Serie A, il futuro delle partite in tv è su Amazon Prime Video?

Serie A, il futuro delle partite in tv è su Amazon Prime Video?

Serie A, considerando il momento che stiamo vivendo anche la questione legata ai diritti tv del triennio 2021/24 è ferma ma è proprio in questi giorni stanno tornando forti le voci sul futuro scenario della trasmissione delle partite. Prendendo in esame la Premier League, possiamo vedere come Amazon, l’azienda di commercio elettronico statunitense, ha acquistato i diritti di ritrasmissione sulla sua piattaforma video Amazon Prime di 30 partite del campionato, con l’esclusiva di tutto il Boxing Day. Jeff Bezos, fondatore dell’impero di Amazon, sembra proprio voler includere anche la nostra Serie A.

Come già riportava Milano Finanza, in un articolo a firma di Andrea Montanari, anche Amazon starebbe studiando il dossier relativo ai diritti tv della Serie A. La concorrenza sarà con Dazn, che già si è affermato nel nostro Paese da 2 anni, e ovviamente Sky, che detiene attualmente il pacchetto maggiore di partite trasmissibile del campionato.

Nelle ultime assemblee di Lega il tema dei diritti tv non è stato affrontato ma sarà sicuramente argomento di conversazione delle prossime, considerando anche il fatto che, a causa della pandemia e dello slittamento del campionato sono susseguiti numerosi danni economici, perciò è facile aspettarsi che le società e la Lega Serie A stessa vorranno rimpinguare le loro casse.




Rapporto FIGC 2019: Cosa emerge

I numeri dell’ultimo bilancio integrato pubblicato dalla Figc parlano chiaro: 4,6 milioni di praticanti, 1,4 milioni di tesserati per la FIGC (il 24% del totale relativo a tutte le 44 Federazioni Sportive Nazionali affiliate al CONI), oltre 570.000 partite ufficiali disputate ogni anno (una ogni 55 secondi), di cui il 99% di livello dilettantistico e giovanile.

Il bilancio, come sottolineato da un articolo pubblicato su Gaming Insider, illustra i programmi di sviluppo della Federazione e i risultati raggiunti nel 2019, mettendo in luce l’efficienza organizzativa interna alimentata nell’ultimo anno anche dal processo di internalizzazione della strategia commerciale. Da sottolineare lo sviluppo delle Squadre Nazionali, il potenziamento dell’attività giovanile, la crescita del calcio femminile nonché lo sviluppo della dimensione internazionale e i programmi di rafforzamento della dimensione sociale.

Cosa dimostra il bilancio

Il calcio rappresenta il principale sport italiano, confermandosi un vero e proprio asset strategico in grado di accompagnare e favorire lo sviluppo dell’intero Sistema Paese, a livello sportivo, economico e sociale. Rappresenta sempre più la grande passione degli italiani: 32,4 milioni di italiani si dichiarano interessati a questo sport, un numero rappresentativo del 64% della popolazione italiana over 18, mentre a livello globale il calcio italiano registra un’audience pari a 2,3 miliardi di telespettatori. Numeri che si traducono in importanti riflessi dal punto di vista economico: il fatturato diretto generato dal settore calcio è stimabile intorno ai 5 miliardi di euro, ovvero il 12% del PIL del calcio mondiale viene prodotto nel nostro Paese.

Il più alto livello di raccolta

Ma non è tutto: dal rapporto emerge come il calcio sia lo «sport con il più alto livello di raccolta» con i 10,4 miliardi di euro generati nel 2019: in tredici anni c’è stato un incremento di quasi 5 volte. Parallelamente è cresciuto, nello stesso arco temporale, il gettito erariale passato da 171,7 a 248,5 milioni di euro.

Le parole di Gravina

Gabriele Gravina, presidente della Figc, ha dichiarato: “Questa edizione del Bilancio Integrato ha un valore determinante per la programmazione dell’era post-Covid, perché fotografa la dimensione e l’impatto socio-economico del calcio nel nostro Paese prima della pandemia. I riscontri sono davvero impressionanti, sia per l’enorme coinvolgimento tra i nostri concittadini, sia per il rilevante indotto economico, sociale e sanitario generato. Il calcio è sempre più la grande passione degli italiani, come Federazione abbiamo il dovere di sviluppare programmi adeguati, come già stiamo facendo, per impedire che il Covid la pregiudichi irrimediabilmente”.




