. Nella prima fase di costruzione abbiamo diverse soluzioni e già le dominano. Sotto pressione anche abbiamo diversi modi di giocare a seconda dell’avversario. Ma, nel mezzo di queste due cose, ce ne sono molte altre che sono difficili. Non possiamo addestrare tutto, perché non abbiamo tempo, né possiamo sempre dare feedback su qualunque cosa”.

Cosa pensi che manchi ancora alla Roma?
“La Roma è un club fantastico. Questo è considerato l’anno zero per tutti, è l’anno in cui abbiamo iniziato a costruire un’idea di gioco, a voler costruire una squadra forte, che richiede tempo e, naturalmente, potremmo aver bisogno di alcuni rinforzi. Penso che abbiamo già gettato le basi per la prossima stagione per essere migliori. L’obiettivo è quello di essere al 4 ° posto. Siamo molto contenti di tutti, infatti, siamo innamorati della città e del club, perché le persone sono state tutte fantastiche, remando nella stessa direzione, cercando di aiutare e abbiamo un ottimo feedback da parte dei giocatori e dello staff. Abbiamo avuto molti infortuni, ma era un problema che veniva anche dal passato. In questa stagione abbiamo il 16% di infortuni in meno rispetto alla scorsa stagione a Roma, che sembra strano, perché sono stati tantissimi.  Anche nelle lesioni muscolari, la percentuale è diminuita molto. Abbiamo anche avuto un problema con i campi e qui e il club ha fatto un grande sforzo e ha cambiato tutti i terreni dove ci alleniamo. Penso che tutti abbiano cercato di aiutare. Paulo Fonseca è uno aperto alla discussione e mi sento privilegiato a far parte del suo team. Penso di poter parlare anche per tutti gli altri elementi, perché abbiamo totale apertura per discutere di tutti gli argomenti che vogliamo. Non solo noi, ma anche l’intera struttura del club. Naturalmente Paulo prende la decisione finale, ma il dibattito sulle idee ci consente sempre di aggiungere qualcosa e i dubbi ci fanno riflettere. La decisione viene successivamente presa da Paulo, ma ascolta tutti. È un grande piacere e un’enorme felicità per me poter lavorare in questo contesto, con un team tecnico che considero uno dei migliori al mondo, grazie al modo in cui discute e discute di tutto. Questo per dirti che questo è il nostro anno zero e che il tempo ci aiuterà a consolidare ulteriormente le cose. Quando la stagione si è fermata stavamo di nuovo bene, ma prima abbiamo avuto un periodo meno buono, anche a causa di infortuni ai giocatori chiave e non è facile superare questi momenti. Stavamo crescendo e penso che i giocatori siano soddisfatti”.

Cosa guardi durante le partite?
“Abbiamo un modo di lavorare tale che Paulo di solito guarda e si concentra sull’area dov’è il pallone, e io devo concentrarmi sulla parte opposta, controllando la preparazione per la palla persa, ad esempio”.

Qualcuno parla con te durante le partite?
“Sì. Tiago Leal vede le partite da sopra la partita e mi riferisce”.

E tu filtri quello che arriva a Paulo?
“Sì così è come lavoriamo. Paulo vede la partita nell’insieme, io mi concentro su dove non è il pallone perché attacchiamo con tanti giocatori e non possono esserci sviste, perché ci esponiamo di più degli altri.
Tiago mi segnala le cose e alcune le ho già individuate e dette a Paulo o direttamente ai giocatori, ma alcune volte nota dei dettagli dall’avversario, perché magari c’è stato un cambio o sta aprendo uno spazio che non pensavamo si sarebbe aperto . A volte do le informazioni a Paulo, altre volte le tengo per me e aspetto il momento giusto e altre parlo direttamente con i giocatori, se sono vicini. Guardando tutti le partite nello stesso modo, è molto facile lavorare insieme. Paulo è una persona fantastica che permette di fare cose che probabilmente altri non fanno […]”.

