Speciale Russia 2018: Croazia, tutti al servizio del mago Modric

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato. Questa volta è il turno della Croazia, che nel gruppo D dovrà vedersela con Argentina, Islanda e Nigeria.

Il cammino verso il mondiale

La Croazia si è qualificata al 21esimo Mondiale della storia arrivando seconda nel gruppo I e vincendo il doppio spareggio contro la Grecia. La formazione allenata da Zlatko Dalic ha disputato un girone di qualificazione dalle due facce, in cui la prima partita non è andata benissimo, poiché è arrivato il pareggio contro la Turchia. Successivamente la nazionale a scacchi ha ottenuto vittorie facili contro Kosovo, Finlandia, Islanda e Ucraina, ed anche il girone di ritorno si è dimostrato favorevole per Modric e compagni, che hanno mantenuto la leadership del gruppo fino alla penultima giornata. Il pareggio inaspettato contro la Finlandia per 1-1, però, ha retrocesso la Croazia al secondo posto, consentendo all’Islanda di balzare in testa alla classifica e di qualificarsi al Mondiale come prima della classe. Ecco quindi che è stato necessario ricorrere al duplice confronto contro la Grecia per accedere alle fasi finali di Russia 2018, in cui la squadra di Dalic ha archiviato il discorso qualificazione già nella partita di andata, vincendo per 4-1, mentre il match di ritorno è terminato con un 0-0, che ha spedito i greci fuori dal Mondiale.

1) La squadra

La nazionale croata si affida spesso ad un equilibrato 4-2-3-1, in cui in porta c’è il portiere del Monaco, Danijel Subašić. Il reparto difensivo è formato dalla coppia centrale Corluka-Lovren: il primo è ormai una certezza assoluta, vicinissimo alle 100 presenze in nazionale, mentre il secondo qualche giorno fa è stato uno dei protagonisti della finale di Champions League. In un possibile ballottaggio potrebbe entrare anche Domagoj Vida, che nelle partite di qualificazione è partito spesso titolare (anche nell’amichevole di ieri contro il Brasile), mentre il resto della difesa è composto da Tin Jedvaj e Matej Mitrovic. Sulle fasce troviamo invece delle conoscenze “italiane” come l’ex Genoa e Sassuolo Vrsaljko (ora giocatore dell’Atletico Madrid) e il sampdoriano Strinic, che il prossimo anno vestirà la maglia del Milan. Il duo di centrocampo è invece affidato all’esperienza di Badelj ma soprattutto di Ivan Rakitic, giocatore del Barcellona, che in questa stagione ha messo in bacheca Liga e Coppa del Re. Spostandoci più avanti, in particolar modo sulla zona della trequarti, troviamo tanta velocità, dribbling, fantasia e classe da vendere. Ovviamente la stella indiscussa è Luka Modric, che quasi due settimane fa ha vinto la sua quarta Champions League con il Real Madrid. Il talento dei blancos sarà affiancato da altre due conoscenze della Serie A: Ivan Perisic e Mario Mandzukic, con il giocatore bianconero che potrebbe dunque ricoprire il ruolo di esterno sinistro anche in nazionale. Nell’elenco del centrocampo restano infine i nomi di Brozovic, Kovacic, Bradaric, Pjaca e Ante Rebic: il giocatore della Juventus ha disputato una buona stagione in prestito allo Schalke 04, mentre Rebic ha segnato una doppietta nella finale di Coppa di Germania, che è valsa la vittoria del suo Francoforte contro il Bayern Monaco. Concludendo con l’attacco, questo vedrà un forte ballottaggio tra Kamaric e Kalinic, che si contenderanno il ruolo di punta centrale.

1.1) L’allenatore: Zlatko Dalic

Nato a Livno, nella Bosnia-Erzegovina, Zlatko Dalic è stato chiamato sulla panchina della Croazia il 7 ottobre del 2017, in seguito all’esonero di Ante Cacic. Ha iniziato a lavorare con la nazionale maggiore croata nel mese di novembre, dopo avere accumulato esperienza nell’equipe dell’Under 21, in cui era stato il secondo di Drazen Ladic. La sua carriera da allenatore è iniziata nel 2002, quando è diventato prima vice tecnico del Vartkes e poi manager vero e proprio del club croato, con cui è riuscito a raggiungere il terzo posto in campionato e a giocarsi una finale di Coppa di Lega, terminata però con una sconfitta. Altre squadre europee in cui ha allenato sono Rijeca (Croazia), Dinamo Tirana (Albania) e Slaven Belupo (Croazia), ma non si è fatto neanche mancare esperienze nel Medio Oriente in club come Al-Faisaly, Al-Hilal e Al-Ain. 

1.2) La stella: Luka Modric

Il giocatore con più fantasia nella Croazia è sicuramente Luka Modric, centrocampista del Real Madrid e capitano della propria nazionale. Ai tempi in cui giocava con la Dinamo Zagabria era stato ribattezzato sotto il nome di “nuovo Cruijff”, a causa del suo brillante talento, ma negli ultimi anni è riuscito a confermarsi semplicemente come Luka Modric e basta. Quando Los Merengues lo hanno acquistato nel 2012 dal Tottenham, le aspettative su di lui erano tante, specialmente per un giocatore paragonato a Pirlo e che in Spagna è sempre piaciuto, ma il giocatore nato a Zadar (ex Jugoslavia) non le ha di certo deluse. Il suo modo di giocare ha sempre ricordato, infatti, quello dell’ex centrocampista di Juventus e Milan, caratterizzato soprattutto da verticalizzazioni illuminanti utili per dirigere il gioco, ma negli ultimi anni è stato schierato anche come trequartista. Nel corso del tempo Modric è’ diventato un leader anche per la sua nazionale, ed anche se non segna spesso (in nazionale 12 goal totali, mentre quest’anno con il Real Madrid solo 2 reti segnate) la sua vasta esperienza e la classe cristallina messa a servizio dei compagni si è rivelata utile in molteplici occasioni: suo il rigore realizzato nel match contro la Grecia, che ha sbloccato la partita dopo 13′.

2) La storia

La nazionale di calcio croata viene fondata nel 1991, dopo aver ottenuto l’indipendenza dalla Jugoslavia, in seguito ai tumulti che c’erano stati nei paesi balcanici e che per forza di cose avevano coinvolto anche il calcio. L’esordio ufficiale, tuttavia, arriva nel 1940 con una netta vittoria sulla Svizzera per 4-0; successivamente all’invasione delle forze militari tedesche e della nascita della Croazia come stato indipendente nel 1941, la nazionale di calcio disputa altri 16 incontri fino al 1945, prima di finire annessa a quella jugoslava. Per 45 anni, quindi, la Croazia non ha avuto una squadra calcistica ufficiale che la rappresentasse, ma proprio il 17 ottobre del 1990 va in scena il primo esordio regolare dei Vatreni (i focosi), chiamati così per la combattività che ha sempre caratterizzato la loro storia, che si gioca contro gli Stati Uniti. La partita termina con la vittoria per 2-1 e da quel momento in poi la nazionale biancorossa vive un periodo di crescita esponenziale, rinominata in seguito come l’era della “generazione d’oro”: ne sono un esempio la qualificazione ai quarti di finale di Euro 1996 e il terzo posto ottenuto ai Mondiali di Francia ’98. Tra l’altro in quelle occasioni la Croazia si conferma essere una delle nazionali più forti al mondo, avendo a disposizione una rosa composta da uomini come Boban, Stanic, Tudor e Simic, giusto per citarne i più conosciuti. Nonostante poi il ritiro di alcuni di questi campioni, nel 2002 la squadra a scacchi rimane imbattuta nel girone delle qualificazioni e riesce ad accedere alle fasi finali del Mondiale del 2002, disputatosi in Giappone e Corea del Sud. Qui si ritrova nel girone con Ecuador, Messico e Italia, e proprio la vittoria contro gli azzurri nella seconda giornata lascia ben sperare i ragazzi allenati da Jozic, che però perdono nel terzo turno contro il già eliminato Ecuador, lasciando secondo posto e qualificazione alla nazionale di Giovanni Trapattoni. Negli ultimi anni l’intero movimento calcistico croato ha avuto un notevole sviluppo, tanto da mancare la qualificazione ad una competizione importante soltanto nel Mondiale sudafricano del 2010. Dal 2012 in poi è stato invece avviato un nuovo ciclo, che si è protratto fino ad oggi e che non ha nessuna intenzione di terminare: come non ricordare, infatti, l’ottimo Europeo giocato in Francia nel 2016, in cui la nazionale di Cacic ha dovuto interrompere il suo percorso agli ottavi di finale, perdendo ai tempi supplementari contro il Portogallo (futuro vincitore del torneo).




Speciale Russia 2018: Germania, un Mondiale da difendere

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato. Questa volta è il turno della Germania, che nel Gruppo F affronterà Messico, Svezia e Corea del Sud.

Il cammino verso il mondiale

La Germania ha dominato in lungo e in largo il Gruppo C nelle qualificazioni ai Mondiali: i tedeschi hanno conquistato dieci vittorie su dieci partite, concedendo solamente 4 goal (2 contro l’Azerbaigian, 1 contro la Repubblica Ceca e 1 contro l’Irlanda del Nord) e segnandone ben 43. L’esordio della squadra di Low è stato bagnato da una vittoria per 3-0 in casa della Norvegia. Le vittorie più eclatanti sono state un 7-0 e un 8-0 contro il San Marino, e un 6-0 nel match di ritorno contro la Norvegia. Il capocannoniere delle qualificazioni è stato Sandro Wagner , attaccante del Bayern Monaco non convocato nella lista dei 23, che con 5 reti in 3 presenze è stato il miglior marcatore della squadra tedesca; al secondo posto invece si piazza Thomas Muller, anche lui autore di 5 reti, ma distribuite in 9 presenze.

