Ghirelli: “La Serie C non può riprendere in tempi ragionevoli”

Ghirelli: “La Serie C non può riprendere in tempi ragionevoli”

In un lungo post apparso sul suo profili Facebook, il presidente della Lega Serie C Francesco Ghirelli ha spiegato il suo punto di vista circa l’eventuale ripresa (o meno) delle ostilità in campo. Nei giorni scorsi Ghirelli aveva indetto una riunione virtuale con i vertici della Serie C e i medici di tutte le 60 squadre che giocano nella categoria, al termine della quale erano tutti più o meno d’accordo col bocciare il protocollo sanitario proposto e scritto dalla FIGC perché di difficile applicazione, secondo loro, nella Serie C. Andiamo a vedere cos’ha scritto il presidente Francesco Ghirelli sul post del suo profilo facebook stamattina:

«Come bisognerebbe affrontare il tema ripresa del campionato della Serie A o dei campionati:

A – il calcio riprende quando ripartiranno le attività sportive e produttive del Paese, nel rispetto più totale della salute come bene primario e nel rispetto della “catena di comando” che vige in status di pandemia: autorità scientifiche e sanitarie-Governo-Coni-FIGC-leghe. In questo scenario, logicamente sappiamo che c’è un convitato di pietra, il MALEDETTO, il virus silente e subdolo.
B – c’è una specificità del calcio italiano che riflette la diversità del Paese. La Serie A è il calcio di élite, dotata di risorse e strutture, capace di svolgere un ruolo di sussidiarietà per tutto il calcio italiano ed anche, in parte, per lo sport italiano. Nel contempo, potrebbe, per la sua peculiarità nella procedura di preparazione alle gare, consentire di dare un contributo significativo per la conoscenza del virus, la grande incognita che conosciamo solo in parte. La serie B si colloca in coda alla Serie A con maggiori limiti e contraddizioni. La Serie C si trova per collocazione territoriale, strutture mediche e dei centri sportivi, per difficoltà economico-finanziarie nella impossibilità di riprendere in tempi ragionevoli, a meno che non si decida in Europa di passare da stagione sportiva ad anno solare e fare una sperimentazione in tal senso fino al mondiale in Qatar nel novembre-dicembre 2022. Analoga, se non più grave, la situazione nel campionato di Serie D e, ancor più evidentemente impossibile da riprendere a giocare, se non in tempi ritardatissimi, nei campionati della LND. In tutti i campionati giovanili e di settore giovanile scolastico, da tempo, si è pensato di chiudere in anticipo la stagione sportiva.
C – la ripresa degli allenamenti per la Serie A prevede da parte del Protocollo Sanitario la costituzione di un “gruppo chiuso” per almeno ventuno giorni. Una occasione irripetibile per la sperimentazione che si potrebbe fare e per metterne i risultati al servizio della scienza e della salvaguardia della salute di tutti gli italiani. Venti “gruppi chiusi” per tre settimane ove si potrebbe rispondere a qualche domanda che determina grande incertezza nel capire come agisca il MALEDETTO:
1. Gli asintomatici/portatori sani, i portatori di basso contenuto di infezione all’interno di una comunità chiusa e sana. Fino ad oggi, la risposta più efficace è stata quella del distanziamento sociale; quanto si può prolungare questa misura? quanto può reggere il Paese uno status che mina le sue fondamenta economiche (l’apparato produttivo ed industriale, la rete dei servizi, ecc.) e il suo equilibrio sociale (i segni di rivolta sociale nel Sud, in particolare)? Quanto dovremo convivere con il MALEDETTO?
2. I calciatori, gli sportivi professionisti sono esposti all’attacco del MALEDETTO perché hanno una porta di ingresso aperta, perché hanno una dimensione permanente, di base, di un potenziale status infiammatorio? Un “gruppo chiuso” per tre settimane potrebbe essere un laboratorio unico e irripetibile per provare ad avere qualche risposta più in materia.
3. Il MALEDETTO, lascia effetti sull’organismo che non si conoscono fino a minare alcuni parametri che consentono la prestazione fisico-atletica. Anche qui le conoscenze sono scarse. Un “gruppo chiuso” per tre settimane potrebbe fornire risposte per gli atleti professionisti, da estendere a quelli dilettanti e forse anche alla popolazione.