#PalloneDiCarta – La mia vita: tutte le verità di Sir Alex Ferguson

Dopo 26 anni di grandi successi, Sir Alex Ferguson ha lasciato la panchina del Manchester United nel maggio del 2013. Un’icona, un simbolo, un esempio per ogni allenatore, Sir Alex ha rappresentato i Red Devils, ne ha incarnato lo spirito, è stato un manager a tutto tondo, ha creato un impero partendo dal basso e ha fatto di una squadra operaia una corazzata capace di dominare in Inghilterra e in Europa. Alex Ferguson è stato un allenatore capace di alzare 49 trofei sulle panchine del St. Mirren, Aberdeen e soprattutto Manchester United vincendo campionati, Champions League e Coppe. E’ stato onorificato come Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico e insignito del prestigioso titolo di Miglior Allenatore del Mondo del XXI secolo.

“La mia vita”

L’autobiografia di Sir Alex Ferguson, scritta insieme a Paul Hayward, caporedattore sportivo del Daily Telegraph e pubblicata in Inghilterra nell’ottobre del 2013 (tradotta in italiano nel gennaio 2014 per Bompiani Edizioni e in edizione riveduta e aggiornata nell’aprile 2015), è un gioiellino da leggere e custodire per gli appassionati di calcio.

Enrico Sisti de La Repubblica ne tesse le lodi parlando di “un articolato e struggente romanzo del Novecento britannico, scozzese e al tempo stesso universale come il volto di Sean Connery”.

Il mio giudizio non si discosta assolutamente perché si tratta di un libro molto ben scritto, appassionante, godibile, dove Sir Alex ci racconta con dovizie di particolari il signore che è stato sia dentro che fuori dal campo. E’ un libro diviso in 27 capitoli nei quali l’allenatore scozzese affronta tutti i temi che hanno caratterizzato la sua grande carriera al Manchester United, impreziosendo la scrittura con aneddoti interessanti. Non ha risparmiato critiche o giudizi pungenti riguardanti i suoi colleghi, su tutti Rafa Benitez ai tempi in cui lo spagnolo allenava il Liverpool: “L’errore che fece fu quello di diventare il mio antagonista personale. Una volta che lo metti sul piano personale, non hai alcuna possibilità, perché io so aspettare. Io ho avuto successo, lui aspirava a vincere trofei che invece andavano in mano mia. Fu molto imprudente”. Qualche critica è stata mossa anche al grande rivale Arsene Wenger, l’allenatore dell’Arsenal con il quale ci fu una famosa litigata dopo la vittoria dello United che interruppe l’imbattibilità dei Gunners che durava da 49 partite. Scaramucce di campo subito rientrate perché sempre c’è stata tra i due grande stima e reciproco rispetto, così come con Roberto Mancini.

Solo elogi, invece, per l’ex dei Red Devils, Josè Mourinho, al quale Ferguson ha dedicato un intero capitolo dove troviamo molte frasi di ammirazione nei confronti dello Special One. Lo scozzese e il portoghese, due personaggi entrambi accomunati da grandi doti comunicative oltre ad una sottile abilità nel saper motivare le proprie squadre lavorando sia sul campo che, soprattutto, a livello psicologico.

Tra i capitoli più interessanti c’è senza dubbio quello legato ai ragazzi del ’92, lo splendido gruppo di giovanotti dalle qualità eccezionali tali da riuscire a imprimere il loro nome nella storia del calcio. Calciatori come Paul Scholes, Ryan Giggs, David Bechkam, Gary Neville, Nicky Butt erano i ragazzi del vivaio, entrati nello settore giovanile dello United all’età di 13 anni e “cresciuti” da Sir Alex che li ha portati in prima squadra già a 18 anni. L’allenatore scozzese ha creato una squadra proprio intorno a questo gruppo, aprendo un ciclo vincente per il glorioso club di Manchester. Una menzione particolare per due giocatori che sono rimasti con Sir Alex fino all’ultimo: Giggs, l’esterno gallese dalle qualità sopraffine e Scholes, l’inglese che voleva fare l’attaccante ma, per sua fortuna, è stato arretrato dietro le punte da Ferguson divenendo uno tra i più forti calciatori in quella zona di campo degli ultimi 20 anni.

