Dossena: “Hanno sottovalutato Ferrero, Sampdoria tranquilla con Ranieri”

Dossena: “Hanno sottovalutato Ferrero, Sampdoria tranquilla con Ranieri”

L’ex centrocampista doriano Beppe Dossena, vincitore con la maglia blucerchiata di una Serie A, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana ed una Coppa delle Coppe, ha parlato ai microfoni di Sampnews24 del passato, del presente e del futuro del club. Tanti gli argomenti toccati da Dossena durante l’intervista: la mancata cessione del club, la cordata di Vialli, la sua avventura in maglia blucerchiata, la scelta di mettere Ranieri sulla panchina della Sampdoria e l’operato di Ferrero a capo del club. Andiamo a vedere cos’ha detto:

Non possiamo non iniziare da quell’Inter-Sampdoria. Cosa ricorda di quella partita?

«Ricordo tutto. La preparazione, la settimana prima, l’intensità degli allenamenti. Giocammo con buon equilibrio, non andammo mai oltre il lecito di quello che si doveva fare. Avevamo la maturità necessaria per affrontare quella partita, ne venivamo da diverse finali, vinte o perse non importa. Poi chiaramente ricordo l’emozione, i cori, ma anche il post-partita, che vivemmo in maniera equilibrata».

Secondo lei una Sampdoria del genere si rivedrà mai nella storia?

«Mai dire mai nella vita, ma deve veramente calare dal cielo un alieno e mettersi ad investire quello che c’è da investire nel calcio di oggi per raggiungere gli stessi risultati che raggiungemmo noi».

Qual è la persona a cui ha voluto più bene alla Sampdoria?

«Paolo Mantovani. Come ho sempre detto, lui è stato l’artefice di quei bellissimi anni. Senza di lui, non ci sarebbe stato niente: certo, gli allenatori e i giocatori erano protagonisti perché scendevano in campo, ma li aveva scelti lui uno per uno. Sono frutto della sua mente e della sua lungimiranza».

Cosa pensa di Ferrero? Il rapporto con i tifosi è ormai ai ferri corti.

«Direi che il rapporto ormai è bruciato completamente. A me personalmente non ha dato fastidio quando ha detto che la Sampdoria prima di lui era conosciuta da Recco a Chiavari. L’ho presa come una battuta, ma poi basta ricordarsi un po’ di storia della Samp per provare che non è così. Qualche volta, o forse un po’ troppo spesso, le esternazioni sopra le righe ci sono state. Ha portato la squadra a un buon livello sul piano dei risultati sportivi ed economici, bisogna valutarlo per quello che è stata la sua attività sul campo. Da fuori capisco e mi rendo conto che con i tifosi non c’è speranza di recuperare il rapporto. Tuttavia, non mi sembra che lui ne faccia un dramma o lo turbi più di tanto, anche se immagino non gli faccia piacere sentirsi chiamato in causa dagli spalti del “Ferraris” ogni domenica».

Ha più sentito Vialli? Lo avrebbe visto bene come presidente della Samp?

«Certo, avrebbe avuto il profilo adatto per ricoprire una carica del genere».

Pensa che un giorno si possa riaprire la trattativa?

«Penso di no, c’è stata una forzatura. Ritengo che chi stava per comprare abbia sottovalutato Ferrero e forse lo ha messo troppo presto al muro, ma sono mie sensazioni. Sul piano della gestione della comunicazione qualcosa è stato sbagliato. Gli americani hanno tenuto poco conto dell’interlocutore, che qualche volta dev’essere coccolato e rassicurato per ottenere ciò che si vuole. La loro fretta di chiudere, forse perché interessati relativamente, ha fatto perdere di vista l’obiettivo». 

Ranieri sembra avere il posto assicurato alla Samp anche per la prossima stagione.

«È stata certamente la persona che ha tranquillizzato l’ambiente, la Sampdoria avrebbe potuto andare davvero molto vicino al baratro senza di lui. Per esperienza e capacità è l’uomo ideale, altre valutazioni bisogna farle da vicino, vedendolo allenare tutti i giorni e rapportarsi coi giocatori. La sua storia, però, parla da sé. Di Francesco è stato forse troppo integralista fino alla fine, ha avuto delle promesse non mantenute ma lui non si è sentito di cambiare il suo modo di interpretare il calcio».

