Sassuolo, Locatelli è richiestissimo!

Sassuolo, Locatelli è richiestissimo!

Manuel Locatelli, classe 98, esordisce in Serie A con la maglia del Milan, per lui una seconda pelle, nel 2016 appena raggiunta la maggiore età. Nella stagione successiva si mette in mostra, giocando 25 partite sotto la guida tecnica di Vincenzo Montella, segna due reti in campionato, una delle due nel grande classico contro la Juventus a San Siro; le buone prestazioni e la giovane età gli valgono ben presto l’etichetta di predestinato in un ambiente sempre meno abituato a vincere e disperatamente bisognoso di punti di riferimento. Locatelli è evidentemente troppo giovane per rispondere a questo tipo di pressione e nell’annata successiva ne paga il prezzo: con Gattuso trova poco spazio e spesso riceve dei fischi ingenerosi da una tifoseria sempre più ferita dalla schizofrenia societaria. Manuel capisce che è arrivata l’ora di cambiare aria e si accasa così al Sassuolo nell’estate 2018 con la formula del prestito con obbligo di riscatto,  fissato a 12 milioni. Nello scacchiere di De Zerbi Locatelli ci mette un pochino ad inserirsi, ma da un anno e mezzo a questa parte ne è diventato un perno a tutti gli effetti ed a suon di ottime prestazioni ha attirato su di sé l’interesse di grandi società, che notano la maturazione di un ragazzo equilibrato sia in campo che fuori. Locatelli segna poco anche con la maglia neroverde, ma è sempre più bravo a dare i tempi di gioco e ad aprire spazi per i compagni quando si muove senza palla, è ancora grezzo per certi punti di vista, ma la mano di grandi tecnici e la possibilità di allenarsi con dei campionissimi potrebbe far definitivamente esplodere l’ex centrocampista del Milan. Intanto il Sassuolo gongola, sapendo di poter guadagnare dall’investimento di due stagioni fa con la speranza che si scateni una vera e propria asta, cosa che, secondo la redazione di Tuttomercatoweb, è sempre più probabile. Sul ragazzo ci sono simultaneamente Juventus, Inter, Roma e Napoli, più qualche squadra della Premier League rimasta per il momento segreta.

 

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




Mihajlovic, in arrivo il risarcimento dallo Sporting Lisbona

Mihajlovic, in arrivo il risarcimento dallo Sporting Lisbona.

Lo Sporting Lisbona potrebbe dover risarcire il tecnico serbo di ben 3 Milioni di Euro. Questa la notizia battuta dal giornale portoghese A Bola, che riporta come la questione tra il club e l’attuale tecnico del Bologna potrebbe finire in tribunale, con una richiesta di risarcimento da parte dell’entourage di Sinisa.

La questione nasce nel 2018, quando il club biancoverde scelse Mihajlovic per la propria panchina, ma dopo appena una settimana arrivò  la scelta shock di licenziare il tecnico serbo, a causa del cambiamento di proprietà, con il licenziamento del presidente Bruno de Carvalho. Miha aveva firmato un triennale da 2 milioni a stagione, e già all’epoca chiese una buona uscita che non arrivò.

Il caso è rimasto aperto in questi due anni ed ora sarà il tribunale a decidere sul da farsi, con il club portoghese che probabilmente sarà costretto a risarcire per danni l’allenatore del Bologna, per una cifra di circa 3 Milioni, valutata dall’entourage di Sinisa.

Una battaglia da vincere per Mihajlovic, anche se sicuramente non la più importante del suo anno delicato.

 

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Cagliari: Giulini tra taglio stipendi, danni economici e ripresa della Serie A

Il presidente del Cagliari Tommaso Giulini ha parlato all’emittente tv locale Videolina riguardo il taglio degli stipendi interno alla società, i danni economici causati dall’emergenza  Coronavirus e l’eventuale ripresa del campionato.

Sul taglio degli stipendi:”Sono stati alcuni tesserati  a cercarmi per chiedere in che modo poter dare una mano e tutti hanno mostrato un grande senso di responsabilità e appartenenza rinunciando a una mensilità. Questo ci aiuta”.

Sulle perdite economiche: “La stima dei quattro milioni di danni per la società si avvicina alla realtà. Questa stima non include i diritti televisivi. Se si dovesse perdere anche quelli sarebbe una catastrofe, non basterebbe certo quella mensilità. Vedremo in quel caso cosa fare per aprile e maggio, con molta serenità”.

