Roma, Le 5 partite da rivedere durante la quarantena

Le 5 partite della Roma da rivedere durante la quarantena.

Per i cuori giallorossi solitari, che come tanti in questo momento non vedono l’ora di tornare alla normalità, andando magari allo stadio a tifare la propria squadra, abbiamo selezionato 5 partite da rivedere per tornare ad emozionarsi grazie alla squadra capitolina.

5 – Roma-Lazio 5-1

Come non partire da un Derby vinto, il Derby vinto nella maniera più schiacciante della storia giallorossa. 10 Marzo 2002, un Roma scudettata affronta la Lazio nella gara di ritorno, un match fondamentale per gli uomini di Capello, a caccia della vetta della classifica. Nonostante le polemiche per l’esclusione di Batistuta dal match, la partita si mette subito in discesa per i giallorossi: al 13esimo Vincent Candela converge verso il centro al limite corto sinistro dell’area di rigore e con l’esterno pennella un cross al bacio per Vincenzo Montella, che di testa, colpo a lui poco avvezzo, stacca su Nesta ed insacca alle spalle di Peruzzi: 1-0 palla al centro. Passano soli 15 minuti e la Roma torna a far urlare i tifosi: Totti se ne va in solitaria sulla destra, entra in area e scarica il destro che Peruzzi respinge come può, Nesta, nella serata peggiore della sua splendida carriera, tarda ad intervenire e Montella lo anticipa battendo di nuovo il portiere della Lazio. Da qui è il tripudio, Montella sta giocando la sua migliore gara in carriera e dopo soli 7 minuti è ancora lui, ancora di testa, a convergere un calcio di punizione di Totti nel goal del 3-0. Si va in pausa con una Lazio demolita. Nella ripresa riappare qualche fantasma, con Stankovic che al 57esimo prova a riaprire la gara. Ma quella sera Vincenzo Montella è una furia e questa volta non c’è nessun errore di Nesta, ma solo il suo talento ed estro puro, un mancino preciso e potente da fuori area sotto l’incrocio al minuto 63 regala la rete del 4-1. L’epilogo è di quelli da film, perchè sarà pure la serata di Montella, ma perchè non far partecipare anche Francesco Totti alla festa? E il suo contributo è da antologia, uno dei goal più belli della sua carriera, un pallonetto da 30 metri che beffa Peruzzi ed esultanza dedicata a quella che poi sarebbe diventata sua moglie, Ilary Blasi.

Una partita storica che rivedendola non può che non dare un grande senso di appagamento a tutti i tifosi giallorossi.

4 – Roma-Juventus 4-1

8 febbraio 2004, una nuova Roma, allenata sempre da Capello, sta facendo le prove per una nuova lotta scudetto ed in casa ospita la nemica di sempre, la Juventus che nelle ultime due stagioni ha impedito ai giallorossi di bissare la vittoria del campionato. Serata magica per la Roma, dove si esprime il massimo della coppia Totti-Cassano, che insieme demoliranno la Juventus. Apre le danze un insolito Olivier Dacourt, il quale con un destro in ribattuta da fuori batte Buffon per l’1-0 nel primo tempo. Ma è la seconda frazione a dare la consacrazione definitiva alla partita: prima Totti su calcio di rigore fredda Buffone e raddoppia, poi è Cassano show, un goal di testa ed un altro sempre su complicità di Francesco Totti regalano il 4-0 definitivo, reti condite da due esultanze iconiche del talento barese, una delle quali rompendo la bandierina del calcio d’angolo davanti ad un Pierluigi Collina stupefatto dal gesto folle di “FantAntonio”. Tutto questo condito da altri due episodi iconici, Pelizzoli parerà un calcio di rigore a Trezeguet, con tanto di annuncio da parte dello speaker Carlo Zampa ed il celebre “sono 4, zitto e vai a casa” gesto fatto da Francesco Totti ad Igor Tudor, il quale protestava veementemente per l’espulsione di Pablo Montero.

Una notte indimenticabile, dove la Roma ha dominato la sua più grande rivale nelle lotte scudetto.

3- Roma-Torino 3-2

Di questa gara si possono guardare anche solo 5 minuti. I 5 minuti più incredibile della storia della Roma. E quando si parla di cose incredibili, non si può non parlare di Francesco Totti. 20 aprile 2016, Roma-Torino, in una riga riassumiamo la gara fino all’86’. Il Torino passa in vantaggio con Belotti su calcio di rigore, la Roma pareggia con Manolas, ma i granata a 10′ dalla fine tornano in vantaggio con Martinez. Siamo nel periodo della critica aspra a Luciano Spalletti, il tecnico di Certaldo è nel pieno del suo momento peggiore alla guida della Roma, quello dello scontro con Totti, che nella gara precedente aveva siglato nei minuti finali il pareggio nella gara contro l’Atalanta. Pioggia di fischi per Spalletti, che nonostante la Roma stesse stentando con il Torino, lascia Totti in panchina per ben 86 minuti, fin quando, non avendo altre soluzioni offensive il tecnico toscano ci prova. Totti silenziosamente scende in campo al posto di Seydou Keita, tra gli applausi scroscianti dei tifosi e i fischi per il tecnico, come a chiedersi cosa possa fare in soli 4 minuti di gioco. In realtà Totti può tutto. C’è un calcio di punizione dalla destra al momento del cambio, solitamente il capitano giallorosso si prenderebbe il pallone per calciarlo in mezzo ma questa volta no, il 10 va in area di rigore, come una qualsiasi torre. Pjanic batte la punizione, lunga e tesa verso il secondo palo: una zampata, un lampo, un allungo con il piede destro, si vede solo lo scarpino e si sente solo il boato perchè la palla è dentro. Lo scarpino è proprio di Francesco Totti, che in 3 secondi di gioco ha già pareggiato la gara e corre sotto una curva completamente impazzita, in lacrime, incredula a quello che sta succedendo. Spalletti ha le mani in testa, chissà cosa avrà pensato in quell’istante, forse “Guarda se ora non ne fa un altro“. Non avrebbe avuto nessun torto.

