Roma, continua il sogno: l’analisi delle possibili avversarie

Dopo l’eliminazione della Lazio dall’Europa League, la Roma rimane l’unica squadra a rappresentare il calcio italiano in Europa. L’impresa dell’Olimpico contro il Barcellona è ancora fresca negli occhi dei tifosi giallorossi, che adesso attendono con ansia il sorteggio di Nyon, in programma quest’oggi alle ore 13.00. Nel frattempo, noi di RadioGoal24 abbiamo analizzato le tre possibili avversarie della squadra capitolina: Real Madrid, Liverpool e Bayern Monaco. 

Real Madrid

Dopo un inizio di stagione assai complicato, caratterizzato sia da crisi di gioco che di risultati, il Real Madrid è tornato alla carica, e non è un caso che tutto ciò sia coinciso con il grande recupero del suo giocatore più importante: Cristiano Ronaldo. Il primo a dover essere temuto è senza dubbio lui, Mr. Champions League, che dal 21 gennaio ad oggi ha segnato la bellezza di 26 reti: una macchina da goal praticamente perfetta, la cui ultima marcatura su calcio di rigore ha eliminato la Juventus, tra sogni infranti e mille polemiche. In Liga le cose non vanno bene, il -15 dal Barcellona è pesante, ma in Europa è tutta un’altra storia: quello è l’habitat naturale dei Blancos, e lo confermano le tre finali vinte negli ultimi quattro anni, per un totale di 12 coppe dalle grandi orecchie collezionate in bacheca. La squadra di Zidane si schiera spesso con un 4-3-1-2, facendo affidamento all’imprevedibilità di Isco, che in posizione di trequartista può giocare tra le linee, effettuando costanti inserimenti in area e creando diversi grattacapi alle difese avversarie. In attacco, poi, non dimentichiamoci di due fuoriclasse assoluti come Bale e Benzema. Se il reparto avanzato resta il punto di forza del Real però, lo stesso non si può dire della difesa: 35 reti subite in campionato e ben 9 in 10 partite di Champions League sono sinonimo di numeri allarmanti. La retroguardia madrilena quindi non è impeccabile, ma parecchio penetrabile, e lo ha dimostrato anche la gara di due giorni fa contro la Juventus: Sergio Ramos rimane la colonna portante della difesa (e la sua assenza mercoledì si è sentita parecchio), ma le corsie esterne sono ampiamente attaccabili, dato che Marcelo e Carvajal tendono di più ad impegnarsi nella fase offensiva che in quella difensiva.

Liverpool

Stagione fantastica per il Liverpool, che viaggia al terzo posto in Premier League e che ora ha tutte le possibilità di potersi giocare un posto in finale di Champions League dopo 11 anni. La squadra di Klopp si caratterizza soprattutto per la sua intensità, per la corsa e per il peso offensivo: tutte doti che hanno permesso di eliminare il Manchester City di Guardiola, battuto tre volte in questa stagione. Con un 4-3-3 votato all’attacco, infatti, la squadra inglese ha la possibilità di contare sul tridente offensivo composto da Salah, Firmino e Mane, con l’egiziano (ex Roma tra l’altro) a rappresentare il nemico numero uno: in questa stagione ha siglato 39 goal in 44 presenze, a cui si aggiungono anche 13 assist. Numeri quindi straordinari per Salah, che sta vivendo il periodo più bello della sua carriera, confermandosi tra l’altro uno degli attaccanti più prolifici d’Europa. In casa Liverpool però le cose non sono tutte rose e fiori, perché se il reparto avanzato può vantare un notevole rateo di goal, lo stesso non si può dire della difesa, dove le cose vanno un tantino peggio: 49 reti stagionali subite sono troppe, specialmente se si pensa al grande sborso economico fatto a gennaio per Van Dijk, pagato 85 milioni e diventato il difensore più pagato nella storia del calcio. L’olandese sembra non aver dato la giusta quadratura ad una squadra inadatta a saper gestire le partite e capace di saper andare solo a tutta sparata: non è un caso che il Liverpool sia stato rimontato 8 volte dopo una situazione di vantaggio, un vizio che la squadra inglese non vuole togliersi.

Bayern Monaco

Il Bayern Monaco, già vincitore della Bundesliga con sei giornate di anticipo, è approdato alle semifinali di Champions League dopo quattro anni. Anche per i tedeschi la stagione non è iniziata nel migliore nei modi, con Ancelotti colpevole di non essere riuscito a dare una sua impronta alla squadra ed esonerato per questo dopo pochi mesi. Sembrava una squadra allo sbando il Bayern, ma il ritorno di Jupp Heynckes sulla panchina bavarese a novembre ne ha permesso la rinascita: da quel momento sono arrivate 29 vittorie, 2 pareggi e soltanto 2 sconfitte. Il lavoro svolto dal tecnico tedesco si è visto fin da subito, dato che è stato capace di far adottare alla sua squadra delle varianti tattiche che possono cambiare anche a partita in corso, passando dal 4-3-3 al 4-1-4-1. Il giocatore più pericoloso è sicuramente Lewandowski, un killer d’area di rigore, capace di segnare in questa stagione ben 35 goal. Non bisogna però sottovalutare Muller, giocatore preso spesso in scarsa considerazione ma micidiale, dotato di imprevedibilità e buona tecnica, oltre ai due velocisti per eccellenza, Robben e Ribery, che in Inghilterra definirebbero “old but still good”. Anche il centrocampo merita la sua parte, con Thiago Alcantara ritrovato in cabina di regia e con un James Rodriguez che, dopo un inizio difficile, sta finalmente tagliandosi il suo spazio. Per quanto riguarda la difesa, il Bayern ha subito 21 goal in Bundesliga e 8 in 10 partite di Champions League, confermandosi quindi una squadra più equilibrata rispetto a Real Madrid e Liverpool. La coppa dalle grandi orecchie manca a Monaco da cinque anni: l’ultima è stata vinta proprio da Heynckes nella stagione 2012-2013, in quella bellissima finale contro il Borussia Dortmund.

 

 

 




Verso Lazio-Roma: ecco i 5 derby più decisivi nella storia della stracittadina

Domenica sera andrà in scena il derby capitolino. Partita che ha sempre regalato bellissime emozioni e sensazioni. In una città come Roma, il derby ha da sempre rappresentato un momento di unione e allo stesso tempo di divisione. Il campionato, inoltre, dice che sia la Roma e che la Lazio sono a quota 60 punti e il risultato del derby dirà sicuramente di più sul futuro delle due squadre in classifica.
Proprio per questo motivo vogliamo analizzare in dettaglio i 5 derby più importanti nella storia della stracittadina negli ultimi anni.

