Coronavirus, Messi annuncia riduzione degli stipendi del Barça

Coronavirus, Messi annuncia riduzione degli stipendi del Barça

Sono arrivati subito i complimenti di 2 grandi ex del Barça: Puyol e Xavi. I 2 ex capitani si sono complimentati con Leo Messi per la decisione presa in questo momento di difficoltà generale causato dalla diffusione del Covid-19.
Lo stesso messaggio è stato poi ricondiviso da altri giocatori del Barcellona.
Il capitano ha inoltre affermato che si impegnerà affinché i dipendenti del club possano ala totalità dei loro stipendi.
L’argentino ha anche lanciato una frecciata nei confronti di “qualcuno all’interno del club” che ha voluto agitare le acque nell’attesa che i giocatori decidessero sulla riduzione dei loro salari, cosa sulla quale sono stati d’accordo fin da principio.

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Sarà doppio scontro Italia-Spagna, dunque, in Europa League: Inter-Getafe e Siviglia-Roma, andiamo a scoprire meglio le nostre avversarie nel podcast tematico riguardante l’universo Liga!
Siviglia e Getafe segnano poco e subiscono poco meno, pertanto non sembrano avversarie irresistibili numeri alla mano, ma la classifica dice ben altro: rispettivamente terza e quarta, le due compagini sono le vere sorprese di questa bella stagione di Liga. Tra vecchie conoscenze della Serie A, giovani interessanti ed esperti calciatori che da anni militano nel campionato spagnolo, queste due squadre allenate dai preparatissimi Lopetegui (Siviglia) e Bordalás (Getafe) risultano complicate da affrontare: reparti stretti, ripartenze fulminanti, palleggiatori di qualità ma anche attaccanti poco prolifici. Pregi e difetti, dunque, delle nostre prossime avversarie in Europa League, sognando notti magiche e sorteggi più morbidi.

 




I segreti della Lazio di Simone Inzaghi

I segreti della Lazio di Simone Inzaghi

Il coronavirus, l’emergenza sanitaria che sta colpendo il mondo, ha stoppato (molto probabilmente) i sogni scudetto della Lazio; i biancocelesti, con sessantadue punti, sono secondi ad una sola lunghezza di distanza dalla Juventus. Diciannove vittorie, cinque pareggi, due sconfitte, secondo miglior attacco con 60 reti e miglior difesa grazie ai soli 23 goal subiti; questo il rendimento dei ragazzi di Simone Inzaghi che ha compiuto un vero e proprio miracolo nonostante una rosa, di base, inferiore a Juve, Inter e Napoli. Ma quali sono i segreti di una Lazio in grado di mettere in discussione la leadership bianconera? Scopriamoli insieme

La squadra capitolina si schiera in campo con un 3-5-2 in cui il primo leader è, senza ombra di dubbio, Acerbi. Il difensore sta vivendo una stagione perfetta: ottimo in marcatura, bravo nel gioco aereo e capace di guidare l’intero reparto difensivo con la sua esperienza.  L’ex centrale del Milan è anche il primo uomo ad accompagnare la manovra offensiva e un esempio lo abbiamo avuto contro il Cagliari quando, in occasione del goal del pareggio, si è trovato a fare l’ala. Il segreto principale della Lazio, però, è il centrocampo. Partiamo dall’equilibratore, Lucas Leiva; il numero sei è fondamentale nel sistema di gioco di Inzaghi vista la sua capacità di tenere uniti i reparti e di sapere quando la squadra ha bisogno di accelerare e quando, invece, occorre abbassare i ritmi. A coprire il ruolo di mezzali troviamo Milinkovic-Savic e Luis Alberto. Il primo garantisce qualità (splendido l’aggancio che ha portato al due a uno contro la Juventus) ma soprattutto forza fisica; fortissimo nel gioco aereo, difficilmente esce sconfitto dai contrasti. Diverso il discorso per il centrocampista spagnolo, tornato a grandi livelli dopo una stagione sotto tono; con quattro goal e ben dodici assist è il giocatore a partecipare maggiormente nell’azione offensiva biancoceleste. La sua capacità di muoversi tra le linee, una tecnica superiore alla media lo rendono indispensabile per Inzaghi. Concludiamo il reparto con i due esterni, Lulic e Lazzari il cui compito è quello di svolgere entrambe le fasi di gioco. Corsa, spirito di sacrificio, costanti sovrapposizioni e tanta qualità (specie per l’esterno ex SPAL) le caratteristiche dei due laterali. E in attacco? Correa è l’uomo di qualità, colui che può spezzare la difesa avversaria grazie alle sue capacità tecniche nell’uno contro uno mentre Immobile è il terminale offensivo perfetto di una squadra meravigliosa. Ventisette goal e sette assist per l’attaccante italiano che, oltre ad essere un killer spietato all’interno dell’area di rigore, svaria su tutto il fronte offensivo favorendo l’inserimento dei compagni.

