Speciale Russia 2018: Svezia, la prima volta senza Ibrahimovic

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato. Questa volta è il turno della Svezia, che nel gruppo F dovrà vedersela con Germania, Messico e Corea del Sud.

Il cammino verso il mondiale

Disputando un buon girone di qualificazione e arrivando a pari punti con l’Olanda, la Svezia è riuscita a chiudere al secondo posto per una maggiore differenza reti e a strappare il pass per la sua 12esima partecipazione alla Coppa del Mondo. La squadra allenata da Jan Anderson si è piazzata quattro punti dietro la Francia (capolista finale del girone), e seppur a Solna aveva ottenuto una vittoria importante proprio contro i francesi, le sconfitte con Bulgaria e Olanda l’hanno fatta scivolare alla seconda posizione. Forsberg e compagni sono stati quindi costretti a giocarsi il doppio spareggio contro l’Italia: a Stoccolma i gialloblu si sono imposti per 1-0 grazie al goal di Johannson, mentre al ritorno, tramite l’ausilio del miglior catenaccio, si sono portati a casa un importante 0-0 in quel di San Siro, che ha spedito gli azzurri fuori dal Mondiale dopo 60 anni.

1) La squadra

Durante le partite di qualificazione, la nazionale svedese si è spesso affidata ad un classico 4-4-2, e in vista del Mondiale non dovrebbe cambiare molto dal punto di vista tattico. In porta ci sarà Olsen, che ha fatto decisamente bene nel doppio match contro l’Italia, togliendo più volte la sua squadra dai guai. La coppia centrale della difesa sarà invece affidata alla spregiudicatezza di Lindelof e all’esperienza di Granqvist: il primo è una giovane promessa e gioca nel Manchester United, mentre il secondo è una vecchia conoscenza della Serie A (ex Genoa), che l’anno prossimo si trasferirà nel Helsigborg. Sulle corsie laterali agiranno il terzino destro del Celtic, Mikael Lustig, e il terzino sinistro del Werder Brema, Hans Augustinsson. Per quanto riguarda il centrocampo, la Svezia può contare su un quartetto davvero niente male: la stella indiscussa è sicuramente Emil Forsberg, ma anche Claesson, Larsson e l’ex juventino Albin Ekdal possono dare il loro importante contributo. Infine le speranze dell’attacco riverseranno su Ola Toivonen del Tolosa e sull’ex Amburgo e PSV Eindhoven, Marcus Berg.

1.1) L’allenatore: Jan Anderson

Janne Olof Andersson, meglio conosciuto come Jan Andersson, è divenuto CT della nazionale svedese dopo Euro 2016. La sua carriera da allenatore è iniziata nel 1990, quando ha ricoperto il ruolo di vice tecnico per Stuart Baxter all’Halmstads (Svezia), mentre nel 2004 ha guidato da capo allenatore lo stesso club svedese, conducendolo al secondo posto nell’Allsvenskan, ovvero il massimo campionato di Svezia. Andersson è rimasto nell’Halmstads fino al 2009, per poi dimettersi a causa di un fallimentare 13esimo posto. Nel 2011 è stato invece chiamato sulla panchina del Norrköping, squadra con cui ha vinto gli unici titoli della sua carriera: campionato e Supercoppa di Svezia nel 2015. Il 6 aprile 2016 la Federazione calcistica svedese ha comunicato in maniera ufficiale che dopo gli Europei francesi del 2016 avrebbe sostituito Erik Hamrén come commissario tecnico.

1.2) La stella: Emil Forsberg

A seguito della non convocazione di Zlatan Ibrahimovic ai Mondiali, il giocatore dotato di maggior classe e talento nella Svezia è sicuramente Emil Forsberg. Il numero 10 dei Blågult (gialloblu) e del Lipsia è uno delle promesse più interessanti della Bundesliga: esterno sinistro molto bravo nell’uno contro uno, nel saper saltare l’uomo, ma soprattutto capace di realizzare molti assist utili per i compagni. In realtà nella stagione appena conclusa ne sono arrivati ben pochi (solo 4 per l’esattezza), ma i 22 realizzati nella stagione 2016-2017 rendono l’idea di come questo ragazzo classe ’91 sia determinante nell’economia di un match. Forsberg è inoltre dotato di una profonda visione di gioco e di un ottimo piede sui calci piazzati: insomma, un giocatore moderno, duttile e bravo tecnicamente, che può fare le fortune della sua nazionale in vista di questo Mondiale.

2) La storia

La Svezia ha giocato la sua prima partita internazionale contro la Norvegia nel lontano luglio del 1908, vincendo con un risonante 11-3. Trent’anni dopo, nel Mondiale del 1938 disputatosi in Francia, la nazionale gialloblu è riuscita ad arrivare fino in semifinale, dove è stata però battuta da una macchina da guerra come l’Ungheria, che si è aggiudicata quella sfida con un netto 5-1. L’epoca d’oro dei Blågult, tuttavia, è arrivato nel periodo compreso tra il 1948 ed il 1958, un decennio che ha regalato gioie ed emozioni all’intero popolo scandinavo. All’inizio di quegli anni, però, la Federcalcio svedese impediva ai propri calciatori di competere in maniera professionistica con la propria nazionale, pertanto nel Mondiale del 1950 è scesa in campo una formazione di dilettanti, che nonostante la poca esperienza è comunque riuscita a conquistare il terzo posto. Nel 1958, invece, Federazione svedese è tornata sui suoi passi, consentendo ai propri giocatori di gareggiare in maniera professionale nella nazionale maggiore. Quel campionato del Mondo, organizzato proprio dalla Svezia, è stato sicuramente uno dei più belli ed entusiasmanti per tutta la nazione, che ha visto la propria squadra prima battere la Germania dell’Ovest in semifinale per 3-1, e poi giocarsi la finale con il Brasile, persa però con un roboante 5-2. Negli ultimi anni l’ultima apparizione della Svezia ad una Coppa del Mondo risale al 2006, in cui la compagine allenata dal CT Lars Lagerback, dopo aver disputato un buon girone di qualificazione, è stata inserita nel gruppo con Inghilterra, Paraguay e Trininad e Tobago (rappresentativa nazionale delle isole caraibiche). Nel primo match è arrivato l’inaspettato pareggio proprio contro quest’ultimi, ma la successiva vittoria sui paraguaiani e il pareggio ottenuto con gli inglesi hanno permesso ad Ibrahimovic e compagni di arrivare a disputare gli ottavi di finale contro la Germania, persi però 2-0. Per quanto riguarda i sorteggi in Russia, l’urna è stata favorevole con gli scandinavi: sulla loro strada troveranno ancora una volta i tedeschi, l’unica squadra superiore, mentre Corea del Sud e Messico non dovrebbero creare grosse difficoltà alla formazione di Jan Andersson, pronta a superare il girone in maniera agevole.

 

 

 

 

 

 

 

 




Speciale Russia 2018: Panama, la cenerentola della competizione alla conquista della gloria

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato.  Questa volta è il turno del Panama, una delle squadre meno altisonanti dell’intero Mondiale, mentre questa mattina è stato il turno del Belgio.

Il cammino verso il Mondiale

Quello di Russia 2018 è il primo campionato mondiale della nazionale del Panama: la nazionale sudamericana, ricordiamolo, ha ottenuto l’accesso alla competizione tramite le qualificazioni della  zona CONCACAF,  che comprende le formazioni appartenenti al Nord e Centro America, più le isole Caraibiche. La Marea Roja ha avuto accesso direttamente al quarto turno, grazie all’agevole posizione nel Ranking FIFA: è stata immessa nel gruppo B insieme alla Costa Rica, ad Haiti e alla Giamaica. L’avventura però è iniziata con alcuni alti e bassi: nella prima giornata è arrivata infatti una vittoria contro la diretta concorrente, il Giamaica, grazie al goal di Cooper e all’auto-rete di Wes Morgan. Successivamente è arrivata una sconfitta contro la favorita Costa Rica ma sopratutto un brutto pareggio a reti bianche contro l’Haiti, che ha messo in allarme l’intero paese per la possibilità di non passare il turno. Nelle partite di ritorno, tuttavia, i panamensi sono stati in grado di assicurarsi il passaggio del turno vincendo sia con Haiti (1-0) che con la Giamaica (2-0). Indolore, infine, il 3 a 1 subito in casa del Costa Rica che ha permesso al Panama di superare il girone in seconda posizione a 10 punti. Il quinto turno, che ha compreso le prime due dei tre gironi del quarto, è invece iniziato molto bene: nelle prime due giornate sono infatti arrivati 4 punti, grazie alla vittoria contro l’Hounduras e al pareggio per 0 a 0 contro il ben più quotato Messico. E’ seguito un altro periodo piuttosto convincente, grazie ai 2 punti nelle successive 3 giornate contro squadre di tutto rispetto: alla brutta sconfitta con il Trinidad, ha risposta un bel 1 a 1 contro gli Stati Uniti ed un onorevole 0 a 0 contro il Costa Rica. La qualificazione è stata in bilico per tutto il tempo: all’ultima giornata, dopo due sconfitte (contro Messico e U.S.A) ed una vittoria netta contro la Trinidad per 3-0,  i Los Canaleros si sono presentati all’ultima giornata nello scontro diretto contro gli acerrimi rivali del Costa Rica: il Panama riuscito però a ribaltare il pronostico vincendo per 2 a 1, nonostante un netto goal irregolare, che ha lasciato dubbi e veleni in terra costaricana.