 

Roma-Lazio 5-1, 11 maggio 2002

Mai nella storia vi erano stati così tanti goal in un solo derby, quello del 2002 fu la partita di Totti e Montella e della famosissima “manita”: la Roma vinse 5 a 1 contro una Lazio spenta e scarica: è Il derby sicuramente più ricordato dai tifosi giallorossi.  Della partita si ricordano indubbiamente il colpo di tacco di Totti, il cross di Candela e i 4 goal di Montella.
Il primo tempo finì 3-0 per la Roma, grazie alle tre reti dell’aereoplanino.  Nella ripresa è lo stesso Montella che trova il poker al 19esimo minuto grazie ad un gran sinistro finito sotto al sette. Il quinto e ultimo goal giallorosso fu realizzato da Totti grazie al suo cucchiaio.

 

Lazio-Roma 1-2, 18 aprile 2010

E’ stato “il derby” che ogni tifoso vorrebbe vincere e nessuno perdere. La Roma si impose per 2 a 1 contro i biancocelesti, posizionandosi al primo posto in classifica e a + 1 dall’Inter. La Lazio padrona nel primo tempo con il goal di Brocchi e con la colossale occasione sciupata da Floccari, che ha avuto il pallone del 2-0 sul dischetto del rigore. Da lì in poi in campo solo la Roma con le due reti firmate Vucinic, prima su rigore e poi su punizione. Derby sicuramente da cancellare per i biancocelesti.

Lazio-Roma 2-0, 1 marzo 2017

Dopo tanti giorni dall’ultima volta, la Coppa Italia regalò un altro derby alla Lazio. Fino a quel momento ne aveva persi 4 di fila, non vincendo dalla gara valida per la Coppa Italia del 26 maggio 2013. La Lazio si impose per 2 a 0, con le reti di Milinkovic e Immobile, i quali ipotecarono un’altra finale. La Roma, infatti, non riuscì a rimontare il risultato dell’andata nella partita di ritorno, venendo quindi eliminati dai propri rivali. La squadra biancoceleste si aggiudicò il passaggio in finale di Coppa Italia, che tuttavia perse per 2 a 0 contro la Juventus di Allegri.

 

Lazio-Roma 2-1, 16 ottobre 2011

Quello di segnare il goal decisivo all’ultimo minuto, per molti sarebbe il modo migliore di vincere un derby. Terminò proprio così il derby del 2011 che finì 2 a 1 per la Lazio. I biancocelesti andarono subito sotto, con il goal di Osvaldo. Il pareggio della Lazio avvenne dopo una grande ingenuità da parte di Kjaer che regalò alla Lazio il calcio di rigore, decisivo per pareggiare i conti e portare il risultato sull’uno a uno. Solo allo scadere, il derby si tinse di biancoceleste con la rete di Klose che beffò la Roma proprio all’ultimo minuto di partita.

 

Roma-Lazio 0-1, 26 maggio 2013

Senza dubbio è stata la partita più sentita e importante nella storia dei derby. La Lazio vinse per 1 a 0 con la rete, firmata Lulic. Derby inizialmente bloccato nelle iniziative d’attacco: entrambe le squadre, in virtù anche del peso del match, si erano annichilite a vicenda,con la paura fino alla metà del secondo tempo che la faceva da padrona. Scattato il 71esimo minuto, la partita iniziò a prendere una svolta decisamente diversa. Il goal decisivo avvenne grazie ad un forte e teso cross di Candreva che favorì il piattone destro di Lulic. Il risultato rimase sull’uno a zero fino al triplice fischio, nonostante una clamorosa occasione sbagliata da Destro. Una partita brutta esteticamente ma ricca di emozioni: La lazio, oltre a vincere il derby più importante della storia, conquistò la Coppa Italia per la sua sesta volta nella storia.




Capello annuncia il ritiro: i 5 momenti significativi della sua carriera

In Italia il calcio tatticamente è una cosa molto, molto seria. Sotto l’aspetto calcistico siamo i più avanzati e ormai tutti conoscono tutto.”

Se siamo i più avanzati in ambito calcistico lo dobbiamo anche al padre di questa frase, Fabio Capello, uno degli allenatori italiani più vincenti di sempre.  Notizia di questi giorni è il ritiro dal mondo del calcio del tecnico friulano che ha fatto le fortune di grandi club come Milan, Juventus, Roma e Real Madrid e che è stato l’unico italiano ad aver allenato la nazionale inglese di calcio.

Una storia ricca di successi, diretti, senza troppi giri di parole e senza sfarzose prestazioni ma semplicemente attraverso l’abnegazione, il lavoro e l’acquisto quasi obbligato alle proprie società di grandi campioni. Noi di RadioGoal24 abbiamo raccolto i 5 momenti più significativi della carriera di “Don Fabio”:

 

20 GIUGNO 1991 – IL GRANDE MILAN

Il meccanismo della storia di Capello al Milan ingrana quando Sacchi viene scelto come successore di Vicini per la nazionale italiana e Don Fabio viene chiamato da Silvio Berlusconi per tentare di dare un seguito all’epoca vincente del Milan di fine anni ’80. Fabio Capello aveva già ricoperto il ruolo di allenatore del Milan nel 1986 da traghettatore nel post Liedholm, dopo di che aveva solo ricoperto un ruolo dirigenziale. Con la stagione 1991-1992 inizia la sua vera storia da allenatore, partendo con la critica avversa, vista la poca inesperienza e l’accusa di essere troppo “aziendalista”. Tra critiche e accuse Capello si dedica ad una rosa già forte ma reduce da una stagione che ha visto trionfare l’incredibile Sampdoria di Boskov. Azzittire la critica è stato molto semplice per Capello, in 4 stagioni, quattro scudetti, tre Supercoppe italiane, una Coppa dei Campioni e una Supercoppa Europea. Da aggiungere anche due panchine d’oro. Se si deve far riferimento ad un ciclo vincente si può solo ed unicamente parlare del Milan di Capello, regina del calcio italiano ed europeo di inizio anni’90.