1) La squadra

La Germania dovrebbe schierarsi con un 4-2-3-1 con in porta il rientrante Neur che, dopo il lungo infortunio, ha dimostrato nelle amichevoli di essere tornato in forma. La coppia difensiva sarà quella del Bayern Monaco, formata da Boateng e Hummels, con Rudiger pronto a subentrare; sulla fascia destra giocherà Kimmich mentre a sinistra ci sarà Hector, terzino del Colonia. Il duo di centrocampo sarà formato da Kroos e Khedira, con lo juventino in vantaggio su Gundogan; la linea della trequarti sarà occupata da Ozil, spalleggiato da Reus e Draxler; il ruolo di prima punta sarà interpretato da Muller, in netto vantaggio su Werner. Possibile anche anche la scelta tattica di far indietreggiare di qualche metro la posizione dell’attaccante del Bayern Monaco, che giocherebbe al posto di Draxler, con Werner titolare nel ruolo di prima punta.

1.1) L’allenatore: Joachim Low

Il 58enne tedesco ha trascorso la sua carriera da attaccante in Germania, riuscendo anche a collezionare 4 presenze nella nazionale maggiore tedesca. Prima di ricoprire la carica di allenatore, ha fatto parte dello staff di diverse squadre tedesche, svizzere, turche e austriache. Nell’agosto del 2006, dopo che la Germania fu eliminata in semifinale per mano dell’Italia ai Mondiali, Low comincia il suo incarico da ct tedesco, carica che ricopre tuttora. Con la nazionale del suo paese ha vinto il Mondiale del 2014, battendo in finale l’Argentina per 1-0, e una Confederations Cup nella scorsa stagione. Questo sarà il terzo Mondiale a cui parteciperà.

1.2) La stella: Mesut Ozil

Il giocatore che potrebbe spostare gli equilibri nel corso della manifestazione potrebbe essere proprio il giocatore dell’Arsenal. Ozil, che al momento può vantare 90 presenze e 23 goal con la sua nazionale, ha esordito con la Germania nel febbraio del 2009, in occasione della partita persa per 1-0 contro la Norvegia. Dopo qualche match, il giocatore di orgini tuche è diventato un perno dello scacchiere di Low, che non ha quasi mai rinunciato alle sue giocate e alla sua fantasia. L’ex trequartista del Real Madrid ha fatto parte della spedizione in Sudafrica nel 2010 e ovviamente in quella in Brasile nel 2014. Anche per lui, questo sarà il terzo Mondiale da protagonista.

2) La storia

L’esordio internazione della nazionale tedesca è datato il 5 aprile 1908, in occasione del match perso per 5-3 contro la Svizzera. La Germania ha partecipato 19 volte ai Mondiali e, proprio come l’Italia, può vantare quattro Coppe del Mondo: quella del 1954, del 1974, del 1990 e infine quella del 2014. Altre quattro volte è invece arrivata in finale, per poi arrendersi contro l’avversaria di turno. Nel palmarès possiamo trovare anche tre Campionati Europei, vinti nel 1972 (l’anno dell’esordio in questa competizione), nel 1980 e nel 1996. Il giocatore con più presenze è Lothar Matthaus, con 150 partite, mentre il capocannoniere è Miroslav Klose, a quota 71 reti.




Speciale Russia 2018: Nigeria, il mondiale delle Super Aquile

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato. Questa volta è il turno della Nigeria, che nel gruppo D dovrà vedersela con Argentina, Islanda e Croazia.

Il cammino verso il mondiale

Il percorso che ha portato la nazionale della Nigeria al Mondiale in Russia è iniziato al secondo turno delle qualificazioni: le 13 squadre che hanno vinto il primo turno, affrontano nel secondo le migliori 27 dell’Africa, in scontri di andata e ritorno. Le 20 vincenti vengono sorteggiate in 5 gironi, dove solo la prima classificata sarà la qualificata al mondiale. Come abbiamo detto, la Nigeria ha iniziato dal secondo turno incontrando lo Swaziland, con il quale ha pareggiato 0-0 all’andata e vinto 0-2 al ritorno. Dopo aver quindi passato il secondo turno, la Nigeria è stata sorteggiata nel girone B con Zambia, Camerun ed Algeria. Ha disputato un grande girone con nessuna sconfitta, vincendo 4 partite e pareggiandone due per 1-1 con Camerun ed Algeria. Da capolista del proprio girone, è riuscita quindi a staccare il biglietto per Russia 2018, insieme a Tunisia, Marocco, Egitto e Senegal.

1) La squadra

La nazionale della Nigeria, ha già stilato la sua lista dei 23 convocati per il Mondiale. Scenderà in campo utilizzando come modulo il 4-2-3-1, con un centrocampo ricco di forza fisica e velocità. In porta troveremo il portiere di una delle squadre più importanti della Nigeria, Ezenwa (Enyimba). La linea dei quattro difensori sarà composta da Abdullahi, Troost-Ekong, Balogun (Mainz) ed Echiéjilè (Cercle Brugge), dove i primi due difensori giocano in Turchia al Bursaspor. I due mediani saranno di grande esperienza europea: Onazi (Trabzonspor) e Ndidi (Leicester City). I tre giocatori  che si troveranno dietro l’unica punta Odion Ighalo (Changchun Yatai), saranno sulla fascia destra Victor Moses (Chelsea), sulla fascia sinistra Iwobi (Arsenal) e centrale Mikel (Tianjin TEDA). La squadra si presenta così, solida ma anche di qualità tecnica: infatti il centrocampo sarà probabilmente l’arma fondamentale di questa squadra, dove tutti i giocatori giocano e hanno giocato in grandi campionati, con i quali hanno dimostrato il loro talento. Anche in attacco, il solo Ighalo darà del filo da torcere alle difese avversarie, poiché è dotato di notevole forza fisica, ma anche di grande velocità e precisione nel tiro.

1.1) L’allenatore: Gernot Rohr

Il commissario tecnico della nazionale nigeriana ha preso in mano e portato la nazionale biancoverde ai prossimi mondiali in Russia. Una carriera da calciatore che lo vide protagonista con la maglia del Bordeaux per 12 stagioni, con 352 presenze e 13 reti segnate. Di ruolo difensore, cominciò la sua carriera con il Bayern Monaco, con il quale vinse due campionati, uno nel 1973 ed uno nel 1974, quest’ultimo coronato anche dalla vittoria della Coppa dei Campioni. Ritiratosi nel 1989, iniziò la sua carriera da allenatore prima in Svizzera, poi in Egitto ed infine in Francia. Dal 2010 ha intrapreso la carriera di commissario tecnico, inizialmente del Gabon, poi del Niger, successivamente del Burkina Faso, e infine è approdato appunto sulla panchina della Nigeria. La squadra è di grande talento e il tecnico Rohr, punta al passaggio del girone.

1.2) La stella: Victor Moses

La stella della nazionale della Nigeria è sicuramente l’ormai veterano Victor Moses. Nonostante i suoi 28 anni, è già nel mondo del calcio professionistico da 11 anni, dal debutto nel 2007 con la maglia del Crystal Palace. Finora la sua carriera calcistica è stata esclusivamente in Inghilterra, poiché ha girato squadre con Chelsea, Liverpool, Stoke City e West Ham, prima di tornare di nuovo a vestire la maglia del blues.  Sotto la guida del tecnico Antonio Conte ha vissuto le scorse stagioni a Londra, da grande protagonista. Nelle altre squadre con le quali ha giocato, difficilmente è riuscito a trovare spazio come titolare: per sua fortuna, soprattutto nella stagione appena conclusa, è stato utilizzato diverse volte sulla corsia destra, grazie anche al modulo 3-5-2, con il quale Conte ci ha abituati anche ai tempi della Juventus. Moses è un giocatore dalla grande velocità e resistenza, potente fisicamente e dotato anche di buon piede. Riesce a ricoprire tutta la fascia, sia in fase difensiva che offensiva. Con la maglia della nazionale ha iniziato a giocare nel 2012, dopo aver disputato qualche partita con l’U21 dell’Inghilterra. Con la sua nazionale ha vinto la Coppa d’Africa nel 2013 ed è stato convocato per il mondiale del 2014 e per quello in Russia di quest’anno. Moses quindi prenderà per mano la sua nazionale e proverà a guidarla verso il sogno della vittoria finale.

2) La storia

Considerata come una delle squadre africane più forti, la Nigeria ha vinto tre edizioni della Coppa d’Africa, e dal 1994 ad oggi, si è sempre qualificata ai mondiali, eccezion fatta per quello nel 2006 in Germania. Il suo piazzamento migliore nel campionato del mondo è stato quello agli ottavi di finale, ottenuto alla prima partecipazione nel ’94, all’edizione successiva del ’98 e nello scorso mondiale a Brasile 2014.  Nata nel 1949, partecipò alle prime edizioni della Coppa d’Africa nel 1963, uscendo però al primo turno. Fino agli anni ’70 non riuscì a qualificarsi per il torneo continentale e vi tornò nel 1976 e 1978, con due terzi posti ottenuti, miglior risultato fino a quel momento. Nell’edizione del 1980 arrivò il primo trofeo da mettere in bacheca, con la vittoria del torneo che risultò storica per l’intera nazione. Iniziò quindi un ciclo positivo, che portò al 1994 alla seconda vittoria della Coppa d’Africa, dopo svariati secondi posti ottenuti negli anni precedenti. L’ultima vittoria in questo torneo risale al 2013, dopo che per circa dieci anni consecutivi riuscì ad ottenere solamente terzi posti. La nazionale della Nigeria ha quindi vissuto periodi altalenanti, alternando grandi vittorie a banali sconfitte. Dopo la conquista della qualificazione ai prossimi mondiali in Russia, la squadra arriva carica e pronta ad affrontare nel migliore dei modi, il torneo più bello del mondo.




