Roma, continua il sogno: l’analisi delle possibili avversarie

Dopo l’eliminazione della Lazio dall’Europa League, la Roma rimane l’unica squadra a rappresentare il calcio italiano in Europa. L’impresa dell’Olimpico contro il Barcellona è ancora fresca negli occhi dei tifosi giallorossi, che adesso attendono con ansia il sorteggio di Nyon, in programma quest’oggi alle ore 13.00. Nel frattempo, noi di RadioGoal24 abbiamo analizzato le tre possibili avversarie della squadra capitolina: Real Madrid, Liverpool e Bayern Monaco. 

Real Madrid

Dopo un inizio di stagione assai complicato, caratterizzato sia da crisi di gioco che di risultati, il Real Madrid è tornato alla carica, e non è un caso che tutto ciò sia coinciso con il grande recupero del suo giocatore più importante: Cristiano Ronaldo. Il primo a dover essere temuto è senza dubbio lui, Mr. Champions League, che dal 21 gennaio ad oggi ha segnato la bellezza di 26 reti: una macchina da goal praticamente perfetta, la cui ultima marcatura su calcio di rigore ha eliminato la Juventus, tra sogni infranti e mille polemiche. In Liga le cose non vanno bene, il -15 dal Barcellona è pesante, ma in Europa è tutta un’altra storia: quello è l’habitat naturale dei Blancos, e lo confermano le tre finali vinte negli ultimi quattro anni, per un totale di 12 coppe dalle grandi orecchie collezionate in bacheca. La squadra di Zidane si schiera spesso con un 4-3-1-2, facendo affidamento all’imprevedibilità di Isco, che in posizione di trequartista può giocare tra le linee, effettuando costanti inserimenti in area e creando diversi grattacapi alle difese avversarie. In attacco, poi, non dimentichiamoci di due fuoriclasse assoluti come Bale e Benzema. Se il reparto avanzato resta il punto di forza del Real però, lo stesso non si può dire della difesa: 35 reti subite in campionato e ben 9 in 10 partite di Champions League sono sinonimo di numeri allarmanti. La retroguardia madrilena quindi non è impeccabile, ma parecchio penetrabile, e lo ha dimostrato anche la gara di due giorni fa contro la Juventus: Sergio Ramos rimane la colonna portante della difesa (e la sua assenza mercoledì si è sentita parecchio), ma le corsie esterne sono ampiamente attaccabili, dato che Marcelo e Carvajal tendono di più ad impegnarsi nella fase offensiva che in quella difensiva.

Liverpool

Stagione fantastica per il Liverpool, che viaggia al terzo posto in Premier League e che ora ha tutte le possibilità di potersi giocare un posto in finale di Champions League dopo 11 anni. La squadra di Klopp si caratterizza soprattutto per la sua intensità, per la corsa e per il peso offensivo: tutte doti che hanno permesso di eliminare il Manchester City di Guardiola, battuto tre volte in questa stagione. Con un 4-3-3 votato all’attacco, infatti, la squadra inglese ha la possibilità di contare sul tridente offensivo composto da Salah, Firmino e Mane, con l’egiziano (ex Roma tra l’altro) a rappresentare il nemico numero uno: in questa stagione ha siglato 39 goal in 44 presenze, a cui si aggiungono anche 13 assist. Numeri quindi straordinari per Salah, che sta vivendo il periodo più bello della sua carriera, confermandosi tra l’altro uno degli attaccanti più prolifici d’Europa. In casa Liverpool però le cose non sono tutte rose e fiori, perché se il reparto avanzato può vantare un notevole rateo di goal, lo stesso non si può dire della difesa, dove le cose vanno un tantino peggio: 49 reti stagionali subite sono troppe, specialmente se si pensa al grande sborso economico fatto a gennaio per Van Dijk, pagato 85 milioni e diventato il difensore più pagato nella storia del calcio. L’olandese sembra non aver dato la giusta quadratura ad una squadra inadatta a saper gestire le partite e capace di saper andare solo a tutta sparata: non è un caso che il Liverpool sia stato rimontato 8 volte dopo una situazione di vantaggio, un vizio che la squadra inglese non vuole togliersi.

Bayern Monaco

Il Bayern Monaco, già vincitore della Bundesliga con sei giornate di anticipo, è approdato alle semifinali di Champions League dopo quattro anni. Anche per i tedeschi la stagione non è iniziata nel migliore nei modi, con Ancelotti colpevole di non essere riuscito a dare una sua impronta alla squadra ed esonerato per questo dopo pochi mesi. Sembrava una squadra allo sbando il Bayern, ma il ritorno di Jupp Heynckes sulla panchina bavarese a novembre ne ha permesso la rinascita: da quel momento sono arrivate 29 vittorie, 2 pareggi e soltanto 2 sconfitte. Il lavoro svolto dal tecnico tedesco si è visto fin da subito, dato che è stato capace di far adottare alla sua squadra delle varianti tattiche che possono cambiare anche a partita in corso, passando dal 4-3-3 al 4-1-4-1. Il giocatore più pericoloso è sicuramente Lewandowski, un killer d’area di rigore, capace di segnare in questa stagione ben 35 goal. Non bisogna però sottovalutare Muller, giocatore preso spesso in scarsa considerazione ma micidiale, dotato di imprevedibilità e buona tecnica, oltre ai due velocisti per eccellenza, Robben e Ribery, che in Inghilterra definirebbero “old but still good”. Anche il centrocampo merita la sua parte, con Thiago Alcantara ritrovato in cabina di regia e con un James Rodriguez che, dopo un inizio difficile, sta finalmente tagliandosi il suo spazio. Per quanto riguarda la difesa, il Bayern ha subito 21 goal in Bundesliga e 8 in 10 partite di Champions League, confermandosi quindi una squadra più equilibrata rispetto a Real Madrid e Liverpool. La coppa dalle grandi orecchie manca a Monaco da cinque anni: l’ultima è stata vinta proprio da Heynckes nella stagione 2012-2013, in quella bellissima finale contro il Borussia Dortmund.