Che opinione si è fatto sul caos relativo al taglio stipendi?

«Questo è veramente un tema scottante. L’AIC, al posto di prendere decisioni, delega i calciatori e li lascia in situazioni imbarazzanti. Così ci sono calciatori in scadenza che vorrebbero tutto, ci sono altri a cui la società ha promesso qualcosa. L’Assocalciatori doveva porsi come interlocutore unico e rappresentare i calciatori, allora forse si sarebbe cominciato a mettere in piedi un calcio veramente diverso. In questo modo, invece, l’AIC è stata delegittimata. Anzi, si è delegittimata lei stessa, quando invece avrebbe potuto uscirne rafforzata».

Sarà ancora la Juventus a vincere secondo lei, se la Serie A riprendesse?

«Penso di sì, anche se la Lazio era tanto vicina a poterlo fare. Quello che succederà dopo la ripresa è veramente un’incognita. È l’unica squadra che ha tenuto tutti i giocatori a Roma, questo è da sottolineare».

Ha mai più chiarito con Mancini? Come reagì la Samp al presunto episodio di tradimento?

«Io con Roberto ci parlo, lo vedo e nessuno deve spiegare niente a nessuno. Ciò che è uscito è un’invenzione bella e buona, punto. Ma se alla gente piace credere a queste cose che continuino pure a farlo. Nonostante tutto, quello che è uscito non ha incrinato nulla del nostro rapporto».

 

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Boga, un nuovo Gervinho per la Roma?

Boga, un nuovo Gervinho per la Roma?

Sarà per la stessa nazionalità, sarà per la fame di dribbling e l’imprevedibilità, ma se c’è un giocatore che può ripercorrere il rendimento di Gervinho ai tempi d’oro con la Roma, quello è Jeremie Boga.

L’attaccante del Sassuolo è al momento oggetto di mercato pregiato per tante big, in particolar modo per la Roma, che negli ultimi anni ha sperimentato diverse opzioni per la fascia offensiva senza però trovare continuità, continuità che manca dai tempi proprio di Gervinho prima e di Salah poi. Anche con l’egiziano tanti punti in comune: principalmente quello di essere stati “scartati” dal Chelsea per produrre le cose migliori in Serie A.

Boga si è messo in luce in questa stagione, 24 presenze e ben 8 reti fino allo stop, molti dei quali da cineteca, in particolare proprio contro i giallorossi, devastati dal passo dell’ivoriano, imprendibile ed imprevedibile, nonchè dotato di un notevole calcio.

La Roma dovrà dunque fare le proprie scelte, sopratutto decidendo una volta per tutte chi è il vero padrone della fascia offensiva, dove si alternato troppo spesso vari nomi. Cengiz Under dovrebbe essere il vero titolare inamovibile, ma gli infortuni e la pessima forma di questa stagione ne hanno rallentato la crescita, situazione che però al momento non fa scemare l’interesse e soprattutto il prezzo di mercato. Proprio per questi motivi il primo indiziato a lasciare posto a Boga, permettendo anche di fare una buona plusvalenza è il talento turco, sul quale c’è l’interessa di molte squadre di Premier League.

Altro nome potrebbe essere quello di Diego Perotti, veterano della rosa di Fonseca, il quale però per un fisico troppo fragile ha dovuto troppe volte far riscoprire di che pasta sia fatto, con un rendimento alto ma troppo discontinuo a livello numerico e di presenze.  Dunque potrebbe essere arrivato il momento per il “monito” di far largo ai giovani e far posto al talento del Sassuolo.

Ultimo nome è quello di Justin Kluivert, quello più complicato da vedere proprio ora via da Roma, visto che il prezzo del giocatore ancora non è salito e soprattutto non ha avuto ancora il tempo di dimostrare il suo valore. A livello di rendimento sicuramente quello con più problematiche, anche se nell’ultimo periodo, prima dello stop del campionato, l’olandese ha regalato buone prestazioni e aumentato il proprio bottino di reti.

