Speciale Russia 2018: Egitto, tra i grandi per la terza volta

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato. Ora è il turno dell’Egitto che per la terza volta è ai Mondiali.

Il cammino verso il Mondiale

L’Africa si presenterà ai Mondiali 2018 di calcio con cinque squadre, tutte desiderose di fare bella figura in Russia. Dopo il Panama, l’Egitto è la seconda sorpresa di questo Mondiale 2018, con ben 7 Coppe d’Africa nel palmares. Con giocatori chiave come Salah, la squadra africana potrà sicuramente dire la sua quest’anno nella competizione mondiale. La Nazionale, guidata dal tecnico Héctor Cúper cercherà di superare un girone difficile che la vede protagonista insieme a Russia, Uruguay e Arabia Saudita. Di certo non è un’impresa facile ma neanche del tutto impossibile, se poi si aggiunge un Salah come punta di diamante la questione diventa un po’ più semplice. L’egiziano, infatti, viene da una stagione straordinaria che con i suoi goal è ,tutt’oggi, ancora in piena corsa per il Pallone d’Oro. Sarebbe comunque riduttivo considerare solo Salah l’unica arma vincente per questa Nazionale, solo molte le stelle convocate: tra questi c’è Elneny dell’Arsenal, Hegazi del West Bromwich e Ramadan Sobhi dello Stoke. Ma ora vediamo la scalata che ha fatto l’Egitto per qualificarsi ai Mondiali, l’ultimo lo aveva giocato circa 28 anni fa durante Italia’90, dove si fermò al primo turno: la Nazionale di Cúper si è qualificata nel girone E della zona africana, dopo aver battuto il Congo con due goal firmati Salah e conquistando il primo posto in classifica. L’ultima giornata, ha prodotto due pareggi inutili ai fini della classifica che hanno portato l’Uganda a quota 9 punti e a meno 4 dall’Egitto. Per il Continente Nero, oltre all’Egitto, andranno ai Mondiali anche Tunisia, Nigeria, Marocco e Senegal.

La squadra

Il modulo più utilizzato da Hector Cuper è il 4-2-3-1: schema studiato attentamente dal tecnico per far ruotare tutto molto intorno alla stella della squadra Mohamed Salah, il giocatore, infatti, è in grado di accendere la fase offensiva dell’Egitto con la sua velocità e i suoi assist farà partire molte azioni da goal, caratteristica tipica del calciatore ex Roma. Qualità a parte, Salah si distingue anche per la sua poco costanza in campo, passa da otimme prestazione a delle vere e proprie sparizioni, non riesce ad essere continuo e questo purtroppo rappresenta una brutta sfortuna per l’egiziano. A centrocampo, invece, la responsabilità passa dai piedi del centrocampista Mohamed Elneny dell’Arsenal. Il giocatore è un vertice basso di centrocampo, tra le sue qualità spicca quella di essere in grado di dettare i ritmi di gioco e di impostare l’azione anche da dietro. Grazie alla sua resistenza fisica viene molto spesso utilizzato per ricoprire la fase di non possesso palla. Altra figura dominante di questa nazionale è sicuramente Essam El-Hadary,  portiere 45enne che con la sua esperienza da capitano cercherà di aiutare la sua nazionale. Caratteristiche come quelle di Essam servono ad una squadra che è pronta ad affrontare una competizione come quella del Mondiale. Nella batteria a 4 in difesa, emerge la presenza di Ahmed Hegazy del West Bromwich e ex della Fiorentina. Giocatore molto duttile e fisico che in difesa, nonostante la stazza, è dotato di una discreta agilità che gli consente di uscire palla al piede per impostare l’azione dalle retrovie.

L’allenatore: Héctor Cúper

Héctor Cúper è un ex calciatore argentino, di ruolo difensore e attuale ct della nazionale egiziana.Il 2 marzo 2015, infatti, si annuciò la sua nomina come commissario tecnico dell’Egitto. L’allenatore è soprannominato l’Hombre vertical (“uomo tutto d’un pezzo”), per il suo carattere tenace e duro. Durante la sua carriera da calciatore, trascorse buona parte della sua attività agonistica nel Ferro Carril Oeste, in cui militò nella stagione 1976-1977 e dal 1978 al 1989. Nel mezzo disputò una stagione al Independiente Rivadavia. Con il Ferro Carril Oeste conquistò due titoli nazionali (1982 e 1984). Cuper da calciatore riuscì anche a guadagnarsi la convocazione nella Nazionale argentina allora guidata da Cesar Menotti, con cui disputò 8 partite ufficiali. Terminata la carriera da giocatore e appesi gli scarpini al chiodo, l’argentino esordì come tecnico sulla panchina del Huracan, di cui fu prima giocatore dal 1989 al 1993, e poi allenatore dal 1993 al 1995. Con il club ottenne divenne vicecampione nel torneo di Clausura 1994, in cui infatti perse contro l’Independiente nell’ultima partita, dove sarebbe bastato un pareggio per diventare campione. Questa sua attitudine di sfiorare le vittorie ha segnato la sua carriera da allenatore: le stagioni in Spagna contribuirono a creare il soprannome di “eterno secondo”, considerati i suoi numerosi avvicinamenti ai titoli. Perse infatti una finale di Coppa Nazionale e una di Coppa delle Coppe contro la Lazio nel 1999. Quasi impossibile sono da dimenticare le due finali di Champions League perse contro Real Madrid e Bayern Monaco. Cuper, nonostante la sua carriera da “eterno secondo”, riuscì a vincere con il Valencia la Supercoppa. Dopo l’esperienza in terra spagnola, Cuper militò anche in Italia da allenatore, in particolare, vestì i panni di tecnico dell‘Inter per diversi anni. Nella sua carriera con la squadra milanese non perse la sua attitudine a conquistare i titoli di vicecampione: durante la sua prima stagione in nerazzurro raggiunse le semifinali di Europa League, sfiorando in campionato anche lo scudetto, che lo perse all’ultima giornata contro la Lazio, che già lo aveva sconfitto 3 anni prima in coppa, e finì in terza posizione. Nella stagione 2002-03 l’ex Valencia riuscì a giungere ad un passo dal traguardo (ancora una volta) con il secondo posto in campionato ed un’altra semifinale europea. Con il club nerazzurro riuscì a raggiungere comunque 100 presenze in panchina con l’Inter. In Italia allenò anche il Parma, nel 2008 quando venne contattato dalla squadra per la sostituire l’esonerato Domenico di Carlo. Il Parma, però, sotto la sua gestione fece solo nove punti e due sole vittorie che portò la squadra in zona retrocessione. Ad una solo giornata dal termine del campionato e dopo la sconfitta contro la Fiorentina per 3 a 1, la quinta in dieci partite , venne sollevato dall’incarico e venne sostituito dall’allora allenatore della squadra Primavera. Senza Cuper, il Parma perderà l’ultima partita contro l’Inter e andrà in serie B. La sua carriera da allenatore si scandì tra Italia e Spagna: infatti, dopo l’esperienza con il Parma, Cuper ritornò in terra iberica per allenare il Racing Santander; anche con questa squadra l’ex Inter collezionò molti risultati negativi che lo portarono alla dimissioni. Dopo i tanti anni in Italia e in Spagna, Cuper nel 2011 iniziò una nuova esperienza da allenatore fuori dalle mura europee: trascorse due anni in Turchia con l‘Orduspor, poi venne chiamato dall’Al -Wasl, squadra che militava nella massima serie emiratina. Per la convocazione come ct della Nazionale egiziana bisognerà aspettare il 2015, anno in cui venne annunciata la sua nomina a commissario tecnico dell’Egitto che attualmente ancora allena.

La stella: Mohamed Salah

Il giocatore con maggior spessore e qualità è sicuramente Mohamed Salah, attuale stella del Liverpool e della Premier League. Con le sue doti tecniche e fisiche si è imposto sia in Premier, confermandosi il miglior giocatore del campionato inglese. Grazie ai suoi goal è l’attuale capocannoniere del campionato,  in piena corsa nella classifica per il Pallone d’Oro e trascinatore del Liverpool, visto che è riuscito a portare i Reds in finale di Champions League, dopo aver battuto la Roma in semifinale. Il Liverpool però quella finale l’ha persa contro il Real Madrid, in cui durante la partita (a causa di un brutto fallo di Sergio Ramos) Salah ha dovuto abbandonare il campo prima della fine della partita per un  problema alla spalla. L’infortunio sembrerebbe pregiudicare la sua partecipazione ai Mondiali di quest’anno. La situazione dell’ex Roma è ancora da monitorare e valutare. Nonostante tutto, Salah se ce la dovesse fare sarà sicuramente la stella vincente della Nazionale. Con la sua straordinaria velocità, con i suoi assist e con i suoi inserimenti con palla e senza porterà l’Egitto a fare passi importanti nella competizione. E’sicuramente il punto fermo per la Nazionale egiziana. Prima dell’esperienza al Liverpool, Salah ha militato per diverso tempo in Italia vestendo le maglie della Fiorentina e della Roma per poi essere ceduto da questo’ultima ai Reds per circa 42 milioni di euro. Il passaggio del giocatore dalla Roma si rivelò essere l’acquisto più oneroso nell’intera storia della società, battendo il record in precedenza detenuto da Andy Carrol. In nazionale nel 2017 il CT Hector Cuper lo inserì nella lista dei 23 convocati che avevano preso parte alla Coppa d’Africa 2017. L’8 ottobre 2017, grazie ad una doppietta in occasione del match di qualificazione contro il Congo, determinò la partecipazione della squadra al Mondiale 2018, a distanza di 28 anni dall’ultima presenza, l’ultima risale a quella dell’Italia’90.

La storia:

La nazionale di calcio dell’Egitto, i cui componenti sono soprannominati I Faraoni, rappresenta la nazionale calcistica del continente nero più titolata della nazione. La prima nazionale egiziana fu costruita in vista delle Olimpiadi del 1920 in Belgio. La prima, invece, partecipazione ai Mondiali dell’Egitto risale al 1934 in Italia, mentre la seconda e ultima fino a quest’anno nel 1990, anno in cui fu eliminato al primo turno di competizione con la decisiva sconfitta nell’ultima partits contro l’Inghilterra per 1 a 0. Quella di quest’anno è la sua terza partecipazione ai Mondiali dopo circa 28 anni dall’ultima volta. La nazionale di calcio dell’Egitto è una delle più forti d’Africa e ha stabilito numerosi record: l’Egitto è stato, infatti, la prima nazione dell’Africa ad affiliarsi alla FIFA, la prima a partecipare ai Mondiali e alle Olimpiadi, la prima a vincere la Coppa d’Africa. La Federazione viene creata nel 1921, ma già l’anno precedente l’Egitto aveva partecipato alle Olimpiadi di Anversa, perdendo contro l’Italia. Nel 1922 ha inizio la Farouk Cup, principale competizione nazionale fino alla nascita del Campionato nel 1949; da quel momento la Farouk Cup si trasforma nella Coppa d’Egitto. La nazionale egiziano detiene, inoltre, il primato di vittorie nella Coppa d’Africa con 7 successi, conseguiti nel 1957 , nel 1959, nel 1986, nel 1998, nel 2006, nel 2008 e l’ultima nel 2010.




