Napoli, ora è ufficiale: Hysaj non rinnova e sarà addio

Napoli, ora è ufficiale: Hysaj non rinnova e sarà addio

Napoli – Notizia di oggi: il procuratore di Elseid Hysaj ha ufficializzato l’addio ai partenopei. Negli ultimi giorni sembrava che il giocatore ex Empoli fosse prossimo al rinnovo invece le trattative sono ufficialmente tramontate. L’albanese, voluto fortemente dall’attuale allenatore della Juventus Maurizio Sarri al suo arrivo a Napoli nel 2014, che già lo aveva avuto ad Empoli, ha disputato con i partenopei 185 partite. Il suo agente Giuffredi aveva manifestato la volontà di rinnovare il contratto, salvo poi, proprio negli ultimi giorni, annunciare che forse sarebbe meglio per tutti cambiare aria. Un tira e molla che sembra essere arrivato al capitolo finale.

Mario Giuffredi, è intervenuto a Radio Kiss Kiss Napoli e ha rilasciato queste dichiarazioni:

“Abbiamo comunicato al Napoli, al presidente De Laurentiis e ai dirigenti, che non rinnoveremo il contratto. La volontà è quella di andare via. Glielo abbiamo comunicato 15-20 giorni fa, ora è anche nell’interesse del Napoli cercare una soluzione per il giocatore, visto che poi andrà in scadenza. Poi in questo mercato strano possono esserci mille colpi di scena, quindi tutto potrebbe anche cambiare in corsa. Noi, però, la nostra volontà l’abbiamo comunicata a De Laurentiis”.

Secondo il sito Transfermarkt, il suo valore di mercato è pari a 16 milioni di Euro.


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Chiesa a 360°: il calciomercato, i paragoni illustri e…Francesco Totti

Chiesa a 360°: il calciomercato, i paragoni illustri e…Francesco Totti

Federico Chiesa ha concesso una lunga intervista al Corriere dello Sport. Il giovane attaccante della Fiorentina, tra i più corteggiati, ha parlato a tutto tondo affrontando diversi temi.

Nel corso di questa stagione il calciatore viola ha disputato 26 partite complessive e messo a segno 7 reti.

Ecco uno stralcio delle sue dichiarazioni rilasciate al direttore del Corriere dello Sport Ivan Zazzaroni.

La Fiorentina è una delle società più colpite dal virus. Due giorni fa si sono registrate altre sei positività. 
«La squadra è consapevole del momento, ma ha grande fiducia nello staff medico, sa di essere seguita con tutte le attenzioni e vuole riprendere a lavorare. Sento spesso il dottor Pengue, una mente brillantissima. Lui ci rassicura. La notizia delle nuove positività non ci ha turbati».

Parole che riempiono il cuore, Federico. 
«Non sono mai stato fermo per due mesi e la cosa mi pesa. Anche se ho lavorato parecchio, siamo professionisti. Ci siamo allenati costantemente seguendo il protocollo che trasmetteva ogni giorno Iachini».

Il suo arrivo ti ha restituito il sorriso. Solo una mia impressione? 
«Venivo da mesi difficili, non avevo svolto la preparazione che serve al mio fisico. Due settimane dopo la fine dell’Europeo Under 21 ero già in America con la squadra. Quando è arrivato Iachini stavo recuperando dall’infortunio alla caviglia e invece di partire per le Maldive, dove avevo programmato una breve vacanza, ho svolto una preparazione personalizzata, le indicazioni me le dava il suo staff. Quindici giorni che mi hanno rimesso in condizione, il sorriso è tornato di conseguenza». 

Tuo padre ti segue sempre come un’ombra. 
«Tanti dicono che avere un padre che ha fatto il tuo stesso mestiere e per di più alla grande sia un peso. Per me è un vantaggio, un enorme vantaggio. Il rigore, l’attitudine al sacrificio e l’educazione che mi hanno impartito lui e mia madre mi danno una forza incredibile. Mio padre non è mai entrato nelle cose del campo, ma mi ha sempre aiutato nei momenti difficili, anche lui perché ne ha vissuti tanti».

Lui era la tecnica.
«Destro e sinistro, fantastici. Due piedi indistinguibili. Come Hamsik. E un senso del gol che ancora me lo sogno. Sono differenti anche i nostri percorsi, io a diciotto anni ero già in Serie A, lui è maturato a 26. Ho sempre avuto un debole per i giocatori tecnici, il mio idolo era e resta Kakà, anche se Ronaldo il Fenomeno…».