Non poteva mancare un capitolo dedicato ad un giocatore portoghese che ha vestito la leggendaria numero 7 dei Red Devils, dove l’introduzione già dice tutto: “Cristiano Ronaldo è stato il maggior talento che io abbia mai allenato”. Si apprezzano anche descrizioni di momenti privati come le cocenti delusioni per il campionato vinto al fotofinish dal Manchester City, e per le sconfitte in finale di Champions League contro il Barcellona di Pep Guardiola (la squadra migliore che il suo Manchester abbia mai affrontato) e la cosiddetta “solitudine dell’allenatore” dove “tu hai bisogno di contatto umano, ma gli altri pensano che tu sia troppo occupato”.

Idee chiare e concentrazione, ecco il segreto di un grande maestro che così si esprime sulla possibilità di cominciare tutto da capo: ”Obbligherei tutti i giocatori a imparare a giocare a scacchi, per sviluppare l’abilità di concentrarsi. Quando impari a giocare a scacchi puoi metterci tre o quattro ore a finire una partita, ma una volta che sei diventato esperto e inizi a giocare impiegando 30 secondi per mossa, quello è il traguardo. Decidere velocemente quando sei sotto pressione. Ecco che cos’è il calcio”.




L’avvio difficile dell’Inter. Ecco le difficoltà dei nerazzurri

L’uno a uno contro l’Atalanta ha confermato le difficoltà di inizio stagione dell’Inter.  Tre vittorie (contro Fiorentina, Benevento e Genoa) in sette gare di campionato e i soli due punti conquistati nel girone di Champions; ruolino di marcio negativo per i nerazzurri che si immaginavano tutta un’altra partenza considerando gli arrivi, nel mercato estivo, di gente come Hakimi e Vidal. Ma quali sono le difficoltà dei ragazzi di Conte? In primis il tecnico è troppo attaccato alla sua idea di calcio; il 3-5-2 (o 3-4-1-2), infatti, non sembra fornire le giuste garanzie soprattutto dal punto di vista difensivo e i ventuno gol subiti tra Serie A e Champions lo dimostrano chiaramente. Una soluzione potrebbe essere il passaggio alla difesa a quattro considerando anche le difficoltà mostrate dal trio Kolarov-D’Ambrosio-Darmian (in particolare l’ex Roma autore di prestazioni decisamente sotto tono).

Un altro limite è la totale dipendenza da Lukaku; l’attaccante è fondamentale negli schemi di Conte e la sua assenza, contro Parma, Real Madrid e Atalanta (il belga è entrato nel finale), si è fatta sentire. Nel roster offensivo dei nerazzurri manca un giocatore con le caratteristiche dell’ex United capace di far salire la squadra e diventare un porto sicuro nei momenti di difficoltà. Da qui a fine stagione servirà trovare delle alternative perché, nonostante Lautaro abbia dato una dimostrazione importate, gli impegni sono tanti, ravvicinati ed è difficile pensare che Lukaku possa disputare tutte le gare allo stello livello.

L’ultimo problema riguarda i continui problemi fisici di Sensi. Nella scorsa stagione l’ex Sassuolo si è dimostrato determinante in mezzo al campo formando, con Barella e Brozovic, un terzetto di assoluto valore. In questa stagione si è visto poco e la squadra ne sta risentendo considerando anche un Vidal non ancora al meglio della forma. Questa sosta dovrà servire a Conte per riordinare le idee e presentarsi, al termine della pausa nazionali, con una squadra pronta ad accelerare; dal ventidue novembre al ventitré dicembre ci saranno dieci partite tra campionato e Champions e l’Inter non può permettersi ulteriori passi falsi.