Passano 4 minuti e al 90esimo Diego Perotti crossa e colpisce in pieno Glik. La palla sbatte sul braccio del difensore polacco, rigore molto dubbio di una partita nella quale l’arbitro Calvarese ha già negato due rigori solari per i giallorossi. Ma non conta perchè mentre tutti discutono in campo i tifosi sono ammutoliti perchè sul pallone c’è ancora una volta Francesco Totti. Sta per compiere l’impresa, se dovesse sbagliare probabilmente la sua carriera finirebbe lì. Ma stiamo parlando di Totti, non di uno qualunque. Sguardo fisso, tiro secco e goal. Il resto è solo emozione indescrivibile, che solo chi tifa davvero Roma può conoscere. E’ l’ennesima dimostrazione di amore di un uomo che ha regalato solo emozioni ai suoi tifosi.

Amore racchiuso in 5 minuti di pure magia.

2 – Roma-Barcellona 3-0

Una delle rimonte calcistiche più belle degli ultimi anni. Una Roma forse non la più forte di sempre, un Barcellona che sembra di un altro pianeta. Un risultato ed un arbitraggio sfavorevoli all’andata, un 4-1 che non lasciava scampo a rimonte. Forse. Perchè se c’è una cosa che contraddistingue i tifosi della Roma dagli altri è la tenacia e la spavalderia nel pensare cose impossibili, ma soprattutto nel sostenere ancora di più quando tutto è contro. 56.000 spettatori, tutti che da una settimana avranno ripetuto: “Ormai ce vado allo stadio, che c’avemo da perde, tanto nun succede. Ma se succede…“.

Succede.

Minuto 6 del primo tempo, De Rossi lancia Dzeko a memoria che si allunga e insacca l’1-0. Il tempo perfetto, sembra quasi che tutto stia andando come deve andare, ma i tifosi della Roma sanno bene che quando va così in realtà la beffa è dietro l’angolo, quindi si esulta come se fosse vinta, ma si dice “Troppo presto, ora ce segnano“. Minuto 13 del secondo tempo. Piquè atterra Dzeko in area di rigore, l’arbitro inizialmente soprassiede: “Ecco tanto nun ce lo da“. Rigore. Lo tira De Rossi: ” tanto lo sbaja, come Bruno Conti“. Goal. De Rossi reagisce da tifoso, esulta di rabbia ma allo stesso tempo predica calma perchè tutti si cominciano a chiedere: ” Che sta succedendo?”. Succede. Al minuto 30 del secondo tempo “Nun succede ma è successo“, Manolas, uno che di goal ne fa pochissimi, in area di rigore spizza un corner di Under ed insacca alla spalle di Ter Stegen. E’ il delirio, il delirio di un popolo che per una sera si è scrollato di dosso una serie di amarezze e sconfitte, un popolo che per una sera si sente sul tetto a guardare tutti dall’alto.

Il fischio finale è un sollievo gigantesco. Un emozione unica. Un emozione che solo il calcio può regalare.

1- Roma-Parma 3-1

Descrivere la partita del 17 giugno 2001 dal punto di vista calcistico è inutile, tanto che addirittura è raro trovare la rete segnata dal Parma, nessuno se ne è accorto che Di Vaio ha segnato in quella gara. Si perchè l’Olimpico non è mai stato così bello e pieno come quella giornata afosa di giugno dove la Roma vinse il suo terzo scudetto. Una vittoria presa di forza, un’inerzia infallibile, doveva andare così, con i goal dei tre protagonisti, Totti, Montella e Batistuta, con una corsa sotto la Sud del proprio capitano, con un’invasione di campo anticipata che ha rischiato di rovinare tutto, con una festa incredibile che non c’è tifoso romanista che non ricordi. Tutti sanno dove fossero il 17 giugno 2001.

Dire altro non serve, basta guardare la foto di questo articolo e sorridere.




La Roma che verrà

La Roma che verrà

Il Coronavirus ha fermato il calcio giocato, non la ristrutturazione e la programmazione della nuova Roma. Mentre si attendono novità circa il passaggio di proprietà, rallentato anch’esso dell’esplosione del virus, il DS Petrachi e l’AD Fienga lavorano per progettare la Roma che verrà tra rinnovi, riscatti, nuovi acquisti e cessioni.

Sul fronte societario, così come riportato da Corriere dello Sport, si registra sì un rallentamento della trattativa tra Friedkin e Pallotta ma non uno stop definitivo, tutt’altro: si procede a fari spenti e col motore al minimo, sperando che il Coronavirus lasci in pace il mondo quanto prima per riprendere a correre al più presto verso l’acquisizione del club. L’impatto che il Coronavirus ha avuto sul calcio, e quindi anche sulle casse della Roma che non hanno avuto gli introiti previsti ad inizio stagione, sicuramente farà rivedere le cifre della cessione del club da Pallotta a Friedkin. Nel frattempo la Roma resta a Pallotta ed il club ha bisogno di un’iniezione di denaro fresco quanto prima: entro la fine di dicembre andrà varato l’aumento di capitale da un massimo di 150 milioni per permettere al bilancio societario di respirare.

Fienga e Petrachi intanto lavorano sodo, c’è una Roma da costruire in vista della prossima stagione. L’AD ha avuto mandato di rivedere i contratti dei giocatori che non sono titolari per cercare di abbassare il monte ingaggi (decisamente troppo pesanti rispetto al minutaggio avuto sono i contratti di Jesus, Fazio, Peres e Perotti) e di risolvere la quesitone Pellegrini: l’entourage del ragazzo vorrebbe un contratto da top player (3 milioni di ingaggio) mentre la Roma vorrebbe togliere la clausola rescissoria da 30 milioni, le parti risultano comunque vicine ad un accordo.