Tutti nomi che al momento però hanno in comune quella mancanza di stabilità e continuità che manca proprio dai tempi dell’altro ivoriano Gervinho, capace di giocate devastanti ed imprevedibili, due caratteristiche che Boga possiede e anzi, a volerla dirla tutta forse in prospettiva potrebbe anche avere qualcosa in più, tutto starebbe a Fonseca e all’ambiente Roma a far crescere come si deve il talento dell’ivoriano.

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Juventus-Lione, il ritorno dell’Allianz ad agosto? Filtra la data

Juventus-Lione, il ritorno dell’Allianz ad agosto? Filtra la data

Dopo mesi di attesa qualcosa si muove! Il calcio torna prepotentemente protagonista, un po’ per i tifosi a cui mancava e un po’ come rappresentazione di quella quotidianità e normalità che il coronavirus ci aveva tolto. Ripartono i campionati dunque, come si legge sul nostro sito, ed ora filtrano le date anche per la ripresa della Champions League.

Secondo RMC Sport, la data per il match di ritorno tra Juventus e Lione programmata all’Allianz Stadium di Torino è quella dell’8 agosto. Dalla Francia filtrano le date sulla ripresa della Champions League e le indiscrezioni sono state confermate dal giornalista francese Loic Briley, che avverte però di come la data possa cambiare, visto che è soggetta alle decisioni delle leghe nazionali e dell’UEFA in merito alla ripartenza del calcio post COVID-19.

All’andata il match terminò 1-0 per il Lione, con gli uomini di Rudi Garcia che grazie al gol di Tousart misero in evidenza i limiti della Juventus di Sarri che disputò una delle peggiori partite della stagione.

Come riportato dal Corriere dello Sport, entro il 3 agosto l’UEFA pretende di conoscere i nomi delle squadre che si qualificheranno alle prossime coppe europee. L’organismo europeo, infatti, vuole la lista dei campionati che verranno conclusi o che verranno interrotti a causa dell’emergenza Coronavirus. La deadline del 2 agosto per concludere i tornei al momento non può essere superata. Nel Comitato Esecutivo del 27 maggioCeferin potrà tracciare un bilancio della situazione, visto che arriveranno i report sui vari scenari in giro per l’Europa.

 

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Matri da l’addio al calcio: “Ho realizzato tutti i miei sogni”

Matri da l’addio al calcio: “Ho realizzato tutti i miei sogni”.

Dopo 500 presenze e 127 reti tra Serie A, B e C1, Alessandro Matri si ritira dal calcio giocato. Il “Mitra” aveva già dato addio a gennaio al Brescia, rescindendo il contratto con i lombardi, finendo nella lista degli svincolati, con molte offerte tra Italia ed estero per ripartire, fino a febbraio però rifiutate.

Ora, visto il campionato fermo da due mesi ed una ripresa al momento lontana, l’ex attaccante di Milan e Juventus ha deciso di dire addio al calcio giocato, in diretta televisiva ai microfoni di Sky Sport: “Dopo aver visto come sono andati i primi sei mesi con il Brescia. Successivamente sono venuti a mancare un po’ di stimoli e dal campo ho avuto risposte non positive. Non avevo più voglia di essere sopportato e non fa parte del mio carattere restare in una piazza dove non posso dare ciò che serve. Dopo che sono rimasto svincolato di richieste ne sono arrivate poche e non ero convinto di nessuna di queste. Ho preferito evitare figuracce.

Queste le parole di Matri che poi ha dato uno sguardo con la mente alla sua carriera, comunque ricca di soddisfazioni: “Mi mancherà la vita da calciatore, ma solo un’occasione importante poteva farmi ripartire. Non avrei mai pensato di vincere tre scudetti, non posso certo lamentarmi della mia carriera. Posso dire di aver realizzato i miei sogni. Lo scudetto del 2012? Sembra ieri, sono ricordi indelebili, anche se sono passati già otto anni”.

