Inter, Massimo Moratti scrive una lettera ai tifosi nerazzurri

Inter, Massimo Moratti scrive una lettera ai tifosi nerazzurri

Inter – La giornata di oggi 16 maggio rievoca per i colori nerazzurri dolci ricordi: il compleanno di Massimo Moratti e l’ultimo scudetto. L’ex presidente dell’Inter compie 75 anni, di cui 16 da presidente del club.

Nonostante sia il suo compleanno, è stato proprio l’ex presidente nerazzurro ha fare un regalo ai sostenitori interisti. In occasione della rubrica Letters to Inter è comparsa una toccante lettera proprio di Massimo Moratti sul sito ufficiale della società interista:

“Non ho mai perso il sonno prima delle partite più importanti ma spesso, quasi sempre, l’Inter è stato l’ultimo mio pensiero prima di addormentarmi. Un pensiero dolce, fatto di fantasie di campo: tratteggiavo nella mente azioni e possibili giocate dei nostri campioni. Ragionamenti da tifoso, rilassanti. Poi, la mattina, si passava alla dimensione più pratica: scelte, decisioni, impegni. La responsabilità di guidare la società è sempre stata accompagnata dal sentimento nei confronti di questi colori. E nonostante fossi consapevole che dai risultati dipendeva anche la felicità di tanti tifosi, non ho mai vissuto il mio ruolo come un peso, come qualcosa di faticoso. È vero, le sconfitte fanno più male di quanto facciano bene le vittorie, perché sono più dure da dimenticare. Però ho sempre guardato avanti con fiducia. E alle partite ho sempre cercato di esserci: allo stadio non sei solo, in qualche modo puoi cercare di allentare la tensione confrontandoti con gli altri, il contesto aiuta a distrarti un po’ da quello che è il senso della partita. Seguirle da casa, invece, mi ha sempre costretto a sofferenze extra: intanto perché ti dispiace non essere sul posto. E poi perché non hai nessuno con cui condividere, con cui arrabbiarti. Paradossalmente, arrivavo persino a prendermela con il presidente, quando le cose non andavano bene, come avrebbe fatto un qualsiasi tifoso appassionato, pur sapendo benissimo che il presidente ero io.

Se mi sono mai arrabbiato veramente? In qualche circostanza, devo ammetterlo, sì. E penso che l’arrabbiatura più grossa, quella in cui mi sono fatto sentire perché pensavo fosse doveroso e necessario, sia stata quella dopo l’eliminazione per mano del Manchester United nella Champions League del 2009. Si è sempre pronti ad accettare che non si vinca, ma avevo capito che era il momento di fare un salto, uno scatto. Tutto aiuta a crescere. Il derby dell’agosto 2009 lo ricordo perché, al di là della partita meravigliosa e dei gol bellissimi, era una sfida che arrivava dopo un avvio complicato: sconfitta nella Supercoppa, pareggio con il Bari. Era la prima di Sneijder: vidi una squadra forte, con una consapevolezza maggiore. Quello che sogna il tifoso: un gruppo conscio della propria forza. I derby che ti ricordi di più, però, sono quelli più sofferti. Quello di ritorno, quell’anno, è stato a suo modo straordinario. A fine primo tempo eravamo avanti 1-0 ma sotto di un uomo. C’era una tensione altissima allo stadio, percepivo il nervosismo dei giocatori. Volevo essere d’aiuto, pensavo che la mia presenza negli spogliatoi potesse dare un segnale di vicinanza ai giocatori. È una cosa che non ho fatto spesso, anzi raramente. Arrivato giù, mi sono trovato di fronte una scena che non mi aspettavo: i calciatori erano tranquilli, seduti. Al centro della stanza, José Mourinho. Non avevo altro da fare che rimanere in silenzio ad ascoltare le sue indicazioni. Precise, utili. Di natura tattica, per sopravvivere all’inferiorità numerica. E motivanti: “Vedrete, avremo l’occasione per fare il secondo gol”.

