Tare: “bisogna terminare la stagione anche per chi non c’è più”

Tare: “bisogna terminare la stagione anche per chi non c’è più”

Il Direttore Sportivo biancoceleste  non molla la presa: “bisogna terminare la stagione”. Igli Tare interviene così al canale tedesco “Sport1” come riportato da   SportMediaset :

“La stagione deve essere portata a termine. Il campionato deve andare avanti per rispetto dei morti e di tutti i tifosi”. I tempi non sono ancora maturi per decidere la cancellazione. Il numero di persone infette sta diminuendo e interrompere la stagione sarebbe ingiusto”

Inoltre aggiunge quanto sia fondamentale dal punto di vista economico per il calcio italiano riprendere la stagione, dato che il 70% degli introiti dei club dipende dai diritti televisivi e quanto siano gli stessi calciatori a voler tornare alla normalità, il prima possibile, senza chiaramente forzare la mano, dato che un’emergenza di questo tipo richiede tempo.

“Per il calcio italiano fermarsi qui sarebbe un disastro. Proveremo ad evitare che questo accada con tutte le nostre forze”. “Nel calcio italiano oltre il 75% dei club finanzia il proprio budget attraverso i diritti tv, se questi ricavi non dovessero esserci, si arriverebbe al collasso. Vorremmo tornare alla normalità e questo significa anche allenarci. I giocatori non attendono altro, aspettano solo il momento in cui possa tornare tutto normale anche all’interno del club. A quel punto bisognerà ritrovare lentamente la forma e uscire da questo momento horror il prima possibile”

 

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?




Il bambino che diede un calcio alle paure

Il bambino che diede un calcio alle paure.

Chi si ricorda la prima volta che ha dato un calcio ad un pallone? Che cosa avete provato?

Non è facile spiegarlo a parole; sicuramente un forte senso di appagamento, più ti muovi veloce, più va veloce il pallone, più ti impegni a colpirlo forte e più va lontano e più corri e prima lo raggiungi. Poi, magicamente, se lo spingi oltre una linea con una rete dietro o con semplicemente due pali ai lati, senti un brivido incredibile lungo la schiena che ti arriva fino alla punta dei capelli. Ti guardi intorno, che sei solo o con qualcuno nei dintorni, sorridi, alzi le braccia, ridi, corri, salti e una volta che sei abbastanza calmo riprendi a calciare e lo fai ancora meglio, con più forza e più velocità.

E così vai avanti e cresci, tu cambi ed il pallone resta lo stesso e magari ti ritrovi a lavorare intorno a quell’oggetto tondo, oppure dietro una scrivania a fare tutt’altro ma ogni tanto a fissare il muro e a ricordare quella prima volta che hai dato un calcio ad un pallone.

Non c’è nulla di più viscerale della prima volta che da bambino capisci cosa è il calcio, che cominciano a delinearsi delle forme ben distinte, dei colori su una maglia, dei muscoli di un campione o semplicemente la gioia di tuo padre quando la squadra segna. Tutto ti si lega addosso, potresti vivere qualsiasi cosa in qualsiasi momento e comunque il calcio ti torna alla mente. Quella volta che sei caduto e ti sei sbucciato un ginocchio perchè eri troppo fragile per reggere quel contrasto e l’asfalto non è di certo il prato del Bernabeu, quello ti torna in mente spesso, perchè poi ti sei rialzato e hai fatto quel goal che ha fatto venire giù tutti i tifosi nella tua mente immaginaria di bambino; e te ne ricorderai spesso, te lo ricorderai quella volta che non hai passato un esame, o quella volta che lei ti ha lasciato, o quella volta che il lavoro ti ha sopraffatto o quella volta che ti sei accorto che purtroppo le persone vanno via.