Inzaghi, oltre a poter contare su un undici perfettamente amalgamato, ha anche delle riserve importanti. Il primo nome che viene in mente è Caicedo, panchinaro perfetto per una squadra di vertice: mai una parola fuori posto, accetta la panchina ma soprattutto si fa trovare pronto quando serve (vedi il successo in trasferta a Cagliari). Non possiamo non citare Cataldi, Parolo e Jony, elementi cresciuti nel corso della stagione e in grado di dare un contributo importante alla causa.

Questi i segreti della Lazio, squadra perfetta e capace di sognare uno scudetto che manca dal 2000. Il coronavirus probabilmente fermerà il campionato ma, all’interno di una stagione strana, è impossibile dimenticare quanto fatto dai ragazzi di Simone Inzaghi.

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




Coronavirus, cosa resterà dello Sport dopo la pandemia?

Coronavirus, cosa resterà dello Sport dopo la pandemia?

Il Coronavirus ha, molto banalmente, stravolto tutto. Quelli che stiamo vivendo sono tempi eccezionali e la stragrande maggioranza di noi sarà costretta a cambiare radicalmente abitudini, obiettivi e stili di vita (anzi, abbiamo già iniziato a farlo). La quarantena può essere un’esperienza molto dura. Alla separazione dalle persone che amiamo, l’impossibilità di muoverci liberamente e il cambiamento radicale delle nostre abitudini si aggiungono la noia e l’incertezza sul decorso della malattia. Ecco, le abitudini. Andare allo stadio, seguire un evento sportivo dal vivo. Per un tifoso questo è (era) dato per scontato.

E’ notizia di oggi lo slittamento al prossimo anno delle Olimpiadi di Tokyo 2020, che segue di pochi giorni quello dell’Europeo di Calcio, sempre al 2021. La fiamma olimpica non si accenderà il prossimo 24 Luglio. Un evento epocale se considerate che dal 1896 nessuna Olimpiade è stata mai posticipata. Iinevitabile data la situazione e che ha suscitato molte reazione anche da coloro ai quali delle Olimpiadi non ha mai importato granché. Forse perchè è stata vista come l’ennesima privazione, l’ennesima rinuncia in questo momento buio. Le Olimpiadi sono il trionfo dello Sport per eccellenza, di tutte le discipline, oltre ad essere un evento mediatico di importanza mondiale. Ecco, lo slittamento alle Olimpiadi è l’ennesimo sipario che cala sullo sport in questo anno terrificante.

Ora, le domande che un cronista ha il dovere di porsi alla luce di queste decisioni (ma in generale del momento), sono molteplici, alle quali non si possono dare risposte certe ma solo ipotesi. Va da sé che la nostra visione del mondo cambierà dopo la fine dell’epidemia e tutto questo discorso può essere traslato anche per lo sport. Rimanendo nel calcio, stiamo assistendo a movimenti di grande solidarietà, specialmente tra tifoserie che fino a ieri si dichiaravano guerra senza esclusione di colpi. Questo è lodevole, senza dubbio, ed è a mio avviso una visione molto rugbystica del calcio. La domanda però è: quanto durera? Quanto questa vicinanza umana potrà resistere una volta tornati alla normalità? Il pensiero di chi vi scrive è pessimista, pessimista perché siamo quel che siamo, tifosi che si infervorano per la propria squadra e che torneranno a “odiarsi”, dimenticandosi di tutto quello che di buono è stato fatto ORA. No, il buonismo e la solidarietà non dureranno dopo l’epidemia. 