Kiev e Londra sono state due tappe fondamentali di quella cavalcata. In Ucraina non andai. Avevamo di fronte quel Shevchenko che ci aveva sempre dato parecchio fastidio. Era importante non commettere gli errori del passato: a Kiev avevamo già lasciato una qualificazione qualche anno prima. Il finale di quella partita resta memorabile, con lo zampino di Diego Milito in entrambi i gol. Bravo, quel ragazzo… Con il Chelsea, invece, è stata la vera prova di maturità. Di Barcellona-Inter si ricorda spesso il fischio finale, la mia esultanza ricomposta subito nel saluto al presidente del Barcellona. Ma qualche minuto prima, senza gli occhi addosso delle telecamere, era successo qualcos’altro. Ho sentito una fitta al cuore. Il tempo si è fermato. Non ho percepito più alcun rumore. Ho visto l’arbitro fare un passo, girarsi e indicare la punizione. Solo in quel momento il tempo ha ricominciato a scorrere, i colori sono tornati. Alla mia destra Joan Laporta era scattato in piedi, esultante. Io, seduto. Gli ho afferrato il braccio sinistro: Lo hanno annullato”, gli ho detto. Sì, il gol di Bojan era stato annullato.ù

Era un gruppo bello, unito, fatto di gente per bene. Penso a Chivu e al suo infortunio terribile. Il dottor Combi fu fondamentale nell’accorgersi della situazione, il ragazzo poi reagì alla grande e fu coraggioso a tornare in campo in poco tempo. Segnali importanti. Come quelli che dava Maicon, ad ogni partita: quando l’abbiamo preso non pensavamo potesse diventare così forte, è sempre stato il nostro attaccante aggiunto, impressionante. Dieci anni fa, oggi, viaggiavo verso Siena carico di speranza. Come i nostri tifosi. Sapevo che sarebbe stata una battaglia, su un campo piccolo, in uno stadio che conoscevamo bene. È stato un bel compleanno, non c’è che dire: sofferto, ma entusiasmante. E c’era ancora da mettere l’ultimo mattone, quello di Madrid. Alle persone che non ci sono più e alle quali hai voluto bene pensi spesso. Nel mio caso capitava e capita ancora oggi. E mentre si avvicinava la sfida del Bernabeu, mentre Milito segnava i due gol, mentre tutto aveva il suo compimento, ho pensato con forza a tre persone.

A Peppino Prisco, alle sue frecciate che diventavano definizioni, così sinteticamente spiritoso, così interista. A Giacinto: provavo un dispiacere sordo, perché lui meritava di vedere quei trionfi. Mi mancavano le chiacchierate con lui, mi mancava chiedergli consigli sui giocatori da acquistare. Mi mancava tutto. A papà Angelo. Sono sempre stato collegato a lui. Lui mi ha insegnato tutto, ha formato il mio modo di pensare. È stato inevitabile dedicare a lui il sorriso più dolce. E nel suo ricordo ho lasciato che fosse mio figlio a portare la coppa a Milano. Io, al fischio finale al Bernabeu, ero solamente felice. Ho provato una gioia piena, completa.

Con Mourinho ci siamo incontrati due giorni dopo: l’ho invitato a cena a casa mia, a Milano. Gli ho fatto trovare un discreto centrotavola: la Champions League, nella quale entrava alla perfezione un regalo straordinario, il mio nipotino nato da poco. È stata una serata piacevolissima, di grande affetto, nella quale ci siamo detti quel segreto di cui tutti parlavano ma che noi non avevamo mai affrontato prima, perché era giusto così. Tutto questo succedeva 10 anni fa. Non sono svaniti i ricordi, non sono sbiadite le emozioni. Alla guida dell’Inter, ora, c’è una famiglia che ha la stessa nostra passione. Steven Zhang mi ha più volte ribadito il suo orgoglio nell’essere il presidente di questo club: è giovane, intelligente e sensibile. Ed è interista. C’è una sola parola che può descrivere al meglio gli interisti: innamorati. Ne abbiamo tutte le qualità, i difetti e i pregi. Il nostro è un amore incondizionato per i colori nerazzurri. Sarà così per sempre”.