Sull’eventuale ripresa della Serie A:””Non so se e quando saremo in grado di ripartire o meno, certamente ci sarebbero dei vantaggi, per esempio quello di richiamare tutti i lavoratori che sono a casa. Al contrario ci sarebbero anche degli svantaggi: se si dovesse ripartire lo si farà a porte chiuse e ci sarebbero dei rischi, anche se ci saranno dei protocolli rigorosi per evitare contagi. Non so come si comporterà la Sardegna per la stagione turistica, ma mi dispiacerebbe se fosse proprio il Cagliari a riportare il virus qua: ora non so dire cosa sia meglio, ma molti stanno parlando solo per i propri interessi. Vorrei capire cosa pensano i tifosi, che sono l’anima del calcio, magari con un sondaggio sul giornale. Da una parte vorrei tornare a giocare domani, ma dall’altra vedo tanto dolore e sofferenza negli ospedali: quindi lasciamo che siano anche i tifosi a decidere, se concludere la stagione o pensare già alla prossima”.

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?




Milan, addio Ibra, a fine stagione lascerà i rossoneri

L’addio di Ibra ora sembra cosa fatta. La nuova avventura dello svedese con il club rossonero sembra essere già arrivata al capolinea.

Come riporta la Gazzetta dello Sport, nell’edizione odierna, Ibrahimovic non rinnoverà il contratto con la società rossonera, scelta dovuta dal cambio societario che non è piaciuto all’attaccante svedese. In primis per la decisione di mandare via Boban, colui che lo aveva convinto a tornare a casa, vero punto di aggancio di Zlatan con la società. Ora con Gazidis non è sbocciato l’amore e soprattutto non ci sono stati contatti tra il nuovo patron ed il fuoriclasse svedese, che difficilmente accetterà un trattamento superficiale, visto che Boban aveva l’idea di costruire il nuovo Milan intorno a lui.

Ora la scelta più importante, continuare altrove, nonostante l’età, o dire addio al calcio, un passaggio sempre complicato, soprattutto per chi si sente ancora in forma, e chi più di Zlatan si sente di poter superare ogni limite?

 

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




Quando potremmo riparlare di Grande Milan?

Quando potremmo riparlare di Grande Milan?

