Qual’è il ruolo a maggior rischio contagio?

Qual’è il ruolo a maggior rischio contagio?

Uno studio dell’università danese Aarhus University, esaminando 14 sfide della SuperLeague danese, ha evidenziato che il ruolo a maggior rischio contagio è l’attaccante. Per arrivare a questa conclusione lo studio ha simulato la presenza di un calciatore positivo al COVID-19 ed i suoi contrasti ed incroci durante la partita con gli altri calciatori nel raggio di un metro e mezzo. Da quest’analisi emerge che gli attaccanti sono esposti per circa 2 minuti al rischio contagio, mentre gli altri ruoli sono esposti di media solo 88 secondi, inoltre viene specificato un altro aspetto molto interessante: nelle categorie inferiori, nelle non professionistiche ed in quelle giovanili il rischio di contagio si abbassa drasticamente poiché il gioco è più lento e diminuiscono i contatti ravvicinati. A riportare la notizia dello studio in Italia è SportMediaset, che con tweet diffonde i risultati raggiunti dall’università danese. Oggi intanto il Comitato Tecnico Scientifico ha approvato il nuovo protocollo presentato dalla Lega di Serie A, mentre Spadafora in mattinata ha dichiarato di offrire la massima disponibilità per la ripartenza del campionato.

 


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Totti: “La Lazio non esiste. Monchi è un professionista”

Totti: “La Lazio non esiste. Monchi è un professionista”

Francesco Totti torna a farsi sentire e come al solito non è mai banale, stavolta concede un’intervista al quotidiano spagnolo “Libero” ed affronta moltissimi temi, dalla sua scelta per la Roma, passando per il rifiuto al Real Madrid, fino all’esperienza romanista di Monchi:

Scegliere la Roma:

“Perché la Roma o la Lazio? A me non dovete chiederlo. Per me Roma è la Roma. La Lazio non esiste. Non posso fare paragoni. Ciò non significa che sto parlando male di loro, tutt’altro. Per me la Roma è unica, così come i suoi tifosi. Sono passionali, sentimentali, danno tutto per la maglia”.

“Mia madre era della Lazio per mia nonna. Io giocavo nella Lodigiani, hanno chiamato i miei genitori e a me mi ha chiamato mio fratello Riccardo per parlare di queste due opzioni. Non ho avuto dubbi, mio padre e mio fratello erano della Roma. Ho scelto la Roma, però loro avrebbero preferito la Lazio perché avrebbe pagato. Per fortuna è stata la scelta migliore”.

Capitolo Real Madrid:

“Almeno due. Ne ricordo una, nel 2003. Mi restava un anno di contratto. Ci sono stati alcuni problemi con il presidente per altri motivi, non miei personali. E il Real Madrid mi offriva qualsiasi cifra per andare lì. Complessivamente qualcosa come venti, venticinque milioni. E alla Roma molti soldi. Io, tra alcune cose e altre, avevo una convinzione di andare dell’80%. Inoltre, con la Roma non vivevo il mio momento migliore. Mi hanno offerto molto, qualsiasi cosa, anche la “10” di Figo, che avrebbero venduto all’Inter. C’era Raúl, capitano, simbolo di Madrid, che era quello che guadagnava di più. Ogni giocatore che arrivava doveva guadagnare meno di lui. Ci ho pensato molto. Ilary (non eravamo ancora sposati) mi disse che stava lasciando il suo lavoro e che sarebbe venuta con me. Alla fine Sensi mi ha parlato, abbiamo chiarito tutto… E sono rimasto. È stata una scelta dal cuore in cui la famiglia, gli amici, i tifosi e la Roma hanno pesato molto. Ho avuto la sensazione di fare qualcosa di diverso da quello che fanno normalmente gli altri, che non respingono club di questo tipo. Mi sentivo un grande giocatore e, allo stesso tempo, diverso. Con l’amore verso una maglia. Giocare con loro (il Real Madrid, ndr), appartenere a quel gruppo, sarebbe già stato fantastico. Non giocare dall’inizio non sarebbe stato un problema. Il Real Madrid non è un club normale. A tutti sarebbe piaciuto giocare lì”.