Sapevi che tuo padre fu la ragione principale per la quale nel ’97 Baggio non passò al Parma? Ancelotti l’aveva eletto a giocatore di riferimento. 
«Non lo sapevo, certo Baggio è stato uno dei più grandi di sempre, ma mio padre non era da meno».

Lo farai contento. Sbaglio o è lui l’unico a seguirti nelle trattative? 
«Non ci sono trattative in corso, c’è la Fiorentina. Non ho un procuratore, con la società parlo io e lui è sempre al mio fianco. È il mio assistente personale (sorride). Non abbiamo mai preso in considerazione l’idea di avere un agente. In futuro chissà. Quella voce che mi accostava a Totti era una fake news, Francesco è stato il primo a contattare la società per chiarirlo».

Più forte il padre o il figlio? 
«Quando segnerò 22 gol in 27 partite come fece lui a venticinque anni nella Samp potrò rispondere a questa domanda».

Parliamo del tuo futuro. Commisso l’ha fatto e ha posto due condizioni. 
«Con il presidente, con Giuseppe Barone e Pradè nell’ultimo anno abbiamo parlato tantissimo, il presente è l’unico tempo sul quale sono concentrato. Io penso al lavoro di tutti i giorni, agli obiettivi immediati, il principale è la salvezza. Speriamo di tornare tutti a giocare, il resto verrà».

Quindi se telefonano Juve e Inter trovano occupato? 
«Il mio obiettivo è il miglioramento generale, non solo quello tecnico, devo completarmi e sono il primo a rendermene conto. Sousa, che mi ha lanciato, ma anche Pioli, mi ripetevano spesso che il calcio si gioca prima di tutto con la testa. Io, per indole, sono portato a non amministrare le energie, ho una generosità che tante volte compromette la prestazione, talvolta manco di lucidità sotto porta. Devo migliorare e migliorare e ancora migliorare, trovare con più regolarità il gol, se voglio avvicinare mio padre che in Serie A ne ha segnati 138». 

Individuata finalmente la posizione ideale? Sempre che tu ne abbia una. 
«Le posizioni le ho coperte tutte. Sousa mi faceva giocare da quinto di centrocampo. Pioli da quinto ala alta. Montella mi ha impiegato anche nei due davanti, per Iachini sono un attaccante di destra». 

Lo sei anche per Mancini. Nei tre. 
«Sai cosa penso? Che lo spostamento dell’Europeo possa essere una cosa buona per chi, come me e Nicolò (Zaniolo), avrà la possibilità di sfruttare un altro anno e crescere sul piano dell’esperienza».

Esperienza che alla Fiorentina ha portato Ribery.
«L’acquisto più importante della stagione. Vederlo in allenamento, seguire i suoi tempi, avvertire la sua presenza in partita, tutte cose importantissime. Lui è un grande professionista e un leader e ha una tecnica pazzesca. Ci aiuta a crescere, il suo infortunio ci ha complicato notevolmente la vita, visto che avevamo trovato un assetto efficace».


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Juventus, ecco le repliche di Balotelli e Felipe Melo a Chiellini

Juventus, ecco le repliche di Balotelli e Felipe Melo a Chiellini

Non si sono fatte attendere le repliche dei due giocatori chiamati in causa da Giorgio Chiellini nell’intervista rilasciata a la Repubblica (ne abbiamo parlato qui)

Balotelli, in una storia di Instagram

“Io almeno ho la sincerità e il coraggio di dire la cose in faccia. Tu dal 2013 avresti avuto tante occasioni per farlo, comportandoti da vero uomo, ma non l’hai fatto. Chissà cosa dirai un giorno dei compagni di oggi, strano capitano… Se questo vuol dire essere un campione, allora preferisco non esserlo. E alla maglia azzurra non ho mai mancato di rispetto”.

Il brasiliano Felipe Melo ha rilasciato delle dichiarazioni direttamente a la Gazzetta dello Sport

“Prima di tutto, sarebbe interessante conoscere gli episodi ai quali si riferisce. In ogni caso, per me non c’è nessun problema nel rispondere a ‘questo difensore’. Quando ero a Torino, non ho mai mancato di rispetto a nessuno: ai compagni, ai dirigenti, alla Juventus in generale. A questo punto, però, per lui non ne ho per nulla. E mai ne avrò. Dice che Balotelli sia da prendere a schiaffi e che io sia il peggio del peggio e che si rischiava sempre la rissa per colpa mia? Beh, lui se la faceva sempre addosso. E poi, scusate: troppo facile parlare male degli altri con un libro. Forse ‘questo difensore’ è ancora arrabbiato con me perché, quando sono andato al Galatasaray, abbiamo dato loro degli ‘schiaffi’ eliminandoli dalla Champions League”.