Una carriera brillante in effetti: Milan. Cagliari, juventus, Lazio, Fiorentina, Genoa, Sassuolo, Brescia, tante squadre che si sono affidate al suo talento, con alti e bassi che però gli sono valsi anche 7 presenze ed 1 goal in nazionale. Il Palmares è tutto riconducibile alla Juventus, con la quale ha vinto 3 campionati, 2 Supercoppe ed 1 Coppa Italia da aggiungere se vogliamo considerare anche la Champions League del 2003 del Milan, con Matri che all’epoca militava nelle giovanili rossonere ma rimaneva in orbita prima squadra.

 

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Capuano: “Protocolli inapplicabili sia in B che in C, sarà tracollo”

Capuano: “Protocolli inapplicabili sia in B che in C, sarà tracollo”

Ezio Capuano, vulcanico tecnico dell’Avellino, ha rilasciato una lunga e bella intervista ad Eleven Sport dove ha toccato molti temi riguardanti l’universo del calcio: la difficile situazione economica delle serie inferiori, gli stipendi dei calciatori di Serie C e D, la difficoltà nell’applicare i protocolli sanitari in Serie B ed in Serie C, il presente dell’Avellino ed il futuro nebuloso che aspetta al calcio. Andiamo a vedere uno stralcio dell’intervista:

“Vorrei riprendere ad allenare domattina, ma i protocolli non sono applicabili neppure in Serie B figuriamoci in C. Ci sono stati tanti morti che non hanno avuto una degna sepoltura, come si può parlare di calcio? Faccio i complimenti a Ghirelli perché come un bravo padre di famiglia deve mettere d’accordo sessanta società. Io avrei fermato la stagione molto tempo fa. In condizioni normali avremmo dato fastidio a molte squadre nei playoff. Eravamo a tre punti dal Catanzaro, una delle squadre accreditate alla promozione. E il Catanzaro, come la Viterbese doveva venire a giocare ad Avellino. Ci sono tanti calciatori di Serie C e Serie D che guadagnano poco e devono campare famiglie. L’anno prossimo ci sarà un tracollo. Dobbiamo aiutare questi calciatori, che regolarmente percepiscono stipendi ogni tre mesi. Un lavoratore se non gli viene permesso di lavorare, non ha colpe. Se mi viene chiesto di aiutare la mia società, lo faccio volentieri, ma non si può incolpare o togliere soldi ai calciatori. Capisco il momento dei presidenti, chi aveva delle aziende forti è stato massacrato dal virus. Chi deve scegliere tra la società di calcio e le proprie aziende, sceglierà sempre l’azienda. La famiglia D’Agostino non è rimasta ferma, ha allineato l’Avellino alle proprie aziende dal punto di vista giuridico e amministrativo. Le aziende del gruppo D’Agostino sono ferme, lui ha pensato all’Avellino mettendo a posto alcune situazioni per portare l’azienda Avellino nell’elite del calcio”.

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Ripartono i campionati!

Ripartono i campionati!

Il coronavirus ha messo in ginocchio il mondo intero, movimento calcistico compreso. Ma è tempo di rialzarsi, molte federazioni si stanno destando e si preparano a riportare in campo i club ed i campioni. Ad oggi il COVID-19 è un avversario silenzioso forte che però si può gestire con le dovute cautele e misure di sicurezza, pertanto i governi della Germania e della Turchia hanno accettato i protocolli medici presentati ed hanno stabilito la ripartenza dei due campionati nazionali principali: riprendono ufficialmente Bundesliga e Super Lig!

Come riporta la BILD, il Governo tedesco ha dato lo stop all’emergenza sanitaria ed approvato la ripresa delle competizioni sportive, a partire dal campionato di calcio: La Bundesliga tornerà nella seconda metà di maggio. La Federazione deciderà domani la data esatta di ripartenza”. Si attende per domani l’ufficialità riguardo la data, ma entro due settimane i club tedeschi torneranno in campo per concludere la stagione 2019/2020.

Non riparte solo la Bundesliga, torna anche la Super Lig turca! L’annuncio è arrivato direttamente dal presidente della Federcalcio di Ankara (Tff), Nihat Ozdemir, al termine di una riunione del Consiglio direttivo dell’organismo. In questi giorni i club turchi sono tornati nei propri centri sportivi per riprendere gli allenamenti in vista della ripresa, ora ufficiale, della stagione 2019/2020. I campionati in Turchia potranno riprendere ufficialmente nel fine settimana dal 12 al 14 giugno.