Gianluca Petrachi lavora al mercato invece, sia in uscita che in entrata. Il DS ha come priorità quella di risolvere la questione legata ai riscatti di Smalling e Mkhitaryan: per il difensore inglese il Manchester United chiede 25 milioni di euro ma nelle ultime ore la squadra di Solskjaer si è fiondata su Koulibaly per rinforzare il reparto difensivo, l’eventuale acquisto del centrale del Napoli da parte dei Red Devils permetterebbe a Petrachi di ottenere uno sconto per Smalling che diventerebbe un esubero in casa United, discorso diverso invece per Mkhitaryan (come si legge su La Gazzetta dello Sport) che ha la stessa valutazione di Smalling (anch’esso 25 milioni) ma gli infortuni e l’età stanno spingendo Petrachi a ragionare su un’altra stagione in prestito oneroso nella capitale più che ad un acquisizione a titolo definitivo, in tal senso torneranno utili i rapporti col procuratore Raiola che spingerà l’Arsenal a rinnovare Mkhitaryan (scadenza 2021) magari spalmando l’ingaggio per permettere così alla Roma di richiederne il prestito (anche biennale). Ci sarà poi da trovare una sistemazione definitiva agli esuberi: Patrick Schick è promesso sposo al RB Lipsia che con tutta probabilità riscatterà il ragazzo per 29 milioni, per Nzonzi al Rennes verosimilmente si procederà con un rinnovo del prestito (per risparmiare un altro anno di ingaggio) e puntare al riscatto nell’estate del 2021, discorso diverso invece per quanto riguarda Rick Karsdorp che col Feyenoord stava facendo bene ma non era stata inserita alcuna cifra per il riscatto post prestito, il club olandese vorrebbe comunque tenere il terzino e sembra che nell’affare potrebbe rientrare l’esterno offensivo Steve Berghuis che piace molto a Petrachi. Difficili, se non impossibili, i riscatti da parte di Sassuolo e Almeria per Defrel e Coric che quindi rientreranno alla base. Infine ci sarà da capire il futuro di Alessandro Florenzi ma qui sia confermalo che cederlo sembra più semplice, le pretendenti non mancano ma il ragazzo vorrebbe convincere Fonseca. Intanto per il mercato in entrata si registra un interesse di Gianluca Petrachi per il difensore Gonzalo Montiel: terzino destro del River Plate, classe ‘97, argentino, viene valutato circa 10 milioni di euro ma sul contratto ha una clausola rescissoria da 20 milioni sulla quale il club di Buenos Aires potrebbe giocare per alzare il prezzo, sul ragazzo si registrano gli interessi anche da parte del Betis Siviglia, del West Ham e del Crystal Palace.

Fienga e Petrachi lavorano, Pallotta e Friedkin trattano, tutti per costruire la Roma del futuro, mentre i tifosi sognano che i capitani storici Totti e De Rossi tornino a casa e non è escluso che possano farlo con la nuova proprietà. Sognare è lecito, d’altronde Totti in un’intervista a DAZN (risalente a gennaio) rispose mai dire mai riguardo alla domanda su un suo futuro ritorno alla Roma…

Coronavirus: gli aggiornamenti in tempo reale sulle squadre di Serie A – LIVE

Coronavirus: gli aggiornamenti in tempo reale sui campionati FIFA/UEFA – LIVE

Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE

 


Ascolta il nostro podcast settimanale dedicato alla Serie A

Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?




I 10 ricordi calcistici che ci possono rendere felici durante la quarantena

Ricordi calcistici. Questa Quarantena sta mettendo tutti a dura prova, inutile negarlo. Che ne dite se provassimo tramite il calcio a strapparci qualche dolce ricordo, un po’ di brividi lungo la schiena, una lacrimuccia e un po’ di pelle d’oca?

L’intento è quello di evocare momenti epici, piccoli frammenti di calcio, che diciamolo in questo momento di chiacchiere perenne mentre il paese è in difficoltà può essere utile solo a distrarci un pochino e regalarci qualche dolce attimo.

Abbiamo selezionato 10 momenti che accomunano quasi tutti, anche quelli legati ad un singolo club ma che possono aver emozionato tutti i tifosi di calcio indistintamente. Sicuramente sono più di dieci, ma intanto iniziamo il nostro viaggio nei ricordi:

10- King Claudio e lo scudetto del Leicester

Chi non si è emozionato vedendo una squadra di provincia, con più storia nella serie cadetta e nei bassifondi della Premier che altro, con una rosa di giocatori di medio valore, con un attaccante amante dei pub e della birra e guidata da un allenatore italiano di oltre 60 anni che in Italia ha sempre sfiorato ma mai ottenuto un trofeo. Chi dice di non essersi emozionato mente. Stagione 2015-2016, Claudio Ranieri dopo aver fallito con la nazionale greca, torna in Premier League alla guida del piccolo Leicester, che da solo una stagione era salito nella massima serie, riuscendo la stagione precedente a salvarsi per il rotto della cuffia. It’s a kind of magic, direbbero i Queen, una specie di magia, ed il mago ni questione ha i capelli bianchi, gli occhiali, il sorriso beffardo del nonnino di quartiere e viene da Testaccio. E ne ha viste tante, ma mai come quelle che ne vedrà nella stagione 2015-2016. Un connubio perfetto tra squadra ed allenatore, valori tecnici ed individuali espressi alla massima potenza, calciatori con una carriera avanzata ma mai decollata che improvvisamente diventano campioni. Una serie di vittorie esaltanti, difficilmente fortunate, quasi sempre meritate, sudate ma meritate.

Una cavalcata incredibile, a suon di conferenze ricche di risate e di frasi celebri del tecnico italiano, che con il suo “Dilly Ding Dilly Dong” non può non aver fatto sorridere tutti.

Un ricordo meraviglioso, in parte anche italiano.


9- Dopo Instanbul c’è sempre Atene

Passiamo ad un evento che farà felici soprattutto i tifosi del Milan, ma la frase di apertura diventa un monito per tutti in questo periodo: dopo la tempesta c’è sempre il sole, dopo Instanbul c’è sempre Atene.

Parte tutto dal 25 maggio 2005, ad Instanbul, dove il Milan vive una delle serate più strane ed infauste del calcio, un evento che in effetti potremmo inserire nella lista per gli inglesi, ma noi siamo patriottici. Sopra di 3-0 in finale di Champions League, il Milan si fa rimontare dal Liverpool, che nel secondo tempo compie una rimonta incredibile, fino ad arrivare ai rigori, dove il fattore psicologico gioca a sfavore dei rossoneri e regala la vittoria ai Reds.