Capitolo Monchi:

“Un rapporto con alti e bassi. Non mi sono mai sentito importante nel progetto. Lui per me è una persona leale, sincera, molto professionale. Non è stato facile il suo arrivo. E’ passato da Siviglia, dove è rimasto per 30 anni, a Roma dove tutti si aspettavano il massimo. E’ arrivato in un momento singolare della gestione americana, penso sia stato mal consigliato. Non si è circondato delle persone che volevano davvero lasciargli fare il suo lavoro. Ha avuto fiducia in altri che pensavano di più a se stessi”.

 


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Inter, Vidal fuori dalla trattativa per Lautaro, ma resta un obiettivo

Inter, Vidal fuori dalla trattativa per Lautaro, ma resta un obiettivo

Proseguono costantemente i contatti tra la dirigenza dell’Inter e quella del Barcellona per trovare un accordo che possa accontentare tutte le parti in causa. I nerazzurri hanno una priorità: no contropartite, solo cash. Il Barcellona ha provato più volte ad inserire contropartite nella trattativa, ma l’Inter ha sempre rifiutato, nonostante alcuni di questi giocatori siano degli obiettivi di mercato dei nerazzurri, come Arturo Vidal. L’arrivo del cileno a Milano è comunque legato alla trattativa di Lautaro Martinez, se si trovasse un accordo per l’argentino il Barcellona potrebbe andare incontro alle richieste dell’Inter. La dirigenza nerazzurra valuta l’ex centrocampista della Juventus circa 10 milioni di euro, anche perché il suo contratto scade nel 2021, ed a febbraio potrebbe firmare per qualsiasi squadra; così l’Inter potrebbe anche decidere di aspettare Vidal fino a febbraio, magari tenendo anche Lautaro Martinez in rosa, ma al momento sono solo supposizioni. In ogni caso Antonio Conte spinge per avere uno dei suoi pupilli, che è peraltro un tipo di centrocampista che manca all’interno della rosa dell’Inter

 


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Lazio, Lotito si ammorbidisce sulla questione contratti

Lazio, Lotito si ammorbidisce sulla questione contratti

In casa Lazio negli ultimi giorni ha tenuto banco la questione legata al ritocco degli stipendi dovuti alla crisi sanitaria. Ieri Lotito si era presentato a Formello con una proposta abbastanza scellerata che aveva accesso un duro confronto con la squadra: taglio immediato di due mesi di stipendio, che diventerebbero quattro in caso di mancata di ripresa. Il presidente della Lazio oggi ha rivisto la proposta, come riporta Sky, giustamente preoccupato di poter generare malumori all’interno di un gruppo che quest’anno è andato a vele spiegate. La nuova proposta dovrebbe prevedere un mese senza stipendio ed un altro congelato, che dipenderà dalla ripresa della stagione. A Formello non si vuole rompere la magia ed anche Lotito, che spesso è stato intransigente sulle questioni legate ai contratti dei giocatori,  sembra essersi disteso e appare sempre più disponibile al dialogo con i suoi dipendenti. Intanto si continuano ad aspettare notizie sulla ripresa, ma al momento regna la confusione assoluta, e Lega è sulle spine in attesa di capire quale sarà la valutazione del Comitato Tecnico Scientifico in merito al nuovo protocollo.

 


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Juventus, Mino Raiola su Haaland: “Me lo avrebbero fatto giocare in Under 23”

Juve, Mino Raiola su Haaland: “Me lo avrebbero fatto giocare in Under 23”

Nel corso del mercato di Gennaio se ne è discusso molto ed in verità c’è stato più di un contatto fra le parti. Stiamo parlando della trattativa fra la giovane stella allora al Salisburgo Herling Haaland e la Juventus. Sappiamo poi bene tutti com’è andata la storia con l’attaccante classe 2000 che è passato al Borussia Dortmund dove sta tuttora facendo faville (è andato a segno anche alla prima partita dopo 2 mesi di stop). Oggi ci appare più chiara la scelta fatta dal bomber norvegese grazie alle parole del suo procuratore Mino Raiola che in un’intervista a Repubblica ha rilasciato questa dichiarazione:

“Haaland? Se fosse andato alla Juventus me lo avrebbero fatto giocare nella squadra Under 23. Gli italiani non sanno valorizzare i propri talenti, figurati quelli degli altri”.