Perchè il motivo per cui ci piace così tanto questo sport è questo. E’ una cura, una medicina. Con un calcio ad un pallone a volte si da un calcio alle paure. E tutto per un solo istante scivola via, con la stessa forza dell’urlo di Grosso ai mondiali del 2006, o con la stessa rivalsa di quando Baggio tornò a segnare un rigore con la nazionale. Bisogna capire, a chiunque non ami questo sport o non lo comprenda, che ci sono momenti della vita in qui abbiamo solo questo, una semplice sfera di cuoio che rotola. A volta diventa l’unica cosa che resta e che non ti tradisce mai. E questa mattina una bambino ignoto ce lo ha spiegato di nuovo.

In una Milano silenziosamente vuota ed in lacrime, un debole raggio di sole illumina la sagoma di un bambino con la maglia del suo eroe, toccando quel pallone e portandolo avanti con sè, verso una destinazione ignota, venendo chissà da dove: perchè il calcio è così, non conta da dove vieni e dove vai, il pallone se lo ami non ti molla mai e anche se te lo portano via te lo puoi riprendere, così come tutti noi potremmo riprenderci le nostre vite. In questo scatto straordinario forse stiamo osservando Nino, il bambino di De Gregori, quello della leva calcistica della classe 68′, spesso accostato a tanti nomi, ma forse eccolo qui: un bambino dalle spalle strette che ha paura ma solo calciando si scrollerà di tutto.

C’è un non so che di magico in tutto ciò, un qualcosa che ci scalda il cuore in questo momento, di primitivo e come spesso succede è un bambino a ricordarcelo: “I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta.” diceva Antoine de Saint-Exuperry, e dunque a volte devono compiere gesti folli che per loro sono semplici e per noi invece complicati, ma che ci ricordano quando anche a noi bastava dare un calcio ad un pallone o anche solo immaginare di farlo per volare verso la libertà.

Tutto questo perchè alla vista di questa foto, ogni amante del calcio ha sorriso e ha ricordato il principio, ha ricordato le sue guance arrossate dalla corsa, cosa indossava quel giorno e cosa ha provato. Sono poche le emozioni di infanzia che ricordiamo ma sul calcio ricordiamo sempre tutto, perchè ci rimane nelle vene.

Ora dobbiamo ripartire da lì, ripartire da capo, ripartire dai nostri bambini, quelli che sognano, da soli, attenzione, non scarichiamo il nostro sogno su di loro, mai, guardiamoli giocare e basta e chi può e sà di calcio continui ad insegnare, non solo come si stoppa un pallone, ma come si vive grazie al calcio. Perchè si gioca come si vive. Siamo tutti campioni, campioni della nostra vita, fenomeni dell’arte del vivere, del fare goal quando tutto ci è contro, di giocare un’altra partita quando quella prima è stata persa.

Potrei versare un fiume di parole perchè sono grato a questo fantomatico Dio del calcio, che mi ha regalato questa bellissima immagine, che per fortuna rimarrà nella storia.

Perchè oggi è stata fatta la storia, come d’altronde diceva Jorge Luis Borges: Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada lì ricomincia la storia del calcio.




Inter e Lazio: ecco quanto perderanno causa coronavirus

Inter e Lazio: ecco quanto perderanno causa coronavirus

Le conseguenze del coronavirus, l’emergenza sanitaria che sta bloccando il mondo, saranno devastanti specie dal punto di vista economico. Non farà eccezione, ovviamente, il calcio che sta provando in questi giorni a delle soluzioni per arginare queste difficoltà anche se per alcuni club sarà più complicato specie se la stagione non dovesse essere portata a termine. Secondo l’ultima inchiesta del CIES, infatti, il valore dei giocatori militanti nei cinque campionati europei calerà di ben nove miliardi. Per quanto riguarda la Serie A le due squadre maggiormente colpite saranno Inter e Lazio; i nerazzurri rischiano una perdita di 276 milioni mentre il club biancoceleste 114 milioni. Cifre spaventose, in negativo, che dimostrano ancora una volta la situazione di emergenza in cui siamo stati catapultati. Il calcio sta lavorando per evitare il peggio ma la paura di non poter far nulla è tanta. La sensazione è quella di una stagione che segnerà in maniera importante il futuro dello sport.