Speciale Russia 2018: Arabia Saudita, i figli del deserto per il sogno mondiale

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato.  Questa volta è il turno dell’Arabia Saudita, una delle squadre meno altisonanti dell’intero Mondiale, mentre questa mattina è stato il turno della Russia.

Il cammino verso il mondiale

Russia 2018, sarà il quinto mondiale al quale parteciperà la nazionale di calcio dell’Arabia Saudita. Dopo le non qualificazioni ai mondiali in Sudafrica del 2010 e in Brasile del 2014, i sauditi sono riusciti a strappare il pass, per vivere da protagonisti il mondiale 2018. Il cammino che li ha portati fino a questo traguardo è partito il 24 maggio 2015  nel torneo di qualificazioni a gironi della AFC. L’Arabia Saudita, già alla seconda fase, venne sorteggiata nei gironi preliminari con Emirati Arabi Uniti, Palestina, Malaysia e Timor Est. Delle otto gare disputate, hanno collezionato sei vittorie e due pareggi, dominando il girone. Il 17 novembre 2015 nell’ultima partita del girone affrontò il Timor Est, battendolo per 10 reti a 0 e ottenendo così la vittoria più larga della sua storia. Ottenuto l’accesso alla terza fase, completarono il girone B a sei squadre con Australia, Thailandia, Iraq, Emirati Arabi Uniti e Giappone. La prima partita nel girone finì in pareggio per 2-2 contro L’Australia, per poi vincere senza subire reti contro Emirati Arabi Uniti (3-0), Iraq (1-0) e Thailandia (1-0). Nelle dieci partite totali del girone, tra andata e ritorno l’Arabia Saudita ha ottenuto sei vittorie, un pareggio e tre sconfitte. Le sconfitte arrivarono con con il Giappone per 2-1, con l’Australia per 3-2 e con gli Emirati Arabi Uniti per 2-1. Ma l’ultima partita è stata quella decisiva per la qualificazione finale. Il 4 settembre del 2017, al King Abdullah Sport City di Gedda, l’Arabia Saudita sconfisse il Giappone (già qualificato) per 1-0 raggiungendo a pari punti l’Australia, che grazie alla differenza reti maggiore, si qualificò come seconda nel girone. Dopo dodici anni l’Arabia Saudita è riuscita a qualificarsi alla fase finale di un mondiale. L’Australia, beffata appunto dalla differenza reti, ha dovuto giocare uno spareggio con la squadra arrivata terza nel girone A, la Siria. Tra la partita di andata e ritorno, l’Australia ne uscì vittoriosa, staccando in extremis il pass mondiale. Quindi le cinque squadre qualificate alla fase finale del Mondiale 2018 in Russia sono: Iran e Giappone qualificate come prime dei loro gironi, Corea del Sud e Arabia Saudita come seconde dei gironi, mentre l’Australia vincente dello spareggio tra le due terze classificate nei gironi.

1) La Squadra

L’Arabia Saudita gioca con il 4-2-3-1, con i due centrocampisti difensivi che sono molto abili nella fase difensiva, e che imposteranno anche le azioni offensive. In porta il titolare è Al-Mosailem, portiere dell’ Al-Ahly Sporting Club, campione d’Egitto; i terzini sono Al-Shahrani e Al-Harbi, quest’ultimo gioca con il portiere già citato all’Al-Ahly, mentre l’altro terzino gioca all’Al-Hilal. I difensori centrali titolari sono i due omonimi Hawsawi, Omar e Osama, quest’ultimo anche capitano dei sauditi. I mediani titolari di centrocampo sono Al-Faraj e Al-Khaibri entrambi giocatori dell’Al-Hilal; a completare il centrocampo ci saranno i due esterni veloci Al-Shehri dell’Al-Nassr e Al-Dawsari, centrocampista del Villareal in prestito dall’Al-Hilal. In attacco come punta titolare gioca Al-Sahlawi, attaccante molto veloce e pericoloso dell’Al-Nassr. Terminata la lista dei titolari, gli altri giocatori che compongono la rosa per il mondiale, provengono tutti dalle tre maggiori squadre dell’Arabia Saudita: Al-Nassr, Al-Hilal e Al-Ahli Sports Club.

1.1) L’allenatore: Juan Antonio Pizzi

Juan Antonio Pizzi è un ex calciatore argentino, naturalizzato spagnolo dal 1994, attaccante di Valencia, Tenerife, Barcellona e Villareal, ritiratosi dal calcio giocato nel 2002. Nella sua carriera da calciatore, è stato un attaccante molto prolifico, dotato di forza fisica e grande finalizzazione. In 383 gare disputate con club argentini, messicani, portoghesi e soprattutto spagnoli, ha infatti realizzato 245 gol. Per quanto riguarda i titoli vinti con squadre di club, a livello nazionale ha vinto campionato, Coppa di Spagna e Supercoppa spagnola con la maglia del Barcellona; ha vinto anche una Coppa delle Coppe ed una Supercoppa UEFA, sempre con la maglia blaugrana. Con la nazionale spagnola ha collezionato solo 22 partite nell’arco degli anni 1994-98, con 10 gol segnati. Terminata la carriera da giocatore, ha iniziato la sua carriera da allenatore sulla panchina del Colòn, in Argentina. Nel 2010 vinse il campionato cileno sulla panchina del Universidad Catòlica. Successivamente sedette su altre panchine argentine, tcome quella del San Lorenzo nel 2012/2013, con il quale ha vinto il campionato di apertura. Nella stagione 2013/2014 approdò sulla panchina del Valencia: dopo aver portato la squadra spagnola fino in semifinale di Europa League, nel luglio del 2014 venne esonerato. Il 30 gennaio  2016 prese il posto sulla panchina del Cile, del dimissionario Sampaoli. Con la squadra sudamericana è arrivato al più grande successo da allenatore con la vittoria della Cappa America nel giugno dello stesso anno. L’anno successivo stava per trionfare nuovamente con la sua squadra, arrivando in finale di Confederation Cup contro la Germania, terminata però con una sconfitta. All’indomani della mancata qualificazione al mondiale in Russia con il Cile, l’11 ottobre 2017 rassegnò le sue dimissioni da CT della squadra sudamericana. Poco più di un mese dopo, il 28 novembre, viene ingaggiato dall’Arabia Saudita, che aveva esonerato il CT precedente, Edgardo Bauza. Ecco che così nel giro di poche settimane, Pizzi si trovò da grande escluso al mondiale, a nuovo protagonista, con un squadra che sulla carta è decisamente di livello inferiore di quella sudamericana, ma la voglia di fare bene al mondiale ormai alle porte, è veramente alta.

1.2) La stella: Osama Hawawi

Osama Hawsawi, nato il 31 marzo del 1984, è il difensore e il capitano dell’Arabia Saudita da ben undici anni. Con la maglia della nazionale è uno dei giocatori più longevi ad indossarla, ed ha trascinato i “figli del deserto” alla qualificazione per i prossimi mondiali. Con il suo metro e ottantotto di altezza è dotato di una forza fisica esemplare e, nonostante l’altezza, sembra essere un giocatore veloce e dotato di grande falcata. Sicuramente un leader in difesa per la sua squadra e la sua nazionale, ha come suo punto a favore il colpo di testa: con la maglia saudita, in 119 incontri ha siglato ben 7 gol. Per quanto riguarda le squadre di club, è cresciuto nelle giovanili dell’Al-Wahda, dove debuttò anche in prima squadra nel 2005. Terminò con i biancorossi nel 2008 con 69 partite giocate e solo un gol realizzato, prima di trasferirsi all’Al-Hilal, dove vi trascorse quattro anni. 83 partite e 3 gol segnati per lui, nel 2012 si trasferì in Belgio all’Anderlecth, dove però ebbe poca fortuna e realizzò una sola presenta. L’anno successivo tornò in patria alla corte dell’Al-Ahli con il quale fino al 2016 ha siglato 6 gol in 83 partite, raddoppiando il bottino di reti segnate con la maglia dell’Al-Hilal. Proprio nel 2016 ritornò nella squadra di Riyad con la quale gioca tutt’ora.

2) La storia

Sebbene la loro federazione calcistica sia stata istituita nel 1956, la squadra nazionale dell’Arabia Saudita non partecipò a un torneo finché non si qualificarono per l’AFC Asian Cup nel 1984, che vinsero. Nei primi anni cinquanta, si formarono le prime compagini saudite, dove i migliori giocatori di Al-Wahda e Al Ahli si riunirono per affrontare in amichevole una selezione di funzionari del Ministero della Sanità dell’Egitto. Il giorno dopo la compagine affrontò un’altra formazione saudita, questa volta composta da giocatori da Al-Ittihad e Al-Hilal. Nel 1956 fu costituita la federazione calcistica saudita, che si affiliò nello stesso anno alla FIFA e alla AFC. Successivamente alla vittoria dell’Asian Cup del 1984, sono diventati una delle squadre nazionali di maggior successo in Asia, raggiungendo le successive quattro finali consecutive della Coppa asiatica e vincendone due (1988 e 1996). Da allora si sono qualificati per ogni Coppa asiatica, ma le loro migliori prestazioni in quel periodo sono arrivate alla finale nel 2007. L’Arabia Saudita si qualificò per la prima Coppa del Mondo FIFA nel 1994. Sotto la guida di Jorge Solari e con talenti come Saeed Al-Owairan e Sami Al-Jaber, rinforzati dal veterano nazionale Majed Abdullah come capitano della squadra, l’Arabia Saudita batté sia il Belgio che il Marocco nella fase a gironi, prima di cadere con la Svezia negli ottavi di finale, finora migliore risultato nella storia saudita. L’Arabia Saudita si qualificò per le successive tre coppe del mondo, ma non vinse nemmeno una partita della fase a gironi in nessuna delle tre competizioni. Come già detto, non riuscirono a qualificarsi per i tornei del 2010 e del 2014 e quest’anno torneranno protagonisti sulle scene mondiali, sotto la guida del tecnico Pizzi.




