Conte può costruire un’Inter da Scudetto?


Nel podcast di martedi 18 giugno di Calcio (al) Mercato abbiamo voluto parlare di una delle squadre più attive finora nelle trattative: la nuova Inter di Marotta, che ha già preso Conte come nuovo allenatore e definito l’acquisto di Godin a parametro zero.

L’Inter sta cercando di costruire una rosa competitiva per la vittoria dello Scudetto, ma cosa manca? Serve fare numerosi acquisti di livello o bastano alcuni innesti? Conte è veramente l’uomo che può scardinare la Juventus dal suo trono?

Infine, il caso Icardi da cui – seppur paradossalmente – l’Inter esce vittoriosa: resta da capire dove andrà, visto che fra le interessate c’è proprio la stessa Juventus.




Conferenza d’addio di Totti: quale futuro per la Roma?

Il podcast di Lunedi 17 giugno di Calcio (al) Mercato è dedicato alla conferenza stampa d’addio di Francesco Totti.
L’ex capitano della Roma, infatti, ha rassegnato le proprie dimissioni dal ruolo di dirigente. Totti lascia il club dopo oltre 30 anni.

L’ex campione del mondo ha toccato tanti temi nella conferenza durata quasi un’ora e mezza: dalle problematiche societarie al rapporto con la proprietà tirando fuori molte verità rispetto ai ruoli di comando e le trame dirigenziali.
Totti ha dipinto un quadro quasi catastrofico alzando interrogativi sul club sia dal punto di vista tecnico che manageriale.

Ci siamo dunque chiesti – in base alla rappresentazione fatta dall’ex capitano e non solo – quale possa essere il futuro di questa società, sempre più spaesata e senza punti di riferimento in campo e fuori.

 




De Rossi e i suoi fratelli: le migliori barbe nel mondo del calcio

Migliori barbe – La barba non fa il filosofo, così diceva il saggio. Ma la domanda è un’altra. La barba fa il calciatore? Probabilmente no, ma al giorno d’oggi molti giocatori manifestano look bizzarri con annesse barbe stravaganti.

La redazione di RadioGoal24 ha stilato una classifica delle migliori 10 barbe nel mondo del calcio.

10 – Timothy Howard

La classifica si apre con il numero uno statunitense. L’ex Everton sfoggia fiero la sua barba difendendo i pali della nazionale americana. Il suo look non è passato inosservato neanche al presidente Barack Obama che, dopo l’ottimo mondiale, si è complimentato con il portiere invitandolo però a “tagliarsi la barba”.

9 – Joe Ledley

Al nono posto troviamo Joe Ledley. Il gallese, attualmente svincolato, ha mostrato la sua folta barba negli ultimi quattro anni al Crystal Palace. Famoso anche per i suoi balletti (l’ultimo dopo lo strepitoso europeo del Galles), grazie alla sua barba è diventato un uomo simbolo della propria nazionale.

8 – Raul Meireles

Come non inserire nella nostra Top 10 il portoghese Raul Meireles. Il suo taglio di capelli, sempre stravagante, non poteva che essere accompagnato da una barba altrettanto particolare. A differenza di tanti altri calciatori all’interno della classifica, la barba del centrocampista viene curata nei minimi dettagli anche in maniera esagerata.

7 – Matthias Holst

La posizione numero sette della nostra classifica è occupata da Matthias Holst. Il centrale tedesco che attualmente milita nel Rödemisser SV, sfoggia una barba lunga e folta che sicuramente spaventerà gli attaccanti che si troverà di fronte.

6 – Michel Morganella

Tanti i motivi che hanno fatto parlare di Michel Morganella. Tra i vari post discutibili sui social e il suo stile molto particolare, spicca la barba che l’esterno del Palermo ha tenuto per diversi mesi. Questa volta il motivo è nobile: infatti la promessa fatta dallo svizzero fu quella di non radersi fino alla nascita del suo primogenito Marlon.

5 – Nat Borchers

Quinta posizione per il difensore statunitense Nat Borchers. Dopo aver fatto le fortune Portan Timblers è stato costretto a ritirarsi nel febbraio di quest’anno, dopo un grave infortunio. Il difensore era conosciuto in MLS come “il barba“.

4 – Daniele De Rossi

Al quarto posto c’è il capitano della Roma Daniele De Rossi. Le ottime prestazioni con la maglia della Roma e della nazionale italiana sono accompagnate dalla sua immancabile barba. Nel 2010, anno in cui la squadra capitolina sfiorò lo scudetto, cominciò a farsi crescere la barba sino ad un eventuale vittoria del campionato. Ancora oggi possiamo apprezzarla.

3 – Asgeir Asgeirsson

Terzo gradino del podio per il calciatore islandese Asgeirsson. Dopo diverse esperienze all’estero, il centrocampista è tornato in patria sfoggiando la sua barba bionda. In poco tempo è divenuto un idolo del web. Attualmente fa tremare le gambe agli avversari di serie b islandese.

