Esistono i giocatori di calcio, poi esiste Di Bartolomei…

Esistono i giocatori di calcio, poi esiste Di Bartolomei…

Si ammira sempre la semplicità con la quale un grande campione rende facili le cose anche più complicate. Ma cosa c’è dietro questa semplicità? Sinceramente doti naturali, ma anche tanto lavoro, studio e concentrazione per essere sempre al meglio. Questo mio testo, che non vuole insegnare nulla, cercherà di far conoscere soprattutto ai ragazzi e a tutti gli appassionati di calcio quelle poche e utili nozioni che possono aiutare a trovare quella semplicità di gioco che secondo me è la chiave di questo sport meraviglioso.” Queste parole le ha scritte Agostino Di Bartolomei nel suo “Manuale del calcio“.

E questo ha un significato profondissimo, perchè oggi mi trovo a scrivere di lui, nel giorno del suo compleanno e la cosa migliore che potessi dire su Ago, l’ha scritta proprio lui. La semplicità con la quale un grande campione rende facili le cose anche più complicate. In effetti era complicato vincere uno scudetto con la Roma, era complicato arrivare in finale di Champions, era complicato andarsene, era complicato segnare contro il proprio amore, era complicato farsi perdonare, era complicato a quanto pare vivere, era complicato farci tutti piangere.

Quando si parla di Agostino Di Bartolomei le parole fanno rumore, secco, netto, forte, come quando il pallone veniva scagliato dritto per dritto con la gamba d’appoggio che va dietro ed il piede che segue la traiettoria. Un rumore che si confonde con il vociare della gente che sta per urlare “OH AGOSTINO! AGO, AGO, AGO, AGOSTINO GOAL”.

Non è facile parlarne senza versare una lacrima, o anche più di una. Non è la mancanza in sè a renderci tristi, ma è la presenza assordante nel calcio, nei ricordi, nelle parole e nella storia che rende quest’uomo un simbolo dell’umanità calcistica, quel sentimento scomparso. Nessuno è stato più uomo, nudo e crudo di Agostino Di Bartolomei. La fragilità contrapposta alla tenacia di un centrocampista di altri tempi, che in campo tutto era tranne che fragile.

Per rendergli omaggio veramente ad Agostino avrebbe fatto sicuramente piacere essere ricordato per quel suo lato romanista. Perchè quell’addio al Milan, quell’esultanza rabbiosa è solo frutto di uno dei lati dell’amore, quella rabbia mista ad odio di chi ama tanto, forse troppo. Agostino è stato perdonato, forse tardi, ora è la Roma, il suo più grande capitano con Francesco Totti, Daniele De Rossi e Giacomo Losi, se ora fosse qui, sarebbe osannato per quello che ha sempre meritato.

Un’intera generazione di romanisti vorrebbe chiedere scusa ora ad Agostino, sapendo che sicuramente viceversa lui scusa lo ha già chiesto, quello stesso giorno che con i pugni alzati è andato sotto i tifosi giallorossi, perchè lo sapeva che “Esistono i tifosi di calcio, e poi esistono i tifosi della Roma”.

Oggi, più che mai, ricordiamo con un sorriso quello che è stato semplicemente uno dei più grandi uomini che abbia vestito una maglia di calcio, uno che “Io, Agostino Di Bartolomei, se prendo un impegno vado anche nel fuoco per mantenerlo.” , una frase che tutti i tifosi di calcio e soprattutto della Roma non possono non amare, tante che se forse avessero letto prima quella lettera, forse Ago sarebbe ancora qui, come disse il suo amico Antonello:

Dal profondo del tempo come un rimpianto
ora rinasci tu
quel sorriso sgomento anche se hai vinto
non mi tormenta più
mi ricorda Luigi pieno di amici
solo e lasciato lì
se ci fosse attenzione per il campione oggi sarebbe qui
se ci fosse più amore per il campione oggi saresti qui
Mi ricordi di Marco e di un albergo
nudo e lasciato lì
era San Valentino l’ultimo arrivo
e l’hai tagliato tu
questo mondo coglione piange il campione
quando non serve più
ci vorrebbe attenzione verso l’errore oggi sarebbe qui
se ci fosse più amore per il campione oggi saresti qui
Ricordati di me mio capitano
cancella la pistola dalla mano
tradimento e perdono fanno nascere un uomo
ora rinasci tu
quel sorriso sgomento anche se hai vinto
non mi tormenta più
Ricordati di me mio capitano
cancella la pistola dalla mano
tradimento e perdono fanno nascere un uomo
ora rinasci tu
quel sorriso sgomento anche se hai vinto
non mi tormenta più

(Antonello Venditti – Tradimento e perdono)

 

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




I nomi seguiti da Fonseca e Petrachi

I nomi seguiti da Fonseca e Petrachi

Mentre il Coronavirus ha rallentato la trattativa per la cessione del club da Pallotta a Friedkin e fermato il calcio giocato, con un continuo dialogo tra chiamate e videochat il DS Gianluca Petrachi ed il tecnico Paulo Fonseca stanno studiando i nomi per rinforzare la Roma nella prossima sessione di mercato.

Come riportato da Il Messaggero, Fonseca e Petrachi in questi giorni stanno preparando una shortlist per il centrocampo: faranno un tentativo per Jack Bonaventura, tuttocampista classe ‘89 che a giugno si svincolerà dal Milan, mentre per la mediana piacciono e non poco Viktor Kovalenko dello Shakhtar (classe ‘94, anch’esso in scadenza a giugno) e Rolando Mandragora dell’Udinese, ma quest’ultimo ha una valutazione importante di circa 20 milioni e Petrachi vorrebbe tentare lo scambio con Cristante per abbassare le pretese economiche del club friulano. Uno dei nomi nuovi in casa Roma è quello di Davide Frattesi, centrocampista classe ‘99 e prodotto del vivaio giallorosso, ora in forza all’Empoli via prestito dal Sassuolo, dal quale la Roma possiede il controriscatto del ragazzo per 10 milioni di euro.

Per l’attacco piace sempre Moise Kean, talentuoso calciatore classe 2000 in forza all’Everton dove però sta trovando numerose difficoltà, tanto che il club inglese si sta già guardando intorno per cederlo e la Roma è fortemente interessata ad accaparrarselo.

 

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Roma, Delvecchio: “Fonseca mi piace, ma ha bisogno di tempo”

Roma, Delvecchio: “Fonseca mi piace, ma ha bisogno di tempo”

Ieri da Dubai nel giorno del suo compleanno Marco Delvecchio ha parlato ai microfoni della Gazzetta dello Sport della Roma, di Fonseca e della difficoltà di trovare un accordo tra l’associazione calciatori ed i presidenti:

-Sul fatto che sia difficile intervistarlo e quanto ora Delvecchio sia fuori dal circolo del calcio.
“Quando lavoravo in radio un po’ di più. Ora sono un po’ fuori, anche se è un mondo che mi ha dato tanto. Quando lavoravo in radio cercavo più il lato ludico senza prendermi troppo sul serio, non mi piace commentare sempre cose che non conosco. Quello che dovevo dire l’ho detto quando giocavo».

– Segue la Roma?  «Certo. E già so che vorreste chiedermi di Totti e De Rossi. Ma non giudico tanto per giudicare. Mi dispiace che non facciano più parte della Roma, spero possano tornare, ma non conosco bene le situazioni».

Fonseca. « Mi piace molto, come anche Di Francesco o Spalletti. Spero gli diano tempo e fiducia, senza smobilitare la squadra ogni anno».

Sull’accordo giocatori-presidenti. “Serve un accordo tra l’Aic e le parti in causa, non mi sono mai piaciute le imposizioni. Anche quando giocavo e andavamo a trattare i premi con il presidente che non erano automatici nei contratti come oggi. Venirsi incontro sì, imporre no. Poi certo, dipende da chi hai davanti. Franco Sensi sembrava burbero, e quando si incazzava lo era, ma a me ha cambiato la vita».