L’idea del club bianconero non era quella di puntare sul norvegese, probabilmente a causa della sua giovanissima età. La realtà dei fatti ha poi dato ragione all’attaccante che non ha mai smesso di stupire. I suoi numeri, infatti, sono davvero straordinari: 10 reti in Bundesliga in 9 partite, una rete in una presenza di Coppa di Germania. In media Haaland segna una volta ogni 60 minuti, quasi come in Champions dove pure è arrivato in doppia cifra con 10 gol (2 con il Borussia, 8 con il Salisburgo) in 8 gare, uno ogni 55 minuti.

La prima parte della stagione l’aveva cominciata con il Salisburgo, sempre con una media pazzesca: 28 reti in 22 presenze considerando tutte le competizioni.

La Juventus però può sperare di riprovarci a partire dal luglio 2021, quando scatterà la clausola del contratto che lo lega al Borussia fino al 2024 e a quel punto può essere liberato per 75 milioni di euro.


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Dan Meis: “Stadio della Roma? Pallotta è stato costantemente ostacolato”

Dan Meis: “Stadio della Roma? Pallotta è stato costantemente ostacolato”

L’architetto Dan Meis ha rilasciato un’intervista ai microfoni di ForzaRoma.info durante la quale ha parlato dello Stadio della Roma. Dan Meis ha parlato dei mille rallentamenti che ha subito il progetto, dello scoraggiamento del presidente James Pallotta, della possibilità che venga costruito o meno lo stadio e di chi sono le colpe per i fin troppi rallentamenti. Andiamo a vedere le parole di Dan Meis circa lo Stadio della Roma:

Cominciamo dalla cosa più importante. Pensa che il progetto diventerà realtà o ha perso le speranze?
“Avevo sperato che fosse quasi completo a questo punto, ma c’è un motivo per l’espressione “Roma non è stata costruita in un giorno”. Credo ancora che verrà costruito. Questo progetto non era come molte altre “proposte di carta” con rendering vistosi e poca sostanza. È stato uno sforzo di sviluppo molto dettagliato e completo con un investimento di decine di milioni di euro”.

Nel febbraio 2019 lei aveva esultato su Twitter per il via libera dopo lo studio del Politecnico di Torino. Sono passati quasi 16 mesi e ancora non è stata poggiata la prima pietra. Come si sente?
“Ovviamente sono deluso. Ci sono stati molti tira e molla inusuali. Neanche lo stadio Olimpico è stato migliorato tuttavia. Per la Roma è fondamentale avere un nuovo stadio per competere ai livelli mondiali”.

Sono passati sei anni dalla presentazione del progetto. Sei anni sono molto tempo, pensa che il progetto necessiti di alcuni ammodernamenti?
“A volte i ritardi hanno un effetto positivo nel darci il tempo di riflettere sulle decisioni prese. Ci sono sicuramente cose che vorrei rivisitare e nuove tecnologie da includere”.

All’inizio di questa avventura lei ha definito lo stadio della Roma il “progetto di una vita”. Come lo definirebbe ora?
“Costruire uno stadio a Roma sarebbe il sogno di ogni architetto. È stato straziante aspettare così tanto ovviamente, ma credo ancora che sia ciò che è giusto per la città e per il club. Inoltre è stato il progetto che ha lanciato il mio lavoro indipendente e per questo sarò sempre grato”.

Che percentuale di colpa dà alle istituzioni italiane per i ritardi?
“Beh… questa è stata sicuramente una parte del problema. I problemi politici rendono estremamente difficile per qualcuno come Jim Pallotta sentirsi sicuro riguardo agli investimenti ed è semplice sentirsi frustrati quando apparentemente dei piccoli problemi spesso diventano ostacoli insormontabili”.

Pensa che Pallotta abbia mollato per quanto riguarda lo stadio?
“Non penso che abbia mollato, ma sono sicuro che ormai sia disilluso. Ha investito una grossa parte del suo patrimonio personale per cercare di costruire qualcosa che potrebbe essere una grossa eredità sia per la Roma che per la città. Deve essere incredibilmente scoraggiante essere costantemente ostacolato”.