Ecco, come il calcio definito “speculativo” dimostra quanto ci sarebbe da ripensare criticamente da parte di chi lo abbia pronunciato questo termine perché quel calcio è capace di fare del bene al suo mondo e attraverso ciò estendere i benefici al Paese e alla scienza.
D – La serie A, nel suo aspetto del fare profitti svolge una funzione redistributiva fino al sociale: assicura che i danni derivanti dal presunto non rispetto dei contratti televisivi non ricada, anche, sulle leghe sottostanti, per noi della Serie C sarebbero 5milioni di euro. Il problema prevalente non consisterebbe nel fatto di non prendere perché il contratto diritti TV è “blindato”, sarebbe prenderli a “babbo morto” dopo i tempi per dirimere il contenzioso in via giudiziaria. La Serie A riprendendo a giocare assicura anche attività nell’indotto, si pensi alla raccolta sulle scommesse sportive dove il calcio è al di là del 75% della raccolta portando beneficio indiretto allo sport italiano e al fisco, cioè allo Stato.

Interpretando la ripresa da questo punto di osservazione, fermo restando che si potrebbe riprendere solo in rispetto delle condizioni di salvaguardia della salute, si ricava un giudizio diametralmente opposto di quello circolante. Logicamente il tutto è opinabile, però è un’altra visione!

Francesco Ghirelli».

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Pezzella: “Ho avuto paura, la Fiorentina mi è stata vicino”

Pezzella: “Ho avuto paura, la Fiorentina mi è stata vicino”

Il leader e capitano della Fiorentina, il difensore German Pezzella, ha convissuto per molte settimane con il Coronavirus dopo esser stato contagiato dai compaghi di squadra. In una bella intervista al Corriere della Sera il ragazzo ha raccontato il suo periodo di convivenza col virus addosso, tra paure e pensieri, senza però che sia mai stato lasciato solo. Pezzella ha infatti raccontato della costante vicinanza dello staff medico della Fiorentina e dei compagni di squadra che non l’hanno mai abbandonato in questo periodo difficile. Andiamo a vedere cos’ha detto nell’intervista:

German Pezzella, capitano della Fiorentina, come si è accorto di essere positivo al Covid 19?
«All’inizio avevo solo un po’ di tosse e febbre, ma considerando che in squadra c’erano già dei casi, ho immaginato subito di essere rimasto infettato. Poi mi hanno fatto il tampone e a quel punto non ci sono stati più dubbi».

Ha avuto paura?
«Confesso di si. È vero che per me il virus è stato simile all’influenza, ma nei primi giorni della malattia ti vengono un sacco di pensieri. Per fortuna la famiglia e gli amici, pur non fisicamente, mi sono stati vicini».

Qual è stato il momento più duro?
«Quando ho avuto la conferma che si trattava di coronavirus. Come ho detto, il sospetto ce lo avevo, ma la conferma è un’altra cosa. Ho cercato, dentro di me, di non perdere la serenità, ma non è stato facile».

La Fiorentina e i suoi compagni l’hanno sostenuta?
«Moltissimo. Lo staff medico mi ha seguito sin dal primo momento e con i compagni di squadra siamo sempre stati in contatto. D’altra parte non ero l’unico del gruppo a trovarsi in quella situazione e capire come si sentivano gli altri era importante».

Adesso che è tornato negativo ha ripreso un po’ di attività fisica?
«Seguo un percorso personalizzato come gli altri giocatori della Fiorentina. Non è semplice allenarsi così, ma speriamo che presto si possa tornare al centro sportivo».

È pronto per tornare a giocare o pensa che sia prematuro visto la situazione del Paese?
«La decisione sulla ripartenza deve essere presa dai medici e dagli esperti. Quando succederà l’importante è che sia garantita la sicurezza di noi giocatori e di tutti gli addetti ai lavori».

 

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Calciomercato e non solo: tutti le incognite della Serie A dopo il 30 giugno

Calciomercato, questione stipendi…quante incognite nella Serie A che cerca una soluzione per ricominciare. Il calcio italiano ha l’obbligo di trovare soluzioni efficaci ed intelligenti per evitare di cadere in un burrone giuridico che rischia di inghiottire le relative certezze di questi tempi pieni di affanni. Dal 1° luglio, infatti, con chi giocheranno i calciatori col contratto in scadenza? E quelli in prestito da chi verranno pagati? La maggior parte delle squadre di Serie A ha in casa problemi di questo tipo, secondo La Gazzetta dello Sport.

Il calciomercato si prospetta ingarbugliato. Che dire di Mertens? Il belga non ha ancora rinnovato con il Napoli e dal 30 giugno in poi è in teoria libero di giocare con chi meglio ritiene. Ovvio, è un caso limite, ma non inverosimile. Alla stessa stregua il Milan che sta pensando di rinnovare il contratto a Ibrahimovic, rischia di restare in mezzo al guado. Situazione diversa per i romanisti Smalling e Mkhitaryan, per i quali la Roma ha strappato un accordo, rispettivamente con Manchester United e Arsenal, per il prolungamento del prestito oltre il 30 giugno. Capitolo Kulusevski: a luglio vestirà ancora la maglia del Parma o sarà già a Torino?