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Roma, Petrachi piomba su tre svincolati di lusso

Roma, Petrachi piomba su tre svincolati di lusso

La Roma deve intervenire sul mercato per accontentare le richieste di mister Fonseca, che gradirebbe qualche innesto d’esperienza che possa facilitare la crescita dei giovani in rosa. Le disponibilità economiche al momento scarseggiano ed a malincuore Smalling non sarà trattenuto, così Petrachi sta lavorando per portare in giallorosso tra calciatori dal mercato degli svincolati, uno per ruolo. Il Corriere dello Sport riporta l’interesse per Vertonghen, centrale belga in forza al Tottenham, Bonaventura e Pedro, attaccante del Chelsea. Per il primo avrà un ruolo fondamentale la mediazione di Baldini; Vertonghen ha già dato la disponibilità a trasferirsi in Italia, ma su di lui sono vigli anche alcune squadre della Premier e della Liga. Per quanto riguarda il centrocampista italiano del Milan Petrachi tratterà direttamente con Raiola, ed al momento la Roma sembrerebbe in vantaggio sulle altre pretendenti, che sono la Lazio e l’ambiziosa Fiorentina di Rocco Commisso. Per quanto riguarda invece Pedro, i giallorossi dovranno guardarsi dall’interesse di alcune squadre arabe e statunitensi, che potrebbero arrivare ad offrire all’ex Barcellona un contratto difficile da pareggiare.

 

 

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Sampdoria, si valuta il ritorno di Viviano. Sul portiere anche la Fiorentina

Sampdoria, si valuta il ritorno di Viviano. Sul portiere anche la Fiorentina

Sampdoria – Si profila un ritorno in casa Samp, quello del portiere classe ’85 Emiliano Viviano. L’estremo difensore fiorentino, svincolato e vicino in gennaio a tornare a vestire la casacca nerazzurra dell’Inter ha parlato ai microfoni di Lady Radio. Su di lui va registrato anche l’interesse della Fiorentina:

“Con Pradè ci sentiamo spesso, ascolterei volentieri le proposte. Mi aveva anche cercato quest’estate, ma non ero il portiere giusto per far crescere Dragowski. Sto valutando tutte le ipotesi, c’è tanto che bolle in pentola. La Roma non mi ha cercato, ma diciamo che tornerei volentieri nelle piazze dove sono stato. Ognuna mi ha lasciato qualcosa di particolare. Se si esclude Firenze – conclude Viviano – direi che Genova è Genova”.

Viviano ha giocato in blucerchiato dall’estate del 2014 a quella del 2018, vestendo l’ormai storica numero 2. Ha vestito la maglia della Samp per 115 partite subendo 155 reti tra tutte le competizioni ufficiali. La stagione 2015-16 è quella più prolifica con la disputa dei preliminari di Europa League e quattro rigori parati.

Nella scorsa stagione ha vestito la maglia della SPAL in 17 occasioni subendo 25 reti.


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Lazio, Tare vuole andare incontro a Sergej: sarà rinnovo o cessione