2 – Adam Clayton

Al secondo posto troviamo Adam Clayton. Il centrocampista dell’Huddersfield Town, squadra che milita in Championship, mostra una barba molto lunga tinta di bianco e azzurro, colori sociali del suo club. Il motivo è nobile visto che il calciatore promise, su Twitter, di tingersi la barba nel caso in cui le donazioni alla Town Foundation avessero raggiunto una buona somma in pochi giorni.

1 – Davide Moscardelli

D’obbligo la prima posizione per Davide Moscardelli in questa classifica così singolare. L’attaccante nato a Mons è colui che ha fatto diventare la barba lunga una vera e propria tendenza. Tutto nacque da una scommessa fatta dal bomber italiano nel periodo del mercato invernale nel 2013. Promise che se il suo passaggio al Bologna si fosse concretizzato avrebbe tagliato completamente la barba. L’impegno, che fu mantenuto, scatenò il dissenso dei tifosi spingendo l’ex Chievo Verona a farsi crescere la barba più lunga che mai.

 




La Top 10 dei calciatori che fumano

Il connubio calcio-fumo non è una novità di oggi visti i molti giocatori che anche nel passato hanno ammesso di fumare, tra cui: Bruno Conti, Maradona, Gigi Riva, Sebino Nela, Dario Hubner, Michel Platini, Gianluca Vialli, Giorgio Chinaglia, Totò Schillaci e molti altri.

Per questo noi di RadioGoal24 abbiamo deciso di stilare una Top 10 dei calciatori che fumano. Scopriamo insieme la classifica:

10 – Buffon

Il portierone della Juventus e della Nazionale venne paparazzato qualche estate fa in pieno relax sulla spiaggia, con l’allora ex compagna, mentre fumava una sigaretta beato sulla sdraio.13514391_1731868893769196_733710888_n

9 – Ashley Cole

Il terzino inglese è noto specialmente per le vicende extracalcistiche, specie a Roma, dove non ha lasciato un grande ricordo. Ecco una sua dichiarazione durante il periodo romano: “In Italia mi sento libero come un uccello: vai a cena fuori, ti bevi un bicchiere di vino, puoi fumare senza essere crocifisso e nessuno ti dice niente”.

ASHLEY COLE

8 – Tonelli

Il difensore toscano, attualmente in forza al Napoli, venne beccato a fumare una sigaretta a poche ore dal match tra Empoli, squadra dove militava al tempo, e Atalanta, all’uscita dall’hotel.TONELLI

7 – Boateng

Un Kevin Prince Boateng in grandissima forma quello nella foto: sigaretta e birra e tanta strafottenza. Piccolo particolare: la foto è stata scattata durante un controllo antidoping quando il ghanese militava tra le file dello Schalke04. Non male dai.

6 – Snejider

Anche il centrocampista olandese, ora in forza al Nizza, non rinuncia al vizio del fumo durante una bella giornata al mare.

SNEIJDER

5 – Verratti

Quando l’italiano venne pizzicato a fumare ci fu molto scalpore in Francia tant’è che questa foto mise in grande imbarazzo il suo club, il PSG.

VERRATTI

4 – Berbatov

L’attaccante bulgaro è noto per la sua vita fatta spesso e volentieri d’eccessi. Berbatov, in questa foto, venne pizzicato con un sigaro e un bel bicchiere di Martini.

3 – Balotelli

Ovviamente, sul podio, non può mancare il Bad Boy per eccellenza: super Mario Balotelli. Anche l’attaccante italiano  stato paparazzato in balcone, a torso nudo, ai tempi del Milan. Ecco alcune dichiarazioni di Roberto Mancini in merito: “So che Balotelli fuma. Gli ho detto di smettere: se fosse mio figlio, lo prenderei a calci nel sedere”. 

2 – Neymar

Il 2° posto di questa speciale classifica lo ottiene Neymar. Il brasiliano, da poco trasferitosi al PSG, venne immortalato nel balcone della sua stanza d’Hotel, ai tempi del Barcellona, dopo una doccia a fumarsi una sigaretta.

1 – Nainggolan

Vince Radja Nainggolan qui intento a mostrarci un pacchetto di Marlboro Gold. Ecco le dichiarazioni del CT del Belgio sul vizio del Ninja: “Cerco sempre di dargli una camera con il balcone, in modo tale che il rilevatore di fumo non intervenga. Credo che sia l’unico tra i “Diavoli Rossi” a fumare. Se gli avessi proibito di fumare cinque, sei sigarette al giorno, penso che avrebbe distrutto la stanza. Sarà un suo problema se giocherà fino a 30 anni invece che a 35 anni”.

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Le 5 invasioni di campo più divertenti degli ultimi anni

Invasioni di campi – L’invasione di campo è da anni parte integrante di molti sport, specialmente del calcio. Diverse le motivazioni che spingono un fan ad entrare nel terreno di gioco, vuoi per qualche mania di protagonismo, per protesta o semplicemente per incontrare uno dei propri beniamini che sono lì a pochi metri dagli spalti. Nonostante sia un gesto da condannare, talvolta si vengono a creare situazioni molto particolari e tutte da ridere.

