Barone: “Cinque sostituzioni? No, non si cambiano le regole in corsa”

Barone: “Cinque sostituzioni? No, non si cambiano le regole in corsa”

“C’è chi dice no” ed in questo caso si tratta della Fiorentina, nello specifico a dirlo è Joe Barone, il direttore generale della Viola. No alle cinque sostituzioni, sì alla ripresa, questa è la linea coerente della Fiorentina che tiene da inizio marzo ormai, cioè da quando il calcio si è fermato per fronteggiare il coronavirus. Joe Barone è intervenuto ai microfoni di Radio Anch’io Sport dove ha chiarito il punto di vista suo e della Fiorentina riguardo la ripresa del calcio, la possibilità di aumentare le sostituzioni ed i contagiati della società Viola.

CINQUE SOSTITUZIONI: “Le cinque sostituzioni? Sono contrario a cambiare le regole in corsa. Già i giocatori in questo periodo sono sottoposti mentalmente a forte stress per tutte le voci che si rincorrono, la posizione della Fiorentina è che vogliamo mantenere le stesse regole di quando abbiamo iniziato il campionato”.

RIPRESA DEL CALCIO E TUTELARLO, O SARÀ DEFAULT: “Siamo per ricominciare ma in sicurezza, senza rovinare questa stagione e compromettere la prossima. Rimettere i conti a posto sarà difficile per tutti, il calcio è un’industria da tutelare e come tutte le industrie dovrà essere aiutata dal Governo. Speriamo di poter concludere questa annata e iniziare in modo regolare la prossima, i ragazzi non possono stare fermi per tanto tempo quindi bisogna ricominciare al più presto”.

RIBÉRY IN QUARANTENA ED I SEI NUOVI POSITIVI DELLA SCORSA SETTIMANA:I sei positivi di settimana scorsa? Stanno tutti bene e sono tutti asintomatici, contiamo di recuperare anche loro al più presto. Ribery in quarantena? Nonostante due tamponi risultati negativi in Germania e a Firenze siamo in attesa del protocollo. Intanto Franck è tornato carico e con un entusiasmo incredibile”.

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Pandev: “Termino la carriera a fine stagione, ma prima salvo il Genoa”

Pandev: “Termino la carriera a fine stagione, ma prima salvo il Genoa”

Silenzioso, serio, professionale e forte, tutto questo è stato ed è tuttora Goran Pandev, almeno fino a fine stagione, quando potrebbe effettivamente chiudere definitivamente la sua carriera. In una bella intervista rilasciata a Il Corriere dello Sport, Pandev ha parlato del suo probabile ritiro a fine stagione, della voglia di tornare in campo, del suo Genoa e del triplete con l’Inter. Andiamo a vedere uno stralcio dell’intervista:

RITORNO IN CAMPO E SALVEZZA:Mi manca allenarmi con i mie compagni. Il calcio è la nostra vita. Ricominciare il campionato? Lo spero, ma la decisione spetta alle autorità competenti che sono sicuro faranno la scelta migliore. Riprendere sarebbe comunque un segnale importante per tutta l’Italia la gente guarderebbe quello e non solo le news sul virus. Anche se giocare senza pubblico non sarà il massimo… Se il campionato dovesse chiudersi qui mi dispiacerebbe per il mio Genoa. Nell’ultimo periodo abbiamo fatto vedere grandi cose e dimostrato che possiamo salvarci tranquillamente. Nicola ha portato entusiasmo e fiducia nel gruppo”.

LO STORICO TRIPLETE CON L’INTER: “Il Triplete? Nonostante siano passati dieci anni quei ricordi mi ritornano spesso in mente. Abbiamo fatto qualcosa di straordinario e non so se qualche altra formazione potrà fare lo stesso. Eravamo un gruppo fortissimo e unito. Anche Dio ci ha aiutato e così abbiamo vinto tutto. Mourinho? Persona splendida, ci ha dato tanto. Il mio gol più bello in quell’annata? Il gol nel derby vinto in inferiorità numerica. E la rete, nella stagione successiva, contro il Bayern Monaco”.