Podcast Serie A – Verso la giornata 28

Luminose più che mai le stelle di Atalanta, Roma e Napoli in questo primo turno totale di Serie A post lockdown, bene anche la Juventus, male Lazio e Inter. Inzaghi si fa rimontare un doppio vantaggio iniziale mentre Conte assiste ad una rocambolesca rimonta sul gong finale. In coda tornano a vincere il Torino ed il Cagliari che si defilano dalla lotta per la salvezza, mentre cadono di misura Samp e Udinese; vengono infine demolite Genoa e Lecce, entrambe per 1-4, e finiscono entrambe tra mille critiche ed appaiate al terzultimo posto. Menzione speciale per Edin Dzeko: il bomber di Fonseca mette a segno due gol da cineteca.

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Podcast Bundesliga – Verso la giornata 34

Sabato 27 giugno si concluderà la Bundes 2019/2020, forse la più bella e combattuta degli ultimi. Nonostante i dieci punti di disavanzo tra Bayern e Dortmund, ma i come quest’anno si sono avute numerose giornate con una capolista diversa dai bavaresi (anche Gladbach e Lipsia hanno brillato).
Infine la spuntano sempre loro: il Bayern Monaco di Flick, subentrato in piena tempesta a Kovac, ha disputato un grande campionato pur avendo rinnovato la rosa ringiovanendola; ora sono ad 8 Meisterschale consecutivi, semplicemente leggendari.
Restano comunque da decidere le ultime posizioni in quest’ultima giornata: la quarta piazza che vale un posto Champions, l’accesso diretto o tramite spareggi per l’Europa League ed il posto play-out che concederà ancora una chance a Fortuna Düsseldorf o Werder Brema di restare in Bundes.

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    Podcast Liga – Verso la giornata 32

    Inarrestabili, belle da vedere e con filosofie diverse, ma sempre di loro si parla: ancora una volta Barcellona e Real Madrid duelleranno fino alla fine per vincere il campionato. Da una parte il calcio totale, il palleggio di qualità e la ricerca sempre del controllo del match, dall’altra il cinismo, la solidità difensiva e le giocate del singolo per risolverla in grande stile. Mentre in alta classifica combattono due soli club per la vittoria finale, le zone coppe e la lotta per non retrocedere sono imbottite di squadre pronte a combattere con le unghie e con i denti per raggiungere i loro obiettivi.

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    Podcast Premier League – Verso la giornata 32

    Aspettando il verdetto di Chelsea-Manchester City, che ci dirà se il Liverpool sarà campione d’Inghilterra già da stasera o meno, la Premier League va avanti più bella che mai!
    Nella trentunesima giornata di Premier League rinasce il Tottenham di Mourinho, brilla forte la stella di Solskjær e del suo Manchester United, continua a stupire il Wolverhampton di Espirito Santo e sprofonda sempre di più il Norwich di Farke, che ora dovrà iniziare a fare i conti con l’accettazione del definitivo smarrimento delle chance salvezza.
    La trentaduesima giornata si estenderà su sei giorni e vedrà, tra le altre, il derby londinese tra West Ham e Chelsea e la super sfida (scudetto?) tra Manchester City e Liverpool.

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    Questa dovrebbe essere la settimana decisiva per Lautaro e Pjanic

    Questa dovrebbe essere la settimana decisiva per Lautaro e Pjanic

    Il Mundo Deportivo è sicuro: questa sarà la settimana decisiva per stabilire il futuro di Lautaro Martinez e Pjanic. Entrambi i giocatori, se ne parla da settimane, sono due obiettivi del Barcellona. Quali sono le posizioni dell’Inter e della Juventus? I nerazzurri, giustamente, sono restii ad accettare un qualsivoglia scambio o l’inserimento di contropartite al fine di abbassare il prezzo del cartellino dell’attaccante argentino. Marotta ha ragione, Lautaro non è in scadenza, è giovane e viene dalla sua miglior stagione in Europa, perché venderlo se non per un’offerta irrinunciabile? Per la Juventus invece la situazione è diversa: Pjanic può partire, ma i bianconeri vogliono Arthur e nessun altro, Sarri ha bisogno di nuova linfa a centrocampo e rinunciare al bosniaco per arrivare a Semedo o ad Umtiti non è nell’interesse del club. I blaugrana stanno provando anche a mettere sul piatto Rakitic e Vidal, che sono due profili più funzionali al centrocampo della Juventus, ma entrambi i giocatori sono in scadenza nel 2021, il che rende il loro valore di mercato decisamente inferiore a quello di Pjanic, che ha un contratto con i bianconeri fino al 2023. A queste condizioni sembra abbastanza fisiologico che le due squadre italiane stiano cercando di resistere alla pressioni del Barcellona, hanno il coltello dalla parte del manico e non c’è motivo di andare incontro ad una rivale in campo europeo. Tanti soldi per Lautaro, Arthur per Pjanic, le italiane al momento non si muovo di un centimetro.