2)La Rosa:

Il Panama gioca con un classico 4-4-2, modulo che permette di sfruttare la moltitudine di terzino con abilità offensive che la Marea Roja a disposizione. In porta il titolare è Penedo, uno dei pochi calciatori della nazionale che milita in Europa, in particolare con la Dinamo Bucarest. La difesa è molto rocciosa, con la batteria dei terzini composta da Ovalle (il capitano) e Davis sulla sinistra, Machado e l’adattato Vargas sulla sinistra. Al centro il giocatore di riferimento è Escobar, giocatore dei NY Red Bulls, che viene di solito accompagnato da uno fra l’esperto Torres, Baloy (il più tecnico) ed il compagno di club Escobar. Il centrocampo è il reparto con maggiore qualità: a dettare il gioco ci pensa il numero 20 Godoy, che viene accompagnato da due calciatori che si giocano il posto ad ogni partita: Gomez del Bucaramanga oppure Armando Cooper, che non sfigura nell’Universidad de Chile. A volte quest’ultimo viene adattato sulla fascia destro, visto che l’alternativa è il discontinuo ma talentuoso Barcenas, con Quintero riferimento assoluto per la corsia destra. Nel ruolo di punta c’è molta abbondanza: i titolari sono, in genere, Blas Peres e Gabriel Torres, nonostante entrino spesso i due comprimari Arrojo e Tejada.

2.1) L’allenatore: Hernan Dario Gomez

Il destino dell’allenatore Gomez è sempre stato quello di allenare: giocatore discreto nell’Atletico Nacional, il colombiano ha assunto il ruolo di vice-allenatore già due anni dopo il suo ritiro,  facendo il vice di Maturana e sostituendolo come commissario tecnico della nazionale Colombiana nel 1995, senza però grandi risultati. Una delle sue esperienze migliori è sicuramente stata quella alla guida dell’Ecuador, con cui ha raggiunto (per la prima volta nella storia) la storica qualificazione ai mondiali in Corea e Giappone del 2002, eliminato ai gironi con un solo punto dall’Italia. In seguito ha avuto un altro incarico alla guida di un Nazionale, il Guatemala, prima di provare ad allenare in squadre di Club: Il Santa Fé ed il Medellìn, non durando però, in entrambi in casi, molto tempo. Da 2014 è tornato ad allenare in nazionale, ovvero il Panama.

2.2) La Stella: Anibal Godoy

Il giocatore con maggiore qualità della squadra è sicuramente Anibal Godoy, centrocampista tuttofare che ha totalizzato in totale ben 86 presenze ed un goal con la nazionale del Panama. Il suo apporto in fase offensiva non è di certo fra i più determinanti, ma in fase di ostruzione e di recupero-pallini ha sempre fatto il suo con estrema competenza. Per quanto riguarda la sua carriera in squadre di club, il giocatore classe ’90 è cresciuto in patria nel Chepo prima di approdare in Argentina nel Goldoy Cruz. La sua esperienza in Primera Division non è stata delle più semplici, nonostante dopo un solo anno sia arrivata la chiamata dall’Europa: il centrocampista ha infatti militato in Ungheria con la maglia dell’Honvéd, non risultando particolarmente convincente. Ad agosto del 2013 è tornato con la sua vecchia squadra in Panama, il Chepo, riuscendo a dimostrato di nuovo le sue qualità. Questo gli ha permesso di provare di nuovo un’esperienza all’estero ed in particolare in MLS con il Quakes: quest’anno il centrocampista ha totalizzato 11 presenze.

La Storia:

Quello del 2018 sarà il primo campionato mondiale nella storia del Panama.  Nel 1920 la nazione creò un’organizzazione calcistica, ma l’arretratezza a livello strutturale non permise alla selezione di farsi “vera” squadra rifiutando l’invito alla Coppa del Mondo in Uruguay del 1930. La prima partita ufficiale risale addirittura 8 anni dopo, nella vittoria per 2 a 1 contro il Venezuela, partecipando in quello stesso anno alla prima competizione nei Giochi Centramericani e Caraibici: in quell’occasione, tuttavia, la Marea Roja subì una cocente sconfitta contro la Costa Rica per 11 a 0. La vendetta arrivò nella stessa competizione, ma del 1946, dopo anni in cui la selezione panamense cercò di crescere molto: il Panama di impose con un secco 2 a 0 grazie al goal di Carlos “Black” Martinez. Negli anni ’60 il la nazionale partecipò anche al suo primo campionato Concacaf, non riuscendo però a passare alla fase finale a causa della sconfitta contro l’Honduras.  Gli anni ’70 sono invece stati anni frizzanti: nei Giochi Boliviani, edizioni 1970 e 1973, riuscì infatti ad ottenere due medaglie di bronzo. Nel 1976 arrivò anche la prima partecipazione in un qualificazione per la Coppa del Mondo, obiettivo che però sfumò nel doppio incontro con il Guatemala. Negli anni ’80, l’isolamento politico del paese causò un allontanamento della federazione dalla FIFA, nonostante fu permesso alla selezione di partecipare alle qualificazioni mondiali (senza successo) del 1982 e del 1986. Nel 1994 la nazionale tornò vicina ad una storica qualificazione, ma fu eliminata all’ultima partita dal Costa Rica. In ambito continentale, ci fu la partecipazione (30 anni dopo) al campionato Concacaf (rinominato CONCACAF Gold Cup) conclusosi però solo con 2 sconfitte ed un pareggio. Tale torneo rimase una “maledizione” per la nazionale panamense, eliminato nelle edizioni dei 10 anni successivi: tuttavia, nel 2005, arrivò a sorpresa il secondo posto a causa della sconfitta in finale contro gli USA dopo i calci di rigore. Nel secondo decennio del 2000 il Panama è riuscito ad entrare stabilmente nelle competizioni continentali, non andando però oltre ad una finale (persa sempre contro gli Stati Uniti) nella CONCACAF Gold Cup edizione 2013 ed un quarto turno per le qualificazioni ai mondiali. Nel 2014, infine, è stato nominato c.t. Hernan Gomez, capace prima di sfiorare ancora la finale di Gold Cup (persa in semifinale contro il Messico in maniera alquanto rocambolesca per alcuni errori arbitrali) e poi di qualificarsi per il mondiale di Russia 2018.

 

 




Speciali Russia 2018: Tunisia, l’obiettivo è il salto di qualità

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato. Oggi è il turno della Tunisia, considerata una outsider che però mai, come quest’anno, può contare su alcuni singoli di assoluta qualità.

Il cammino verso il Mondiale

La Tunisia ha partecipato alle qualificazione della zona CAF (vale a dire rappresentanti del continente africano) partendo dal secondo round, ovvero con lo scontro diretto contro una squadra uscita dal primo. L’avversaria, la Mauritania, ha creato qualche problema alle Aquile Cartaginesi, passando addirittura in vantaggio nel match di andata con un goal di N’Diaye. Il match si è poi concluso per 2 a 1 a favore della Tunisia, che ha replicato lo stesso risultato anche nella gara di ritorno. Nel terzo round la nazionale tunisina è stata sorteggiata in un girone piuttosto abbordabile, con Congo, Libia e Guinea. Ciò ha permesso di portare avanti una qualificazione piuttosto agevole, che si è conclusa con tuttavia qualche scricchiolio. E’ vero che la squadra non ha mai perso ma, su 6 partite, i 2 pareggi ottenuti contro la Repubblica Domenicana del Congo (2-2) e contro la Libia (0-0) hanno di fatto destato qualche preoccupazione sulla possibilità di incidere nella competizione vera e propria.

1)La Rosa:

In patria molti definiscono la rosa attuale una delle più competitive degli ultimi anni: il modulo non è sempre fisso, varia infatti spesso fra un 4-4-2 più accorto od un 4-2-3-1 più spregiudicato. In porta il titolare sarà quasi sicuramente Aymen Mathlouthi, capitano della squadra e militante nell’ Al-Batin. Sarebbe sicuramente più prestante il giovane Hassen del Châteauroux, se non fosse per il fatto che ha trasgredito il Ramadan scatenando l’indignazione pubblica. In difesa la coppia di centrali titolari è formata da Ben Youssef e Benalouane (vecchia conoscenza del nostro campionato), mentre a destra spazio a Nagguez. A sinistra le gerarchie sono meno definite, con il ballottaggio fra Maâloul e Haddadi che vede il primo, al momento, favorito.  Al centrocampo fiducia a Ben Amor e Srarfi: il primo è il mediano titolare, uno dei pochi a saper far veramente legna in mezzo; il secondo  è invece un giovane talento (ruolo ala destra) di 20 anni che gioca al Nizza, sul quale aleggiano molte aspettative per il futuro. Per gli altri posti le scelte sono tante: per il secondo posto al centro la lotta è fra Skhiri,Chaalali e Khalil, con Badri a sinistra. La punta titolare sarà sicuramente Khazri del Rennes (che gioca invece da trequartista quando il modulo è un 4-2-3-1), accompagnato da uno fra Khalifa e Sliti.