Lo stadio? Non si possono fare pronostici al momento perché fino a quando non uscirà un vaccino che debellerà il Covid-19 in maniera definitiva chi andrebbe in mezzo alla folla, dove la distanza massima possibile è molto vicina al centimetro? La psicosi rimarrà, per lo meno per alcuni mesi e ci sarà qualcuno abituato ad andare allo stadio a tifare la propria squadra che rinuncerà per paura, preferendo vederla comodamente seduto in poltrona. Si, ci sarà, è inevitabile.

Le trattative? Il mercato che gravita intorno a giocatori (ce ne sono molti) che sono risultati positivi al Covid-19 cambierà? Assisteremo ancora sugli spalti ad atti discriminatori legati a stermini o malattie?

Logicamente fare discorsi buonisti al momento è semplice, il bello sarà vedere la reazione di tutti una volta terminata l’epidemia. Ci si augura davvero che tra 12 mesi tutti i pericoli siano già rientrati e che possiamo gustarci Europeo e Olimpiadi. Il movimento calcistico, così come altri sport, ne risentirà parecchio, sia a livello organizzativo sia a livello economico.

Nessuno può dire se tornerà tutto come prima o ci saranno dei cambiamenti. Nessuno. Lo sport manca, il tifo manca, lo stadio manca ma bisogna fare i conti con la realtà.

E’ il mondo, non solo lo sport, che è cambiato.

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Stop Serie A, l’Atalanta è l’unica che meriterebbe un premio

Stop Serie A, l’Atalanta è l’unica che meriterebbe un premio.

Lo diciamo senza problemi e senza voler provocare nessuno, anzi, l’intento è solo quello di fare un po’ di ordine tra le chiacchiere, fuori luogo, in questo periodo così unico nella storia del nostro paese.

Priorità, di questo si tratta, la priorità della salute del paese e di seguire le indicazioni del governo. Chiaramente in tutti gli ambiti si sta discutendo su chi stia realmente dando priorità e su chi stia cercando ancora di fare i propri interesse, tutti comportamenti opinabili e soggettivi ma che qualcuno però deve pur mettere in ordine. E l’unico strumento che può mettere ordine è la realtà dei fatti.

Il calcio si è fermato, a fatica, fatica dovuta dalla bramosia di ottenere un premio, un obiettivo, un agognato risultato del sudore e della fatica, dei soldi spesi e delle scelte effettuate. Un pensiero umano, un pensiero di tutti coloro che si chiedono che fine farà il proprio lavoro dopo questa emergenza. Pensiero non lecito di fronte però a quello che sta accadendo: tornando alla realtà infatti, non serviamo noi per dire cosa sta succedendo.

Delle squadre di Serie A si stanno valutando i singoli comportamenti, la Lazio chiede di proseguire, una delle squadre più in forma e più lanciate al momento dello stop, altre hanno optato per il silenzio, altre ancora stanno lottando direttamente con il Coronavirus; poi c’è l’Atalanta. L’ultima squadra italiana a mettere piede su un campo di pallone, l’ultima emozione calcistica prima di tutto questo ce l’hanno regalata gli uomini di Gasperini, battendo il Valencia in casa loro, dove per un attimo ci è sembrato tutto normale.

Atalanta, squadra di una città in ginocchio, squadra della città dei carri armati,  una delle immagine forse più iconiche del nostro millennio, che finiranno nei libri di storia. Una squadra che stava vivendo fin qui la migliore stagione della sua storia, con dei quarti di finali di Champions che chissà se giocheranno mai, con un quarto posto da difendere, con un calcio emozionante da voler ancora esprimere. Lo ha detto anche Gasperini, sarebbe piaciuto divertire ancora la gente, dichiarazione che in parte sono sembrate fuori luogo, ma una verità la lasciano: l’Atalanta ha fatto divertire tutti.

Quindi se veramente c’è tutta questa brama di assegnare un trofeo, un premio, una qualsiasi cosa, datelo all’Atalanta, o datelo direttamente a Bergamo, come volete: ma il centro d’Italia ora è lì ed il centro del nostro calcio se deve ancora esistere, si spostasse lì, sui piedi di Ilicic, sulla voglia del gruppo, sulla mente geniale di Gasperini. Se proprio vogliamo che il calcio conti qualcosa in questa situazione, facciamolo con l’Atalanta.