Lazio, Tare vuole andare incontro a Sergej: sarà rinnovo o cessione

Per fare grandi campionati e vincere serve arominia, e la Lazio di questa stagione sembra uno spogliatoio perfetto con tutti i calciatori in simbiosi con il tecnico e con il pubblico. Le grandi prestazioni offerte hanno attirato l’attenzione di molte squadre sui gioielli della rosa e tra questi c’è senz’altro Sergej Minlinkovic-Savic, centrocampista classe 95′, alla Lazio dall’estate 2015. Il ragazzo serbo è concentratissimo sugli obiettivi stagionali, intanto però PSG e Manchester United continuano a chiedere informazioni al suo agente ed alla Lazio per imbastire una trattativa. Tra il direttore sportivo Tare e Milinkovic c’è un ottimo rapporto e nessuno ha intenzione di deludere l’altro, la Lazio ha quindi intenzione di proporre l’ennesimo rinnovo al serbo, sarebbe il terzo in tre anni, che lo porterebbe a guadagnare 3,5 milioni netti più bonus, mentre oggi ne percepisce 3,5 con bonus annessi. Se il ragazzo dovesse esprimere con decisione il desiderio di provare a fare un’altra esperienza, rifiutando il rinnovo, la società non si opporrebbe e si lavorerà insieme per accontentare tutti. Le possibilità che comunque Milinkovic decida di giocare la prossima Champions League con la maglia della Lazio sono molto alte.

 

 

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UEFA, Ceferin: “La prossima stagione di coppe internazionali sarà regolare”

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Uefa – Il presidente dell’Uefa Aleksander Ceferin è intervenuto ai microfoni di BeinSports e si è espresso in merito alla ripresa dei campionati, con una smentita relativa al passaggio obbligatorio dai turni preliminari per chi decidesse di non terminare la stagione: “In Europa vogliamo club che abbiano vinto i campionati e le coppe nazionali, qualificandosi sulla base dei risultati. E’ l’essenza dello sport, non solo del calcio. Nessuno vuole il marchio di irresponsabile. Gli organizzatori delle competizioni nazionali si stanno dotando di protocolli di sicurezza molto seri e articolati che dovranno essere applicati con assoluto rigore. Il rischio zero non esiste a nessun livello e in nessun ambiente lavorativo. Ci stiamo tutti attrezzando per proteggerci. Ho molta stima dei calciatori della Serie A e dei dirigenti italiani e non credo ad alcun tentativo di boicottaggio. Assoluta priorità alla salute pubblica, ci mancherebbe, ma come tutti gli altri settori anche noi abbiamo il dovere di ripartire rispettando gli impegni che ci siamo assunti. Le competizioni nazionali e quelle europee sono fisiologicamente collegate e noi vogliamo in Europa club che abbiano vinto i campionati e le coppe nazionali, qualificandosi sulla base dei risultati. È l’essenza dello sport, non solo del calcio”.

Alcune dichiarazioni però sembrano essere state travisate al punto che è stato rilasciato un comunicato con il quale la UEFA ha precisato la propria posizione: “Per quanto riguarda il modo in cui sono state riportate alcune dichiarazioni in un’intervista a Bein Sports, la UEFA desidera chiarire che il presidente Ceferin ha affermato che i club delle leghe che sono state annullate in questa stagione dovrebbero essere ancora pronti a giocare i turni di qualificazione per la prossima stagione secondo la lista di accesso corrente. Non ha menzionato né accennato a nessuna modifica all’elenco di accesso alle competizioni UEFA per club”

Un altro tema importante affrontato dal presidente dell’Uefa è stato quello legato al tema dei ritiri prolungati per i calciatoriRispetto le decisioni delle autorità scientifiche, hanno la grande responsabilità di difendere la salute delle persone. Quel che succede in caso di positività dei calciatori è il passaggio fondamentale per la continuità delle competizioni. Io non ho alcuna competenza in materia, ma vedo che in alcuni Paesi, come la Germania, le soluzioni adottate sono più mirate e funzionali al prosieguo dell’attività, non alla sua improvvisa interruzione”. Infine, Ceferin ha puntualizzato che l’eventuale ripresa delle gare sarà comunque a porte chiuse. Una circostanza spiacevole, ma obbligatoria e che si spera possa durare il meno possibile: “Temo che per un certo periodo non sarà possibile far entrare il pubblico negli stadi. Spero che si tratti di una parentesi non troppo lunga, dopodiché rivedremo finalmente gli impianti pieni di appassionati entusiasti. Lo vogliamo tutti. Io per primo”.