 

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Le migliori 5 stagioni della Roma negli ultimi venti anni

Le migliori 5 stagioni della Roma negli ultimi venti anni

Gli ultimi venti anni giallorossi hanno un sapore agro dolce, stagioni di Serie A clamorose costellate da record e da ottime prestazioni, ma sempre poco per arrivare alla vittoria finale. Tralasciando la stagione 2000-2001, che ha visto trionfare la Roma, i giallorossi hanno collezionato ben 11 piazzamenti sul podio, 9 volte al secondo posto, 2 al terzo; c’è da dire che in molte di queste circostanze la Roma ha avuto poco da rimproverarsi poiché si è ritrovata davanti due armate che hanno fatto la storia del nostro calcio: la Juventus di Conte/Allegri e l’Inter di Mancini/Mourinho. Se con i primi, nonostante i buoni piazzamenti in campionato, i giallorossi hanno sempre  avuto difficoltà, con l’Inter invece qualcosa in più si sarebbe potuto fare specialmente nella magica stagione con Claudio Ranieri alla guida della squadra. Comunque nei primi dieci anni del millennio la Roma porta a casa uno Scudetto, due Coppe Italia e due Supercoppe italiane.  Gli anni 2010 sono stati caratterizzati dalla nuova proprietà americana, dalle plusvalenze e dalle numerose e comprensibili tensioni con i tifosi, che spesso vedevano smantellare squadre validissime troppo velocemente, e nella stessa modalità  la dirigenza statunitense ha optato per cambiare un simbolo storico ed amatissimo dalla piazza. Nonostante questi dissidi, e l’incapacità di vincere trofei, la Roma americana, tranne un paio di stagioni in cui ha girato a vuoto, in Serie A ha sostanzialmente mantenuto, se non migliorato, il ritmo di quella di Sensi : sempre nelle prime posizioni, record di partecipazioni in Champions ed ottimi giocatori ad indossare la maglia giallorossa. Ad impreziosire questi ultimi anni è sicuramente l’annata 2017-2018, nella quale la Roma fatica in campionato (arriva comunque terza, ma non convince come nelle stagioni precedenti), ma riesce a raggiungere la semifinale di Champions vincendo il ritorno dei Quarti di finale in casa per 3-0 contro il Barcellona di Leo Messi. Scegliere le 5 migliori annate dei giallorossi non è stato facile, per questo meritano una menzione speciale la Roma 2013-2014 guidata da Rudi Garcia e la Roma 2006-2007 di Luciano Spalletti, vincitrice di una Coppa Italia. Andiamo allora a vedere le migliori 5 stagioni della Roma negli ultimi venti anni secondo RadioGoal24:

 

Roma

5) Roma 2001-2002

La Roma 2001-2002 è sulla carta una delle squadre più forti d’Europa ed una delle rose più complete della storia giallorossa, fresca vincitrice dello Scudetto e guidata ancora dal sergente Fabio Capello. Nella sessione estiva di calciomercato il presidente Sensi investe 50 miliardi di lire per portare a Roma il talento di Bari Antonio Cassano, e 27 miliardi di lire per il giovanissimo portiere dell’Atalanta Ivan Pellizzoli. Inoltre si aggiungono alla squadra anche gli esperti Panucci (dal Monaco) e Fuser (dal Parma); mentre dall’Argentina arriva il giovanissimo Cuffré, e dal Bologna l’esterno brasiliano Lima. La stagione inizia subito con un trofeo: il 19 agosto 2001, quando all’Olimpico si gioca la Supercoppa italiana contro la Fiorentina, detentrice della Coppa Italia. La partita è senza storia: 3-0 per la Roma grazie alle reti di Candela, Montella e Totti. In Serie A la Roma viaggia ai ritmi delle prime, ed arriva a giocarsi nuovamente lo scudetto fino all’ultima giornata, nonostante la stagione sottotono di Batistuta. Crocevia in negativo della stagione giallorossa sarà la gara di ritorno con il Venezia, alla 30esima giornata. La classifica in quel momento recitava: Inter 62, Roma 59, Juventus 56. La Roma non va oltre il pari con i veneti, l’Inter viene sconfitto dall’Atalanta, mentre i bianconeri superano 4-0 il Perugia. Nelle successive 4 ed ultime partite di campionato la Juve vince sempre, l’Inter ne vince due, pareggia con il Chievo e perde all’ultima con Lazio, scivolando al terzo posto, mentre i giallorossi vincono tre partite e ne pareggiano una con il Milan. Lo scudetto va così ai bianconeri nell’ultima giornata di campionato, in quel celebre 5 maggio.