Quando potremmo riparlare di Grande Milan? La risposta è ovviamente sempre, ci sarà sempre un grande Milan quantomeno da ricordare, da ammirare e da porre come esempio, un esempio che definire scomodo è poco. In pochi sono riusciti ad onorare quel lustro, non eguagliandoli in grandezza ma riuscendo comunque a portare a casa trofei. La storia rossonera è ricca di squadre gloriose e vincenti, ma una sola è il Grande Milan, quell’armata guidata prima da Sacchi e poi da Capello con la difesa più forte della storia del calcio, un centrocampo arcigno e ricco di qualità ed il talento di Van Basten in attacco. Negli anni avvenire i rossoneri affrontano una breve transizione, impreziosita dallo scudetto del 1999, sotto la guida tecnica di Zaccheroni; in questi anni vengono poste le basi per un altro Milan fortissimo, forse quello che più si è avvicinato ai fasti della squadra formidabile degli anni 90′, inserendo in rosa un giovanissimo Ševčenko. La svolta arriva nell’estate 2001, quando Carlo Ancelotti lascia la panchina della Juventus e viene ingaggiato da Galliani, Carletto era stato grande protagonista da giocatore dei successi rossoneri con Sacchi e Capello e adesso è pronto per aiutare  in altre vesti. La sua esperienza da allenatore del Milan dura 8 anni, pieni di emozioni e successi, e crea un altro blocco di giocatori fedelissimi alla causa rossonera: Nesta, Pirlo, Inzaghi, Seedorf, Cafù e Gattuso, si aggiungono a Maldini, Costacurta e Ševčenko. Il Milan di Ancelotti è l’unico che è riuscito ad onorare la definizione di “Grande Milan”, nonostante gli alti e bassi che condizionarono alcune stagioni, specialmente in campionato, ma Carletto era uomo di Coppa. In Champions i rossoneri si esprimono al meglio, in 8 stagioni raggiungono ben 3 finali, due vinte ed una persa, poi conquistano lo scudetto nel 2004. Ad impreziosire la sua esperienza vi è anche la presenza di due vincitori del pallone d’oro: Ševčenko nell’anno dello scudetto, 2004, e Kakà nel 2007, anno della seconda vittoria in Champions League. Nell’estate 2009 arriva un’altra rivoluzione, dopo 8 anni Ancelotti lascia e si accasa al Chelsea, Kakà viene ceduto al Real, la guida tecnica del Milan è affidata ad un altro ex, Leonardo, che si affida a Ronaldinho, appena arrivato dal Barcellona, ed ai giovani Thiago Silva e  Pato. Nel 2009-2010 i rossoneri si piazzano terzi in Serie A ed escono al primo turno in Champions, qualcosa sembra cambiato. Nell’estate successiva viene ingaggiato Massimiliano Allegri e vine comprato dal Barcellona Zlatan Ibrahimović, nel 2011 i rossoneri si aggiudicano lo scudetto, e nei due anni successivi sotto la guida tecnica di Allegri arrivano secondi e terzi in campionato, ma la discesa è già partita. La Serie A non è più quella di una volta, Berlusconi e molti altri presidenti non riescono più a sostenere i costi faraonici del calcio europeo, arricchitosi con l’arrivo degli investitori arabi. Il Milan in europa fatica, come del resto tutte le squadre Italiane, Berlusconi decide così di  vendere la società a  Li Yonghong, la vendita va in porto dopo un calvario che lascia dei dubbi sull’affidabilità del compratore cinese, che nel 2018, a fronte di inadempimento economico lascia al fondo Elliot. Negli anni delle nuove proprietà il Milan non arriva mai sopra il quinto posto, collezionando una sfilza di stagioni deludenti anche dopo alcune sessioni di calciomercato caratterizzate da spese ingenti. Si sono inoltre susseguiti numerosi allenatori ed in pochi hanno convinto. L’ultimo ribaltone societario è di qualche settimana fa con Boban che lascia  il suo ruolo dirigenziale dopo i numerosi scontri con il direttore generale ed amministratore delegato Gazidis, mentre appare ancora incerto il futuro di Maldini e Pioli, che probabilmente sarà chiarito alla fine di questa crisi sanitaria. Ci siamo soffermati poco sugli ultimi anni del Milan, poiché li conosciamo tutti ed è abbastanza evidente di quanto siano lontani anni luce dall’idea di “Grande Milan”; questa sarebbe la settima stagione consecutiva che i rossoneri non rientrano nelle prime quattro del nostro campionato, inizia ad esserci una generazione di tifosi  che di Milan conosce solo questo, una squadra da metà classifica e niente più. Come uscirne? E’ una domanda difficilissima e certo noi non siamo i più adatti a rispondere, dato che ci limitiamo a scrivere di calcio, ma un’idea proviamo ad offrirvela a fronte delle tante stagioni seguite: ci vuole stabilità, ogni tanto si sbaglia e si prendono i fischi, ma a costo di sottoscrivere meno abbonamenti bisogna credere nel proprio progetto. Nel Milan degli ultimi anni si aspetta un salvatore e tutti i protagonisti si provano ad elevare a questa posizione, “il salvatore del Milan”, ed ad ogni ribaltone societario si susseguono puntualmente campagne acquisti folli che poche volte hanno dato i loro frutti (esempi: Bonucci, Higuain, Piatek). Ci vuole calma, per creare il concetto di “Grande Milan” ci sono voluti vent’anni di Berlusconi, non tutti sulla cresta dell’onda, ci sono state rivoluzioni, momenti di transizione e delusioni, tutti utili a ripartire per aggiornare la bacheca dei trofei. Ad ogni anno di transizione ne seguivano cinque, sei di successi. Ricreare il Milan di Sacchi è impossibile, ma lavorare per ambire a quel modello è possibile, bisogna mettere in conto che rinunciare ad un acquisto roboante potrebbe causare la perdita di qualche abbonamento, ma non minerebbe la stabilità dei piani.

 

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I 5 migliori Parma degli ultimi vent’anni

I 5 migliori Parma degli ultimi vent’anni

In quel di Parma si sono scritte sicuramente numerosissime pagine di grande calcio. Tra il ‘90 e il ‘00 soprattutto il Parma ha vissuto annate magiche condite da moltissimi trofei nazionali ed internazionali, noi abbiamo scelto di presentare invece le cinque migliori annate dell’ultimo ventennio (dal 1999-00 al 2019-20)!