TORNARE ALL’INTER O RIMANERE AL GENOA: “Inter? A gennaio potevo tornare a Milano, c’è stato qualcosa. L’Inter mi ha portato in Italia e mi ha cambiato la vita. ma sentivo che dovevo restare qui a Genoa. Qui a Genoa la gente mi vuole davvero bene ed è giusto che finisca la carriera nel club più antico d’Italia. Volevamo e vogliamo salvarci. Smettere dopo questa stagione? Prima della pandemia avevo detto che avrei salvato il Genoa e poi mi sarei ritirato, ora spero termini presto questa situazione e poi vedremo cosa succederà”.

ADDIO AL GENOA E RITIRO: “Al momento penso ancora di terminare dopo questa stagione la mia carriera. Mi immagino la mia gara d’addio al calcio con tanta gente allo stadio, voglio salutare il popolo rossoblù perché qui ho passato 5 anni bellissimi e devo solo ringraziarli. Ho dato tutto per questa maglia, vorrei poter dire addio al calcio in un Ferraris gremito”.

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Ag. Gerson: “Grazie a Dio siamo riusciti a lasciare la Roma”

Ag. Gerson: “Grazie a Dio siamo riusciti a lasciare la Roma”

L’agente Marcao, padre e procuratore di Gerson, ha parlato ai microfoni di Yahoo Esportes del passato, presente e futuro del suo figlio ed assistito. Durante l’intervista Marcao ha criticato fortemente la Roma, rea dal suo punto di vista di aver creduto poco in Gerson ed avergli fatto così perdere tempo e anni di carriera. Andiamo a vedere uno stralcio della intervista:

Sulla trattativa che vide la Roma, nell’estate 2013, spuntarla sul Barcellona per accaparrarsi Gerson: “Avevamo già fatto tutto con il Barcellona, ma il club voleva pagare il cartellino solo 8 milioni di euro e, visto che il Fluminense aveva davvero bisogno di denaro, abbiamo deciso di chiudere con la Roma, visto che di milioni ne offriva 16”.

Sull’esperienza fallimentare di Gerson alla Roma“Volevano che firmassi con un procuratore. Non abbiamo nemmeno potuto trovare una casa, siamo rimasti in hotel per tre mesi. Ogni volta che provavamo ad affittare una casa dovevamo parlare con un uomo d’affari del quale non voglio nemmeno dire il nome. Siamo riusciti a risolvere solo quando abbiamo parlato con Totti e abbiamo preso uno dei suoi appartamenti. Ricordo che Gerson segnò due goal contro la Fiorentina, ma poi non giocò più di nuovo. Una volta l’hanno fatto giocare da ala, senza nessun tipo di allenamento, per marcare Higuain. Grazie a Dio siamo riusciti a lasciare la Roma”.

Sul futuro del suo figlio ed assistito dopo le ottime prestazioni col Flamengo“Nessuno sapeva dell’Arsenal, ma ora che lo sto dicendo lo sapranno tutti. Anche Borussia Dortmund e Tottenham lo stanno seguendo, ma per ora si parla solo di sondaggi”.


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Capello su Chiellini: “Il calcio si gioca, non si racconta”

Capello su Chiellini: “Il calcio si gioca, non si racconta”

Fabio Capello, in una lunga intervista rilasciata al Corriere dello Sport, ha espresso  il suo parere sulle parole di Giorgio Chiellini nei confronti di Mario Balotelli e Felipe Melo: “A me hanno chiesto tante volte di scrivere un libro, quando ero in Inghilterra. Mi hanno anche offerto cifre notevoli, ma ho sempre detto di no. Non mi piace leggere certe cose. Per me il calcio si gioca, non si racconta”.

