I 5 migliori Parma degli ultimi vent’anni

I 5 migliori Parma degli ultimi vent’anni

In quel di Parma si sono scritte sicuramente numerosissime pagine di grande calcio. Tra il ‘90 e il ‘00 soprattutto il Parma ha vissuto annate magiche condite da moltissimi trofei nazionali ed internazionali, noi abbiamo scelto di presentare invece le cinque migliori annate dell’ultimo ventennio (dal 1999-00 al 2019-20)!

1999-2000

Il Parma del 1999-2000 fu reduce dalla pazzesca annata precedente in cui vinse Coppa Italia e Coppa UEFA, classificandosi quarta in campionato sotto la guida di Malesani. Sicuramente la Champions League e la Coppa UEFA nel 99-00 non furono granché soddisfacenti, ma i gialloblù centrarono comunque il quinto posto in campionato (quarti a pari merito con l’Inter ma sconfitti allo spareggio) e vinsero la Supercoppa Italiana per 2-1 contro il Milan a San Siro. Quel Parma in estate salutò big come Chiesa, Veron, Sensini e Fiore, che furono Sostituiti dai giovani Di Vaio, Ortega e Paolo Cannavaro tutti e tre provenienti dalla Serie B, oltre che dai colpi Ousmane Dabo e Marcio Amoroso. Fu particolarmente azzeccata l’intuizione di prendere Marco Di Vaio dalla Serie B, visto che il ragazzo allora ventiduenne segnò 56 gol in 3 stagioni. Dabo e Ortega non ebbero certo lo stesso impatto di Di Vaio.

2000-2001

I gialloblù del presidente Tanzi continuarono a rivoluzionare la rosa anche nell’estate del 2000: furono ceduti per cifre importanti Hernan Crespo (alla Lazio per 57 milioni), Mario Stanic (al Chelsea per 8,5 milioni) e Dino Baggio (anch’esso alla Lazio per 7,5 milioni). In entrata quell’anno il Parma ricevette Conceição, Almeyda e Sensini (di ritorno dopo una sola stagione alla Lazio) nell’ambito dell’affare Crespo, in più arrivarono Lamouchi e Micoud dalla Ligue 1, M’Boma dalla Serie B, un giovanissimo Amauri dal Bellinzona, Serena in prestito dall’Inter e l’attaccante Milosevic dal Saragozza per ben 25 milioni di euro. Conceição, Almeyda e Micoud ebbero un ottimo impatto disputando una grande stagione, mentre Milosevic fu un flop da soli 8 gol in stagione. La stagione si concluse con un quarto posto in campionato che valse il ritorno del Parma in Champions League, mentre una sconfitta col PSV fermò i ducali agli ottavi in Coppa UEFA e la Fiorentina gli soffiò la Coppa Italia in finale nel doppio confronto. Quella stagione vide l’esonero del tecnico Malesani, l’addio per eccessivo stress dopo poche settimane da parte di Arrigo Sacchi e la chiamata di Ulivieri che sistemò le cose.

2002-2003

Dopo una difficile stagione 2001-2002 terminata al decimo posto, che però portò in bacheca una Coppa Italia, il Parma nell’estate del 2002 decise di ripartire in panchina con Cesare Prandelli. Nonostante i sanguinosi addii sul mercato di giocatori come Micoud, Cannavaro, Sensini, Laursen, Almeyda e Di Vaio, il Parma riuscì ad azzeccare le mosse in entrata acquistando alcuni calciatori che si rivelarono veri e propri crack: fu molto buono il rendimento dei nuovi Diana, Barone ed Emanuele Filippini, ma il vero upgrade si ebbe con Daniele Bonera, Mark Bresciano, Adrian Mutu, Alberto Gilardino e l’Imperatore Adriano (quest’ultimo in prestito dall’Inter). Prandelli riportò la squadra in quinta posizione ma perse di misura la Supercoppa Italiana contro la Juventus per 2-1, in Europa invece si fermò due volte al secondo turno (sia in Champions che in UEFA). Adriano e Mutu formarono una coppia inarrestabile, si classificarono entrambi terzi nella classifica marcatori segando 16 gol ciascuno.