1999-2000

Il Parma del 1999-2000 fu reduce dalla pazzesca annata precedente in cui vinse Coppa Italia e Coppa UEFA, classificandosi quarta in campionato sotto la guida di Malesani. Sicuramente la Champions League e la Coppa UEFA nel 99-00 non furono granché soddisfacenti, ma i gialloblù centrarono comunque il quinto posto in campionato (quarti a pari merito con l’Inter ma sconfitti allo spareggio) e vinsero la Supercoppa Italiana per 2-1 contro il Milan a San Siro. Quel Parma in estate salutò big come Chiesa, Veron, Sensini e Fiore, che furono Sostituiti dai giovani Di Vaio, Ortega e Paolo Cannavaro tutti e tre provenienti dalla Serie B, oltre che dai colpi Ousmane Dabo e Marcio Amoroso. Fu particolarmente azzeccata l’intuizione di prendere Marco Di Vaio dalla Serie B, visto che il ragazzo allora ventiduenne segnò 56 gol in 3 stagioni. Dabo e Ortega non ebbero certo lo stesso impatto di Di Vaio.

2000-2001

I gialloblù del presidente Tanzi continuarono a rivoluzionare la rosa anche nell’estate del 2000: furono ceduti per cifre importanti Hernan Crespo (alla Lazio per 57 milioni), Mario Stanic (al Chelsea per 8,5 milioni) e Dino Baggio (anch’esso alla Lazio per 7,5 milioni). In entrata quell’anno il Parma ricevette Conceição, Almeyda e Sensini (di ritorno dopo una sola stagione alla Lazio) nell’ambito dell’affare Crespo, in più arrivarono Lamouchi e Micoud dalla Ligue 1, M’Boma dalla Serie B, un giovanissimo Amauri dal Bellinzona, Serena in prestito dall’Inter e l’attaccante Milosevic dal Saragozza per ben 25 milioni di euro. Conceição, Almeyda e Micoud ebbero un ottimo impatto disputando una grande stagione, mentre Milosevic fu un flop da soli 8 gol in stagione. La stagione si concluse con un quarto posto in campionato che valse il ritorno del Parma in Champions League, mentre una sconfitta col PSV fermò i ducali agli ottavi in Coppa UEFA e la Fiorentina gli soffiò la Coppa Italia in finale nel doppio confronto. Quella stagione vide l’esonero del tecnico Malesani, l’addio per eccessivo stress dopo poche settimane da parte di Arrigo Sacchi e la chiamata di Ulivieri che sistemò le cose.

2002-2003

Dopo una difficile stagione 2001-2002 terminata al decimo posto, che però portò in bacheca una Coppa Italia, il Parma nell’estate del 2002 decise di ripartire in panchina con Cesare Prandelli. Nonostante i sanguinosi addii sul mercato di giocatori come Micoud, Cannavaro, Sensini, Laursen, Almeyda e Di Vaio, il Parma riuscì ad azzeccare le mosse in entrata acquistando alcuni calciatori che si rivelarono veri e propri crack: fu molto buono il rendimento dei nuovi Diana, Barone ed Emanuele Filippini, ma il vero upgrade si ebbe con Daniele Bonera, Mark Bresciano, Adrian Mutu, Alberto Gilardino e l’Imperatore Adriano (quest’ultimo in prestito dall’Inter). Prandelli riportò la squadra in quinta posizione ma perse di misura la Supercoppa Italiana contro la Juventus per 2-1, in Europa invece si fermò due volte al secondo turno (sia in Champions che in UEFA). Adriano e Mutu formarono una coppia inarrestabile, si classificarono entrambi terzi nella classifica marcatori segando 16 gol ciascuno.

2013-2014

Dopo diverse stagioni difficili, complice la discesa in Serie B della stagione 2007-08, con Donadoni alla guida i gialloblù tornarono ad assaporare posizioni d’alta classifica. La stagione 2013-2014 vide il Parma posizionarsi sesto e centrare il ritorno in Europa League (ex Coppa UEFA) che però saltò perché il Parma venne escluso dalle coppe europee a causa del mancato ottenimento della licenza UEFA, gli subentrò il Torino. Il Parma del 2013-2014 fece poco Di rilevante sul mercato in realtà, se non salutare l’attaccante Belfodil in direzione Inter ed acquistare Cassani, Felipe, Parolo e Cassano. Proprio Antonio Cassano ebbe un ottimo impatto al livello di numeri coi gialloblù, in appena un anno e mezzo disputò 56 presenze, segnando 18 gol e siglando 9 assist, ma con i tifosi fu guerra aperta dopo una furiosa lite a fine gara con la curva, con tanto di rescissione dal club il giorno subito dopo per la questione del mancato pagamento degli stipendi. Un altro giocatore dal rendimento molto alto quell’anno fu Marco Parolo che si ripeté anche nella stagione successiva diventando rapidamente un idolo della tifoseria: in appena due stagioni Parolo arrivò ad indossare la fascia di capitano, disputando 75 presenze e segnando 11 gol.