18 MAGGIO 1994 – LA COPPA DEI CAMPIONI

Il fascino della coppa dalle grandi orecchie attira ma soprattutto incensa qualsiasi allenatore e il 18 Maggio 1994 Fabio Capello iscrive il suo nome nella storia vincendo la Coppa dei Campioni. Un cammino intrapreso battendo l’Aaru, il Copenaghen, il Porto, l’Anderlecht, il Werder Brema e in semifinale il Monaco di Wenger. In finale il Milan affronta il Barcellona ad Atene, con Capello che si trova ad affrontare uno che il calcio lo ha letteralmente rivoluzionato, Johan Crujiff. Eppure Don Fabio imperturbabile non viene scosso minimamente dallo squadrone blaugrana e con un sonoro 4-0, grazie anche alla prestazione divina di Savicevic va a vincere la sua prima ed unica coppa dei campioni, probabilmente il punto più alto della propria carriera.

ESTATE 1996 –  DON FABIO RE DI SPAGNA

Nell’estate 1996 una sola squadra al mondo ha vinto più del Milan e una sola squadra al mondo può strappare Capello dalla panchina rossonera; il Real Madrid. I “blancos” mettono sotto contratto Capello nell’estate 1996, il quale si porta con sè giocatori dalla Serie A come Panucci , Roberto Carlos e Clarence Seedorf e acquistando Mijatovic, Suker, Secretario e Zè Roberto. In un testa a testa con il Barcellona la squadra di Capello a fine stagione vincerà la Liga, facendo entrare Capello nella storia del calcio spagnolo e consacrandolo fuori dal nostro paese. Tornerà al Real nella stagione 2006-2007 dove vincerà di nuovo il campionato ma senza convincere ed ottenendo un clamoroso esonero nonostante il successo in Liga.

17 GIUGNO 2001 – FABIO MASSIMO, IMPERATORE DI ROMA

Si dice che vincere qualcosa a Roma sia più bello e più gratificante di qualsiasi altro posto e sicuramente Fabio Capello lo sa meglio di chiunque altro. Vincere uno scudetto dopo 17 anni in una città dove il calcio conta più di qualsiasi altra cosa ti gratifica e in effetti raramente si è visto un Capello così sanguigno e felice come quello della stagione 2000-2001, la stagione del terzo scudetto romanista. Anche qui il processo è il solito, dopo un anno di transizione, arriva una campagna acquisti fatta di campione, partendo dall’asse centrale, Samuel, Emerson e Batistuta, un tris di campioni, costati tantissimo ma che regaleranno la vittoria finale alla Roma, grazie alle giocate dei tre e a quelle di un Totti nella definitiva ascesa e di un gruppo completato da quantità e qualità di giocatori come Montella, Delvecchio, Tommasi, Cafù, Candela, Aldair e tanti altri. La sua avventura a Roma terminerà nel 2004 con una separazione shock, che lo porterà sulla panchina dell’acerrima rivale giallorssa, la Juventus, squadra nella quale Capelllo aveva dichiarato non sarebbe mai andato.

27 MAGGIO 2004 – JUVENTUS, NUOVI PERCORSI VECCHIE ABITUDINI

Allenatore vincente in una squadra vincente, questo è stato Fabio Capello alla Juventus. Un cammino iniziato il 27 Maggio 2004 con la così detta “fuga” notturna da Roma, tra la furia del popolo romanista che da lì in poi ha sempre condannato il comportamento di Don Fabio. Ma una squadra come la Juventus non poteva non affidare ad uno come Capello una squadra ricca di campioni e con l’ambizione di tornare a vincere in Serie A.  Da Roma lo raggiungono Zebina ed Emerson, dall’Olanda arriva il giovane Ibrahimovic. Due stagioni perfette che vedono la Juventus dominare in Italia e vincere due titoli consecutivi. Capello conferma di essere vincente se non fosse per la grossa macchia di Calciopoli che spazza via questi due successi, gettando una leggera ombra sulla carriera di Don Fabio che da lì in poi sarà sempre lontana dall’Italia.

 




Roma, sei sconfitte in casa: quali sono i motivi dei tracolli in campo amico?

Bisognerebbe entrare dentro una macchina del tempo e tornare indietro di 70 anni per registrare un rendimento casalingo più negativo di quello di quest’anno da parte della Roma. Solo nella lontanissima stagione del 1947/48 i giallorossi avevano fatto peggio: 8 sconfitte a fronte delle 6 fino ad ora incassate dalla squadra di Di Francesco.
Non si vince senza segnare neanche un goal; più che altro, partite come queste possono finire a reti bianche per entrambe le squadre, sempre se il reparto difensivo è pronto a limare le difficoltà realizzative di quello offensivo.
Se la matematica non è un’opinione, sono proprio i numeri a testimoniare come sia il fattore “goal” a determinare l’attuale crisi della squadra giallorossa: solo 50 le reti fino ad ora segnate. Bottino davvero misero.
Rendimento ampiamente insufficiente se poi lo si paragona a quello delle altre big italiane: con le sue reti la Roma si posiziona sotto alla Juventus (74), al Napoli (66) e alla prima della classe, la Lazio (75).
L’ultima sconfitta casalinga con la Fiorentina deriva proprio da questo aspetto: lo scarso cinismo sotto porta; 25 (tiri) a 0 (goal) è una proporzione allarmante se riferita ad una squadra a quota 60 punti, terza in classifica e ancora in lotta per un posto in semifinale di Champions League.  Un focus sulla gara con la Viola ci mostra come la squadra di Di Francesco sia strettamente Dzeko dipendente. Si deve comunque sottolineare che il ruolo centrale della prima punta negli schemi tattici è diventato ormai un topos del mondo calcistico italiano. Basti pensare, ad esempio, al ruolo di Icardi nell’Inter: dal derby in poi il centravanti nerazzurro è a secco di goal e la squadra, di conseguenza, dei 3 punti. Costruire e disegnare un gioco intorno ad un solo giocatore è un fattore inevitabilmente limitante per il rendimento complessivo del gruppo.
La Roma rimane, comunque, una squadra che nel corso delle partite crea molte occasioni da goal, sprecandone altrettante. Si può dire quindi che il momento no  per i giallorossi risiede più nella testa che nelle gambe: tanti impegni possono condizionare l’aspetto mentale e partite come quella con il Barcellona di mercoledì scorso portano con sè molte fragilità, tra cui anche la cosiddetta sindrome “del braccino corto” di cui sono affetti gli avanti capitolini.
In virtù di una settimana di fuoco, tra Europa e derby, Di Francesco dovrà inevitabilmente sperare nel ritrovato cinismo sotto porta degli attaccanti. In questo senso, sarà fondamentale per il tecnico giallorosso lavorare sulla testa dei propri giocatori: la sensazione è che il compito sia molto più arduo rispetto alle premesse di inizio stagione.




