Serie A, Spadafora chiarisce la situazione in Senato

Serie A, Spadafora chiarisce la situazione in Senato

Il Ministro dello sport Spadafora è appena intervenuto in Senato per presentare e chiarificare l’attuale situazione dello sport in Italia e quindi anche del calcio. Il ministro apre parlando di come tutto il mondo lo sport si sia indiscriminatamente fermato dai dilettanti ai professionisti, specificando come siano sempre in essere i contatti con i ministri sportivi degli altri paesi per adottare, per quanto possibile, delle linee comuni per consentire la tutela della salute e la sopravvivenza di un settore fondamentale, ed aggiunge “La linea del Governo è sempre stata quella di tutelare la primariamente la salute di tutti”. Passando al calcio il Ministro riconosce il ruolo primario del calcio per la passione che smuove il paese e per i contributi che l’industria calcio fornisce allo Stato “quasi un miliardo di euro”. Manda però  anche una frecciatina definendo eccessivo l’inasprimento del dibattito sul calcio  perché  i cittadini sono concentrati “sulla loro salute e sul loro lavoro”. Il calcio non è un lavoro? il calcio conta quasi 280 mila lavoratori ( senza contare i lavoratori indiretti come i giornalisti sportivi), queste persone non possono pensare al loro lavoro? Credete che guadagnino tutte milioni su milioni?

Spadafora continua soffermandosi sulle criticità del protocollo FIGC sottolineate dalla valutazioni del Comitato Tecnico Scientifico: responsabilizzare maggiormente i medici sociali delle squadre, imporre l’isolamento per quelle squadre che dovessero riscontrare un positivo e che i controlli per i calciatori non vadano ad intaccare le risorse volte alla tutela della comunità (specialmente tamponi e test sierologici); inoltre il Ministro cerca di rafforzare e motivare questa linea specificando le differenze comprensibili che ci sono tra chi lavora in un supermercato ( dove si possono rispettare le distanze di sicurezza) ed i calciatori che inevitabilmente durante una partita o negli allenamenti danno luogo ad assembramenti, spiegando quindi che la linea è volta sopratutto a tutelare la salute degli sportivi che rischiano il contagio. Poi sulla riapertura del campionato: ” Se ci sarà la ripresa del campionato è perché sono state adempiute una serie di situazioni necessarie e preliminari volte alla tutela della salute. In questo periodo hanno tutti cambiato, legittimamente posizione, per i frenetici cambiamenti che la crisi ha generato, noi abbiamo mantenuto la stessa linea volta alla non sottovalutazione della situazione. I paesi che hanno deciso frettolosamente sono quelli che poi hanno chiuso il campionato come la Francia e l’Olanda, se vogliamo continuare serve tempo. Capiamo che la ripresa del Campionato è importante non solo per fini sportivi ma anche economici poiché i mancati pagamenti dei diritti televisivi andrebbero a inficiare su molte squadre indebitate e sul movimento calcio in generale”.

Spadafora è stato chiaro, si riparte se vi saranno le condizioni, e si seguirà sempre il parere del CTS, che nel frattempo passa la patata bollente della responsabilità ai medici sportivi. Mi dispiace e mi sfugge il mancato riferimento a tutti quei lavoratori che sono nel calcio senza guadagnare milioni su milioni, non considerati da nessuno, se non da qualche calciatore e che più di tutti stanno soffrendo questo maledetto gioco di interessi economici e POLITICI, perché dire che i cittadini pensano al “lavoro ed alla salute” estraniando i lavoratori che hanno a che fare con il calcio è una mossuccia politica di cattivo gusto.

 


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