Al giorno d’oggi non è più una novità che i giocatori utilizzino i libri per levarsi qualche sassolino dalla scarpa, basti pensare a quando pochi anni fa Mauro Icardi lanciò una “minaccia” ai suoi stessi tifosi, dicendo in poche parole che non avrebbero retto il confronto con la gente del suo barrio di Buenos Aires. Tuttavia da Giorgio Chiellini certe frasi non ce le saremmo aspettate. Lo si può amare o odiare, ma la sua leadership negli spogliatoi bianconero e azzurro è indiscussa e da un leader ci si aspetta che le cose vengano dette in faccia. Va detto che Balotelli e Felipe Melo, oltre ad essere (in particolar modo il primo) due teste calde  sono figure facenti parte di due periodi non proprio felici rispettivamente della Nazionale e della Juventus, nei quali probabilmente l’affiatamento dello spogliatoio era basso e con esso la propensione al confronto. Chiellini non aveva ancora l’età e l’esperienza di adesso e verosimilmente altri leader del gruppo non saranno stati d’aiuto nel gestire certe situazioni per il motivo detto in precedenza. Tutttavia per un calciatore della sua caratura queste dichiarazioni tra le pagine di un libro appaiono ragionevomente come una caduta di stile.

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Ciccio Graziani e Bruno Giordano dicono la loro sul futuro di Immobile

Ciccio Graziani e Bruno Giordano dicono la loro sul futuro di Immobile

Immobile-Napoli, un matrimonio possibile fino a qualche stagione fa che ad oggi risulta quasi impossibile. Ciro in queste quattro stagioni alla Lazio si è rilanciato segnando senza sosta e polverizzando record su record con la maglia biancoceleste; eppure casa è sempre casa, ed il richiamo può delle volte essere incontrollabile. Non sembrerebbe però questo il caso, considerando che l’attaccante di Torre Annunziata è totalmente in simbiosi con l’ambiente Lazio e sopratutto con il mister Simone Inzaghi. Proprio su questo tema sono stati interrogati quest’oggi da Tuttomercatowebradio Ciccio Graziani e Bruno Giordano. Ecco le loro dichiarazioni:

Graziani:
“Tutto è possibile, certo è che il Napoli che va su Immobile andrebbe su un grande calciatore che in Italia sta facendo tanto bene. C’è un punto interrogativo: come mai non si sia imposto anche in campo internazionale. Sarebbe comunque un impegno economico non indifferente. Il presidente è contrario a giocatori napoletani? Vorrei sentirlo dal presidente stesso”.

Giordano:

“Assolutamente no. Due anni fa ci fu qualcosa, ma ormai si stanno invertendo anche le dinamiche. Il Napoli andava spesso in Champions e la Lazio no, quest’anno invece sta avvenendo il contrario. Perché dovrebbe farlo? A meno che De Laurentiis non raddoppi l’ingaggio”.

Graziani non si sbilancia nel giudizio, facendo però notare che sarebbe un investimento importante, mentre Bruno Giordano risponde con un “No” categorico.

 


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Tommasi: “Ok allungare le stagioni, ma è complicato rivedere i contratti”

Tommasi: “Ok allungare le stagioni, ma è complicato rivedere i contratti”

Damiano Tommasi, presidente dell’AIC (Associazione Italiana Calciatori), ha parlato ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli della situazione delicata in cui versa il calcio italiano. Durante l’intervista Tommasi ha toccato numerosi argomenti: il futuro del calcio giocato italiano, i contratti dei calciatori, il punto di vista della FIFA e le difficoltà che ci saranno nelle serie minori.

Con l’inizio della Fase 2 si prova a vedere un po’ di luce. I nostri comportamenti avranno conseguenze tra 15 giorni, per cui attenendoci alle indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico la speranza è che la luce sia ancora più chiara in futuro. La soluzione ora non c’è. La nostra attenzione è rivolta alle fasce di reddito più basse e alla salute degli atleti. Al di là dell’aspetto della sostenibilità e tutti i conti che si stanno facendo, sicuramente ci sono da tener presente le categoria non professioniste che hanno atleti che però svolgono come professione il calcio. Siamo in contatto con gli altri sindacati europei e di tutto il mondo per la salute, uno dei temi che più ci sta a cuore. La FIFA ha sciolto i dubbi. Se le Federazioni allungano la stagione i calciatori potranno andare anche oltre la scadenza dei contratti. Ma da un punto di vista contrattuale, è complicato intervenire. E’ uno dei temi che non è stato ancora ben chiarito. Ci sono anche calciatori di Serie B e Lega Pro che hanno contratti in scadenza, per cui è bene che venga data una soluzione uguale per tutti, senza disparità di trattamento. La FIFA ha dato quest’apertura per allungare le stagioni, quindi dal punto di vista sportivo questo tema è superato. Ma c’è da capire dal punto di vista contrattuale“.