 

 

 




Bayern Monaco-Siviglia: probabili formazioni, radiocronaca e dove vederla in tv e streaming

Riaprono le porte della Champions League con il ritorno dei quarti di finale; il Bayern Monaco, dopo essersi imposto per due a uno sul campo del Siviglia, vuole sfruttare il fattore campo per chiudere la pratica ed accedere in semifinale. I ragazzi di Montella, dopo il miracolo dell’Old Trafford, cercano una seconda impresa per continuare il sogno europeo. Appuntamento mercoledì 11 aprile alle 20:45 all’Allianz Arena.

Le probabili formazioni di Bayern Monaco-Siviglia

Montella ritroverà Banega, assente nel match di andata per squalifica. In attacco spazio a Muriel supportato da Sarabia, Vazquez e Correa. Heynckes, invece, non potrà contare sugli infortunati Neuer e Coman. A centrocampo Thiago Alcantara sarà preferito a Tolisso, mentre il tridente offensivo dietro Lewandowski sarà composto da Muller, Ribery e James.

Probabile formazione Bayern Monaco (4-2-3-1): Ulreich; Kimmich, Boateng, Hummels, Bernat; Thiago Alcantara, Javi Martinez; Muller, James,Ribery; Lewandowski. Allenatore: Heynckes
Probabile formazione Siviglia (4-2-3-1): Rico; Navas, Mercado, Lenglet, Escudero; Banega, N’Zonzi; Sarabia, Vazquez, Correa; Muriel. Allenatore: Montella

Radiocronaca Bayern Monaco-Siviglia

La radiocronaca di Bayern Monaco-Siviglia verrà trasmessa da RadioGoal24 sul proprio sito web www.radiogoal24.it e sulla pagina Facebook di RadioGoal24 a partire dalle 20.30.

Dove vedere in TV e streaming Bayern Monaco-Siviglia

Siviglia-Bayern Monaco sarà trasmessa in diretta esclusiva su Mediaset Premium, precisamente su Premium Sport 2. Il match potrà inoltre essere visto in streaming con Premium Play, attraverso smartphone, tablet e laptop.




Real Madrid-Juventus: probabili formazioni, radiocronaca e dove vederla in tv e streaming

Riaprono le porte della Champions League con le gare di ritorno dei quarti di finale; la Juventus, dopo la pesante sconfitta casalinga del match di andata (3-0 in favore del Real Madrid), ha bisogno di un vero e proprio miracolo per approdare in semifinale. I ragazzi di Zidane, invece, sono con un piede e mezzo al turno successivo e vogliono chiudere i conti nel tempio del Bernabeu. Appuntamento mercoledì 11 aprile, alle 20.45.

Le probabili formazioni di Real Madrid-Juventus

Allegri ritrova Pjanic e Benatia ma dovrà fare a meno di Dybala, espulso nel match di andata. Il tridente offensivo sarà composto da Costa-Higuain-Cuadrado mentre in difesa l’unico dubbio riguarda il ruolo del terzino destro dove De Sciglio è favorito su Lichtsteiner. Zidane, invece, dovrà fare a meno di Sergio Ramos squalificato (al suo posto giocherà Casemiro) ma potrà contare sullo strepitoso momento di Cristiano Ronaldo.

Probabile formazione Real Madrid (4-3-1-2): Keylor Navas; Carvajal, Varane, Casemiro,  Marcelo; Modric, Kovacic, Kroos; Isco; Benzema, Cristiano Ronaldo. Allenatore: Zidane
Probabile formazione Juventus (4-3-3): Buffon; De Sciglio/Lichtsteiner, Benatia, Chiellini, Alex Sandro; Khedira, Pjanic, Matuidi; Douglas Costa, Higuain, Cuadrado. Allenatore: Allegri

Radiocronaca Real Madrid-Juventus

La radiocronaca di Real Madrid-Juventus verrà trasmessa da RadioGoal24 sul proprio sito web www.radiogoal24.it e sulla pagina Facebook di RadioGoal24 a partire dalle 20.30.

Dove vedere in TV e streaming Real Madrid-Juventus

Juventus-Real Madrid sarà trasmessa in chiaro sul nuovo canale Mediaset 20 o in alternativa su Mediaset Premium, esattamente su Premium Sport. Il match potrà inoltre essere visto in streaming grazie a tablet, smartphone o laptop usando Premium Play.




Grazie Roma, sei nella storia!

“Impulso: Forza esercitata da un corpo su un altro per comunicare il moto, spinta”.