4) Roma 2009-2010

La Roma 2009-2010 è forse una delle formazioni più amate dai tifosi, la squadra è andata ad un passo dal sogno Scudetto contro l’Inter del triplete, rendendosi protagonista di un girone di ritorno perfetto, impreziosito proprio dalla vittoria sui rivali per il titolo per 2-1 il 27 marzo 2010. Quella Roma inizia la stagione con Spalletti, esonerato dopo sole due giornate, dalla terza viene chiamato Claudio Ranieri. Con il tecnico romano la squadra cambia pelle, non è più quella macchina da goal a cui ci aveva abituato Spalletti, anzi la Roma segna poco, e non brilla per gioco offensivo, ma non prende mai goal, mai, e sembra avere una tigna ed una compattezza insolita. La squadra è mentalmente solida e riesce a tenere testa all’Inter per tutta la stagione, facendo sognare non solo i romanisti, ma tutti gli appassionati. Alla trentatreesima giornata la Roma sorpassa l’Inter, che pareggia a Firenze. Nell’ultima parte del campionato  sono due le sfide ostiche per i giallorossi: il derby, e l’ambiziosa Sampdoria in lotta per il quarto posto. Il primo ostacolo viene superato in rimonta, dopo che Lazio aveva dominato il primo tempo, nella ripresa Ranieri leva Totti e De Rossi, inserendo Menez e Taddei. Al ritorno in campo i biancocelesti conducono 1-0, poi Julio Sergio para il rigore del possibile 2-0 a Floccari e la gara cambia: doppietta di Vucinic e primo posto mantenuto. La Roma cadrà la settimana dopo sotto i colpi di Pazzini e Cassano e terminerà una stagione magica al secondo posto alle spalle di una delle squadre più forti della storia del calcio italiano.

3) Roma 2017-2018

La Roma 2017-2018 probabilmente non sarebbe in questa classifica se non fosse per una partita, la partita che ha riportato la Roma tra le prime quattro formazioni d’Europa: Roma-Barcellona 3-0 . La squadra guidata da Di Francesco poteva contare su un portiere sensazionale come Alisson, una difesa solida composta dalla coppia Manolas-Fazio e dall’esperienza di Kolarov sulla sinistra. A centrocampo c’erano la classe di Daniele De Rossi e la dinamicità di Nainggolan, ai tempi uno dei migliori centrocampisti d’Europa, mentre davanti Elsharawy e Perotti supportavano Dzeko. La squadra in campionato con qualche fatica di troppo riuscì comunque a piazzarsi terza, mentre in Champions scaldò i cuori dei tifosi. Agli ottavi i giallorossi eliminarono lo Shaktar Donetsk, perdendo 2-1 in Ucraina e vincendo 1-0 a Roma; ai quarti dopo aver perso per 4-1 al Camp Nou, la Roma riuscì a ribaltare il risultato, vincendo 3-0 in casa con la rete finale di Manolas. I giallorossi in semifinale persero con il Liverpool di misura, al netto della sconfitta per 5-2 ad Anfield, e della vittoria per 4-2 a Roma, in una doppia sfida costellata da errori degli arbitri e dei calciatori.