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Commisso: “Stagione finita? No, ma non corriamo troppo avanti”

Commisso:”Stagione finita? Aspettiamo a parlare…”

“Il presidente della Fiorentina Rocco Commisso, intervistato dal portale GR Parlamento, si è espresso sull’eventuale ripresa della Serie A: “Ora non ci si può allenare. Speriamo che succeda presto, ma non è finita. Non corriamo troppo avanti, non sappiamo quando arriveremo a zero nuovi casi. Spero che al Sud, dove non ci sono le attrezzature del Nord, non arrivi. Siamo più positivi ma non del tutto: c’è gente che in Italia non lavora, l’economia è distrutta”.

 Italia e USA

“Fino ad oggi in America abbiamo 2000 morti, in Italia oltre 10.000. La situazione è più critica rispetto a New York: io e la mia famiglia siamo a casa da due settimane. In Mediacom abbiamo avuto un solo caso positivo, nella Fiorentina ben dodici. Noi della Fiorentina abbiamo iniziato le donazioni agli ospedali dal 17 marzo, destinate alla città metropolitana di Firenze. Siamo a oltre 700mila euro raccolti, ed è la cosa più grande fatta in tutta la Toscana. Idem in America, non c’è nessun fondo così grande. Di questo sono contento: ci sono oltre 2000 donatori americani, molti dall’Italia. Abbiamo già cominciato a distribuire le risorse agli ospedali, stanno prendendo ecografi, ventilatori e attrezzature per le terapie intensive e sub-intensive. Sui 12 casi, 5 o 6  sono finiti in ospedale, ma grazie a Dio ora sono tutti fuori”.

Taglio degli stipendi

“La Juventus ha preso una buona iniziativa. Noi abbiamo una situazione di grande solidità, ma studiamo comunque qualcosa per il futuro, per aiutare il calcio italiano. La cosa buona di questo trauma è che ognuno si è riavvicinato alla comunità, alla squadra, ai compagni. La Fiorentina umanamente si è fatta più forte. C’è una grande possibilità che questo campionato non finisca, io non so. Dobbiamo andare avanti, pensando che c’è probabilità che non si giochi più in questa stagione”.

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Roma, non solo Florenzi: tutti i prestiti di ritorno

Tutti i prestiti di ritorno nella Capitale.

A causa dei mancati introiti causati dall’emergenza Coronavirus, la prossima sessione di mercato vedrà verosimilmente molte squadre italiane e non sfruttare le risorse già presenti in rosa, ritorni dai prestiti compresi, piuttosto che fare grandi investimenti. Questa situazione riguarda in particolar modo la Roma, costretta a fare i conti anche con il cambio di proprietà, e nello specifico sono in ballo nomi (e ingaggi) di una certa importanza.

Florenzi probabilmente tornerà alla base. Con il Valencia ha disputato solo 3 partite (e un’espulsione) e il fatto che possa conquistare il posto da titolare sembra più un miraggio che una concreta possibilità. D’altro canto, la sua permanenza alla Roma è tutt’altro che scontata: Fonseca lo vede solo come ala, ma non  come prima scelta. La Fiorentina, che già aveva mostrato interesse a gennaio, potrebbe tornare alla carica nonostante un ingaggio da 3 milioni di euro

Per quanto riguarda Nzonzi, sarà difficile trovargli una sistemazione. Il centrocampista francese è prossimo a compiere 32 anni, e i problemi avuti al Galatasaray con il tecnico Fatih Terim dentro e fuori dal campo non gli fanno certo buona pubblicità. La permanenza a Roma è da escludere.

Schick, protagonista fino ad ora di una buona stagione al Lipsia, contava sul fatto di essere riscattato al prezzo pattuito di 29 milioni di euro, ma con le nuove circostanze la squadra tedesca cercherà di ottenere uno sconto che la Roma difficilmente concederà, considerando gli oltre 40 milioni spesi nel 2017 per accaparrarsi il centravanti ceco.