1.1) La Stella: Wahbi Khazri

Khazri è il classico giocatore tunisino ad avere origini francesi, con doppio passaporto, che milita in Ligue1: il legame fra Francia e Tunisia è ben noto a tutti, ha origini nel colonialismo francese di inizio ‘900, e non è quindi strano notare i maggiori giocatori della Nazionale militare sopratutto in quel campionato. Il giocatore, in effetti, ha anche giocato per alcuni anni nelle giovanili dei Galletti, collezionando anche una presenza con l’under-21 prima di scegliere la propria cittadinanza a 18 anni. La carriera del giocatore si è comunque quasi sempre consumata in Ligue 1, prima con l’Ajaccio, poi con il Bastia e infine l’esplosione con il Bordeaux. Fra le qualità migliori del ragazzo la versatilità è anche quella più utile: stiamo parlando infatti di un giocatore offensivo che sa fari tutti i ruoli dalla trequarti in su: al centro, a destra, a sinistra, di punta, Khazri è completamente adattabile in qualsiasi contesto offensivo, oltre ad avere un buon palleggio ed un discreto tiro da fuori. La sua carriera ha avuto una svolta nel 2016, quando è stato chiamato in Premier League dal Southampton. L’avventura (nonostante abbia giocato molte partite) non è finita molto bene, con il giocatore che ha deciso l’anno scorso di tornare in patria al Rennes, dove si è riscoperto.

1.2) L’allenatore: Nabil Maâloul

 

Il tecnico Maâloul è considerato uno dei migliori tecnici in Africa. Ha giocato, nel corso della sua carriera, sopratutto nell’Espérance: qui ha passato 8 anni, vincendo  6 campionati tunisini e 4 Coppe (2 nazionali e 2 internazionali). Ha avuto una esperienza anche in Germania, con l’Hannover, che però è durata solo un anno. Ha chiuso la carriera nel 2000 con l’Al-Ahli. Il suo esordio da allenatore avviene nel 2010 con la sua squadra del cuore, l’Espérance: in molti paragonano la sua venuta a quella di Zidane con il Real Madrid, con i risultati che sembranoin effetti dargli ragione: in 3 anni  riesce a vincere 2 Campionati, una coppa nazionale ed una Champion’s League africana. I buoni risultati lo convincono, nel 2013, ad accettare l’incarico della nazionale Tunisina, che però dura solo un anno a causa del deludente risultato nelle qualificazioni ai mondiali in Sudafrica del 2014. Prima di essere di nuovo chiamato dalla selezione della Tunisia nel 2017, ha allenato anche la nazionale del Kuwait.

2) La Storia

La storia calcistica della Tunisia nasce ancor prima delle fondazione di una federazione ufficiale: prima della dichiarazione di indipendenza dalla Francia nel 1956, vennero infatti formate alcune squadre locali per fronteggiare in amichevoli le varie selezioni francesi. Ottenuto il riconoscimento dello Stato, venne fondata il vero e proprio movimento calcistico tunisino, la cui prima partita non fu però semplice. Andò infatti ad affrontare l’Algeria, che in quegli anni era impegnata in una sanguinosa guerra contro la Francia. Negli anni successivi arrivò anche la prima sconfitta (e la più pesante) della storia, con un 11 a 0 subito dall’Ungheria. Gli anni ’60 si sono invece dimostrati una sorta di periodo d’oro per la nazionale, che esordì nella Coppa d’Africa del 1962 arrivando terza e riuscendo ad giungere addirittura in finale (ma sconfitta dal Ghana) nell’edizione di due anni dopo tenuta proprio in casa. Gli anni ’70 invece si sono rivelati anni bui per la nazionale che, nonostante la conquista della Coppa di Palestina, non ottenne grandi risultati nella Coppa d’Africa. Nel 1978, tuttavia, arrivò la prima qualificazione ai Mondiali, sconfiggendo il Messico all’esordio e diventando la prima squadra africana a vincere una partita nel massimo torneo continentale. Riuscì a pareggiare anche con i campioni in carica della Germania Ovest, perdendo però con la Polonia e venendo eliminata quindi ai gironi. L’edizione della Coppa d’Africa dello stesso anno si rivelò anch’essa molto emozionante, con la sconfitta nelle semifinali contro il Ghana. Negli anni successivi, dopo questo piccolo periodo positivo, tornò un profondo stato di malessere per l’intero movimento che non riuscì a qualificarsi per svariate edizioni sia della Coppa d’Arica che della Coppa del Mondo. Il ritorno nei grandi palcoscenici avvenne solo a fine anni ’90, con l’arrivo in panchina del polacco Kasperczak che centrò la finale della Coppa d’Africa del 1996, persa contro il Sudafrica. Nel 1998 venne eliminata nei quarti di finale della stessa competizione, ma riuscì anche ad aggiudicarsi il pass per Francia ’98. Nel 2002 il calcio tunisino conobbe il suo periodo migliore, grazie sopratutto all’assunzione come commissario tecnico di Roger Lemerre, tecnico della Francia vincitrice agli Europei del 2000. Con il francese alla guida, la Tunisia conquistò la sua prima Coppa d’Africa nel 2004, giocata fra le mure amiche. Riuscì anche a qualificarsi ai mondiali del 2006, senza però passare il girone. Il deludente risultato della maggiore competizione africana del 2008 convinse però Lemerre a lasciare l’incarico. Negli anni successivi si sono alternati diversi allenatori, senza però dare alcun segno di continuità alle Aquile di Cartagine fino al secondo mandato di Maâloul (che aveva già allenato la selezione nel 2013), che ha portato l squadra ai Mondiali del 2018 in Russia con un turno di anticipo.

 




Speciale Russia 2018: Belgio, tutta la furia dei Diavoli Rossi

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato. Questa volta è il turno del Belgio, che nel gruppo G dovrà vedersela con Inghilterra, Panama e Tunisia.

Il cammino verso il mondiale

Il cammino del Belgio verso i Mondiali in Russia non è mai stato messo in discussione, anzi, si è dimostrato fin troppo agevole: in dieci partite giocate i belgi hanno ottenuto 9 vittorie ed un solo pareggio, realizzando 43 goal e subendone soltanto 6. C’era sicuramente da riscattare la brutta figura rimediata ad Euro 2016, e la squadra allenata da Roberto Martinez ci è riuscita benissimo, distanziando oltretutto la Grecia (arrivata seconda) di nove punti. Complice di tutto ciò è stato certamente anche un gruppo H di basso livello, in cui militavano squadre come Bosnia-Erzegovina, Estonia, Cipro, Gibilterra e la già citata Grecia. Gli unici a togliere punti ai Diavoli Rossi, tuttavia, sono stati proprio i greci, che il 25 marzo 2017, a Bruxelles, hanno fermato la formazione di casa sul risultato di 1-1, impedendogli così di ottenere l’en plein delle dieci vittorie consecutive.

1) La squadra

La nazionale belga dovrebbe schierare in Russia un 4-1-4-1 molto azzardato, che in corso d’opera potrebbe trasformarsi in un 3-5-2 o meglio ancora in un 3-4-3. Partendo dalla formazione di base, comunque, in porta giocherà senza dubbi una certezza assoluta come Thibaut Courtois, portiere in rottura con il Chelsea e destinato verso altri grandi club (tra questi Real Madrid e Liverpool). In difesa la coppia centrale sarà composta da Kompany e Vertonghen, entrambi militanti in Premier League: il primo è il capitano del Manchester City, mentre il secondo è una colonna del Tottenham ed ha già superato le 100 presenze in nazionale. Sulle fasce agiranno invece Ciman sulla sinistra e Meunier sulla destra, con quest’ultimo che potrebbe giocare titolare anche in una difesa a 3. Venendo al centrocampo, dove a sorpresa non è stato convocato Nainggolan, ci saranno scelte importanti da fare per Martinez. La sensazione è che il Belgio si presenti con Tielemans in mediana come copertura, scatenando Mertens e Hazard sulle fasce e Dembélé e De Bruyne nel mezzo, con il fantasista del Manchester City libero da qualsiasi vincolo tattico e messo in condizione di svariare su più fronti. In attacco ci sarà infine spazio per l’unica punta Romelu Lukaku, che con la rete segnata nell’amichevole contro il Giappone è diventato il miglior marcatore della storia del Belgio.

1.1) L’allenatore: Roberto Martinez

Dopo il brutto Europeo concluso in Francia nel 2016, la Federazione belga ha deciso di esonerare Marc Wilmots e di promuovere Roberto Martinez come nuovo commissario tecnico. Nato in Spagna nel 1973, da calciatore Martinez ha militato in squadre come Real Saragozza e Swansea, iniziando la professione da allenatore proprio con lo stesso club inglese, il 24 febbraio del 2007. Una volta terminato il contratto biennale con i The Jacks, il tecnico spagnolo si è trasferito al Wigan dal 2009 al 2013, vincendo tra l’altro anche la prima ed unica FA Cup della storia del club. Nonostante la vittoria in finale contro il Manchester City, però, il Wigan a fine campionato è retrocesso in Championship dopo otto anni di permanenza in Premier League, costringendo Martinez alle dimissioni. Nel 2013 è stato poi chiamato ad allenare l’Everton, con cui nella stagione 2013-2014 ha ottenuto un quinto posto davanti a Tottenham e Manchester United: fino a questo momento quella è stata la sua ultima esperienza da allenatore di un club.

1.2) La stella: Eden Hazard

Considerato uno dei giocatori belgi più forti di tutti i tempi, Eden Hazard si presenta a questa Coppa del Mondo come l’anima offensiva più talentuosa dei Diavoli Rossi. Come già detto di Kevin de Bruyne, il CT Martinez lascia molta libertà anche al giocatore del Chelsea, al quale invece l’ex allenatore Marc Wilmots non riconosceva la leadership che il numero 10 reclamava a gran voce. Adesso le cose sono cambiate, Hazard è libero di muoversi dove vuole e di impensierire le difese avversarie a seconda delle sue scelte, e lo dimostrano anche gli 8 goal e i 7 assist realizzati nel girone di qualificazione. La sua duttilità nel ricoprire più ruoli (ala, esterno, trequartista, seconda punta) lo rendono particolarmente completo dal punto di vista tattico, e le sue caratteristiche tecniche gli hanno permesso di essere accostato a due fenomeni come Messi e Cristiano Ronaldo: facilità nel saltare l’uomo, ottimo dribbling, utilizzo frequente del doppio passo e ottima precisione nei calci piazzati. Con la nazionale belga ha finora collezionato 22 goal e 23 assist in 85 presenze totali, mentre nella stagione appena conclusa con il Chelsea ha realizzato 17 reti e 13 assist in 51 partite giocate.