 

 

 

2)Roma 2007-2008

La miglior versione della Roma Spallettiana, seconda in classifica, arrivata a giocarsi lo Scudetto fino all’ultima giornata, porta comunque a casa una Supercoppa Italiana ed un Coppa Italia, e raggiunge i Quarti di Champions League dopo aver eliminato il Real Madrid agli Ottavi. La Supercoppa fu decisa da un rigore di Daniele De Rossi a 12 minuti dal termine, mentre la Coppa Italia, sempre contro l’Inter, terminò con il risultato di 2-1 per i giallorossi grazie alle reti di Mexes e Perrotta. In Champions fu il Manchester United per la seconda volta consecutiva ad interrompere la corsa della Roma di Spalletti.

 

 

 

1) Roma 2000-2001

Il nuovo millennio giallorosso non comincia benissimo, sesto posto in campionato ed i cugini campioni d’Italia. Quella stagione smuove qualcosa nel cuore di Sensi che prepara una campagna acquisti da capogiro, convinto di poter scucire lo Scudetto agli eterni rivali. Alla corte di Fabio Capello nell’estate 2000 arrivano: Batistuta dalla Fiorentina, Emerson dal Bayern Leverkusen, Samuel dal Boca Juniors, Zebina dal Cagliari e Guigou dal Nacional. La formazione giallorossa guida la classifica per tutto il torneo con la Juventus e la Lazio alle calcagna. Le rivali dovranno però arrendersi a Totti e compagni, la squadra di Capello mantiene una costanza disarmante per l’intera stagione, perdendo solo 3 partite, e si aggiudica il titolo il 17 giugno 2001, superando il Parma per 3-1 in un Olimpico in festa.

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Benatia, duro attacco alla Roma: “Devono imparare a tenere i migliori”

Benatia, duro attacco alla Roma: “Devono imparare a tenere i migliori”

Benatia è stato un difensore importante nel campionato italiano dove ha vestito le maglia di Udinese, Roma e Juventus. Il centrale, oggi, ha rilasciato alcune dichiarazioni sulla sua esperienza nella capitale e sul modo di operare della dirigenza giallorossa. Ecco le sue parole: “Ho trascorso a Roma solo una stagione, ma rimarrà sempre nel mio cuore, perché è stata in assoluto la migliore: la mia Roma era troppo bella. Dopo sei mesi mi sono detto “Io non mi muovo più da qua”. Poi hanno deciso di vendermi al Bayern, ma avevo pensato davvero di finire la mia carriera a Trigoria. Auguro loro di avere una squadra all’altezza dei tifosi, che lotti ogni anno per vincere il campionato, la Champions, perché a Roma c’è una passione infinita. Tifosi come i romanisti, non ne ho mai conosciuti. Mi auguro che i dirigenti riescano a fare una grande Roma, che smettano di vendere tutti e imparino a tenersi i migliori, come la Juve, il Real, il Barcellona: la Roma deve lottare con loro e i tifosi meritano una squadra che li renda orgogliosi». Come fare?All’Udinese siamo arrivati in Europa per tre anni: Pozzo prese me, Sanchez, Zapata, Handanovic, nessuno ci conosceva e ci ha venduti bene. Così si fanno i soldi. La Juve ripartì con un progetto serio: prese Pogba a zero, Barzagli quasi a scadenza, Bonucci dal Bari. Perché la Roma non ce la fa? In sette anni ha venduto Alisson, Salah, Nianggolan, Pjanic, Marquinhos, Osvaldo, Lamela, Benatia, Gervinho. Troppi. Se li avesse tenuti, avrebbe vinto qualcosa. II problema è nella gestione”.