 

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Commisso: “Non so se Chiesa vorrà restare o andare via”

Commisso: “Non so se Chiesa vorrà restare o andare via”

Il presidente della Fiorentina, Rocco Commisso, ha parlato del suo club ai microfoni di Viola Nation. Durante l’intervista il presidente Commisso ha toccato numerosi argomenti riguardanti l’universo viola: il futuro di Chiesa, la crescita della squadra femminile, il progetto del nuovo stadio, il Fair Play Finanziario, il mercato della Fiorentina e molto altro. Andiamo a vedere cos’ha detto:

Il benvenuto del Franchi per me è stato bellissimo, una delle cose più belle. Poi c’è stata la prima partita, quando abbiamo perso senza lamentarci degli errori arbitrali contro il Napoli. Un grande momento è stato la vittoria di Milano contro il Milan, con la standing ovation per Ribery. Ricordo molto bene la prima vittoria in casa davanti a me, con la SPAL, e quella con l’Atalanta in Coppa Italia. Ricordo anche la promessa fatta ad un bambino all’ospedale, gli ho detto che Chiesa non sarebbe andato via, e ho mantenuto la promessa. Un momento negativo è stato l’esonero di Montella, del quale non sono stato felice, ma serviva una svolta nonostante io non sono uno a cui piace molto cambiare, come Zamparini. Abbiamo lavorato sul mercato sia per il presente sia per il futuro, con i lavori per il Centro Sportivo che procederanno e finiranno entro la fine del 2021, consegnandoci una casa meravigliosa. Nuovo stadio? Vorremmo costruire lo stadio a Firenze, ma possiamo fare come le società di football americano, che costruiscono gli stadi all’esterno, nelle aree metropolitane. Voglio investire, e lo voglio fare velocemente e con tutto sotto controllo. Ad agosto abbiamo avuto la Coppa Italia al Franchi, con Barone ci dicevamo che dovevamo chiuderlo, non si poteva giocare in un campo del genere, bisognava renderlo presentabile per giocare in casa, ma erano tutti in vacanza. Stiamo cercando di parlare con la Sovrintendenza per cercare di allentare la presa su alcune regole: lo stadio non si deve guardare, si deve vivere: il Franchi ha del potenziale, ma devono lasciarmelo sfruttare come dico io, non solo una volta a settimana ma sette giorni su sette. Voglio che la squadra femminile diventi più forte, abbiamo perso contro l’Arsenal in Champions League. Io voglio che diventiamo più forti di loro. Probabilmente il prossimo anno non varrà il fair play finanziario: ci saranno rivalutazioni, molti club stanno perdendo soldi e forse rivedremo tutti gli stipendi. Nessuno è certo di cosa succederà. Chiesa? Non sappiamo se vorrà restare o andar via. Nel caso, che porti deve portare il giusto guadagno, ma potrebbero arrivarne altri campioni”.

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Bologna, ieri il primo allenamento. Mihajlovic oggi in campo da solo

Bologna di nuovo in campo, si allena anche Mihajlovic!

Da ieri anche i rossoblù sono tornati a lavorare: un’ora di corse e ripetute 57 giorni dopo l’ultima volta. Sedute rigorosamente individuali, senza palloni e senza attrezzi (sono chiuse tutte le strutture del centro sportivo Galli ad eccezione dei campi) e con un protocollo chiaro per poter accedere all’allenamento. Quindici  giocatori della prima squadra hanno svolto l’allenamento, tra cui Poli Orsolini che sono arrivati già cambiati e con l’acqua portata da casa. I parcheggi sono stati distanziati e la temperatura dei giocatori è stata misurata all’ingresso del centro. Erano presenti un medico e un preparatore, che hanno seguito tutto all’interno della struttura grazie alle immagini delle telecamere. La squadra ha lavorato su tre campi, per i portieri Skorupski Da Costa è stato predisposto un programma specifico di corsa, mobilità articolare, balzi e circuiti, senza pallone. Gli altri sono stati disposti su tre corsie verticali tracciate per ogni campo, da 20 metri di larghezza e separate di 3 metri l’una dall’altra. I lavori si sono basati sulla corsa, l’attivazione e la mobilità generale per agire su resistenza e rieducazione alla corsa. Lo staff ha richiesto ai giocatori di non esagerare per evitare il rischio di infortuni; il ritorno ad una condizione normale di corsa richiederà quattro settimane di lavoro.