Per non dimenticare, poi, la spina degli stipendi. Molte società in queste settimane hanno dialogato coi giocatori per dilazionare il pagamento degli emolumenti da febbraio in poi o per concordare eventuali tagli. Un braccio di ferro pericoloso che alla lunga ha portato a molti rinvii.

Nel calderone dei problemi ci sono anche le date del mercato. Su questo argomento la Fifa, all’inizio della tempesta, ha parlato di una finestra unica da luglio a fine gennaio. Qualcuno si è illuso che ci fossero le porte aperte ad un maxi mercato. Poi, la correzione di Infantino e dei suoi collaboratori ha chiarito che le singole federazioni dovranno delimitare i tempi delle contrattazioni, per evitare pericolose sovrapposizioni con il campionato in corso. Ma questo è il punto dolente: quando si avranno le idee più chiare sulla sfera agonistica e su quella contrattuale? Per ora regna la confusione

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Di Livio: “Se si ripartisse si comprometterebbe anche la prossima stagione”

Di Livio: “Se si ripartisse si comprometterebbe anche la prossima stagione”

Angelo Di Livio, ex giocatore della Juventus e della Fiorentina ma nato e cresciuto calcisticamente a Roma e nella Roma, quest’oggi ha rilasciato una bella intervista al Corriere della Sera dove ha parlato di diversi temi, tra cui la ripresa del campionato e il futuro della Roma. L’opinionista Di Livio ha sollevato diversi dubbi circa la ripresa della stagione e degli allenamenti, sottolineando il rischio che si sta correndo nel rimettere ventidue giocatori in campo a disputare una partita di uno sport dove il contatto è necessario e costante. Poi Di Livio è intervenuto anche sul futuro della Roma: dai giovani formidabili Pellegrini e Zaniolo al tecnico Fonseca, per il quale nutre stima enorme. Andiamo a vedere uno stralcio dell’intervista:

Angelo “soldatino” Di Livio, perché è contrario alla ripartenza del calcio?

Chi si prenderà la responsabilità di rimandare una squadra in campo? Ci saranno mille controlli, ma il calcio è uno sport che prevede il contatto fisico” dice l’ex nazionale.

Perché, allora, i presidenti della serie A vogliono ricominciare?

Il calcio è mosso da interessi economici. Oggi, però, siamo di fronte ad una realtà pericolosa per tutti. I contagi sono ancora alti. Se dopo la ripresa qualche calciatore dovesse essere positivo annulleranno il campionato? Sarà impossibile preparare la partita nel modo giusto“.

Se si dovesse ripartire, che campionato sarà?

Ci saranno tanti infortuni, si giocherà ogni tre giorni. Si finirà tardissimo, con il rischio di compromettere anche la prossima stagione. Se fossi ancora calciatore sarei preoccupato, mi piacerebbe sentire la loro opinione“.

La Roma che certezze ha?

Un grande allenatore: Fonseca. In questi anni si è cambiato troppo, stavolta c’è l’allenatore giusto, che dovrà rimanere a lungo“.

Dopo lo stop sarebbe una Roma più forte?

Sì, perché rientreranno Diawara e Zaniolo“.

Il quarto posto sarebbe alla portata di questa Roma?

La differenza con l’Atalanta è tanta. Punterei sulla prossima stagione, con Zaniolo e Pellegrini che devono prendersi più responsabilità“.

 

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Gravina: “Non ucciderò il calcio”. Lega, sollecitazioni al Governo

Non firmerò mai per il blocco dei campionati, perché sarebbe la morte del calcio italiano. Con la chiusura totale il sistema perderebbe 700-800 milioni di euro“: così il presidente della Figc, Gabriele Gravina intervenendo a un meeting online organizzato dall’Ascoli Calcio.

No allo stop

Mi auguro che il mondo del calcio, che ha un impatto altamente sociale nel nostro Paese, possa ripartire con minori individualismi. Il piano B in caso di stop definitivo del calcio? Il mio senso di responsabilità mi porta ad avere un piano B, C, D. Ma se esso deve far rima con ‘è finita’ dico che, finché sarò presidente della FIGC, non firmerò mai per il blocco dei campionati. Io sto tutelando gli interessi di tutti, mi rifiuto di mettere la firma ad un blocco totale, salvo condizioni oggettive, relative alla salute dei tesserati, allenatori, staff tecnici e addetti ai lavori, ma qualcuno me lo deve dire in modo chiaro e mi deve impedire di andare avanti”.

Danni economici

“Il tempo lavora a nostro favore, il danno economico è diviso per categorie: con la chiusura totale il sistema perderebbe 700-800 milioni di euro, se si dovesse giocare a porte chiuse la perdita sarebbe di 300 milioni, se si ripartisse a porte aperte la perdita ammonterebbe a 100-150 milioni, anche se quest’ultima ipotesi non è percorribile”.