Proprio per questo la redazione di RadioGoal24 ha stilato la classifica delle 5 invasioni di campo più divertenti degli ultimi anni.

 

5. Sutton-Arsenal (La maschera da Giraffa)

Nel 2017, durante la partita valida per gli ottavi di FA Cup tra Sutton United e Arsenal, un tifoso della squadra locale ha fatto irruzione nel rettangolo di gioco con un look molto stravagante: seminudo con una maschera da giraffa in testa, il tutto accompagnato da un paio di boxer che recitano “Kiss me”.

 

 4. Tottenham-West Ham (Il calcio di punizione del tifoso)

Durante il match tra Tottenham e West Ham, nel sabato che diede il via alla Premier League del 2014, un tifoso si rese protagonista di un episodio davvero singolare: poco prima che Christian Eriksen si accingesse a battere un calcio di punizione, un ragazzo scavalcò le barriere e pensò bene di tirarlo al posto del danese. Nonostante l’ottimo tiro, fu subito portato fuori dalla sicurezza.

 

3. Barnsley- Manchester United (L’invasore fa goal)

Nell’ottobre del 2009 si giocò la partita tra Barnsley e Manchester United, valida per la Carling Cup, che vide trionfare i Red Devils per 2-0. L’unico goal segnato dai padroni di casa non venne convalidato. Perché? Semplice, fu realizzato da due tifosi della squadra locale, che scipparono la palla al portiere dello United prima che battesse una rimessa da fondo campo.

 

2. Sydney Wanderers-Al Hilal (L’uomo nudo)

Il 25 ottobre del 2014 si giocò la gara di andata della Champions League asiatica, quando all’improvviso un tifoso dei Sydney Wanderers entro in campo indossando solo un capo di abbigliamento: la sciarpa. Vani i primi tentativi di placcaggio da parte della sicurezza per il tifoso, che divenne subito l’eroe della serata.

 

1. Sunderland-Manchester City (Spiderman)

Al primo posto un supereroe. Infatti, nel corso del match tra Sunderland e Manchester City nel 2014, è entrato in campo un tifoso con addosso un costume da Spiderman. Il ragazzo cercò, invano, di intrappolare nella sua tela i giocatori della squadra ospite che però, ragni a parte, si impose per 4-1 sui padroni di casa.




L’Italia deve essere rifondata: i calciatori li porta Alessio Sundas!

Il noto procuratore sportivo, Alessio Sundas, è intervenuto ai microfoni di RadioGoal24 per parlare dell’argomento del momento: la crisi della Nazionale Italiana di Calcio. Siamo ormai in un calcio che non ha campioni, non ha infrastrutture, non ha nemmeno una federazione, ma sopratutto manca di un’identità precisa. Cambiare allenatore serve? Provare nuovi moduli o giocatori? No, se poi ti mancano le basi per costruire un progetto importante. Manca quella che noi chiamiamo italianità, un sentimento nazionale che per Alessio Sundas è la base per ripartire. I discorsi teorici non bastano per risolvere la situazione, servono anche provvedimenti pratici, concreti. L’agente sportivo ha quindi la soluzione: ripartire dal basso, provare a puntare su quei talenti che le serie minori offrono, che danno sangue e sudore per la propria maglia e che morirebbero per affrontare le sfide della Nazionale. Giocatori come Mattia Vaccaro, ex primavera del Napoli, potrebbero  e dovrebbero avere più spazio nei grandi club, i quali invece tendono troppo spesso virano su calciatori stranieri. Ripartire da questi ragazzi, cercare di farli esplodere, è anche il lavoro di Alessio Sundas, il quale sta lavorando in maniera incessante per trovargli futuro, dovendo tuttavia spesso rivolgersi a squadre straniere. Cercare di ricostruire dal basso, tornare ad essere una squadra ed una nazione più “proletaria” è il grido d’allarme che Sundas e tanti altre persone del settore lanciano a tutti i tifosi d’Italia: occorre cambiare e farlo in fretta.

Per sentire l’intervista completa vi invitiamo ad accedere al player allegato all’articolo: per ulteriori approfondimenti ed interventi, potete consultarci sulla nostra sezione radio , la nostra pagina Facebook o il nostro canale Spreaker.

 




DAZN ha già fallito?