Di oggi invece la notizia secondo la quale Sinisa Mihajlovic sta facendo una seduta di allenamento individuale a Casteldebole. Alle 10.00, secondo quanto riportato da Sky Sport, l’allenatore del Bologna ha varcato i cancelli del centro sportivo, dirigendosi sul campo, correndo e facendo addominali, come ieri ha fatto la squadra.

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Serie A, l’impatto economico del Coronavirus stravolgerà il calciomercato

Serie A, l’impatto economico del Coronavirus stravolgerà il calciomercato

Il prossimo calciomercato sarà sicuramente diverso dal solito, un unicum. La situazione legata al Covid-19 ha stravolto il Mondo e l’impatto economico che ci sta lasciando è devastante. Ovviamente anche il calcio avrà ripercussioni in questo senso. Al momento non si ha ancora nessuna certezza sulle date di apertura e chiusura anche perché ancora non si sa nemmeno se e quando si tornerà a giocare. Gli scambi e i prestiti saranno alla base del prossimo calciomercato. Ci saranno acquisti, si, ma scordatevi i fuochi di artificio di Neymar al PSG o di Cristiano Ronaldo alla Juventus. Stando ad una ricerca di Kpmg Football Benchmark i valori attuali dei Top players e non solo si è notevolmente abbassato, proprio a causa degli impatti economici causati dal Covid-19. In alcuni casi si possono notare dei veri è propri deprezzamenti. Pogba, l’ex Juventus ora al Manchester United è passato da un valore di 90 milioni a febbraio ai 63,96 milioni nel caso in cui si chiudesse subito la stagione (70,89 se si riprendesse a giocare con le porte chiuse). Per quanto riguarda le squadre medio-piccole della Serie A alcune hanno subito perdite di valore importante. Il Lecce, la cui rosa a febbraio raggiungeva i 71 milioni, oggi non supera i 47 (-33,8%). La Sampdoria (181-123) e Udinese (169-121) con -32% e -28,07%. Queste valutazioni sono fatte considerando valori teorici in base anche ad età e lunghezza dei contratti.

Parlando complessivamente dei vari campionati nazionali, se consideriamo tutti i maggiori tornei, ovvero Serie A, Premier League, Liga, Bundesliga, Ligue 1 arriviamo a perdite pari a 8,5 miliardi di euro. Solo la Serie A arriva a perdite pari a 1, 5 miliardi di dollari. Se i campionati non dovessero ripartire a livello di diritti tv perderebbero 4 miliardi di euro.

 

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Ripresa Serie A, parla Brusaferro: “Bisogna valutare tante variabili”

Ripresa Serie A, parla Brusaferro: “Bisogna valutare tante variabili”

Siamo entrati nella fase decisiva per gran parte del mondo calcistico; in questi giorni, infatti, Bundesliga e Serie A devono prendere una decisione per la ripresa dei rispettivi campionati. Per quanto riguarda il massimo campionato tedesco il verdetto dovrebbe arrivare in giornata con la data del rientro in campo il prossimo ventidue maggio; molto più campionato, così sembra, il discorso per il principale torneo in campo. Tante, forse troppe, le variabili da valutare prima di far riprendere la Serie A ed una lotta scudetto tra Juventus e Lazio. Proprio sul ritorno in campo si è espresso Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità che ha rilasciato delle dichiarazioni interessanti al Corriere della Sera. Ecco le sue dichiarazioni: “Siamo in fase di valutazione, il parere del Comitato tecnico scientifico non è pronto. Tutti gli sport di squadra mettono insieme un certo numero di persone che possono variare a seconda delle discipline. Sono per definizione delle aggregazioni. Ci sono tante variabili in gioco”. Dichiarazioni che fanno capire come un ritorno della Serie A sia sempre più complicato.

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