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Roma, Patrik Schick è sempre più vicino al Lipsia

Roma, Patrik Schick è sempre più vicino al Lipsia

Alle 15:30 di oggi riparte la Bundesliga ed il match di cartello della giornata è la sfida tra Schalke 04 e Borussia Dortmund, ma alla stessa ora scende in campo anche il Lipsia, l’attuale squadra di Patrik Schick, che se la vedrà con il Friburgo. Sono giornate delicate per delineare il futuro del giovane attaccante ceco di proprietà della Roma. Schick è ad oggi l’investimento più costoso della storia giallorossa, ma in due anni all’ombra del Colosseo ha combinato ben poco, così l’estate scorsa si è trasferito in Germania, al Lipsia, con la formula del prestito con diritto riscatto. Per acquistare interamente il suo cartellino il  Lipsia dovrebbe versare, come pattuito nella scorsa sessione di calciomercato, 29 milioni di euro nelle casse della Roma, cifra che al momento i tedeschi non hanno intenzione di spendere. Skysport riporta però che la Roma sarebbe ad applicare uno sconto di 3 milioni che spingerebbe il Lipsia a riscattare l’ex attaccante della Sampdoria. Schick in Bundesliga ha vissuto una discreta stagione, partendo quasi sempre dalla panchina, ha collezionato 15 presenze condite da 7 reti.

 

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Inter, Materazzi: “Mourinho un fenomeno. Che discorso al Camp Nou!”

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Inter – Le dirette Instagram tra ex calciatori durante la quarantena sono diventate dei veri e propri appuntamenti fissi, specie quelle di Christian Vieri. Questa volta ospite è stato l’ex nerazzurro Marco Materazzi che ha parlato di tanti argomenti, specie legati all’anno del Triplete, del quale ricorre il decennale, diretto da Josè Mourinho.

Il portoghese era un fenomeno. Il primo giorno arrivò alla Pinetina, non volava una mosca perché tutti avevano il terrore ma lui ci disse ‘Oh, ma potete anche ridere!’.Da lì è stato uno spasso, sembrava un sergente e spesso ti ammazzava, ma si è creata grande empatia tanto che nessuno si è mai permesso di pensare qualcosa di diverso da lui. Una volta disse ad Adriano ‘Tu non giochi più’, perché era tornato tardi da una serata. La partita dopo titolare in un derby con il Milan, fece una grande prestazione. Dopo una partita persa a Catania ci fu uno dei momenti più difficili, prese di mira soprattutto Balotelli. Poi una volta se la prese con Toldo che non giocava mai, gli disse ‘Francesco non sei più lo stesso!‘. E lui rispose: ‘È vero, mister!‘. Dopo tutto questo andammo a Londra col Chelsea e giocammo alla grande. Facevamo degli allenamenti bellissimi, eravamo organizzati oltre che forti. La società gli mise a disposizione una squadra straordinaria e lui mise mano dove doveva”.

“Personalmente ero legato a Mourinho per il rapporto, perché io giocavo pochissimo ma sapevo di avere un’età dove dovevo gestirmi e mettermi a disposizione del gruppo. Pur non giocando, il lunedì andavo con entusiasmo all’allenamento e questo ti fa alzare il livello. Ognuno voleva vincere anche le partitelle 3 contro 3, questo fa la differenza perché vai a giocare con entusiasmo contro squadre che, a livello tecnico, già erano inferiori. Noi giocavamo a Roma con la Lazio in campionato e vincevamo 2-0, lui si girò e disse ‘Bella la finale di Coppa Italia mercoledì, vero? Guarda che la giochi‘. Già il giorno dopo mi presentai all’allenamento a mille, giocai quella partita come la finale di Champions League. Dimostrava di avere grande fiducia in tutti”.