2013-2014

Dopo diverse stagioni difficili, complice la discesa in Serie B della stagione 2007-08, con Donadoni alla guida i gialloblù tornarono ad assaporare posizioni d’alta classifica. La stagione 2013-2014 vide il Parma posizionarsi sesto e centrare il ritorno in Europa League (ex Coppa UEFA) che però saltò perché il Parma venne escluso dalle coppe europee a causa del mancato ottenimento della licenza UEFA, gli subentrò il Torino. Il Parma del 2013-2014 fece poco Di rilevante sul mercato in realtà, se non salutare l’attaccante Belfodil in direzione Inter ed acquistare Cassani, Felipe, Parolo e Cassano. Proprio Antonio Cassano ebbe un ottimo impatto al livello di numeri coi gialloblù, in appena un anno e mezzo disputò 56 presenze, segnando 18 gol e siglando 9 assist, ma con i tifosi fu guerra aperta dopo una furiosa lite a fine gara con la curva, con tanto di rescissione dal club il giorno subito dopo per la questione del mancato pagamento degli stipendi. Un altro giocatore dal rendimento molto alto quell’anno fu Marco Parolo che si ripeté anche nella stagione successiva diventando rapidamente un idolo della tifoseria: in appena due stagioni Parolo arrivò ad indossare la fascia di capitano, disputando 75 presenze e segnando 11 gol.

2018-2019

Una menzione va fatta anche al Parma della scorsa stagione, quando i ragazzi guidati da Roberto D’Aversa centrarono una salvezza tranquilla al ritorno in Serie A dopo il fallimento e la risalita dai dilettanti, stazionando per qualche giornata anche in zona coppe. In estate il DS Faggiano decise di optare per acquisti di una certa esperienza, così da non temere il salto in massima categoria e affrontare le difficoltà con giocatori che ne hanno viste di tutti i colori: arrivarono a parametro zero Gobbi, Gervinho e Bruno Alves, in più furono acquistati Kucka, Biabiany, Gagliolo, Grassi e Inglese. La stagione si concluse con un quattordicesimo posto e il duo formato da D’Aversa e Faggiano misero le basi per l’ottima stagione di questa stagione.

 

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




Fiorentina: Gotze e Kumbulla nel mirino!

Fiorentina: Gotze e Kumbulla nel mirino!

In casa Fiorentina è tempo di ricominciare a sorridere: è finita la quarantena senza alcun imprevisto, i tre calciatori Vlahovic, Pezzella e Cutrone risultati positivi al Coronavirus sono guariti ed ora il presidente Commisso ed il DS Pradé possono tornare a pensare alla gestione della società. Tra le note più importanti sull’agenda di Commisso e Pradé c’è il calciomercato: il presidente della Viola vuole rinforzare la rosa con due acquisti di livello da fare prima dell’apertura del mercato per bruciare le tante concorrenti sul tempo. Oltre ai già acquistati per giugno Amrabat e Kouamé, il DS Pradé sta lavorando ad altri due grossi nomi: Mario Gotze e Marash Kumbulla.

Come riportato da La Gazzetta dello Sport, Marash Kumbulla interessa a numerosi club tra i quali la Fiorentina. Il giovane difensore albanese in forza all’Hellas Verona ha un costo del cartellino piuttosto alto, ovvero di 30 milioni di euro, ma Commisso sarebbe comunque deciso a portarsi a casa il gioiellino classe 2000. Su Kumbulla si registrano gli interessi anche dell’Inter, del Napoli, del RB Lipsia, dell’Eintracht Francoforte e dell’Everton.