Le dispiacerebbe se Pallotta non fosse il presidente che costruirà lo stadio della Roma?
“Sarebbe molto triste per me se non fosse più il proprietario, è stato estremamente coinvolto nella progettazione e nella visione del progetto sin dal primo giorno. È una persona appassionata e mi mancherebbe. Come ho già detto, credo che lo stadio sia cruciale per il valore a lungo termine del club e un progetto estremamente importante per dimostrare la capacità di Roma di muoversi verso il futuro. L’investimento nel progetto è sicuramente prezioso per qualsiasi potenziale nuovo proprietario e data la devastazione del virus sull’Italia, potrebbe essere un’opportunità per la città di dimostrare il suo ottimismo per il futuro della città e della regione”.

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Rakitic: “Non rientro nella trattativa di Lautaro ma se arrivasse sarei felice”

Rakitic: “Non rientro nella trattativa di Lautaro ma se arrivasse sarei felice”

Il centrocampista del Barcellona Ivan Rakitic in un’intervista a RadioCope ha parlato della ripresa in Germania, di mercato e della situazione in Spagna:

“È triste che non ci sia pubblico e che ci siano metri di distanza tra i giocatori in panchina. Ma penso che tutto sia andato bene. Ho parlato con diversi colleghi, anche con Neuer. Ora hanno un bel vantaggio su di noi, ma è bello che siano tornati in campo, è la cosa più emozionante. Anche per noi è stato speciale tornare ad allenarci, finalmente ci sentiamo di nuovo dei calciatori e possiamo divertirci tutti insieme. Abbiamo fatto un lavoro sul campo, ma ci sono alcune regole da seguire. Paura? No, al massimo rispetto delle regole, ci vuole tempo per capire come si evolve la situazione. Non ci fermiamo per chiacchierare e ci facciamo la doccia a casa.
Mi sono allenato molto in questi 2 mesi, mi sento bene. Quello che conta è riprendere senza che ci siano timori, non fa differenza una settimana in più o in meno”

Il giocatore croato ha parlato inevitabilmente anche di mercato: “La situazione è la stessa da 2-3 anni, io penso solo a lavorare bene con i miei compagni e giocare ad alti livelli. Il resto vedremo, di certo ho voglia di giocare. Sono tranquillo, sto bene qui e anche la mia famiglia. Le voci? Ci sono abituato, non è una novità. Naturalmente mi sarebbe piaciuto che il presidente o Abidal avessero smentito. Con Bartomeu non ho ancora parlato. Una chiamata non cambia la situazione, ma sarebbe bello avere qualche chiarimento. Non ho pensieri negativi ora, penso solo ad allenarmi. Io la chiave per Lautaro? Non ho avuto nessuna notizia dalla dirigenza. Se dovesse venire sarei contento ma non ho un ruolo nella vicenda”.


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Ceferin: “La chiusura dei campionati al 3 agosto è solo un’indicazione”

Ceferin: “La chiusura dei campionati al 3 agosto è solo un’indicazione”

Il presidente Aleksander Ceferin della UEFA fa dietrofront: la data del 3 agosto per la chiusura dei campionati non è più obbligatoria, o non lo è mai stato stando a quanto dice ora, ma è solo un’indicazione e lo è sempre stata. A Le Parisien il numero uno della UEFA ha rilasciato alcune dichiarazioni circa l’argomento, aggiungendo anche di aver inviato una lettera al presidente Jean-Michel Aulas del Lione spiegando che la Ligue 1 avrebbe potuto finire oltre quella data e che quindi lo stop del campionato francese è stato, a sua detta, una decisione prematura. Andiamo a vedere cos’ha detto Ceferin:

Per quanto riguarda se la Uefa abbia effettivamente dato alle federazioni affiliate una scadenza del 3 agosto per terminare i propri campionati nazionali, il seguente chiarimento dovrebbe rispondere alla tua domanda. Le date del 20 luglio (per le associazioni nazionali classificate dal 16 al 55) e del 3 agosto (per quelle classificate dall’1 all’15, che comprende la Francia) sono state menzionate nelle presentazioni fatte agli incontri con segretari e presidenti dei 55 Federazioni affiliate alla UEFA il 21 aprile e alle riunioni tra gruppi di lavoro Uefa, Eca ed European League. Tuttavia, durante queste riunioni abbiamo sempre menzionato che queste date sono solo raccomandazioni, provvisorie e non ufficiali. Spero che queste spiegazioni forniscano risposte sufficienti alle tue domande. Durante una videoconferenza il 23 aprile, il Comitato Esecutivo Uefa ha sottolineato all’unanimità che la salute dei giocatori, degli spettatori e di tutti coloro che sono coinvolti nel calcio, così come il pubblico in generale, deve rimanere la considerazione principale preoccupazione al momento, dettagli il leader sloveno. […] Queste linee guida, inviate con lettera circolare 24/2020, specificano quanto segue: […] La raccomandazione della Uefa era quindi chiaramente di incoraggiare le federazioni e le leghe nazionali a fare del proprio meglio per completare campionati nazionali in corso, nel formato originale o in un formato adattato, se necessario. L’obiettivo era fare di tutto per proteggere il integrità delle competizioni e garanzia dell’applicazione del principio del merito sportivo”.