2018-2019

Una menzione va fatta anche al Parma della scorsa stagione, quando i ragazzi guidati da Roberto D’Aversa centrarono una salvezza tranquilla al ritorno in Serie A dopo il fallimento e la risalita dai dilettanti, stazionando per qualche giornata anche in zona coppe. In estate il DS Faggiano decise di optare per acquisti di una certa esperienza, così da non temere il salto in massima categoria e affrontare le difficoltà con giocatori che ne hanno viste di tutti i colori: arrivarono a parametro zero Gobbi, Gervinho e Bruno Alves, in più furono acquistati Kucka, Biabiany, Gagliolo, Grassi e Inglese. La stagione si concluse con un quattordicesimo posto e il duo formato da D’Aversa e Faggiano misero le basi per l’ottima stagione di questa stagione.

 

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Fiorentina: Gotze e Kumbulla nel mirino!

Fiorentina: Gotze e Kumbulla nel mirino!

In casa Fiorentina è tempo di ricominciare a sorridere: è finita la quarantena senza alcun imprevisto, i tre calciatori Vlahovic, Pezzella e Cutrone risultati positivi al Coronavirus sono guariti ed ora il presidente Commisso ed il DS Pradé possono tornare a pensare alla gestione della società. Tra le note più importanti sull’agenda di Commisso e Pradé c’è il calciomercato: il presidente della Viola vuole rinforzare la rosa con due acquisti di livello da fare prima dell’apertura del mercato per bruciare le tante concorrenti sul tempo. Oltre ai già acquistati per giugno Amrabat e Kouamé, il DS Pradé sta lavorando ad altri due grossi nomi: Mario Gotze e Marash Kumbulla.

Come riportato da La Gazzetta dello Sport, Marash Kumbulla interessa a numerosi club tra i quali la Fiorentina. Il giovane difensore albanese in forza all’Hellas Verona ha un costo del cartellino piuttosto alto, ovvero di 30 milioni di euro, ma Commisso sarebbe comunque deciso a portarsi a casa il gioiellino classe 2000. Su Kumbulla si registrano gli interessi anche dell’Inter, del Napoli, del RB Lipsia, dell’Eintracht Francoforte e dell’Everton.

Come si legge quest’oggi su FiorentinaNews, in casa Viola si sta ragionando anche su un altro grande colpo da fare in vista di giugno e si tratta di Mario Gotze. Il centrocampista offensivo del Borussia Dortmund a giugno si libererà a parametro zero e Daniele Pradé starebbe lavorando sodo per portarselo a casa prima delle altre numerose pretendenti. Sul calciatore tedesco classe ‘92, campione del mondo nel 2014 e vincitore di numerosissimi trofei, ci sarebbero anche le mire del Milan e del Napoli oltre che di numerosissime squadre di campionati esteri.

 

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Calciomercato Inter, il Valencia sulle tracce di Godin

Calciomercato Inter, il Valencia sulle tracce di Godin

Calciomercato – Nell’edizione odierna del Mundo Deportivo si parla del difensore dell’Inter, l’uruguaiano Diego Godin. Attorno al difensore ex Atletico Madrid sembra essersi acceso l’interesse di parecchie squadre, in particolare modo del Valencia. La squadra spagnola starebbe proprio pensando di riportare in Liga in difensore dopo una sola stagione in nerazzurro. Nella difesa della squadra allenata da Conte l’uruguaiano non è finora riuscito ad imporsi così come fatto nei trascorsi all’Atetico Madrid. Sembra però che il difensore non abbia intenzione di tornare a giocare in Spagna in un club che non sia quello Colchoneros Oltre al Valencia, anche altri club, questa volta di Premier League, starebbero sondando il terreno. Si parla di Manchester United e Tottenham, sicuramente 2 squadre di prima fascia che il trentaquattrenne difensore potrebbe prendere in considerazione qualora fosse messo alla porta da mister Conte.