Ovviamente non poteva mancare un riferimento diretto all’epica semifinale di Champions League contro il Barcellona: “Ci allenavamo veramente per giocare 11 contro 9, 11 contro 10. A Barcellona quando è stato buttato fuori Thiago Motta nel primo tempo ci dice ‘Ragazzi noi ci alleniamo 7 contro 5, 7 contro 4, 9 contro 5. Qui siamo 11 contro 10. Non pensiamo di partire dal portiere, diamogliela là. Tirala lunga Julio e difendiamoci 11 contro 10. Infatti tiravamo molto poco in porta. Però era una squadra organizzata. A parte che eravamo molto forti perché tu avevi cambiato dal 2009 al 2010 Thiago Motta, Milito, Lucio, Eto’o e Sneijder a una squadra che aveva già vinto lo scudetto”. Decisivi in quel Triplete furono soprattutto Milito ed Eto’o: “Diego ha perso tempo, poteva giocare tantissimi anni in grandi squadra. Era umile, intelligente e faceva sempre gol, per un attaccante è fondamentale. Eto’o? Veniva da un Triplete, poi si mise a disposizione facendo un grande lavoro. E ha vinto tutto anche con noi, dopo averlo fatto con il Barcellona”.


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Bari, De Laurentiis: “La Serie C non sta in piedi, è stata una votazione ridicola”

Bari, De Laurentiis: “La Serie C non sta in piedi, è stata una votazione ridicola”

Luigi De Laurentiis, presidente del Bari, non ci sta e attacca la decisione di non dare chance di promozione a tutti quelli che sono ancora in corsa. Ai microfoni di TeleBari il patron dei Galletti ha attaccato pesantemente le società che si sono astenute e non hanno votato in favore dei playoff, anche se alcune di loro sono effettivamente in corsa per giocarsela. Andiamo a vedere le parole di Luigi De LaurentiisBisogna avere fiducia. Vogliamo giocarci in campo ciò che potremmo meritare. Ci sono altre società che hanno il nostro stesso obiettivo e per questo è giusto giocarcelo sul campo”.

De Laurentiis contro la decisione di promuovere una quarta in Serie B tramite il merito sportivo: “Non ho amato il modo in cui è stato rappresentato questo criterio. Le società non hanno capito il calcolo. Era apparso come arabo totale. Mi fa pensare che si voglia sospendere il campionato senza lasciare altre opzioni a società che hanno stra-investito, dando visibilità ad una serie minore. Se la maggior parte dei club vuole la sospensione, significa che è un campionato che non sta in piedi. Si è parlato di vite, ma in realtà il discorso era economico: questo campionato di professionistico non ha nulla. Sedici squadre hanno votato i play-off. E le altre? Si sono astenute? Come mai chi potrebbe giocare i play-off non li vuole giocare? Questo deve far capire che la Serie C non sta in piedi: è stata una votazione ridicola sotto tutti i punti di vista. Il Padova, la Ternana, la Triestina, il Potenza, il Monopoli: tante le società che la pensano come noi”.

Il patron del Bari ribadisce però la fiducia nel Consiglio Federale e nei suoi tifosi: “Confido in loro; trovo ci sia stata una linea dall’inizio della pandemia, senza dribbling mediatici, per far ripartire il calcio. Sono persone concrete. Se il Bari dovesse restare in C un altro anno non voglio arrivare a delle cifre precise, ma sono perdite importanti. Se condizionerebbe il nostro progetto? In nessun modo. Sarebbe deludente, perché non ce la siamo giocati in campo. Ma resteremmo con la stessa identica energia e forza, continuando a costruire il progetto, augurandomi di trovare sostegno nei tifosi”.