Come si legge quest’oggi su FiorentinaNews, in casa Viola si sta ragionando anche su un altro grande colpo da fare in vista di giugno e si tratta di Mario Gotze. Il centrocampista offensivo del Borussia Dortmund a giugno si libererà a parametro zero e Daniele Pradé starebbe lavorando sodo per portarselo a casa prima delle altre numerose pretendenti. Sul calciatore tedesco classe ‘92, campione del mondo nel 2014 e vincitore di numerosissimi trofei, ci sarebbero anche le mire del Milan e del Napoli oltre che di numerosissime squadre di campionati esteri.

 

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




Calciomercato Inter, il Valencia sulle tracce di Godin

Calciomercato Inter, il Valencia sulle tracce di Godin

Calciomercato – Nell’edizione odierna del Mundo Deportivo si parla del difensore dell’Inter, l’uruguaiano Diego Godin. Attorno al difensore ex Atletico Madrid sembra essersi acceso l’interesse di parecchie squadre, in particolare modo del Valencia. La squadra spagnola starebbe proprio pensando di riportare in Liga in difensore dopo una sola stagione in nerazzurro. Nella difesa della squadra allenata da Conte l’uruguaiano non è finora riuscito ad imporsi così come fatto nei trascorsi all’Atetico Madrid. Sembra però che il difensore non abbia intenzione di tornare a giocare in Spagna in un club che non sia quello Colchoneros Oltre al Valencia, anche altri club, questa volta di Premier League, starebbero sondando il terreno. Si parla di Manchester United e Tottenham, sicuramente 2 squadre di prima fascia che il trentaquattrenne difensore potrebbe prendere in considerazione qualora fosse messo alla porta da mister Conte.

In questa stagione Diego Godin ha collezionato in totale 25 presenze, considerando tutte le competizioni giocate.

 

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Sarà doppio scontro Italia-Spagna, dunque, in Europa League: Inter-Getafe e Siviglia-Roma, andiamo a scoprire meglio le nostre avversarie nel podcast tematico riguardante l’universo Liga!
Siviglia e Getafe segnano poco e subiscono poco meno, pertanto non sembrano avversarie irresistibili numeri alla mano, ma la classifica dice ben altro: rispettivamente terza e quarta, le due compagini sono le vere sorprese di questa bella stagione di Liga. Tra vecchie conoscenze della Serie A, giovani interessanti ed esperti calciatori che da anni militano nel campionato spagnolo, queste due squadre allenate dai preparatissimi Lopetegui (Siviglia) e Bordalás (Getafe) risultano complicate da affrontare: reparti stretti, ripartenze fulminanti, palleggiatori di qualità ma anche attaccanti poco prolifici. Pregi e difetti, dunque, delle nostre prossime avversarie in Europa League, sognando notti magiche e sorteggi più morbidi.

 




Milan: il dopo Ibra si chiama Milik

Milan: il dopo Ibra si chiama Milik

Ivan Gazidis, l’amministratore delegato del Milan, è a capo della società rossonera ed in questo momento si sta occupando di come dovrà muoversi il Milan sul mercato oltre che dei vari aspetti amministrativi. Una delle grande più grosse in casa Milan è quella dell’attaccante: Rafael Leao è giovane e talentuoso ma al momento non è pronto per caricarsi l’attacco rossonero sulle spalle, perciò perso Ibrahimovic a parametro zero il Milan dovrà scegliere un bomber che ne prenda il posto ed al momento il profilo più accreditato è quello di Arkadiusz Milik.

Come riportato da Tuttosport, Arkadiusz Milik possiede tutte le qualità apprezzate e richieste da Ivan Gazidis Per guidare l’attacco del Milan: è un classe ‘94 perciò ha buona esperienza pur rimanendo ancora giovane, ha tecnica per giocare coi compagni e ha fiuto per fare gol, ma soprattutto ha il contratto in scadenza nel 2021 il che ha fatto crollare la sua valutazione portandola a 35 milioni (cifra abbordabile) ed anche l’ingaggio del ragazzo è alla portata, con 2,2 milioni a stagione lo stipendio di Milik rientra nei parametri richiesti da Gazidis.