In questa stagione Diego Godin ha collezionato in totale 25 presenze, considerando tutte le competizioni giocate.

 

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Sarà doppio scontro Italia-Spagna, dunque, in Europa League: Inter-Getafe e Siviglia-Roma, andiamo a scoprire meglio le nostre avversarie nel podcast tematico riguardante l’universo Liga!
Siviglia e Getafe segnano poco e subiscono poco meno, pertanto non sembrano avversarie irresistibili numeri alla mano, ma la classifica dice ben altro: rispettivamente terza e quarta, le due compagini sono le vere sorprese di questa bella stagione di Liga. Tra vecchie conoscenze della Serie A, giovani interessanti ed esperti calciatori che da anni militano nel campionato spagnolo, queste due squadre allenate dai preparatissimi Lopetegui (Siviglia) e Bordalás (Getafe) risultano complicate da affrontare: reparti stretti, ripartenze fulminanti, palleggiatori di qualità ma anche attaccanti poco prolifici. Pregi e difetti, dunque, delle nostre prossime avversarie in Europa League, sognando notti magiche e sorteggi più morbidi.

 




Milan: il dopo Ibra si chiama Milik

Milan: il dopo Ibra si chiama Milik

Ivan Gazidis, l’amministratore delegato del Milan, è a capo della società rossonera ed in questo momento si sta occupando di come dovrà muoversi il Milan sul mercato oltre che dei vari aspetti amministrativi. Una delle grande più grosse in casa Milan è quella dell’attaccante: Rafael Leao è giovane e talentuoso ma al momento non è pronto per caricarsi l’attacco rossonero sulle spalle, perciò perso Ibrahimovic a parametro zero il Milan dovrà scegliere un bomber che ne prenda il posto ed al momento il profilo più accreditato è quello di Arkadiusz Milik.

Come riportato da Tuttosport, Arkadiusz Milik possiede tutte le qualità apprezzate e richieste da Ivan Gazidis Per guidare l’attacco del Milan: è un classe ‘94 perciò ha buona esperienza pur rimanendo ancora giovane, ha tecnica per giocare coi compagni e ha fiuto per fare gol, ma soprattutto ha il contratto in scadenza nel 2021 il che ha fatto crollare la sua valutazione portandola a 35 milioni (cifra abbordabile) ed anche l’ingaggio del ragazzo è alla portata, con 2,2 milioni a stagione lo stipendio di Milik rientra nei parametri richiesti da Gazidis.

Per l’attaccante del Napoli ci sarà comunque da trattare con De Laurentiis che tutti sappiamo essere un bravo manager in grado di spuntarla spesso nelle trattative di mercato (coadiuvato dai fidati Chiavelli e Giuntoli).

 

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Sticchi Damiani: “il Lecce non andrà in B”

Sticchi Damiani: “il Lecce non andrà in B”

Il presidente del Lecce, Saverio Sticchi Damiani, ha parlato ai microfoni di SportItalia dell’eventuale proseguimento del campionato e delle possibili retrocessioni nel caso in cui si dovesse fermare definitivamente la stagione, poi si sofferma anche sulla sempre più concreta opzione di ridurre gli stipendi dei calciatori:

“Non penso alla classifica, ma è ovvio che il Lecce non possa andare in B. Ci manca uno scontro diretto con il Genoa, stavamo facendo un gran campionato e nel girone di ritorno siamo a metà classifica. Per gli stipendi è prematuro parlare con i calciatori ma sono orgoglioso di dire che il Lecce è un club solido senza avere un solo euro di debito con fornitori e banche”

Sticchi Damiani ha rilasciato anche un’altra intervista ieri a PianetaLecce.it, nella quale fa capire che tipo di perdite ci sarebbero per una società di quelle dimensioni se non si continuasse la stagione, ma ha anche tranquillizzato i sostenitori giallorossi sulla solidità economica del club salentino:

“Nel caso in cui ci fossero 720 milioni di perdite, circa 20 sarebbero a carico del Lecce. Verrebbero meno ricavi per 20 milioni di euro, che sono funzionali non a guadagnare, ma a coprire costi. Chiaramente è solo una situazione che si verrebbe a creare nel cosa in cui non maturi una delle ipotesi al vaglio per limitare le perdite. La nostra posizione, nel contesto di questo disastro finanziario, è relativamente tranquilla, dato che il club non si trascina situazioni debitorie pregresse”.

 

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