Speciale Russia 2018: Danimarca, la mina vagante della competizione

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato. Questa volta è il turno della Danimarca, che nel gruppo C dovrà vedersela con Francia, Australia e Perù.

Il cammino verso il mondiale

La Danimarca ha disputato il girone di qualificazione in crescendo, ma alla fine non è ugualmente riuscita ad ottenere il raggiungimento del primo posto. Nemmeno la vittoria per 4-0 sulla Polonia, prima qualificata del gruppo E, è servita infatti ad assicurare la leadership finale, e le cause vanno riscontrate in alcuni passi falsi commessi in diverse partite, come quella della disfatta contro il Montenegro o del doppio pareggio con la Romania. Il secondo posto del girone ha costretto quindi la Danske dynamite a giocarsi il pass per Russia 2018 nel duplice confronto contro l’Irlanda. La partita di andata si è disputata in casa, a Copenaghen, ma è terminata con il risultato di 0-0, mentre il ritorno è andato di scena a Dublino, e qui i danesi, guidati anche dalla fantastica tripletta di Christian Eriksen, sono riusciti ad imporsi con un netto 1-5 sulla formazione celtica. Così facendo, la Danimarca si è qualificata per la quinta volta nella sua storia alla fase finale della Coppa del Mondo.

1) La squadra

La nazionale danese è solita giocare con un 4-3-3 molto equilibrato, in cui il talento non manca di certo. A difendere i pali troviamo una sicurezza assoluta come Schmeichel, portiere del Leicester City, mentre il terzino sinistro Delaney e il difensore centrale Christensen sono le punte di diamante della difesa; a completare il reparto arretrato ci sono poi il terzino destro Stryger e l’ex giocatore di Roma e Palermo, Simon Kjær. Le chiavi del centrocampo passano invece tra i piedi di Lasse Schöne, esperto giocatore dell’Ajax, che dovrà sostenere la squadra nei momenti più difficili: in mezzo al campo sarà affiancato da Jensen e da Eriksen, talento del Tottenham e vero e proprio trascinatore della sua nazionale. Quello che preoccupa un po’ di più invece è proprio l’attacco, poco prolifico in termini di goal e composto dal tridente Sisto-Poulsen-Dolberg, che nella stagione appena conclusa sono riusciti a mettere insieme appena 19 reti totali. Le basi per fare bene, comunque, ci sono tutte, e l’esito mai scontato nell’affrontare una squadra scandinava potrebbe permettere alla Danimarca di diventare la mina vagante di questo Mondiale.

1.1) L’allenatore: Åge Hareide

La decisione della Dansk Boldspil Union (federazione calcistica danese) di prendere nel 2016 Åge Hareide come CT della Danimarca è stato un vero e proprio colpo di scena, poiché è stato chiamato a sostituire una leggenda come Morten Olsen, CT in carica dal 2000 al 2015. Sono stati in molti, infatti, a storcere il naso a proposito di tale scelta, soprattutto perché Hareide non vantava un curriculum così sublime da affidargli un compito tanto importante: nella sua carriera da allenatore ha vinto modesti titoli con Molde e Rosenborg in Norvegia, con Helsingborg e Malmö in Svezia e con il Brøndby in Danimarca. Ciononostante tutti i dubbi che si aggiravano attorno l’allenatore norvegese sono stati spazzati via in maniera progressiva, e man mano che passava il tempo e la rosa trovava il proprio assetto migliore, in patria cresceva sempre più la convinzione che la squadra avrebbe potuto farcela. A parlare alla fine è stato il campo, tramite cui la Danimarca si è regalata un 2017 da favola, in cui è arrivata una meritatissima qualificazione alla Coppa Del Mondo, e che ha permesso ad Hareide di meritarsi quel contratto firmato fino al 2020.

1.2) La stella: Christian Eriksen

Come detto nel paragrafo sulla squadra, Christian Eriksen è il vero trascinatore di questa formazione. Nel girone di qualificazione ha messo a segno 11 reti, e la sua tripletta nello spareggio di ritorno contro l’Irlanda è stata fondamentale per l’ottenimento del passaggio del turno. Sotto la guida al Tottenham di Mauricio Pochettino, il giocatore degli Spurs, nonché capitano della propria nazionale, è cresciuto molto dal punto di vista tattico, diventando uno dei centrocampisti più forti e prolifici al mondo: nella stagione appena conclusa ha realizzato 14 goal e collezionato 13 assist tra Premier League, Champions League, FA Cup ed EFL Cup, numeri importanti per un giocatore del suo ruolo. Inoltre la sua fantasia e la sua abilità nel sapersi muovere tra le linee mandano spesso in tilt i sistemi di marcatura avversaria, che non sempre riescono a contenere i suoi continui tagli in area di rigore. Il numero 10 che porta sulla spalle, infatti, non è lì per caso, ma rispecchia le sue capacità del trequartista moderno tuttofare, libero da qualsiasi vincolo tattico in cambio di una maggiore creatività, che giova non solo a lui ma a tutta la squadra. Insomma, Eriksen è un giocatore completo: playmaker, metronomo, fantasista, assist-man e finalizzatore, e buona parte del Mondiale danese passerà sicuramente dalle sue giocate.

2) La storia

Le prime partite ufficiali della Danmarks fodboldlandshold, ovvero della nazionale di calcio della Danimarca, risalgono al 1908, durante le Olimpiadi di Londra: il 19 ottobre c’è stato l’esordio contro la Francia B, sconfitta 9-0, mentre il 22 ottobre è arrivato il successo contro la Francia A per 17-1, rimasta negli anni la vittoria più netta da parte dei danesi. Dopo parecchi anni di dilettantismo, comunque, è solo nel 1971 che la Federazione decide di aprirsi al mondo del professionismo, anche se nel frattempo la squadra non era riuscita a qualificarsi al campionato europeo del 1972, ottenendo l’ultimo posto del girone. Il primo test come nazionale professionista arriva quindi nelle qualificazioni al Mondiale del 1974, ma si rivela un vero e proprio flop, poiché la Danimarca chiude all’ultimo posto, racimolando appena un punto in quattro giornate, e le mancate qualificazioni all’Europeo del 1976 e ai Mondiali del 1978 comportano l’ennesimo scoraggiamento. Tuttavia, dopo lo scontento maturato in tutto quel tempo, ad inizio anni ’80 la nazionale biancorossa inizia a vivere il suo momento d’oro, tanto da assumere il soprannome di Danish Dynamite: dinamite danese. Tra i protagonisti di quell’epoca troviamo giocatori come Jesper Olsen, Soren Lerby, Jan Molby, Frank Arnesen e Michael Laudrup, cresciuti nell’Ajax sotto l’ascendente di Johan Cruijff e in grado di mettere in atto un calcio moderno, vigoroso e dall’alto tasso tecnico. I primi segnali del cambio di rotta cominciano a vedersi nei Mondiali di Spagna del 1982, in cui la Danimarca, anche se eliminata da Italia e Jugoslavia, è l’unica squadra che riesce a battere gli azzurri nelle partite regolari, che poi porteranno la squadra di Bearzot a sconfiggere la Germania Ovest nella finale di Madrid. Il primo trionfo dell’era Pyontek (CT danese di quegli anni) arriva nei campionati nordici del 1978-1980 e del 1981-1985, che interrompe l’egemonia della Svezia, detenente del titolo dal 1933. Il periodo successivo è invece quello della transizione: la Danimarca disputa un buon campionato del mondo nel 1986 e riesce a qualificarsi agli europei di Germania Ovest del 1988, ma non ripete le prestazione degli ultimi tempi nella fase finale, perdendo tutte e tre le partite del suo gruppo. Nel 1992 Richard Nielsen subentra a Pyontek sulla panchina danese, e per far fronte al regresso degli ultimi dieci anni decide di rivoluzionare la squadra con innesti di giovani emergenti, tra i quali si stavano distinguendo Peter Schmeichel (padre di Kasper), Kim Vilfort, John Jensen, Brian Laudrup (fratello di Michael Laudrup) e Flemming Povlsen. Dopo essersi qualificata seconda nel girone di qualificazione degli Europei del 1992, la Danimarca viene ripescata a seguito dell’esclusione della Jugoslavia, dovuta alla decisione dell’ONU in merito alle problematiche in corso nei paesi balcanici. Da quel momento in poi per la nazionale di Nielsen sarebbe iniziato un cammino glorioso, che avrebbe portato alla vittoria dell’Europeo contro la Germania, battuta in finale 2-0. Successivamente alla vittoria del primo ed unico trofeo europeo, però, subentra un periodo caratterizzato da momenti di alti e bassi, che si protrae dal 1992 fino al 2000. Proprio in quell’anno viene definito il nuovo CT, Morten Olsen, e uno dei momenti più curiosi della sua carriera (in particolar modo per noi italiani) è quello legato agli Europei del 2004, in cui tramite il biscotto nel pareggio per 2-2 contro la Svezia, i danesi riescono a passare il girone da secondi in classifica, eliminando l’Italia per differenza reti. Olsen rimarrà in carica fino al 2015, ottenendo risultati altalenanti nel corso del suo operato, come il deludente Mondiale sudafricano del 2010 e le scialbe prestazioni negli europei Polonia-Ucraina del 2012 e nel Mondiale brasiliano del 2014. Infine, la delusione per la mancata qualificazione ad Euro 2016 lo convincono a dimettersi di comune accordo con la Federazione, e al suo posto viene chiamato l’ex CT della Norvegia, Åge Hareide.