Per l’attaccante del Napoli ci sarà comunque da trattare con De Laurentiis che tutti sappiamo essere un bravo manager in grado di spuntarla spesso nelle trattative di mercato (coadiuvato dai fidati Chiavelli e Giuntoli).

 

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




Sticchi Damiani: “il Lecce non andrà in B”

Sticchi Damiani: “il Lecce non andrà in B”

Il presidente del Lecce, Saverio Sticchi Damiani, ha parlato ai microfoni di SportItalia dell’eventuale proseguimento del campionato e delle possibili retrocessioni nel caso in cui si dovesse fermare definitivamente la stagione, poi si sofferma anche sulla sempre più concreta opzione di ridurre gli stipendi dei calciatori:

“Non penso alla classifica, ma è ovvio che il Lecce non possa andare in B. Ci manca uno scontro diretto con il Genoa, stavamo facendo un gran campionato e nel girone di ritorno siamo a metà classifica. Per gli stipendi è prematuro parlare con i calciatori ma sono orgoglioso di dire che il Lecce è un club solido senza avere un solo euro di debito con fornitori e banche”

Sticchi Damiani ha rilasciato anche un’altra intervista ieri a PianetaLecce.it, nella quale fa capire che tipo di perdite ci sarebbero per una società di quelle dimensioni se non si continuasse la stagione, ma ha anche tranquillizzato i sostenitori giallorossi sulla solidità economica del club salentino:

“Nel caso in cui ci fossero 720 milioni di perdite, circa 20 sarebbero a carico del Lecce. Verrebbero meno ricavi per 20 milioni di euro, che sono funzionali non a guadagnare, ma a coprire costi. Chiaramente è solo una situazione che si verrebbe a creare nel cosa in cui non maturi una delle ipotesi al vaglio per limitare le perdite. La nostra posizione, nel contesto di questo disastro finanziario, è relativamente tranquilla, dato che il club non si trascina situazioni debitorie pregresse”.

 

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?




Antonio Conte lavora anche in isolamento forzato

Antonio Conte lavora anche in isolamento forzato

Antonio Conte è un perfezionista ed un infaticabile lavoratore, questo si sa, ed anche in quarantena forzata prosegue il suo inarrestabile lavoro quotidiano fatto di studio e perfezionamento dei sui schemi. Come riportato da La Gazzetta dello Sport, Antonio Conte sta studiando a fondo la sua rosa ed i campionati esteri per aumentare le sue conoscenze, andiamo a vedere i tre punti del lavoro portato avanti da Conte:

Punto primo: grazie allo staff, con l’aiuto del fratello Gianluca, Conte ha caricato sul suo computer tutte le partite stagionali dell’Inter per rivederle e studiarne i particolari. Una su tutte Inter-Atalanta di gennaio, quando negli occhi rimasero le sensazioni negative dell’ultimo quarto d’ora, a fronte di una partita ben condotta in larga parte.

Punto secondo: analisi degli avversari, studiando soprattutto le squadre di Premier League e Bundesliga, una specie di corso di aggiornamento dal divano ma con l’occhio attento. Non solo campionati esteri, lo studio di Conte è approfondito e mira anche a qualche realtà italiana.

Punto terzo: Conte sta studiando i dati fisici di ogni singolo calciatore, le curve di rendimento, parametri che potranno tornare utili in futuro. È un lavoro che verrà buono, ad esempio, per costruire l’Inter di domani.