Le conseguenze

“Noi abbiamo forti responsabilità contrattuali verso partner e istituzioni internazionali, Uefa, Fifa. In Francia – le parole di Gravina – è il Governo che ha stabilito ciò che doveva fare la Federazione. Il Paris Saint Germain, ad esempio, ha detto subito di aver perso 200 milioni dopo l’annuncio della chiusura del campionato ed al momento non sa se riuscirà a partecipare alle coppe europee. E anche i club della Ligue 2 hanno deciso di presentare proposte alternative. Vi immaginate quanti contenziosi dovremmo affrontare in caso di stop? Chi viene promosso? Chi retrocede? Quali diritti andremo a calpestare? Tutti invocano il blocco, lo faccia il Governo, ce lo imponga, io rispetterò sempre le regole“. “Sento dire che dobbiamo aspettare il contagio 0 e il vaccino. In questo modo in pratica ci stanno dicendo che non potremo disputare neanche il campionato 2020/2021 – ha aggiunto il n.1 della Figc – Quando sarà pronto il vaccino? Quando sarà disponibile? C’è differenza tra il gioco del pallone nelle piazzette e negli oratori e l’industria calcio, che è un’altra cosa. Ai calciatori con famiglie cosa diremo? Che magari per i prossimi 2-3 anni dovranno cambiare mestiere?”.

Play-off e play-out: la proposta di Gravina

Gravina ha invitato a una riflessione: “non è il caso di fare una riforma, intesa come modalità di sviluppo sostenibile e non solo per quanto riguarda il format playoff/playout? – le sue parole – E’ questo il tema su cui dobbiamo concentrarci: siamo gli unici in Europa ad avere cento squadre professionistiche e non si possono più sostenere. Questa è la mia progettualità e lo dico da imprenditore, non da politico; sono portato a fare i calcoli ed a capire le criticità delle Leghe. Il vero imprenditore deve alzare l’asticella della qualità”.

Intanto è atteso per oggi l’invio, da parte della Lega Serie A, di un comunicato dei club del massimo campionato all’indirizzo del governo per chiedere date certe sulla ripresa. Tuttosport fa il punto anzitutto sui motivi per cui non è arrivato già nella giornata di ieri: alcune società, a partire da Inter e Juventus, avrebbero infatti giudicato troppo pesanti i toni della prima versione del comunicato. Dopo la discussione informale di oggi, la Lega Calcio ne riparlerà in videoconferenza oggi, con l’obiettivo di arrivare a un documento che metta d’accordo tutti, ma la vera discussione ci sarà nell’assemblea odierna. L’obiettivo è quello di coinvolgere l’esecutivo e superare un eventuale scontro frontale. Ma non solo. Cellino e Cairo, infatti, sarebbero tornati a puntare i piedi, contrari alla ripartenza immediata del campionato di calcio. La maggioranza delle squadre resta per il sì e siamo ancora lontani dal rapporto di forze ipotizzato/auspicato dal ministro Spadafora, ma il fronte dell’unanimità è ancora lontano da raggiungere.

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Faggiano: “Ventidue giocatori al parco ma no al centro sportivo, perché?”

Faggiano: “Ventidue giocatori al parco ma no al centro sportivo, perché?”

Daniele Faggiano, formidabile DS del Parma, ha rilasciato una lunga intervista a TuttoMercatoWeb nella quale ha toccato numerosi temi delicati riguardo il mondo del calcio: la ripresa degli allenamenti, il mercato che verrà, le sue scelte come direttore sportivo e molto altro. Andiamo a vedere cos’ha detto:

Direttore, come trascorre questo periodo?
Guardo partite, sto in contatto con tutti al telefono. E poi ci sono film, le serie tv. Ho visto La Casa di Carta e Vis a Vis. E guardo con piacere il Commissario Montalbano. Guarderò anche l’Allenatore nel Pallone 2, anche se il primo era un’altra cosa”.

E i rapporti con la squadra e lo staff tecnico?
I rapporti con tutti ci sono sempre, seppure al telefono. Ovviamente manca il contatto quotidiano, di persona, con la squadra e l’allenatore. Anche se i ragazzi non possono allenarsi al centro sportivo”.