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Serie A, nessun accordo Lega-TV. Si andrà per vie legali

Serie A, nessun accordo Lega-TV. Si andrà per vie legali

Nella giornata di ieri è andato in scena l’incontro fra l’ad della Serie A De Siervo e i broadcaster, SKY, Dazn e IMG sulla questione legata ai diritti TV. All’appello manca ancora il versamento dell’ultima rata da 233 milioni di euro, sulla quale le emittenti vorrebbero uno sconto. Il confronto fra le parti non ha portato ad un nulla di fatto se non alla conferma che da parte della Serie A non verrà applicato nessuno sconto sulla stagione in corso, considerando prioritario il pagamento di quanto dovuto per poi, nell’eventualità, parlare della prossima. Se gli accordi non verrano rispettati De Siervo, che aspetterà al massimo pochi giorni, agirà per vie legali, avendo dalla sua la totalità dei club di Serie A (che hanno già fatto sapere che la Lega Serie A ribadisce, nel rapporto con i licenziatari dei diritti audiovisivi 2018-2021, la necessità del rispetto delle scadenze di pagamento previste dai contratti per mantenere con gli stessi un rapporto costruttivo”) e di un contratto firmato da tutte le parti chiamate in causa.

Andando nello specifico, Sky aveva chiesto uno sconto tra i 120 e i 255 milioni sulla prossima stagione, in base all’esito del campionato 2019/20 mentre DAZN ha avanzato una proposta di dilazione e Img ha chiesto di posticipare i pagamenti a luglio 2020: tutte queste proposte sono state rigettate senza appello dalle società.

In questa vera è propria bagarre ne potrebbe approfittate il colosso Amazon. Prendendo in esame la Premier League, possiamo vedere come Amazon, l’azienda di commercio elettronico statunitense, ha acquistato i diritti di ritrasmissione sulla sua piattaforma video Amazon Prime di 30 partite del campionato, con l’esclusiva di tutto il Boxing Day. Jeff Bezos, fondatore dell’impero di Amazon, sembra proprio voler includere anche la nostra Serie A.

 


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Watford, Deeney: “In campo non ci torno, perché dovrei rischiare?”

Watford, Deeney: “In campo non ci torno, perché dovrei rischiare?”

Qualcuno suona la carica contro la ripresa e quel qualcuno è Troy Deeney, bomber del Watford. Troy Deeney non ne vuole sapere di ricominciare a giocare in questa stagione e in un’intervista rilasciata a Talk The Talk su YouTube ha chiarito il suo punto di vista. Andiamo a vedere le parole del centravanti degli Hornets:

NO ALLA RIPRESA – “È previsto il nostro ritorno in campo questa settimana ma ho detto che non ci sarò. Non ha nulla a che vedere con le questioni finanziarie, nessuno qui ne farebbe un problema”.

RISCHIO CONTAGIO – “Il mio problema è che durante l’incontro che abbiamo avuto ho fatto domande molto semplici, sottolineando che etnie come neri, asiatici e razze miste hanno una probabilità di contrarre la malattia quattro volte superiore e il doppio delle probabilità che siano di lunga durata. C’è qualcosa di extra? Screening aggiuntivi, controlli al cuore? No? Beh, penso che sia una questione che vada affrontata. Mio figlio ha solo cinque anni, ha avuto difficoltà respiratorie, quindi non voglio tornare a casa e metterlo in pericolo”.

PERCHÉ RISCHIARE? – “Non posso tagliarmi i capelli fino a metà luglio, ma posso andare in un rettangolo con 19 persone e nessuno può rispondere alle domande, e non perché non vogliano, ma perché non si hanno le informazioni. Perché dovrei rischiare?”.

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