 

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Dossena: “Hanno sottovalutato Ferrero, Sampdoria tranquilla con Ranieri”

Dossena: “Hanno sottovalutato Ferrero, Sampdoria tranquilla con Ranieri”

L’ex centrocampista doriano Beppe Dossena, vincitore con la maglia blucerchiata di una Serie A, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana ed una Coppa delle Coppe, ha parlato ai microfoni di Sampnews24 del passato, del presente e del futuro del club. Tanti gli argomenti toccati da Dossena durante l’intervista: la mancata cessione del club, la cordata di Vialli, la sua avventura in maglia blucerchiata, la scelta di mettere Ranieri sulla panchina della Sampdoria e l’operato di Ferrero a capo del club. Andiamo a vedere cos’ha detto:

Non possiamo non iniziare da quell’Inter-Sampdoria. Cosa ricorda di quella partita?

«Ricordo tutto. La preparazione, la settimana prima, l’intensità degli allenamenti. Giocammo con buon equilibrio, non andammo mai oltre il lecito di quello che si doveva fare. Avevamo la maturità necessaria per affrontare quella partita, ne venivamo da diverse finali, vinte o perse non importa. Poi chiaramente ricordo l’emozione, i cori, ma anche il post-partita, che vivemmo in maniera equilibrata».

Secondo lei una Sampdoria del genere si rivedrà mai nella storia?

«Mai dire mai nella vita, ma deve veramente calare dal cielo un alieno e mettersi ad investire quello che c’è da investire nel calcio di oggi per raggiungere gli stessi risultati che raggiungemmo noi».

Qual è la persona a cui ha voluto più bene alla Sampdoria?

«Paolo Mantovani. Come ho sempre detto, lui è stato l’artefice di quei bellissimi anni. Senza di lui, non ci sarebbe stato niente: certo, gli allenatori e i giocatori erano protagonisti perché scendevano in campo, ma li aveva scelti lui uno per uno. Sono frutto della sua mente e della sua lungimiranza».

Cosa pensa di Ferrero? Il rapporto con i tifosi è ormai ai ferri corti.

«Direi che il rapporto ormai è bruciato completamente. A me personalmente non ha dato fastidio quando ha detto che la Sampdoria prima di lui era conosciuta da Recco a Chiavari. L’ho presa come una battuta, ma poi basta ricordarsi un po’ di storia della Samp per provare che non è così. Qualche volta, o forse un po’ troppo spesso, le esternazioni sopra le righe ci sono state. Ha portato la squadra a un buon livello sul piano dei risultati sportivi ed economici, bisogna valutarlo per quello che è stata la sua attività sul campo. Da fuori capisco e mi rendo conto che con i tifosi non c’è speranza di recuperare il rapporto. Tuttavia, non mi sembra che lui ne faccia un dramma o lo turbi più di tanto, anche se immagino non gli faccia piacere sentirsi chiamato in causa dagli spalti del “Ferraris” ogni domenica».

Ha più sentito Vialli? Lo avrebbe visto bene come presidente della Samp?

«Certo, avrebbe avuto il profilo adatto per ricoprire una carica del genere».

Pensa che un giorno si possa riaprire la trattativa?

«Penso di no, c’è stata una forzatura. Ritengo che chi stava per comprare abbia sottovalutato Ferrero e forse lo ha messo troppo presto al muro, ma sono mie sensazioni. Sul piano della gestione della comunicazione qualcosa è stato sbagliato. Gli americani hanno tenuto poco conto dell’interlocutore, che qualche volta dev’essere coccolato e rassicurato per ottenere ciò che si vuole. La loro fretta di chiudere, forse perché interessati relativamente, ha fatto perdere di vista l’obiettivo». 

Ranieri sembra avere il posto assicurato alla Samp anche per la prossima stagione.