2) La storia

L’esordio ufficiale del Belgio è avvenuto il 1 maggio del 1904, nel pareggio per 3-3 contro la Francia, e nei primi anni di vita la nazionale belga ha subito accusato il divario con le altre squadre, uscendo al primo turno nei Mondiali del 1930, 1934, 1938 e 1954. Il decennio compreso tra il 1970 ed il 1980 è stato invece il periodo dei successi incostanti. Nell’Europeo del 1972, ad esempio, la nazionale belga ha conquistato il terzo posto battendo l’Ungheria, mentre quello del 1984 è stato uno degli Europei più deludenti dal punto di vista storico, poiché ha visto il Belgio uscire dal girone a causa di un netto 5-0 rimediato contro la Francia. Sei anni dopo, nei Mondiali di Italia ’90, la formazione allenata da Guy Thys si è dovuta invece fermare agli ottavi di finale contro l’Inghilterra: la stessa sorte le sarebbe toccata anche ad USA ’94 e nel campionato del mondo del 2002, rispettivamente contro Germania e Brasile. Proprio dal Mondiale di Giappone e Corea del Sud, però, è iniziato un lento e lungo tracollo, che ha portato i belgi a non qualificarsi alle successive 2 edizioni della Coppa del Mondo e alle 3 dell’Europeo. Nel 2012 quindi l’incarico di nuovo CT è stato affidato a Marc Wilmots, che dopo 12 anni ha riportato la propria nazionale a giocarsi un titolo internazionale. Molto bene è stato fatto sia nel girone di qualificazione (8 vittorie e due pareggi) sia nelle fasi finali del Mondiale brasiliano del 2014, in cui Hazard e compagni si sono dovuti arrendere nei quarti solo all’Argentina, futura finalista. Negli ultimi anni, inoltre, il Belgio ha avuto una crescita esponenziale di giovani talenti: Lukaku, Hazard, De Bruyne, Courtois, Nainggolan, Mertens, sono tutti giocatori che con il passare del tempo stanno dando un’ossatura solida alla nazionale dei Diavoli Rossi. Facendo infine qualche considerazione su questo Mondiale, per la squadra di Roberto Martinez non dovrebbero esserci grossi problemi nel passaggio del turno: l’unica incognita è quella di non avere delle riserve all’altezza, che potrebbero far rischiare l’ennesimo stop ai quarti di finale, come già successo in Brasile nel 2014 e in Francia nel 2016.

 

 

 




Speciale Russia 2018: Corea del Sud, tutti sulle spalle di Son

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato. Questa volta ad andare sotto i nostri raggi X è il turno della Corea del Sud, nazionale guidata dal talento del Tottenham, Son Heung-Min.

Il cammino verso il Mondiale

Il percorso intrapreso dalla Corea del Sud, per qualificarsi al mondiale in Russia, iniziò al secondo turno del torneo di qualificazione della Asian Football Confederation. Sorteggiata nel girone G con Libano, Kuwait, Birmania e Laos, dominò il proprio girone ottenendo otto vittorie su otto partite giocate. Nemmeno un gol subito, con 27 segnati, si classificò prima nel suo girone a punteggio pieno. La più grande vittoria ottenuta in queste prime partite arrivò contro il Laos addirittura per 8-0. Ipotecata la qualificazione al turno successivo, ottenne l’accesso alla terza fase dove fu sorteggiata con Iran, Siria, Uzbekistan, Cina e Qatar. Alti e bassi per la Corea del Sud che faticò per trovare la qualificazione: con quattro vittorie, tre pareggi e tre sconfitte, arrivò seconda nel girone a due punti di vantaggio sulla Siria arrivata terza. Qualificate per il Mondiale, all’Iran, Giappone, Arabia Saudita e Australia, si aggiunse quindi anche la Corea del Sud.

1) La squadra:

La formazione dei 23 convocati per Russia 2018, scenderà in campo con un 3-5-2 come modulo. In porta troveremo Kim, portiere del Vissel Kobe, la prossima squadra di Iniesta; il tridente difensivo sarà formato da Jang (FC Tokyo), Lee Yong (Ulsan Hyundai) e Younggwon (Evergrande FC). Il solido centrocampo a cinque vedrà protagonisti il capitano Ki Sung-Yeung dello Swansea, Koo Jacheol dell’Augusta e Jung Woo-Young del Vissel Kobe, che saranno i tre perni ai quali verranno affidati tutti i palloni. L’attacco spetterà al giocatore più atteso della squadra, Son Heung-Min dal Tottenham e al giovane talento del RB Salisburgo Hwang Heechan. La squadra sicuramente sarà all’altezza per affrontare le altre del girone, poiché sia i difensori che i centrocampisti, hanno un’ottima velocità e potranno mettere in seria difficoltà le avversarie. Il reparto offensivo è di grande talento ed esperienza nel calcio che conta: Son infatti militando in Premier League, ha giocato anche in Champion’s League e le sue abilità non sono certo un punto interrogativo; per quanto riguarda l’altro attaccante, si tratta di Hwang, che ha saputo portare il Salisburgo in semifinale di Europa League, anche non giocando titolare, ma risultando molto decisivo quando veniva chiamato in causa. Squadra giovane e veloce, dalle tante insidie.

1.1) L’allenatore: Shin Tae-Yong

Il commissario tecnico della Nazionale sud-coreana, è Shin Tae-Yong. Nato a Yeongdeok l’11 aprile del 1969, è un ex calciatore di ruolo centrocampista che dal 1991 fino al 2004, ha vestito la maglia del Seongnam FC, vincendo 6 campionati e realizzando in 296 gare 76 gol. Nel 2005 venne acquistato in Australia dal Brisbane Roar, ma alla sua partita di esordio si infortunò alla caviglia e chiuse così la sua carriera da giocatore. Per fortuna la stessa squadra lo assunse come allenatore rimanendo in Australia fino al 2008, senza però vincere nessun titolo. Dopo l’esperienza australiana, venne chiamato dalla squadra con la quale debuttò, il Seongnam, con la quale rimase fino al 2012. Nel 2010 riuscì a vincere in maglia gialloblu la AFC Champion’s League, arrivando successivamente quarto al mondiale per club. Nel 2014 arrivò la chiamata della nazionale sudcoreana, che ha portato alla qualificazione al mondiale in Russia. Lo vedremo quindi in azione ormai tra una settimana, nella partita di esordio della propria nazionale, contro la Svezia.

1.2) La stella: Son Heung-Min

La stella della Corea del Sud è indubbiamente l’attaccante esterno del Tottenham, Son Heung-Min. Considerato da molti esperti come il più promettente talento del calcio asiatico, il classe ’92 è cresciuto calcisticamente nell’Amburgo in Germania. Nel 2010 ha debuttato con i tedeschi, con i quali ha giocato fino al 2013 disputando 73 partite e siglando 20 gol. Nel 2013 passò alla corte del Bayer Leverkusen per la cifra di 10 milioni con il quale si è messo più in luce mostrando il suo talento. Infatti con le aspirine ha realizzato 21 gol in 62 partite giocate, dimostrando la sua abilità sulla fascia sinistra, siglando parecchi gol con entrambi i piedi, la principale qualità del giocatore sudcoreano. Nell’Agosto del 2015 venne acquistato per 18 milioni di sterline dal Tottenham, ma la sua prima stagione in Premier League, risultò non all’altezza delle aspettative di tutti. Non riuscì subito ad inserirsi nello stile del calcio inglese, rimanendo all’ombra di talenti emergenti come Kane e Dele Alli. La successiva stagione è stata quella della consacrazione, con la quale ha veramente dimostrato di valere i soldi spesi per il suo cartellino. Con la maglia degli Spurs, ha giocato finora 92 partite e segnato 30 gol, alcuni dei quali risultati molto pesanti. La sua carriera con la maglia della nazionale sudcoreana cominciò nel 2010, già dalla prima stagione con i tedeschi del Leverkusen. Sicuramente essendo la stella della sua nazione, proverà a portarla più in alto possibile nel mondiale di Russia 2018, essendo già stato decisivo nella fase di qualificazione al torneo.