Quando siete arrivati a Roma, Totti se n’è andato perché ha detto di non essere stato consultato in merito al vostro ingresso. Avevi paura che le sue parole potessero avere un effetto negativo sui tifosi?
“Non abbiamo parlato con Totti, ma ovviamente abbiamo tutto il rispetto per lui. È un dio a Roma perché ha una carriera incredibile. Quando parli di Roma, parli di Totti. Penso che sia naturale quello che detto perché magari non ci conosceva, penso che sia normale. Totti poi ha rilasciato altre interviste dicendo che siamo molto bravi, che possiamo aiutare Roma e anche che abbiamo bisogno di rinforzi. Questo non è da tutti, perché doveva andare contro ciò che aveva detto precedentemente. Totti merita tutto il nostro rispetto ed è un grande piacere sentirlo dire dalla sua bocca. Siamo innamorati di Roma, onestamente, è un grande piacere essere qui”.

Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE

Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!




Mazzola: “Orgoglioso di quanto fatto all’Inter. Avrei voluto chiudere al Toro”

Mazzola: “Orgoglioso di quanto fatto all’Inter. Avrei voluto chiudere al Toro”

Sandro Mazzola, figlio dell’indimenticato Valentino, a 71 anni dalla tragedia del Grande Torino a Superga si è aperto a La Gazzetta dello Sport, raccontando aneddoti della sua bella carriera ed emozioni che lo legano a questa ricorrenza: “Alle 17 uscirò anch’io sul balcone di casa: mio nipote mi darà la sua 10…”.

Andiamo e vedere cos’ha detto nell’intervista:

PRIMA VOLTA A SUPERGA – «Per me è sempre stato così il 4 maggio: un raccoglimento intimo, un’emozione intensa da non condividere se non in famiglia. Ecco perché nella mia vita ho evitato con cura di salire a Superga proprio nel giorno della tragedia. Ci sono andato spesso, sia chiaro, ma quando non c’era folla e quindi uno o due giorni prima o magari uno due giorni dopo. Non ho mai dimenticato la prima volta. Ero nella Primavera dell’Inter e per un impegno scolastico di vitale importanza non potetti salire sul pullman dei compagni che andavano appunto ad affrontare il Toro al Filadelfia. La defezione venne segnalata ai dirigenti in società da Benito Lorenzi e, credo su suggerimento di “Veleno”, mi ritrovai a bordo di un’auto del club subito dopo quell’esame in classe. Beh, avvicinandoci a Torino, vidi il colle e la Basilica: me li avevano descritti diverse volte, ma vederli fu traumatico. Da quel momento non capii più niente. Dovettero trascinarmi in campo e giocai probabilmente la peggiore partita della mia vita. Ho detto giocai? Ma in realtà vagavo inebetito: però sia durante che dopo, nessuno dei miei compagni osò dirmi niente. Erano stati informati di quel mio dramma privato».

CELEBRAZIONI AI TEMPI DEL CORONAVIRUS – «Capisco il momento e capisco anche il disorientamento di tifosi così legati a quella squadra. Ma non ci sarà proprio niente, niente? Ah, un breve rito al Filadelfia e una mobilitazione da casa tra le cinque e le cinque e cinque… Eh, io il balcone ce l’ho… E pure la maglia granata numero 10: regalata a mio nipote l’anno scorso. Quando Valentino si ritrovò sul prato del Fila in mezzo ai giovanissimi del Toro: si celebrava il secolo dalla nascita di papà. Un pensiero delizioso del club e per me, figlio e nonno, un’emozione struggente. Alla fine mi diedero la parola, riuscii a esprimere giusto un paio di ringraziamenti a Cairo, a Pulici. Il groppo in gola impediva alle sillabe di formarsi».

RIMPIANTI DELLA CARRIERA – «Alla fine della stagione 1976-77 io avevo deciso di smettere con il calcio giocato. Avrei compiuto 35 anni in novembre e quindi non ero così malmesso: insomma, avrei potuto reggere uno-due anni ancora ma il presidente dell’Inter, Ivanoe Fraizzoli, aveva disegnato per me un dopo calcio incredibilmente lusinghiero. “Sandro, ti consegnerò l’Inter, organizzamela tu. Gli avevo dato un assenso di massima ma mai avrei immaginato cosa sarebbe accaduto dopo».

TORINO – «Il Toro mi chiama e mi offre di chiudere la carriera con loro… Era un ottimo Toro, peraltro, c’era il gruppo del tricolore, volevano arricchirlo. Io rimasi folgorato dalla prospettiva di finire nel club di papà».