DAZN in Italia è come mettere due piedi in una scarpa.
È complicato guardarlo, è complicato accettarlo, è complicato pronunciarlo, verrebbe da dire cosa c’è di bello in DAZN, la nuova piattaforma che si è presa i diritti della trasmissione esclusiva di tre gare fondamentali della nostra Serie A; in molti direbbero Diletta Leotta (quale maschietto direbbe di no), ma in realtà al momento DAZN ha ricevuto solo una pioggia di insulti: Lorenzo scrive su Instagram: “Preso il ticket da 9 mesi ma se questa è la qualità chiederò il rimborso”; ancora più duro Fabio “Non si capisce un cavolo va a scatti da paura e la mia connessione è potente… adesso in qualche modo mi faccio ridare i soli o metto subito un avvocato, non ho problemi”; ancora più simpatico Simone “La Leotta con questa qualità sembra Raffaella Carrà”. E sono una marea, quasi la totalità, i commenti negativi degli utenti con tre problematiche principali riscontare: La qualità bassa, il buffering e il ritardo di diretta.
Svisceriamo il fatto e analizziamo dove sono le colpe. Che DAZN sia qualcosa di innovativo è senza ombra di dubbio, internet è il futuro dell’intrattenimento, in alcuni casi già il presente; in Italia la diffusione dell’online ha raggiunto l’89% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni, con 43 milioni di italiani che dichiarano di poter accedere a internet, un dato che è in crescita di anno in anno. Dati che porterebbe alla buona riuscita del mezzo DAZN, ma se andiamo a valutare le tre problematiche riscontrate ci rendiamo conto che il problema è differente: come può una piattaforma streaming avere la stessa efficacia di una televisiva? Ma soprattutto i vertici di DAZN hanno chiaro il fatto che il problema persiste a causa del server, che oltre un certo tot non potrà mai essere troppo largo in Italia. Per i meno esperti in materia, un server più è grande più permette molteplici connessioni nello stesso istante, il reale problema di questo esordio di DAZN: dunque torniamo all’origine, come può una piattaforma online avere i diritti ESCLUSIVI di un evento così visto come la Serie A in Italia? DAZN va anche in altri paesi, come la Germania, dove però non ha i diritti della Bundesliga ma dei campionati esteri, non scontrandosi quindi con questi problemi. È dunque nella spartizione dei diritti il problema? Oppure è un modo per “educare” gli italiani verso un futuro a banda larga? Attendiamo l’evoluzione, di certo in un paese che conta la banda minore d’Europa al pari della Grecia non si può non dire che non sia un azzardo. Si pronuncia DAZN, si legge polemica.

Vi ricordiamo che per ulteriori approfondimenti potete seguire la pagina YouTube di RadioGoal24, quella Instagram, il nostro profilo Facebook e il nostro canale Spreaker o la nostra sezione dedicata per seguire tutte le radiocronache della Serie A




ESCLUSIVA RG24 – Lazio, Cucchi: “Vi racconto lo Scudetto vinto a Perugia”

Riccardo Cucchi è intervenuto durante la nostra trasmissione DoveOsanoLeAquile. Ecco le sue parole.

Come è nata la tua passione per la Lazio?

“E’ nata con il calcio, io credo naturalmente che non sia possibile fare il lavoro che ho fatto io, quello che stai cercando di fare tu, senza essere appassionati di calcio. E per essere appassionati di calcio, inevitabilmente, ognuno di noi deve avere una squadra del cuore. Sono nato a Roma, quando ero ragazzino mio papà mi porto’ a vedere una partita della Lazio, avevo dieci anni era un Lazio-Vicenza, da lì nacque la mia passione per il calcio, che già avevo conosciuto attraverso la radio e soprattutto per i colori della maglia biancoceleste, ma io sono anche altrettanto convinto che non sia possibile che un giornalista sia anche tifoso. Ecco questo abbinamento giornalista-tifoso è un abbinamento impossibile nel nostro mestiere, in modo particolare per chi fa servizio pubblico, io direi in modo generale per tutti i giornalisti. Fedele ad una bella definizione di Enzo Biagi del nostro mestiere, Enzo Biagi definì’ cosi’ il giornalista: “un testimone della realtà”. Beh se devi essere un testimone della realtà, e io credo che un giornalista sia testimone della realtà, deve essere ovviamente un testimone attendibile, quindi obiettivo e di conseguenza è impossibile abbinare il proprio mestiere alla passione per una squadra. Ma direi di più vorrei allargare anche all’orizzonte, è impossibile essere giornalisti e tifosi, qualunque sia l’ambito nel quale il giornalista opera. Mi riferisco naturalmente alla politica, mi riferisco naturalmente alla cronaca, mi riferisco alla giudiziaria. Un giornalista non deve prendere parte, un giornalista deve raccontare i fatti e fare in modo che chi ascolta, naturalmente, si possa formare un’opinione. Quindi non è stato difficile per me diciamo mettere da parte la mia passione per la Lazio, tenerla nascosta per trentotto anni e rispondendo ogni volta che qualcuno mi faceva la fatidica domanda “per quale squadra tifi?”, rispondendo appunto “se ho una squadra del cuore lo saprete quando smetterò’ di lavorare” perché ritengo che sia giusto che un giornalista sia, diciamo, distaccato dai fatti che racconta e li possa raccontare con obiettività, la massima obiettività possibile.”

Qual è stata quel giorno l’emozione a Perugia? Nel senso, sapendolo tu ma non potendolo dire, commentando la partita, quant’è stata la gioia al momento del fischio finale, dopo quell’acquazzone, dopo la ripresa e quando la Lazio finalmente era di nuovo campione d’Italia?