 

 

 

 




Speciale Russia 2018: Islanda, debutto mondiale

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato. Questa volta è il turno dell”Islanda, al debutto mondiale.

Il cammino verso il mondiale

La storica qualificazione al prossimo mondiale in Russia, è iniziata il 5 settembre 2016, con la prima gara del girone europeo per la qualificazione. Inserita con Turchia, Croazia, Ucraina, Finlandia e Kosovo, l’Islanda ha iniziato il suo cammino con un pareggio maturato nel primo tempo, contro l’Ucraina. Un mese dopo arrivò la prima vittoria contro la Finlandia: una partita al cardiopalma, che sembrava già finita al 90′. Infatti tra il 91′ ed il 94′, l’Islanda riuscì a ribaltare l’iniziale 1-2, vincendo la partita per 3-2. Nella successiva partita arrivò di nuovo una pesante vittoria, per 2-0 contro la Turchia. La prima sconfitta avvenne nella quarta giornata del girone contro la Croazia, grazie alla doppietta del nerazzurro Brozovic. Nell’ultima giornata di andata sconfisse anche il Kosovo e, nel girone di ritorno, proseguì con altrettanti successi, in quanto ottenne tutte  vittorie, tranne con la Finlandia. Grazie alle splendide performance e agli ottimi risultati, l’Islanda si è classificata come prima del girone con 22 punti guadagnati, davanti ai 20 della Croazia. In questo modo l’Islanda è riuscita per la prima volta nella sua storia, a qualificarsi alla fase finale di un mondiale.

1) La squadra

islanda

La lista dei 23 convocati che andranno al mondiale in Russia è stata già stilata. Questi saranno i protagonisti di un sogno divenuto realtà: 1 Halldórsson, 2 Sævarsson, 3 Hauksson, 4 Hermannsson, 5 Ingason, 6 R. Sigurðsson, 7 Guðmundsson, 8 B. Bjarnason, 9 Sigþórsson, 10 G. Sigurðsson, 11 Finnbogason, 12 Kristinsson, 13 Jónsson, 14 Árnason, 15 Böðvarsson, 16 Sigurjónsson, 17 Gunnarsson, 18 T. Bjarnason, 19 Magnússon, 20 Hallfreðsson, 21 Traustason, 22 Guðjohnsen, 23 Skúlason. I Signori del ghiaccio, probabilmente, scenderanno in campo con un equilibrato 4-2-3-1, che darà spazio ai trequartisti di svariare a centrocampo e proporre molte azioni offensive. Tra i pali ci sarà il portiere del Randers, una squadra danese, Halldórsson, mentre la difesa a quattro dovrebbe essere formata da Sævarsson (Valur), R. Sigurðsson (Rostov), Árnason (Aberdeen) e Magnússon (Bristol City). I cinque di centrocampo saranno composti dai due mediani Hallfreðsson (Udinese) e il capitano Gunnarsson (Cardiff City). La linea dei trequartisti dietro l’unica punta Finnbogason (Asburgo), sarà composta da Guðmundsson (Burnley) a destra, G. Sigurðsson (Everton) in posizione centrale e B. Bjarnason (Aston Villa) a destra.

1.1) L’allenatore: Heimir Hallgrímsson

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Heimir Hallgrímsson, nato nel giugno del 1967, è il commissario tecnico dell’Islanda ed ex calciatore islandese. La sua carriera da giocatore è stata esclusivamente in patria, vestendo per dieci anni, dal 1986 al 1996, la maglia del Íþróttabandalag Vestmannaeyja, squadra della sua città natale. Nelle oltre 110 presenze con il club, non ha realizzato nemmeno una rete. Dal 1996 al 2007, ha giocato in altre due squadre della sua città, realizzando però 20 reti totali, 10 per parte. Durante la sua carriera da giocatore, nel 1993, ha allenato la squadra femminile dell’Hottur, mentre poi dal 1999 al 2011, ha allenato la squadra con la quale debuttò alternando la panchina tra squadra maschile e femminile, dello stesso club. La sua carriera di allenatore ebbe il grande balzo, quando fu chiamato a condurre la nazionale islandese nel 2012 all’Europeo, da vice, e poi da vero e proprio CT dal 2013. Essendo l’Islanda, un paese con il quale non si vive solo di calcio, durante la sua carriera Hallgrímsson ha lavorato come dentista nella sua città natale, fino al 2016, quando ottenne il completo incarico sulla panchina della sua nazionale. E’ riuscito con la forza e la capacità del suo staff, a portare l’Islanda prima agli Europei ed ora al Mondiale. Chissà se anche questa volta l’Islanda saprà sorprenderci.

1.2) La stella: Gylfi Sigurðsson

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Il centrocampista dell’Everton, è senza dubbio una delle stelle di questa nazionale, che già all’europeo del 2016, ci ha sorpreso con il suo talento. Molto duttile in campo, è un centrocampista che può ricoprire varie posizioni, dal trequartista all’esterno, sia destro che sinistro. Dotato di una notevole potenza di tiro, è abile anche nei calci da fermo, soprattutto sulle punizioni: di potenza, di precisione o tramite schemi, quando c’è lui sul pallone, i pericoli per il portiere avversario sono sempre tanti. Nato a Reykjavík, è cresciuto calcisticamente in patria, giocando anche con le Nazionali minori islandesi. Nel 2009 approda nel calcio scozzese al Reading, dove in una sola stagione mette a segno 18 gol, gran numero per un centrocampista. La splendida stagione, attirò le attenzioni dell’Hoffenheim, che lo strappò agli scozzesi e lo fece esordire in Bundesliga. Nelle due stagioni in terra tedesca, cominciò a maturare calcisticamente, tanto da stregare i dirigenti del Tottenham, che lo portarono in Inghilterra. Con la squadra inglese ha disputato 58 gare realizzando solo 8 gol, in quanto giocava lontano dalla porta. Ma il suo talento sbocciò non appena venne trasferito allo Swansea, che seppe farlo crescere ulteriormente, affinando la sua tecnica. Dal 2014 al 2017, prima di vestire la maglia attuale dell’Everton, ha disputato con lo Swansea più di 100 partite, siglando tra campionato e coppe varie, più di 30 gol. Nella scorsa finestra del mercato estivo, l’Everton ha versato nelle casse dello Swansea 45 milioni di sterline, per assicurarsi il calciatore islandese. In ambito nazionale, gioca in prima squadra dal 2010, ed ha certamente contribuito, alla storica impresa della qualificazione al mondiale in Russia.

2) La storia

La nazionale islandese prese vita nel 1921, ma il suo primo match, tra l’altro non ufficiale, fu disputato 10 anni più tardi contro le Isole Fær Øer. Il primo incontro ufficiale avvenne nel 1946, contro la Danimarca, dove vennero sconfitti per 3-0. Per i primi vent’anni di vita, la nazionale islandese non partecipò a nessuna qualificazione ad un mondiale ed europeo, fino al 1958, quando tentò quella per il mondiale. Il risultato fu pessimo, arrivando ultimi nel girone, senza nemmeno una vittoria e con un passivo di 26 gol. Delusi dai risultati negativi, non tentarono più le qualificazioni, tranne dal 1974 in poi, dove iniziò a partecipare a tutti i tornei di qualificazioni, sia continentali che mondiali. I risultati furono sempre sotto le aspettative, quando con l’arrivo del nuovo millennio, ed i primi risultati buoni ottenuti nelle qualificazioni all’europeo, che il governo islandese decise di puntare tutto sugli sport, in particolare il calcio. Si volle puntare sul calcio per combattere i problemi di alcolismo e tabagismo, che caratterizzavano gran parte della fascia giovane del paese. La costruzione di vari campi da calcio, soprattutto indoor per ovviare alle basse temperature, hanno fatto si che anche l’Islanda crescesse calcisticamente di livello. In tutto il primo decennio degli anni 2000, non riuscirono a qualificarsi per nessun torneo, ma si notò che il livello dei calciatori, cominciava a crescere e svilupparsi. La fase di ascensione arrivò dal 2014 in poi, poiché in quella occasione l’Islanda sfiorò l’impresa di qualificarsi al mondiale in Brasile. Nel 2015 cominciò il cammino per la qualificazione al mondiale di Russia, che abbiamo trattato all’inizio di questo editoriale, ottenendo poi la storica qualificazione classificandosi prima del proprio girone. In attesa di vederla al prossimo mondiale, l’Islanda ha stupito il mondo con la sua partecipazione all’Europeo del 2016, arrivando addirittura ai quarti di finale. Batté nel suo cammino europeo squadre come l’Olanda, l’Austria e addirittura l’Inghilterra, pareggiando con Ungheria e Portogallo, che poi vinse il torneo. A fermare l’Islanda, furono i padroni di casa della Francia, che svegliarono dal bellissimo sogno tutti gli amanti del calcio, dimostrando di essere stata una squadra di talento, di grandissima voglia ed onore, ma soprattutto di un assoluto rispetto.