«È stata certamente la persona che ha tranquillizzato l’ambiente, la Sampdoria avrebbe potuto andare davvero molto vicino al baratro senza di lui. Per esperienza e capacità è l’uomo ideale, altre valutazioni bisogna farle da vicino, vedendolo allenare tutti i giorni e rapportarsi coi giocatori. La sua storia, però, parla da sé. Di Francesco è stato forse troppo integralista fino alla fine, ha avuto delle promesse non mantenute ma lui non si è sentito di cambiare il suo modo di interpretare il calcio».

Che opinione si è fatto sul caos relativo al taglio stipendi?

«Questo è veramente un tema scottante. L’AIC, al posto di prendere decisioni, delega i calciatori e li lascia in situazioni imbarazzanti. Così ci sono calciatori in scadenza che vorrebbero tutto, ci sono altri a cui la società ha promesso qualcosa. L’Assocalciatori doveva porsi come interlocutore unico e rappresentare i calciatori, allora forse si sarebbe cominciato a mettere in piedi un calcio veramente diverso. In questo modo, invece, l’AIC è stata delegittimata. Anzi, si è delegittimata lei stessa, quando invece avrebbe potuto uscirne rafforzata».

Sarà ancora la Juventus a vincere secondo lei, se la Serie A riprendesse?

«Penso di sì, anche se la Lazio era tanto vicina a poterlo fare. Quello che succederà dopo la ripresa è veramente un’incognita. È l’unica squadra che ha tenuto tutti i giocatori a Roma, questo è da sottolineare».

Ha mai più chiarito con Mancini? Come reagì la Samp al presunto episodio di tradimento?

«Io con Roberto ci parlo, lo vedo e nessuno deve spiegare niente a nessuno. Ciò che è uscito è un’invenzione bella e buona, punto. Ma se alla gente piace credere a queste cose che continuino pure a farlo. Nonostante tutto, quello che è uscito non ha incrinato nulla del nostro rapporto».

 

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Diritti TV, gigante internazionale pronto a investire in Serie A

Calcio italiano nel radar dei private equity. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, un gigante internazionale degli investimenti che sta discutendo con la Lega Serie A per il lancio di una iniziativa nel settore dei diritti TV, in grado di fornire per i prossimi dieci anni un flusso di liquidità alle società di calcio. Si tratta del gruppo Cvc, già noto per gli investimenti nella Formula 1 e nel Sei Nazioni di rugby, che avrebbe avviato discussioni preliminari per presentare una proposta, al momento ancora in fase iniziale. L’obiettivo sarebbe costituire una newco dove confluirebbero i diritti tv a partire dal 2021, quando scadrà il contratto con Sky e Dazn. L’accordo potrebbe valere dieci anni e resta da capire quanto potrebbe essere valutata la newco e quali saranno le regole di governance. La Lega calcio (e quindi le società) avrebbero comunque subito un importante incasso cash. Poi la newco andrebbe a trattare con i broadcaster per la rivendita dei diritti. No comment da Cvc.

Quella del fondo internazionale sarebbe un’iniziativa di lungo termine e differente rispetto ad altre operazioni allo studio da parte dei private equity in queste settimane: tra le operazioni presentate c’è anche quella del fondo americano Blackstone, anticipata sabato scorso dal Sole 24 Ore, che prevede un finanziamento di circa 100 milioni per sopperire alle esigenze finanziarie di breve termine della Serie A in seguito alla pandemia. Cvc gestisce asset per 80,5 miliardi di dollari. La società vanta più di 300 investitori provenienti da tutto il mondo: è la decima società al mondo per investimenti in questo campo. Cvc ha una forte esperienza nel settore della gestione degli avvenimenti sportivi: CVC Partners ha detenuto circa il 70% di Formula One Group. Tra i suoi investimenti italiani più recenti c’è invece il gruppo farmaceutico Recordati. La proposta di Cvc andrà comunque misurata con i dettami della Legge Melandri che obbliga al bando per i diritti per il prossimo triennio il cui timing risulta ritardato rispetto alle intenzioni iniziali dei vertici della Lega. Del resto con lo scoppio dell’emergenza coronavirus il principale nodo da sciogliere è diventato quello della ripresa o meno del campionato. Al momento fra Lega Serie A e broadcaster resta l’interlocuzione sul tema dei diritti TV. L’Assemblea del club ha ribadito l’1 maggio, nel corso della sua ultima riunione, di non voler concedere sconti ai titolario dei diritti TV. A ballare, al momento, è l’ultima rata da 233 milioni di euro e dal canto loro sia Sky, sia Dazn, sia Img – i detentori dei diritti per l’Italia (i primi due) e per l’estero (Img) – si erano espressi per chiedere uno sconto o una dilazione per il prossimo campionato.