Non le sembra strana la decisione del Governo? Niente allenamenti al centro sportivo il 4 maggio con la Fase 2, ma si può correre per strada. E qualche altro sport può riprendere gli allenamenti…
Secondo me, senza particolari problematiche, si potrebbero fare allenare i calciatori un’ora a testa al centro sportivo. Ma magari noi che facciamo calcio e non ci occupiamo delle epidemie, sottovalutiamo altri problemi che Spadafora e chi deve prendere le decisioni hanno sicuramente valutato. Ventidue giocatori possono andare al parco separati ognuno per conto proprio e con le misure di sicurezza a correre, ma non al centro sportivo. Anche se qui a Parma il sindaco ha chiuso i parchi fino al 17 maggio. Ovviamente andare al parco qui è diverso rispetto a Palermo, Lecce o Napoli dove l’epidemia sta avendo un livello di contagio differente”.

Lei è per la ripresa del campionato?
Sono per il bene di tutti per la sicurezza. Sono per il fare, non per la confusione. Siamo pronti a tutto, ma prima sappiamo e meglio è”.

Qualcuno è tornato a casa, vedi De Ligt che è andato in Olanda. Come legge questa partenza?
Se qualche giocatore fa delle scelte ne risponde lui e ovviamente la società di appartenenza. Per quanto riguarda noi, la maggior parte dei nostri calciatori è a Parma”.

Quali conseguenze per il prossimo calciomercato? I danni economici derivanti da questa situazione potrebbero essere notevoli.
Usciremo con le ossa rotte. Sarà un mercato ridimensionato, di fantasia e tanti prestiti. Non sarà semplice”.

E gli incontri di mercato? Difficile ipotizzare che si facciano gli ultimi tre giorni in hotel.
Ci adegueremo a tutto… Si potrà fare ugualmente stando distanti. Sicuramente gli ultimi giorni bisognerà fare meno possibile, anche se non è facile”.

Proverà a prendere Giovinco?
Chi non lo vorrebbe? Se n’era parlato ma se guardavamo il bilancio a gennaio, figuriamoci adesso. Il calciatore non si discute. Però non è facile…”.

Che campionato è stato per il Parma?
Quello che speravamo, dimostrando di crescere piano piano. Certo, se avessimo ottenuto i tre punti contro la SPAL… “.

Una partita surreale, con l’incertezza di giocare sino al fischio d’inizio rimandato.
Quella partita non è da tenere in considerazione, è un brutto allenamento. Ti prepari, fai pranzo alle nove, ti dicono di non giocare e poi giochi. Senza quel rigore sarebbe finita 0-0. Sono contento per Di Biagio, un po’ meno per me”.

Ha fortemente voluto Kulusevski, che la prossima stagione andrà alla Juve. È pronto?
Siamo stati bravi. Sia io che il mister eravamo decisi. L’allenatore ci ha messo del suo a farlo giocare in più ruoli. Ha sempre fatto bene. Può crescere, deve trovarsi a suo agio, ma ha voglia di lavorare e arrivare. E in più ha talento. Alla Juve quando hai queste caratteristiche ti fanno crescere e ti accolgono a braccia aperte”.

Lei di scoperte se ne intende. Ciccio Caputo è una sua creatura dai tempi del Noicattaro.
Ci sentiamo spesso. C’è un rapporto stretto. Avevo fatto di tutto per prenderlo dall’Entella. Poi ci ho riprovato quando era all’Empoli, ma i costi erano eccessivi”.

Oltreché per i gol, è balzato agli onori della cronaca per quel messaggio di speranza: andrà tutto bene.
Poche righe, un piccolo grande gesto. Quel cartello parlava a nome di tutti: calciatori, allenatori e dirigenti. Dalla Serie A ai dilettanti”.

E lei dove si vede il prossimo anno? È stato accostato alla Roma e ad altri club.
Mi vedo al Parma. Le voci fanno piacere,ma da altre parti ci sono amici che lavorano e per me l’amicizia è sacra. Resto al Parma”.

Trapani in difficoltà, anche con gli stipendi pagati in ritardo rispetto alla scadenza del 16 marzo. È stata la sua creatura, un miracolo sportivo per anni. Che effetto le fa?
Non conosco i discorsi fuori dal campo. Parlo della classifica e mi dispiace, perché sono un tifoso del Trapani. So quanto ci tenevano Castori e tutto l’ambiente a fare bene”.

Dubbi sulla ripresa della Serie A per il protocollo sanitario. In B sembra utopia poter riprendere.
Se è difficile in Serie A… però parlano tutti ed escono sempre molte date. Non è un discorso facile. Mi auguro ci sia chiarezza, in un senso o nell’altro”.

L’uomo mercato della B?
Sono contento che si sia messo in mostra Pettinari, lo avevo avuto a Siena. Deve ancora dimostrare completamente il suo valore. In B ci sono tanti calciatori bravi, ma Pettinari da parte mia merita una menzione a parte”.