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Lazio, Inzaghi sorride: Leiva è praticamente recuperato

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E’ sempre più evidente la totale assenza di programmazione che sta caratterizzando questa fase dell’emergenza sanitaria in ogni campo della nostra vita quotidiana: non si sa ancora assolutamente niente rispetto alle nuove norme che entreranno in vigore dal 18 maggio sia per la nostra routine ordinaria sia per quanto concerne il calcio. Gravina in giornata contatterà Spadafora per esporgli le criticità del protocollo evidenziate dai medici e dai presidenti delle squadre di Serie A, tra i quali solo Pozzo si sta opponendo con decisione alla ripresa del campionato. Intanto  nei rispettivi centri sportivi le squadre sono tornate ad allenarsi e spingono sull’acceleratore per farsi trovare pronte per l’ipotetica data nella quale ricomincerà la Serie A. A Formello sta mattina si sono allenati Correa, Luiz Felipe, Jony, Guerrieri, Bostos ed Andrè Anderson, che hanno svolto un lavoro atletico sotto gli occhi di Inzaghi e del Direttore Sportivo Tare; intanto arrivano anche buone notizie dall’infermeria con Lucas Leiva che è praticamente pronto per il rientro. Il centrocampista brasiliano si era operato ad inizio quarantena al ginocchio in artroscopia, e ieri ha svolto esercizi con il pallone oltre che  quelli atletici.

 

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La Serie B all’unanimità: “Lavoriamo per ripartire”

La Serie B all’unanimità: “Lavoriamo per ripartire”

Con un comunicato apparso sul sito della Serie B, il presidente Balata ha sottolineato la volontà unanime di tutti quanti i club del campionato di Serie B di ripartire in sicurezza e concludere la stagione. Di seguito riportiamo il comunicato:

Assemblea di Lega B svolta in videoconferenza. Presenti tutte le società. Unanimità delle delibere e volontà di ripresa, con esigenze di tutelare club e campionato di Serie B, hanno caratterizzato l’incontro di oggi.
Una riunione che ha visto anche la presenza di importanti ospiti, del mondo scientifico e della Fifa, invitati dal presidente Mauro Balata, per relazionare sullo stato attuale della crisi e fornire chiarimenti ai club. ‘Stiamo lavorando quotidianamente – ha riferito il presidente della Lega B – in un quadro emergenziale, per elaborare le migliori soluzioni possibili e tutelare i club in ogni settore di competenza. Per questo abbiamo istituto un coordinamento che possa aggiornare ma anche fornire servizi alle società riguardanti questa gravissima emergenza e, inoltre, collaborare con Figc e Governo per rendere possibile la ripartenza del campionato’.
L’Assemblea all’unanimità ha deliberato che ‘in ragione dell’assenza al momento di un provvedimento governativo di autorizzazione alla ripresa degli allenamenti in forma collettiva, nonché del relativo protocollo, si ritiene necessario, all’esito dell’eventuale pubblicazione di tale provvedimento e previa valutazione circa l’applicabilità del protocollo stesso da parte dei club, il decorso per la ripresa degli allenamenti in forma collettiva di un periodo di 10 giorni dalla sua emanazione per esigenze organizzative e gestionali’.
In apertura si è tenuta un’approfondita relazione sugli aggiornamenti di carattere medico scientifico da parte di Paolo Zeppilli, presidente della commissione medico scientifica Figc, di Franco Perona, presidente della Commissione medico scientifica della Lega B, e di Vincenzo Salini membro della Commissione medico scientifica della Lega B e componente della Commissione medico scientifica della Figc. Ai tre esperti i presidenti della Lega B hanno avanzato domande di carattere organizzativo e sanitario rimarcando inoltre l’esigenza di avere chiarimenti in merito ad alcune previsioni inserite nel protocollo e anticipate in questi giorni.
Infine l’Assemblea ha avuto quale ospite Ornella Desiree Bellia, Head of Professional Football di Fifa, che ha anche illustrato le linee guida del massimo organismo mondiale del calcio, relative all’estensione del contratto dei tesserati per garantire l’integrità delle competizioni, il meccanismo dei trasferimenti e la successiva finestra di mercato”.

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