Calcagno (AIC): “Tutti i professionisti ed i calciatori sono preoccupati”

Calcagno (AIC): “Tutti i professionisti ed i calciatori sono preoccupati”

Il vicepresidente dell’AIC, Umberto Calcagno, ha parlato ai microfoni di Te La Do Io Tokyo (Centro Suono Sport) della preoccupazione che c’è tra calciatori e professionisti circa la ripresa del calcio giocato. Andiamo a vedere cos’ha detto Umberto Calcagno ai microfoni della trasmissione di Mario Corsi:

Giocare le partite di pomeriggio durante la ripresa?
Ho giocato per tanti anni nei campi di serie C del sud alle 15, e posso assicurare che non è facile. Spero che su questo si possa ragionare, ma andiamo per step. Noi stiamo aspettando i protocolli che sono in corso di validazione, è in programma per il prossimo 28 maggio una riunione importante, vediamo cosa uscirà fuori”.
Si è parlato molto della questione stipendi dei calciatori. Siete preoccupati?
Siamo molto preoccupati. Rischiamo di ricominciare senza che i calciatori abbiamo visto lo stipendio in questi mesi. Noi dobbiamo considerare che non esistono solo i calciatori di Serie A, ci sono giocatori di Serie C che hanno un ingaggio lordo non superiore a 50mila euro, per loro non aver ricevuto lo stipendio questi mesi fa la differenza”.
I calciatori sono tranquilli e sicuri di scendere in campo? Hanno espresso preoccupazioni?
Sono tutti preoccupati, tutti i professionisti, non solo i calciatori. Io faccio l’avvocato e ci sono colleghi che ancora non hanno ricominciato a lavorare, per esempio. Tornando ai calciatori, abbiamo l’esempio di Michael Agazzi che non si è sentito sicuro e ha preferito risolvere il proprio contratto che ricominciare a giocare. Non c’è un discorso di essere pro o contro la ripresa: c’è una comunità scientifica che consiglia e ci sono protocolli in fase di validazione…vediamo. Poi dobbiamo vigilare che i protocolli vengano rispettati, ma questo fa parte del nostro lavoro. Bisogna valutare se ci sono le condizioni per ripartire, e n questo momento sembrano esserci. Ripartire non con il rischio zero, ovviamente, ma con un rischio minimo. Ma questo discorso vale per tutti i settori, non solo per il calcio”.
Sembra che questa stagione possa finire il 20 agosto e la prossima ricominciare il primo settembre. Qual è la posizione dei calciatori, soprattutto per le settimane di ferie che gli spetterebbero?
Le ferie vanno godute singolarmente, il calcolo non è uguale per tutta la squadra, è fatto sul singolo. La questione è già stata risolta, comunque. Uno dei primi DPCM del governo diceva di far godere le ferie ai dipendenti, in questa categoria rientrano anche i calciatori ovviamente. Per cui le settimane di marzo in cui non si è giocato, in cui non ci sé allenati, vengono ‘risolte’ in questo modo. Anche per questo prima parlavo dell’importanza della questione stipendi”.
Sono state rimandate le elezioni dell’Associazione Italiane Calciatori, che prima o poi però ci saranno. Lei si candiderà?
Sì, sono tra i candidati. Il virus ha rimandato anche le nostre di elezioni, ovviamente,  spero comunque che durante l’anno si riusciranno a fare”.
Qual è il suo programma?
Siamo in un momento storico importante. Le scelte che faremo nei prossimi anni condizioneranno le prossime generazioni di calciatori e anche di presidenti, secondo me. Si parla di un sacco di riforme: riforme dei campionati nazionali e delle competizioni europee. Bisognerà fare delle attente valutazioni”.

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Inter: “Gigi Simoni ci ha lasciati nella data più interista di tutte”

Inter: “Gigi Simoni ci ha lasciati nella data più interista di tutte”

Il mondo del calcio è in lutto: è morto Luigi Simoni a 81 anni. Il mondo del calcio piange il recordman di promozioni in Serie A: tantissimi i messaggi di addio al tecnico, tra i più seri e amati del panorama calcistico, un grande uomo che si è sempre distinto per signorilità. Gigi Simoni fu amatissimo da tutti, in particolare da Torino, Genoa, Inter, Napoli, Brescia, Pisa, Cremonese e Ancona, tutte squadre con le quali ha raggiunto importanti traguardi.