Speciale Russia 2018: Portogallo, dopo l’Europeo si punta al Mondiale

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato.  Questa volta è il turno del Portogallo, nazionale reduce dalla conquista dell’ultimo europeo.

Portogallo: il cammino verso il mondiale

A pochi giorni dall’inizio dei Mondiali in Russia, le squadre sono già quasi tutte ben consolidate e organizzate per affrontare al meglio questa magnifica competizione. In casa europea, al Mondiale ci sarà CR7 con la sua nazionale, il Portogallo. I lusinati si sono qualificati nel girone B piazzandosi primi in classifica e a pari punti con la Svizzera. L’ago della bilancia in quel caso è stato il dato inerente alla differenza reti che hanno visto i portoghesi in vantaggio rispetto agli svizzeri. Il Portogallo ha chiuso quindi la pratica primo nel girone. Il percorso di qualificazione non era nemmeno partito benissimo, vista la sconfitta in casa dello Svizzera. Nelle successive due giornate (e ciò alla fine ha fatto la differenza) gli iberici hanno però sconfitto Andorra e Far Oer per 6 a 0, con un +12 in differenza reti davvero pesante. Per il resto del girone il Portogallo non ha comunque avuto difficoltà, vincendole in tutte le partite nonostante qualche goal subito di troppo. Cammino quindi molto agevole per i campioni europei in carica, che adesso puntano alla doppietta.

 

Portogallo: la squadra

Portogallo

E’ noto a tutti che la nazionale portoghese può vantare la presenza in squadra di giocatori molto importanti nel panorama calcistico mondiale. Il Portogallo è sempre stata una squadra che negli anni ha messo in campo calciatori molto forti, ha avuto in rosa calciatori dal calibro di Nani, di Fernando Cauto, di Pauleta e di Cristiano Ronaldo, ancora attualmente in nazionale. Quest’anno non sarà da meno. Nella lista dei 23 convocati sono presenti l’ex interista, Joao Mario, Andrien Silva del Leicester City e Mario Rui, protagonista di una seconda buona parte di campionato con il suo Napoli. A differenza della squadra reduce dalla vittoria dell’ultimo europeo, non ci saranno Eder, Cancelo e Nani. Il ct del Portogallo, Santos potrebbe schierare in campo un 4-4-2 con davanti CR7 e André Silva mentre a formare il quartetto difensivo ci penseranno Cedric, Pepe, Fonte e Guerreiro. A centrocampo spazio a William Carvalho, giocatore 21enne dello Sporting che in nazionale vanta già più di 40 presenze e 2 goal; al suo fianco agiranno Moutinho e Bernando Silva del Mancester City che avranno il compito di inserirsi nell’area di rigore avversaria per aiutare il reparto offensivo. Ballottaggio ancora del tutto vivo sulla fascia destra è quello tra Joao Mario e Adrien Silva, con il primo in vantaggio per una maglia da titolare. Sicuramente il Portogallo è una squadra che deve formare un assetto di gioco che sia in linea con le caratteristiche di Ronaldo. Santos dovrà pensare a costruire uno schema che potrà al meglio tirare fuori tutte le qualità del giocatore portoghese.

L’allenatore: Fernando Santos

Portogallo

Fernando Santos è nato a Lisbona nel 1954, con un passato da calciatore. Dal 2014, Santos è commissario tecnico della nazionale portoghese con cui si è laureato campione nell’ultimo europeo in Francia del 2016, dopo aver battuto i padroni di casa in finale per 1 a zero. Oltre al mondo del pallone, su di lui emergono notizie molto interessanti: il ct del Portogallo è infatti laureato in ingegneria elettronica ed è stato anche direttore in un albergo.
Dal punto di vista calcistico, Santos si è sempre distinto per la sua formidabile capacità di creare dei gruppi coesi e di saper scolpire nei suoi giocatori lo spirito di gruppo. E’ sempre stato capace di  gestire la comunicazione sia con i media che con i propri ragazzi. Nella sua carriera, Fernando Santos ha trascorso due stagioni in Grecia, dove ha vinto una Coppa nel 2001/2002, tutto questo prima di mettere i piedi da tecnico sul suolo portoghese. Nel 2006, infatti, fu assunto dal Benfica, squadra che lo vide nascere come calciatore e di cui ne era tifoso e socio. Qui adottò un 4-4-2 a rombo e ottenne il terzo posto in campionato. Il 20 agosto 2007  fu però, all’inizio della nuova stagione,  esonerato dopo un pareggio contro il Leixões. Nel 2010 fu nominato commissario tecnico della Grecia con la quale non fece molto bene, nella fase finale dell’europeo del 2012 superò la fase a gironi ma fu poi eliminato ai quarti di finale dalla Germania. Santos guidò gli ellenici alla qualificazione del campionato del mondo 2014, dove la Grecia, però, fu eliminata agli ottavi di finale dopo i tiri di rigore dalla Costa Rica. Nel 2014 diventò il CT del Portogallo, nazionale che ancora oggi allena. Dal punto di vista tattico, la sua filosofia prevede un gioco molto libero, che prende ispirazione al Calcio Totale Olandese, in cui il modulo ed i movimenti sono a servizio della tipologia dei giocatori in campo e non viceversa. Anche nello scorso Europeo, abbiamo visto diverse volte giocatori occupare le più disparate zone del campo, al fine di evitare di dare precisi punti di riferimento agli avversari.

 

La stella: Cristiano Ronaldo

Portogallo

La sorte del mondiale del Portogallo è tutto nelle mani del giocatore più forte della competizione, Cristiano Ronaldo. Il percorso che farà la nazionale dipenderà molto, quindi, dalla sua presenza e dalla sua condizione fisica e mentale. Il Portogallo non può fare a meno della sua fondamentale fame di goal, delle sue prodezze con la palla e dei suoi giochi di prestigio che da sempre lo hanno contraddistinto dagli altri giocatori più “normali”. Senza tutto ciò sarà difficile, infatti, per i lusitani ambire ad un posto da protagonisti in questo mondiale. Il peso sulle spalle di CR7 è senza dubbio pesante ma lui si è sempre fatto valere in momenti difficili e decisivi. Altro aspetto che si aggiunge alla sua già lunghissima lista di qualità. Dal punto di vista tecnico, CR7 ha sempre fatto vedere che nel “salto” è il più forte di tutti. Sì, perché dal 2009 è il giocatore che ha realizzato più gol grazie al colpo di testa: il campione d’Europa è in grado, infatti, di superare difese molto più alte di lui e la chiave sta nella sua gran capacità di salto. Ronaldo può raggiungere i 2,61 metri, staccandosi del suolo tra 50 e 55 centimetri, ma strepitoso rimane anche il tempo durante il quale resta sospeso in aria.  Con la nazionale portoghese, Cristiano Ronaldo ha raccolto circa 149 presenze, confermandosi il giocatore con più partite giocate attualmente. Nella storia, invece, il calciatore che vestito più volte la maglia dei lusinati è stato Nenè (421).  CR7 è, inoltre, l’attaccante che ha collezionato più goal, andando a segno 81 volte. Dal punto di vista della carriera sarebbe inutile approfondire quello che è probabilmente uno dei giocatori più forti di tutti i tempi: sia con il Manchester United, che con il Real Madrid, il portoghese ha vinto di tutto, segnando reti a valanga in tutta la stagione. Con i Blancos, addirittura, sono più i goal segnati che le presenze: 311 contro 292. Numeri da capogiro per colui che detiene ben 5  Palloni d’Oro, con la possibilità concreta di vincere anche il sesto in questa stagione, per confermarsi il giocatore più vincente, a livello individuale, della storia calcistica.

Portogallo: la storia

Le prime basi del gioco del calcio furono costruite in Portogallo dai commercianti inglese intorno al 19°secolo. Il calcio si confermò da subito lo sport più seguito dai giovani dell’alta borghesia che molto spesso erano costretti a terminare gli studi in Inghilterra, paese madre di questo sport, dove quindi potevano approfondire le tematiche del calcio. In Portogallo, comunque, questo gioco si diede una vera e propria identità con un certo ritardo rispetto alle altre nazioni dell’Europa, sia per la posizione decentrata del paese, che quindi non consentiva influenze frequenti con il mondo del calcio europeo, e sia per la rivalità fra le squadre di club di Porto e quelle di Lisbona.
La prima partita del Portogallo fu proprio contro la Spagna, dalla quale nascerà una rivalità storica (vista ovviamente anche la vicinanza territoriale) tanto da far definire tale incontro il “derby iberico”. Un’altra sentita rivalità è con il Brasile. La prima apparizione del Portogallo ai mondiali di calcio è datata 1966. La competizione venne conclusa al terzo posto, che è a tutt’oggi il miglior piazzamento della nazionale nella storia Dopo la sospensione dell’attività calcistica a causa dell’inizio della Seconda guerra Mondiale, il Portogallo, il 25 maggio del 1947, conobbe la peggiore umiliazione della propria storia: nella sfida contro l’Inghilterra, i lusinati, che pure non si aspettavano certo di battere i più forti avversari, subirono una mortificante debaclé  per 10 reti a 0. La brutta sconfitta però ebbe importanti risvolti positivi nel mondo calcistico portoghese: molti club si rivolsero a tecnici provenienti dal resto dell’ Europa per rinforzare le proprie squadre. Nel 1949, lo Sporting giunse in finale nella Coppa Latina per club, l’anno successivo il Benfica trionfò e fu ancora in finale nel 1957.  Per quanto concerne la nazionale, invece, essa ottenne anche lei importanti risultati. Ci furano prima due importanti vittorie contro Inghilterra e Brasile, poi la positiva esperienza dei Mondiali del 1966 in Inghilterra. In quel mondiale, infatti, i portoghesi per la prima volta riuscirono a qualificarsi per la Coppa del Mondo, arrivando a sfiorare anche la finalissima. Dopo l’exploit di quegli anni, arrivò la crisi del Benfica, squadra principale nel mondo calcistico portoghese. Per ritrovare il Portogallo ai massimi livelli bisognò attendere gli Europei del 1984, edizione in cui giunse sino alla semifinale. Lo stesso risultato arrivò in Francia nel 2000.
Il Portogallo tornò in semifinale a Germania 2006, quando arrivò quarta, per un totale di due piazzamenti nelle prime quattro posizioni su sei partecipazioni complessive. Agli europei, su sette partecipazioni, è sempre arrivata almeno ai quarti di finale, e per cinque volte è arrivata nei primi quattro posti. Conta inoltre una partecipazione alla Confederations Cup, a Russia 2017, torneo concluso al terzo posto. L’ultimo europeo in Francia fu vinto proprio dalla nazionale portoghese che riuscì a battere i padroni di casa in finale per 1 a 0.