L’emozione è un sentimento banale, come il Barcellona

E’ veramente difficile scrivere un articolo del genere. Essere in questo stato per partite del genere non dovrebbe fare effetto ad un giornalista, figurati ad un giornalista non di fede romanista. Eppure, nella serata di ieri, è successo qualcosa che va oltre il proprio mestiere o il proprio tifo. La partita Roma-Barcellona è un qualcosa che dovrebbe far godere qualsiasi tifoso di calcio italiano, per dei semplici motivi. Prima di tutto: il Barcellona è antipatico. Non nascondiamoci, il periodo guardiolista è un po’ quando noi ragazzi anni ’90 ascoltavamo la tecktonik a 12 anni,un periodo che ricordiamo con spenseriatezza ma anche con giusto distacco. Adesso che siamo cresciuti possiamo ben vedere che il calcio non è estetica, non è una forma geometrica ben definita, ma semplicemente un impulso. Vi aspettavate la parola “emozione” no? Neanche per sogno, colui che vi scrive non è ancora arrivato a quei livelli smielati e paternalisti.  E’ un impulso perché prima di tutto è un qualcosa di generico, di poco definito: si può avere un impulso rabbioso quando si sbatte il mignolino sull’angolo della stanza, ma anche quando si mangia per la prima volta un piatto di Carbonara dopo essere stato per settimane in un paese orientale. Non è un emozione perché quest’ultima è fin troppo razionale, fin troppo definita, fin troppo banale. E’ noioso emozionarsi, ed il Barcellona ti fa emozionare. Vittorie come questa invece creano un impulso dentro qualsiasi animo di qualunque appassionato di calcio, un qualcosa che non sai spiegare perché sì, in questo momento colui che vi scrive neanche saprebbe definire il concetto di impulso, neanche so che cosa significhi. La Roma è una squadra che non ha vinto molto nella sua storia e anzi, è stata caratterizzata probabilmente dall'”esserci andata vicino”. E’ chiaro che, anche per questo, non si può definire lo stato d’animo dei tifosi. Non sono abituati. E’ questa la differenza: ad emozionarti sono le cose che sai che ti faranno felici, sai che il Barcellona al 99% ti darà questo sentimento. E quell’1%? Eh, quando la bacchetta si sposta su quella porzione di percentuale allora non ti puoi emozionare, ma semplicemente…non so. Quell’1% crea un impulso che non può essere descritto, né raccontato. Proprio per quest’ultimo motivo il giornalista è il mestiere più difficile del mondo, per il fatto che devi provare a raccontare anche queste cose, di nasconderle inutilmente. Il secondo motivo per cui tutti dovrebbero gioire nella giornata di oggi è perché mai come ora dovremmo sentirci tutti italiani; abbiamo appena ricevuto la più grande batosta della nostra storia calcistica, non faremo parte di un Mondiale di Calcio, di cui ne siamo quasi sempre padroni. Il calcio italiano non ha talenti, le squadre italiane non hanno campioni, non hanno stadi, non hanno fatturato: non dico che vincere queste partite ti permette di pensare che tutte queste cose siano inutile, sarebbe sciocco da parte mia. Ma è proprio per il fatto che la Roma abbia fatto questo miracolo, pur non avendo un decimo della potenza del Barcellona, ci deve far mostrare la linguetta di fuori: “Vi sappiamo battere anche quando ci siete superiori in tutto!” Questo deve essere il sentimento comune, anche perché il primo passo per ritornare competitivi è proprio darlo a far vedere all’estero, agli spagnoli, agli inglese, ai tedeschi che ci prendono in giro. Tutti insieme, tutti uniti: abbiate paura.

Vincere e dominare: la realizzazione di quell’1%

Quella di ieri sera è stata una partita senza senso, perché non solo quella percentuale si è avverata, ma in un modo che avrebbe richiamato possibilità ancora più basse: vincere sì, ma anche dominando. Perché diciamolo chiaramente: il Barcellona non ha capito NULLA per 94 minuti. L’azione più pericolosa di quello che è considerato da molti il calciatore più forte di tutti i tempi, Lionel Messi, è arrivata negli ultimi istanti, dopo una serie di rimpalli senza alcuni tipo di senso. Nulla ha senso di quello che è accaduto. Alisson le ha prese come al solito tutte, con la differenza che questa sera li ha anche bloccati i palloni: sì, perché non non bastava respingerli, ma dovevano anche essere ben protetti da quelle mani che qualunque donna vorrebbe sul proprio fondoschiena. Poi c’è Juan Jesus, definito scarsissimo all’Inter senza neanche troppi dubbi. In molti lo definiscono un buon giocatore solo schierato in una difesa a 3, e probabilmente hanno anche ragione. Se il brasiliano riesce a difendere come questa sera allora, caro Di Francesco, proprio in questa serata ti faccio una bella pernacchia. Accanto a lui c’era Fazio, uno che dopo il goal del 3 a 0 ha rischiato di farsi buttare fuori per un calcione al vento. Bello. D’istinto. Voluto. Così verrà ricordato quello stupidissimo fallo a centrocampo: una monumentale dimostrazione di coattaggine e cattiveria, senza senso. Ma chi se ne importa. A chiudere il terzetto in difesa è stato proposto Kostas Manolas, uno che all’intervista nel post partita ha detto una serie di cose di cui non sapeva nemmeno il significato. Un po’ come il sottoscritto nella prima parte di questo articolo. Quando è stato in campo ha invece capito tutto: come affrontare gli attaccanti avversari, dove buttarsi in scivolata quando il Barcellona ha capito che nel calcio bisogna anche attaccare, persino dove esultare sul goal del 3-0, andando verso la panchina con il faccione sconvolto per essersi reso conto di cosa aveva appena fatto. Impagabile. A centrocampo nel ruolo di mediano per fortuna non è stato schierato Gonalons, e questa è già una vittoria per la Roma. No, ha giocato Daniele Rossi, uno che a Roma è descritto come un uomo talmente emotivo che nelle partite importanti stecca sempre, facendosi buttare fuori in qualsiasi match con la Juventus. Eppure, nel match con il Barcellona, De Rossi è stato monumentale: ha fatto una prova difensiva perfetta, ha sfornato un assist delizioso per il primo goal di Dzeko e ha trasformato il rigore per il 2 a 0. La cosa più bella? L’esecuzione del penalty. Sì, perché lui ha fatto capire a quel belloccio di Ter Stegen dove avrebbe tirato: “Ohi biondo, te la metto a sinistra“. E gliel’ha messa lì. E ha segnato. Se questa non è personalità nelle partite importanti allora non so cosa significhi…come prima insomma. Ah, anche la botta a Rakitic è stata carina. Vicino a lui c’era Strootman, che non si è visto quasi per nulla, eccetto per tante palle rubate e tanta tigna in campo.Non è poco per un giocatore che in molti gli imputavano di non saper più giocare a pallone dopo l’operazione. Magari il pallone non lo sa gestire più come Iniesta, ma almeno non lo fa passare nemmeno agli avversari. Onesto. L’ultimo nome al centro del campo è quello di Radja Nainggolan, uno che volevamo veder vincere solo per vedere il suo video-selfie nello spogliatoio. Che poi non abbia fatto toccare una palla ad Iniesta, quello è un altro discorso. Sugli esterni Florenzi e Kolarov hanno sicuramente fatto alcuni errori, ma questo non importa: Florenzi si è regalato il lusso di scivolare e cadere nell’ultima azione importante per il Barcellona, facendo fare un salvataggio miracoloso a Manolas. D’altronde si è sempre detto questo: Florenzi è un ragazzo e calciatore generoso, esalta i suoi compagni prima di tutto. Beh, è vero. Su Kolarov cosa possiamo dire? Ha fatto prendere a Messi un giallo su ripartenza. Basta no? Passiamo all’attacco, anche se è rimasto veramente poco da dire…da una parte abbiamo uno Schick che finalmente sembra essere un giocatore di calcio, anche se in questo momento è più bravo a recuperare il pallone che metterlo in rete. Non che importi qualcosa fino a quando hai in attacco Edin Dzeko, che si sta piano piano quasi meritando di migliore punta centrale della storia giallorossa. Rispetto a Batistuta gli manca solo un trofeo. E qui stiamo zitti per scaramanzia.