IL MESSAGGIO DELL’INTER: “Gigi Simoni ci ha lasciati oggi, 22 maggio. Una data non casuale, la data più interista di tutte”. Questo il pensiero rivolto dall’Inter all’ex allenatore nerazzurro, scomparso oggi a 81 anni. Di Gigi Simoni ricordiamo e ci mancherà tutto. Il suo essere signore, innanzitutto. Un modo di vivere, la vita e il calcio, mai sopra le righe. Anche il suo calcio era così: umile ma funzionale, capace di far fruttare al meglio ciò che aveva a disposizione. Sulla panchina nerazzurra arrivò nel 1997, assieme al Fenomeno, Ronaldo. Un binomio, quello Simoni-Ronaldo, che resterà per sempre nel cuore di tutti, non solo degli interisti. Un rapporto paterno, la benevolenza nei confronti di un calciatore speciale. “Ho imparato più io da lui che lui da me, in quella stagione”, amava raccontare Simoni. Una frase che spiega tanto, della persona che è stata. Ha incarnato l’interismo più genuino. Il 6 maggio 1998 disegnò il suo capolavoro da allenatore. Imbrigliò una grande Lazio e non le diede scampo. Al Parco dei Principi Zamorano, Zanetti e Ronaldo regalarono all’Inter la terza Coppa Uefa in una notte dolcissima e magica. Il mondo del calcio perde un bravo allenatore e una persona meravigliosa. Nella sua carriera da calciatore vinse una Coppa Italia con il Napoli e la Serie B con il Genoa. In panchina alzò, oltre alla Coppa Uefa con l’Inter, la Coppa Anglo-Italiana con la Cremonese e conquistò cinque campionati di Serie B (tre con il Genoa, due con il Pisa). Nel 1998 ricevette la Panchina d’Oro come miglior allenatore italiano. Un riconoscimento doveroso. Noi lo ricordiamo così, coi suoi capelli bianchi, sulla nostra panchina, mentre con un sorriso si godeva le magie di Ronaldo, circondato dall’orgoglio e dall’affetto dei tifosi dell’Inter. Ciao Gigi, ci mancherai“.

COME RIPORTATO DALL’ANSA, LE PAROLE DI MORATTI: “E’ stato un grande protagonista della storia dell’Inter: ha vinto una coppa europea molto importante, gli è stato impedito di vincere un campionato che avrebbe assolutamente meritato. Un tecnico gentiluomo verso il quale  provavo grande stima e affetto. La telefonata con la quale poco fa la moglie mi ha avvisato della morte mi ha provocato un dolore immenso“.

IL MESSAGGIO DEL PISA: “È un giorno triste per tutti noi. Gigi Simoni era un pezzo importante della nostra storia, un ricordo felice per tutti noi, un professionista di altissimo livello capace per ben due volte di portare il Pisa Sporting Club nel Paradiso del calcio italiano guidando squadre di cui ancora, a distanza di molti anni, riusciamo a snocciolare a memoria l’undici iniziale. Nel campionato 1984-85 con una cavalcata entusiasmante, dominando e sbaragliando gli avversari e poi nella stagione 1986-87 compiendo una delle più grandi imprese della nostra storia portata a termine nella indimenticabile trasferta di Cremona. Ma Gigi Simoni è rimasto poi nerazzurro per sempre, legato ai nostri colori, alla nostra passione, alla nostra terra: un legame indissolubile suggellato dall’elezione ad “Allenatore del Secolo” in occasione dei festeggiamenti per i 100 anni dello Sporting Club. La notizia della scomparsa di Gigi Simoni ci addolora profondamente – è il pensiero del Presidente Giuseppe Corrado – perché la nostra squadra perde quello che è stato un simbolo, dentro e fuori dal campo. Il mister resterà per sempre nel cuore di tutti noi e, non appena possibile, lo ricorderemo degnamente all’interno della Sua Arena sperando di poter seguire il suo esempio e rivivere insieme ai nostri tifosi le stesse emozioni che lui fu in grado di suscitare. La società nerazzurra, tutta, si unisce al dolore e al cordoglio per la scomparsa di Gigi Simoni ed esprime le più sentite condoglianze alla famiglia, agli amici e ai conoscenti del Mister”.