Uno dei focus di Antonio Conte verterà su Christian Eriksen: il danese fin qui ha zoppicato, non tanto nella qualità delle prestazioni offerte ma nell’intensità del gioco e nell’adattamento al 3-5-2. Il tecnico nerazzurro sta studiando nuovi movimenti per permettere ad Eriksen di brillare come mezzala nel 3-5-2, grazie al suo enorme talento potrà tranquillamente adattarsi senza necessità di modificare il modulo il 3-4-1-2.

Come si legge su Tuttosport, il club nerazzurro in queste ore sta lavorando anche al calciomercato, con Beppe Marotta, Piero Ausilio e Antonio Conte sempre in contatto per chiudere due importanti acquisti che andranno a rinforzare l’Inter dalla prossima stagione: Olivier Giroud, attaccante in scadenza col Chelsea, ed il centrale difensivo Jan Vertonghen in quale contratto col Tottenham scadrà a giugno.

 

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Tare: “bisogna terminare la stagione anche per chi non c’è più”

Tare: “bisogna terminare la stagione anche per chi non c’è più”

Il Direttore Sportivo biancoceleste  non molla la presa: “bisogna terminare la stagione”. Igli Tare interviene così al canale tedesco “Sport1” come riportato da   SportMediaset :

“La stagione deve essere portata a termine. Il campionato deve andare avanti per rispetto dei morti e di tutti i tifosi”. I tempi non sono ancora maturi per decidere la cancellazione. Il numero di persone infette sta diminuendo e interrompere la stagione sarebbe ingiusto”

Inoltre aggiunge quanto sia fondamentale dal punto di vista economico per il calcio italiano riprendere la stagione, dato che il 70% degli introiti dei club dipende dai diritti televisivi e quanto siano gli stessi calciatori a voler tornare alla normalità, il prima possibile, senza chiaramente forzare la mano, dato che un’emergenza di questo tipo richiede tempo.

“Per il calcio italiano fermarsi qui sarebbe un disastro. Proveremo ad evitare che questo accada con tutte le nostre forze”. “Nel calcio italiano oltre il 75% dei club finanzia il proprio budget attraverso i diritti tv, se questi ricavi non dovessero esserci, si arriverebbe al collasso. Vorremmo tornare alla normalità e questo significa anche allenarci. I giocatori non attendono altro, aspettano solo il momento in cui possa tornare tutto normale anche all’interno del club. A quel punto bisognerà ritrovare lentamente la forma e uscire da questo momento horror il prima possibile”

 

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?




Gullit, il Tulipano Nero che vestì blucerchiato

Gullit, il Tulipano Nero che vestì blucerchiato

Tutte le storie iniziano di lunedì, o quasi, diciamo che tutte le storie normali iniziano di lunedì… beh, questa no, questa storia non inizia di lunedì perché non è una storia normale. Questa è la storia di una stella cometa passata nel firmamento blucerchiato a intermittenza tra il 1993 ed il 1995, ma seppur di breve durata fu un passaggio memorabile il che rende questa storia così mitica da annullarne ogni normalità al suo interno. Come ogni storia mitica ha mille particolarità: il fatto che non cominci di lunedì, il protagonista della storia e le sue passioni, i numeri al termine del passaggio della cometa e il significato che ebbe per la città sulla quale brillò, Genova.

Questa storia comincia un mercoledì di luglio, il 14 luglio 1993 per l’esattezza: a Genova non fa troppo caldo quel giorno nonostante sia estate inoltrata, circa 20 °C, però è piuttosto umido e gli abitanti della città non sembrano gradire troppo quel clima. Ma c’è una metà esatta della città di Genova che di colpo viene scossa da una notizia che ha del clamoroso, una di quelle notizie sbalorditive che lasciano a bocca aperta come se una stella cometa luminosissima decidesse di passare proprio sulla testa degli astanti… il 14 luglio 1993, in uno strano mercoledì di metà luglio, Ruud Gullit venne ufficializzato dalla Sampdoria come un nuovo calciatore blucerchiato. Inizia così la nostra strana storia, la storia di Gullit alla Samp, una storia così intensa e breve allo stesso tempo che verrà ricordata negli annali nel calcio seppur durata appena 63 partite.