“Guarda ti racconto l’episodio, lo racconto a quelli che sono in ascolto in questo momento. Io nel 1974, in quel famoso Lazio-Foggia, che con il calcio di rigore di Chinaglia decreto’ il primo scudetto a favore della Lazio, io ero in curva, nella Curva Nord a vedere la partita e avevo naturalmente incollato all’orecchio la radiolina, una volta si faceva cosi’, all’interno della quale sentivo la voce di Enrico Ameri che era in postazione cronaca allo Stadio Olimpico e che raccontava quella partita, che raccontava il calcio di rigore di Chinaglia e che al fatidico triplice fischio finale grido’ al microfono “Lazio campione d’Italia”. Bene io in quel momento avevo un sogno, naturalmente non sapevo se l’avessi potuto realizzare o meno, e quello cioè di fare il mestiere di Enrico Ameri, ero appena uno studente, e naturalmente immaginai in quel preciso momento, mentre Ameri gridava “Lazio campione d’Italia!” immaginai pensa che meraviglia sarebbe se un giorno riuscissi a fare questo mestiere e magari mi toccasse, mi capitasse l’occasione di poter gridare, come stava facendo Ameri in quel momento “Lazio campione d’Italia”. Quindi immaginati un po’, quando io ero stato inviato a Perugia per Perugia-Juventus e naturalmente ricorderanno tutti quelli che sono in ascolto, lo ricorderai anche te, la Juventus era in testa alla classifica. Alla Juventus sarebbe bastato battere il Perugia per aggiudicarsi lo scudetto. Questa era la ragione per la quale Perugia-Juventus era il primo campo e Lazio-Regina era il secondo campo con Bruno Gentili, perché eravamo tutti convinti che alla fine la Juventus, anche in quella stagione, avrebbe conquistato il suo scudetto. Poi andò’ come tutti sappiamo, andò che la partita fu interrotta per un’ora, il nubifragio straordinario, incredibile, biblico che si abbatté su Perugia. Ricordiamo tutti il goal di Calori al quarto minuto di gioco, la partita finita all’Olimpico con la gente ancora ferma sugli spalti, ad attendere l’esito di Perugia-Juventus, seppi soltanto dopo, molto dopo, che all’interno dello Stadio Olimpico la mia voce veniva diffusa, quindi i tifosi laziali erano lì in trepida attesa per sapere dalla mia voce come sarebbe finita Perugia-Juventus. Quindi immagina un po’ nel momento in cui Collina decreto’ la fine della partita cosa potesse attraversare il mio cuore, la mia testa, la mia mente. Cercai naturalmente di essere, come sempre, colui che celebra uno scudetto,  ho cercato di celebrarli tutti allo stesso modo, io soltanto sapevo quale tempesta emotiva stava attraversando evidentemente il mio cuore. Lo raccontai poi, tornando a casa, a mio figlio che nel frattempo era allo stadio e aveva vissuto Lazio-Regina dallo Stadio Olimpico e fu lui a raccontarmi che la mia voce era stata diffusa all’interno dello stadio, quindi davvero una giornata memorabile da questo punto di vista.”

Lazio-Roma al di là della rivalità è veramente tornato un derby che compete le prime posizioni, nel senso tra due squadre che si giocano finalmente qualcosa o che comunque fanno parte integrante di questo campionato ed è una delle prime volte da molti anni in cui non c’è effettivamente una favorita,  non c’è una squadra che è in vantaggio sull’altra perché entrambe stanno facendo, veramente, un ottimo campionato.

“E tra l’altro una stagione che ha regalato agli appassionati di Roma e Lazio quattro derby, cosa che non capita frequentemente. Quindi diciamo che il derby è diventato una costante del calcio romano, che ha bisogno secondo me, sia dalla parte laziale, sia dalla parte romanista, di ritrovare un po’ di passione, di ritrovare quell’entusiasmo che caratterizzava i derby. Sai , avendo i capelli bianchi, io ti posso raccontare di aver visto, da tifoso, tanti derby a Roma e ricordo sempre lo Stadio Olimpico gremito di pubblico. Ricordo persino derby nei quali, tanti anni fa, tifosi della Lazio e della Roma, erano mescolati insieme e le bandiere della Lazio e della Roma sventolavano una accanto all’altra. All’epoca in cui ero ragazzo non c’era la divisione tra curve, settori di una squadra o dell’altra. Quindi ecco, quel tipo di passione che ricordo ultimamente si era un po’ smarrita, vuoi per la divisione dei settori delle due curve, vuoi per tanti altri fattori, per disamore nei confronti magari di scelte societarie e quant’altro. Bene io sto in qualche modo percependo il ritorno di questa passione. Io sono stato a vedere il derby di ritorno, tra Roma e Lazio, di Coppa Italia, non più da radiocronista, ma da semplice appassionato e ho fatto una scelta precisa, dopo trentotto anni sono tornato allo stadio, non più da giornalista, non più da radiocronista e ho scelto di vedere il derby di Coppa Italia in Curva Nord assieme ai tifosi della Lazio, perché era un desiderio che coltivavo da tanti anni e sono tornato a fare, per un giorno, il tifoso in curva. Io ho notato e percepito dalla parte della Curva Nord una tale passione, un tale entusiasmo, un tale attaccamento alla maglia della Lazio, che mi ha fatto pensare, appunto, che qualcosa stesse cambiando. Tra l’altro quella era la serata nella quale si inaugurarono le curve senza barriere, ecco io credo che ci sia un ritorno da questo punto di vista, tra l’altro, una curiosità che ti fornisco, in quella occasione, una telecamera di Radio2 mi scopri’, mi sorprese, mi riprese e questa sera in una trasmissione che andrà in onda su Rai2 che si chiama Nemo, questa sera mi hanno detto che manderanno un filmato, il quale testimonia la mia presenza in curva e soprattutto la grande passione e il grande affetto con il quale sono stato accolto all’interno della curva, dai tifosi della Lazio. Ma tutto questo per dirti che comunque il derby di Roma stia tornando quello che era una volta. Un derby di passione, entusiasmo e soprattutto, una grande speranza, un derby di serenità, di passione serena e un derby dedicato e riservato alle famiglie. Io ho visto tanti bambini in curva e spero che naturalmente anche domenica, ci siano bambini allo stadio.”