IL MESSAGGIO DEL TECNICO DEL PARMA, ROBERTO D’AVERSA: “Oggi per me è un giorno molto triste, poiché c’è stata la notizia della scomparsa di Gigi Simoni, un grandissimo allenatore ma soprattutto un grande uomo. In un momento di difficoltà della mia vita professionale mi è stato vicino e mi ha fatto capire tante cose. Ho sempre avuto un rapporto splendido con lui, sia professionale che umano. Sapere che ci ha lasciato mi dispiace profondamente“.

COME RIPORTATO SU TMW, IL SALUTO DI MORIERO: “Era uno di noi, all’Inter. Nei primi giorni di ritiro disse ‘siete tutti uguali tranne uno’. Era il Fenomeno, ci conquistò subito con il suo sorriso, con le sue battute. Il rimorso è stato lo Scudetto ma ricordo la gioia della Uefa e i momenti belli vissuti insieme. Abbiamo stretto un rapporto speciale, anche dopo il calcio giocato. Quando è venuto a presentare la sua biografia in Puglia sul palco abbiamo ricordato di quando voleva sostituirmi col Piacenza e iniziò a gridare ‘Checco dai via sta palla’. Scartai tutti e segnai: andai sotto la panchina e gli dissi ‘può cambiarmi’. E ci abbracciarmo Diceva ‘quante me ne hai fatte passare Checco’, ma sempre con affetto. Perderlo è un dispiacere enorme. Era un uomo vecchio stile, ha vinto otto campionati ma era umile e generoso. Diceva quel che pensava e ti faceva innamorare. Trattava tutti allo stesso modo. Avevamo affetto nei suoi riguardi: scherzava e rideva ma non aveva problemi a dire qualcosa. Ronaldo, Zamorano, Zanetti, Bergomi, ma anche gli ultimi arrivati: faceva sentire tutti importanti”.

Anche Lazio, Cremonese, Napoli e molte altre società e personalità del mondo dello sport hanno salutato e stanno salutando per l’ultima volta un grande uomo come Gigi Simoni.

 

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Roma, Giannini: “Stagione mediocre, ma Fonseca ha delle attenuanti”

Roma, Giannini: “Stagione mediocre, ma Fonseca ha delle attenuanti”

L’ex capitano giallorosso Giuseppe Giannini ha rilasciato un’intervista al Corriere di Roma, nella quale ha  ricordato la sconfitta in finale di Coppa Uefa di 29 anni fa contro l’Inter ed ha detto  la sua sulla stagione della Roma e su un’ipotetica ripresa del campionato di Serie A:

Finale di Coppa Uefa:

“C’è grande rammarico per aver fallito quell’appuntamento con la storia. Un po’ per colpa nostra, soprattutto nella partita di Milano, un po’ perché loro erano pieni di campioni. Poi qualcosa non quadrò nell’arbitraggio, con tanti episodi dubbi nella sfida d’andata. Ma è stupido recriminare oggi, dopo tanti anni”.

Ripresa della stagione:

“Credo che il mal minore siano i play-off. Ormai la stagione è falsata, comunque andrà a finire. Almeno con i play-off si risolverebbe tutto in poche partite, senza dover stare tre mesi con l’ansia di nuovi contagi. Con questa formula si accorcia tutto e si limitano i rischi. Magari si potrà pagare qualcosa nelle coppe per il poco allenamento, però ci sarebbe la possibilità di chiudere la stagione e prepararsi alla prossima”.

La stagione della Roma:

“Insufficiente. Ci si aspettava qualcosa di più, invece ha perso solo terreno negli ultimi mesi. L’allenatore ha delle attenuanti: è al primo anno e ci sono stati tanti infortuni”

 

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Brasile: Bolsonaro vuole far ripartire il calcio, ma il sistema sanitario è al collasso

Brasile: Bolsonaro vuole far ripartire il calcio, ma il sistema sanitario è al collasso

Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro non allenta la pressione che ha esercitato per diverse settimane affinché l’attività del suo paese non si fermi nonostante la pandemia di Covid-19.

Secondo la rivista “Lance”, il capo dello stato ha parlato nuovamente a favore della ripresa del calcio a porte chiuse, facendo pressione sul sindaco di Rio, Marcelo Crivella, con il quale si e’ intrattenuto a Brasilia.

“Spero che permetta al calcio di tornare in campo, i giocatori lo vogliono”, ha detto Bolsonaro.

Due settimane fa, su suo “invito”, la federcalcio brasiliana (Cbf) ha sviluppato un protocollo per la ripresa del campionato, che avrebbe dovuto ricominciare all’inizio di maggio, in collaborazione con specialisti in malattie infettive e medici sportivi.