 

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Toldo: “Campionato falsato a discapito della meritocrazia sportiva”

Toldo: “Campionato falsato a discapito della meritocrazia sportiva”

Francesco Toldo è stato per moltissimi anni uno dei più forti portieri del mondo tra gli anni novanta e duemila; Toldo è stato eccellente sia con la maglia della Fiorentina indosso che con quella dell’Inter, oltre che con la Nazionale italiana al quale ha reso un grande servizio prima dell’avvento di Buffon. Francesco Toldo dopo aver appeso guanti e scarpini al chiodo si è un po’ allontanato dal mondo del calcio, ma quest’oggi è tornato a parlare a Il Giornale, rilasciando una bella intervista. Andiamo a vedere cosa ha detto:

Toldo, 10 anni fa l’Inter usciva sconfitta dal Camp Nou ma con la finale di Champions League ottenuta. Ci racconti come hai vissuto quella serata e qualche aneddoto particolare legato a quella partita?

“Siamo stati monumentali, forti del 3-1 dell’andata, tutto il mondo calcistico conosce la forza del Barcellona al Camp Nou. Hanno caratteristiche fuori dall’ordinario, mettono in difficoltà qualsiasi squadra; però contro di noi non l’hanno fatto vedere! L’Inter del Triplete era costruita da uomini prima che da calciatori, mi ricordo la grande parata di Julio Cesar su Messi e nonostante il rosso a Thiago Motta abbiamo retto fino alla fine della partita. Un aneddoto? Il giorno prima ci fu una grande litigata a pranzo tra di noi per motivi che non posso dirti, fanno parte dei segreti di quell’anno….ma tutto si risolse nel migliore dei modi ed entrammo in campo più uniti che mai”.

In tanti hanno esaltato quella squadra che conquistò il triplete. Qual era la vera forza del gruppo?

“La vera forza del gruppo era il confronto diretto e il dirsi le cose in faccia senza che nessuno si offendesse. C’erano inoltre grandi campioni che si misero a disposizione del gruppo anteponendo l’interesse della squadra a quello personale. L’aspetto principale è rappresentato da Mourinho che, insieme alla società di Massimo Moratti, lavorava con gli stessi obiettivi. Lungo il cammino si sono aggiunti i tifosi che hanno sempre di più compreso la grandezza della stagione e la sinergia è stata fondamentale per arrivare a quei grandi traguardi”.

Ci racconti qualche aneddoto su José Mourinho? Che tipo di allenatore e di motivatore era?

“Mou prima di tutto è uno psicologo, la gestione del gruppo per lui è fondamentale, la chiarezza e la comunicazione sono punti saldi. Ottiene rispetto dal gruppo quando egli per primo s’arrabbia coi giocatori più importanti nelle riunioni in spogliatoio. Più volte ha attaccato per motivazioni varie i grandi campioni senza che nessuno si offendesse per i concetti sensati che riusciva ad esprimere. Era il primo agli allenamenti e l’ultimo a chiudere la porta. Con lui potevi tranquillamente disquisire di qualsiasi argomento, era sempre preparato. Spiccava la sua dote nel parlare più lingue straniere e lo dimostrò alla sua presentazione alla Pinetina. Tutt’ora ci sentiamo…”.

Capitolo Inter attuale. Cosa ne pensi di Antonio Conte e della squadra allestita da Marotta e Ausilio? Quanto manca per colmare il gap con la Juventus?

“Penso che ci siamo alzati di livello rispetto alle annate precedenti anche se non basta, non per confrontarsi con la Juventus, questo no! Perché l’Inter deve tracciare sempre e comunque la sua rotta e rispettarla. L’Inter ha una sua notevole storia calcistica ed avrebbe meritato molti scudetti in più sul petto”.

Il calcio e lo sport si sono dovuti fermare per la pandemia da coronavirus. Pensi sia giusto riprendere o archiviare la stagione 2019-2020?

“Voglio pensare ad un calcio più vicino alla normalità della gente per cui il buon senso imporrebbe di fermarsi e rivedersi a campionato nuovo. Purtroppo però l’introito maggiore del calcio è rappresentato dai diritti tv che se venissero a mancare improvvisamente causerebbero un danno enorme all’indotto e a cascata fino all’economia di tutti i giorni. Quindi mi aspetto una ripartenza in sicurezza proprio per vincere contro questo Covid-19 e ritornare lentamente alla normalità”.

Cosa ne pensi delle polemiche di questi giorni su questo tema che sta infiammando il mondo del calcio?

“Si tratta di riflessioni che poi col tempo passano, trovo ingiusto scaricare al solito mondo dorato del pallone colpe che giocatori non hanno. Il governo guidato da un pool di scienziati si sta esprimendo e trovo che in un momento di difficolta si debba cercare di criticare di meno e agire di più. Alla fine giusto ripartire”.