 


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Juventus, Chiellini “entra duro” su Inter, Balotelli e Felipe Melo

Juventus, Chiellini “entra duro” su Inter, Balotelli e Felipe Melo

Giorgio Chiellini, ha rilasciato una lunga intervista a la Repubblica in vista dell’uscita della sua biografia nella giornata di martedì. Nel libro il capitano della Juventus affronta anche quello legato alle rivalità sportive, soffermandosi in particolar modo sull’Inter, raccontando del suo “odio” per i nerazzurri.

Proprio nell’intervista al quotidiano espone meglio il suo pensiero: “Penso che la gente capirà cosa intendo dire, che non verrò interpretato male. IO odio sportivamente l’Inter come Michael Jordan odia i Pistons, non posso non odiarla, ma il 99,9% delle volte che ho incontrato fuori dal campo persone con cui mi sono scannato in partita, ci siamo fatti due risate. Infatti il messaggio che mi ha fatto più piacere, quando mi sono rotto il ginocchio, è stato quello di Javier Zanetti. L’odio sportivo è quello che ci spinge a superare l’avversario: se gli si dà il giusto significato, è una componente essenziale dello sport”.

Inutile dire come queste parole abbiano suscitato lo sdegno dei tifosi interisti che si sono riversati in massa sui profili social del capitano della Juventus per esternare tutte le loro critiche.

Chiellini ha anche mosso delle critiche nemmeno troppo velate a Balotelli, suo ex compagno in Nazionale, e a Felipe Melo, suo ex compagno alla Juventus: ”

“Balotelli è una persona negativa, senza rispetto per il gruppo“.

Quindi la spiegazione: “Nel 2013, in Confederations Cup contro il Brasile, non ci diede una mano in niente. Roba da prenderlo a schiaffi“. Poi l’affondo finale: “Per qualcuno era tra i primi cinque al mondo, io non ho mai pensato neppure che potesse essere tra i primi dieci o venti“.

Chiellini ha alzato ulteriormente con qualcuno che è stato suo compagno perfino nella Juventus.

Su Balotelli 

“Balotelli è una persona negativa, senza rispetto per il gruppo. Nel 2013, in Confederations Cup contro il Brasile, non ci diede una mano in niente. Roba da prenderlo a schiaffi. Per qualcuno era tra i primi cinque al mondo, io non ho mai pensato neppure che potesse essere tra i primi dieci o venti“.

Su Felipe Melo

“Uno anche peggiore era Felipe Melo: il peggio del peggio. Non sopporto gli irrispettosi, con lui si rischiava sempre la rissa. Lo dissi anche ai dirigenti: è una mela marcia”, ha spiegato Chiellini.

Adesso si attendono le repliche dei diretti interessati che non tarderanno di certo ad arrivare.


 

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Roma, Pau Lopez: “La gente ha bisogno di ricominciare e anche il calcio”

Roma, Pau Lopez: “La gente ha bisogno di ricominciare e anche il calcio”.

La Roma di Fonseca ha ripreso ad allenarsi e a lavorare nel centro di Trigoria ed i calciatori iniziano a rilasciare le prime dichiarazioni sul ritorno alla normalità. Quest’oggi è toccato al numero 1 dei giallorossi, Pau Lopez:

Queste la parole di Pau Lopez ai canali ufficiali giallorossi:

E’ stato bello rivedere le immagini dei calciatori a Trigoria. Com’è stato tornare?
E’ bello tornare a Trigoria dopo tanto tempo. La situazione è un po’ strana per tutto quello che dobbiamo fare, ma adesso è necessario. Possiamo solo passare in stanza a prendere l’abbigliamento e indossare sempre la mascherina“.

In questa situazione che tipo di lavoro fate?
“La squadra è divisa in 3 gruppi da 4, ogni gruppo ha un campo per sé. Noi portieri ci alleniamo due per gruppo, riusciamo a fare quello che facevamo prima ma ovviamente con alcune limitazioni”.