2) La storia

In Corea, nell’antichità, si praticava un gioco di palla chiamato chuk-guk, molto simile al calcio contemporaneo. I coreani conobbero per la prima volta la versione corrente del calcio nel 1882, quando gli inglesi giocarono una partita mentre il loro vascello sostava nel porto di Incheon. Nel 1921 si disputò il primo campionato nazionale sudcoreano e nel 1928 fu fondata la federazione calcistica sudcoreana allo scopo di diffondere e sviluppare il calcio in Corea. La prima qualificazione ad un mondiale avvenne nel 1954, ai mondiali in Svizzera, dove però uscì sconfitta già ai gironi, dopo aver subito 16 gol in due partite (9-0 contro l’Ungheria e 7-0 contro la Turchia). Per trent’anni la nazionale sudcoreana non riuscì a qualificarsi per i mondiali, fino a quelli in Messico del 1986. Da quel mondiale fino ad oggi la Corea del Sud è riuscita sempre ad accedere al torneo, affermandosi come una delle squadre più forti dell’Asia. Fino al mondiale del 2002, le tigri asiatiche non andarono oltre la fase a girone, tranne quando appunto nel 2002, il mondiale venne giocato in casa. In quella occasione, la Corea del Sud arrivò quarta tra le molteplici polemiche, legate all’arbitraggio. In particolare questo episodio rimarrà sempre nelle menti, prima degli italiani e poi degli spagnoli: nel primo caso ci fu la contestatissima eliminazione dell’Italia contro la Corea del Sud, complici gli errori gravissimi fatti dall’arbitro Moreno. Nel secondo caso, avvenne la stessa cosa ai danni della Spagna, che avevano dato ragione agli italiani, affermando che ci fossero state delle pressioni dai piani alti, per far arrivare il più in alto possibile la Corea del Sud nella competizione. Nei tre mondiali successivi ottenne solamente una qualificazione agli ottavi di finale, non riuscendo quindi a migliorare il proprio migliore piazzamento. Quello di quest’anno sarà il decimo mondiale al quale la Corea del Sud parteciperà, e chissà se magari potrebbe ripetersi l'”impresa” del 2002.




Speciale Russia 2018: Svizzera, sotto la guida della stella Shaqiri

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato. Questa volta ad andare sotto i nostri raggi X è il turno della Svizzera, nazionale guidata dal fortissimo ex Inter e Bayern, Xherdan Shaqiri.

Il cammino verso il mondiale

Per la nazionale svizzera questa è l’undicesima qualificazione raggiunta. Fino ad oggi la sua migliore posizione in un mondiali sono stati i quarti di finale, nel 1934, nel 1938 e nel 1954. In Russia la selezione elvetica, guidata dall’ex Lazio Vladimir Petković, si presenta con la voglia di far bella figura e di continuare un progetto di crescita, iniziato già quattro anni fa con il raggiungimento degli ottavi di finale negli Europei di Francia del 2016. La Svizzera durante la qualificazioni per i mondiali del 2018 iniziò il suo cammino con il piede giusto conquistando 9 vittorie consecutive che però si rivelarono insufficienti per raggiungere il passaggio diretto nella competizione. Infatti nella decisiva partita contro il Portogallo, valida per lo spareggio per il primo posto nel girone, la Svizzera non riuscì a vincere, andando a conquistare la qualificazione ai play-off contro l’Irlanda del Nord. Dopo l’1 a 0 rifilato nella partita di andata, per la formazione allenata da Petkovic bastò l’0 a 0 nel match di ritorno per strappare il biglietto diretto in Russia.

L’allenatore: Vladimir Petkovic

 

Il compito di portare in alto la nazionale svizzera è affidato al ct Vladimir Petkovic. Il tecnico è nato a Sarajevo il 15 agosto 1963, è un allenatore di calcio ed ex calciatore bosniaco naturalizzato svizzero di origine croata. Petkovic è stato anche un giocatore di ruolo centrocampista, molto abile tecnicamente. Nella sua carriera da calciatore, il tecnico ha vestito in patria le maglie di Rudar Prijedor e Koper, oltre a quella del Sarajevo, squadra con la quale è cresciuto calcisticamente e ha vinto la Prva Liga nella stagione 1984-1985, prima di trasferirsi in Svizzera dove, a partire dal 1987, militò in diverse società, quali Coira, Sion e Martigny. La sua carriera da allenatore iniziò nel 1997 con il Bellinzona. L’avventura d’allenatore di calcio di Petkovic si sviluppò prevalentemente in Svizzera, terra da cui prese la nazionalità. Allenò il Malcantone Agno, il Lugano, lo Young Boys e anni dopo il Sion. Petkovic giudò il club bernese per circa tre stagioni fino all’arrivo dell’esonero del 2011, giustificato dai molti obiettivi mancati. Uno dei tanti fu quello relativo al passaggio in Champions League: lo Young Boys, infatti, fu eliminato dal Tottenham ai preliminari di coppa. Per Petkovic si rivelò molto importante la sua esperienza come allenatore in Italia con la Lazio, club con cui vinse il suo primo titolo. Sulla panchina biancoceleste nel 2012/2013 riuscì a vincere una Coppa Italia grazie all’1 a 0 di Lulic in finale contro la Roma. Come allenatore predilige molto moduli che possano valorizzare il più possibile la fase offensiva di gioco, alterna spesso il 4-1-4-1 con il 3-4-3. Molto bravo anche nel ricostruire gli schemi tattici nel corso della partita. Nella sua carriera da allenatore, oltre alla squadra biancoceleste, ha allenato anche il Sion, lo Young Boys in Svizzera e il Samsunspor in Turchia.

La squadra

Dalle ultime prestazioni nelle manifestazioni internazionale, la squadra svizzera si può considerare ormai pronta per la competizione. Petković è un tecnico che ama molto il gioco offensivo a prescindere dall’avversario che si trova di fronte. I suoi moduli preferiti sono il 3-4-3, il 4-2-3-1 e il 4-1-4-2, schieramento tattico sperimentato positivamente in Italia alla Lazio con il centravanti tedesco Miroslav Klose, unico riferimento offensivo. Con la Svizzera, Petkovic utilizza spesso il 4-2-3-1: in porta sfida sempre attiva tra Sommer e Burki per un posto da titolare entrambi vengono da due importanti stagioni in Bundesliga; in difesa c’è capitan Lichtsteiner, che dopo aver vinto il settimo scudetto con la Juventus cercherà di portare più avanti possibile la sua nazionale. Sulla fascia opposta il tecnico ex Lazio predilige la presenza di un altro “italiano”, R.Rodríguez, esterno attuale del Milan. Il centrocampo, costruito da Petkovic, si può dire che sia molto fisico, caratteristica data dalla presenza di due come Xhaka e Dzemaili del Bologna. In attacco si alternano la fisicità e la tecnica di uomini come Shaqiri e la forza di due come Seferovic ed Embolo.

La stella: Xherdan Shaqiri

La stella della nazionale svizzera è senza dubbio Xherdan Shaqiri. Il giocatore dello Stoke City è nato il 10 ottobre del 1990 a Gnijlane, odierna Gjilan, nell’allora provincia jugoslava del Kosovo da genitori albanesi. In campo viene impiego molto spesso come esterno offensivo, capace di agire su entrambe le fasce, ma all’occorrenza può anche ricoprire il ruolo di trequartista. Shaqiri vanta la presenza nel suo palmares di una Coppa dei Campioni vinta con il Bayern Monaco nella stagione 2012/2013. E’ proprio con la squadra tedesca che l’ex Inter ha collezionato più presenze (52) nella sua carriera. Nonostante le sue origini albenesei, Shaqiri ha sempre affermato la sua preferenza nei confronti della nazionale Svizzera.  L’ex Bayern ha ormai raggiunto i 28 anni e come giocatore non è mai riuscito ad esplodere del tutto. Tuttavia, con la maglia della nazionale, ha però sempre dato il massimo trovando anche performance di alto livello. Tutti ricorderanno la straordinara rovesciata per l’1-1 agli Europei del 2016 contro la Polonia.
Shaqiri fece il suo ingresso nella selezione svizzera il primo giugno del 2010, nell’amichevole giocata a Sion contro la Costa Rica e persa 0-1. Con la nazionale il calciatore è riuscito a raccogliere circa 42 presenze e 15 goal.