Ma il fattore psicologico è come un boomerang, torna sempre indietro ed il 23 maggio 2007, torna nelle mani del Milan. A due anni di distanza si rigioca Milan-Liverpool, finale di Champions League. Il Milan è maestro di finali, ma se c’è un nemico che gli ha messo paura nella storia è proprio la squadra inglese. I Reds hanno cambiato molto, il Milan invece ha mantenuto l’ossatura di due anni prima e questo forse regala più fame agli uomini di Carlo Ancelotti, in particolare ad uno…

Ricordi felici quarantena

Pippo mio! Pippo mio! Pippo mio! Doppietta e vendetta completata. C’è altro da aggiungere? Ricordate e godetene tutti!


8- Goal Goal, Tardelli, Tardelli!

Torniamo un po’ indietro negli anni, in qualcosa che non tutti i nostri lettori hanno vissuto direttamente, chi scrive compreso, ma che leggendo il titolo lo ha letto con la voce di Nando Martellini comunque. Perchè prima dello “Stringiamoci forte e vogliamoci tanto bene” di Caressa c’è stato un mondiale così esaltante da segnare una generazione. Un mondiale nel quale l’Italia passa il girone con soli tre pareggi, nel quale affronta il giocatore più forte di tutti i tempi, Diego Armando Maradona, e la nazionale forse più forte di sempre, il Brasile di Falcao, Zico, Socrates e Cerezo.

Tutto nello stile Italia; critiche, polemiche iniziali, poca fiducia in alcuni giocatori, come il tanto discusso Paolo Rossi: quanto è italiano il fatto che poi ha vinto Scarpa d’Oro e Pallone d’Oro?

Madrid, 11 luglio 1982, Italia-Germania Ovest, Zoff, Gentile, Cabrini, Bergomi, Collovati, Scirea, Conti, Tardelli, Rossi, Oriali, Graziani: anche qui chi non l’ha letta con la voce di Martellini, mente. Non c’è partita, primo tempo 0-0, ma nel secondo il solito Paolo Rossi porta in vantaggio l’Italia, ma soprattutto al 68′ minuto, Tardelli scaccia tutte le paure, tutte le amarezze, tutte le sconfitte di un popolo, tutte le critiche, con un solo urlo, accompagnato da quello di Martellini. Scirea riceve in area da Bergomi, l’Italia fa superiorità in area di rigore, l’urlo di attesa della folla accresce, la palla fa su e giù in area di rigore, tanto che si ha paura che si perda. Scirea infatti rischia qualcosa torna indietro da Tardelli che è marcato, ma il numero 14 italiano sposta il pallone con un tocco sul sinistro e scarica in porta una sciabolata storica. E poi quell’urlo. Quello di tutti noi. Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo!

Ricordi felici quarantena


7- Roma-Barcellona 3-0, quando l’Olimpico diventò il Colosseo

Altro ricordi per singoli tifosi ma non solo. una delle rimonte calcistiche più belle degli ultimi anni. Una Roma forse non la più forte di sempre, un Barcellona che sembra di un altro pianeta. Un risultato ed un arbitraggio sfavorevoli all’andata, un 4-1 che non lasciava scampo a rimonte. Forse.

Perchè se c’è una cosa che contraddistingue i tifosi della Roma dagli altri è la tenacia e la spavalderia nel pensare cose impossibili, ma soprattutto nel sostenere ancora di più quando tutto è contro. 56.000 spettatori, tutti che da una settimana avranno ripetuto: “Ormai ce vado allo stadio, che c’avemo da perde, tanto nun succede. Ma se succede…“.

Succede.

Minuto 6 del primo tempo, De Rossi lancia Dzeko a memoria che si allunga e insacca l’1-0. Il tempo perfetto, sembra quasi che tutto stia andando come deve andare, ma i tifosi della Roma sanno bene che quando va così in realtà la beffa è dietro l’angolo, quindi si esulta come se fosse vinta, ma si dice “Troppo presto, ora ce segnano“. Minuto 13 del secondo tempo. Piquè atterra Dzeko in area di rigore, l’arbitro inizialmente soprassiede: “Ecco tanto nun ce lo da“. Rigore. Lo tira De Rossi: ” tanto lo sbaja, come Bruno Conti“. Goal. De Rossi reagisce da tifoso, esulta di rabbia ma allo stesso tempo predica calma perchè tutti si cominciano a chiedere: ” Che sta succedendo?”.

Succede. Al minuto 30 del secondo tempo “Nun succede ma è successo“, Manolas, uno che di goal ne fa pochissimi, in area di rigore spizza un corner di Under ed insacca alla spalle di Ter Stegen. E’ il delirio, il delirio di un popolo che per una sera si è scrollato di dosso una serie di amarezze e sconfitte, un popolo che per una sera si sente sul tetto a guardare tutti dall’alto. Il fischio finale è un sollievo gigantesco. Un emozione unica. Un emozione che solo il calcio può regalare.Ricordi felici quarantena


6- Il Triplete nerazzurro e la notte di Diego Milito.

Storia nerazzurra questa volta. 22 maggio 2010, dopo una cavalcata incredibile l’Inter di Mourinho, dopo aver vinto campionato e Coppa Italia, si trova in finale di Champions League ad affrontare il Bayern Monaco di Ribery e Robben, guidato da Louis Van Gaal.

L’ epilogo lo conosciamo tutti, ma quello che ci deve strappare un sorriso è un frammento in particolare di quella partita. Perchè se c’è un giocatore che ha incarnato l’Inter di Mou, quello è Diego Milito, ed il frammento è semplicemente questo:

Ricordi felici quarantena

Il secondo goal della gara, perchè il secondo è sempre il più bello, perchè è quello che ti libera di tutto, che ti da la sensazione che ce la stai facendo. Tutti guardano, Butt, Demichelis, i tifosi, ma soprattutto Diego Milito. Questo è il frangente in cui Diego Milito probabilmente sta ripercorrendo tutta la sua vita ed è tornato alla prima volta che ha calciato un pallone, già lì il desiderio era di farlo in una finale di Champions League. Ed ora eccolo lì, il goal di una vita. Il goal di tante vite neroazzurre.


5- Live is life, Maradona palleggia!

C’è solo un giocatore nella storia del calcio che può aver reso epico non una partita ma un riscaldamento. Diego Armando Maradona è stato questo, capace di far emozionare con la sua sola presenza; con un pallone vicino ovviamente.

