Rifondazione Italia: Conte, Ancelotti o Mancini?
Manca 10 giorni al malinconico ritorno in campo dell’Italia: dopo la clamorosa mancata qualificazione al mondiale in Russia, gli Azzurri dovranno dare vita a una nuova era, con nuove idee, nuove facce e anche un nuovo allenatore. Per i match contro Argentina (23/3) e Inghilterra (27/3) sarà Luigi Di Biagio a diramare le convocazioni e a guidare in campo la Nazionale: l’ex allenatore dell’Under 21 sarà però, a meno di clamorose conferme, solo un traghettatore, fino a quando non sarà stato scelto il vero allenatore della rinfondazione. Nei giorni scorsi, sui giornali sportivi sono girati tanti nomi, ma quelli di Antonio Conte, Roberto Mancini e Carlo Ancelotti con più insistenza e fondatezza. Quale di loro è il più adatto per cominciare un nuovo ciclo azzurro?
Antonio Conte

L’attuale allenatore del Chelsea dovrebbe concludere a fine stagione la sua avventura in Inghilterra. Dopo la Premier vinta lo scorso anno, i rapporti con la dirigenza sono precipitati giorno dopo giorno, a partire dal deludente mercato estivo. Il 5° posto in campionato, a 4 punti dalla zona Champions League, non basterà ad Abramovic per convincersi a riallacciare i rapporti con Conte. Il 48enne leccese è probabilmente la prima scelta della Lega, ma anche la più complicata: difficilmente il tecnico deciderà di riprendere in mano la squadra azzurra dopo solo due anni dall’Europeo del 2016. Inoltre, c’è anche la corte del Paris Saint-Germain a complicare le trattative.
Roberto Mancini

L’allenatore dello Zenit San Pietroburgo ha già espresso la sua voglia di azzurro: “Ho un sogno: vincere da c.t. ciò che non ho vinto da calciatore: un Mondiale. È da 40 anni che lavoro in campo tutti i giorni, da calciatore e da allenatore. E poi sono giovane, posso ritornare in un club dopo la Nazionale…In grandi club ho lavorato e vinto. Allenare la Nazionale è bello. Sarebbe un onore, un orgoglio. E vincere un Europeo o un Mondiale ancora di più. I giovani bravi ci sono. Mi piacciono Belotti, Pellegrini, Romagnoli che può crescere ancora tanto. E ogni stagione ne vengono fuori altri.” Bastano queste parole per trasmettere ai tifosi dell’Italia la voglia dell’ex Inter di cominciare un nuovo ciclo. La sua freschezza e la sua determinazione potrebbero essere un ottimo stimolo per i giocatori.
Carlo Ancelotti

Esonerato a inizio stagione del Bayern Monaco, Ancelotti è in cerca di una nuova avventura e ha già strizzato l’occhio alla Nazionale: “Io ct della Nazionale? No, non è un’ipotesi lontana, Costacurta mi conosce bene e io conosco bene lui. È necessario per la Nazionale aspettare. Io ufficialmente sono ancora sotto contratto (con il Bayern Monaco, ndr), altri stanno lavorando ed è giusto aspettare per valutare il lavoro di Di Biagio nella Nazionale maggiore.” Tradotto, se ci fosse la possibilità non ci vorrebbe molto a trovare un accordo con la Lega. L’esperienza e la caratura dell’ex Milan potrebbero essere un’ottima ricetta per trasmettere la vittoria nel dna della nuova squadra.









Ciro Immobile, vietato frenare ora
La gara contro il Napoli può rappresentare una svolta per l’Inter (fare punti è necessario per inseguire il sogno Champions) ma soprattutto per Mauro Icardi; l’attaccante argentino, complice anche un infortunio, non segna da sei partite. Un digiuno troppo lungo per uno che in area di rigore ci si trova benissimo. Ritrovare la via della rete per trascinare l’Inter in Europa e per aumentare quel bottino di goal che, al momento, lo vede fermo a quota 18.
Una delle storie più belle di questa Serie A è sicuramente quella di Fabio Quagliarella; l’attaccante della Sampdoria, nonostante i suoi 35 anni, sta vivendo una seconda giovinezza nella stagione d’oro della sua squadra. Diciassette goal segnati e un sogno, neanche troppo impossibile, di ottenere la qualificazione in Europa League. Il percorso è ancora lungo ma i blucerchiati, con un Quagliarella così, non devono temere assolutamente nulla.
Mertens, più che al titolo di capocannoniere, sta pensando allo scudetto; l’attaccante del Napoli si sta confermando ad altissimi livelli nel ruolo di prima punta (viste le sue caratteristiche sarebbe meglio chiamarlo falso nueve) e i numeri sono dalla sua parte: 28 goal l’anno scorso, 17 in questa stagione con ancora 11 partite da disputare. Il tempo non manca: sia al Napoli per detronizzare la Juventus, sia per la voglia di Mertens di diventare capocannoniere.
Champions League 2007/2008, ottavi di finale gara di andata. Il Milan, atteso dall’Arsenal, ha il dubbio portiere: Dida ha il mal di schiena e Kalac un dito lussato; Ancelotti riuscirà a recuperare l’estremo difensore australiano che si rivelerà decisivo nell’arco del match. La gara è equilibrata con i rossoneri perfetti nel difendersi e ripartire grazie alla velocità di Pato. L’occasione più clamorosa, però, capita sulla testa di Adebayor che all’ultimo secondo prende una clamorosa traversa; l’errore, fortunatamente per i Gunners, non influirà sulla qualificazione.
La gara di ritorno sancisce la fine di un’era; il Milan dei successi di Tokyo, Montecarlo e Atene si arrende di fronte al giovane Arsenal di Wenger. i rossoneri, con un giovane Pato ad affiancare Inzaghi in attacco, creano ma non riescono a trovare la via della rete. I ragazzi di Ancelotti nella ripresa non riescono a tenere il buon ritmo del primo tempo ed iniziano a soffrire le avanzate dei Gunners. Quando il match sembra destinato a proseguire nei supplementari, Fabregas e Adebayor gelano San Siro e spediscono l’Arsenal ai quarti di finale.
Una serata che i tifosi rossoneri difficilmente dimenticheranno; il Milan demolisce l’Arsenal nell’andata degli ottavi di finale della Champions League 2011/2012. I rossoneri, trascinati da un Robinho in serata di grazia, colpiscono per ben quattro volte il fianco dei Gunners, incapaci di reagire di fronte ad un diavolo scatenato. Gran merito del successo va ad Allegri, in grado di preparare al meglio il match. Le porte dei quarti di finale sono spalancate ma il ritorno non sarà così semplice.
Doveva essere una formalità ed invece si è trasformato in un vero e proprio incubo. Il Milan, nel ritorno degli ottavi di Champions, ha rischiato di vivere una seconda notte stile Deportivo. L’Arsenal, sceso in campo senza nulla da perdere e spinto dal calore del proprio pubblico, chiude la prima frazione sul tre a zero; i rossoneri sono alle corde, incapaci di reagire e con un secondo tempo da affrontare. Nella ripresa è un altro Milan (fare peggio era obbiettivamente difficile): più cattivo e più determinato ma l’occasione capita a Van Persie e solo un miracoloso Abbiati salva i suoi dal peggio. Alla fine passa il Milan, costretto ad arrendersi ai quarti contro il Barcellona