La storia

La Svizzera, insieme ad altre 32 Nazioni, parteciperà alla Coppa del mondo in Russia. Con quella di quest’anno, il continente europeo raggiunge la sua 11esima qualificazione. La prima risale al 1934, anno in cui arrivò ai quarti di finale guidata dal bomber Kielholz, che segnò una doppietta nella vittoria per 3-2 sui Paesi Bassi e che segnò anche nella sconfitta per 3-2 con la Cecoslovacchia. Stesso risultato che ottenne quattro anni dopo, ai Mondiali del 38:infatti, la Svizzera fu fermata dall’Ungheria dopo aver sconfitto la Germania, ai quei tempi nazista. Passata la seconda guerra mondiale, nel Mondiale 1950 non superò il primo turno. Capitata in girone col Brasile, padrone di casa, la Jugoslavia e il Messico, fu battuta dai balcanici che si imposero 3-0. Mondiale che il Brasile perse in finale contro l’Uruguay. La Coppa del mondo successiva a quella del ’50 si giocò proprio in Svizzera, perciò la qualificazione arrivò d’ufficio. Nel girone perse con l’Inghilterra ma s’impose ben due volte sull’Italia, una nella prima gara del girone, vinta 2 a 1, e un’altra nello spareggio per il passaggio del turno, con un secco 4-1. Anche in questa competizione come in quelle degli anni 30/40, la Svizzera si fermò ai quarti di finale, battuta 7 a 5 dalla vicina Austria.
Dopo la prestazione ai mondiali casalinghi, per la compagine svizzera iniziò il declino. Non qualificatasi nel 1958, si ripresentò nel 1962 e nel 1966, senza mai oltrepassare il primo turno e soprattutto senza mai fare un punto nei gironi.
Dal 1970 al 1990, la Svizzerà non si qualificò per ben vent’anni a nessuna competizione internazionale. Non entrò mai neanche agli Europei, torneo creato nel 1960. Per rivedere la nazionale partecipare ad un Mondiali bisognò attendere circa 28 anni; la Svizzerà riuscì a conquistare il passaggio alla competizione nel 1994, mondiale che si giocò negli Stati Uniti.
In quel torneo, la Svizzera finì nel girone con i padroni di casa, Colombia e Romania, riuscendo a passare il turno da seconda con i seguenti risultati: pareggio con gli Stati Uniti per 1-1 e vittoria contro la Romania per 4-1, per ottenere poi una sconfitta con la Colombia per 2-0. Agli ottavi, la Spagna vinse contro la formazione alpina con un secco 3-0. Negli anni duemila, per la Svizzera continuò il momento di crisi: infatti, fallito l’obiettivo di qualificazione agli Europei, non riuscì a partrcipare neanche ai Mondiali in Giappone del 2002. Per gli elvetici si inziò a respirare aria di cambiamenti già nel 2004, quando riuscì a qualificarsi per gli Europei. Successivamente arrivò anche il passaggio ai Mondiali del 2006 che dopo un girone assai combattuto, comandato quasi sempre dall’Irlanda che poi paradossalmente fallì la qualificazione, la Svizzera vinse l’ultima gara decisiva 2-0 a Basilea e raggiunse i play-off, dove incontrò la Turchia. Vinta 2-0 la partita di andata in casa a Berna, la partita di ritorno diventò un incubo: la squadra perse 4-2 ma comunque si qualificò ai Mondiali in virtù dei gol segnati fuori casa; a fine gara scoppiò però una gigantesca rissa in campo, con i giocatori turchi che presero di mira gli svizzeri con calci e pugni. Presente anche ai Mondiali del 2010, dove però non oltrepassò la prima fase di gara. Rimane però di quel torneo la storica vittoria contro la Spagna che fino ad allora non era mai riuscita a battere.
Gli elvetici riuscirono a prendere parte al successivo campionato del mondo 2014 in Brasile, vincendo nelle qualificazioni un girone abbordabile con Norvegia, Slovenia, Albania, Cipro e Islanda e partecipando per la terza volta di fila alla competizione più importante al mondo.
Fu sorteggiata nel girone E, insieme a Francia, Ecuador e Honduras. La Svizzera arrivò arriva seconda con due vittorie su tre: negli ottavi di finale dovette affrontare l’Argentina, con cui perse a due minuti dal termine dei supplementari per la rete di Ángel Di María. Due anni dopo questo ultimo mondiale, per gli elevetici arrivò la qualificazione agli europei del 2016. La Nazionale venne sorteggiata nel gruppo A con Francia, Albania e Romania. La Svizzera terminò il girone in seconda posizione con 5 punti e raggiunse così gli ottavi di finale contro la Polonia. La partita finì 1-1 dopo i tempi regolamentari e supplementari e si andò così ai rigori dove la Svizzera venne sconfitta per 4-5.




Speciale Russia 2018: Messico, la voglia della Tricolor

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato.  Questa volta è il turno del Messico mentre questa mattina è stata analizzata la Germania.

Il cammino verso il mondiale

Il cammino verso la Russia è stato abbastanza lungo per il Messico che, a causa del complicato meccanismo della zona CONCACAF, è entrato in gioco nel penultimo girone di qualificazione in cui erano presenti anche Honduras, El Salvador e Canada. Gruppo che El Tricolor ha dominato senza nessun problema: cinque vittorie ed un pareggio (all’ultima giornata contro l’Honduras) per i ragazzi di Osorio che hanno realizzato tredici goal, subendone solo uno da El Salvador. La quinta ed ultima fase di qualificazione ha visto il Messico inserito nel girone con Stati Uniti, Trinidad e Tobago, Honduras, Panama e Costa Rica. I ragazzi di Osorio hanno iniziato il cammino con una vittoria, contro gli Stati Uniti, grazie alla rete nel finale di Rafael Marquez. Nonostante il pareggio nel match successivo (zero a zero contro Panama), il Messico ha saputo controllare senza troppi problemi il girone e i nove punti realizzati nelle seguenti tre partite ne sono una prova. Nelle ultime cinque gare sono arrivati due pareggi, due vittorie ed una sola sconfitta (ininfluente contro l’Honduras); risultati che hanno permesso ad Hernandez e compagni di staccare il pass per Russia 2018.

1) Messico: la Squadra

Il Messico dovrebbe affrontare il prossimo Mondiale con il 4-2-3-1; i pali saranno difesi da Ochoa, portiere in grado di alternare miracoli ad errori abbastanza gravi. I centrali difensivi saranno Salcedo (ha un passato in Italia con la maglia della Fiorentina) ed uno tra Ayala  e Moreno; attenzione anche alla possibilità di vedere, magari non da titolare, l’espertissimo Rafael Marquez al suo quinto Mondiale. I due davanti la difesa, Herrera e Guardado, vanno a formare un mix di qualità, quantità ed intelligenza tattica che potrebbero rivelarsi fondamentali in un girone dove il Messico può dire la sua. E’ dalla trequarti in poi che La Tricolor può schierare i pezzi grossi; i giocatori dietro la punta, infatti, saranno Lozano, Vela e Giovani dos Santos. Un trio che, potenzialmente, può mettere in difficoltà qualsiasi difesa grazie alla capacità di puntare e saltare l’uomo con estrema facilità. Arriviamo al terminale offensivo, colui che avrà il compito di portare goal e punti alla propria nazionale; stiamo parlando di Javier Hernández, detto Chicharito. L’attaccante, classe 1988, dovrà concretizzare la mole di gioco prodotta dalla squadra.

1.1) L’allenatore: Juan Carlos Osorio

Juan Carlos Osorio, soprannominato Recreacionista, ha avuto una breve carriera da calciatore (era un centrocampista) nel Deportivo Pereira. Ha iniziato la carriera di allenatore da assistente (per 5 anni ha svolto questo incarico al Manchester City); la sua prima squadra da tecnico è stato il Millonarios anche se le soddisfazioni più grandi sono state sulla panchina del New York Red Bulls, con cui nel 2010 ha vinto un campionato MLS e su quella dell’Atletico Nacional portato alla vittoria della Copa Colombia nel 2013. Da quando allena il Messico ha ottenuto l’eliminazione dalla Copa America 2016 ai quarti con il Cile per 7-0 (la peggior sconfitta di Osorio sulla panchina della Tricolor), l’eliminazione dalla Confederations Cup 2017 in semifinale per mano della Germania (4-1) ed è uscito, nello stesso anno, dalla Gold Cup sconfitto in semifinale dalla Giamaica per 1-0. Ora il Mondiale con la speranza di portare il Messico il più lontano possibile.

1.2) La stella: Javier “Chicharito” Hernández

Il giocatore più rappresentativo della nazionale messicana (ha realizzato 48 goal in 98 presenze) è, senza ombra di dubbio, Javier Hernández detto Chicharito. Perché questo soprannome? Deriva dal padre, chiamato Chícharo (in italiano vuol dire pisellino) per via del colore dei suoi occhi. A livello calcistico inizia la carriera con la maglia del Chivas; grazie alle sue buone prestazioni attira l’interesse del Manchester United che lo acquista, nel 210, per 6 milioni di sterline. Dai Red Devils in poi inizia a farsi conoscere e dimostra di essere un signor attaccante. Tecnicamente non è fortissimo ma in area di rigore è semplicemente letale: punisce ogni errore commesso dalla difesa avversaria. La sua caratteristica migliore? L’anticipo nei confronti del difensore. Di testa o con il piede arriva sempre prima lui all’impatto con il pallone. Il Messico, per fare un buon Mondiale, dovrà sperare nei goal del Chicharito.

2) Messico: la storia

La nazionale messicana fa il suo debutto il 1 gennaio del 1923 contro il Guatemala in una gara vinta per 3-2. La prima partecipazione ad un Mondiale avvenne nel 1930 quando La Tricolor (soprannome dovuto ai colori della divisa, gli stessi della bandiera) uscì al primo turno. Bisogna arrivare al 1958 per vedere il Messico raccogliere il suo primo punto in una coppa del Mondo (1-1 contro il Galles); quattro anni più tardi ci fu la prima vittoria (3-1 contro la Cecoslovacchia) mentre i miglior risultati avvengono nel 1970 e nel 1986 quando, nelle edizioni casalinghe, il Messico arriva fino ai quarti. La Tricolor vive uno dei momenti peggiori della sua storia quando venne radiata dalle qualificazioni al Mondiale del 1990 per aver utilizzato calciatori con età superiori al limite consentito. Esclusi i due quarti di finale, la nazionale messicana vanta ben 10 successi in Gold Cup ed uno in Confederations. Una nazionale che, forse, ha vinto meno di quanto meritasse si appresta a partecipare al Mondiale di Russia con l’obiettivo di arrivare il più lontano possibile.




Speciale Russia 2018: Croazia, tutti al servizio del mago Modric

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato. Questa volta è il turno della Croazia, che nel gruppo D dovrà vedersela con Argentina, Islanda e Nigeria.

Il cammino verso il mondiale

La Croazia si è qualificata al 21esimo Mondiale della storia arrivando seconda nel gruppo I e vincendo il doppio spareggio contro la Grecia. La formazione allenata da Zlatko Dalic ha disputato un girone di qualificazione dalle due facce, in cui la prima partita non è andata benissimo, poiché è arrivato il pareggio contro la Turchia. Successivamente la nazionale a scacchi ha ottenuto vittorie facili contro Kosovo, Finlandia, Islanda e Ucraina, ed anche il girone di ritorno si è dimostrato favorevole per Modric e compagni, che hanno mantenuto la leadership del gruppo fino alla penultima giornata. Il pareggio inaspettato contro la Finlandia per 1-1, però, ha retrocesso la Croazia al secondo posto, consentendo all’Islanda di balzare in testa alla classifica e di qualificarsi al Mondiale come prima della classe. Ecco quindi che è stato necessario ricorrere al duplice confronto contro la Grecia per accedere alle fasi finali di Russia 2018, in cui la squadra di Dalic ha archiviato il discorso qualificazione già nella partita di andata, vincendo per 4-1, mentre il match di ritorno è terminato con un 0-0, che ha spedito i greci fuori dal Mondiale.