E’ forse la più spettacolare manifestazione di totale libertà e tranquillità sportiva. Prima di una partita, il capitano del Napoli sta ballando. Nessuno mai si sarebbe sognato di farlo, lui invece sì. In quel momento, sportivamente parlando, era perfetto. Stiamo parlando del 19 Aprile 1989, Olympiastadion di Monaco, Bayern Moanco-Napoli, durante il riscaldamento gli altoparlanti dello stadio diffondo la canzone “Live is Life” degli Opus, un ritmo cadenzato condito dal canto della gente; una descrizione degna di un goal di Maradona. La partita è tesa, il Napoli ha vinto 2-0 al San Paolo e ora deve difendere il risultato, e Maradona sceglie questo gesto per far capire cosa sia il calcio per lui, come a dire “Tranquilli, sereni, danzate con me” e via e 1 e 2 e 3… LA LA LA LA LA, e via ancora e 1 e 2 e 3, palleggi a ritmo di musica, un inno alla’armonia, un inno al calcio, un inno a Diego Armando Maradona.


4 – Mo je faccio er cucchiaio!

Più che felicità forse questo ricordo evoca ansia, ma rimarrà uno degli episodio storici della nostra nazionale.

29 Giugno 2000, Europeo in Olanda, ad Amsterdam, contro l’Olanda, una partita nella quale è successo di tutto, nella quale Francesco Toldo ha deciso di erigersi al livello di Garibaldi nell’annovero dei protettori della patria. E dove c’è un Garibaldi c’è sempre un giovane incosciente che va alle armi e si getta nella mischia rischiando la morte. Francesco Totti è l’espressione massima in quel momento di questo concetto, un golden boy, eterno bambino in tutto e per tutto.

Quei personaggi che nei film di guerra vengono tarpati dai generali, ma non da Dino Zoff, che gli assegna il terzo calcio di rigore, anche se dentro di se è pronto a prendere a mazzate il ragazzino. E lui fa di tutto per sfiorarle, ma non le prende, anzi le da.

Una bella scommessa di quelle da spogliatoio, “Se c’è un rigore, je faccio er cucchiaio“, quel marchio di fabbrica che ad un Europeo a soli 24 anni in semifinale non dovrebbe neanche passare per la mente. Terzo rigore, Totti si gira verso Di Biagio, “Mo je faccio er cucchiaio“. Quasi i compagni tentano di fermarlo, ma lui va, contro un muro arancione, contro un portiere alto 1,97, Edwin Van Der Sar, il quale incita i tifosi per intimorire l’avversario. Totti neanche se ne accorge, ha in mente solo una cosa e quella farà, e ci riuscirà. “Ha tentato l’impossibile” dirà Bruno Pizzul, Zoff impassibile, compagni increduli, stadio impazzito ed intanto Totti che fa? Se la ride.


3- Arriva il pallone, lo mette fuori Cannavaro! Poi ancora insiste Podolski… Cannavaro! Cannavaro! Via al contropiede con Totti, dentro il pallone per Gilardino… Gilardino la può tenere anche vicino alla bandierina, cerca l’uno contro uno, Gilardino, dentro Del Piero, Del Piero… Gol! Aleeeex Deeel Piero! Chiudete le valigie! Andiamo a Berlino! Andiamo a Berlino! Andiamo a prenderci la coppa! Andiamo a Berlino!

Non diciamo altro, se non questo:

Ricordi felici quarantena


2- YOU’LL NEVER WALK ALONE

Una nota estera va messa, perchè chi ama il calcio non può non amare certi riti, quasi mistici, come i cori da stadio. Come la Geyser Dance dell’Islanda, o i concerti dei tifosi del Galatasaray: ma non c’è coro più bello ed emozionante di You’ll never walk alone, cantato dalla Kop, la curva del Liverpool.

Una canzone scritta dal duo americano Rodgers/Hammerstein per il musical del 1945 Carousel, ripresa da grandi cantanti della storia della musica, quali Nina Simone, Frank Sinatra ed Elvis Presley. Una canzone dal testo toccante, un aspetto spesso tralasciato che invece nasconde la vera essenza di questo inno.

Perchè soprattutto in questo momento che stiamo vivendo, un testo così rappresenta la vita di tutti ed il calcio è vita e questo inno alla speranza non poteva che non sposarsi con lo sport più bello di tutti:

Quando cammini nel
bel mezzo di una tempesta
tieni bene la testa in alto
e non aver paura del buio
alla fine della tempesta,
c’è un cielo d’oro
e la dolce canzone d’argento
cantata dall’allodola

cammina nel vento
cammina nella pioggia
anche se i tuoi sogni
saranno sconvolti e scrollati
va avanti, va avanti
con la speranza nel tuo cuore
e non camminerai mai da sola
non camminerai mai da sola
va avanti, va avanti
con la speranza nel tuo cuore
e non camminerai mai da sola
non camminerai mai da sola


1- Italia Campione del Mondo 2006

POOPOPOPOPOOOPO POOPOPOPOPOOOPO POOPOPOPOPOOOPO POOPOPOPOPOOOPO POOPOPOPOPOOOPO POOPOPOPOPOOOPO POOPOPOPOPOOOPO POOPOPOPOPOOOPO POOPOPOPOPOOOPO POOPOPOPOPOOOPO

 

Ascolta il nostro podcast settimanale dedicato alla Serie A

Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?




Roma: Francesco Totti torna a giocare?

Roma: Francesco Totti torna a giocare?

Sogno o son desto? No, è tutto vero, l’ha detto: “tocca torna’ a giocare l’anno prossimo”.

Parole di Francesco Totti, dette in una diretta instagram in cui parla con l’amico ed ex compagno di squadra Alberto Aquilani, ma purtroppo la verità è che quelle parole sapevano di battuta. Ovviamente la frase non è sfuggita ai moltissimi fan giallorossi che stavano seguendo la diretta e allora sono partite le richieste allo storico Capitano giallorosso, come quel tifoso che ha scritto “Capitano saresti ancora utile alla Roma! Torna che con quei piedi puoi ancora fare la differenza!”.

Come si legge sul Corriere dello Sport, Francesco Totti non si è ritirato del tutto dal mondo del calcio: in autunno ha iscritto la sua squadra al campionato di Calcio a 8 dove in rosa figurano tanti ex campioni (tra i quali Aquilani) e pochi mesi fa ha invece lanciato le sue due nuove società di scouting e procura dei calciatori.