Potrebbe trattarsi della classica mossa del potere politico per distogliere l’attenzione da problemi più seri, dato che il Brasile è uno dei Paesi più colpiti al mondo dal Coronavirus, con 310mila contagiati di cui 126mila guariti e 20mila deceduti. Il sistema sanitario è al collasso e un’eventuale riapertura del calcio non sarebbe certo un toccasana per un Paese già stremato dalla pandemia.

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Luis Enrique: “Triste il calcio senza pubblico, con Totti ho un buon rapporto”

Luis Enrique: “Triste il calcio senza pubblico, con Totti ho un buon rapporto”

Il CT della Spagna, Luis Enrique, ha parlato al canale Colgados del Aro by Endesa su YouTube. Durante la chiacchierata il CT de La Roja, ed ex tecnico di Roma e Barcellona, ha parlato tra le altre cose anche del rapporto con Totti e della tristezza che trasmette un calcio senza tifosi, facendo l’esempio della Bundesliga. Andiamo a vedere le sue parole:

GUARDANDO LA BUNDESLIGA: “Ho visto le immagini della Bundesliga, davvero avvilenti: si sentono anche gli insulti, si perde l’intimità. Il calcio senza tifosi è triste, come ballare con la propria sorella“.

THE SHOW MUST GO ON: “Tuttavia, dobbiamo capire che si tratta di un business che genera molti soldi e, nonostante lo spettacolo offerto sia diverso, può comunque aiutare a superare il confinamento. Rischi? Non ho paura. Ho solo paura per gli anziani che amo e per quelli che possono soffrire a causa della malattia. A livello personale non ho paura. D’ora in poi, quando prenderemo un raffreddore, dovremo indossare una mascherina. Lo accetteremo tutti. Sono sicuro che se fossi stato giocatore avrei voluto tornare in campo“.

IL RAPPORTO CON FRANCESCO TOTTI: “E’ una delle grandi soddisfazioni da giocatore. Quando vedi che c’è affetto e un ricordo meraviglioso delle esperienze condivise. Come allenatore è la stessa cosa. Quando sono arrivato ci hanno messo in contrasto come sempre accade quando si arriva in un nuovo club, soprattutto per quanto riguarda la mia fama. Ho sempre avuto ottime referenze con la maggior parte dei giocatori. Non ho visto l’intervista, ho sempre avuto un buon rapporto con Francesco”.

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Lazio, sierologici ed allenamenti divisi in attesa del protocollo

Lazio, sierologici ed allenamenti divisi in attesa del protocollo

Walter Della Frera, membro della commissione medico-scientifica della Figc, ha voluto rassicurare tutti, dicendo anche che non si aspetta sorprese negative dal governo in merito al protocollo definitivo da validare: “Domani (oggi, ndr) riceveremo la risposta ufficiale del Cts“. Le società di A attendono un feedback ufficiale per poter effettivamente passare alla Fase 2 del calcio con gli allenamenti collettivi, che alcune squadre ancora non hanno effettuato.

Tra queste c’è la Lazio, che in queste prime due settimane di lavoro non ha mai sottoposto i propri tesserati ai tamponi. Lo staff sanitario ha eseguito invece, ogni quattro giorni, test sierologici e controlli attraverso un altro macchinario che consentirebbe di avere risultati in 8 minuti e darebbe la possibilità di condividerli subito in un grande database.

Oggi quindi a Formello andrà in scena lo stesso copione dei giorni scorsi, con la squadra divisa per reparti: un gruppo in campo la mattina, due il pomeriggio. Servono due negatività ad altrettanti tamponi prima di cominciare tutti insieme: se nelle prossime ore si avrà il protocollo definitivo, la Lazio sabato potrebbe cominciare con gli esami e partire da lunedì con la squadra al completo agli ordini di mister Inzaghi, che dovrà rimanere con la mascherina sempre a debita distanza.