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Coronavirus, Rami: “Vorrei rivedere i figli ma resto bloccato in Russia”

Coronavirus, Rami: “Vorrei rivedere i figli ma resto bloccato in Russia”

Adil Rami, ex difensore del Milan dal gennaio 2014 al Luglio 205, è attualmente in Russia dopo esser passato al Sochi nel mercato di Gennaio. Non ha però modo di tornare in Francia, o meglio, è lui stesso che preferisce non far ritorno in patria dando queste motivazioni ai microfoni di RMC Sport: “Tornare in Francia è complicato. Io ho un contratto con il Sochi: a 34 anni non si sa mai cosa può succedere viaggiando. In Francia ci sono persone in quarantena ovunque e ho paura di mettere a rischio la mia carriera“. Il campionato russo è stato sospeso sicuramente fino al 10 Aprile.

Rami prima di andare a giocare nella Prem’er-Liga, la massima divisione del campionato Russo di calcio, ha vestito le maglie di molte squadre tra cui, oltre al già citato Milan, anche quelle del Valencia e del Siviglia in Spagna, del Marsiglia e del Lille in Francia e, prima del Sochi, del Fenerbahçe in Turchia.

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Come cambia la Roma quando c’è Zaniolo in campo

Come cambia la Roma quando c’è Zaniolo in campo

La Roma, a causa di questo stop forzato, potrebbe recuperare Zaniolo per le ultime giornate di campionato (qualora dovesse veramente ripartire). Notizia importante per Fonseca e tutto il popolo romanista ma attenzione a bruciare le tappe; a tal proposito è intervenuto, ai microfoni de Il Corriere dello Sport, il procuratore del talento italiano. Queste le parole di Vigorelli: “E’ carico e determinato sin dal primo giorno, da quando è entrato in questo tunnel. Con questa pausa può gestire meglio sul tempo, pensare all’Europeo, ma non c’è bisogno di accelerazioni. E’ presto per dire se potrà giocare qualche partita di questo finale di stagione. Siamo soddisfatti, tutto procede per il meglio”. Precisazioni doverose considerando la gravità dell’infortunio subita dal numero 22 nella gara contro la Juventus e il rischio di una ricaduta qualora si dovessero accelerare i tempi. La Roma, ovviamente, spera di poterlo rivedere in campo il prima possibile visto l’importanza all’interno degli schemi di mister Fonseca. Il classe 1999, infatti, è unico all’interno della rosa giallorossa: forza fisica, abilità tecniche e capacità di accelerazione palla al piede. Elemento indispensabile, difficile da sostituire (Carles Pérez ha altre caratteristiche) e che garantiva alla Roma un apporto importante sia a livello di goal che di assist. Spalla ideale da affiancare a Dzeko per la sua abilità di liberare l’attaccante bosniaco e lasciargli più libertà di movimento all’interno dell’area di rigore avversaria. Altro elemento da non sottovalutare è il modulo; con Zaniolo, infatti, il 4-2-3-1 di partenza cambia a seconda dell’avversario e del momento di gara. Il gioiello italiano non è un esterno puro, come può essere un Kluivert, ma ama accentrarsi per andare a dialogare con la punta di riferimento o concludere direttamente in porta. L’importanza del numero ventidue si può capire grazie ad alcuni numeri: Zaniolo, prima dell’infortunio, aveva realizzato 4 goal e un assist in diciotto partite di Serie A mentre in sei match di Europa League due goal e un assist. Con lui in campo la Roma ha segnato, in tutte le competizioni, quarantacinque goal subendone ventisette in venticinque match; in sua assenza , invece, ventidue reti segnate e diciotto subiti in undici gare. Da quando Zaniolo si è infortunato la Roma produce il 9% in meno di occasioni da goal in campionato e il 21% in meno per quanto riguarda l’Europa League. Dati che fanno capire l’importanza del talento italiano: con lui la Roma è più pericolosa in avanti e difende meglio, senza fatica enormemente in entrambe le fasi di gioco. Quanto sia fondamentale Zaniolo lo si capisce anche nel rendimento di Dzeko: sette sui dodici goal in campionato li ha realizzati con il numero ventidue mentre è più impietoso il dato a livello europeo dove due goal su tre sono stati siglati quando l’attaccante bosniaco aveva vicino il talento italiano. Giocatore unico nel suo genere che la Roma deve recuperare il più in fretta possibile.