Speciale Russia 2018: Russia, tra ombre del passato e voglia di rinascita

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato. Iniziamo ovviamente con la Russia, padrona di casa e paese ospitante dell’intera manifestazione.

1) La squadra

Essendo la nazione organizzatrice della 21° edizione del Mondiale di calcio, la Russia non ha avuto bisogno di disputare i gironi di qualificazione per poter partecipare all’evento, ma ha comunque dovuto effettuare dei test amichevoli per trovare il giusto assetto di gioco. Nella maggior parte dei casi è stato utilizzato il 3-5-2, modulo in cui sono fondamentali i ruoli degli esterni, chiamati sia ad attaccare che a fare da tornanti in difesa. Sulla fascia destra il giocatore più utilizzato è stato Samedov, calciatore della Lokomotiv Mosca molto apprezzato sia da Carrera che da Capello, ai tempi in cui allenava la nazionale russa. Samedov ha dovuto però adattarsi a quel tipo di ruolo, dato che ha sempre giocato in un centrocampo a quattro, e la sua poca attitudine nei movimenti senza palla potrebbe far si che Smolkinov, giocatore dello Zenit San Pietroburgo dotato di maggior spinta e resistenza, possa prendere il suo posto. Sul versante di sinistra persiste invece il ballottaggio tra Dmitry Kombarov e Yury Zhirkov, che nelle amichevoli si sono alternati continuamente: il primo è uno dei simboli dello Spartak Mosca, che lo scorso anno è tornato a vincere il campionato dopo 16 anni, mentre il secondo è uno degli ultimi reduci dallo straordinario Europeo del 2008. Il resto del centrocampo rimane un rebus, dato che è il maggior settore ad avere più uomini in abbondanza: Dzagoev ne rappresenta tuttavia la punta di diamante, in grado di regalare giocate di classe sopraffina, degne del miglior fantasista. La sua unica sfortuna è quella di essere stato fermato dai tanti infortuni nell’arco di questi anni, che ad esempio non gli hanno permesso di giocare gli ultimi Europei e la Confederations Cup del 2017. In caso di un suo forfait ci sarebbe comunque Zobnin, giocatore dotato di ottima progressione, forza fisica e inserimenti continui in area, anche se pecca di poca lucidità in fase realizzativa. Gli altri principali indiziati per ricoprire il reparto di centrocampo sono Golovin, Glushakov, Yerokhin e Gazinskiy. Glushakov e Yerokhin potrebbero alternarsi nel ruolo di regista, poiché dotati entrambi di una maggiore visione di gioco, mentre Golovin e Gazinskiy sembrano avere le giuste capacità per giocare come mezzali destre, tramite un giro di palla semplice, con pochi tocchi e molto veloce. Venendo al reparto offensivo, Smolov dovrebbe essere l’unico attaccante sicuro di un posto da titolare: il giocatore del Krasnodar è il più prolifico dei suoi, dato che nelle ultime tre stagioni ha segnato 121 reti tra campionato, Coppa di Russia ed Europa League. Il suo partner di attacco potrebbe invece essere il giovanissimo Miranchuk, che sembra avere un rapporto speciale con la nazionale: il 22enne della Lokomotiv Mosca ha infatti segnato al debutto, e anche se non è ancora esploso in maniera completa, ha tutte le qualità per poter diventare uno dei simboli più talentuosi di questo Mondiale. Completiamo il discorso sulla rosa parlando della difesa, che in termini di qualità ed esperienza è (forse) il settore più carente. I ritiri di due colonne come Ignashevich e Berezutskiy hanno indebolito ulteriormente la difesa, lasciando scoperto un reparto già fragile di per suo. Il posto da titolare fisso dovrebbe quindi essere di Kudryashov, mentre i posti vacanti se li contenderanno Semenov, Kutepov e Neustädter: quest’ultimo ha ottenuto la cittadinanza russa poco prima dell’inizio dello scorso Europeo, ed è l’unico centrale con un minimo di esperienza internazionale, anche se nell’ultima Confederations Cup gli è stato preferito Kambolov, che nel Rubin Kazan gioca a centrocampo. Con una retroguardia completamente inaffidabile, la porta sarà difesa dal capitano Igor Akinfeev, bandiera della nazionale russa e più volte chiamato nel corso delle amichevoli a compiere dei veri e propri miracoli.

1.1) L’allenatore: Stanislav Čerčesov

Čerčesov è un ex portiere dell’URSS e della Russia, e nei suo precedenti da calciatore con la nazionale ha giocato la Coppa del Mondo del 1994 e quella del 2002. Per quanto riguarda i club, ha militato in diverse società moscovite come Spartak e Dinamo Mosca, squadre che poi ha anche allenato nel 2007-2008 e nel 2014-2015. Oltre ad allenare in Russia, però, vanta anche un’esperienza nel campionato polacco, dove nella stagione 2015-2016 ha vinto un campionato con la Legia Varsavia, che gli ha permesso in seguito di riuscire a vestire i panni del CT. L’approdo sulla panchina della Sbornaya è arrivato infatti nel 2016, ed il compito che gli è stato affidato dalla federazione non è stato per nulla semplice, poiché proprio in vista del Mondiale casalingo gli è stato chiesto di gettare basi solide e costanti, che possano segnare una sorta di rinascita del movimento calcistico russo. Negli ultimi anni, infatti, la Russia non ha saputo dare la giusta continuità all’ottimo lavoro svolto ad Euro 2008, e la serie infinita di ricambi generazionali ha portato ad un lento ed inesorabile degrado. Nemmeno i successi europei dello Zenit hanno saputo dare un colpo di coda alla questione, e così la nazionale russa ha intrapreso una sorta di crollo verticale, che ha portato alla mancata qualificazione al Mondiale del 2010 (persa in un clamoroso spareggio contro la Slovenia), e a delle prestazioni del tutto scialbe sia negli Europei del 2012 che nel Mondiale del 2014. Nel Mondiale brasiliano, inoltre, si era sperato nell’esperienza di Capello, ma neanche un allenatore del suo calibro ha saputo ristabilire il giusto bandolo della matassa, ed è per questo che adesso Čerčesov è diventato l’osservato speciale. Il suo incarico sarà infatti quello di rifondare un’intera nazionale, oltre che dare luce e lustro ad un paese che in termini sportivi è sempre stato tra i primi al mondo, ed è chiaro che la pressione verserà tutta su di lui, anche perché adempiere a tutti questi doveri tra mura ed occhi amici non sarà per nulla semplice.

1.2) La stella: Igor Afinkeev

Il giocatore con maggior qualità ed esperienza è sicuramente Igor Afinkeev, portiere della squadra nonché capitano e punto di riferimento per tutti i compagni. Afinkeev ha esordito in nazionale nel 2004, in un’amichevole contro la Norvegia, diventando così il terzo calciatore più giovane ad aver vestito la maglia della Russia. Con la nazionale ha inoltre giocato più partite di tutti, collezionando oltre 100 presenze, mentre nella Prem’er-Liga russa è l’estremo difensore a vantare il maggior numero di reti inviolate. All’età di soli 17 anni è riuscito ad imporsi come portiere titolare nel CSKA Mosca, di cui ne è diventato una bandiera, vincendo diversi trofei tra cui 1 Coppa Uefa, 6 campionati, 6 Coppe di Russia e 6 Supercoppe, oltre che il premio Zvezda, ovvero l’elogio come miglior calciatore dell’ex Unione Sovietica. In questi anni le sue parate miracolose e a volte anche spericolate hanno sopperito agli errori di una difesa inesperta e poco affidabile, e anche in questo Mondiale il capitano russo sarà chiamato a togliere le castagne dal fuoco in più di qualche occasione. Afinkeev si presenta come un portiere completo, bravo nel ricevere, nell’intercettare e nel tuffarsi, anche se la troppa frenesia con cui esce dalla porta lo costringe spesso a respingere il pallone con le gambe, non permettendogli di impattare la sfera di gioco nella maniera più adeguata.

2) La storia

In Russia il calcio ha delle origini antichissime, che risalgono al 1912, periodo caratterizzato dalla forte dominanza dell’imperialismo russo. Dopo il 1917, tuttavia, quel movimento è scomparso a causa della Rivoluziona di febbraio, con la quale è stata istituita la nazionale di calcio dell’URRS. L’ex nazionale dell’Unione Sovietica ha ottenuto diversi successi nel periodo in cui è stata in carica, ovvero dal 1917 al 1992, durante il quale ha vinto un campionato Europeo nel 1960, e ottenuto tre secondi posti negli Europei del 1964, 1972 e 1988, ed un quarto posto nel Mondiale del 1966. In quegli anni l’intero movimento sportivo sovietico ha avuto una crescita esponenziale grazie agli sviluppi generazionali di vari campioni, che hanno permesso all’intero paese di diventare un vero e proprio fiore all’occhiello non solo nell’ambito calcistico, ma in tutto il panorama dello sport internazionale. Anche nelle Olimpiadi, ad esempio, l’Unione Sovietica ha raggiunto dei risultati eccellenti, conquistando tra le tante due medaglie d’oro e tre di bronzo. Ritornando al tema del calcio, tra i giovani calciatori talentuosi di quel periodo non possiamo non citare Lev Yashin, eroe ed emblema di quella nazionale, diventato l’unico portiere della storia ad aver vinto il Pallone d’oro. Negli anni ’90 l’URRS ha però subito delle forti ripercussioni dal punto di vista politico e territoriale, che hanno coinvolto ovviamente anche la nazionale di calcio, ribattezzata sotto il nome di “Russia” a partire dal 16 agosto del 1992. I Mondiali americani del 1994 sono stati quindi la prima competizione ufficiale per la nazionale russa, che in quell’occasione è stata eliminata nel primo turno: quelli sono stati anche gli anni più gioiosi, dato che dal 1993 al 1997 la Russia è rientrata nella top 20 del Ranking FIFA. Negli anni successivi la Sbornaya è scomparsa progressivamente dal calcio che conta, tornando a giocare un ruolo importante nei Mondiali del 2006, sotto la guida del tecnico olandese Guus Hiddink. L’ex allenatore di Chelsea e Real Madrid ha saputo trasmettere gioco e identità alla squadra, tramite cui la Russia è arrivata a giocarsi le semifinali negli Europei del 2008, in cui è stata sconfitta soltanto dalla Spagna, vincitrice del torneo. Oggi come oggi la situazione non è assolutamente delle migliori, anzi, da molti anni la nazionale russa sta vivendo un particolare momento di crisi, e sia Čerčesov che l’intera federazione sperano che questo Mondiale in casa possa segnare un mutamento radicale per il futuro avvenire.