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Ghirelli: “La Serie C non può giocare, ma parleremo di playoff e playout”

Ghirelli: “La Serie C non può giocare, ma parleremo di playoff e playout”

Con una nota apparsa sul sito della Lega Pro, il presidente Ghirelli ha espresso la sua contrarietà alla ripresa della Serie C. Il Consiglio Federale ha stabilito che i campionati professionistici di calcio si debbano chiudere sul campo, entro il 20 agosto. La Lega Pro era stata ufficialmente chiusa nei giorni scorsi e adesso dovrebbe dunque tornare ad organizzarsi per la ripartenza. Ma il presidente della Lega Pro Ghirelli non ci sta e ha dichiarato che per i club di Serie C giocare è impossibile. Andiamo a vedere il comunicato apparso sul sito:

Dichiarazione del Presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli: “Devo parlare il linguaggio della verità: quello che è uscito dal Consiglio federale non mi soddisfa per nulla. La Serie C ha una sua evidente specificità nel campo professionistico, altrimenti non si capirebbe perché ci sono A, B ed appunto Serie C. Noi non siamo in grado di tornare a giocare, ce lo hanno detto anche i sessanta medici sociali, dovevamo fare gli ipocriti e non parlare il linguaggio della verità? Il calcio va veramente riformato nella sua cultura. Noi non siamo in grado di assicurare la certezza delle misure per salvaguardare la salute. Quello che si sa del nuovo protocollo ci porta a dire che sarà ancora più dura per i nostri club. Mi auguro che io abbia torto rispetto alla situazione. Discuterò ancora una volta con i presidenti con la stessa chiarezza con cui l’ho fatto da sempre. Poi qualcuno può andare a sollecitare scrivendo lettere per giocare i playoff. Playoff e play out si potrebbero disputare? Abbiamo votato alla luce del sole, né torneremo a discutere. Io non voglio sfidare nessuno, non c’è una lotta di potere, almeno per me conta solo la Serie C, i valori del calcio e al primo posto c’è la salute. La mia intenzione è di proteggere gli interessi di tutti i club, valgono gli interessi generali e non quelli di qualcuno”.

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Zambrotta: “Ripresa? Chi ha giocato Mondiali ed Europei è avvantaggiato”

Zambrotta: “Ripresa? Chi ha giocato Mondiali ed Europei è avvantaggiato”

L’ex difensore di Juventus e Milan Gianluca Zambrotta parla a La Gazzetta dello Sport della ripresa della Serie A e del fitto calendario che da qui al prossimo anno attende i calciatori:

Per chi ha già giocato Mondiali ed Europei alla ripresa ci sarà un piccolo vantaggio: chi viene convocato finisce il campionato, poi dopo 7-10 giorni e magari nemmeno quelli riparte per la nazionale e va in ritiro, che dura 50 giorni se si va lontano. Chi ha calciatori abituati a questi ritmi forse dal punto di vista mentale starà meglio. Noi al Mondiale venivamo da un’esperienza negativa come Calciopoli, molti si volevano lasciare alle spalle quei problemi, pensavamo solo a “chiuderci” e stare tutti insieme. Questo ci ha permesso di raggrupparci come compagni e come amici e ci ha dato la forza di andare avanti sino alla fine”.

Il calendario della ripresa è fittissimo. Sarà difficile fare una programmazione: nella mia esperienza prima da giocatore e poi da allenatore so che servono come minimo 4 settimane per tornare al livello ottimo di preparazione: bisogna lavorare con gradualità, gestire bene il recupero è fondamentale.

I giocatori devono prendere in modo serio la situazione, essere disciplinati e seguire tutte le regole che verranno date per tenere la salute sotto controllo. Il fisico e la testa saranno decisivi: non si sono mai affrontate tante partite in così poco tempo, soprattutto avvicinandosi al caldo dell’estate. Può essere positivo il fatto che se perdi una partita dopo tre giorni puoi subito rifarti. Io quando perdevo cercavo di fare il possibile per migliorarmi tra una partita e l’altra: arrivavo più attento e più pronto. Stare sempre concentrato, sul pezzo, può aiutare”.

È passato tanto tempo dallo stop: la voglia di riprendere a mille è tanta, c’è grande entusiasmo: anche a livello mentale questo è un bene. Uno degli aspetti negativi potrà essere non avere gli stadi pieni. Il tifo ti genera sensazioni positive, non potere avere il pubblico può portare a non dare le stesse cose in campo”.

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Urzi: “Inter, Roma e Fiorentina? A chi non piacerebbero le grandi squadre”

Urzi: “Inter, Roma e Fiorentina? A chi non piacerebbero le grandi squadre”

Agustin Urzi è sicuramente il calciatore argentino più chiacchierato del momento. Classe 2000, il talento del Banfield è al centro di alcune insistenti voci di mercato che lo vorrebbero vicino all’approdo in Europa già nella prossima finestra di trasferimenti:

“Apprezzo molto il Manchester City e il suo stile di gioco, mi piace il calcio inglese; però ora negli Stati Uniti si sta formando un torneo molto competitivo e credo che si avvicini molto al mio stile di gioco. Vedremo in futuro”, ha commentato Agustin Urzi in esclusiva ai microfoni di EuropaCalcio.it.