1) La squadra

La nazionale croata si affida spesso ad un equilibrato 4-2-3-1, in cui in porta c’è il portiere del Monaco, Danijel Subašić. Il reparto difensivo è formato dalla coppia centrale Corluka-Lovren: il primo è ormai una certezza assoluta, vicinissimo alle 100 presenze in nazionale, mentre il secondo qualche giorno fa è stato uno dei protagonisti della finale di Champions League. In un possibile ballottaggio potrebbe entrare anche Domagoj Vida, che nelle partite di qualificazione è partito spesso titolare (anche nell’amichevole di ieri contro il Brasile), mentre il resto della difesa è composto da Tin Jedvaj e Matej Mitrovic. Sulle fasce troviamo invece delle conoscenze “italiane” come l’ex Genoa e Sassuolo Vrsaljko (ora giocatore dell’Atletico Madrid) e il sampdoriano Strinic, che il prossimo anno vestirà la maglia del Milan. Il duo di centrocampo è invece affidato all’esperienza di Badelj ma soprattutto di Ivan Rakitic, giocatore del Barcellona, che in questa stagione ha messo in bacheca Liga e Coppa del Re. Spostandoci più avanti, in particolar modo sulla zona della trequarti, troviamo tanta velocità, dribbling, fantasia e classe da vendere. Ovviamente la stella indiscussa è Luka Modric, che quasi due settimane fa ha vinto la sua quarta Champions League con il Real Madrid. Il talento dei blancos sarà affiancato da altre due conoscenze della Serie A: Ivan Perisic e Mario Mandzukic, con il giocatore bianconero che potrebbe dunque ricoprire il ruolo di esterno sinistro anche in nazionale. Nell’elenco del centrocampo restano infine i nomi di Brozovic, Kovacic, Bradaric, Pjaca e Ante Rebic: il giocatore della Juventus ha disputato una buona stagione in prestito allo Schalke 04, mentre Rebic ha segnato una doppietta nella finale di Coppa di Germania, che è valsa la vittoria del suo Francoforte contro il Bayern Monaco. Concludendo con l’attacco, questo vedrà un forte ballottaggio tra Kamaric e Kalinic, che si contenderanno il ruolo di punta centrale.

1.1) L’allenatore: Zlatko Dalic

Nato a Livno, nella Bosnia-Erzegovina, Zlatko Dalic è stato chiamato sulla panchina della Croazia il 7 ottobre del 2017, in seguito all’esonero di Ante Cacic. Ha iniziato a lavorare con la nazionale maggiore croata nel mese di novembre, dopo avere accumulato esperienza nell’equipe dell’Under 21, in cui era stato il secondo di Drazen Ladic. La sua carriera da allenatore è iniziata nel 2002, quando è diventato prima vice tecnico del Vartkes e poi manager vero e proprio del club croato, con cui è riuscito a raggiungere il terzo posto in campionato e a giocarsi una finale di Coppa di Lega, terminata però con una sconfitta. Altre squadre europee in cui ha allenato sono Rijeca (Croazia), Dinamo Tirana (Albania) e Slaven Belupo (Croazia), ma non si è fatto neanche mancare esperienze nel Medio Oriente in club come Al-Faisaly, Al-Hilal e Al-Ain. 

1.2) La stella: Luka Modric

Il giocatore con più fantasia nella Croazia è sicuramente Luka Modric, centrocampista del Real Madrid e capitano della propria nazionale. Ai tempi in cui giocava con la Dinamo Zagabria era stato ribattezzato sotto il nome di “nuovo Cruijff”, a causa del suo brillante talento, ma negli ultimi anni è riuscito a confermarsi semplicemente come Luka Modric e basta. Quando Los Merengues lo hanno acquistato nel 2012 dal Tottenham, le aspettative su di lui erano tante, specialmente per un giocatore paragonato a Pirlo e che in Spagna è sempre piaciuto, ma il giocatore nato a Zadar (ex Jugoslavia) non le ha di certo deluse. Il suo modo di giocare ha sempre ricordato, infatti, quello dell’ex centrocampista di Juventus e Milan, caratterizzato soprattutto da verticalizzazioni illuminanti utili per dirigere il gioco, ma negli ultimi anni è stato schierato anche come trequartista. Nel corso del tempo Modric è’ diventato un leader anche per la sua nazionale, ed anche se non segna spesso (in nazionale 12 goal totali, mentre quest’anno con il Real Madrid solo 2 reti segnate) la sua vasta esperienza e la classe cristallina messa a servizio dei compagni si è rivelata utile in molteplici occasioni: suo il rigore realizzato nel match contro la Grecia, che ha sbloccato la partita dopo 13′.

2) La storia

La nazionale di calcio croata viene fondata nel 1991, dopo aver ottenuto l’indipendenza dalla Jugoslavia, in seguito ai tumulti che c’erano stati nei paesi balcanici e che per forza di cose avevano coinvolto anche il calcio. L’esordio ufficiale, tuttavia, arriva nel 1940 con una netta vittoria sulla Svizzera per 4-0; successivamente all’invasione delle forze militari tedesche e della nascita della Croazia come stato indipendente nel 1941, la nazionale di calcio disputa altri 16 incontri fino al 1945, prima di finire annessa a quella jugoslava. Per 45 anni, quindi, la Croazia non ha avuto una squadra calcistica ufficiale che la rappresentasse, ma proprio il 17 ottobre del 1990 va in scena il primo esordio regolare dei Vatreni (i focosi), chiamati così per la combattività che ha sempre caratterizzato la loro storia, che si gioca contro gli Stati Uniti. La partita termina con la vittoria per 2-1 e da quel momento in poi la nazionale biancorossa vive un periodo di crescita esponenziale, rinominata in seguito come l’era della “generazione d’oro”: ne sono un esempio la qualificazione ai quarti di finale di Euro 1996 e il terzo posto ottenuto ai Mondiali di Francia ’98. Tra l’altro in quelle occasioni la Croazia si conferma essere una delle nazionali più forti al mondo, avendo a disposizione una rosa composta da uomini come Boban, Stanic, Tudor e Simic, giusto per citarne i più conosciuti. Nonostante poi il ritiro di alcuni di questi campioni, nel 2002 la squadra a scacchi rimane imbattuta nel girone delle qualificazioni e riesce ad accedere alle fasi finali del Mondiale del 2002, disputatosi in Giappone e Corea del Sud. Qui si ritrova nel girone con Ecuador, Messico e Italia, e proprio la vittoria contro gli azzurri nella seconda giornata lascia ben sperare i ragazzi allenati da Jozic, che però perdono nel terzo turno contro il già eliminato Ecuador, lasciando secondo posto e qualificazione alla nazionale di Giovanni Trapattoni. Negli ultimi anni l’intero movimento calcistico croato ha avuto un notevole sviluppo, tanto da mancare la qualificazione ad una competizione importante soltanto nel Mondiale sudafricano del 2010. Dal 2012 in poi è stato invece avviato un nuovo ciclo, che si è protratto fino ad oggi e che non ha nessuna intenzione di terminare: come non ricordare, infatti, l’ottimo Europeo giocato in Francia nel 2016, in cui la nazionale di Cacic ha dovuto interrompere il suo percorso agli ottavi di finale, perdendo ai tempi supplementari contro il Portogallo (futuro vincitore del torneo).




Speciale Russia 2018: Germania, un Mondiale da difendere

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato. Questa volta è il turno della Germania, che nel Gruppo F affronterà Messico, Svezia e Corea del Sud.

Il cammino verso il mondiale

La Germania ha dominato in lungo e in largo il Gruppo C nelle qualificazioni ai Mondiali: i tedeschi hanno conquistato dieci vittorie su dieci partite, concedendo solamente 4 goal (2 contro l’Azerbaigian, 1 contro la Repubblica Ceca e 1 contro l’Irlanda del Nord) e segnandone ben 43. L’esordio della squadra di Low è stato bagnato da una vittoria per 3-0 in casa della Norvegia. Le vittorie più eclatanti sono state un 7-0 e un 8-0 contro il San Marino, e un 6-0 nel match di ritorno contro la Norvegia. Il capocannoniere delle qualificazioni è stato Sandro Wagner , attaccante del Bayern Monaco non convocato nella lista dei 23, che con 5 reti in 3 presenze è stato il miglior marcatore della squadra tedesca; al secondo posto invece si piazza Thomas Muller, anche lui autore di 5 reti, ma distribuite in 9 presenze.

1) La squadra

La Germania dovrebbe schierarsi con un 4-2-3-1 con in porta il rientrante Neur che, dopo il lungo infortunio, ha dimostrato nelle amichevoli di essere tornato in forma. La coppia difensiva sarà quella del Bayern Monaco, formata da Boateng e Hummels, con Rudiger pronto a subentrare; sulla fascia destra giocherà Kimmich mentre a sinistra ci sarà Hector, terzino del Colonia. Il duo di centrocampo sarà formato da Kroos e Khedira, con lo juventino in vantaggio su Gundogan; la linea della trequarti sarà occupata da Ozil, spalleggiato da Reus e Draxler; il ruolo di prima punta sarà interpretato da Muller, in netto vantaggio su Werner. Possibile anche anche la scelta tattica di far indietreggiare di qualche metro la posizione dell’attaccante del Bayern Monaco, che giocherebbe al posto di Draxler, con Werner titolare nel ruolo di prima punta.