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Roma e Inter: ecco i risparmi in caso del taglio di stipendi

Roma e Inter: ecco i risparmi in caso del taglio di stipendi

In questi giorni sono tante le proposte messe sul tavolo nel tentativo di terminare la stagione calcistica; oltre al campo, però, bisogna andare ad affrontare le conseguenze economiche portate dall’emergenza sanitaria. A tal proposito l’idea è quella di seguire il modello Juventus che ha tagliato ben quattro mensilità. Seguendo questo tipo di strada alcune società andrebbero a risparmiare soldi importanti. La prima società in questa speciale classifica sarebbe la Roma che andrebbe a guadagnare, da un possibile taglio degli stipendi, ben sessanta milioni di euro. Al secondo posto si piazzerebbe l‘Inter con un risparmio tra i venti e i quaranta milioni mentre il Napoli si posizionerebbe terzo con un guadagno tra i 18 e i 36 milioni.  Una notizia niente male per quelle società, i giallorossi in primis, che versano in difficoltà economiche importanti e potrebbero andare a risparmiare una cifra importante da reinvestire su eventuali operazioni di mercato.

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Pietro Vierchowod, lo Zar

Pietro Vierchowod, lo Zar

È il suo compleanno oggi, e dato che è nato il 6 aprile del 1959 compie sessantuno anni, ma chissà come lo festeggerà… in fondo Pietro Vierchowod è sempre stato un duro, un tipo estremamente serio, professionale fino in fondo, quasi glaciale tanto che raramente lo si vedeva ridere. Era così Lo Zar, ma forse è stato proprio grazie a questo modo di fare serio e professionale che Pietro Vierchowod è riuscito a disputare tre Mondiali e venticinque stagioni da calciatore. Poche interviste, rare apparizioni in tv. “Non c’è bisogno di parlare o mettersi in mostra. Io fino a 41 anni ho giocato perché mi piaceva. A Piacenza arrivavo all’allenamento un’ ora prima degli altri. Cosa ci può essere di più bello di un mestiere che ti fa stare all’aria aperta e ti fa divertire?“.

Vierchowod ha giocato per molte maglie: Como, Fiorentina, Roma, Sampdoria, Milan, Juventus e Piacenza, e in ognuna di queste squadre ha giocato da leader ed è entrato nei cuori dei tifosi. Con la maglia del Como ha esordito tra i professionisti, partecipando alla rinascita dei bianco blu che scesi dalla B in C1 hanno saputo tornare in A con due promozioni consecutive. Con la maglia viola della Fiorentina indosso gioca una sola stagione in prestito ma farà parte di quella squadra che nella stagione 81-82 si classificò seconda dietro alla Juventus. Nella stagione 82-83 viene ceduto ancora in prestito dalla Samp ma questa volta alla Roma: con la maglia giallorossa vincerà uno storico scudetto, vittoria che fu possibile anche grazie al reparto difensivo sul quale poteva contare quella squadra ( Vierchowod, Nela, Maldera e Di Bartolomei) allenata dal grande Liedholm. Tornò a Genova nel 1983 e ci rimase per dodici stagioni: con la Sampdoria vinse quattro Coppe Italia, una Coppa delle Coppe, uno scudetto e una Supercoppa italiana, mentre gli sfuggì la Coppa dei Campioni, persa in finale a Wembley contro gli spagnoli del Barcellona. Vierchowod diventò uno dei leader e una bandiera della compagine doriana, rifiutando più volte il trasferimento ad altre squadre. Nell’estate del 1995 Lo Zar accettò il trasferimento alla Juventus, all’età di 36 anni, dove rimase per una sola stagione ma anche grazie alle sue ottime prestazioni la Vecchia Signora vinse la Champions League in quell’annata e Vierchowod entrò subito nel cuore dei tifosi bianconeri. Il 3 settembre 1996 firma col Milan per una stagione, andando a sostituire l’infortunato Baresi. Al termine della stagione, nonostante molte voci lo dichiararono come prossimo al ritiro, Pietro Lo Zar Vierchowod non si rassegnò ed a 38 anni, nell’estate del 1997, firmò un contratto col Piacenza dove rimase per tre stagioni (contribuendo a due salvezze!). Vierchowod appese gli scarpini al chiodo nell’estate del 2000, a quarantuno anni, con la soddisfazione di aver marcato e giocato alla pari con moltissimi attaccanti fenomenali (e ben più giovani di lui) che in quegli anni giocavano in Serie A.