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Coronavirus, Sion: licenziati calciatori che non riducono stipendio

Coronavirus, Sion: licenziati per calciatori che non riducono stipendio

Il Sion, club del massimo camponato svizzero ha ufficializzato la rescissione contrattuale con 9 giocatori per causa di forza maggiore. La decisione è stata presa a seguito del rifiuto alla riduzione dell’ingaggio proposto dalla società svizzera ovvero per il blocco generale provocato dall’emergenza Covid-19. Il presidente del club Christian Constantin aveva proposto la riduzione dei compensi con un salario massimo di 12.350 franchi (circa 11.700 euro) fornito dall’assicurazione contro la disoccupazione ma dopo poche ore senza risposta ha ufficialmente licenziato ben 9 giocatori, tra cui 3 ex della Serie A: Seydou Doumbia (ex Roma), Pajtim Kasami (ex Lazio e Palermo), Johan Djourou (ex Spal)). Oltre a loro sono stati licenziati l’ex Arsenal e Barça Alex Song , Xavier Kouassi, Ermir Lenjani, Christian Zock, Birama Ndoye e Mickael Facchinetti.

Al momento sembra che i giocatori vogliano difendersi, assistiti dall’associazione svizzera dei calciatori che ha già presentato ricorso appellandosi al fatto che la forza maggiore in relazione all’emergenza Coronavirus non è accettabile.

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Mino Raiola: “La prossima estate porto un big al Real Madrid”

Mino Raiola: “La prossima estate porto un big al Real Madrid”

In una lunga intervista ai microfoni del quotidiano spagnolo Marca, Mino Raiola, agente tra gli altri di Pogba, Ibrahimovic, Donnarumma e Haaland, ha rilasciato la seguente dichiarazione “Spero di poter portare un mio giocatore al Real Madrid, sarebbe un onore. I miei rapporti con il Real Madrid sono molto buoni. Sono spesso in contatto con José Angel, è interessante, oltre che un piacere, parlare con lui di calcio e delle vicende legate alla Fifa. Al momento ho Areola, ma si tratta di un prestito.”

Il nome più gettonato ad abbracciare la causa merengue è proprio quello di Paul Pogba che proprio l’anno scorso ha ricevuto più di qualche interessamento da parte dei Blancos, in particolar modo dal mister Zinedine Zidane, suo grande estimatore.

Difficile, invece, che il baby fenomeno Haaland lasci il Borussia Dortmund dopo appena sei, seppur strepitosi, mesi in maglia giallonera.

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Roma, i lavori per la costruzione dello Stadio di Tor di Valle vanno avanti

Roma, i lavori per costruzione dello Stadio di Tor di Valle vanno avanti

Secondo il quotidiano Il Tempo i lavori tecnici per la costruzione dello Stadio della Roma sono ad un punto di svolta. I testi delle delibere sono al momento in fase i scrittura e dovranno poi essere portati al volo del Consiglio comunale. Negli accordi sono state riviste le cifre delle opere; nella fattispecie il Comune dovrebbe intervenire con una cifra superiore ai 20 milioni inizialmente preventivati.

L’unico nodo al momento sembra essere quello legato alle trattative ferme a causa dell’emergenza Coronavirus, in quanto attività non reputate essenziali, per la cessione da Luca Parnasi e Radovan Vitek, il re del mattone ceco, del pacchetto che include Tor di Valle e il progetto Stadio.

Al momento i tempi per la redazione delle delibere è stimato in ameno un mese e mezzo. Fatto ciò la palla passerebbe al Comune, dove i testi dovranno essere votati. Il condizionale è d’obbligo poiché c’è da valutare lo sviluppo della situazione legata al Coronavirus.

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Federcalcio Spagnola: «Se non riparte la Liga no titolo al Barcellona»

Federcalcio Spagnola: «Se non riparte la Liga no titolo al Barcellona»

La competizione deve essere vinta sul campo. Abbiamo tutti votato a favore. Presidenti e funzionari territoriali concordano nel sostenere questa tesi”. Queste le parole del presidente della RFEF. Ha poi aggiunto “Non è giusto che la competizione si concluda con la classifica che c’è adesso. Né la stagione può essere dichiarata nulla. E non ci sembra nemmeno corretto assegnare il titolo in base alla classifica al momento della conclusione del girone d’andata. Pertanto, la Federazione punta sull’allungamento del calendario. Ciò significa, chiaramente, che il Barcellona non sarà campione se non si riprenderà il campionato”.

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