 

 




Roma-Barcellona: formazioni ufficiali e radiocronaca

Manca pochissimo all’inizio del match valido per il ritorno dei quarti di finale di Champions League. Vediamo nel dettaglio le formazioni ufficiali di Roma-Barcellona.

Formazioni ufficiali Roma-Barcellona

Formazione ufficiale Roma (3-4-1-2): Alisson; Manolas, Fazio, Juan Jesus; Florenzi, Strootman, De Rossi, Kolarov; Nainggolan, Schick, Dzeko. Allenatore: Di Francesco

Formazione ufficiale Barcellona (4-4-2): Ter Stegen; Semedo, Pique, Umtiti, Alba; Sergi Roberto, Busquets, Rakitic, Iniesta; Messi, Suarez. Allenatore: Valverde

Radiocronaca Roma-Barcellona

La radiocronaca di Roma-Barcellona verrà trasmessa da RadioGoal24 sul proprio sito web www.radiogoal24.it e sulla pagina Facebook di RadioGoal24 a partire dalle 20.30.

 




Manchester City-Liverpool: probabili formazioni, radiocronaca e dove vederla in tv e streaming

Torna la Champions League con il ritorno dei quarti di finale; il Manchester City, davanti al proprio pubblico, dovrà ribaltare il tre a zero dell’andata per approdare in semifinale; il Liverpool, dopo la spettacolare prestazione di settimana scorsa, si presenta all’Etihad Stadium con l’obiettivo di blindare la qualificazione. Appuntamento martedì 10 aprile alle 20:45

Le probabili formazioni di Manchester City-Liverpool

Klopp, rispetto all’andata, dovrà fare a meno dello squalificato Henderson (pronto Wijnaldum) e deve valutare le condizioni di Salah, non al top della forma a causa di un problema muscolare. L’ex attaccante della Roma, però, dovrebbe stringere i denti e scendere in campo. Guardiola, invece, per compiere l’impresa schiererà il classico 4-3-3 con Aguero favorito su Gabriel Jesus nel ruolo di prima punta.

Probabile formazione Manchester City (4-3-3): Ederson; Walker, Otamendi, Kompany, Laporte; De Bruyne, Fernandinho, Silva; Sterling, Gabriel Jesus, Sané. Allenatore: Guardiola

Probabile formazione Liverpool (4-3-3): Karius; Alexander-Arnold, Van Dijk, Lovren, Robertson; Oxlade-Chamberlain, Wijnaldum, Milner; Salah, Firmino, Mané. Allenatore: Klopp

Radiocronaca Manchester City-Liverpool

La radiocronaca di Manchester City-Liverpool verrà trasmessa da RadioGoal24 sul proprio sito web www.radiogoal24.it e sulla pagina Facebook di RadioGoal24 a partire dalle 20.30.

Dove vedere in TV e streaming Manchester City-Liverpool

Manchester City-Liverpool sarà trasmessa in chiaro sul nuovo canale Mediaset 20 o in alternativa su Mediaset Premium, esattamente su Premium Sport. Il match potrà inoltre essere visto in streaming grazie a tablet, smartphone o laptop usando Premium Play.

 




Roma-Barcellona: probabili formazioni, radiocronaca e dove vederla in tv e streaming

La Roma si prepara ad affrontare il ritorno dei quarti di finale con il Barcellona; i giallorossi, dopo il 4-1 dell’andata, hanno bisogno di un miracolo per non lasciare la Champions League. Di Francesco, per sperare nella rimonta, avrà bisogno del calore del suo pubblico; i blaugrana, invece, vogliono chiudere i conti per approdare in semifinale. Appuntamento martedì 10 aprile alle 20.45.

Le probabili formazioni di Roma-Barcellona

Di Francesco dovrebbe fare alcuni cambi rispetto alla gara di andata; Florenzi tornerà nel ruolo di terzino destro con Peres in panchina. A centrocampo si rivede Nainggolan, assente di lusso nel match del Camp Nou mentre in attacco prende quota l’idea Schick per dare maggior peso all’attacco della Roma. Il Barcellona, invece, dovrebbe schierare il classico 4-4-2 con Sergi Roberto spostato in difesa e l’inserimento di Paulinho per dare sostanza e qualità al centrocampo blaugrana. Dembele, arma importante per cambiare le sorti del match, partirà dalla panchina.