All’epoca di quel 14 luglio del 1993 l’indimenticabile Paolo Mantovani, allora presidente della Sampdoria, era fortemente indebolito e provato dalla malattia che qualche mese dopo (ad ottobre, anche qui il 14) l’avrebbe strappato ai suoi cari ed ai suoi adorati tifosi, ciononostante lo spirito deciso dell’imprenditore romano ma genoano d’adozione permise di dare l’affondo ad un ultimo colpo di mercato per rendere la sua amata Sampdoria sempre più forte: fu così che grazie ad una chiacchierata convincente avvenuta tra Gullit e Mantovani nel dicembre del ‘92 e ad una operazione estiva di mercato fulminea, che batté sul tempo il Torino, da 1 miliardo di lire che Ruud Gullit arrivò ad indossare la maglia della Sampdoria, firmando un contratto da 2 miliardi e 200 milioni di lire a stagione.

Dicevamo che questa storia ha mille particolarità, come ad esempio il protagonista in questione: insignito del Pallone d’Oro nel 1987 (dedicato a Nelson Mandela) alla sua prima esperienza in Serie A con la maglia del Milan, Ruud Gullit si rese famoso non solo per le sue doti calcistiche da fuoriclasse assoluto, ma anche per le sue passioni fuori dal campo come la musica e le donne. La musica era tra le passioni più forti, Gullit si dilettava a suonare per una band reggae con la quale si esibì anche nei palasport italiani, e le donne poi… tre mogli, tra le quali figurano un’ex fidanzata di Ayrton Senna e la nipote di Johann Cruyff, dalle quali avrà cinque figli.

Ma questa non è solo la storia di un grande amatore o di un membro di una band reggae, questa è la storia di un calciatore fuoriclasse, dal talento così raro e luminoso da sembrare una stella cometa bellissima. Questa storia vede Ruud Gullit, Il Tulipano Nero,  diventare rapidamente un idolo dei tifosi della Sampdoria, grazie alle giocate da campione e alle esultanze cariche sotto la Gradinata Sud per le quali i tifosi impazziscono, ed i tifosi blucerchiati impazziscono anche grazie ai numeri che Gullit produce con la maglia della Sampdoria addosso: da seconda punta e trequartista mette a segno 26 gol in 63 presenze, nella stagione 1993-1994 e nella seconda parte della successiva. Con la casacca blucerchiata vinse la Coppa Italia alla sua prima stagione, non sazio dei numerosi trofei alzati con la maglia del Milan; cambiò aria proprio perché saturo e demotivato in rossonero dopo aver perso la finale di Champions League contro il Marsiglia, fu allora che Mantovani fiutò l’affare e lo consegnò al duo tecnico della Sampdoria formato da Sven-Goran Eriksson e Sergio Santarini. Memorabile le parole scambiate tra Gullit e Mantovani il giorno della presentazione della squadra: “Presidente – disse Gullit presentandosi con oltre un’ora di ritardo – mi faccia tornare la voglia di giocare a pallone“, Mantovani gli rispose “Tu vieni puntuale e ti garantisco che ti divertirai come non ti sei mai divertito prima“.

Il Tulipano Nero incantò Genova in appena una stagione e mezza, ma al di là dei gol e delle giocate Ruud Gullit verrà per sempre ricordato dai tifosi blucerchiati come l’ultimo grande regalo che l’immenso Presidente Mantovani fece alla sua Sampdoria.

 

(Dati Wikipedia e Transfermarkt)

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Top & Flop giovani in Europa

Top e flop nei campionati europei

Con i campionati di tutta Europa (tranne quello bielorusso) fermi a causa dell’emergenza Coronavirus, è bene cominciare a tirare un po’ di somme sui giovani che più ci stanno colpendo in questa stagione e su quelli che invece stanno maggiormente deludendo le aspettative.