Roma, i 3 segnali positivi nonostante la sconfitta di Barcellona

Ogni tifoso romanista, anche il più sfiduciato, può ritenersi assolutamente orgoglioso di questa Roma. Qualunque appassionato di calcio, infatti, si sarebbe aspettato un risultato tennistico al termine della partita del Camp Nou, ma così non è stato. Precisiamo: i giallorossi hanno comunque rimediato una brutta sconfitta nella gara disputatasi ieri contro il Barcellona, ma a differenza di qualche uscita europea precedente, questa volta alla squadra capitolina va dato il merito di aver combattuto fino alla fine, giocando bene a calcio e dimostrando un buon accenno di mentalità che serve per diventare un grande club. Oltretutto la squadra di Di Francesco è stata anche sfortunata negli episodi, e lo evidenziano il fallo da rigore non fischiato su Dzeko nel corso del primo tempo, quando il risultato era ancora fermo sullo 0-0, ma soprattutto i due autogoal di De Rossi e Manolas, entrambi arrivati nel momento migliore della Roma.
Sottolineando tutti questi aspetti e in vista della partita di ritorno del 10 aprile all’Olimpico, cerchiamo di capire i tre segnali positivi che ha lasciato la sconfitta contro i Blaugrana.

La voglia di fare calcio

Niente di più semplice: la voglia di giocare a pallone. Per tutti i 90 minuti la Roma non è mai stata remissiva o rinunciataria, anzi, ha sempre cercato di impostare il proprio gioco, fraseggiando palla a terra e cercando raramente le verticalizzazioni in attacco. Questo è senza dubbio merito di Di Francesco, che in uno stadio imponente e intimidatorio come quello del Camp Nou, ha voluto praticare un tipo di calcio sempre propositivo, abbandonando completamente l’idea di un rintanamento all’interno della propria area, finalizzato a difendere con tutti e dieci gli uomini. Un modo di fare calcio che può essere definito anche coraggioso, perché se giochi in quel modo contro il Barcellona gli esiti sono due: o vinci la partita, oppure prendi l’imbarcata. Beh, la Roma la partita non l’ha vinta, ma non ha nemmeno preso l’imbarcata. Il 4-1 è un risultato netto, certo, ma solo per chi guarda l’esito finale: chi ha visto la partita, infatti, sa benissimo che i giallorossi hanno giocato una partita grintosa, con pressing alto, velleità di palleggio e ottimo contenimento con le linee molto strette.

La consapevolezza dei propri limiti

Come molti di voi ben sapranno, la Roma si è qualificata ai quarti di finale di Champions League dopo dieci anni. E’ chiaro che arrivare in una fase così avanzata della competizione e dover affrontare una squadra come il Barça, volesse dire anche testarsi, mettersi alla prova, in modo da capire il livello generale della squadra. Un livello tutto sommato buono, ma a cui manca ancora quel quid in più per potersi definire ottimale: parliamo ovviamente di qualità della rosa e della prestazione dei singoli. Se in difesa, infatti, Alisson, Manolas e Kolarov si sono dimostrati una garanzia, non si può dire lo stesso del centrocampo, e ci riferiamo in particolare a Gonalons, la cui prestazione ha lasciato parecchie perplessità, molto lento e poco furbo in alcune circostanze. Buona invece la prestazione di Strootman, che il suo lo ha fatto, manifestandosi sempre presente, e altrettanto si può dire del giovane Pellegrini. Venendo all’attacco, Dzeko ha corso molto, cercando di fare il cosiddetto lavoro sporco e trovando nel finale anche il goal, Florenzi si è dimostrato più a suo agio se schierato nell’esterno di attacco, mentre Perotti si è confermato il solito insider di sinistra. E’ chiaro che nel complesso si poteva fare qualcosa in più, specialmente capitan De Rossi, apparso opaco e poco brillante nel velocizzare la manovra. La strada è ancora lunga, bisogna alzare l’asticella, ma il match di ieri ha dimostrato che le premesse per diventare una grande squadra ci sono tutte. E’ questo quindi l’obiettivo della Roma, ciò a cui deve puntare, e Di Francesco lo aveva già sottolineato nel post-gara contro il Chelsea: “Quella è stata la partita che ha fatto cambiare mentalità alla squadra, ci ha dato forza. Io voglio che la squadra giochi sempre con personalità, il pensiero è quello di far morire il gioco degli avversari, importante è l’aspetto mentale, devi dimostrare che vuoi dominare”. 

La supremazia del Barça non c’è stata: il 4-1 è un risultato bugiardo

La Roma ha fatto la partita, il Barcellona meno del compitino. Guardare solo al risultato finale non basta, ci vuole anche una certa lucidità: i giallorossi si sono dannati l’anima dall’inizio alla fine, giocando contro una squadra extraterrestre, che è riuscita a portare a casa la vittoria giochicchiando la partita e senza effettuare troppe accelerazioni. Il primo goal blaugrana è arrivato si a causa di un errore di Pellegrini (troppo lezioso in uscita palla al piede), ma quanta sfortuna per Daniele De Rossi, che nel tentativo di anticipare Messi ha mandato la palla dietro le spalle di Alisson. Per non parlare poi del secondo, ancora più clamoroso se vogliamo, dove su un cross rasoterra di Rakitic, Umtiti ha provato il tapin vincente spedendo il pallone sul palo, che nel rimpallo però ha colpito le gambe di Manolas, terminando in rete. Nonostante questo, la Roma ha proseguito nel macinare gioco, consapevole dei propri mezzi e delle proprie qualità, e continuando ad esprimere la nuova filosofia di calcio voluta dal suo allenatore. Anche dopo il 3-0 di Piqué la squadra giallorossa non si è persa d’animo, ci ha creduto fino al novantesimo, schiacciando gli ultimi quindici minuti il Barcellona nella propria metà campo. All’80’ è arrivato anche il goal di Dzeko, molto bravo ad infilare la palla in rete su un’imbeccata di Perotti. Otto minuti più tardi, invece, ennesimo rimpallo favorevole agli uomini di Valverde, sul quale si è avventato Suarez per il definitivo 4-1. Tirando le somme, il Barcellona ieri sera non ha giocato il gran calcio spettacolare di sempre, tant’è che non è riuscito a finalizzare un’azione di attacco con tutti i propri passaggi (cosa che invece fa di solito), dimostrandosi anche molto fortunato in molteplici occasioni. La squadra di De Rossi e compagni è stata quindi punita più dalle disattenzioni che dalla supremazia della squadra barcellonese, ed è un vero peccato, perché con un pizzico di sfrontatezza e cattiveria in più il passivo sarebbe potuto essere meno pesante.