Probabile formazione Roma (4-3-3): Alisson; Florenzi, Manolas, Fazio, Kolarov; Nainggolan, De Rossi, Strootman; Schick, Dzeko, El Shaarawy. Allenatore: Di Francesco
Probabile formazione Barcellona (4-4-2): Ter Stegen; Sergi Roberto, Pique, Umtiti, Jordi Alba; Busquest, Rakitic, Paulinho, Iniesta; Messi, Suarez. Allenatore: Valverde

Radiocronaca Roma-Barcellona

La radiocronaca di Roma-Barcellona verrà trasmessa da RadioGoal24 sul proprio sito web www.radiogoal24.it e sulla pagina Facebook di RadioGoal24 a partire dalle 20.30.

Dove vedere in TV e streaming Roma-Barcellona

Barcellona-Roma sarà trasmessa in diretta su Mediaset Premium, precisamente su Premium Sport, e in chiaro su Canale 5. Il match potrà inoltre essere visto in streaming con Premium Play, attraverso smartphone, tablet e laptop, o in alternativa sul sito ufficiale di Canale 5 tramite streaming.




Roma e Juventus, ci si può credere? Ecco altre pazze rimonte nella storia della Champions

Il calcio italiano è uscito con le ossa rotte dalla doppia sfida, ai quarti di Champion’s League, con quello spagnolo. Nell’incontro casalingo la Juventus è stata letteralmente annullata dal Real Madrid con un secco 0-3, mentre la Roma al Camp Nou è stata travolta dal Barcellona per 4-1. Con questi risultati possiamo renderci conto che le italiane sono ad un passo dall’eliminazione in Champion’s League. Sarà un’impresa ardua e pressoché improbabile per le due squadre, cercare di ribaltare un risultato così netto e non proprio alla mano. Non bisogna demordersi però, perché la storia del calcio ci ha sempre insegnato che a volte anche i miracoli possono accadere. Nella memoria della Champion’s League ci sono state infatti delle storiche rimonte di squadre date ormai per sconfitte, ribaltando completamente il risultato ed ottenendo la vittoria. Ora analizzeremo insieme alcuni di questi storici successi.

PSG-Chelsea 2013/14: 3-1 all’andata, 2-0 al ritorno

Nei quarti di finale dell’edizione 2013/2014 della Champion’s League, si affrontarono Paris Saint Germain e Chelsea. La partita di andata terminò per 3 reti ad 1 grazie ai gol di Lavezzi e Pastore, oltre all’autogol di David Luiz. Il gol segnato per il Chelsea da Hazard, tuttavia, si rivelò decisivo per la sfida di ritorno. In quella partita infatti, i londinesi guidati dallo Special One José Mourinho, riuscirono a pareggiare i conti con il gol di Schurrle e durante gli ultimi giri di orologio, con una zampata dell’attaccante blues Demba Ba, il Chelsea raddoppiò il vantaggio, condannando alla sconfitta i francesi del PSG.

Real Madrid-Monaco 2003/04: 4-2 all’andata, 3-1 al ritorno

Quella edizione della Champion’s League, fu molto particolare: il Monaco e il Porto di Mourinho, arrivarono in finale. I francesi ai quarti di finale riuscirono a battere il Real Madrid, pur perdendo la gara di andata per 4-2. All’inizio del secondo tempo al gol del Monaco con Squillaci risposero i quattro gol del Real Madrid, che sembrarono aver dato la qualificazione sicura agli spagnoli; il gol del 4-2 di Morientes però mise in pericolo i blancos. Infatti, nella partita di ritorno, anche se la squadra avversaria andò in vantaggio per 0-1, il Monaco riuscì in pochi minuti a ribaltare e chiudere il risultato sul 3-1, eliminando il Real Madrid in virtù dei gol segnati in trasferta.

Wolfsburg-Real Madrid 2015/16: 2-0 all’andata, 3-0 al ritorno

Ai quarti di finale di quell’edizione, il Real Madrid rischiò veramente una pesantissima sconfitta ed uscita dal torneo. La partita di andata finì sorprendentemente 2-0 in favore del Wolfsburg, grazie ai gol di Rodriguez e Arnold. Nella gara di ritorno però Cristiano Ronaldo si scatenò e si mise sulle spalle tutta la squadra, siglando una tripletta che garantì il successo e l’accesso alle semifinali di Champion’s League. Real Madrid che quell’anno batté il Manchester City in semifinale e vinse ai calci di rigore contro l’Atletico Madrid, la finale del torneo.

Milan-Deportivo la Coruna 2003/04: 4-1 all’andata, 4-0 al ritorno

In quella edizione di Champion’s League, nessuno poté credere all’eliminazione ai quarti di finale del Milan di Ancelotti. A San Siro i rossoneri furono travolgenti e ribaltarono lo 0-1 iniziale con i gol di Kakà (doppietta), Schevchenko e Pirlo. Tutti credevano che la partita sarebbe stata chiusa, invece al ritorno gli spagnoli sembrarono assatanati e già alla fine del primo tempo il risultato era di 3-0. La partita si risolse nel secondo tempo con il gol del definitivo 4-0, che elimina definitivamente il Milan, facendo accedere alle semifinali, gli spagnoli del Deportivo.

Milan-Barcellona 2012/13: 2-0 all’andata, 4-0 al ritorno

La vittoria del Milan nella gara di andata fu eccezionale:  il Barcellona di quegli anni aveva già rivoluzionato il calcio europeo e mondiale, mentre  rossoneri erano in calo in questa competizione già da qualche anno. La partita in casa del Milan terminò per 2-0 grazie alle reti di Boateng e Muntari nel secondo tempo. La gara di ritorno  risultò però tragica per i rossoneri: dopo un clamoroso palo di Niang, che avrebbe chiuso il discorso qualificazione, il Barcellona si riscattò segnando quattro gol. La doppietta di Messi e le reti di Villa e Alba, sancirono la sconfitta del Milan dal massimo torneo europeo.