Come la vedi sulla possibilità di riprendere il campionato?
“Faccio il paragone con quello che succede nei negozi. Dal 18 aprono i negozi, dal primo giugno i ristoranti. Credo sia il momento di convivere con questo problema. La gente ha bisogno di ricominciare e anche nel calcio, a parte i calciatori, c’è tutto un mondo di lavoratori che ha bisogno di riprendere. Ovviamente bisogna cercare di correre pochi rischi ma potremmo prendere esempio da chi comincerà prima di noi, come la Bundesliga”.

La parata col Genoa a Marassi?
“La cosa difficile era che il cross veniva dalla mia destra e quando l’avversario colpisce la palla stavo andando a sinistra. Quindi mi ha preso in controtempo”.

Più difficile quella parata o quella a Bologna?
“Quella a Bologna. La situazione era frenetica, ho dovuto scegliere in fretta di uscire. Questa è una cosa che mi ha insegnato Savorani, gli ho tolto spazio uscendo e l’ho preso di sorpresa”.

Come hai allenato la reattività a casa?
“Non l’ho allenata, è impossibile. Abbiamo fatto soprattutto esercizi di forza sulle gambe, ci mandavano un programma quotidiano, era diverso dal solito, ma era quello che potevamo fare”.

Posto preferito di Roma?
“Mi piace molto passeggiare a Villa Borghese con i miei due figli”.

Come hai scelto di fare il portiere?
“Mio padre era portiere e mi è sempre piaciuto guardarlo. Ho seguito le sue orme”

Parli sempre meglio l’italiano…
“Sono fortunato perchè è simile allo spagnolo e al catalano. Poi quando sono arrivato ho fatto 2 mesi di lezione e per fortuna parlo più o meno bene”

Come ti trovi con Mirante e Fuzato?
“Molto bene, sono due dei migliori compagni che abbia mai avuto. Mirante è incredibile, sempre con il sorriso sulle labbra. E’ una persona incredibile non solo per me ma per tutta la rosa. Ha un grosso peso nello spogliatoio ed è importantissimo per noi”

Com’è vivere in Italia?
“L’Italia è simile alla Spagna, a Roma trovi tutto quello che vuoi e per il cibo non c’è paragone…”

Differenze tra calcio italiano e spagnolo?
“Ci sono alcune differenze, qui è un po’ più tattico e ho avuto qualche problema all’inizio perchè non seguivo il calcio italiano. Dopo un girone conosco un po’ meglio i calciatori, ed ho la fortuna di essere in una grande squadra che lotta sempre per vincere”

 

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Fiorentina, Igor: “Questa stagione non si dovrebbe riprendere”

Fiorentina, Igor: “Questa stagione non si dovrebbe riprendere”.

Sono ore decisive per il futuro della Serie A, si attende un responso definitivo specialmente dal governo sulla ripresa del campionato, nel frattempo le società fanno i conti con la situazione ed i tesserati cominciano ad esprimere i propri pareri, con particolare attenzione ai contesti dove il Coronavirus ha creato non pochi problemi. Per questo motivo alla Fiorentina l’attenzione e la preoccupazione è alta, attualmente è una delle società più colpite e proprio oggi ne ha voluto parlare il terzino Igor, arrivato a gennaio a Firenze, al giornale carioca GloboEsporte : “Come atleta, voglio sempre giocare e fare ciò che amo, ma, a causa della situazione in cui ci troviamo, il numero di casi che abbiamo avuto ed il numero di morti, secondo me, questa stagione non si dovrebbe riprendere

Un concetto espresso da tanti colleghi in questi giorni, in particolar modo considerando i casi importanti come quelli avvenuti nella viola, Vlahovic, Pezzella e Cutrone sono ora negativi ai tamponi, ma hanno dovuto lottare con il virus: “Se, quando verrà decretato che si dovrà tornare a giocare, avremo più sicurezza, un grosso calo nei casi, qualche cura, per esempio, allora andrà bene. Se dovessi scegliere se tornare a giocare in questo momento, sceglierei di non ricominciare. Non è che se siamo giocatori, siamo immuni al virus“.

Una posizione decisa, che fa capire quanta confusione ci sia tra le varie componenti, con molti calciatori non desiderosi di ripartire, tifoserie divise a metà e presidenti che imbracciano i propri interessi. La palla è in mano al governo, una volta scelto, di certo non si tornerà indietro.

 

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Ufficiale: approvate le 5 sostituzioni e la possibilità di abbandonare il VAR

Ufficiale: approvate le 5 sostituzioni e la possibilità di abbandonare il VAR.