 




Pagellone Serie A 2017/2018: la stagione dell’Udinese – sul filo del rasoio

La Serie A 2017/2018 è ormai finita, consegnandoci alcuni verdetti molto prevedibili (la vittoria in campionato della Juventus o la retrocessione del Benevento) con alcune sorprese (il Milan solo in Europa League) e delle battaglie davvero entusiasmanti (la lotta Inter vs Lazio per il posto in Champions League). Finito il campionato, è tempo di riflessioni e di verdetti: ecco perché, noi di RadioGoal24, abbiamo deciso di analizzare com’è andata andata la stagione delle squadre più importanti del nostro campionato, per cominciare a parlare anche in ottica futura.

Udinese, l’analisi del mercato

Arrivati a fine stagione, possiamo dire che l’Udinese ha dovuto improvvisare il suo campionato. Gli obbiettivi all’inizio erano tutt’altro che la lotta per la salvezza, ma poi durante l’anno, molte sconfitte hanno fatto si che il principale obbiettivo fosse quello di permanenza in Serie A. Una delle cause maggiori di questo suo campionato, è dato sicuramente dalla grande mole di acquisti e cessioni ai quali l’Udinese ci ha abitati. Infatti la presidenza Pozzo, non possiede soltanto la squadra friulana, bensì anche il Watford che milita in Premier League inglese e fino al 2016 era in possesso anche del Granada in Spagna. Spesso durante le sessioni di mercato molti giocatori giravano tra prestiti vari, fra queste tre squadre, così da ottenere un’organico di giocatori sempre pronto e senza relegare giocatori di seconda fascia in panchina. Ma questo progetto però determina anche una rosa non fissa, sulla quale gettare delle basi per un futuro. Ed ecco perché anche quest’anno il mercato dell’Udinese è stato caratterizzato da molteplici scambi: il bilancio tra acquisti e cessioni è stato di una perdita di 4 milioni (16 milioni circa dalle cessioni, mentre 20 milioni per gli acquisti). Di una rosa di 25 giocatori, 13 sono stati acquistati, e di questi i più incisivi sono stati certamente Bizzarri, Larsen, Lasagna e Barak.

Udinese: l’andamento in campionato e nelle coppe

La stagione dell’Udinese è stata una delle peggiori degli ultimi anni, poiché nei campionati precedenti i friulani ci avevano abituato a lottare per i preliminari Champion’s League e quelli di Europa League. Ma quest’anno la storia è stata diversa: le ambizioni ad inizio stagione erano di tornare a lottare per l’obbiettivo Europa, ma il declino della squadra nella seconda metà del campionato, ha messo a serio rischio la permanenza in massima serie dell’Udinese. Alla fine è riuscita a conquistare la salvezza nell’ultima giornata, grazie alla vittoria con il Bologna per 1-0, ma è stata veramente ad un passo dal baratro. La stagione 2017/2018 della squadra friulana si era aperta il 12 agosto con il turno di Coppa Italia contro il Frosinone, sconfitto per 3-2. Il 20 agosto arrivò il fischio d’inizio del campionato di Serie A: le prime due uscite furono negative, infatti arrivarono due sconfitte con Chievo e SPAL, rispettivamente per 1-2 e 3-2. La prima vittoria arrivò dopo la sosta per le nazionali, il 10 settembre contro il Genoa per 1-0. Ma fu un fuoco di paglia poiché le tre partite successive venne sconfitta con Milan, Torino e Roma. Nelle sette partite seguenti, l’Udinese riuscì a vincere solo tre partite: con la Sampdoria per 4-0, con il Sassuolo per 0-1 e con l’Atalanta per 2-1. Dopo questa serie altalenante di risultati, l’Udinese riuscì a vincere quattro partite consecutive tra campionato e Coppa Italia. La vittoria in coppa per 8-3 contro il Perugia segnò l’inizio del trend positivo per il club friulano. L’avventura in Coppa Italia dei friulani, terminò al 71′ contro il Napoli: il gol di Insigne segnò l’uscita dell’Udinese dalla coppa nazionale. Da calendario l’Udinese ha vinto 6 partite e ne ha pareggiate 3 in 10 gare totali, segnando una notevole ripresa della squadra, con il migliore auspicio per l’affronto della seconda metà di campionato. Il periodo positivo dell’Udinese però da quel pareggio con il Milan per 1-1, era terminato: fino alla fine del campionato, i bianconeri hanno perso tutte le partite. Il periodo sembrava dei più neri per la squadra, dove i risultati non arrivavano ed il gioco non era dei migliori. Il calo drastico fu causato soprattutto dai problemi di gestione del mercato,, in quanto furono venduti dei giocatori di punta, ma non vennero fatti degli innesti per colmare il gap creatosi in rosa. Ed ecco che quindi l’Udinese si è ritrovata nel giro di due mesi a lottare clamorosamente per la non retrocessione. Malgrado le pesanti sconfitte con gran parte delle contendenti in classifica, l’Udinese ha perso la bellezza di 11 partite consecutive e, solo dopo l’undicesima sconfitta, arrivò l’esonero del tecnico Massimo Oddo. Con l’approdo in panchina del nuovo tecnico Tudor, è arrivata anche nello spogliatoio un’aria di rivoluzione e di voglia di salvare il salvabile. La prima partita del nuovo allenatore non portò una vittoria, ma un pareggio: il rocambolesco 3-3 con il Benevento, segnò una svolta che ha portato alla salvezza finale. Nelle ultime due partite con Hellas Verona e Bologna, i friulani sono usciti vittoriosi per 1-0 ed hanno raggiunto in classifica la quota 40 punti. Salvezza conquistata e sollievo per tutti i tifosi, che avevano temuto il peggio.
La stagione dell’Udinese quindi come abbiamo visto, non è stata delle migliori, ma sicuramente è stata indimenticabile per i suoi tifosi, che sono stati con il fiato sospeso fino all’ultimo minuto.

Udinese: Top e Flop della stagione

Top:

1) Kevin Lasagna: la stagione dell’ex attaccante del Carpi è stata una delle migliori per lui. Con 12 gol fatti è il miglior attaccante italiano dopo Immobile e Quagliarella. Il suo campionato lo porterà un po’ sulla bocca di tutti i dirigenti di A che cercano un attaccante con le sue caratteristiche.

2) Antonin Barak: una delle rivelazioni del campionato è proprio lui. Con i suoi 7 gol realizzati è uno dei migliori centrocampisti di questa stagione. Il calciatore avrà probabilmente molto mercato questa estate perché un centrocampista con le sua corsa, la sua qualità ed il suo fisico, farebbe molto comodo a top club.

3) Jens Stryger Larsen: è stato il punto fermo in difesa per tutta la stagione dell’Udinese. Aveva trovato spazio essendo titolare con Delneri, si è confermato sotto la guida tecnica di Oddo ed infine consacrato sotto quella di Tudor. A 27 anni si è dimostrato un vero talento, sbocciato in età già più avanzata rispetto ad altri giovani.

Flop: 

1) Maxi Lopez: il flop numero uno è proprio l’attaccante ex Torino, che fu preso per guidare l’attacco in coppia con Thereau. Il francese però approdò alla Fiorentina e lo scarso rendimento in campionato, l’ha costretto a vedere gran parte delle partite dell’Udinese, dalla panchina. In questa stagione ha siglato solo due gol, tra cui uno su rigore. Un bottino un po’ asciutto per un attaccante che ci aveva abituato alla doppia cifra.

2) Simone Scuffet: il giovane portiere non ha saputo prendersi sulle spalle la squadra, benché fosse partito come titolare. Ma le aspettative sembrarono essere troppo alte e il rendimento troppo basso. Ecco perché nel resto della stagione è stato superato dal più anziano ed esperto Bizzarri.

3) Massimo Oddo: la sua mano si è vista nelle prime partite disputate, con le belle vittorie ottenute nella parte finale del girone di andata e all’inizio di quello di ritorno. Non si è vista invece, da parte sua, una svolta nel cercare di interrompere la serie negativa di 11 sconfitte consecutive.




Pagellone Serie A 2017/2018: la stagione della Sampdoria – dottor Jekyll e mister Hyde

La Serie A 2017/2018 è ormai finita, consegnandoci alcuni verdetti molto prevedibili (la vittoria in campionato della Juventus o la retrocessione del Benevento) con alcune sorprese (il Milan solo in Europa League) e delle battaglie davvero entusiasmanti (la lotta Inter vs Lazio per il posto in Champions League). Finito il campionato, è tempo di riflessioni e di verdetti: ecco perché, noi di RadioGoal24, abbiamo deciso di analizzare com’è andata andata la stagione delle squadre più importanti del nostro campionato, per cominciare a parlare anche in ottica futura.

Sampdoria, l’analisi del mercato

Quella scorsa è stata un’estate di grandi arrivi e grandi cessioni in casa Sampdoria. Il presidente Ferrero, con i direttori Pradé e Osti, ha venduto i pezzi pregiati della rosa, incassando grandi quantità di denaro, per poi reinvestirlo in giocatori di prospettiva e su qualche ‘usato sicuro’. Le partenze di Bruno Fernandes, Skriniar, Muriel e Schick, potevano abbassare la qualità della rosa in modo catastrofico, ma la mossa della società blucerchiata è stata tanto azzardata quanto vincente: i giocatori che sono arrivati, hanno contribuito alla straordinaria prima parte di stagione, con la Sampdoria nella veste di Atalanta versione 16/17. Forse è stata proprio l’inesperienza di alcuni giocatori mixata ai tanti volti nuovi, che ha portato i blucerchiati a trasformarsi in mister Hyde nella seconda parte del campionato. Bisogna comunque riconoscere il merito alla società di aver scovato nuovi talenti ed averli adattati in modo impeccabile al calcio italiano: l’emblema di questo percorso è Kownacki, 21enne polacco autore di 8 goal nelle 24 presenze stagionali. Così come il 21enne danese Andersen che, nonostante le poche presenze, ha dimostrato di essere un giocatore su cui vale la pena scommettere qualcosa. Infine, il club ha deciso di riempire la rosa con ottimi elementi già presenti nel campionato italiano come Zapata, Ferrari, Murru, Caprari, Verre e Strinic, concludendo con un ritorno di lusso come quello di Ramirez.