Chelsea-Barcellona 1999/2000: 3-1 all’andata, 5-1 al ritorno

Nel match di andata dei quarti di final di Champion’s League, il Chelsea con il gol di Zola e la doppietta di Flo portò i londinesi sul 3-0. Accorciò le distanze Figo nella ripresa, ma il risultato finale fu di 3-1. Durante la sfida di ritorno, si scatenarono Rivaldo (con una doppietta), Figo e Kluivert. La partita finì quindi 5-1 condannando alla sconfitta i blues. Il Barcellona in quella edizione uscì in semifinale, con  la coppa che se la aggiudicò il Real Madrid, il quale  sconfisse in finale il Valencia per 3-0.

Napoli-Chelsea 2011/12: 3-1 all’andata, 4-1 al ritorno

Al San Paolo la squadra di Mazzarri riuscì a vincere per 3-1: al gol di Mata, ribadirono i gol di Lavezzi (doppietta) e Cavani. Questo risultato causò l’esonero di Villas Boas dalla panchina del Chelsea, sostituito dal”italiano Di Matteo. Tutto cambiò al match di ritorno: non bastarono i tempi regolamentari a decidere l’incontro poiché grazie ai gol di Drogba, Terry e Lampard per il Chelsea, ed il gol di Inler per il Napoli, portarono l’incontro ai tempi supplementari. Ivanovic per i londinesi segnò al 15′ del secondo tempo, chiudendo la contesa sul 4-1 finale ed eliminando il Napoli.

Porto-Bayern Monaco 2014/15: 3-1 all’andata, 6-1 al ritorno

Nei quarti di finale di Champion’s League, il Porto riuscì nell’impresa di battere il Bayern Monaco. L’allenatore della squadra tedesca, Pep Guardiola, si lamentò dei tanti infortuni alla sua squadra, tanto che il medico sociale della squadra rassegnò le dimissioni. In quella partita, al gol di Quaresma, rispose con il pareggio Thiago Alcantara; la doppietta di Jackson Martinez però chiuse i giochi sul 3-1. La sfida di ritorno all’Allianz Arena risultò a dir poco strepitosa per il Bayern Monaco: i bavaresi travolsero infatti, già nel primo tempo, il Porto con un secco 5-0. A nulla servì il gol del 5-1 di Martinez, perché chiuse definitivamente le danze la rete del 6-1 finale di Xabi Alonso.

PSG-Barcellona 2016/17: 4-0 all’andata, 6-1 al ritorno

La remuntada più incredibile accadde proprio nella scorsa edizione della Champion’s League: la gara di andata venne disputata al Parco dei Principi, ed il Paris Saint Germain si impose con un netto 4-0 che diede ai tifosi francesi la gioia del quasi certo passaggio del turno. La doppietta di Di Maria e le reti di Draxler e Cavani, risultarono solo illusorie però. Nella partita di ritorno, infatti successe l’incredibile. Nel primo tempo i punteggio fu di 2-0 in favore dei catalani, che triplicarono con Messi durante la ripresa. A tranquillizzare gli animi parigini ci pensò Cavani che con un gol al 62′ mise in serio pericolo il Barcellona. Tutto sembrava ormai finito. Mancavano solo una manciata di minuti alla fine della partita ed il risultato era ancora di 3-1. All’88’ gol di Neymar. Al 90′ rigore di Neymar. 5-1 e totale parità. Al 95° minuto, tutti erano nell’area di rigore del PSG, persino il portiere Ter Stegen. Neymar si inventò un cross in area di rigore dove vi arrivò con il giusto tempismo Sergi Roberto, che siglò il gol del 6-1 che incredibilmente eliminò il Paris Saint Germain dalla competizione.

Juventus e Roma quindi non devono arrendersi perché, sebbene sia molto difficile, nulla risulta impossibile. Tutto è ancora in gioco, basta crederci e basta volerlo. Juventus e Roma così potrebbero entrare nella storia, qualificandosi alle semifinali del torneo grazie a due clamorose vittorie, che ribalterebbero le gerarchie Italia-Spagna.

 




Le coppe Europee influiscono sul campionato? Ecco tutti i dati degli ultimi anni

Giocare le coppe Europee sfavorisce sempre il rendimento in campionato? E come si stanno comportando in Serie A le squadre italiane protagoniste nelle competizioni UEFA per club 2017-2018? Noi di RadioGoal24 abbiamo analizzato i dati degli ultimi anni, per confrontare le prestazioni delle nostre squadre in Italia dopo una partita di Champions League o di Europa League.

Dal 2016-2017 al 2017-2018: il confronto della classifica in campionato

Nella stagione in corso, le squadre italiane ad aver partecipato alle competizioni UEFA sono sei: Atalanta, Juventus, Lazio, Milan, Napoli e Roma. Atalanta e Milan sono state eliminate nella rispettiva competizione, mentre le restanti tre sono ancora in lotta per le relative sfide europee. Ma passando dall’Europa all’Italia, qual è il rendimento attuale di questi sei club di Serie A?