Roma, ecco perché devi crederci contro il Barcellona

Vi ricordate la storia di Davide e Golia? Quel fanciullo che, grazie all’aiuto di una semplice fionda, sconfisse il terribile gigante? La sfida tra Barcellona e Roma è, più o meno, la stessa cosa. I giallorossi rappresentano la piccola squadra che deve affrontare uno dei club più forti del Mondo; l’esito della sfida sembra scontato con Messi e compagni pronti a festeggiare l’accesso alla semifinale al termine dei 180 minuti. Il calcio, però, non è una scienza esatta e alle volte sorprende: il Leicester ha vinto una Premier e il Crotone è riuscito a salvarsi dopo una clamorosa rimonta. Se la prossima squadra ad entrare nella storia fosse la Roma? Cerchiamo di capire i motivi per cui i ragazzi di Di Francesco possono credere nell’impresa.

La Legge dei grandi numeri

Le statistiche del Barcellona sono impressionanti; gli uomini di Valverde hanno ottenuto 32 vittorie e 10 pareggi tra Liga, Champions e Copa del Rey. Un rullino di marcia praticamente perfetto che fa capire come i bluagrana vogliano scrivere la storia al termine della stagione. Il paradosso è che sono proprio questi numeri a dare una piccola speranza alla Roma. Prima o poi il Barcellona dovrà perdere una partita: è la legge dei grandi numeri. Una speranza flebile, è vero, ma quando si affronta un club di questo calibro ogni dettaglio può essere utile per credere nel miracolo.

Il ritorno all’Olimpico

La Roma giocherà la gara di ritorno in casa ma, a differenza del match con lo Shakhtar, si troverà di fronte una squadra con un valore tecnico di gran lunga superiore. Per superare il Barcellona servirà la spinta dell’Olimpico, il cuore pulsante dei giallorossi. Le sole sette ore con cui lo stadio della capitale è stato riempito fanno capire come ci sia fiducia in una squadra chiamata a scalare l’Everest. Quanto è importante il tifo del proprio pubblico? Tanto, perché in determinati momenti sentire il calore e l’appoggio della gente è fondamentale per superare le difficoltà; i tifosi sono il dodicesimo uomo in campo e la Roma, senza la spinta di uno stadio intero, non sarebbe riuscita a pareggiare con l’Atletico Madrid (senza nulla togliere alla prestazione di Alisson) e non avrebbe mantenuto il vantaggio con lo Shakhtar. Contro il Barcellona servirà il sostegno di ogni singolo spettatore per compiere una vera e propria impresa.

Una nuova mentalità europea

Quanto fatto dalla Roma in Champions League è un qualcosa di nuovo: chi si sarebbe immaginato i giallorossi primi in un girone con Chelsea e Atletico Madrid? Nessuno. E chi avrebbe pensato ad uno rimonta, da due a zero allo Stamford Bridge, dopo un inizio da incubo? Nessuno. Il lavoro fatto da Di Francesco è stato straordinario e i risultati si sono visti; la squadra, consapevole dei propri mezzi e senza mai esprimere un calcio spettacolare, ha saputo ritagliarsi un ruolo importante a livello internazionale. Una crescita che, indipendentemente dall’esito del doppio confronto con il Barcellona, dovrà proseguire nella prossima stagione. Intanto ci sono 180 minuti da disputare con la consapevolezza di essere inferiori ma con la voglia di continuare a stupire l’Europa perché la mentalità è cambiata e, proprio per questo, un altro risultato tennistico non è ammesso.

Sfruttare le occasioni

Chi ha visto la doppia sfida con il Chelsea ha potuto notare come il Barcellona, essendo una squadra abituata ad attaccare per il 90% della partita, abbia lasciato molti spazi ai giocatori dei Blues, specialmente nel match del Camp Nou. Questo può essere un punto a favore della Roma; i giallorossi, non appena riconquistata palla (impresa non propriamente semplice), dovranno servire Nainggolan (qualora il belga dovesse scendere in campo) o Perotti per attaccare in velocità la difesa scoperta del Barca. Le armi in più della Roma dovranno essere cinismo e cattiveria nel capitalizzare ogni minima occasione: solo così puoi sperare di eliminare il Barcellona.




Non solo Bayern-Sambenedettese: i 5 gemellaggi più strani del calcio italiano

Cosa ci facevano ben cento tifosi del Bayern Monaco alla partita di Serie C tra Sudtirol-Sambenedettese? Come i più appasionati sapranno, Bayern e Sambenedettese sono gemellate dal lontano 2005, quando alcuni esponenti della “Schickeria” (gruppo tedesco appassionato delle realtà calcistiche minori italiane), arrivarono allo stadio per seguire il match Sambenedettese-Napoli, proprio negli anni in cui il club campano era sprofondato in Lega Pro a causa del fallimento. Grazie a un tifoso marchigiano che parlava il tedesco, naque un’amicizia che poi si trasformerà in un gemellaggio solido. Negli anni ci sono state tante dimostrazioni di affetto da entrambe le parti. La più emblematica risale allo scorso anno, quando i tifosi tedeschi omaggiarono la squadra italiana per la promozione in Lega Pro con la scritta “L’amicizia va oltre ogni categoria. Auguri, magica Samb”. Andiamo a scoprire quali sono i gemellaggi più strani del calcio italiano.

Juventus-ADO Den Haag

Il gemellaggio tra i bianconeri e la squadra olandese naque nel lontnao 1988, quando un gruppo di tifosi olandesi assisitì ad una partita di Coppa UEFA tra Juventus e Liegi. Da quel giorno il rapporto si è rafforzato sempre di più, fino ad arrivare a festeggiare il 25° anniversario del gemellaggio: per l’occasione, oltre lo striscione che potete ammirare nella foto qui sotto, un centinaio i tifosi bianconeri sono stati invitati per partecipare ad un match contro il Feyenoord.

Milan-Partizan Belgrado

Il gemellaggio è nato in tempi recenti, quando nel 2012, alcuni tifosi serbi del Partizan Belgrado, hanno assistito al match di Champions League tra Milan e Barcellona. In seguito, i 40+ (il nome della tifoseria) hanno invitato una delegazione di tifosi rossoneri ad assistere all’emozionante derby contro lo Stella Rossa.