Prima vera decisione ufficiale da parte dell’organo arbitrale europeo, l’IFAB, ovvero l’associazione degli arbitri che controlla il regolamento a livello federale, ha approvato nuove misure rivoluzionarie sui regolamenti, per ottemperare alle difficoltà per la ripresa durante l’emergenza Coronavirus.

Delle misure che erano già nell’aria da giorni ma che ora sono state rese ufficiale e che potremmo già vedere dal prossimo weekend in Bundesliga.

La rivoluzione principale riguarda le sostituzioni, infatti è ora ufficiale che le sostituzioni permesse saranno di un massimo di 5, e potranno essere utilizzate solo 3 volte, dunque si vedranno molte più doppie sostituzioni. Due momenti per sostituire in più verranno concessi in caso di supplementari.

Altra rivoluzione riguarda il VAR, infatti è stato dato il via libera alle federazioni per abbandonare il VAR per il proseguo della stagione laddove non ci siano le possibilità per l’utilizzo dello stesso, sempre secondo le disposizioni igienico sanitarie. Saranno dunque le singole federazioni a scegliere se interrompere l’utilizzo della tecnologia una volta ripreso il campionato.

Una scelta che agevola i protocolli presentati dalle federazioni, in particolare quella tedesca, che dalla prossima settimana potrebbero ripartire con il campionato regolare. Scelte storiche che forse cambieranno la storia del calcio.

 

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Inter, test medici tutti negativi

Inter, test medici negativi!

L’Inter tranquillizza i tifosi e tutto l’ambiente della Serie A, tramite un comunicato riportato dal Corriere dello Sport inerente l’esito dei test effettuati sui calciatori della rosa di Conte. Nessuno dei nerazzurri è risultato positivo al Coronavirus: “FC Internazionale Milano comunica che tutti i test medici ai quali è stata sottoposta la Prima Squadra sono risultati negativi. Dal pomeriggio di oggi avranno inizio gli allenamenti individuali facoltativi. Il Club mantiene la massima attenzione sui criteri preventivi per la salute dei giocatori e di tutti i componenti della Società, nel rispetto di tutte le linee guida governative e della tutela della salute pubblica”.

Buone notizie per i tifosi nerazzurri e per tutti gli appassionati di sport che vedono in questa notizia un ostacolo in meno verso la ripresa del campionato. Nel frattempo, come detto anche nel comuicato, ci sarà la posssibilità per chi vorrà di sottoporsi a sedute individuali di allenamento che si concentreranno sulla parte atletica,  a turni e in pochi su ogni campo. Esclusa la possibilità di svolgere partitelle o comunque di riaffinare la tecnica col pallone. Per quello si dovrà aspettare (forse) il 18 maggio.

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Tardelli: “Cosa resta del calcio senza abbracci ed esultanze?”

Tardelli: “Cosa resta del calcio senza abbracci ed esultanze?”

Marco Tardelli si è candidato alla presidenza dell’AIC e in queste ore ha chiesto pubblicamente all’Assocalciatori di fare chiarezza sui bilanci, sfidando apertamente Damiano Tommasi. Andiamo a vedere le parole di Tardelli rilasciate in una bella intervista al Corriere dello Sport:

Tardelli, che risposte ha avuto? «Non ho avuto risposte serie. Solo repliche scomposte e agitate. Lo ripeto una volta per tutte: non ho detto che rubano, non ci voglio nemmeno pensare. Ho chiesto solo chiarezza e trasparenza. Sono un associato, mi sembra legittimo, no?».

Chiarezza su quali questioni? «Ho fatto richiesta di poter visionare il nuovo bilancio di gestione 2019, ho chiesto chiarimenti su voci di spesa di incerta comprensione, sui compensi del Cda e sulla gestione di AIC Service».

Cos’è l’AIC Service? «E’ la cassaforte dell’AIC. Una società creata per gestire l’attività pubblicitaria sul diritto di immagine dei calciatori e di gestione e sfruttamento del marchio AIC. Ho fatto una domanda semplice: perché si è deciso di far gestire il contratto Panini alla Lega Serie A? Mi sembra strano, visto che per quarant’anni l’ha gestito AIC. Se nasce con questo scopo non si capisce perché incassi solo una parte del contratto Panini che è gestito totalmente e “inspiegabilmente” dalla Lega di A».

Lei come valuta l’operato dell’AIC in questa fase di emergenza Coronavirus? «In questo momento non mi sembra che stiano facendo delle grandi battaglie, tutt’altro».