I tifosi della Roma sognano, anche solo grazie ad una battuta!

 

Coronavirus: gli aggiornamenti in tempo reale sulle squadre di Serie A – LIVE

Coronavirus: gli aggiornamenti in tempo reale sui campionati FIFA/UEFA – LIVE

Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE

 


Ascolta il nostro podcast settimanale dedicato alla Serie A

Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




Il calendario dei compleanni: Alessandro Nesta

Il calendario dei compleanni: Alessandro Nesta

Alessandro Nesta nasce a Roma il 19 marzo 1976 e cresce tra i palazzi di Cinecittà est in una famiglia profondamente laziale; il primo ad accorgersi del suo immenso talento fu Francesco Rocca, scout della Roma, ma il padre di Alessandro declina l’offerta della squadra giallorossa, e dopo poco il figlio inizia a giocare nel settore giovanile della Lazio. Nesta ha trascorso 20 anni della sua vita con l’aquila sul petto, dal 1983 al 2002, durante i quali vince uno Scudetto primavera, uno Scudetto, due Coppe italia, due Supercoppe italiane, una Coppa delle coppe ed una Supercoppa europea. A 17 anni esordisce con la maglia della Lazio in Serie A, insieme al suo compagno di squadra in primavera, Marco Di Vaio, sotto la guida tecnica di Dino Zoff; a 21 diventa il capitano della Lazio più forte della storia, e lo fa seguendo il suo carattere schivo e riservato; è un punto di riferimento in campo e guida il reparto difensivo come pochi al mondo, ma fuori dal rettangolo poche parole sia per la stampa che per i tifosi. Per anni battaglia con l’altra faccia della città, con un altro figlio di Roma, Francesco Totti, i due hanno la stessa età, ma il cuore di diversi colori, sono amici, compagni in Nazionale e capitani esemplari di due squadre formidabili negli anni 90′. A 25 anni, dopo un estate frenetica, la Lazio, falcidiata dai debiti e sull’orlo del fallimento, decide di venderlo; è il 31 agosto 2002 ed Alessandro Nesta lascia la squadra per la quale ha sempre tifato, senza alzare la voce, e la sera stessa si ritrova a giocare a San Siro con la maglia del Milan davanti a 60 mila persone da “difensore più pagato della storia del calcio”.

“Non volevo andare via dalla Lazio. Io avevo giocato solo lì e pensavo che avrei finito alla Lazio. Due anni prima ero stato richiesto dal Real Madrid e avevo rifiutato. Oggi se ci penso… Però il destino mi ha premiato e sono finito al Milan, quasi costretto. Ma oggi ringrazio Dio: ho vinto quello che ho vinto, sono stato meravigliosamente a Milano. Ma andare via dalla Lazio e da Roma è stato comunque come strappare delle radici, profonde”  [Alessandro Nesta]

«Pretesi l’acquisto di Nesta, avevamo bisogno di un grande difensore e io volevo solo lui. Sono stato fortunato ad avere avuto nel mio Milan un difensore così…» [Carlo Ancelotti]

Al Milan Nesta si ritrova in un altro spogliatoio di campioni e con Maldini forma una delle coppie difensive più forti di tutti tempi. In rossonero vince praticamente ogni cosa: due Scudetti, una Coppa italia, due Supercoppe italiane, due Champions League, due Supercoppe europee ed un Mondiale per Club. A livello individuale viene eletto per quattro volte miglior difensore del campionato, quattro volte nella squadra dell’anno UEFA, due volte nell’undici migliore del mondo dalla FIFA. L’unica nota negativa della carriera del difensore romano è stato il rapporto sfortunato con la Nazionale, condizionato da continui infortuni, che lo hanno obbligato a saltare molte partite decisive; anche il Mondiale vinto dagli azzurri nel 2006 ha un sapore agro dolce per Nesta, che si fermò alla terza partita del girone con la Repubblica Ceca senza poter più tornare in campo.

«Nessuno è migliore di lui in quel ruolo. E’ il più forte al mondo in questo momento? Si, è il numero uno. Ha tutto, difficilmente ne passano di difensori così. Mi somiglia? No, lui è più completo di me.»
[Franco Baresi]

Coronavirus: gli aggiornamenti in tempo reale sulle squadre di Serie A – LIVE

Coronavirus: gli aggiornamenti in tempo reale sui campionati FIFA/UEFA – LIVE

Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE

 


Ascolta il nostro podcast settimanale dedicato alla Serie A

Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




Conferenza d’addio di Totti: quale futuro per la Roma?

Il podcast di Lunedi 17 giugno di Calcio (al) Mercato è dedicato alla conferenza stampa d’addio di Francesco Totti.
L’ex capitano della Roma, infatti, ha rassegnato le proprie dimissioni dal ruolo di dirigente. Totti lascia il club dopo oltre 30 anni.

L’ex campione del mondo ha toccato tanti temi nella conferenza durata quasi un’ora e mezza: dalle problematiche societarie al rapporto con la proprietà tirando fuori molte verità rispetto ai ruoli di comando e le trame dirigenziali.
Totti ha dipinto un quadro quasi catastrofico alzando interrogativi sul club sia dal punto di vista tecnico che manageriale.

Ci siamo dunque chiesti – in base alla rappresentazione fatta dall’ex capitano e non solo – quale possa essere il futuro di questa società, sempre più spaesata e senza punti di riferimento in campo e fuori.

 




Inter… e se il problema fosse Spalletti?

Nel mondo del calcio ci sono due aspetti astratti che difficilmente sono applicabili, la fortuna e le coincidenze. Per quanto l’imprevedibile sia sempre dietro l’angolo, ci sono segnali e momenti che riconducono spesso sempre allo stesso risultato. Parliamo proprio di coincidenze se andiamo a valutare il momento dell’Inter di Luciano Spalletti.