La Juventus è in trend positivo e ha fatto registrare un rendimento in linea con quello della passata stagione, anzi: la squadra di Allegri ha guadagnato 4 punti in più rispetto alla scorsa stagione e si trova da sola al comando con 81 punti, ancora in corsa su tre fronti. Segue il Napoli secondo, che in campionato ha ottenuto 10 punti in più dell’anno scorso, con il “vantaggio” però di essere uscito ai gironi di Champions League e di essersi fatto eliminare nei sedicesimi di Europa League dal Lipsia. Non proprio bene il Milan, che quest’anno ha disputato diverse gare di Europa League tra fasi di accesso e fasi finali, finendo per perdere 5 punti in campionato rispetto al 2016-2017. Molto male invece Atalanta e Roma, che hanno entrambe ottenuto 11 punti in meno in questo campionato, facendo registrare il saldo negativo più ampio: la differenza tra le due squadre, però, sta nel fatto che mentre gli uomini di Di Francesco sono ancora in lotta per la Champions League, quelli di Gasperini sono stati tagliati fuori dall’Europa League nei sedicesimi di finale contro il Borussia Dortmund. Questo la dice lunga sull’avere una rosa completa sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, soprattutto perché in Europa i ritmi sono altissimi e non ci si possono permettere partite a basso ritmo.

Differenza di rendimento dopo un impegno europeo

Nel periodo compreso tra Febbraio e Aprile, ci ritroviamo sempre a parlare delle performance delle nostre squadre dopo una partita europea. Tralasciando la tabella precedente, e concentrandoci sulle ultime uscite stagionali europee dei nostri club, notiamo che non sempre i punti ottenuti dopo una gara di Champions o Europa League rispecchiano un rendimento di gara nettamente positivo. Ci spieghiamo meglio: la Juventus nei quarti di finale di Champions League ha perso contro il Real Madrid e nella successiva gara di campionato ha vinto contro il Benevento per 2-4, facendosi rimontare due volte da una squadra ultima in classifica. Questo aspetto evidenzia come anche un club come quello bianconero, dotato di mentalità vincente e di una rosa di altissimo livello, paghi molto il dispendio di energie fisiche e mentali quando va ad affrontare partite europee di un certo livello. Nella gara di sabato, ad esempio, la squadra di Max Allegri ha vinto si la partita (portandosi quindi a casa i 3 punti), ma ha sofferto molto sia sul piano fisico che motivazionale. La stessa cosa vale per la Lazio: i biancocelesti, dopo la vittoria di Europa League contro il Salisburgo, hanno vinto contro l’Udinese ma con moltissima fatica, passando anche in svantaggio al 13′ con il goal di Lasagna. Discorso diverso invece per la Roma, che dopo aver perso contro il Barcellona mercoledì sera in Champions League, ha subito la seconda sconfitta consecutiva contro la Fiorentina, scivolando al quarto posto e facendosi superare dai cugini laziali.

Le brutte prestazioni post-gare europee sono causa di una Serie A poco allenante?

Negli ultimi anni abbiamo sentito dire che il nostro campionato, la Serie A, sia diventato poco allenante e che quindi è per questo motivo se le nostre squadre faticano ad avere la stessa continuità sia in Europa che in Italia. Le nostre big, ad esempio, si trovano a giocare partite di alta intensità contro altrettanti grandi club del calcio europeo, per poi ridursi a giocare in Italia partite di bassissimo livello contro squadre che si barricano in difesa con dieci uomini, pensando solo a non prenderle e sfruttare qualche ripartenza favorevole. Da qui derivano ritmi molto bassi, contenuti, completamente opposti a quelli che vediamo in Europa. Ma è sempre stato così? Oppure è vero che la Serie A non sia più di buon livello come una volta? Prendiamo in esame l’Inter nella stagione 2009-2010: la squadra nerazzurra è l’ultima squadra ad aver vinto la coppa dalle grandi orecchie ed è l’unica squadra italiana ad essere riuscita nell’impresa del Triplete. In quella stagione, dopo essersi qualificati agli ottavi di finale, gli uomini dell’allora tecnico Mourinho hanno vinto con il Chelsea sia all’andata che al ritorno, ma nei rispettivi post-turni di campionato hanno superato con fatica l’Udinese per 2-3 e pareggiato 1-1 con il Palermo. Nella 34° giornata di Serie A della stagione 2009-2010, invece, i nerazzurri hanno vinto prima con la Juventus in casa per 2-0, quattro giorni dopo hanno sconfitto 3-1 il Barcellona nella semifinale di andata e nei seguenti due match di campionato hanno ottenuto le vittorie sia contro Udinese che Lazio, riuscendo in tutto questo a superare il Barça e a guadagnarsi un posto in finale di Champions League. Forse è vero, quindi, che le nostre squadre non siano più abituate ad una Serie A allenante, e riallacciandoci al discorso fatto prima per la situazione in classifica, notiamo che sempre nella stagione 2009-2010 la quota punti per lo scudetto era bassissima, con le prime tre della classe: Inter, Roma e Milan arrivate a maggio con 82, 80 e 70 punti in campionato. Una differenza abissale rispetto agli ultimi anni, in cui la Juventus (dal 2011-2012 al 2016-2017) è riuscita a raggiungere, sommando le classifiche finali dei rispettivi campionati, 94 punti di distacco dal Napoli, 102 dalla Roma 158 dal Milan e 189 dall’Inter.

 

 

 

 

 

 




Roma, i 3 segnali positivi nonostante la sconfitta di Barcellona

Ogni tifoso romanista, anche il più sfiduciato, può ritenersi assolutamente orgoglioso di questa Roma. Qualunque appassionato di calcio, infatti, si sarebbe aspettato un risultato tennistico al termine della partita del Camp Nou, ma così non è stato. Precisiamo: i giallorossi hanno comunque rimediato una brutta sconfitta nella gara disputatasi ieri contro il Barcellona, ma a differenza di qualche uscita europea precedente, questa volta alla squadra capitolina va dato il merito di aver combattuto fino alla fine, giocando bene a calcio e dimostrando un buon accenno di mentalità che serve per diventare un grande club. Oltretutto la squadra di Di Francesco è stata anche sfortunata negli episodi, e lo evidenziano il fallo da rigore non fischiato su Dzeko nel corso del primo tempo, quando il risultato era ancora fermo sullo 0-0, ma soprattutto i due autogoal di De Rossi e Manolas, entrambi arrivati nel momento migliore della Roma.
Sottolineando tutti questi aspetti e in vista della partita di ritorno del 10 aprile all’Olimpico, cerchiamo di capire i tre segnali positivi che ha lasciato la sconfitta contro i Blaugrana.