Top

Elenchiamo i giocatori che, nonostante la giovane età, più si stanno rivelando determinanti ad alti livelli in termini di statistiche. Ne consegue l’esclusione di molti eccellenti come Ansu Fati, Gabriel Martinelli, Mason Greenwood, Mason Mount, Kai Havertz , Nicolò Zaniolo ed altri, anche per garantire un minimo assortimento tra ruoli e campionati e per non privilegiare i soli giocatori offensivi.

Erling Haaland

Il primo della lista, neanche a dirlo, è il giovane attaccante norvegese classe 2000 del Borussia Dortmund. Saltatore alto 194 centimetri, sinistro potente, buone capacità d’inserimento e di rifinitura,  il Salisburgo lo acquista dal Molde nell’inverno 2019 e il resto è storia recente: a settembre contro il Genk diviene il secondo giocatore più giovane nella storia della Champions League a segnare una tripletta all’esordio (dietro Wayne Rooney). Termina la sua esperienza al Salisburgo con 29 reti in 27 presenze, e si conferma al Borussia Dortmund dove fino ad ora ha ne ha totalizzate 12 in 11 partite, impressionando soprattutto per la devastante incisività nei suoi primi minuti giocati in Bundesliga. Vanta 2 presenze con la nazionale norvegese.

Jadon Sancho

Sembra strano citare due giocatori del Borussia Dortmund, squadra ormai da anni lontana dall’élite del calcio continentale. Eppure è impossibile non parlare della giovane ala inglese con origini di Trinidad. Buon dribblatore e veloce in contropiede, nel 2017 passa dal Manchester City al Dortmund per soli 8 milioni di sterline, e viene inserito dal The Guardian tra i migliori 60 giocatori al mondo nati nel 2000.  Quest’anno si trova nel suo momento di massimo splendore, avendo attiratto l’attenzione di molti club europei (soprattutto di Premier) grazie ai suoi 17 gol e 19 assist in 35 partite. Con la nazionale inglese, è il primo millennial ad esser stato convocato, ad aver giocato e ad aver messo a segno una marcatura.

Phil Foden

Centrocampista offensivo inglese classe 2000,  è cresciuto nelle giovanili del Manchester City.  Mancino, molto tecnico e vero jolly di centrocampo. Nel 2017 fa le sue prime apparizioni con gli Sky Blues e dall’anno scorso è in pianta stabile nella rosa di Guardiola, con la quale nell’ultima stagione ha totalizzato 26 presenze, 3 reti e 7 assist.

Alphonso Davies

Esterno canadese classe 2000, il Bayern Monaco lo preleva nel gennaio del 2019 dai Vancouver Whitecaps. Giocatore completo, inizia la carriera da ala, ma in seguito viene adattato al ruolo di terzino che adesso occupa stabilmente.In questa stagione ha totalizzato 29 presenze, 2 gol e 7 assist. Si tratta del giocatore più giovane ad aver esordito e segnato con la nazionale canadese, nonché del primo millennial ad aver realizzato una marcatura in una competizione internazionale.

Eduardo Camavinga

Mediano francese classe 2002 del Rennes, si tratta di un profilo inusuale per questa lista, che raccoglie giocatori già affermati in top club e con esperienza internazionale, ma abbiamo deciso di premiarlo per la giovanissima età e per dare spazio ad un ruolo non offensivo. Può essere anche impiegato come mezzala, è dotato di un buon tiro ed è, secondo gli addetti ai lavori, la next big thing del calcio francese. Cresciuto nelle giovanili del Rennes, diventa il più giovane esordiente in Ligue 1 a soli 16 anni, 4 mesi e 27 giorni. Con la squadra transalpina vanta già 35 presenze, 1 gol e 2 assist.