Un problema di risultati…

 

 

Dove sta la coincidenza? La Roma del tecnico di Certaldo ha avuto in questo stesso periodo la scorsa stagione, gli stessi identici dubbi che sorgono sulla formazione nerazzura, escludendo anche questa volta le colpe dell’allenatore. Ma come si dice, due indizi fanno una prova:  non è forse il tempo di dire due paroline sullo Spalletti nerazzurro? Partiamo dai risultati, problema principale di questa Inter. La sconfitta con il Torino e il pareggio con l’Atalanta hanno messo in evidenza ancora una volta le grosse difficoltà ad essere decisivi nei momenti focali della partita, in particolare nella finalizzazione. Nelle ultime 5 partite lue due vittorie importanti con Samp ed Hellas  sono state immediatamente smentite dalle tre non vittorie, Derby di Milano compreso. Questione di uomini, secondo stampa e tifo: una squadra non all’altezza.

…di gestione della rosa…

Probabile che la rosa non sia pronta ma è anche vero che arrivati al 16 Aprile non si può non osservare che Spalletti non abbia ancora trovato la quadratura del cerchio. Chi è il trequartista titolare dell’Inter? Qual è la posizione di Borja Valero? Chi è il titolare tra i terzini? Perché Ranocchia viene preferito a Lisandro Lopez come prima riserva? Perché Karamoh è stato utilizzato sempre meno? Che fine ha fatto Dalbert? Tante domande che trovano risposta nel passato di Luciano Spalletti. A Roma la scorsa stagione si discuteva della rosa troppo corta, parole dello stesso tecnico, avallate dai più. Ma se vogliamo essere pignoli e capziosi è molto facile andare a vedere che la panchina giallorossa era ricca di giocatori che in realtà non piacevano al tecnico e che non ha saputo valorizzare: Gerson non è certamente un titolare, ma dal non giocare affatto al poter fare una grande gara a Stanford Bridge ce ne passa; Paredes, giocatore ceduto a quasi 30 milioni e che sta facendo le fortune dello Zenit; Perotti, sempre meno utilizzato nell’ultima parte di stagione da Spalletti, attualmente punto fermo della squadra giallorossa; Grenier, arrivato a Gennaio, utilizzato solo 6 volte, gare in cui ha sfoderato prestazioni ottime, ma mai valutato; Mario Rui, su di lui si può dire che non fosse pronto per l’infortunio e per l’esplosione di Palmieri, ma stiamo comunque parlando di un giocatore fortemente voluto da Spalletti che ha giocato solo 5 gare; infine capitolo Totti, roba da un articolo a parte, senza fare retorica, un giocatore offensivo che crea statisticamente una occasione da rete al minuto, non può essere considerato come l’ultimo degli ultimi. Dopo questo flashback torniamo all’attualità. Il cambio modulo di Bergamo ha proposto Santon e Cancelo alti con D’Ambrosio nei tre dietro, con Perisic e Rafinha alle spalle di Icardi: idea buona ma con gli interpreti sbagliati; Santon in posizione alta si pone in grossa difficoltà, soffrendo l’uno contro uno sia palla al piede che in fase difensiva; D’Amborsio non può fare il centrale, non è abituato al ruolo; manca un difensore che sappia impostare, fondamentale in una difesa a tre; Perisic diventa si più pericoloso ma meno fruttuoso nella manovra, cosa che ne ha sempre fatto un’arma in più; Icardi si trova a dover giocare lontano dall’area di rigore ed infatti non ha trovato la possibilità di andare in goal; Candreva non utilizzato in una gara da vincere lascia abbastanza perplessi, una giocata può cambiare la partita.

… e di comunicazione.

 

Oltre ai discorsi di campo c’è un altro aspetto di Spalletti che lo accomuna molto alla crisi romana, la comunicazione. Che Spalletti sia spesso sopra le righe nelle dichiarazioni lo sappiamo. ma allo stesso tempo, quanto può influire sulla squadra e sull’ambiente?  Alcune dichiarazioni sia a Roma che a Milano possono dare l’impressione di voler fare del banale “scarica barile”, partendo dalla situazione Totti, capro espiatorio ufficiale della stagione 2016-17, arrivando al mercato e alle promesse ricevute in questa nuova stagione nerazzurra. Presentarsi con una frase come “devono ridarmi quello che ho lasciato perché io per allenare l’Inter ho lasciato la Champions League e loro me la devono ridare”, detta in fase di presentazione, può dare due segnali, quello di caricare l’ambiente verso l’obiettivo, o quello di accrescere il proprio ego ed elevarlo al di sopra dei vari fattori che possono portare ad un obiettivo. Rileggendo ad ora le parole non possiamo incolpare solo i giocatori, la Champions va meritata ed i giocatori vanno valorizzati, sono diamanti grezzi che solo l’allenatore può sgrezzare e nulla è dovuto al singolo, come quando da bravi tifosi da bar ce la prendiamo con i giocatori che chiedono aumenti di contratto senza rendere al massimo.

In conclusione possiamo dire che l’Inter ha tanti problemi ma Spalletti non può escludersene ed anzi, il suo tentativo di farlo può destabilizzare un ambiente che da troppi anni attende un ritorno vero e proprio tra le grandi e la fiducia in Spalletti è tanta; sta a lui non tradirla, sempre se già non sia accaduto.

 




Roma, Totti: “Speriamo di rialzarci da questo brutto momento, sia noi che l’Italia”