Roma-Panathinaikos

Il gemellaggio tra le tifoserie è nato grazie al basket, quando alcuni tifosi romanisti assistirono al match tra la Lottomatica e appunto il Panathinaikos. Al termine della partita, i tifosi delle due squadre sono andate a bere insieme in un pub e hanno stretto un’amicizia confermata poi anche nel calcio, quando la Roma incontrò l’Olympiacos: un numeroso gruppo di Pao viene in sostegno degli ultras capitolini, accompagnandoli allo stadio e dandogli ospitalità nel dopo gara.

Sampdoria-Olympique Marsiglia

Il gemellaggio tra le due tifoserie dura da più di 30 anni, quando alcuni tifosi dell’Olympique Marsiglia vennero a Genova per vedere una partita dei blucerchiati. Lo scorso anno, in occasione del rapporto trentennale, è stata organizzata una vera e proprio festa per ricordare l’anniversario dell’amicizia.

Parma-Bordeaux

L’amicizia naque nel lontano 1998, quando un ragazzo girondino si trasferì a Parma per continuare gli studi ed entrò a bere nel bar dove si riunivano i tifosi ducali. Qualche tempo più tardi, una delegezione di tifosi italiani fu invitata ad asssistere alla finale di Coppa di Francia, al nuovo stadio Saint Denise contro il Paris Saint-Germain. Da quel momento, naque ufficialmente il gemellaggio tra le due tifoserie.




Roma, 40 € per la Curva Sud sono troppi? La nostra inchiesta

Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano: cita così la frase di una vecchia canzone di Antonello Venditti, che sembra rispecchiare il difficile rapporto di amore e odio generatosi tra i tifosi della Roma e la Curva Sud.
Alla luce di quanto accaduto nelle due stagioni precedenti, nel corso delle quali gli ultras giallorossi hanno manifestato una lunghissima protesta iniziata dalla gara di Champions contro il Barcellona del 16 settembre 2015 e terminata con la sfida contro il Lione di Europa League il 16 marzo 2017, ecco che il problema si ripresenta ed è legato in qualche maniera di nuovo alla sfida di coppa contro la squadra Blaugrana.

Molti tifosi romanisti, infatti, hanno manifestato il loro disaccordo riguardo ai prezzi di Roma-Barcellona, match valevole per il ritorno dei quarti di finale di UEFA Champions League e che si disputerà martedì 10 aprile alle ore 20.45 presso lo Stadio Olimpico di Roma. I costi dei biglietti, per chi volesse prenotare un posto nella discussa curva, variano dai 40 ai 45 euro, a seconda del diritto di prelazione, ma secondo quanto emerso attraverso i canali social del mondo giallorosso, sembrerebbe che siano un tantino elevati. Senza parlare dei prezzi degli altri settori, che partono da 60 euro per i distinti sud/nord e arrivano fino a 130 euro per la Tribuna Monte Mario d’élite.

Andare allo stadio, quindi, costa veramente caro ai tantissimi tifosi italiani, ma siamo sicuri di essere svantaggiati rispetto agli altri paesi d’Europa? Attraverso un’analisi dettagliata, noi di RadioGoal24 abbiamo esaminato e confrontato i prezzi dei biglietti da stadio tra le varie squadre della Serie A, ma anche tra quelli dell’Italia e il resto degli altri campionati europei.

Il bilancio dei prezzi dello Stadio Olimpico, sponda Roma.

I costi per i biglietti nella Serie A

Prima di andare a verificare il confronto fra l’Italia e gli altri paesi europei, è bene concentrarsi e indagare effettivamente “Quanto costa andare allo stadio in Italia”. Da un’indagine da noi condotta presso le biglietterie delle squadre nel nostro campionato, possiamo ben vedere come in effetti sia sia registrato un certo aumento nel costo dei singoli tagliandi per le partite della Serie A. Si nota come, ad esempio, il costo minimo dell’interno torneo si riferisce al biglietto per la curva B del S.Paolo di Napoli, con un valore di 10 euro. E’ certamente un “unicum” all’interno del movimento, relativo alle specifiche caratteristiche dello stadio (che è in via di ristrutturazione) e delle politiche societarie partenopee in confronto alla situazione sociale ed economiche della città meridionale. Possiamo scoprire, infatti, che in realtà più spostate verso il nord il costo minimo per un biglietto di una curva si alza notevolmente: le due squadre con una tariffa massima in Serie A per singolo biglietto (senza alcun tipo di esenzione) sono Inter e Juventus, entrambe a 30 euro. E’ curioso vedere invece di come un posto, sempre per S.Siro, ma sponda Milan, costi leggermente di meno: 25 euro. E’ chiaro di come ci sia, quindi, uno squilibrio a livello territoriale nel costo dei biglietti, una differenza che è sotto certi punti di vista anche facilmente comprensibile andando a indagare le differenze economiche fra le “due Italie” contando anche lo stato di alcuni stadi al Sud. I 15 euro minimi per il Cagliari e i 17 del Crotone sono infatti altra cosa rispetto ai 25 del Genoa o i 24 del Chievo. Alcune eccezioni però esistono, come il costo di 15 euro per un biglietto singolo in Curva (ricordiamo, senza alcun tipo di esenzioni o bonus economici e a vendita libera) per Udinese e Sassuolo: una particolarità che non è tanto difficile da comprendere, visto che entrambe le squadre possono vantare uno stadio di proprietà e quindi la totale autonomia nella gestione dell’impianto e della superficie di riferimento. Per quanto riguarda invece i costi massimi la tendenza è più o meno simile, con lo squilibrio fra nord e sud: anche qui il S.Paolo di Napoli si conferma lo stadio meno caro, con un biglietto massimo per la tribuna che ammonta a soli 45 euro, superando quindi lo stadio del Cagliari fermo a 50. In generale, fatta eccezione per il Bentegodi di Verona, che probabilmente manca di alcuni servizi “premium” tipici di alcuni impianti calcistici e offre un biglietto massimo di 62 euro, gli stadi del Nord offrono posti in tribuna per una cifra intorno ai 100 euro, con un picco massimo per l’Atalanta: i nerazzurri offrono infatti un biglietto per la tribuna v.i.p per la cifra di 320 euro, con il Torino che si aggiudica la seconda posizione a quota 230.

 

Il listino prezzi di Roma-Barcellona, che andrà in scena il 10 Aprile allo Stadio Olimpico.