Olsen, che è in prestito secco al Cagliari, difficilmente verrà acquistato dai sardi a titolo definitivo per gli stessi motivi. In dubbio il trasferimento al  Sassuolo di Defrel, autore di una stagione fin qui mediocre, ma nella trattativa potrebbe rientrare Frattesi. Altri giocatori che potrebbero rientrare alla base sono Coric (solo 3 presenze con l’Almerìa in serie B spagnola), Antonucci (stesso numero di apparizioni con il Vitoria Setubal in Portogallo), e Celar (deludente alla Cremonese). Buone notizie sul fronte Karsdorp, che sembra andare verso una permanenza al Feyenoord, disposto a comprarlo.

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Gattuso, De Laurentiis lavora per rinnovargli il contratto

Gattuso, De Laurentiis lavora per rinnovargli il contratto

Non è stata una stagione semplice per il Napoli; i partenopei hanno dovuto affrontare molte difficoltà tra cui l’esonero di Ancelotti al termine di un periodo veramente nero per il club. De Laurentiis, nel tentativo di risollevare l’annata, ha scelto Gattuso; l’ex tecnico del Milan, dopo un primo periodo di difficoltà, è riuscito a dare la sua impronta ottenendo anche dei buoni risultati come il successo nell’andata della semifinale di coppa Italia a San Siro contro l’Inter. Gli ultimi mesi di Gattuso al San Paolo hanno convinto il presidente partenopeo ad avviare la trattativa per il rinnovo del contratto. L’obiettivo è trovare l’accordo entro il 30 aprile per evitare che il tecnico possa liberarsi usando la clausola inserita al momento della firma. De Laurentiis sta lavorando per far continuare un matrimonio iniziato per caso; l’obiettivo è, ovviamente, quello di far tornare il Napoli a lottare per lo scudetto.

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Radu, la Lazio lavora per il rinnovo del contratto fino al 2022

Radu, la Lazio lavora per il rinnovo del contratto fino al 2022

La Lazio è la squadra, dal punto di vista prettamente sportivo, maggiormente penalizzata dallo stop del campionato considerando come i ragazzi di Inzaghi stiano lottando per lo scudetto. Uno dei giocatori più rappresentativi all’interno della rosa biancoceleste è, senza ombra di dubbio, Stefan Radu; il difensore ha avuto una travagliata estate dove sembrava ad un passo dall’addio. Alla fine è rimasto dando il suo solito contributo; proprio per questo il club capitolino sta pensando di rinnovare il contratto del giocatore fino al 2022. Un prolungamento che potrebbe permettere a Radu di superare un certo Favalli nel numero di presenze nella storia biancoceleste. La Lazio è al lavoro per far continuare il matrimonio con il classe 1986, sempre più idolo dei tifosi.

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Serie A, i tifosi gridano un solo coro: “Fermiamoci!”

Serie A, i tifosi gridano un solo coro: “Fermiamoci!”

Parlano tutti gli organi del calcio, tutti esprimono le proprie opinioni e le proprie idee sulla situazione attuale, sulla ripresa o non ripresa dei campionati, su chi merita cosa, su chi lucra su che cosa. Ma da quando esiste questo sport, ciò che veramente conta è il tifo, la passione, la voglia di vedere le partite e di seguire una squadra, il vero motore di questo sport malato. I tifosi.

E la loro voce è lo strumento più efficace e quando una tifoseria parla lo fa bene, secco, diretto, tuonante come l’urlo “GOAL!”. E al momento c’è un solo coro, che unisce tutti, via le bandiere dei club, dentro quella tricolore: “La ripresa sia accompagnata da aiuti concreti al nostro Paese altrimenti tenetevelo il vostro campionato. L’unica bandiera che deve sventolare è quella tricolore”. E pensare che questa frase viene dai tifosi della squadra che sta facendo discutere più di tutte, la Lazio di Lotito, quello del “Sta a rientrà“.