 




Speciale Russia 2018: Argentina, Messi alla conquista del Mondiale

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato.  Questa volta è il turno dell’Argentina, una delle grandi favorite per la vittoria finale.

Il cammino verso il mondiale

L’Argentina, nonostante sia arrivata terza nel girone di qualificazione, ha dovuto faticare per qualificarsi al Mondiale di Russia; l’Albiceleste, infatti, si è trovata di fronte a numerose insidie superate solo grazie alla presenza di uno dei due giocatori più forti al mondo, Leo Messi. Il cammino della nazionale guidata dal Tata Martino (successivamente ci sarà l’esonero ed il conseguente arrivo di Bauza prima e Sampaoli poi) non inizia nel migliore dei modi; una sconfitta e due pareggi nelle prime tre partite complicano sin da subito la strada verso Russia 2018. L’Argentina ha bisogno di una scossa e questa arriva nella partita contro la Colombia, vinta grazie alla rete di Biglia; dopo il successo con i Cafeteros arrivano altri sei punti contro Cile e Bolivia. Arriva la Copa America e la sconfitta, in finale contro il Cile, è un vero e proprio terremoto per l’Argentina: Bauza prende il posto dell’esonerato Martino e Messi annuncia l’addio alla nazionale. Il fenomeno del Barcellona, dopo un periodo di riflessione, cambia idea e torna a giocare per l’Albiceleste; il suo apporto si nota subito nella vittoria con l’Uruguay. Le difficoltà, però, non sono finite: nelle successive sette partite arrivano due pareggi, tre sconfitte e solamente due vittorie; la Russia è sempre più lontana e, per scongiurare una clamorosa non partecipazione al Mondiale, Bauza viene sollevato dall’incarico. Al suo posto arriva Sampaoli il cui compito, negli ultimi quattro match, non è per niente semplice. L’allenatore, per sua fortuna, può contare su un certo Messi che nella sfida più importante, contro l’Ecuador, decide di mettersi in proprio e con una tripletta trascina al Mondiale la sua Argentina.

1) Argentina: la Squadra

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L’Argentina affronterà il Mondiale con un 4-3-3 tutta qualità; in porta, a causa dell’infortunio al ginocchio di Romero, ci sarà uno tra Caballero ed Armani con il primo che sembra in vantaggio per difendere la porta dell’Albiceleste. La difesa verrà guidata dall’esperienza e dalla fisicità di Otamendi e Fazio con la spinta di Tagliafico e Salvio sulle fasce. La costruzione del gioco passerà per i piedi di uno tra Banega e Biglia (il centrocampista del Siviglia è avanti nelle gerarchie di Sampaoli) senza dimenticare Lo Celso che ha fatto molto bene al PSG. Gli intermedi, molto probabilmente, saranno Mascherano e Lanzini con il primo ad avere la responsabilità di aiutare la squadra in fase difensiva. Il bello, però, viene in attacco; l’Argentina, infatti, può contare sul tridente Di Maria-Messi-Higuain con Aguero e Dybala pronti a subentrare a gara in corso. Tanta qualità per una nazionale che, dopo la delusione di quattro anni fa, vuole alzare la coppa del Mondo.

1.1) L’allenatore: Jorge Sampaoli

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Sampaoli inizia la carriera da allenatore nell’Argentino de Rosario, squadra allenata dal 1996 al 1997; dal 2002 al 2010 fa varie esperienze tra il Juan Aurich, lo Sport Boys, il Coronel Bolognesi, lo Sporting Cristal, l’O’Higgins e l’Emelec. Il tecnico, le prime soddisfazioni, le ha sulla panchina dell’Universidad de Chile con cui ottiene risultati importanti tra cui la vittoria della Copa Sudamericana 2011; nello stesso anno si posiziona secondo nella classifica del miglior allenatore sudamericano. La prima esperienza alla guida di una nazionale gli viene concessa dal Cile; sulla panchina della Roja, nel 2015, ottiene la vittoria della Copa America battendo ai calci di rigore proprio l’Argentina. Prima di diventare commissario tecnico dell’Albiceleste si fa le ossa in Europa, al Siviglia con cui ottiene un ottimo quarto posto valido per disputare i play-off di Champions League.

1.2) La stella: Lionel Messi

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L’Argentina, nonostante l’immensa qualità a disposizione, per vincere il Mondiale deve sperare che la sua stella più grande brilli nel migliore dei modi. Stiamo parlando, ovviamente, di Lionel Messi; la Pulga, dopo aver trascinato l’Albiceleste in Russia (decisiva la sua tripletta contro l’Ecuador), ha il compito di portare la nazionale sul tetto del Mondo, impresa che quattro anni fa gli venne tolta dalla Germania. Descrivere Messi non è semplice, o meglio si rischierebbe di finire nel banale visto che sul talento del Barcellona è già stato detto tutto. Per lui parlano i numeri (goal e assist a profusione) e la sua capacità di segnare ma anche di mandare in porta i suoi compagni. Nel palmarès della Pulga manca un titolo con la nazionale. Messi, in Russia, va con una missione: vincere il Mondiale per cancellare le recenti delusioni (Copa America su tutte).

2) Argentina: la storia

L’avventura della nazionale argentina ha inizio il 20 luglio 1902 quando l’Albiceleste disputò il primo match della sua storia contro l’Uruguay; i primi successi arrivano in Copa America (trofeo che l’Albiceleste alzerà per ben 14 volte) nel 1921, 1925 e 1927. L’anno dopo, nei Giochi olimpici del 1928 (unica partecipazione della nazionale maggiore a questo evento), si manifesta la prima delusione quando la selección fu costretta ad arrendersi in finale proprio alla Celeste; nel 1929 altro successo in Copa America mentre nel Mondiale del 1930 l’Argentina ritrova, sempre in finale, la nazionale uruguaiana. L’esito è vittoria dell’Uruguay. Nel primo periodo di vita l’Albiceleste alternò vittorie e sconfitte a causa di una regola che impediva alla nazionale di convocare i giocatori che militavano all’estero. Con il tempo, però, l’Argentina riesce a riprendersi e, nel giro di otto anni, vince due Mondiali (quello casalingo del 1978 e quello in Messico nel 1986 che è l’ultimo trionfo dell’Albiceleste in una coppa del Mondo). Da quel momento, però, inizia un periodo buio per la nazionale argentina che, esclusi i due successi in Copa America (1991 e 1993), raccoglie solo delusioni. Le più clamorose? L’eliminazione dal Mondiale nel 2002 (ai gironi), la finale perse nel 2014 (per mano della Germania) e le due sconfitte, in Copa America, ai rigori con il Cile nel 2015 e nel 2016. In Russia l’Albiceleste vuole porre fine alle delusioni e tornare, a distanza di 32 anni, sul tetto del Mondo.




Speciale Russia 2018: Francia, qualità e quantità per la conquista del titolo

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato. Questa volta è il turno della Francia, che nel gruppo C dovrà vedersela con Australia, Danimarca e Perù.

Il cammino verso il mondiale

La Francia si è qualificata ai Mondiali di Russia 2018 vincendo il girone A con 23 punti, ottenuti tramite 7 vittorie, 2 pareggi ed 1 sola sconfitta, che le hanno consentito di chiudere la pratica qualificazione con quattro lunghezze di vantaggio su Svezia e Olanda. Tuttavia il cammino dei transalpini non è iniziato nel migliore dei modi, poiché nella prima partita hanno pareggiato contro la Bielorussia per 0-0. Successivamente, però, la risonante vittoria per 4-1 ottenuta in casa contro la Bulgaria ha permesso ai francesi di occupare il primo posto del girone dopo soltanto due giornate. La prima ed unica sconfitta è invece arrivata nel giugno del 2017 in trasferta contro la Svezia, in cui un errore di Lloris è costato caro per il 2-1 finale. A fine agosto dello stesso anno la Francia ha poi battuto l’Olanda per 4-0, ma il 3 settembre è stato commesso un altro mezzo passo falso, questa volta contro il Lussemburgo, che a Tolosa è riuscito a pareggiare 0-0. La qualificazione aritmetica comunque, così come la conferma del primo posto nel girone, è giunta soltanto all’ultima giornata, quando i goal di Griezmann e Giroud hanno permesso di battere la Bielorussia per 2-1 a Saint-Denis.