Tornerai allo stadio domenica? E che partita ti aspetti da amante del calcio?

“Io mi aspetto una partita bella, mi aspetto una partita giocata a cuore aperto, dall’una e dall’altra. Beh sappiamo che Roma e Lazio hanno entrambi obiettivi importanti da centrare nel corso di questa stagione. La Roma deve ovviamente blindare il secondo posto, che rappresenta l’obiettivo più importante a sua disposizione. Il secondo posto significa accesso diretto alla Champions League, il secondo posto che significa confermare che dopo la grande Juventus, una Juventus straordinaria e un avversario impossibile per tutti in questo momento, c’è comunque la Roma. E la Roma non può’ stare del tutto tranquilla, perché è vero che ha quattro punti di vantaggio sul Napoli, ma il Napoli è sempre il Napoli e io direi che questo campionato che ci ha regalato tante partite imprevedibili, risultati imprevedibili, naturalmente potrebbe regalare altre sorprese, cosa che la Roma non si augura, quindi la Roma deve naturalmente conquistare i tre punti. Ma i tre punti servono anche alla Lazio, che deve evidentemente continuare la sua galoppata verso l’obiettivo della qualificazione in Europa League. La Lazio, a differenza della Roma, ha un altro obiettivo stagionale, che è rappresentato naturalmente dalla finale di Coppa Italia. Finale complicatissima, difficilissima, credo che sia davvero inimmaginabile che la Lazio possa battere questa Juventus. Pero’ nel calcio tutto è possibile ed è legittimo che la Lazio ci creda e ci debba credere naturalmente fino in fondo. Quindi è un derby importante per entrambe le squadre. Credo che sarà un derby sulla falsa riga di quelli che abbiamo visto, perché la Roma ha sicuramente un tasso tecnico superiore rispetto alla Lazio, la Lazio ha più intelligenza e duttilità tattica, Inzaghi ha spiegato bene come si può fermare la Roma nei derby che ha giocato e affrontato la Roma con grande intelligenza e lucidità. La Lazio è una squadra che ha ritrovato vigore da un punto di vista, non soltanto tecnico calcistico, ma da un punto di vista psicologico, una squadra nella quale ritrovo un grande attaccamento alla maglia da parte dei ragazzi che la indossano. Avete in mente anche voi alcuni gesti in particolari, Milinkovic nel derby che indica lo scudetto della Lazio ai suoi tifosi, le parole di Cataldi di qualche giorno fa, il suo amore dichiarato nei confronti della Lazio. C’è un ritorno di affetto nei confronti della maglia della Lazio. Credo che Inzaghi sia stato da questo punto di vista un protagonista assoluto di questo recupero di sensibilità nei confronti dei tifosi, nei confronti della maglia e questo secondo me è un grande vantaggio per la Lazio, una squadra compatta nella quale tutti giocano per lo stesso obiettivo, quindi immagino un derby in cui la Lazio cercherà con intelligenza tattica di irretire la Roma dal punto di vista tattico, immagino una Roma molto aggressiva e un derby aperto a qualsiasi risultato.”

Il tuo parere su Simone Inzaghi e la sua corsa verso la curva al gol di Immobile, si è tornati a quel tipo di lazialità che i tifosi aspettavano?