Sei stato grande protagonista con l’Italia nel 2000. Le tue innumerevoli parate in semifinale sono valse la finale poi purtroppo persa contro la Francia. Ci racconti le tue emozioni di quella partita e della finale?

“La partita con l’Olanda rientra nelle immortali del calcio, ricorre il ventennio fra pochi giorni e gli sportivi continuano a riviverla. Se ti dicessi che la sera prima ho immaginato esattamente nella mia testa tutto ciò che l’indomani sarebbe accaduto? Ci crederesti? Ebbene è andata proprio così, ero convinto di alzare un muro per contenere gli olandesi, solo Kluivert ha retto psicologicamente”.

Tema dolente, il 5 maggio: cos’è successo in quella partita? Ti aspettavi l’addio di Ronaldo a fine stagione?

“Epilogo amarissimo di un campionato falsato da altre forze a discapito della meritocrazia sportiva. Senza voler polemizzare a distanza di tempo, vicenda chiusa. Ronaldo? Il brasiliano più forte e simpatico che abbia conosciuto, malgrado le sue avversità fisiche sfoggiava sempre un sorriso contagioso”.

Una volta in Inter-Juventus sei stato protagonista con Christian Vieri di una carambola che è valsa il pareggio nerazzurro. Senti tuo quel gol?

“Il gol era mio, Bobone l’ha preso solo per la classifica cannonieri che meritava di vincere. Tutt’ora con Bobo scherziamo sulla paternità del gol, tanto io so che e mia (ride; ndr). Personalmente sono fiero e ancora divertito del gol a San siro con la Juventus. lo racconto spesso ai miei figli e prendo l’esempio quando parlo ai giovani dicendo loro che con la convinzione unita al talento, ovviamente insieme alla buona sorte, raggiungi i sogni che ti prefiggi… Fatelo ragazzi, sognate e realizzate i vostri obiettivi”.

Cosa ne pensi delle dicharazioni di Romelu Lukaku durante una diretta Instagram con la moglie di Mertens:

“Tra dicembre e gennaio 23 su 25 calciatori hanno avuto la febbre. Non sapremo mai se era coronavirus o meno” “Ho imparato a non giudicare quando non conosco bene la situazione, penso che all’inter ci sia uno staff sanitario con medici preparatissimi che tutelano i propri giocatori e credo che ognuno debba rispondere per il suo mestiere”.

Vuoi mandare un messaggio su come dovrebbe e potrebbe migliorare il mondo del calcio?

“Il calcio è lo sport principale in Italia e per questo bisognerebbe conservarlo e migliorarlo per appassionare sempre più sportivi. Per questa ragione mi piacerebbe che ogni campione cerchi di essere esemplare sia quando gioca ma soprattutto nella vita privata. Così facendo alzi si innalza il livello d’umanità intorno a questo sport. I giovani ragazzi di oggi che giocano nei dilettanti e nel calcio minore osservano ogni comportamento dei nostri idoli, diamo il buon esempio allora!”.

 

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Rizzoli: “Le abitudini in campo cambieranno”

Rizzoli: “Le abitudini in campo cambieranno”

Il designatore degli arbitri della Serie A, Nicola Rizzoli, ha parlato al Corriere di Bologna riguardo alla questione ripresa del campionato. Nell’intervista Rizzoli ha toccato molti temi, tra i quali le trasferte delle terne arbitrali, il comportamento che dovranno tenere in campo i giocatori e la possibilità che cambino numerose abitudini legate al mondo del calcio. Andiamo a vedere cosa ha detto:

Partecipo ad un gruppo di lavoro assieme alle altre leghe europee dove ci confrontiamo continuamente. Credo che le situazioni più problematiche oltre alla sicurezza dei viaggi siano relative ai comportamenti. Dovremo andare incontro a un cambio di abitudini, niente proteste con gli arbitri, esultanze diverse, spogliatoi separati. Se agissimo come le squadre avremo dei problemi, cioè andando tutti in ritiro: 10 terne da 6 persone che viaggiano, se ci fosse un contagiato…Per questo non abbiamo ancora fissato un raduno, ci servono ambienti asettici e uno per terna, così ne blocchiamo sei. Più passa il tempo e più i club sono nervosi, faranno pressioni ma deciderà il Governo. Ottimista? Moderatamente, il calcio non è solo una azienda ma anche divertimento e intrattenimento. La gente ne ha bisogno.”

Infine il designatore Nicola Rizzoli ha voluto ricordare Giuseppe Gazzoni Frascara, l’ex presidente del Bologna scomparso in questi giorni: “L’ho conosciuto solo da designatore, lo incontravo all’Isokinetic, facevamo chiacchiere in simpatia. Era una persona corretta che col calcio ha gioito e sofferto. Il fatto che il tifo gli abbia chiesto scusa la dice lunga sullo spessore del pubblico di Bologna”.