1.1) L’allenatore: Joachim Low

Il 58enne tedesco ha trascorso la sua carriera da attaccante in Germania, riuscendo anche a collezionare 4 presenze nella nazionale maggiore tedesca. Prima di ricoprire la carica di allenatore, ha fatto parte dello staff di diverse squadre tedesche, svizzere, turche e austriache. Nell’agosto del 2006, dopo che la Germania fu eliminata in semifinale per mano dell’Italia ai Mondiali, Low comincia il suo incarico da ct tedesco, carica che ricopre tuttora. Con la nazionale del suo paese ha vinto il Mondiale del 2014, battendo in finale l’Argentina per 1-0, e una Confederations Cup nella scorsa stagione. Questo sarà il terzo Mondiale a cui parteciperà.

1.2) La stella: Mesut Ozil

Il giocatore che potrebbe spostare gli equilibri nel corso della manifestazione potrebbe essere proprio il giocatore dell’Arsenal. Ozil, che al momento può vantare 90 presenze e 23 goal con la sua nazionale, ha esordito con la Germania nel febbraio del 2009, in occasione della partita persa per 1-0 contro la Norvegia. Dopo qualche match, il giocatore di orgini tuche è diventato un perno dello scacchiere di Low, che non ha quasi mai rinunciato alle sue giocate e alla sua fantasia. L’ex trequartista del Real Madrid ha fatto parte della spedizione in Sudafrica nel 2010 e ovviamente in quella in Brasile nel 2014. Anche per lui, questo sarà il terzo Mondiale da protagonista.

2) La storia

L’esordio internazione della nazionale tedesca è datato il 5 aprile 1908, in occasione del match perso per 5-3 contro la Svizzera. La Germania ha partecipato 19 volte ai Mondiali e, proprio come l’Italia, può vantare quattro Coppe del Mondo: quella del 1954, del 1974, del 1990 e infine quella del 2014. Altre quattro volte è invece arrivata in finale, per poi arrendersi contro l’avversaria di turno. Nel palmarès possiamo trovare anche tre Campionati Europei, vinti nel 1972 (l’anno dell’esordio in questa competizione), nel 1980 e nel 1996. Il giocatore con più presenze è Lothar Matthaus, con 150 partite, mentre il capocannoniere è Miroslav Klose, a quota 71 reti.




Speciale Russia 2018: Nigeria, il mondiale delle Super Aquile

Speciale Russia 2018 è la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad esplorare tutte e 32 le squadre che parteciperanno alla più famosa ed importante competizione calcistica mondiale. Percorreremo, giorno per giorno, la storia, le statistiche e le curiosità di ogni singola formazione del torneo. Vi ricordiamo che potrete seguire la diretta streaming con radiocronaca di tutte le partite sulla nostra sezione Radio, con approfondimenti radiofonici dedicati e molto altro ancora nel nostro flusso dedicato. Questa volta è il turno della Nigeria, che nel gruppo D dovrà vedersela con Argentina, Islanda e Croazia.

Il cammino verso il mondiale

Il percorso che ha portato la nazionale della Nigeria al Mondiale in Russia è iniziato al secondo turno delle qualificazioni: le 13 squadre che hanno vinto il primo turno, affrontano nel secondo le migliori 27 dell’Africa, in scontri di andata e ritorno. Le 20 vincenti vengono sorteggiate in 5 gironi, dove solo la prima classificata sarà la qualificata al mondiale. Come abbiamo detto, la Nigeria ha iniziato dal secondo turno incontrando lo Swaziland, con il quale ha pareggiato 0-0 all’andata e vinto 0-2 al ritorno. Dopo aver quindi passato il secondo turno, la Nigeria è stata sorteggiata nel girone B con Zambia, Camerun ed Algeria. Ha disputato un grande girone con nessuna sconfitta, vincendo 4 partite e pareggiandone due per 1-1 con Camerun ed Algeria. Da capolista del proprio girone, è riuscita quindi a staccare il biglietto per Russia 2018, insieme a Tunisia, Marocco, Egitto e Senegal.

1) La squadra

La nazionale della Nigeria, ha già stilato la sua lista dei 23 convocati per il Mondiale. Scenderà in campo utilizzando come modulo il 4-2-3-1, con un centrocampo ricco di forza fisica e velocità. In porta troveremo il portiere di una delle squadre più importanti della Nigeria, Ezenwa (Enyimba). La linea dei quattro difensori sarà composta da Abdullahi, Troost-Ekong, Balogun (Mainz) ed Echiéjilè (Cercle Brugge), dove i primi due difensori giocano in Turchia al Bursaspor. I due mediani saranno di grande esperienza europea: Onazi (Trabzonspor) e Ndidi (Leicester City). I tre giocatori  che si troveranno dietro l’unica punta Odion Ighalo (Changchun Yatai), saranno sulla fascia destra Victor Moses (Chelsea), sulla fascia sinistra Iwobi (Arsenal) e centrale Mikel (Tianjin TEDA). La squadra si presenta così, solida ma anche di qualità tecnica: infatti il centrocampo sarà probabilmente l’arma fondamentale di questa squadra, dove tutti i giocatori giocano e hanno giocato in grandi campionati, con i quali hanno dimostrato il loro talento. Anche in attacco, il solo Ighalo darà del filo da torcere alle difese avversarie, poiché è dotato di notevole forza fisica, ma anche di grande velocità e precisione nel tiro.

1.1) L’allenatore: Gernot Rohr

Il commissario tecnico della nazionale nigeriana ha preso in mano e portato la nazionale biancoverde ai prossimi mondiali in Russia. Una carriera da calciatore che lo vide protagonista con la maglia del Bordeaux per 12 stagioni, con 352 presenze e 13 reti segnate. Di ruolo difensore, cominciò la sua carriera con il Bayern Monaco, con il quale vinse due campionati, uno nel 1973 ed uno nel 1974, quest’ultimo coronato anche dalla vittoria della Coppa dei Campioni. Ritiratosi nel 1989, iniziò la sua carriera da allenatore prima in Svizzera, poi in Egitto ed infine in Francia. Dal 2010 ha intrapreso la carriera di commissario tecnico, inizialmente del Gabon, poi del Niger, successivamente del Burkina Faso, e infine è approdato appunto sulla panchina della Nigeria. La squadra è di grande talento e il tecnico Rohr, punta al passaggio del girone.

1.2) La stella: Victor Moses

La stella della nazionale della Nigeria è sicuramente l’ormai veterano Victor Moses. Nonostante i suoi 28 anni, è già nel mondo del calcio professionistico da 11 anni, dal debutto nel 2007 con la maglia del Crystal Palace. Finora la sua carriera calcistica è stata esclusivamente in Inghilterra, poiché ha girato squadre con Chelsea, Liverpool, Stoke City e West Ham, prima di tornare di nuovo a vestire la maglia del blues.  Sotto la guida del tecnico Antonio Conte ha vissuto le scorse stagioni a Londra, da grande protagonista. Nelle altre squadre con le quali ha giocato, difficilmente è riuscito a trovare spazio come titolare: per sua fortuna, soprattutto nella stagione appena conclusa, è stato utilizzato diverse volte sulla corsia destra, grazie anche al modulo 3-5-2, con il quale Conte ci ha abituati anche ai tempi della Juventus. Moses è un giocatore dalla grande velocità e resistenza, potente fisicamente e dotato anche di buon piede. Riesce a ricoprire tutta la fascia, sia in fase difensiva che offensiva. Con la maglia della nazionale ha iniziato a giocare nel 2012, dopo aver disputato qualche partita con l’U21 dell’Inghilterra. Con la sua nazionale ha vinto la Coppa d’Africa nel 2013 ed è stato convocato per il mondiale del 2014 e per quello in Russia di quest’anno. Moses quindi prenderà per mano la sua nazionale e proverà a guidarla verso il sogno della vittoria finale.

2) La storia

Considerata come una delle squadre africane più forti, la Nigeria ha vinto tre edizioni della Coppa d’Africa, e dal 1994 ad oggi, si è sempre qualificata ai mondiali, eccezion fatta per quello nel 2006 in Germania. Il suo piazzamento migliore nel campionato del mondo è stato quello agli ottavi di finale, ottenuto alla prima partecipazione nel ’94, all’edizione successiva del ’98 e nello scorso mondiale a Brasile 2014.  Nata nel 1949, partecipò alle prime edizioni della Coppa d’Africa nel 1963, uscendo però al primo turno. Fino agli anni ’70 non riuscì a qualificarsi per il torneo continentale e vi tornò nel 1976 e 1978, con due terzi posti ottenuti, miglior risultato fino a quel momento. Nell’edizione del 1980 arrivò il primo trofeo da mettere in bacheca, con la vittoria del torneo che risultò storica per l’intera nazione. Iniziò quindi un ciclo positivo, che portò al 1994 alla seconda vittoria della Coppa d’Africa, dopo svariati secondi posti ottenuti negli anni precedenti. L’ultima vittoria in questo torneo risale al 2013, dopo che per circa dieci anni consecutivi riuscì ad ottenere solamente terzi posti. La nazionale della Nigeria ha quindi vissuto periodi altalenanti, alternando grandi vittorie a banali sconfitte. Dopo la conquista della qualificazione ai prossimi mondiali in Russia, la squadra arriva carica e pronta ad affrontare nel migliore dei modi, il torneo più bello del mondo.