Quella corsa di Inzaghi, che quasi quasi avrebbe voluto correre nel campo e calciare lui il pallone verso la porta della Roma, Inzaghi ha portato tutta la squadra sotto la curva, ha dato il cinque ai tifosi che poteva raggiungere, beh questo è un modo di vivere il calcio e di vivere la passione, che è straordinario. Io tra l’altro faccio tanta difficoltà a parlar male di Inzaghi, neanche se non fosse bravo, come sta dimostrando di essere, perché Inzaghi per me è stato un giocatore importante, ho avuto l’onore e il piacere di raccontare le quattro reti che Inzaghi segno’ in Champions League contro il Marsiglia che fu record della Champions, non soltanto per la Lazio. Ho avuto il piacere di ricevere la sua maglia, io ho poche maglie perché non ho mai avuto questa mania di collezionare maglie, ma quella di Inzaghi ce l’ho. E’ un ragazzo intelligente, umile, lo era in campo, lo è come allenatore e ha dimostrato di essere bravo. Se ricordate come è partita l’esperienza di Inzaghi, una seconda scelta, perché diciamoci la verità, Lotito lo aveva già spedito a Salerno, pensando a Bielsa, pensando ad altri, e poi ripiego’ su Inzaghi, come una soluzione di seconda scelta. Ha dimostrato di essere molto bravo, si sta rivelando un allenatore molto interessante e soprattutto è riuscito da laziale perché comunque lui è rimasto sempre in società, allenando la primavera, ed è un uomo che ha capito quanto fosse importante non soltanto riavvicinare i tifosi, ma caricare la squadra di sentimenti positivi. Questa Lazio è forte, non soltanto perché ha buoni giocatori, dovrebbe essere migliorata, comunque, nella prossima stagione, perché alcune pecche tecniche tattiche ce le ha. Pero’ è una squadra che da tutto in campo e riesce ad ottenere risultati anche superiori alle aspettative, per questa nuova vitalità  che in qualche modo di è manifestata grazie al lavoro di Inzaghi che soprattutto è attaccamento ai colori.” 

 




Goal&Cash – I diritti TV in Liga

Nuovo appuntamento con Goal&Cash, la nuova rubrica di RadioGoal24 che tratterà il punto di vista finanziario rispetto ai maggiori campionati di calcio europei. Questo nuovo appuntamento cercherà di raccontare, e spiegare nel dettaglio, il funzionamento economico nel grande calcio del Vecchio Continente, soffermandosi sugli incassi che derivano dalle televisioni. Settimana scorsa vi avevamo parlato del funzionamento e della ripartizione dei diritti TV in Premier League.

Oggi ci focalizzeremo sui diritti TV in Liga con la relativa ripartizione dei soldi assegnati alle squadre Prima e di Segunda División, analizzando come sono cambiati nel corso degli ultimi anni.

Diritti TV Liga

In Spagna la ripartizione dei diritti televisivi è caratterizzata dalla vendita centralizzata di quest’ultimi, grazie al decreto emesso dal governo iberico chiamato Real Decreto-Ley n.5/2015, che non ha più permesso alle società di trattare con le televisioni solo ed esclusivamente la cessioni dei propri diritti TV, cosa che favoriva le due big Real Madrid e Barcellona.

A partire quindi dalla stagione 2016-2017 il regolamento per la suddivisione delle entrate prevede che la cifra totale degli incassi sia riservata per il 90% alla Liga, mentre il restante 10% alla Segunda Division spagnola. Successivamente ci sono quattro criteri fondamentali da tenere in considerazione:

La nuova divisione dei diritti TV in Spagna a partire dalla stagione 2016/2017.

  1. una quota in parti uguali (50% per la Liga, almeno 70% per la Serie B);
  2. una quota basata legata alle prestazioni sportive (per le squadre della Liga si terrà conto degli ultimi 5 campionati, per la Serie B solo dell’ultimo);
  3. una quota (un terzo del residuo) legata alla vendita di biglietti e abbonamenti nelle ultime cinque stagioni;
  4. una quota (due terzi del residuo) basata sul contributo della squadra alla visibilità del campionato.

Per evitare che Real Madrid e Barcellona, nessuna squadra potrà percepire più del 20% della somma totale relativa agli al punto 3 e 4, inoltre il rapporto tra la prima e l’ultima società non può essere superiore al 4,5. Se il ricavo totale legato alla vendita dei diritti superasse il miliardo di euro all’anno, la soglia del 4,5 verrebbe ridotto fino al 3,5 nel caso in cui il montepremi arrivasse a 1,5 miliardi di euro annui.

Come nella maggior parte delle competizioni, una parte dell’importo raccolto attraverso le gare per l’assegnazione dei diritti televisivi venga utilizzata anche per finalità di sistema. Inoltre, per evitare di penalizzare troppo le due big sono state stilate due clausole “salvaguardia” per Barcellona e Real Madrid: verrà fatto un confronto con i ricavi della stagione 2014-2015: nel caso in cui la cifra complessiva dei diritti TV fosse inferiore rispetto a quella incassata in tale stagione, allora i ricavi verranno suddivisi in proporzione rispetto in quanto ottenuto nello stesso anno. Se, invece, la cifra complessiva fosse maggiore, ma le due incassassero di meno a causa dei nuovi criteri, allora gli incassi totali verrebbero riproporzionati fino al pareggio degli introiti del 2014-2015.

Incassi diritti TV Liga 2016/2017

La Liga spagnola ha chiuso il 2016/17 con un rapporto tra la prima e ultima stimato a 3.7:1, un significativo miglioramento rispetto al 2014/15, ultima stagione in cui i diritti tv venivano distribuiti individualmente. L’aumento del valore dei diritti tv ha sostanzialmente spinto verso un sistema di distribuzione più equo, permettendo comunque a Real Madrid e Barcellona di mantenere cifre simili a quelle che ricevevano quando i diritti tv venivano venduti individualmente.