Un esempio di come la voce del popolo fa sempre più rumore, una voce che si aggiunge a quella ancora più disperata dei tifosi dell’Atalanta, che in una lettera a Percassi, hanno chiesto rispetto per i morti di Bergamo e di non riprendere a giocare. Stessa cosa per i tifosi di Brescia, Roma, Milan, Sampdoria, Genoa e Bologna, delle quali tutte le tifoserie hanno assicurato che nel caso in cui si riprenda il campionato non si presenteranno allo stadio.

Una scelta ferma, decisa, dovuta, importante, di chi fa realmente un sacrificio, di chi riserva parte dei proprio stipendi, spesso minimi ad una passione sconfinata che però di fronte a tutto ciò viene sacrificata in nome di un valore molto più importante e decisivo di un goal al 90esimo. L’unione.

La parte bella del calcio, la parte sana, la parte bella del nostro paese, la parte sana: semplicemente il popolo.

 

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Emergenza coronavirus: le ultime notizie sulla Serie A

Emergenza coronavirus: le ultime notizie sulla Serie A

Sono giorni decisivi per il futuro del calcio italiano; il coronavirus, l’emergenza sanitaria che ha colpito il mondo, ha portato allo stop della Serie A (e non solo) e non esiste certezza su una ripresa delle attività sportive. Nonostante il periodo, in cui bisognerebbe essere uniti, le idee sulla stagione calcistica sono contrastanti. Sulla barca di chi vuole far concludere il campionato troviamo Gravina. Ecco le sue dichiarazioni rilasciate a Radio Cusano Campus: “La priorità è terminare i campionati entro l’estate, senza compromettere la stagione 2020-21. Non possiamo permetterci un’estate piena di contenziosi sul profilo procedurale e legale. Vincenzo Spadafora ha detto che proporrà il blocco delle attività sportive fino alla fine di aprile compresi gli allenamenti, aspetterei la decisione del Consiglio dei ministri. Certo, è un messaggio che richiede alcune riflessioni: la prima riguarda il momento di grande difficoltà che stiamo vivendo e che sta cambiando i nostri modelli di vita. I nostri campionati sicuramente non riprenderanno prima di maggio, questo era uno scenario che avevamo già ipotizzato”  Sulla stessa onda del presidente della FIGC troviamo Enrico Preziosi; il numero uno del Genoa ha affermato di voler concludere la Serie A solo se potrà essere garantita la salute di tutti. Sul versante opposto troviamo Albertini e Tommasi; il primo ha risposto in maniera decisa a Filippo Inzaghi (tecnico del Benevento che aveva espresso il desiderio di tornare a giocare) dicendo come l’ignoranza scelga sempre le parole sbagliate. Il presidente dell’AIC, invece, si è espresso sulla possibilità di assegnare lo scudetto alla Juventus in caso di stop del campionato. Queste le sue parole: “Dobbiamo indicare i nomi delle squadre per le competizioni europee e non decretare per forza un vincitore”.

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Coronavirus, G.Ramirez:”La Samp non ha nascosto nulla, altri club…”.

Gaston Ramirez:”La Samp non ha nascosto nulla, altri club sì!”.

Intervistato dal quotidiano ligure Il Secolo XIX,  il trequartista della Sampdoria Gaston Ramirez ha parlato in questi termini sulla gestione interna dell’emergenza Coronavirus da parte della squadra blucerchiata e di altri club di Serie A:”La Sampdoria non ha tenuto nascosto nulla, tante altre squadre sì e non lo capisco. È una mancanza di rispetto verso chi è stato trasparente e verso le persone che sono entrate in contatto con i contagiati. Rivelare di avere il virus non è una macchia sulla fedina penale, è questione di salute, di etica”.

Coronavirus: gli aggiornamenti in tempo reale sulle squadre di Serie A – LIVE

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