 

Sampdoria, l’andamento in campionato

La Sampdoria ha giocato due campionati: il primo si è concluso il 19 novembre, con la grandissima vittoria per 3-2 sulla Juventus. Fino a quel momento la squadra di Giampaolo aveva rimediato solo due sconfitte e due pareggi, vincendo ben otto partite, tra cui quelle contro il Milan e il derby contro il Genoa. Ed ecco che mister Hyde prende i comandi ai danni del dottor Jekyll: nelle 24 partite successive sono arrivate solamente otto vittorie e ben quattordici sconfitte. Il bilancio complessivo è comunque sufficente, con i blucerchiati che concludono il campionato al 10° posto in classifica con 54 punti. Considerando che sono solo sei i punti che distanziano la squadra dall’Europa League, resta il rammarico di non aver gestito meglio alcune situazioni, come la sconfitta per 3-2 contro il Benevento, il 4-1 contro il Crotone, il 3-0 contro il Bologna e il 3-1 contro la SPAL.

Sampdoria: Top e Flop della stagione

Top:

1. Fabio Quagliarella: immortale. Il 35enne napoletano, con i 19 goal segnati, ha dimostrato di poter dare ancora tanto al calcio italiano. La forma fisica regge ancora molto bene, e se qualcuno avesse avuto dubbi in proposito, ha dovuto ricredersi nel corso della stagione.

2. Lucas Torreira: la clausola rescissoria da 25 milioni, dopo aver ammirato la stagione dell’uruguaiano, spaventa tutti i tifosi blucerchiati. Il 21enne ex Pescara ha collezionato ben 36 presenze in Serie A e anche quattro reti, diventando una pedina fondamentale del gioco di Giampaolo. Ed ecco che fuori dalla sede della Sampdoria c’è già la fila per il giovane centrocampista.

3. Dawid Kownacki: acquistato per soli 4 milioni, la stagione con la Sampdoria gli è valsa la prima chiamata con la Nazionale maggiore polacca, quasi a festeggiare il suo arrivo tra i grandi giocatori del calcio europeo. Oltre agli 8 goal, l’attaccante si è reso protagonista con prestazioni convicenti, condite da tre assist, tanti inserimenti e tanto gioco di squadra. I soli 21 anni dimostrano quanto può ancora crescere questo ragazzo.

Flop:

1. Gaston Ramirez: il campionato dell’uruguaiano, guardando i numeri, potrebbe risultare anche buono; ma 3 goal e 10 assist in 37 presenze, per uno con il suo potenziale, non sono sufficenti per celebrarlo a fine stagione. Il 27enne sembrerebbe aver un interruttore on/off dietro la schiena; sta a Giampaolo trovare il modo per averlo sempre a pieno regime in vista della prossima stagione.

2. Ricky Alvarez: l’ex giocatore dell’Inter ha raccolto solamente 12 presenze stagionali, distribuite in 251′. L’argentino ha passato la maggior parte del campionato in panchina, spesso e volentieri snobbato da Giampaolo, che ha preferito Caprari come rimpiazzo di Ramirez. La parabola discendente del trequartista non sembra avere fine.




Pagellone Serie A 2017/2018: la stagione della Fiorentina

La Serie A 2017/2018 è ormai finita, consegnandoci alcuni verdetti molto prevedibili (la vittoria in campionato della Juventus o la retrocessione del Benevento) con alcune sorprese (il Milan solo in Europa League) e delle battaglie davvero entusiasmanti (la lotta Inter vs Lazio per il posto in Champions League). Finito il campionato, è tempo di riflessioni e di verdetti: ecco perché, noi di RadioGoal24, abbiamo deciso di analizzare com’è andata andata la stagione delle squadre più importanti del nostro campionato, per cominciare a parlare anche in ottica futura.

Fiorentina, l’analisi del mercato

Il mercato della Fiorentina è stato molto movimentato e dettato dalle tante cessioni. In totale sono stati spesi circa 60 milioni di euro e incassati circa 80. Tra gli acquisti più rilevanti c’è di certo quello di Gil Dias, venuto a Firenze in prestito biennale dal Monaco per una cifra di circa 20 milioni di euro più bonus, con il giocatore in linea teorica che doveva essere il sostituto di Bernardeschi ma che in pratica non è stato all’altezza dell’ex Viola in campionato. Acquisto rivelatosi importante in corso è stato quello di Simeone,  con la Fiorentina che lo ha strappato al Genoa per circa 15 milioni di euro più tre di bonus: l’attaccante ha vissuto momento straordinari quest’anno con la maglia viola, per lui è stata una stagione sicuramente da incorniciare. La società poi ha fatto anche altri importanti acquisti come per esempio Laurini, ex Empoli, che nel corso della stagione ha dimostrato di potere essere importante per Fiorentina e di rappresentare il classico giocatore da 6 in pagella, elemento sempre affidabile e spesso essenziale per una rosa. Ottimo inizio di stagione anche per Thereau che è stato preso dall’Udinese l’estate scorsa per 2 milioni di euro. Il giocatore francese era partito molto bene con la maglia della Fiorentina ma da ottobre in poi a causa anche del suo primo infortunio ha collezionato molte insufficienze prima di sparire completamente dalla squadra. Il colpo migliore è stato senza dubbio Jordan Veretout, centrocampista di sostanza ma anche qualità che è riuscito a rendersi decisivo nel supporto alla manovra ma anche in zona goal. Non si può dire lo stesso di Esserycfinito presto in panchina per la troppa discontinuità. Buon rendimento anche di Biraghi che, nonostante lo scetticismo generale, ha saputo meritarsi un posto da titolare per tutto l’arco della stagione. In difesa c’è da registrare anche l’ottimo Milenkovic che, al contrario dell’altro acquisto Bruno Gaspar, ha saputo dare maggiore solidità sopratutto verso fine anno. Sul fronte cessioni hanno pesato gli addii di Vecino Borja Valero, sostituiti da un Benassi che è andato a corrente troppo discontinua. In attacco non ha invece pesato troppo la cessione di Kalinic, visto l’alternativa trovata, e Babacar, ceduto a gennaio, che non è mai riuscito ad esplodere in maglia viola. Quella in casa Fiorentina è stata quindi una vera e propria rivoluzione, con acquisti mirati e intelligenti e altri al di sotto delle aspettative. In linea generale i viola hanno comunque disputato un campionato in linea alle aspettative sfiorando anche l’Europa con una rosa molto ringiovanita, non potendo quindi parlare di completo fallimento.  Voto a Corvino? 6

 

Fiorentina: l’andamento in campionato e nelle coppe

E’ tempo di bilanci anche in casa Fiorentina e, dopo la fine di una stagione, arriva sempre il momento di tirare le somme sul percorso della squadra e sugli obiettivi raggiunti. Compito che rimane comunque difficile per una squadra che mai come quest’anno ha vissuto momenti così altalenanti, dettati anche dalla straziante scomparsa di Davide Astori, capitano e perno della difesa viola.  Per la Fiorentina a metà campionato si erano aperte le porte per la possibile salita verso la conquista del passaggio in Europa League, valida dal settimo posto in poi. Dopo una serie di successi e imbattibilità consecutivi, la squadra Viola era riuscita ad avvicinarsi a quella parte di classifica che le poteva garantire l’accesso nella competizione. Fino all’ultima giornata di campionato la squadra allenata da Pioli si era giocata il piazzamento per il settimo posto proprio contro la diretta avversaria, il Milan. La partita, però, si era conclusa con uno schiacciante 5 a 1 per i rossoneri. Con la sconfitta contro i ragazzi di Gattuso, la Fiorentina aveva chiuso il suo cammino ottava, posto non valido per l’acceso in Europa League. Rimane, comunque, da sottolineare la grande impresa fatta dai giocatori e dal loro mister, di certo, sopra ad ogni possibile aspettativa. Lo stesso tecnico, Stefano Pioli, prima dell’importante match con il Milan aveva espresso il suo pensiero riguardo alla stagione che si stava concludendo con queste parole: “L’importante era gettare le basi per costruire la Fiorentina del futuro. Se ci chiedevano ad inizio stagione di arrivare ottavi o noni non in molti se lo sarebbero aspettato”. L’allenatore ex Inter ha voluto evidenziare il salto di qualità che la sua squadra ha fatto durante la stagione, andando anche oltre i possibili pensieri negativi di inizio campionato. Per quanto concerne l’andamento in Coppa Italia, unica competizione extra campionato in cui la squadra fiorentina ha avuto la possibilità di giocare,la squadra di Pioli si è fermata ai quarti con la Lazio.

Top:

1) Simeone: la stagione di quest’anno del figlio del Cholo, attacante della Fiorentina, è sicuramente da incorniciare. In questa annata infatti, è riuscito a raggiungere importanti obiettivi personali andando a segno più volte in stagione e addirittura in una sola partita di campionato. Con i suoi gol è riuscito ha trascinato la sua squadra al sogno Europa League, sfumato nel finale nelle partite chiave con Cagliari e Milan.
2) Badelj: 
con le sue qualità tecniche è uno dei centrocampisti più in rilievo nel campionato italiano. Giocatore che è sempre sotto l’occhio vigile di importanti club italiani e europei che lo vorrebbero nelle rispettive squadre. Quella di quest’anno è stata una stagione positiva che metterà, ancora di più, in esposizione il calciatore sui banchi di mercato.
3) Chiesa: ormai le qualità di questo calciatore non sono più una novità, questa stagione lo ha rivelato come uno di quelli che può davvero spaccare e risultare decisivo in partita. Unica pecca è l’eccesso di egoismo, dettato per lo più dalla sua giovane età che poi col tempo sparirà sicuramente.

Flop:

1) Sportiello: quella di quest’anno non è stata una delle sue migliori stagioni in campionato. Il portiere non ha mai convinto fino in fondo, il suo ruolo rimane sempre una costante da non sottovalutare in termini di goal.
2) Maxi Olivera: stagione mai veramente iniziata. Il giocatore non ha quasi mai visto il campo quest’anno, più o meno come il suo collega Cristoforo e per questo non è riuscito ad esprimere al meglio le sue qualità fino in fondo.
3) Gil Dias: stesso discorso per Gil Dias, in prestito con la Fiorentina non ha mai avuto grandi occasioni per esprimersi. Quella di quest’anno non è stata una stagione molto brillante per il giocatore dal punto di vista qualitativo. Non si è mai ritagliato neanche personalmente un piccolo spazio per cercare di emergere, forse non si è mai sentito parte del gruppo. Il prossimo anno, infatti, potrebbe lasciare Firenze.