Da questo prospetto, esposto da AS, possiamo vedere come la nuova ripartizione abbia appiattito (leggermente) il gap, specie nella parte centrale e in quella finale della classifica. Barcellona e Real Madrid hanno perso rispettivamente 27 e 32 milioni di euro, rimanendo comunque sopra i 100 milioni. In aumento di  5 milioni sia l’Atletico Madrid che il Valencia, che restano comunque molto distanti. Il resto degli altri club ha avuto un aumento di 3 milioni in media, facendo salire a 30 il minimo del ricavato di ogni club.

Incassi diritti TV Liga 2015-2016

Alcuni ricavi dei diritti TV vanno alla Federazione, come “autofinanziamento”, per esempio per sostenere le squadre retrocesse.

Durante la stagione precedente al decreto Real Decreto-Ley n.5/2015, la Liga incrementò di 386 milioni gli incassi rispetto all’annata precedente, guadagnando 614 milioni di quota nazionale e ben 622 milioni da quella internazionale. Dal totale va tolta la commissione di 93 milioni destinata a Mediapro.

Ci sono anche ulteriori contributi, a carico delle squadre, che servono alla Federazione per autofinanziarsi e per poter reinvestire, come per esempio una quota del 3,5% che serve come paracadute per le squadre retrocesse, o l’1% destinato alla fondo promozione della Lega Calcio spagnola.

Gli incassi dei diritti TV della Liga 2015/2016.

Tolte queste cifre, la quota netta di 1.075 milioni di euro viene suddivisa tra Liga e Segunda Division (90% e 10%). La quota spettante al massimo campionato spagnolo è di 968 milioni di euro che vengono suddivisi su 3 campi: il 50% a tutti i club (circa 24,2 milioni cada uno), un 25% sulla base del seguito del club (abbonamenti, biglietti, visibilità) ed il restante 25% a seconda dei risultati sportivi ottenuti negli ultimi 5 anni. Questa metodologia, diversa rispetto a quella attuale, consentiva a Real Madrid e Barcellona di incassare ben 140 milioni di euro a testa.

 




Famo Sti Stadi – Mapei Stadium, il primo impianto di proprietà in Italia

Torna oggi Famo Sti Stadi, la nuova rubrica di RadioGoal24 che vi racconterà nei dettagli tutti gli stadi di proprietà del nostro calcio e non solo. La scorsa settimana vi avevamo parlato del nuovo Stirpe di Frosinone, mentre oggi analizzeremo la casa dell’U.S Sassuolo e della Reggiana, lo stadio Città del Tricolore di Reggio Emilia meglio noto come Mapei Stadium.

La costruzione dello stadio iniziò nel 1994 nella zona nord di Reggio Emilia e fu completato in circa otto mesi. Progettato sotto il modello di stadio all’inglese, la struttura prevede gli spalti a ridosso del campo, seggiolini con schienale con annessa copertura, garantendo a tutti gli spettatori un’ottima visione del campo e quindi della partita. In Italia fu il primo stadio di proprietà, essendo stato Franco Dal Cin, allora amministratore delegato della Reggiana, il principale fautore del progetto.

L’impianto si trova ora al centro di un’area attiva dal punto di vista commerciale e ben collegata con la città grazie al servizio di trasporto pubblico. Dopo essere stato inaugurato, all’impianto fu dato il nome di Giglio e divenne ufficialmente la casa della Reggiana. Nel 2010, iniziarono nuovi lavori di ristrutturazione terminati due anni dopo e, in occasione del derby con il Carpi, venne ribattezzato come Stadio di Reggio Emilia Città del Tricoloreper volere della Reggiana e del comune di Reggio Emilia. Per la stagione 2013-2014 lo stadio venne scelto dal neopromosso Sassuolo per la disputa delle partite casalinghe, dapprima sotto un contratto d’affitto e successivamente acquistato, nel dicembre 2013, per 3,75 milioni di euro da Mapei, società che appartiene al patron del club neroverde, Giorgio Squinzi.

Lo stadio prese successivamente il nome di Mapei Stadium e poco dopo fu avviato un importante progetto di ammodernamento, relativo sia al campo da gioco che alla riqualificazione della struttura dello stadio stesso. Il progetto proseguirà nel prossimo futuro con l’obiettivo di divenire un punto di riferimento per lo sport divenendo uno stadio polifunzionale a tutti gli effetti, come d’altronde era previsto nel progetto iniziale.

La struttura conta attualmente 23 717 posti a sedere e oltre ad avere un’ottima funzionalità per quanto riguarda il carattere sportivo, il Mapei Stadium vanta una piena integrazione con servizi commerciali e di intrattenimento, parti integranti della struttura. Nella sua storia, l’impianto fu il primo in Italia in cui venne testata la Goal Line Technology, oltre ad aver ospitato successivamente la finale di Uefa Women’s Champions League, la competizione europea più importante per quanto concerne il calcio femminile, giocatasi il 26 maggio 2016.