I prezzi delle squadre italiane nelle competizioni europee

Come si comportano le squadre italiane in Europa? Non parliamo ovviamente di prestazioni e risultati, ma di costo dei biglietti. Possiamo ben vedere di come molto spesso è la competizione a fare il prezzo: per le partite di Champions League i singoli posti in curva sono valutati molto di più rispetto alle partite di campionato: prendendo in esame questa stagione (2017/2018) possiamo vedere di come un biglietto in Curva B al S. Paolo arrivi ad una cifra di 70 euro, 7 volte tanto che il rispettivo in Serie A. Al contrario, nei match disputati contro il Lipsia in Europa League, il costo del settore era di solamente 14 euro, a dimostrazione di come ci sia una sostanziale differenza a seconda delle competizioni. Per quanto riguarda la questione Roma, i giallorossi nel match contro il Barcellona hanno adottato una politica prezzi molto più generosa rispetto alle altre italiane (40 euro contro i 55 dell’ Allianz Arena ed i 70 del S.Paolo) anche se in leggero rialzo rispetto agli anni scorsi (il costo di un biglietto in Curva Sud in quel famoso Roma-Barcellona 1-1 di due anni fa stava a 35 euro). Per quanto riguarda l’Europa League, da segnalare la politica popolare di Napoli e Lazio (entrambe con 14 euro per le Curve) con Atalanta a 22 euro e Milan a 35 (per la sfida con l’Arsenal).

I prezzi (per abbonamenti) dei singoli settori delle 20 squadre di Serie A.

I costi degli abbonamenti nella Serie A

Una volta il nostro campionato era uno dei più seguiti e si classificava al primo posto tra quelli europei: oggi purtroppo non è più così e a dirlo sono proprio i numeri, dato che nel corso degli anni l’affluenza degli spettatori allo stadi è diminuita sempre più. Se nella stagione 2012/13 la media spettatori era di 24.655, la stagione 2016/17 ha fatto registrare un calo di quasi tremila spettatori. Vuoi infatti che la Serie A non abbia più l’appeal di una volta, vuoi le difficili condizioni economiche che gravano sull’Italia da diverso tempo, è chiaro che il nostro calcio presenta molti problemi, uno di questi legati alla vendita dei biglietti. I prezzi degli stadi italiani, soprattutto quelli delle big, sembrano non venire in contro alle tasche dei tifosi italiani: la Juventus, ad esempio, si classifica al primo posto per l’abbonamento in curva più caro, che tocca cifre di 490 euro (comunque in ribasso rispetto allo scorso anno, in cui stava a 540). Se consideriamo poi che ogni squadra deve giocare in casa 19 partite, allora è chiaro che le gare casalinghe di una squadra verrebbero a costare 28 euro a partita. Segue il Napoli secondo, con un abbonamento che si aggira intorno ai 350 euro (18 euro a partita). Al terzo posto a sorpresa troviamo la SPAL, che presenta abbonamenti di 355 euro, molto più costosi rispetto a quelli di squadre come Roma, Lazio, Fiorentina, Inter e Milan, che si aggirano tra i 200 e i 300 euro. Per le famiglie italiane diventa difficile quindi recarsi allo stadio, dato che i prezzi restano alti e instabili, soprattutto a seconda del tipo di incontro: se infatti a Cagliari si arrivano a spendere 130 euro nei Distinti per la gara contro la Juventus, nello stesso settore, ma con avversario il Genoa, se ne spendono 75.
Questo dunque è ciò succede in Italia, ma per quanto riguarda il resto dell’Europa?

Differenza di costo tra i biglietti italiani e quelli europei

Prendendo in considerazione il costo medio dei biglietti, il costo medio delle trasferte ed il ranking di ciascun campionato, la Bundesliga si conferma essere la competizione con il miglior rapporto qualità-prezzo: il prezzo medio per vedere una partita in Germania è di 32 euro, mentre per quanto riguarda le trasferte si parla di cifre intorno ai 164 euro. L’Inghilterra, invece, risulta essere la nazione più cara di tutte, dal momento che per vedere una partita di Premier League occorrono in media 74 euro, ai quali si aggiungono i 298 euro per un’eventuale trasferta. A seguire la Spagna, al primo posto nel ranking dei campionati e con una media di 70 euro per lo stadio e di 186 euro per una trasferta. All’ultimo posto la Turchia, dove bastano in media 13 euro per andare a vedere una gara di Super Lig turca, mentre per una partita fuori casa occorrono 107 euro.
In tutto questo, l’Italia risiede al terzo posto come prezzo medio di un biglietto, che si aggira attorno ai 69 euro, mentre supera la Spagna nelle trasferte, con un prezzo che supera i 220 euro.

Il ricavo medio per spettatori delle migliori squadre d’Europa

Attraverso un’analisi condotta dalla Uefa e intitolata “The European Club Footballing Landscape”, è stato preso in considerazione il ricavo medio per ciascun singolo spettatore che si reca allo stadio per assistere ad una partita della propria squadra. Più precisamente, l’Uefa ha analizzato tutti i tipi di incassi relativi agli incontri, quindi abbonamenti, biglietti singoli, quote associative, biglietti premio e hospitality.
Ancora una volta l’Inghilterra risulta essere il paese più caro e con una maggiore entrata economica, in quanto Arsenal e Chelsea si classificano rispettivamente al primo e al secondo posto con 97,8 e 90,7 euro di incassi relativi ad un singolo tifoso. Bisogna però dire che i Gunners adottano un’offerta particolare, poiché permettono di vedere a chi acquista l’abbonamento stagionale anche le prime sette partite tra competizioni europee ed FA Cup. Nella top 10, poi, troviamo squadre come Bayern Monaco (quinto con 72,5 euro) e West Ham (decimo con 46,6 euro) che hanno traslocato in nuovi impianti, oppure squadre come Liverpool (quarto con 73,5 euro) e Real Madrid (terzo con 73, 8 euro) che hanno continuato a rimodernare i propri stadi, permettendosi dunque di poter essere tra i primi posti di questa speciale classifica.
Non compaiono nelle prime dieci posizioni le squadre italiane: nella top 30, infatti, la Juventus è undicesima con 44,5 euro, mentre la Roma risiede al quindicesimo posto con 40,7 euro.