Pagellone Serie A 2017/2018: la stagione del Torino – appena sufficente

La Serie A 2017/2018 è ormai finita, consegnandoci alcuni verdetti molto prevedibili (la vittoria in campionato della Juventus o la retrocessione del Benevento) con alcune sorprese (il Milan solo in Europa League) e delle battaglie davvero entusiasmanti (la lotta Inter vs Lazio per il posto in Champions League). Finito il campionato, è tempo di riflessioni e di verdetti: ecco perché, noi di RadioGoal24, abbiamo deciso di analizzare com’è andata andata la stagione delle squadre più importanti del nostro campionato, per cominciare a parlare anche in ottica futura.

Torino, l’analisi del mercato

Cairo e Petrachi si sono resi protagonisti, nel corso del mercato estivo, di un’importante campagna acquisti, con la ferma intenzione di lottare per un posto in Europa League, competizione dalla cui i Granata sono assenti dalla stagione 14/15. Gli arrivi di N’Koulou, Sirigu, Rincon, Burdisso, Niang, Bonifazi, Ansaldi e Berenguer, hanno tecnicamente migliorato la squadra guidata da Mihajlovic, privatasi di Benassi, Zappacosta, Castan, Rossettini e Hart. Le cessioni dei primi due, soprattutto quella del terzino, hanno fruttato alla società piemontese un buon bottino, che va poi aggiunto ai riscatti obbligatori di Bruno Peres e Maksimovic, rispettivamente acquistati da Roma e Napoli. Ecco come Petrachi, dopo aver registrato un fatturato record per il Torino, ha avuto la possibilità di condurre un mercato in cerca di ottimi profili, come quello del difensore francese ex Lione e dell’attaccante senegalese ex Milan.

Torino, l’andamento in campionato

L’andamento in campionato della società granata è stato alquanto turbolento. Durante la gestione di Sinisa Mihajlovic, durata fino al 4 gennaio 2018, nelle prime 19 giornate la squadra è riuscita a raccogliere solamente cinque vittorie (Benevento, Sassuolo, Udinese, Cagliari e Lazio) e quattro sconfitte (Juventus, Roma, Fiorentina e Napoli). All’inizio del nuovo anno, dopo la sconfitta in Coppa Italia contro la Juventus per 2-0, Cairo ha preso la decisione di allontanare il tecnico serbo: “La decisione è arrivata al termine di un girone d’andata in cui ci aspettavamo di raccogliere di più. In estate abbiamo rinforzato la squadra ma ora abbiamo quattro punti in meno rispetto allo scorso anno. Tra l’altro siamo stati molto discontinui e non ero soddisfatto di come andavano le cose. È stata una scelta sofferta, era da sette anni che non esoneravo un tecnico.” Ecco che sulla panchina arriva Walter Mazzarri, al rientro in Italia dopo l’esperienza in Inghilterra. L’ex tecnico dell’Inter non porta però quello che la dirigenza granata sperava: dopo un buon inizio, condito da tre vittorie e due pareggi, la squadra crolla e subisce quattro sconfitte consecutive contro Juventus, Hellas, Roma e Fiorentina. Il bilancio complessivo è stato di poco migliore rispetto a quello di Mihajlovic: otto vittorie, sei sconfitte e cinque pareggi, per un totale di 29 punti conquistati, contro i 25 dell’ex calciatore di Inter e Lazio. Il 9° posto in classifica, distante 6 punti dal 7° occupato dall’Atalanta, non ha sicuramente soddisfatto le aspettative di Cairo e Petrachi, che però hanno deciso di puntare sul tecnico toscano anche in vista della prossima stagione.

Torino: Top e Flop della stagione

Top:

1) Salvatore Sirigu: rispetto al rendimento di Hart nella stagione precedente, con 62 goal subiti in 36 presenze, l’ex portiere del Paris Saint-Germain ha alzato l’asticella, e non di poco: le 45 reti subite (ben 17 in meno) e i 10 ‘clean sheet’, bastano e avanzano per dimostrare come il 31enne italiano abbia dato maggior sicurezza in mezzo ai pali rispetto al suo predecessore inglese. Con la media voto del 6,36 e i tre rigori parati, Sirigu risulta uno dei migliori giocatori del Torino in questa stagione.

2) Nicolas N’Koulou: il difensore francese, arrivato quest’estate dall’Olympique Lione, si è reso subito indispensabile per i meccanismi difensivi del Torino. Sia Mihajlovic sia Mazzarri hanno sempre scommesso sulle sue prestazioni, e spesso sono stati ripagati. Il 28enne camerunense ha chiuso la stagione con ben 39 presenze tra Serie A e Coppa Italia e 2 goal segnati, entrambi su calcio d’angolo.

3) Iago Falque: senza il miglior Belotti, in questa stagione l’attacco del Torino è stato trascinato dal 28enne spagnolo, che risulta il miglior marcatore della squadra con ben 14 goal e 10 assist nelle 40 presenze stagionali tra Serie A e Coppa Italia. L’ex giocatore di Roma e Tottenham si è caricato la squadra sulle spalle ed è stato molte volte decisivo per i punti conquistati dal Torino.

Flop:

1) Andrea Belotti: il capitano del Torino ha vissuto una stagione tutt’altro che positiva. Dieci goal in 33 presenze non bastano per rendere giustizia a un attaccante che lo scorso campionato ha segnato 26 reti, meritandosi le attenzioni di mezza europa e una clausola mostruosa da 100 milioni di euro.

2) Tomas Rincon: il centrocampista, arrivato in estate dalla Juventus, aveva il compito di guidare con la sua esperienza il giovane centrocampo granata. La missione è stato soddisfatta solo a brevi tratti della stagione, alternando pessime e spesso confusionarie prestazioni ad altre sufficenti. Con le dodici ammonizioni, il venezuelano si piazza al secondo posto nella classifica dei cartellini gialli, dietro solo al cagliaritano Barella (13).

3) M’Baye Niang: il rendimento del senegalese risulta troppo basso considerando quanto la società granata ha puntato su di lui. Il giocatore più pagato della storia del Torino (12 milioni di euro al Milan) ha raccolto solamente 4 reti nelle 31 presenze stagionali, sfornando buone prestazioni solo quando si è trattato di sostituire Belotti nel ruolo di punta centrale.




Pagellone Serie A 2017/2018: la stagione del Milan – aspettative deluse

La Serie A 2017/2018 è ormai finita, consegnandoci alcuni verdetti molto prevedibili (la vittoria in campionato della Juventus o la retrocessione del Benevento) con alcune sorprese (il Milan solo in Europa League) e delle battaglie davvero entusiasmanti (la lotta Inter vs Lazio per il posto in Champions League). Finito il campionato, è tempo di riflessioni e di verdetti: ecco perché, noi di RadioGoal24, abbiamo deciso di analizzare com’è andata andata la stagione delle squadre più importanti del nostro campionato, per cominciare a parlare anche in ottica futura.

Milan, l’analisi del mercato

Terminata la stagione 2017/2018 possiamo analizzare il mercato effettuato dai rossoneri, evidenziandone pro e contro. Il Milan, dopo il deludente sesto posto dello scorso anno, voleva costruire una squadra in grado di lottare per lo scudetto. Fassone e Mirabelli, per raggiungere questo obiettivo, si sono mossi in maniera importante sul mercato andando a rinforzare tutti i reparti. In difesa sono arrivati Rodriguez, Conti, Musacchio e Bonucci; l’esterno, prelevato dal Wolfsburg, non ha disputato un grande campionato mostrando più di qualche lacuna in fase difensiva (il rigore causato contro l’Inter nel derby di andata). Stagione sfortunata, invece, per il terzino ex Atalanta che ha dovuto fronteggiare due gravi infortuni: verrà valutato meglio il prossimo anno. A deludere, invece, è stato Musacchio; arrivato con grandi premesse dal Villarreal non è riuscito ad imporsi nelle gerarchie di Montella prima e Gattuso poi, finendo nel dimenticatoio. E Bonucci? Il grande colpo di mercato rossonero, acquistato dai rivali della Juventus, ha avuto delle difficoltà di ambientamento nei primi mesi ma con il tempo è riuscito ad imporre la sua leadership al reparto arretrato rossonero. Passiamo al centrocampo dove sono arrivati Biglia dalla Lazio, Kessie dall’Atalanta, Borini dal Sunderland e Calhanoglu dal Bayer Leverkusen; tra questi acquisti quello che ha reso meglio è stato il giocatore turco che, partita dopo partita, ha mostrato tutte le sue qualità risultando decisivo per il piazzamento finale della sua squadra. Il vero problema del mercato rossonero è stato l’attacco dove la società ha fallito entrambi gli investimenti: Kalinic dalla Fiorentina ma soprattutto André Silva dal Porto (arrivato a Milanello con l’etichetta di “pupillo di Cristiano Ronaldo”) hanno disputato una stagione al di sotto delle aspettative tanto che il ruolo di punta principale è stato occupato dal giovane Cutrone. “Passiamo alla cose formali”, slogan del mercato estivo, non ha portato i risultati sperati. Voto a Mirabelli? 5.5

Milan: l’andamento in campionato e nelle coppe

Il Milan ha terminato la Serie A al sesto posto; un piazzamento deludente visto le aspettative iniziali; i rossoneri, sotto la guida di Montella, avevano iniziato con due vittorie ed un gioco che sembrava potesse solo migliorare. Le prime difficoltà sono arrivate alla terza giornata quando, in casa della Lazio, Bonucci e compagni persero in maniera netta (4-1); da quel momento è iniziato un periodo di flessione che ha visto il diavolo incassare tre sconfitte ed un pareggio (0-0 con il Genoa). L’andamento del Milan è troppo altalenante, il quarto posto è un miraggio e la società decide di dare un segnale esonerando Montella. Arriva Gattuso il cui inizio, però, non è dei migliori: il 2-2 con il Benevento (partita passata alla storia per il goal dell’estremo difensore campano, Brignoli, nei minuti di recupero) e le sconfitte con Hellas Verona ed Atalanta mettono subito in discussione il giovane tecnico che però prende in mano le redini della squadra e trova la soluzione. Il match della svolta è quello di Firenze: l’uno a uno contro i ragazzi di Pioli rappresenta un nuovo inizio per il Milan che, da quella sfida delle 12.30, ottiene 8 vittorie ed 1 pareggio. Una serie di risultati utili che riporta, clamorosamente, i rossoneri in corsa per il quarto posto; gli uomini di Gattuso, però, pagheranno a caro prezzo il tentativo di rimonta nelle successive sei partite in cui arriveranno due sconfitte e quattro pareggi. Rendimento che mette la parola fine ai sogni Champions del Milan che può consolarsi con il raggiungimento del sesto posto, valido per giocare la prossima Europa League. Proprio in Europa andiamo per analizzare quanto fatto dai rossoneri in campo internazionale; Bonucci e compagni, partiti dal secondo turno preliminare, si sono qualificati senza troppi problemi alla fase a gironi. Il sorteggio ha voluto il Milan nel gruppo D con AEK, Rijeka e Austria Vienna; un girone controllato senza troppi problemi e terminato, come da previsione, al primo posto. I sedicesimi di finale sono stati una passeggiata di salute per i rossoneri che hanno eliminato, con un quattro a zero totale, il Ludogorets. I problemi sono arrivati ai quarti dove gli uomini di Gattuso si sono trovati di fronte l’Arsenal; una squadra troppo abituata a partite del genere e che, nell’arco dei 180 minuti, ha meritato la qualificazione. Il percorso più netto il Milan lo ha avuto in coppa Italia dove è riuscito ad arrivare fino alla finale. Verona, Inter e Lazio sono stati gli avversari che i rossoneri hanno affrontato e battuto prima di doversi arrendere allo strapotere bianconero. L’obiettivo, per la prossima stagione, è migliorare il piazzamento in campionato e provare ad alzare un trofeo (la Supercoppa italiana contro la Juventus è una possibilità). Voto a Montella: 5. Gattuso? 7