Pietro Vierchowod prese parte a tre spedizioni Mondiali: Spagna 1982, Messico 1986 e Italia 1990, rifiutandosi di andare ad USA 1994 perché “non mi andava di sperare negli infortuni dei compagni. E pensare che poi si fece male Baresi…», visto che Sacchi non lo vedeva come un titolare. Con la Nazionale gioca 42 partite e segna 2 gol, diventando campione del mondo nel 1982.

Considerato tra i più forti interpreti del ruolo tra gli anni ‘80 e ‘90, Vierchowod era uno stopper tenace e grintoso, duro nei contrasti e velocissimo in campo aperto, tanto che Bearzot lo definì «il difensore più rapido del mondo». Seppur non eccezionalmente alto Lo Zar era dotato di grandissima elevazione che lo portava a vincere numerosi contrasti aerei e a segnare molti gol (38 gol in A, tra i più prolifici difensori). Considerato come uno dei più bravi nella marcatura a uomo, seppe adattarsi anche all’innovazione della difesa a zona grazie alla sua professionalità e all’impegno.

La serietà Lo Zar la dimostra anche a sessantuno anni, nell’intervista odierna rilasciata a Libero: “Fa male sentire i numeri dei contagi e dei morti -ma non serve prendersela col calcio parlando di Atalanta-Valencia: il virus circolava già prima. Se per una volta i calciatori dovessero lavorare a giugno non sarebbe la fine del mondo. I club possono dare il buon esempio anche con gli sconti per i biglietti, il pubblico compenserà le perdite. E’ giusto, in giorni in cui tutti i lavoratori non sanno se avranno lo stipendio, che i calciatori facciano un sacrificio. La Juventus ha fatto una mossa giusta e i giocatori sono stati bravi ad accettare”.

Disse di sé Un leader io? No, uno che da’ una mano, umile fino al midollo come solo i grandi campioni sanno essere. Tanti auguri Zar!

 


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Calciomercato Genoa, per un Pinamonti che parte un Soumaoro che resta

Calciomercato Genoa, per un Pinamonti che parte un Soumaoro che resta

Calciomercato Il nome dell’attaccante del Genoa Andrea Pinamonti circola da parecchio tempo in orbita Roma e sembra che il direttore sportivo giallorosso Gianluca Petrachi voglia proprio fare sul serio nella prossima sessione di mercato per quello che considera un vice Dzeko. Nel tentativo di portare nella Capitale il giovane scuola Inter il ds romanista sarebbe disposto a mettere sul piatto una contropartita di tutto rispetto, Diego Perotti. L’argentino, che ha già vestito la maglia rossoblu dal 2014 al 2016 e proprio da Genova è passato a Roma, sarebbe il nome sacrificabile per raggiungere Pinamonti.

Gli ostacoli alla trattativa però sono parecchi. Prima di tutto l’ingaggio di Perotti è attualmente lontano dal tetto limite della squadra ligure perciò o la Roma dovrebbe partecipare allo stipendio dell’argentino o lo stesso dovrebbe decurtarsi notevolmente l’ingaggio. Il secondo ostacolo alla trattava è legata alle richieste del Genoa. Se da una parte non disdegnerebbe di riabbracciare un giocatore che tanto bene ha fatto sotto la lanterna (e che si è ripetuto a tratti a Roma, colpevoli i molti infortuni) dall’altra preferirebbe cash da reinvestire nell’acquisto a titolo definitivo del promettente Adama Soumaoro.

Il giocatore francese ha stupito non poco in questa sua prima stagione di Serie A e la società ligure vorrebbe interamente riscattarlo dal Lille, il club proprietario del suo cartellino. Per trasformare il prestito in un acquisto a titolo definitivo servirebbero 10 milioni di €, cifra che potrebbe arrivare con qualche milioncino in più, 8 per la precisione) dalla vendita di Pinamonti, senza contropartite tecniche.