INDECISIONE – «La notte che precedette la decisione non riuscii a chiudere occhio. Mi tornavano alla mente i flash della mia poca vita con papà. Eravamo al Filadelfia, inseguivamo un pallone, a un certo punto papà che mi stava davanti si fermava, si girava e con le mani faceva dei gesti come a significare vieni Sandro, raggiungimi. Ricordo questa nottata di sofferenza infinita. Ma poi al mattino decisi di declinare quella proposta».

SENTIMENTI CONTRASTANTI – «In me hanno convissuto sentimenti contrastanti. L’orgoglio di essere stato una bandiera dell’Inter, di aver vinto tutto in nerazzurro e di rappresentare uno dei calciatori più importanti di questo glorioso club. Che però poi si mescola al grosso rammarico dell’occasione persa: manca alla mia vita quell’altra ricca dose di orgoglio che avrei provato indossando la maglia di papà».

PARAGONE CON PAPÀ VALENTINO MAZZOLA – «Se mi hanno mai detto che ho superato mio papà? Non avrebbe potuto perché io forse ho vinto di più, ma papà da centrocampista vinceva la classifica cannonieri. Altro livello. Inarrivabile».

 

Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE

Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!




Spadafora: “Ripresa del calcio? Per ora non se ne parla proprio”

Spadafora: “Ripresa del calcio? Per ora non se ne parla proprio”

“Leggo cose strane in giro ma nulla è cambiato rispetto a quanto ho sempre detto sul Calcio: gli allenamenti delle squadre non riprenderanno prima del 18 maggio e della ripresa del Campionato per ora non se ne parla proprio. Ora scusate ma torno ad occuparmi di tutti gli altri sport e dei centri sportivi (palestre, centri danza, piscine, ecc) che devono riaprire al più presto!”, così in un post sul suo profilo Facebook il Ministro per le politiche giovanili e lo sport, Vincenzo Spadafora, chiarisce il suo punto di vista circa l’eventuale ripresa di allenamenti e campionati di calcio in Italia.

Già tre giorni fa, come si legge su ANSA, Spadafora era intervenuto al programma televisivo ‘Mi manda Rai3’ per chiarire un altro importante punto sul quale sarà fondamentale discutere per decidere per il futuro del calcio giocato, ovvero il protocollo di sicurezza per gli allenamenti in gruppo, senza il quale il Governo non darà l’ok alla ripresa della stagione: “Se la Figc e la commissione tecnico scientifica del governo troveranno un’intesa sul protocollo di sicurezza, gli allenamenti riprenderanno; viceversa sarà il governo a decretare la chiusura del campionato. Se non ci sara’ quell’accordo, ci assumeremo noi questa responsabilità, facendo in modo che il calcio come altri settori possa avere meno danni possibili. Siamo al punto che bisogna lanciare un appello alla lega di Serie A per finire qui con le polemiche e gli scontri. Il calcio deve essere simbolo di leggerezza, passione, di gioco e debba dividerci solo per il tifo”.

 

Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE

Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!




Lazio, l’ultimo nome per l’attacco è Dzyuba

Lazio, l’ultimo nome per l’attacco è Dzyuba

Il calcio sta affrontando come tutti sappiamo una fase di stallo da ormai due mesi, e come è lecito immaginarsi il calciomercato che ci apprestiamo a vivere sarà concentrato su scambi, prestiti e parametri zero. La Lazio del presidente Lotito, quasi certa della partecipazione alla prossima Champions League, è una delle squadre concentrate sul rinforzare la rosa in tutti i reparti. Tra le richieste di mister Simone Inzaghi c’è anche quella di un attaccante di peso, forte fisicamente e nel contrasto aereo, che possa dare delle soluzioni differenti rispetto ai tre centravanti attualmente in organico. L’ultimo nome che riporta la Gazzetta dello Sport è quello di Artem Dzyuba, 31enne, russo, in scadenza di contratto con lo Zenit San Pietroburgo; è altro quasi 2 metri e potrebbe assicurare le qualità giuste per completare il reparto. Dzyuba ha trascorso l’intera carriera in Russia, collezionando numerose presenze in europa con le maglie del Rostov, dello Zenit e dello Spartak Mosca; il fatto che non si sia mai cimentato con un altro campionato genera qualche dubbio su un suo rapido inserimento nel gruppo, motivo per cui la società non ha ancora deciso di affondare il colpo per portarlo a Roma.