1) La squadra

La formazione allenata da Didier Deschamps è solita giocare con un 4-3-3, con un undici titolare in cui ci sono soltanto tre giocatori considerati “anziani”: il portiere Hugo Lloris, il mediano Blaise Matuidi e l’attaccante Olivier Giroud. Per il resto la Francia ha tutti giocatori molto giovani, ma già dotati di grande talento e soprattutto di grandissima esperienza internazionale, accumulata nelle competizioni più importanti. Basti pensare che la zona centrale della difesa è composta dalla coppia Varane-Umtiti: uno ha vinto tre Champions League di fila nel Real Madrid affiancando Sergio Ramos, mentre l’altro è titolare nel Barcellona e fa coppia con Piqué. Per quanto riguarda le fasce, quella sinistra è coperta da Mendy, mentre quella destra da Sidibé, e questo è forse l’unico reparto in cui i Bleus non hanno un’alternativa valida, o più precisamente un’alternativa giovane, visto che gli altri giocatori convocati in quel ruolo sono quasi tutti ultratrentenni. In mezzo al campo la forza fisica di Pogba, la classe di N’Golo Kanté e il lavoro instancabile di Blaise Matuidi permettono alla squadra di aver un centrocampo completo dal punto di vista tattico, che si abbina alla perfezione con la filosofia del modulo di gioco. Venendo al reparto offensivo, i francesi vantano sicuramente uno degli attacchi più esplosivi di questo Mondiale, dato che il tridente composto da Mbappé, Giroud e Griezmann è pronto a fare faville e a scatenarsi a suon di goal. Non mancano ovviamente gli esclusi “di lusso” in questo Mondiale, tra cui Benzema, Martial, Lacazette e Payet, lasciati fuori da Deschamps per scelta tecnica. Tuttavia, come detto in apertura di paragrafo, la Francia è una nazionale giovane, che oltretutto ha a disposizione un gran numero di sostituti in ogni ruolo. Anche se non li abbiamo citati infatti (perché non facenti parte della probabile formazione titolare), ci sono molti altri giocatori validissimi, pronti ad ereditare candidature importanti per il futuro: ci riferiamo ovviamente a gente come Areola, Tolisso, Dembélé, Lemar e tanti altri.

1.1) L’allenatore: Didier Deschamps

Dopo aver sfiorato il successo contro il Portogallo nella finale persa ad Euro 2016, il CT francese Didier Deschamps condurrà per la prima volta in carriera la propria nazionale a giocarsi un titolo mondiale. L’ex giocatore di Olympique Marsiglia, Juventus, Chelsea e Valencia ha infatti la grande opportunità di riportare la Francia sul tetto del mondo venti anni dopo l’ultimo ed unico successo dei transalpini, arrivato nella Coppa del Mondo del ’98 e che ha visto tra i protagonisti anche lo stesso Deschamps. La sua carriera da allenatore inizia a 33 anni, quando nel 2001 rescinde il contratto con il Valencia per andare ad allenare il Monaco: sulla panchina monegasca ci rimarrà fino al 2005, per poi presentarsi nel 2006 alla corte della Juventus, che in quel periodo è in cerca di un allenatore a seguito della vicenda di Calciopoli e della conseguente retrocessione in Serie B. Dopo un solo anno riesce a condurre la Vecchia Signora alla promozione, ma il suo carattere turbolento lo porta ad avere dei dissidi con l’allora direttore sportivo bianconero Alessio Secco, tanto che il 25 maggio del 2007 decide di autoesonerarsi e di lasciare l’incarico al vice Giancarlo Corradini per le ultime due giornate di campionato. Nel 2009 ritorna ad allenare in patria, questa volta nel Marsiglia, squadra in cui aveva militato anche da giocatore, e nel giro di tre anni riesce a vincere un campionato, 4 Coppe di Francia e 2 Supercoppe di Lega. Deschamps è sempre stato un allenatore modesto e mai pretenzioso, anche se in diverse occasioni non le ha mandate di certo a dire nei confronti della stampa, ma forse proprio questo suo modo di essere gli ha permesso di diventare nel 2012 il nuovo commissario tecnico della Francia. Il buon operato svolto in questi anni con i galletti, tra l’altro, è stato visto di buon occhio dalla federazione francese, che nello scorso ottobre ha deciso di rinnovargli il contratto fino al 2020.

1.2) La stella: Antoine Griezmann

L’attaccante su cui punterà la Francia per il conseguimento del secondo titolo mondiale sarà sicuramente Antoine Griezmann. L’attuale bomber dell’Atletico Madrid ha disputato quest’anno un’altra stagione strepitosa, in cui sono arrivate 29 reti complessive tra Liga, Coppa del Re, Champions League ed Europa League. Nel girone di qualificazione ha disputato tutte e dieci le partite a disposizione, con una media di minuti giocati vicina agli 86′ per partita: questo sta a significare quanto l’asso francese sia importante per questa nazionale, e lo dimostrano anche i premi individuali vinti ad Euro 2016, in cui si è aggiudicato i titoli di miglior giocatore e miglior capocannoniere della competizione. Tuttavia ,nelle fasi di qualificazione ai Mondiali, i goal non sono stati molti, solo 4 per l’esattezza, ma la sua rete iniziale ha comunque dato il via al 2-1 nell’ultima partita contro la Bielorussia, che è valsa la qualificazione ed il primo posto del girone. Nel 4-3-3 di Deschamps giocherà nella posizione di ala sinistra, ma la sua spiccata duttilità e la sua grande capacità di muoversi su tutto il fronte d’attacco lo rendono unico nel suo genere: quest’anno, ad esempio, dopo l’arrivo di Diego Costa nell’Atletico Madrid ha giocato spesso da seconda punta proprio alle spalle dello spagnolo, ma altre volte ha ricoperto anche il ruolo di ala destra o di punta centrale vera e propria. Tra l’altro, proprio a proposito di Colchoneros, il 16 maggio Griezmann ha vinto l’Europa League con l’Atletico Madrid, segnando una doppietta nella finale contro il Marsiglia e mettendo nella bacheca personale il suo primo titolo europeo vinto con un club.

2) La storia

La storia della nazionale di calcio francese ha inizio nel lontano 1904, con la prima partita contro il Belgio terminata con il pareggio di 3-3. Nel loro passato i Bleus hanno partecipato a tutte e tre le edizioni mondiali disputate prima della Seconda Guerra Mondiale, ed è stato proprio un giocatore francese, Lucien Laurent, a realizzare il primo goal nella storia della manifestazione iridata. Nella Coppa del Mondo casalinga del 1938, però, i francesi sono stati battuti in finale dall’Italia, che si è aggiudicata il suo secondo titolo mondiale, e da quel momento in poi è iniziata una fase di tracollo veramente pazzesca. Tra inizio anni ’40 e fine anni ’70, infatti, la Francia ha attraversato un periodo di alti e bassi, in cui non è riuscita a dare continuità al proprio operato. In molteplici occasioni sono state persino mancate le qualificazioni ai Mondiali, frutto specialmente di un grande ridimensionamento del movimento calcistico francese, poco “abituato” in quel periodo a sfornare talenti e giovani promesse. Un primo tentativo di rinascita si è avuto negli ’80, con i transalpini che si sono riusciti a piazzare al quarto posto nei Mondiali del 1982 e al terzo posto in quelli del 1986, subendo in entrambe le competizioni delle pesanti sconfitte contro la Germania dell’Ovest: nel mezzo c’è stata comunque la vittoria dell’Europeo del 1984, con i galletti guidati da un certo Michel Platini, che in finale hanno battuto la Spagna per 2-0. Un altro periodo di crisi è arrivato a ridosso degli anni ’90, in cui ad esempio la Francia non è riuscita a qualificarsi ai Mondiali statunitensi del 1994, anche se quattro anni più tardi avrebbe vinto il suo primo ed unico titolo mondiale proprio tra le mura di casa, piegando nella finale di Saint-Denis il Brasile (campione del mondo in carica) con il risultato di 3-0. Negli anni successivi è arrivata la vittoria contro l’Italia negli Europei del 2000, il successo nelle due Confederations Cup del 2001 e del 2003 e la sconfitta di Berlino ai calci di rigore subita nell’ennesima finale contro gli azzurri. Da sei anni a questa parte i francesi sono allenati da Didier Deschamps, che ha intrapreso un tipo di percorso volto a portare di nuovo lustro e blasone alla propria nazionale, e i risultati ottenuti in questi anni possono essere abbastanza incoraggianti: sia ad Euro 2012 che nei Mondiali del 2014 la Francia si è dovuta fermare ai quarti di finale prima con la Spagna e poi con la Germania, e nell’europeo del 2016 ha sprecato la grande opportunità di vincere il torneo tra le mura amiche. Questa volta le premesse per fare un buon Mondiale ci sono tutte, sia per qualità della rosa che per numero di giocatori talentuosi a disposizione (anche in ottica futura): la Francia ha la possibilità di aggiudicarsi la vittoria finale e dare vita ad un ciclo glorioso.

 




Speciale Russia 2018: Marocco, difesa e fantasia

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato. Questa volta è il turno del Marocco, che nella fase a giorni se la dovrà vedere con Spagna, Portogallo e Iran.