È chiaro che una variabile importantissima, cui stanno guardando sia i club sia i detentori dei diritti, sta nella ripresa del campionato. Si guarda alla Germania dove la cancelliera Angela Merkel dovrebbe decidere oggi sulla ripresa o meno del campionato. Sarà sicuramente un precedente importante anche se non anticipato al momento da buoni presupposti: DFL, la Lega calcio tedesca, ha rivelato che 10 calciatori sono stati trovati positivi al coronavirus.

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Conte: “Presto un vertice per il calcio”. Ma il problema è sempre lo stesso

In un’intervista al Fatto Quotidiano, il premier Giuseppe Conte ha parlato anche della possibile ripresa dello sport italiano e del campionato di calcio: “Convocheremo anche il mondo dello sport e del calcio, insieme al ministro Spadafora, per fare il punto: raccoglieremo le istanze della Federcalcio e delle altre federazioni per avere un quadro condiviso della ripresa delle attività sportive”.

Così invece sulla possibilità di concludere il campionato: “Non ho ancora messo mano al dossier calcio, ma sentiremo e concorderemo. C’è il ministro, che ha fatto un ottimo lavoro, ma è giusto che tutti gli stakeholders del calcio e dello sport abbiano un confronto col governo ai massimi livelli. Ovviamente tenendo presenti le raccomandazioni del Comitato tecnico scientifico“. Domani è in programma l’incontro tra il Cts e la Federcalcio sul tema protocollo sicurezza.

Resta infatti da dirimere la questione principale: posto che ormai la totalità (o quasi) delle squadre è favorevole alla ripartenza, chi si assumerà la responsabilità qualora un tesserato dovesse risultare contagiato nel periodo compreso tra la ripresa degli allenamenti e quella del campionato (o, ancora peggio, dopo l’inizio del campionato stesso)? Un problema che si trascina da tempo e non menzionato dal premier Conte, ma di fondamentale importanza in quanto costituisce la trave sulla quale si poggia l’eventuale ripresa del calcio italiano.

 

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Tommasi: “Chi si prende le responsabilità della ripartenza? Serve sicurezza”

Tommasi: “I calciatori non hanno riposato. Sì a responsabilità e sicurezza”

Chi si prende il rischio di far ripartire il calcio se il rischio non è zero? L’atleta? Il club? Il governo? Bisogna partire al momento giusto e con il protocollo ideale”: così Damiano Tommasi, presidente Aic, è intervenuto durante una diretta Instagram con Pierluigi Pardo dedicata alla Fase 2 anche nel calcio. Secondo Tommasi “essere favorevoli o contrari alla ripresa è una discussione che lascia il tempo che trova: oggi ci mancano alcuni elementi. Non abbiamo alcune risposte e questo genera incertezza, mancano le date”.

Per un calciatore non sono stati mesi di riposo ma di lavoro casalingo, i muscoli si sono comunque rafforzati ma poi bisognerà vedere come risponderanno sul campo. Bisogna tornare in campo in condizioni perfette. Devono essere tutti in sicurezza, non solo i calciatori ma ogni addetto vicino alle squadre. Il protocollo è pensato per la ripresa degli allenamenti ma non quella delle partite ufficiali, non per i viaggi, gli spostamenti, le trasferte e l’incrocio di due squadre. Si sta lavorando -ha spiegato l’ex calciatore- per un protocollo che regolarizzi gli allenamenti di squadra dal 18/19 maggio, nel nome della salute degli interessati” (ANSA).

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