Flop

Premettiamo, non è mai giusto etichettare come flop giocatori giovanissimi, che hanno ancora tanti anni di carriera davanti per dimostrare il loro valore. Tuttavia su alcuni di essi le aspettative sono state davvero alte e non ripagate.

Vinicius Jr.

Considerato da molti un astro nascente del calcio mondiale , l’esterno offensivo brasiliano classe 2000 non sta garantendo continuità di rendimento nel Real Madrid di Zidane (nonostante un goal nel Clasico), il quale più volte ha fatto a meno di lui in questa stagione. In 28 presenze, Vinicius ha totalizzato solamente 4 gol e 3 assist, un bottino non certo ricco per un attaccante sul quale incombeva il peso di grandi aspettative. Vanta una sola presenza con la casacca verdeoro.

Rodrygo

Simmetricamente alla lista dei top, iniziamo quella dei flop con due giocatori della stessa squadra, clamorosamente il Real Madrid.  Di ruolo ala, brasiliano classe 2001, acquistato per 45 milioni di euro dal Santos (stessa cifra del suo compagno Vinicius), Rodrygo sta avendo un buon rendimento nelle coppe, mentre in campionato è poco utilizzato (anche se, parliamoci chiaro, si tratta sempre del Real Madrid), con sole 12 presenze e 2 gol in Liga. Vanta 2 presenze von la nazionale maggiore.

Kean

Attaccante classe 2000, lo abbiamo conosciuto bene con la Juventus, è passato in estate all’Everton a fronte di un corrispettivo di 28 milioni di euro. A Liverpool solamente 26 presenze, 1 gol e 2 assist. Meglio in nazionale, con 2 apparizioni e 3 gol

Joao Felix

Torniamo a Madrid, stavolta sponda Atletico. Il trequartista portoghese classe 1999 l’anno scorso ha incantato tutti al Benfica anche in campo internazionale, facendoci pensare di essere pronto al grande salto. Quest’anno invece, solamente 6 gol e 3 assist in 28 presenze. Un magro bottino se pensiamo ai 126 milioni di euro spesi dai Colchoneros per portarlo alla corte di Simeone. Conta 5 presenze in nazionale.

De Ligt

Lo abbiamo lasciato per ultimo, dato che di flop vero e proprio non si può veramente parlare. Il difensore olandese classe 1999, passato dall’Ajax alla Juve per 85 milioni di euro nell’ultima sessione di mercato, ha infatti ricevuto subito il compito di non far rimpiangere un pilastro della difesa bianconera come Chiellini, tenuto fuori da un grave infortunio. Nonostante un gol decisivo nel derby, nella prima parte di stagione si è rivelato ancora acerbo in relazione alla sua valutazione di mercato, lo dimostrano gli svariati rigori procurati per fallo di mano. Discorso totalmente opposto in nazionale, dove nonostante la giovane età è già capitano e vanta 21 presenze corredate da 2 gol.

 

Coronavirus: gli aggiornamenti in tempo reale sulle squadre di Serie A – LIVE

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Juventus, Ramsey possibile contropartita per arrivare a Pogba

Juventus, Ramsey per arrivare a Pogba?

Con i grandi investimenti bloccati a causa dei danni economici provocati dall’emergenza Coronavirus, i club ridefiniscono le loro strategie di mercato. La Juventus sarebbe decisa a puntare sul ritorno di Paul Pogba. Gioca a favore dei bianconeri il fatto che il francese sia in scadenza di contratto nel 2021 e possa perciò svalutarsi. Mentre nei giorni scorsi erano circolate notizie sul possibile inserimento come contropartite tecniche di Pjanic o Dybala, il nome più papabile in tal senso è ora quello di Aaron Ramsey, che a Torino è stato discontinuo e vittima di più di un infortunio, da accompagnare ad un conguaglio economico per pareggiare la valutazione di Pogba. Si tratterebbe di una soluzione gradita al tecnico Solskjaer, grande estimatore del gallese.

 

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