     

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    Lazio, Marcolin, Pancaro e Ravanelli ricordano lo Scudetto del 2000

    Lazio, Marcolin, Pancaro e Ravanelli ricordano lo Scudetto del 2000

    “Sono le 18 e 4 minuti del 14 maggio del 2000 e la Lazio è Campione d’Italia”. Queste le iconiche parole pronunciate da Riccardo Cucchi ai microfoni di RadioRai al termine della sfida al Renato Curi tra Perugia e Juventus che oggi sono impresse nella memoria di ogni tifoso della Lazio, e probabilmente anche di qualche Juventino. Oggi sono passati esattamente 20 anni da quello Scudetto, uno dei più paradossali ed emozionanti della storia del calcio italiano, con la partita della Juventus posticipata di un’ora a causa di un nubifragio che si era abbattuto su Perugia. I giocatori della Lazio, che avevano appena strapazzato la Reggina per 3-0, e  tutti i tifosi di un Olimpico gremito hanno dovuto aspettare un’ora prima di conoscere l’esito di quel campionato, c’era chi seguiva la sfida di Perugia dalla radio, chi invece negli spogliatoi guardava affannosamente il match in televisione. Proprio per ricordare quell’attesa straziante ed emozionante oggi sono intervenuti a Tuttomercatowebradio tre ex protagonisti di quel racconto: Dario Marcolin, Fabrizio Ravanelli e Giuseppe Pancaro.

    Marcolin:

    “Bene che potesse andarci, avremmo fatto lo spareggio con la Juventus. L’anno prima eravamo a -2 punti dal Milan, che all’ultima ha vinto a Perugia 2-1. Memori di ciò, non pensavamo che la Juventus potesse perdere. Invece abbiamo vissuto una giornata storica indimenticabile”. 

    “Qualcuno era davanti la tv nel corridoio, altri invece avevano le radioline. Io non ce la facevo e insieme ad alcuni compagni ero nello spogliatoio senza sentire nulla. Non si parlava, eravamo tutti in silenzio a testa bassa. Così fino a quando uno è arrivato, ha dato un calcio alla porta e ha urlato “è finitaaaa!”. Da lì l’esplosione di gioia”

    Ravanelli:

    “Fu un’emozione incredibile. Fu il segno del destino, che lo scudetto fosse decretato dalla mia città Perugia, contro la mia squadra del cuore, la Juve. Abbiamo vinto meritatamente, fu una giornata straordinaria”. “Abbiamo potuto condividere subito la gioia con tanti tifosi della Curva, che sono venuti negli spogliatoi a festeggiare. E’ stato bello condividere con alcuni di loro quel momento. Sono stati momenti indelebili”.

    “Noi giocatori ci abbiamo sempre sperato. Sapevamo che il Perugia se la sarebbe giocata. C’era confusione nel capire se la partita sarebbe ripresa. Noi però ci credevamo, perché il campo di Perugia è sempre stato storicamente difficile per i bianconeri”.

    Pancaro:

    “Mentre vedevamo Perugia-Juve la tensione era talmente alta che nessuno di noi parlava. Aspettavamo soltanto che il tempo passasse. Ero con Inzaghi e Conceicao, ma ricordo che c’erano anche altri compagni come Mihajlovic. Veron dice che non abbiamo festeggiato abbastanza? Insomma (ride, ndr). Abbiamo festeggiato giustamente, eravamo giovani! C’era tanta felicità e gioia nelle cene e nelle feste che facevamo tutti insieme. Anche negli allenamenti dopo lo scudetto, quando abbiamo preparato la finale di Coppa Italia che poi abbiamo vinto contro l’Inter, c’era uno spirito incredibile”.

     

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