Milan: Top e Flop della stagione

Top:

1) Giacomo Bonaventura: il centrocampista è stato, senza ombra di dubbio, uno dei migliori della sua squadra. Sia da esterno nel tridente offensivo di Montella che da mezzala nel centrocampo di Gattuso, Bonaventura ha dimostrato tutte le sue qualità e si è rivelato uomo chiave della stagione rossonera. La sua capacità d’inserimento ha portato ai suoi ben otto goal (uno ogni 319 minuti). Il Milan, nonostante il forte interesse della Juventus, deve fare di tutto per tenerlo; Bonaventura fa parte della base da cui ripartire.

2) Hakan Çalhanoğlu: l’ex Bayer Leverkusen è il giocatore che ha avuto il miglior percorso di crescita. La stagione del fantasista turco si può dividere in due parti: la prima, sotto la guida di Montella, in cui ha faticato ha trovare un suo ruolo all’interno del gruppo. L’arrivo di Gattuso, invece, ha rigenerato il classe 1994 che si è letteralmente preso sulle spalle la squadra e, grazie a 7 goal e 6 assist, si è rivelato determinante per il raggiungimento del sesto posto.

3) Patrick Cutrone: dal goal al Crotone alla doppietta con la Fiorentina; Cutrone, con i suoi 18 goal stagionali (10 in Serie A), è stata la vera sorpresa di un Milan che almeno inizialmente puntava su altro. La voglia di spaccare il mondo del giovane attaccante hanno prevalso sui soldi spesi dalla società per arrivare a Kalinic e Silva. A fine anno lo possiamo dire: il Milan, senza Cutrone, non avrebbe ottenuto nemmeno il sesto posto.

Flop

1) Gianluigi Donnarumma: i goal subiti in finale di coppa Italia, la rete di Dybala (Juventus-Milan, gara di ritorno) e quella di Masiello (Atalanta-Milan, girone di ritorno) sono alcuni degli episodi che hanno visto come protagonista, in negativo, l’estremo difensore rossonero. Donnarumma, da tre anni a difesa della porta del Milan, non sta dimostrando di essere all’altezza di una squadra che punta a tornare ai vertici.

2) Nikola Kalinić: la differenza tra Diego Costa (obiettivo primario dei rossoneri nel corso dell’estate scorsa) e Kalinic è tanta; il Milan, però, non si aspettava un rendimento così deludente dall’ex attaccante della Fiorentina. Sei goal sono troppo pochi per soddisfare il mondo Milan. Il futuro del giocatore croato non lo sappiamo ma qualora fosse a Milanello, bisognerà cambiare registro.

3)  André Silva: Kalinic non ha disputato una buona stagione ma qualcuno è riuscito a fare peggio. Stiamo parlando di André Silva, arrivato dal Porto con il benestare di Cristiano Ronaldo. Il giovane attaccante, escluso un buon inizio in Europa League (dove comunque gli avversari erano di basso livello), ha visto molto più la panchina del campo; la speranza del Milan è che possa fare un buon Mondiale in vista della prossima stagione.




Pagellone Serie A 2017/2018: la stagione dell’Inter – il ritorno nell’Europa che conta

La Serie A 2017/2018 è ormai finita, consegnandoci alcuni verdetti molto prevedibili (la vittoria in campionato della Juventus o la retrocessione del Benevento) con alcune sorprese (il Milan solo in Europa League) e delle battaglie davvero entusiasmanti (la lotta Inter vs Lazio per il posto in Champions League). Finito il campionato, è tempo di riflessioni e di verdetti: ecco perché, noi di RadioGoal24, abbiamo deciso di analizzare com’è andata andata la stagione delle squadre più importanti del nostro campionato, per cominciare a parlare anche in ottica futura.

Inter, l’analisi del mercato

Tra tutte le big della Serie A, in termini di mercato l’Inter è stata la squadra ad aver deluso più di tutti i propri tifosi. L’arrivo del neo tecnico Luciano Spalletti lasciava ben sperare il popolo interista, che credeva in un grande mercato da parte della società, al fine di soddisfare le richieste di un allenatore giunto ad Appiano Gentile per vincere il campionato. Il vincolo imposto dal Fair Play Finanziario, però, ha obbligato la società nerazzurra ad eseguire una serie di plusvalenze, aumenti dei profitti e abbassamenti degli stipendi per poter rispettare le istanze della UEFA. Una volta terminate tutte queste attività, e dopo aver centrato il prefissato obiettivo di incassare 30 milioni entro il 30 giugno, la coppia Aurelio-Sabatini ha ceduto tutti quei calciatori che non rientravano più al centro del progetto: tra i nomi più importanti ci sono Jovetic, Banega, Kondogbia, Joao Mario, Gabriel Barbosa, Palacio e Murillo. Il primo grande colpo, comunque, è stato quello di trattenere Ivan Perisic, che vista l’incertezza della situazione economica sembrava destinato ad una partenza sicura, così che il ricavo della sua vendita avrebbe garantito un importante sollevamento finanziario. Tuttavia il croato è rimasto, ma l’Inter a fine mercato è arrivata a spendere 93 milioni in cartellini, ovvero 30 in più di quelli incassati, senza riuscire a portare a Milano uno di quei giocatori tanto chiacchierati nelle prime fasi di mercato: ci riferiamo in particolar modo a Vidal e Nainggolan. Una volta ricevuti i “no” di questi due giocatori, infatti, la dirigenza nerazzurra ha cambiato rotta per il centrocampo, spostandosi sull’asse Milano-Firenze: qui sono stati acquistati dalla Fiorentina sia Vecino che Borja Valero. Specialmente sullo spagnolo c’erano molte speranze, ma alla fine l’ex giocatore viola ha deluso profondamente le aspettative, tanto che Spalletti ha spesso affidato le chiavi della mediana a Gagliardini o Brozovic. Per quanto riguarda i colpi in difesa, sono arrivati Skriniar dalla Sampdoria, Dalbert dal Nizza e Cancelo dal Valencia: il primo si è dimostrato un vero e proprio colosso difensivo, bravo nel marcare, nell’anticipare l’avversario e nel colpire di testa, mentre il secondo tra campionato e Coppa Italia ha giocato soltanto 635 minuti. Per Cancelo invece la strada è stata tutta in salita, poiché l’infortunio al ginocchio in estate ha influito in negativo sulla sua prima parte di stagione, ma il portoghese è stato caparbio nel recuperare e in maniera progressiva si è rivelato un terzino degno di nota, fondamentale per lo scacchiere di Spalletti. Concludendo con l’attacco, ci si poteva aspettare sicuramente qualche cosa di più, anche se comunque Icardi, Perisic e Candreva davano le giuste garanzie: l’ex giocatore della Lazio ha però disputato una stagione sottotono, e per sopperire alle sue lacune a gennaio è stato preso in prestito Rafinha dal Barcellona, che ha portato più dinamicità e imprevedibilità all’attacco nerazzurro. Tirando le somme, il mercato dell’Inter è stato nettamente influenzato dalle imposizioni del Fair Play Finanziario, ma nonostante questo non tutto l’operato della dirigenza nerazzurra può essere bocciato, anzi, nonostante le molteplici difficoltà sono arrivati comunque degli ottimi giocatori, che con l’accesso alla prossima Champions League pongono buoni basi per il futuro: voto 6,5.

Inter: l’andamento in campionato e nelle coppe

Il sogno stagionale dell’Inter era quello di vincere il campionato, e l’arrivo di Spalletti obbligava il perseguimento di tale obiettivo, che con i buoni risultati ottenuti nella prima parte di stagione sembrava davvero raggiungibile. In Serie A la squadra nerazzurra non ha praticamente mai perso da agosto a dicembre, collezionando vittorie importanti contro Fiorentina, Roma, Milan, Sampdoria, Atalanta e pareggi preziosi in trasferta con Napoli e Juventus. Lo 0-0 dell’Allianz Stadium, però, più che dare morale e certezze ha siglato un crollo vertiginoso per i nerazzurri, che dopo quella partita hanno incassato tre sconfitte consecutive tra campionato e Coppa Italia, arrivate per mano di Udinese, Sassuolo e Milan. Inoltre il goal di Cutrone nei tempi supplementari dei quarti di finale ha eliminato Icardi e compagni dalla coppa nazionale, e al club del presidente Zhang non è rimasto che concentrarsi esclusivamente sul campionato. Tuttavia da fine dicembre ad inizio febbraio l’Inter non è riuscita a risollevare le sorti della propria stagione, e i cinque pareggi consecutivi ottenuti contro Lazio, Fiorentina, Roma, Spal e Crotone hanno condotto i nerazzurri sul baratro di una crisi. La vittoria contro il Bologna ha però consentito al Biscione di riprendere a marciare con i ritmi che più gli si addicono, ma l’infortunio di Gagliardini a metà aprile ha costretto Spalletti a sciogliere un ingarbugliato bandolo della matassa, il cui nodo principale era appunto quello del centrocampo: Borja Valero non dava infatti le giuste garanzie, e l’esperimento di Rafinha nel vertice basso della mediana non garantiva i frutti sperati. Ecco quindi che l’ex allenatore della Roma ha visto in Brozovic l’uomo giusto per poter vestire i panni del regista, ossia di colui che fosse in grado di dare più verticalità e profondità alla squadra. Il croato, affiancato da Vecino, ha dato la giusta quadratura al centrocampo nerazzurro, ma il buon calcio espresso nelle ultime partite non è riuscito ad evitare le due sconfitte contro Juventus e Sassuolo. A quel punto i sogni dell’Inter, in lizza con la Lazio per un posto in Champions League, sembravano davvero compromessi, ma il sangue nerazzurro pulsa da sempre di una sana pazzia, e proprio nello scontro diretto contro i biancolesti, la squadra nerazzurra ha ottenuto una folle vittoria per 2-3, che le ha permesso non solo di ribaltare una stagione intera, ma anche di qualificarsi in Champions League dopo sei anni. Voto a Spalletti? 7.