Francesco Totti ha parlato al termine della conferenza Academy Induction’ ai Laureus Sport Awards di Montecarlo, dove ha toccato diversi argomenti: “Il momento della Roma?Sinceramente speravo non ci fossero queste difficoltà. Nell’arco di una stagione però gli alti e bassi ci possono sempre essere, soprattutto a Roma questi problemi vengono fuori all’improvviso. Sicuramente ci risolleveremo e faremo un grande finale di stagione. La ricetta per rialzarsi? C’è un unico modo, ovvero quello della coesione. Serve andare avanti uniti con un unico obiettivo, ovvero andare avanti sia in campionato che in Champions. Lasciamo fuori le voci e lavoriamo. I pochi gol segnati? I gol arriveranno, abbiamo giocatori che hanno il gol nelle corde e presto risolveremo questo problema che è venuto fuori. E’ difficile affrontare queste difficoltà a Roma, una piazza particolare e ambiziosa che vuole sempre il massimo dai giocatori. Ora sta a loro tirare fuori quello che hanno, facendo le cose semplici si riesce ad uscire dalle situazioni complicate. Non sono preoccupato, siamo tutti col mister che ora risolleverà la squadra da questa situazione. Non è una fase così critica, ma cercheremo di cambiare rotta. Di Francesco? Quando si perde c’è sempre un momento delicato, ma la società gli è vicina e lo sosterremo fino alla fine. E’ un punto fermo della nostra società. Situazione derivante dal cambio di rotta rispetto alla passata gestione?Dell’allenatore prima di questo non parlo più, è un capitolo chiuso in cui non voglio più entrare. Ora pensiamo a Eusebio che cercherà di rendere grande questa squadra. Monchi da Pallotta per Di Francesco? Monchi è andato su per altre cose, non credo parleranno di Di Francesco. Perché il Basile favorito al Mondiale? Perché non c’è l’Italia. Il 7-1 con la Germania? Oramai è passato e il passato si dimentica. Per me è una delle pretendenti con Germania, Francia e Argentina, sempre le solite. Corsa quarto posto con la Lazio? Roma, Lazio e Inter sono le squadre che si giocheranno la Champions, sarà un combattimento a tre fino alla fine e noi speriamo di non fare più passi falsi. Il Milan? Può rientrare, ma se hai tre squadre davanti è dura che tutte facciano un passo falso, per questo credo che sia complicato. Consigli alla squadra? Se ne possono dare tanti, ma alla fine dipende dai giocatori. Come già detto servirà unione e convincimento delle proprie qualità. La squadra deve capire mentalmente di essere forte. Dzeko? Si può pensare ciò che si vuole, ma ha sempre segnato. Per le occasioni che crea potrebbe farne tanti di più, ma questo è il calcio e lui saprà prendersi la scena. Schick? E’ un giovane promettente che sarà sicuramente il futuro della Roma. Il ritorno con lo Shakthar? Tutti siamo rimasti sorpresi dal secondo tempo. Alla fine però il risultato ci lascia in partita, abbiamo le carte in regola per ribaltarlo anche se dovremo comunque vincere la partita e non sarà semplice. Il derby di Milano? Spero che vinca l’Inter, perché è più forte rispetto al Milan. I senatori alla Roma e il mancato apporto? Il problema è che siamo abituati a vedere dei giocatori ad un certo livello, ma durante l’anno ci può stare un momento di leggera flessione fisica o mentale. Si tratta di giocatori di altissimo livello e ne usciranno a testa alta come hanno sempre fatto. Il mister tiene particolarmente a questi giocatori abituati a fare la differenza. L’Italia? Spero che ritorni ad altissimi livelli come una volta. Buffon? E’ una decisione che spetta a lui, ci avrà pensato e starà bene fisicamente. Ben venga, è giusto che giocatori di questo calibro vadano avanti. Se sta bene bastano due parate per farlo tornare Buffon, appena farà un errore si dirà che è troppo vecchio. Paura di smettere? Io l’ho avuta. Lasciavo la mia vita, ora cercherò di ambientarmi il prima possibile per capire cosa farò da grande, anche se l’ho già capito. Cosa mi manca? Mettermi gli scarpini, condividere lo spogliatoio, le cene con la squadra. Sono piccolezze ma che a un giocatore cambiano la vita. Corsa Scudetto? Tra Napoli e Juve sarebbe più carino se vincessero gli azzurri, sennò diventa tutto troppo monotono. PSG-Real Madrid? E’ la partita delle partite. Sono due squadre di livello mondiale con giocatori top, sarà bellissima da vedere e bellissima da giocare. Mi auguro che vinca il migliore. In questo momento mi sembra il Real Madrid, ha sempre fatto bene in Champions ma affronterà una squadra che potrà dire la sua. L’OM di Rudi Garcia? Un grande allenatore e una grande persona, mi sono trovato benissimo nei due anni a Roma con lui. E’ preparato e disponibile, sono stato felice di averlo incontrato nel mio cammino”.




Inter, Spalletti: “La società non vuole spendere, ambiente depresso. Totti? Non correva più”

Luciano Spalletti si confessa. L’edizione odierna de Il Corriere dello Sport, riporta alcune parole dell’allenatore dell’Inter, che si è confidato con alcuni tifosi romanisti dopo il pareggio contro la Roma, in un noto ristorante milanese: “Totti? Non correva più e gli altri giocatori si deprimevano se lo mandavo in campo. Il mercato in uscita della Roma? Pallotta mi aveva fatto capire che avrebbe venduto i migliori. La situazione all’Inter? In società non vogliono spendere e l’ambiente è a un passo dalla follia, tipo Roma: sempre sul filo dell’equilibrio. A volte è un ambiente depresso. (Rivolgendosi poi ai tifosi, ndr)Mi avete rotto le scatole e io ho portato la Roma al secondo posto davanti al Napoli. E mo’ col cavolo che lo prendete, il Napoli. La vittoria di un trofeo? Certo che c’era l’occasione, andate a dirlo ai calciatori. Volete vincere? Non avete capito nulla, e non l’hanno capito neanche qui a Milano: con quesa Juve, che c’ha due squadre, e non si vince una fava!”.




Inter-Roma, la Top 5 dei gol più belli | FOTO

L’Inter dell’ex Spalletti contro la Roma di Di Francesco. Due squadre in crisi di risultati, costrette a dire addio al treno Scudetto dopo un mese di dicembre deleterio per entrambe. Uno scontro fondamentale per la corsa Champions, con la Lazio terzo incomodo e la più in forma in questo momento. Una partita dal sapore speciale per Spalletti, per Icardi alla ricerca del gol numero 100 in Serie A e per Nainggolan, di nuovo in campo dopo l’esclusione post Capodanno con l’Atalanta e al centro del mercato con la Cina che lo chiama a suon di milioni di euro.

Inter-Roma è stata sempre una sfida che ha regalato emozioni e gol capolavoro. Ecco al nostra Top 5:

1) 26 ottobre 2005, Inter-Roma 2-3: il cucchiaio di Totti

2) 5 gennaio 1997, Inter-Roma 3-1: la rovesciata di Djorkaeff

 

3) 26 febbraio 2017, Inter-Roma 1-3: il bolide di Nainggolan

4) 6 febbraio 2011, Inter-Roma 5-3: la perla di Sneijder

5) 2 settembre 2012, Inter-Roma 1-3: il pallonetto di Osvaldo