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Zaniolo:” La Roma è tutto, non ho motivi per andarmene”

Zaniolo:” La Roma è tutto, non ho motivi per andarmene”

Nicolò Zaniolo trascorre l’isolamento al lavoro per recuperare dall’infortunio che lo tiene fermo dal 12 gennaio, consapevole di tutto l’interesse che si è generato intorno a lui. Nonostante ciò non ha intenzione di lasciare la Roma. Di questo e altro ha parlato nel corso dell’intervista al Messaggero. Queste le parole di Zaniolo:

La Roma per me è tutto, mi ha regalato emozioni indescrivibili a partire dall’esordio al Bernabeu. Mi ha fatto esultare, giocare all’Olimpico e sentire amato dai tifosi. Quindi, non vedo il motivo per cui debba cambiare e spero di rimanere qui per tantissimi altri anni.

L’infortunio al ginocchio è stata una bella batosta. Sono riuscito a superarla solo dopo le prime due-tre settimane che sono state molto dure. Il mio carattere non è mai cambiato e sono stato sempre sorridente e felice. Ogni giorno mi do degli obiettivi da raggiungere e superare. Il ginocchio risponde bene, spero di tornare in campo più forte di prima.

Appena ho visto la foto del bambino che giocava con la mia maglia a Milano sono rimasto stupito, contento. La passione per il calcio c’è sin da piccoli e quel bambino la rispecchiava in pieno. Sono orgoglioso che indossasse la mia maglia ed è segno che qualcosa di buono ho fatto e che dovrò continuare così per rimanere nel cuore di questi bambini che hanno grandi sogni. Se lo avessi davanti lo porterei sicuramente a Trigoria per fargli vedere come ci comportiamo e alleniamo. Un piccolo gesto ma credo che lo farebbe molto felice.

L’Europeo? In questo momento è difficile provare emozioni positive perché siamo tutti rinchiusi in casa ed è un periodo molto duro. Di certo poter sperare di nuovo di giocarlo è un’emozione bellissima, voglio riuscire ad arrivarci al 100%.

Sono molto orgoglioso di far parte della famiglia Roma. Sì, perché per me la Roma è davvero una famiglia e lo sta dimostrando in questo brutto momento in cui tutti si stanno aiutando, a partire dalla società fino ad arrivare ai tifosi. Voglio ringraziare tutti, giocatori compresi. Riusciremo a uscire da questo momento per tornare ad abbracciarci di nuovo.”

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Roma, Fonseca: “Sarebbe importante giocare, anche in estate”

Il tecnico della Roma Paulo Fonseca torna a parlare. Intervistato da SkySport, l’allenatore portoghese ha innanzitutto detto la sua sull’eventuale ripresa della stagione: “La salute di tutti è la cosa più importante, quindi ora è difficile dire se la stagione si potrà concludere, ma sarebbe importante farlo, anche giocando in estate. I giocatori? Li teniamo sotto controllo su come lavorano a casa, sul peso e sulla alimentazione. Bisognerà sapere quando ricominceremo e quando comincerà la prossima stagione ma credo che in poco tempo saremo pronti per iniziare“.

Fonseca si è poi espresso sulle iniziative adottate dal club giallorosso per dare assistenza ai propri supporters e al mondo della sanità: “La Roma è famosa per il legame con i tifosi e la città e questo adesso è più evidente. Sono orgoglioso di quello che sta facendo il club e di far parte di questo progetto. Non abbiamo solo raccolto soldi, siamo al fianco dell’ospedaleAbbiamo comprato mascherine e gel per mani, prodotti alimentari. E’ incredibile“.

Un pensiero, infine, anche sulla questione relativa al taglio degli stipendi: “Dobbiamo essere pronti per aiutare in questo momento difficile e noi, come Roma lo siamo. Dobbiamo essere sensibili, è un momento troppo difficile per tutti”

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?