Inter: Top e Flop della stagione

Top:

1) Milan Skriniar: non ha patito il salto dalla Sampdoria all’Inter, ma è diventato icona e perno della retroguardia nerazzurra fin da subito. Difensore completo, abile nel marcare, nel colpire di testa e nell’anticipare l’avversario.
2) Mauro Icardi: 
spesso viene criticato di assistere poco la squadra, ma a fine stagione il capitano dell’Inter è sempre in cima alla lista dei miglior marcatori della Serie A. Quest’anno si è conteso il posto con Immobile fino alla fine, arrivando a pari 29 goal con il bomber della Lazio.
3) Rafinha: il portoghese è arrivato nella sessione di mercato di gennaio, ma il suo apporto alla rosa è stato determinante fin da subito. Ha permesso all’Inter di cambiare tattica e modo di giocare, e il suo mix di rapidità e dinamismo ha messo in netta difficoltà le difese avversarie.

Flop:

1) Dalbert: il brasiliano doveva garantire le giuste percussione sulla fascia mancina, ma le sue doti non hanno convinto Spalletti, che gli ha concesso un minutaggio davvero ridotto. Al suo posto è stato poi preferito D’Ambrosio, e da quel momento l’ex giocatore del Nizza è sparito dai radar di circolazione.
2) Antonio Candreva: per tutto il campionato Candreva è rimasto il titolare dell’esterno destro di attacco, ma solo perché in panchina non c’erano alternative valide. I suoi cross spesso sballati e i suoi zero goal in stagione lo collocano tra i flop della stagione nerazzurra.
3) Borja Valero: l’ex giocatore della Fiorentina ha iniziato bene la sua avventura all’Inter, ma con il passare del tempo si è avviato verso un tracollo definitivo. Lo spagnolo non è infatti più riuscito a garantire il giusto equilibrio del centrocampo, tanto che Spalletti ha dovuto inventarsi Brozovic nel ruolo di regista.




Pagellone Serie A 2017/2018: la stagione della Lazio

La Serie A 2017/2018 è ormai finita, consegnandoci alcuni verdetti molto prevedibili (la vittoria in campionato della Juventus o la retrocessione del Benevento) con alcune sorprese (il Milan solo in Europa League) e delle battaglie davvero entusiasmanti (la lotta Inter vs Lazio per il posto in Champions League). Finito il campionato, è tempo di riflessioni e di verdetti: ecco perché, noi di RadioGoal24, abbiamo deciso di analizzare com’è andata andata la stagione delle squadre più importanti del nostro campionato, per cominciare a parlare anche in ottica futura.

Lazio, l’analisi del mercato

Dopo la fine del campionato viene naturale a tutti mandare i propri pensieri sul mercato. La Lazio, in estate, aveva venduto Keita, fresco di una bellissima stagione in biancoceleste, al Monaco per circa 30 milioni di euro dalla sua cessione. Altro importante trasferimento è stato quello di Biglia al Milan per circa 20 milioni di euro. Dopo l’addio dell’argentino, la Lazio si è consolidata definendo l’acquisto di Lucas Leiva dal Liverpool per 5,6 milioni di euro. Il calciatore brasiliano si era svincolato il 1 luglio con i Reds. L’ ex Liverpool si è rivelato nel corso della stagione uno degli acquisti più importanti degli ultimi anni. Prendere il posto di Biglia non era di certo una cosa semplice ma Leiva ci è riuscito con grande personalità e qualità. Altro colpo di grande prestigio è stato quello di Nani, che però al contrario non è riuscito a ripagare le aspettative. E’ stato preso inoltre Caicedo come vice-Immobile, mentre in difesa sono arrivati Luiz Filipe dalla Salernitana più due giovani portoghesi come Pedro Neto e Jordao, pagati circa 25 milioni in due. Mentre il primo, che sarebbe dovuto essere l’ultima riserva in difesa, si è conquistato la fiducia del proprio mister, gli altri due talentini non si sono quasi mai visti in campo,. Nel mercato invernale è stato preso Caceres per rinforzare la difesa mentre, Stefan de Vrij, a scadenza di contratto a giugno, ha deciso di non firmare per una clausola rescissoria di 25 milioni di euro con la Lazio. Il giocatore, insieme al suo entourage, ha firmato con  l’Inter su una base di un contratto quinquennale da 4,2 milioni di euro più bonus a stagione. Il mercato della Lazio è stato caratterizzato quindi da una cessione intelligente, quella di Keita al Monaco, con una serie di acquisti poco remunerativi dal punto di vista del minutaggio. Unica nota veramente positiva l’acquisto di Lucas Leiva, che tuttavia non è di certo più giovanissimo. La speranza è che molti degli acquisti poco utilizzati quest’anno possano rivelarsi utili (alla Luis Alberto, diciamo) ma, almeno per ora, il lavoro di Tare non è stato il migliore negli ultimi anni. Voto? 5.5

Lazio: l’andamento in campionato e nelle coppe

L’andamento della Lazio di quest’anno è stato sopra ad ogni probabile aspettativa, dato che prima dell’inizio del campionato tante testate giornalistiche la consideravano una squadra che poteva giocare per l’ottavo posto. Invece, fino all’ultimo sospiro la squadra biancoceleste ha chiuso la stagione giocando contro l’Inter nella partita che avrebbe garantito un piazzamento al quarto posto, ultimo posto valido per la certa qualificazione in Champion’s League del prossimo anno. Ad uscire vittoriosa però, alla fine, è stata l’Inter di Spalletti che ha vinto lo spareggio con la Lazio per la qualificazione. Entrambe le squadre hanno confermato in gara i pronostici della vigilia, hanno sfruttato tutti i propri punti di forza e hanno pagato i propri limiti, lasciando che fosse un episodio a decidere la gara. Fino al 70esimo la squadra biancoceleste sembrava tenere in mano il risulato che la vedeva sopra di un goal, poi un film già visto, la partita ha iniziato a prendere una via del tutto diversa. Rigore, espulsione e un colpa di testa su calcio d’angolo. Il tutto successo nel giro di 4 minuti, partita che assomiglia molto al match in coppa contro il Salisburgo. Quando la Lazio riuscì a prendere 4 goal in 6 minuti. il copione sembra esser lo stesso: una squadra che riesce a tenere il risultato dalla sua parte fino a quando non stacca la spina. Anche nei quarti di finale di Europa League, la Lazio aveva la partita in mano e la qualificazione in semifinale quasi certa: in casa aveva chiuso la sfida di andata 4 a 2 e poi aveva anche segnato subito in trasferta portandosi sull’1 a 0 con la rete di Immobile. Ma poi il balck out dei biancocelesti portò il Salisburgo in semifinale con il Marsiglia. Quando termina una stagione viene naturale a tutti capire quali siano stati i momenti più decisivi che la squadra ha dovuto affrontare: nel caso della Lazio, ci sono stati molte polemiche legate al Var e alle verie partite in campionato che l’hanno vista protagonista di una serie di torti arbitrali. Bisognerebbe spulciare le vecchie partite della squadra capitolina per sottolineare al meglio quali siano stati i torti più eclatanti: come dimenticare Lazio – Torino, ancora viva nella testa dei tifosi biancocelesti, del dicembre scorso in cui alla squadra di Inzaghi non fu segnalato dall’arbitro un rigore di mano di Iago Falque in area, inoltre, ci fu dopo l’episodio un vivace diverbio tra Burdisso e Immobile che con un gesto del corpo colpì il difensore che si rialzò immediatamente. A quel punto l’arbitro decise di consultare il Var e quando tutti si aspettavano il rigore per i biancocelesti, Giacomelli cacciò Immobile dal campo con un diretto cartellino rosso. Quella sfida poi la Lazio la perse per 3 a 1.
Resta comunque da sottolineare che la Lazio, torti a parte, è stata una squadra che non è mai riuscita a gestire il risultato e le partite più importanti. Quelle che potevano dare una svolta alla già bellissima stagione della squadra biancoceleste.

Lazio: Top e Flop della stagione

Top:

1) Ciro Immobile: la stagione dell’attaccante della Lazio ha segnato veramente la carriera del calciatore napoletano. In questa annata infatti, è riuscito a raggiungere i 29 goal, divenendo il miglior marcatore di questa stagione insieme ad Icardi dell’Inter. Con i suoi gol ha trascinato i biancoceleste al sogno Champion’s, sfumato però nel finale nello spareggio nell’ultima giornata contro i nerazzurri.
2) Luis Alberto:
quella di quest’anno è stata la sua miglior stagione con la maglia della Lazio. Il giocatore ha collezionato molti gol e assist, dando anche sfoggio di tante giocate di alto livello. Insieme a Immobile formano la coppia offensiva più prolifica del campionato.
3) Milinkovic-Savic: splendida stagione per il serbo. Oltre ad aver una media realizzativa ottima, il suo lavoro di interdizione e costruzione in partenza è fondamentale. Un vero e proprio gigante in mezzo al campo.

Flop:

1) Nani: la stagione del portoghese non è stata delle migliori e sono mancati i suoi gol e le sue giocate da vero campione. Messo in campo sempre nei momenti più importanti non è mai riuscito a far cambiare marcia alla squadra e ad essere decisivo. Con un curriculum come quello di Nani tutti si sarebbero sicuramente aspettati qualcosa di più da lui.
2) Caicedo: stagione finita male quella di Caicedo con la Lazio. L’ attacante nella partita decisiva contro il Crotone per la Champion’s sbaglia tutto o quasi: a tu per tu con Cordaz, il giocatore temporeggia e prova un mezzo-pallonetto assolutamente inefficace. Ci aveva già provato nelle precedenti partite con scarsi risultati.
3) Caceres: il difensore, arrivato dall’Hellas Verona a gennaio, doveva essere quel giocatore capace di prendersi il posto da titolare al centro della difesa insieme a De Vrij. Purtroppo l’ex Juventus non si è rilevato all’altezza delle aspettative e, dopo alcuni match decisamente sottotono, ha perso il posto nei confronti di Luiz Filipe, il quale l’anno scorso giocava in Serie B con la Salernitana, da riserva. Non proprio il massimo, no?