Urzi ha poi sottolineato che “Di Maria è un crack: è molto rapido, agile, credo di possedere alcune delle sue caratteristiche. Per un ragazzo giovane come me essere paragonato ad un giocatore affermato è motivo di orgoglio” e “Neymar e Centurion sono i calciatori che ammiro per le loro caratteristiche di gioco; sono agili, hanno grande tecnica, non hanno paura di ricevere falli e osano sempre”.

Si vocifera però anche di un suo possibile arrivo in Italia, eventualità sulla quale l’argentino sembra avere le idee chiare:

Inter, Roma e Fiorentina? A chi non piacerebbe giocare in grandi squadre. Però ora sono del Banfield, sono a mio agio e resto tranquillo”.

Su altri illustri partiti dall’Argentina alla conquista dell’Europa:

Zanetti era un fenomeno. Ricordo che quando giocava con la Nazionale argentina era un calciatore importantissimo; è un punto di riferimento per tutti i tifosi del Banfield e lo ammirano oggigiorno, me compreso. Messi e Maradona? Credo che entrambi siano di un altro pianeta, però visto che sto ammirando Messi e sto vivendo la sua epoca, scelgo La Pulga Messi. Il mio sogno è riuscire a giocare nella Nazionale maggiore dell’Argentina; inoltre, mi auguro di vincere qualcosa con il Banfield”.

Sullo stop del calcio

“Mi pare giusto che il campionato sia stato sospeso a causa del Coronavirus perché penso che la prima cosa importante sia la salute di tutti; soprattutto quella dei calciatori, che sono i più esposti al contagio”.

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Gama: “Ci aspettiamo pari tutele sanitarie dei nostri colleghi uomini“

Gama: “Ci aspettiamo pari tutele sanitarie dei nostri colleghi uomini”

Sara Gama, capitano dell’Italia, della Juventus e consigliere FIGC, ha chiesto tutele per il movimento femminile. Come riportato dall’ANSA, con Sara Gama si è schierato anche il The Telegraph che ha scritto: “Se il calcio pensa di salvare solo gli uomini, e non anche le donne, allora non si salva. Se il calcio maschile viene salvato mentre quello femminile è lasciato a se stesso, il calcio non sarà stato salvato affatto. Sarà regredito. L’ascesa del calcio femminile e l’umore favorevole degli ultimi anni si riveleranno un miraggio“.

Andiamo a leggere le parole di Sara Gama all’ANSA al termine del Consiglio Federale: “Serve un protocollo ad hoc per la nostra serie A e il professionismo. Ci aspettiamo pari tutele sanitarie dei nostri colleghi uomini, che venga redatto un protocollo ad hoc perché quello dei dilettanti per noi non va bene per riprendere. Attendiamo poi anche le risorse per tornare ad allenarci e vivere da professioniste quali siamo, perché le calciatrici oggi sono consapevoli di essere professioniste a tutti gli effetti e quindi si aspettano un riconoscimento ufficiale del loro status. Quello che conta è il salto di qualità: bisogna approdare al professionismo. Siamo a un bivio, ma nei momenti di crisi ci sono anche grandi possibilità, si può riformare il calcio”.

Alle parole di Sara Gama si sono aggiunte quelle della presidente della Divisione calcio femminile Ludovica Mantovani: “La scelta di credere ancora nella conclusione del nostro campionato d’élite, a cui mancano solo 6 giornate, è una sfida che le calciatrici, tra le quali troviamo il patrimonio sportivo della nostra Nazionale A, accoglieranno con entusiasmo vista la loro grinta e dedizione. Questa pausa di riflessione, che pone la nostra Serie A in una situazione unica all’interno della Federazione, deve essere vista come un’opportunità”.

Infine, anche la 34enne campionessa brasiliana Marta ha rincarato la dose al quotidiano britannico: “Credo che la prossima generazione di calciatrici debba lavorare di più. Dobbiamo continuare a inviare questo messaggio perché abbiamo bisogno di sostegno. Affinché il calcio femminile abbia i diritti, devono perseverare. Non possono arrendersi”.

 

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