 


Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE


Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!




Juventus, manca ancora la decisione ufficiale per tornare ad allenarsi

Juventus, manca ancora la decisione ufficiale per tornare ad allenarsi

Dal 4 maggio sarà possibile tornare ad allenarsi, ma non è detto che tutti lo facciano. Poche sono infatti le squadre che sicuramente torneranno ad allenarsi nella giornata di domani (Sassuolo), sono molte invece quelle che lo faranno nel corso della prossima settimana come Lazio, Napoli e Roma. La Juventus, complice anche la situazione Dybala, non ha ancora presentato alcune decisione ufficiale riguardo un’eventuale ritrovo alla Continassa, a dare la notizia è Sky Sport, che specifica anche come non sia arrivata una comunicazione di rientro ai 9 giocatori all’estero, che dovranno scontare i 14 giorni di quarantena una volta atterrati in Italia. Ieri è intervenuto anche Giulini, presidente del Cagliari, riguardo la riapertura dei centri sportivi, affermando di non esser intenzionato a far ripartire gli allenamenti senza che prima sia stato presentato un protocollo di sicurezza. Il Cagliari anche quindi al momento non ripartirà, nonostante la Sardegna sia stata una di quelle regioni, con Emilia Romagna, Campania e Lazio ad anticipare il Governo, aprendo agli allenamenti dei club con delle ordinanze pubblicate tra sabato e venerdì.

 


Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE


Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!

 




L’Australia pronta ad aiutare la Premier:”Finite qui la stagione!”

L’Australia pronta ad aiutare la Premier:”Finite qui la stagione!”

Le Federazioni di calcio europee le stanno provando tutte per evitare la chiusura anticipata della stagione 2019-2020. Non abbiamo ancora dei protocolli di riferimento, ma Spagna, Italia, Germania ed Inghilterra hanno dato il via libera per la ripresa degli allenamenti individuali nei centri sportivi. Ieri poi in Premier si è fatta strada la proposta di Gary Williams, un agente inglese, che vive a Perth in Australia; l’idea è quella di svolgere le più di 90 partite rimanenti della Premier League in Australia. Molte squadre inglesi hanno accolto con piacere la proposta, altre si sono dimostrate più restie. “Il piano B” della Federazione inglese è stato anche riportato dal giornale The Sun, che spiega come la maggior parte delle partite si giocherebbero a Perth, dove ci sono ben 4 impianti da calcio, e che molte squadre già conoscono per averci svolto alcuni ritiri estivi; il quotidiano inglese afferma anche che le autorità australiane appoggiano questa soluzione. Per adesso l’idea di Williams rimane una semplice suggestione, vedremo se nelle prossime settimane sarà prese in considerazione più seriamente.


Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE


Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!




Oggi è previsto l’incontro tra la FIGC ed il Comitato tecnico scientifico

Oggi è previsto l’incontro tra la FIGC ed il Comitato tecnico scientifico

Oggi, domenica 3 maggio, è una giornata importante per delineare il futuro della stagione di calcio 2019-2020. E’ previsto un incontro tra la commissione medica della FIGC ed il Comitato tecnico scientifico, che si occuperà di esaminare il protocollo per la ripresa ideato dalla Federcalcio e proporrà, se possibile, delle raccomandazioni utili a tutelare la salute degli addetti ai lavori. La speranza è che l’incontro sia collaborativo, e che si possa trovare una soluzione per far lavorare le  280mila persone  che dipendono economicamente dal calcio; d’altro canto bisognerà avere il coraggio di sospendere la stagione, se non potranno essere predisposte le condizioni sanitarie per evitare la diffusione del virus,  e fare un passo indietro al fine di ripensare l’attuale sistema calcio per evitare un’ecatombe di medio-piccole società  nelle serie minori. Il punto centrale che genera incertezza tra gli addetti ai lavori è come si possa gestire un nuovo contagio con il campionato in corso. Quarantena per la squadra? per il giocatore? di quanti giorni? L’incontro di oggi dovrebbe chiarire questi scenari e sopratutto le modalità di svolgimento degli allenamenti di squadra, che dovrebbero partire il 18 maggio. Se il Comitato tecnico scientifico non dovesse approvare il protocollo dei medici della FIGIC per gli allenamenti collettivi, la sospensione diventerebbe quasi certa.

tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE


Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!