Ecco la classifica completa:

  1. Arsenal 97,8
  2. Chelsea 90,7
  3. Real Madrid 73,8
  4. Liverpool 73,5
  5. Bayern Monaco 72,5
  6. Manchester United 70,5
  7. Barcellona 68,1
  8. Galatasaray 64,2
  9. Manchester City 63,9
  10. West Ham 46,6
  11. Juventus 44,5
  12. Tottenham 43,5
  13. Francoforte 41,2
  14. Basilea 40,9
  15. Roma 40,7
  16. Fenerbache 40,0
  17. Amburgo 39,8
  18. Besiktas 39,5
  19. Paris Saint-Germain 39,1
  20. Werder Brema 38,1
  21. Sion 37,9
  22. Newcastle 35,00
  23. Crystal Palace 34,6
  24. Bournemouth 34,6
  25. Atletico Bilbao 33,2
  26. Anderlecht 33,1
  27. Everton 32,8
  28. Lione 32,3
  29. Southampton 32,1
  30. Stoccarda 31,1

 

 

 

 




Roma, le parole di Di Francesco nel post partita

Eusebio Di Francesco, allenatore della Roma, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni ai microfoni di Premium Sport al termine del match contro il Crotone: “La squadra sta crescendo, lo abbiamo dimostrato specie nel primo tempo dove non era facile entrare nella loro area di rigore. Siamo arrivati al gol con una bellissima manovra, nel secondo tempo ce la siamo complicati un pò in un campo che non ci ha aiutato e siamo stati un pò troppo superficiali. Quando tu vuoi giocare a calcio e cerchi di giocare la palla a terra prendi qualche rischio, è stato bravo Alisson a chiudere lo specchio della porta. Sono contento di avere il portiere brasiliano, con lo Shakhtar si è riposato. Mi aspetto maggiore continuità durante la gara e nel forzare alcune manovre orizzontali, siamo stati pazienti e potevamo sfruttare qualche contropiede. Pellegrini? Ha ancora grandi margini di miglioramento. Qua devo essere bravo io, devono giocare sempre con la voglia di divertirsi come si deve fare anche in Champions. Se tu non scendi in campo per giocare a calcio fai fatica in qualunque partita”.




Champions League, Italia vs Spagna: l’analisi di Barcellona e Real Madrid

Oggi, venerdì 16 marzo, le otto squadre qualificate negli ottavi hanno scoperto il loro destino: a Nyon si sono decisi gli accoppiamenti per i quarti di Champions League.
Dopo undici anni, l’Italia si trova con due squadre nella prestigiosa competizione in cui ci sono tutte le più forti d’Europa. La sfida sarà tra l’Italia e Spagna.
La Roma, infatti, ha pescato il Barcellona, il cui ultimo incontro ufficiale risale a 3 anni, mentre la Juventus il Real Madrid di Zidane.

Barcellona-Roma

Rosa

Il Barcellona gioca spesso con il 4-3-3 con Messi,Coutinho (o Dembelé) e Suarez a ricoprire la fase offensiva. A protezione della porta del Barca c’è il titolare Stegen, con i difensori Roberto, Pique, Umtiti e Alba. A dare densità e qualità a centrocampo ci sono i soliti, Rakitic, Busquets, Andrè Gomes e Iniesta. Il tecnico Valverde.
La Roma, invece, sia nelle gare europee sia in quelle in campionato si coniuga con un 4-2-3-1 con Dzeko come prima punta. Alle sue spalle i soliti Nainggolan, Under e El Sharaway, il quale si alterna spesso con Perotti. In difesa, la Roma si allinea a 4 con Florenzi e Kolarov come terzini, chiamati dall’allenatore a dare aiuto e qualità anche alla fase offensiva attraverso sovrapposizioni e cross nella ricerca dell’altissimo. Sarà compito di Manolas e Fazio  difendere invece centralmente la porta di Allison.

Andamento in campionato

Il Barcellona, in Liga, si trova ad essere prima in classifica con 72 punti da sola e lontana ben 8 punti dall’Atletico Madrid, seconda nel campionato spagnolo. La Roma invece, è distante molti punti dal primo posto in Serie A, ormai infatti a contendersi il titolo di campione d’Italia sono la Juventus e il Napoli. Per la squadra giallorossa l’obiettivo in campionato è quello di raggiungere la qualificazione alla Champions per il prossimo anno.

Partita

Sfida molto importate per la Roma di Di Francesco. La squadra spagnola è abituata a questi importante competizioni e in questi ritmi viaggia con molta qualità e serenità. Il Barcellona ha vinto la sua ultima Champions nel 2015 proprio contro un altra italiana, solo che quella volta non c’era la Roma di Di Francesco ma la “signora” bianconera. Per i giallorossi sarà sicuramente una sfida tosta sotto ogni angolazione, il gioco del Barca è tra più belli e nello stesso tempo tra il più temuto dagli avversari di tutto il mondo. Sicuramente la Roma dovrà servirsi, in questa partita, di un gioco tattico molto difensivo, per sfruttare i contropiedi, attraverso i recuperi palla a centrocampo.

 

Juventus-Real Madrid

Rosa

Il Real Madrid si schiera spesso con un 4-3-1-2 con Benzema e Ronaldo in avanti e Isco alle spalle dei due o, in alternativa, con lo spagnolo ad agire da esterno alto. In porta il solito Nava, in difesa Caravajal, Varane, Ramos e Marcelo, mentre il compito di portare qualità a centrocampo spetta ai fuoriclasse Kroos, Casemiro e Modric. La Juventus, anche grazie alle tante alternative che la panchina riserva all’allenatore, propone spesso diverse soluzioni di gioco.
Scende in campo spesso con il 4-3-3 o con un 4-3-1-2 con Higuain, Dybala e Mandzukic in avanti come tridente d’attacco, mentre Matuidi, Khedira e Pijanic a centrocampo, pronti a iniziare la classica manovra offensiva dei bianconeri.

Andamento in campionato

Il Real è solo terza quest’anno in Liga spagnola e si trova a -15 dalla prima, ovvero dal Barcellona di Messi. La Juventus, invece è ormai sulla scia positiva e pronta a riconquistare il settimo scudetto consecutivo. Ostacolo che rimane da superare per gli uomini di Allegri è il pressing del Napoli, che sicuramente non mollerà di certo la presa fino alla fine del campionato per vincere il titolo di Campioni d’Italia.

Sfida

Si ripete quindi la sfida in finale di Champions dello scorso anno, mentre quest’anno saranno i quarti a definire la vincitrice fra queste due storiche formazioni. In questa sfida ad uscire vittoriosa è stata quasi sempre la squadra spagnola, ma quest’anno vedendo anche il campionato e le prestazioni che sta facendo il Real Madrid, vincere non sarà sicuramente impossibile per la squadra di Allegri. La Juventus, però, dovrà fare una partita perfetta non solo in difesa, dato l’attacco prolifico del Real, ma soprattutto in quella offensiva,  in cui dovrà affidarsi al migliore Higuain.