Il cammino verso il mondiale

Il Marocco, dopo aver avuto accesso alla terza fase delle qualificazioni ai Mondiali grazie alla vittoria nella doppia sfida contro la Guinea Equatoriale,  si è reso protagonista vincendo il girone del Gruppo C, davanti a Costa d’Avorio, Gabon e Mali. La nazionale allenata da Renard, nelle sei partite giocate, ha conquistato tre vittorie e tre pareggi, senza rimediare nessuna sconfitta: il dato più interessante è sicuramente quello nella casella dei goal subiti: zero. La coppia formata da Benatia e da uno tra Saiss e da Costa potrebbe essere una delle difese più interessanti da osservare durante questa manifestazione. Il problema della squadra potrebbe essere l’attacco che, nelle sei partite del girone, è rimasto a secco in tre match, la metà delle volte. Ben tre 0-0 rimediati contro tutte le squadre del girone potrebbero essere un campanello di allarme per la nazionale marrocchina, che è riuscita comunque ad imporsi per 6-0 in uno dei due match contro il Mali.

1) La squadra

Il Marocco dovrebbe giocare con un 4-3-3, che all’occorrenza può diventare un 4-2-3-1 o un 4-2-4. Tra i pali ci sarà Munir Mohamedi, portiere del Numancia (seconda serie spagnola); sull’out destro della difesa agirà Dirar, terzino del Fenerbahce con un ottimo fiuto per il goal; la coppia difensiva, come abbiamo già scritto, sarà formata da Benatia e da uno tra Saiss (Wolverhamptom) e da Costa (Basaksehir), con il primo favorito sul secondo; a completare la difesa ci sarà il talentuoso terzino sinistro Hakimi, 19enne del Real Madrid che ha raccolto già 17 presenze in questa stagione con la maglia dei Blancos. Il centrocampo sarà composto da El Ahmadi del Feyenoord, che agirà davanti alla difesa; la mezzala sinistra sarà interpretata da Belhanda, fantasista del Galatasaray; infine, come mezzala destra dovrebbe giocare Boussoufa, calciatore dell’Al-Jazira. A guidare l’attacco della squadra di Renard ci sarà Boutaib, punta del Malatyaspor, supportato a sinistra da Ziyech (gioiello dell’Ajax) e a destra da Amrabat (Leganes). Da tenere d’occhio sarà anche il trequartista Harit, spesso il primo cambio dell’allenatore: il 20enne dello Schalke potrebbe essere una delle sorprese di questo mondiale.

1.1) L’allenatore: Havre Renard

Il 49enne francese è specializzato nel guidare le squadre africane: nel suo curriculum può vantare di aver allenato, oltre al Marocco, anche lo Zambia, la Costa d’Avorio, l’Angola e il Ghana, nazionale con cui ha dato inizio alla sua carriera da tecnico nel luglio del 2007. Nella sua bacheca dei trofei possiamo trovare ben due Coppe d’Africa, vinte con lo Zambia nel 2012 e con la Costa d’Avorio nel 2015. Per quanto riguarda i club, Renard ha allenato l’Alger (prima serie algerina), il Sochaux e il Lille, senza però ottenere risultati entusiasmanti.

1.2) La stella: Medhi Benatia

Con ben 54 presenze in nazionale, Benatia è il giocatore più rappresentativo del suo paese, di cui è anche il capitano. Soprattutto grazie al suo contributo, la nazionale può fare della difesa il suo punto di forza. Il difensore della Juventus ha esordito con il Marocco il 7 giugno del 2009 (ovviamente senza subire goal), nel match contro il Camerun valido per le qualificazioni del Mondiali del 2010. Da quel momento il 31enne è diventato una pedina fondamentale del reparto difensivo marrocchino. Dal 14 agosto del 2013, Benatia è il capitano della sua nazionale.

2) La storia

L’esordio internazione del Marocco è datato 19/10/1957, nel match disputato contro l’Iraq e terminato sul risultato di 3-3. La nazionale può vantare cinque partecipazioni ai mondiali, di cui la prima è stata alla manifestazione del 1970 in Messico. Il miglior risultato conseguito è stato nel 1986, quando il Marocco raggiunse gli ottavi di finale, segnando un nuovo record per le squadre africane. Infine, nel palmarès della nazionale c’è anche una Coppa d’Africa, conquistata nel 1976 in Etiopia.




Speciale Russia 2018: l’Iran, la forza della difesa

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato.  Questa volta è il turno dell’Iran, nazionale con poche speranze di passare il girone visto che è inserito nel gruppo con Spagna e Portogallo.

Il cammino verso il mondiale

L’Iran, il percorso verso Russia 2018 (sarà il quinto Mondiale per la nazionale iraniana), lo ha iniziato il 16/06/2015 con il pareggio per uno a uno contro il Turkmenistan grazie al goal di Azmoun; l’attaccante si ripeterà sia contro il Guam (con una doppietta) sia contro l’India. Due vittorie che verranno fermate dal pareggio contro l’Oman (1-1 il risultato finale). Da quel momento, però, l’Iran trova una sua quadratura ed ottiene cinque vittorie consecutive realizzando ben 17 goal; il percorso netto verrà interrotto dalla Cina capace di fermare la nazionale iraniana sullo zero a zero. I ragazzi di Queiroz, però, hanno una marcia in più rispetto alle avversarie e nelle successive cinque partite totalizzano 4 vittorie ed un pareggio (contro la Siria per 0-0). L’Iran, ormai qualificato per il Mondiale, conquista cinque punti nelle ultime tre partite. La Tim Mellì ha avuto il merito di essere stata la terza nazionale ad approdare in Russia (dopo i padroni di casa, qualificati di diritto, ed il Brasile); Azmoun e compagni, inoltre, hanno subito solamente 5 goal nelle 18 partite giocate. Un dato importante per una nazionale che, a partire dall’esordio con il Marocco, vorrà dimostrare di poter essere più di una semplice comparsa.

1) La Squadra

L’Iran si schiererà con un 4-3-3; in porta giocherà Beiranvand in grado, con i suoi rilanci, di far partire l’azione offensiva dei suoi. Davanti all’estremo difensore del Persepolis ci saranno, sulle fasce, Rezaeian e Mohammadi mentre al centro agiranno Pouraliganji e uno tra Hosseini e Cheshmi con il primo leggermente favorito per una maglia da titolare; un reparto difensivo molto solido visti i soli 5 goal incassati nelle 18 partite di qualificazione disputate. A centrocampo spazio a Hajsafi, giocatore dell’Olympiakos che in nazionale vanta più di 90 presenze; al suo fianco agiranno Amiri e Ezatolahi che avranno il compito di inserirsi nell’area di rigore avversaria per aiutare il reparto offensivo. Attacco che si baserà molto sulle reti di Azmoun, uomo chiave della nazionale iraniana con 22 goal in 28 presenze. La punta del Rubin Kazan sarà affiancata da Ansarifard, che con il suo fisico può essere un’arma importante per la Tim Mellì, e da Jahanbakhsh autore di 21 goal con l’Az Alkmaar. Da non sottovalutare l’apporto che, dalla panchina, possono dare Dejagah e Ghoochannejhad; il primo è un centrocampista di enorme qualità che però è reduce da vari problemi fisici mentre il secondo, attaccante, ha avuto l’onore di realizzare l’unico goal nel Mondiale del 2014.

1.1) L’allenatore: Carlos Queiroz

Queiroz inizia la carriera da allenatore sulla panchina della Nazionale portoghese Under-20 che porterà alla vittoria nel 1989 e nel 1991; visti i buoni risultati ottenuti viene nominato tecnico della nazionale maggiore con cui però fallì due importanti appuntamenti: la qualificazione agli Europei del 1992 e quella al successivo Mondiale del 1994. Tra le delusioni maggiori nella carriera dell’allenatore ci sono, senza dubbio, le esperienze con lo Sporting Lisbona ed il Real Madrid; nel primo caso, nonostante una squadra ricca di talento ed una società pronta a spendere, portò a casa soltanto una coppa nazionale ed una Supercoppa. Sulla panchina delle Merengues iniziò bene con la vittoria delle Supercoppa ma, a causa del quarto posto di fine anno, venne esonerato. Nell’estate del 2008 torna sulla panchina del Portogallo e, seppur a fatica, riesce a portare i lusitani al Mondiale Sudafricano dove però il cammino portoghese si ferma agli ottavi contro la Spagna. Queiroz verrà esonerato a seguito del solo punto conquistato, tra Cipro e Norvegia, nel cammino verso Euro2012. L’avventura sulla panchina dell’Iran inizia nel 2011 e porterà molte soddisfazioni (le due qualificazioni Mondiali e il quarto di finale nella Coppa d’Asia del 2015).

1.2) La stella: Sardar Azmoun

Le speranze dell’Iran di fare una bella figura in un girone, piuttosto complicato con Portogallo e Spagna, sono affidate a Sardar Azmoun conosciuto anche come il “Messi iraniano”. L’attaccante del Rubin Kazan, in nazionale, ha una media di quasi una rete a partita (22 goal in 28 presenze). Nonostante la giovane età, 23 anni, Azmoun si può già considerare un giocatore completo: forte fisicamente e dotato di una gran tecnica, il ragazzo ha tutto per diventare uno dei migliori nel suo ruolo. La speranza dei tifosi iraniani è che Azmoun, a partire dal 15 giugno (giorno dell’esordio con il Marocco), sia al massimo della forma per far fare all’Iran una discreta figura.

2) La storia

L’Iran gioca la sua prima partita ufficiale nel 1941, vincendo per uno a zero contro l’Afghanistan; tra il 1960 ed il 1970 si afferma come una delle nazionali più forti della Confederazione Asiatica del Calcio è questo grazie a tre successi consecutivi (1968, 1972 e 1976) in Coppa d’Asia. L’Iran, in Russia, prenderà parte al suo quinto Mondiale; i precedenti non sono positivi visto che la nazionale si è sempre fermata al primo turno.