Van Basten, il Cigno di Utrecht
Van Basten, il Cigno di Utrecht
Utrecht, così come Amsterdam e Milano, ha un clima piuttosto antipatico nei mesi invernali: generalmente da ottobre a marzo si hanno giornate piovose, fredde, talvolta nevica ed anche le raffiche di vento non scherzano. Queste tre città, oltre che il clima, hanno un momento preciso nella storia che condividono, ovvero il 31 ottobre 1964… un classico ottobre piovoso e freddo, che però diede al mondo una creatura che cambiò per sempre la storia del calcio: il 31 ottobre 1964 nacque Il Cigno, nacque Marco Van Basten.
Marco Van Basten inizia a giocare grazie al padre, ex calciatore anch’esso, che all’età di 6 anni lo iscrive a calcio. Cresciuto calcisticamente nel UVV Utrecht, piccola squadra della sua città natale, si trasferì nel più noto FC Utrecht nel 1980 (all’età di sedici anni) dove però rimase solo una stagione prima di fare il grande salto. Marco Van Basten è forte fisicamente, è alto, è molto tecnico ed anche piuttosto veloce, ed uno così a diciassette anni è merce rara e non passa di certo inosservato, perciò su di lui scommette l’Ajax di Cruijff che nel 1981 se lo porta ad Amsterdam. Cruijff in quegli anni è a fine carriera, medita l’addio al calcio che avverrà due stagioni più tardi, ma è ancora un fuoriclasse determinante e gioca ad altissimi livelli, ed il 3 aprile 1982 succede quel qualcosa che rende il calcio magico: l’Ajax sta vincendo per 2-0 contro il NEC e tanto per cambiare Cruijff ha segnato, così il tecnico dei lancieri decide di far riposare Il Profeta del Gol e lo sostituisce mandando in campo un giovane ragazzone di diciassette anni, tale Marco Van Basten, che per presentarsi bene al suo nuovo pubblico decide di segnare immediatamente la rete del 3-0 (la gara finirà 5-0). Quel giorno, quel 3 aprile 1982, iniziò la carriera professionistica di quello che sarebbe diventato poi uno dei più forti (se non il più forte) attaccanti di tutta la storia del calcio. Marco Van Basten inizia così la sua storia con l’Ajax, una storia durata ricca di gol e successi durata sei anni: vince 3 campionati nazionali, 3 coppe d’Olanda, 1 Coppa delle Coppe, 4 Capocannoniere della Eredivisie ed 1 Scarpa d’Oro (nel 1986). Diventa così Il Cigno di Utrecht, re di Amsterdam, ma cominciano anche i guai tra salute ed infortuni che cominciano ad allontanarlo dal campo: nel 1986 è colpito da epatite virale e successivamente si opera alla caviglia destra per un infortunio rimediato dopo un contrasto. Chiude la sua storia coi lancieri dopo aver segnato 152 gol in 172 presenze.
Marco Van Basten strega l’Europa intera, in particolare modo Silvio Berlusconi che nell’estate dell‘87 lo acquista (dall’Ajax) insieme ad un altro giovane olandese, Ruud Gullit (dal Feyenoord lui). Al comando del Milan c’è un tale Arrigo Sacchi, giovane tecnico avanguardista, grande fan del Calcio Totale che ripropone in rossonero implementandolo con dettami tattici italiani. Van Basten incide subito al Milan, segnando gol determinanti nonostante i sei mesi di inattività per via dei problemi che accusa alla caviglia sinistra in quella stagione. Messi da parte i problemi fisici, nell’estate del 1988 Marco Van Basten vince l’Europeo in Germania Ovest con la sua Olanda. Dal 1988 al 1993 Il Cigno di Utrecht domina la Serie A e le coppe: vince così 3 Serie A, 3 Supercoppa Italiana, 2 Champions League, 2 Coppa Intercontinentale e 2 Supercoppa Uefa, è inoltre due volte Capocannoniere della Serie A, una volta capocannoniere della Champions League e soprattutto vince per ben tre volte il Pallone d‘Oro. Fino al 1993 dicevamo, perché Van Basten ricomincia ad accusare forti dolori alla caviglia a dicembre del ‘92 e rimane fuori fino ad aprile del ‘93, per poi operarsi a giugno per cercare di risolvere definitivamente questo problema.
Si opera a giugno del ‘93, per la quarta volta in carriera viene sottoposto ad un intervento chirurgico. Ancora non lo sa Il Cigno, ma quell’intervento metterà fine alla sua carriera. Passa così due anni lontano dai campi, a cercare invano di recuperare la condizione atletica, fin quando il 17 agosto del 1995 ormai stanco e dolorante decide di ritirarsi definitivamente dall’attività agonistica. Lascia il calcio dopo solo 373 partite e 277 gol fatti.
«Il lutto per il suo ritiro anticipato non si è estinto e mai si estinguerà.», furono le parole di Carmelo Bene nel libro “Canto del Cigno“ di Andrea Scanzi. Il più forte di tutti ritiratosi a soli 30 anni, inattivo dai 28. Il vero canto Il Cigno di Utrecht lo fece il 18 agosto 1995, quando in un San Siro gremito e piangente salutò per sempre i propri amati tifosi rossoneri, appendendo definitivamente gli scarpini al chiodo. Ricorderà quel giorno così: “C’era tristezza ovunque. Quella del pubblico, e la mia. Correvo, perché non volevo far vedere che zoppicavo, battevo le mani alla gente. E intanto pensavo che non c’ero già più, mi sembrava di essere ospite del mio funerale. Quella sera pensavo soltanto che la mia vita era stata il calcio. Adesso era diventata una fogna. Avevo il fegato a pezzi per gli antidolorifici. Avevo un dolore pazzesco a quella caviglia maledetta. Ero disperato. Dopo, quando ne sono uscito, ho capito di aver vissuto qualcosa di simile alla depressione”.
Quel giorno, quel 18 agosto 1995, le città di Utrecht, Amsterdam e Milano furono improvvisamente vicine e legate da un invisibile filo, come accadde il 31 ottobre 1964.
Emanuele Gamba scrisse su Repubblica, di Marco Van Basten, che era “Il più raffinato ed elegante centravanti del calcio moderno, l’unico che sapesse danzare sulle punte di un fisico ciclopico”… lui sì, come un cigno.
(Dati Wikipedia)
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