 

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Fonseca cerca esperienza sul mercato

Fonseca cerca esperienza sul mercato

La Roma, da quando la proprietà americana si è insediata ormai anni fa, ci ha abituati a vedere numerosi giovani acquistati sul mercato; non tutti i giovani presi negli anni però si sono rivelati pronti e sufficientemente abili, e spesso la Roma si è ritrovata con milioni e milioni di investimenti buttati.

Come si legge su Il Corriere dello Sport, Paulo Fonseca ha chiesto espressamente alla società di cambiare i soliti programmi sul mercato: meno soldi investiti su giovani di belle speranze e più concentrazione su calciatori esperti che possano dare contributi sin da subito. La Roma i giovani di belle speranze, e anche forti, ce li ha già ed è pronta a blindarli, infatti appena terminato il periodo buio dettato dal Coronavirus la società giallorossa si ritroverà con Pellegrini e Zaniolo per ridiscuterne i contratti. Cambio di programma dunque, a partire da quelli che ci sono già a Roma: su tutti Mkhitaryan e Smalling, fari e titolarissimi nello scacchiere di Fonseca che sta spingendo i dirigenti Fienga e Petrachi a fare uno sforzo sul mercato per convincere Arsenal e Manchester United a cedere i due calciatori a cifre ragionevoli. Un altro nome buono per la Roma arriva sempre dalla Premier League: Pedro Rodriguez, trentatreenne ala spagnola in forza al Chelsea che Fonseca aveva già provato a portare nella Capitale a gennaio. Pedro a giugno sis vincolerà dal Chelsea e la Roma potrebbe acquistare il ragazzo a parametro zero, convincendolo con un ingaggio da tre milioni di euro l’anno.

Ma Paulo Fonseca non ha chiesto solo Pedro come calciatore esperto, lo spagnolo tornerà utile alla Roma per rinforzare le fasce offensive, ma sulla lista del tecnico portoghese e del DS Petrachi ci sono anche altri nomi: Ismaily ad esempio, trentenne terzino sinistro già allenato da Fonseca allo Shakhtar, oppure il centrocampista ventiquattrenne Kovalenko anch’esso dello Shakhtar e col contratto in scadenza a giugno, ed infine Ciccio Caputo che tornerebbe utile come vice Dzeko, ruolo che il trentaduenne attaccante del Sassuolo accetterebbe di buon grado.

 

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Fiorentina, Milenkovic: ” Vorrei giocare ma la salute viene prima di tutto”

Fiorentina, Milenkovic: ” Vorrei giocare ma la salute viene prima di tutto”

Nikola Milenkovic, difensore della Fiorentina, ha rilasciato dichiarazioni interessanti al quotidiano Tuttosport: “Ammetto di aver avuto paura, nessuno poteva sapere cosa sarebbe potuto succedere. Mi sono preoccupato per i compagni e i membri dello staff. Per fortuna ora stanno tutti bene. La voglia di tornare a giocare è tantissima. Non è facile per uno sportivo rimanere così a lungo a casa. Non vedo l’ora ma purtroppo sarà diverso, temo che per un po’ dovremo giocare senza pubblico ed il calcio senza tifosi perde molto. Però potremo almeno portare alle persone un po’ di spensieratezza. Se ho iniziato il conto alla rovescia? Certo, aspetto ci dicano che è possibile ricominciare. Tenendo però sempre conto che la salute viene sempre prima di tutto“.

Una battuta sul suo compagno di quadra e nazionale Vlahovic, sul contratto in scadenza e sul progetto Fiorentina
“Non mi ha stupito, so quanto Dusan sia legato a Firenze e a questi colori e quanto gli piacerebbe lasciare qui il segno. Per quanto mi riguarda in questo momento penso solo alla Fiorentina che insieme alla città mi ha accolto da subito benissimo facendomi sentire come a casa. E da parte mia ho sempre cercato di ricambiare tutto questo affetto mettendo massimo impegno e professionalità in campo e fuori”.

“Ora purtroppo è tutto fermo e la vita di tutti ha altre priorità che vanno al di là del calcio. Quando tutto sarà finito ci saranno modo e tempo di parlarne anche se come ho detto più volte che a Firenze io sto bene e credo molto nel progetto. Il presidente da subito ha mostrato entusiasmo e attaccamento. Ha dato il via per il nuovo centro sportivo che sarà il più grande d’Italia, ha investito molto nel mercato di gennaio e ce la sta mettendo tutta per costruire uno stadio nuovo e moderno, segno di serietà e ambizione. Quanto a me e ai miei compagni dobbiamo lavorare sodo e credere in quel che facciamo, così potremo toglierci delle belle soddisfazioni“.

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