La voglia di fare calcio

Niente di più semplice: la voglia di giocare a pallone. Per tutti i 90 minuti la Roma non è mai stata remissiva o rinunciataria, anzi, ha sempre cercato di impostare il proprio gioco, fraseggiando palla a terra e cercando raramente le verticalizzazioni in attacco. Questo è senza dubbio merito di Di Francesco, che in uno stadio imponente e intimidatorio come quello del Camp Nou, ha voluto praticare un tipo di calcio sempre propositivo, abbandonando completamente l’idea di un rintanamento all’interno della propria area, finalizzato a difendere con tutti e dieci gli uomini. Un modo di fare calcio che può essere definito anche coraggioso, perché se giochi in quel modo contro il Barcellona gli esiti sono due: o vinci la partita, oppure prendi l’imbarcata. Beh, la Roma la partita non l’ha vinta, ma non ha nemmeno preso l’imbarcata. Il 4-1 è un risultato netto, certo, ma solo per chi guarda l’esito finale: chi ha visto la partita, infatti, sa benissimo che i giallorossi hanno giocato una partita grintosa, con pressing alto, velleità di palleggio e ottimo contenimento con le linee molto strette.

La consapevolezza dei propri limiti

Come molti di voi ben sapranno, la Roma si è qualificata ai quarti di finale di Champions League dopo dieci anni. E’ chiaro che arrivare in una fase così avanzata della competizione e dover affrontare una squadra come il Barça, volesse dire anche testarsi, mettersi alla prova, in modo da capire il livello generale della squadra. Un livello tutto sommato buono, ma a cui manca ancora quel quid in più per potersi definire ottimale: parliamo ovviamente di qualità della rosa e della prestazione dei singoli. Se in difesa, infatti, Alisson, Manolas e Kolarov si sono dimostrati una garanzia, non si può dire lo stesso del centrocampo, e ci riferiamo in particolare a Gonalons, la cui prestazione ha lasciato parecchie perplessità, molto lento e poco furbo in alcune circostanze. Buona invece la prestazione di Strootman, che il suo lo ha fatto, manifestandosi sempre presente, e altrettanto si può dire del giovane Pellegrini. Venendo all’attacco, Dzeko ha corso molto, cercando di fare il cosiddetto lavoro sporco e trovando nel finale anche il goal, Florenzi si è dimostrato più a suo agio se schierato nell’esterno di attacco, mentre Perotti si è confermato il solito insider di sinistra. E’ chiaro che nel complesso si poteva fare qualcosa in più, specialmente capitan De Rossi, apparso opaco e poco brillante nel velocizzare la manovra. La strada è ancora lunga, bisogna alzare l’asticella, ma il match di ieri ha dimostrato che le premesse per diventare una grande squadra ci sono tutte. E’ questo quindi l’obiettivo della Roma, ciò a cui deve puntare, e Di Francesco lo aveva già sottolineato nel post-gara contro il Chelsea: “Quella è stata la partita che ha fatto cambiare mentalità alla squadra, ci ha dato forza. Io voglio che la squadra giochi sempre con personalità, il pensiero è quello di far morire il gioco degli avversari, importante è l’aspetto mentale, devi dimostrare che vuoi dominare”. 

La supremazia del Barça non c’è stata: il 4-1 è un risultato bugiardo

La Roma ha fatto la partita, il Barcellona meno del compitino. Guardare solo al risultato finale non basta, ci vuole anche una certa lucidità: i giallorossi si sono dannati l’anima dall’inizio alla fine, giocando contro una squadra extraterrestre, che è riuscita a portare a casa la vittoria giochicchiando la partita e senza effettuare troppe accelerazioni. Il primo goal blaugrana è arrivato si a causa di un errore di Pellegrini (troppo lezioso in uscita palla al piede), ma quanta sfortuna per Daniele De Rossi, che nel tentativo di anticipare Messi ha mandato la palla dietro le spalle di Alisson. Per non parlare poi del secondo, ancora più clamoroso se vogliamo, dove su un cross rasoterra di Rakitic, Umtiti ha provato il tapin vincente spedendo il pallone sul palo, che nel rimpallo però ha colpito le gambe di Manolas, terminando in rete. Nonostante questo, la Roma ha proseguito nel macinare gioco, consapevole dei propri mezzi e delle proprie qualità, e continuando ad esprimere la nuova filosofia di calcio voluta dal suo allenatore. Anche dopo il 3-0 di Piqué la squadra giallorossa non si è persa d’animo, ci ha creduto fino al novantesimo, schiacciando gli ultimi quindici minuti il Barcellona nella propria metà campo. All’80’ è arrivato anche il goal di Dzeko, molto bravo ad infilare la palla in rete su un’imbeccata di Perotti. Otto minuti più tardi, invece, ennesimo rimpallo favorevole agli uomini di Valverde, sul quale si è avventato Suarez per il definitivo 4-1. Tirando le somme, il Barcellona ieri sera non ha giocato il gran calcio spettacolare di sempre, tant’è che non è riuscito a finalizzare un’azione di attacco con tutti i propri passaggi (cosa che invece fa di solito), dimostrandosi anche molto fortunato in molteplici occasioni. La squadra di De Rossi e compagni è stata quindi punita più dalle disattenzioni che dalla supremazia della squadra barcellonese, ed è un vero peccato, perché con un pizzico di sfrontatezza e cattiveria in più il passivo sarebbe potuto essere meno pesante.