Che ruolo dovrà avere l’AIC oltre la crisi? «La premessa è: i calciatori devono avere più voce in capitolo»

Ma si può essere rappresentativi allo stesso modo di Cristiano Ronaldo e dell’ultima riserva della Spal? «E perché no? Si deve. Un tempo l’AIC rappresentava e si batteva per i diritti di Rivera e della riserva dell’ultima squadra di A, senza distinzione».

Ha sentito i calciatori in questo periodo? Che dicono? Come la pensano? «Con il mio gruppo di lavoro ho avuto modo di confrontarmi con parecchi di loro. Hanno scoperto cose che non sapevano sull’AIC. Non si sono mai preoccupati, ed è anche colpa loro. Serve più responsabilità. Tutta la categoria, con questa emergenza, deve darsi una mossa».

All’AIC fanno intendere che lei cerchi pubblicità per la sua candidatura. «Non scherziamo, per favore. Per adesso c’è solo la mia candidatura, avanzata con raccomandata e ricevuta di ritorno all’AIC. Il vicepresidente Calcagno? Si candiderà, certo. Io non ho rappresentati di regione che vanno a fare campagna per me, non credo sia una cosa moralmente corretta».

Da quanto tempo non parla con Tommasi? «Da tanto tempo, sei mesi credo, forse di più. Ho invitato anche il vicepresidente Calcagno al colloquio, ma non c’è stato modo di confrontarsi e non capisco perché».

Perché Tommasi non la chiama? «Non lo so, il mio numero ce l’ha. Sono un associato, credo sia doveroso dare delle risposte». 

Marco Tardelli quest’oggi sulle colonne della Stampa ha chiarito il suo punto di vista circa la situazione sul calcio inglese: “Anche in Inghilterra si sta pensando al destino del campionato. E se si riprenderà ci saranno restrizioni mai previste prima: niente esultanze di gruppo dopo i gol, non vedremo più abbracci di gioia, niente sudore e sputi (?), addirittura niente scambio di maglia a fine gara. E fin qui ho scritto tutto d’un fiato. Poi mi sono fermato, ho chiuso gli occhi e in un istante la mia memoria di giocatore mi è tornata addosso con una forza inaudita. Cosa resta del calcio senza questi gesti, questi riti, queste emozioni, questi umori e questi amori? È davvero possibile vietare tutto questo? Possiamo immaginare un calcio vuoto di emozioni e sentimenti? È quasi come pensare a fare l’amore senza raggiungere il piacere. E chi, come me, ama profondamente il calcio sa che ho ragione. E travolto da tanta amarezza all’improvviso mi viene in mente un’immagine. Quell’abbraccio mimato dalla tribuna, da Sandro Pertini, il Presidente piccolo e fragile che alzando le braccia da lontano ci stringe tutti. Forse sarà questo l’unico modo per tenerci stretti nel nuovo mondo post virus”




Cina, il campionato potrebbe ripartire senza le stelle straniere

Cina, si riparte senza stelle straniere

Fabio Cannavaro e il suo Guanghzou Evergrande potrebbero tornare in campo a giugno, sicuramente giocando a porte chiuse e magari con un nuovo format (due gironi da 8 e play-off al termine della regular-season). Questo l’orientamento della Federcalcio cinese secondo quanto riferito da Chen Xuyuan in un’intervista rilasciata ai microfoni di CCTV: a riportarlo è il Corriere dello Sport. Il numero 1 federale ha ammesso che è possibile chen Cina si riprenda a giocare senza molte delle stelle straniere che hanno i vari club: “C’è questo problema. Secondo le nostre informazioni, un terzo dei giocatori stranieri e alcuni allenatori non sono ancora tornati. Ne terremo conto, ma non aspetteremo che tornino tutti prima di riprendere, sarebbe ingiusto per gli altri club. Non appena saremo pronti in termini di prevenzione e controllo dell’epidemia, inizieremo”. Si giocherà a porte chiuse, poi in base ai numeri si proverà ad aprire gradualmente ai tifosi.

Evidentemente il giro di interessi che ruota attorno alla Chinese Super League è troppo elevato perché il campionato aspetti il ritorno degli stranieri per ripartire o, ancora peggio, perché si fermi. Tuttavia c’è da chiedersi se la loro assenza non possa rivelarsi un danno ancora maggiore, dato che il poco seguito internazionale che aveva questa competizione era stato ottenuto grazie all’ingaggio a cifre faraoniche di top player (o ex tali) dall’Europa come El Sharaawy, Hulk o

 

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