3 aprile 1896, la nascita del quotidiano sportivo più antico d’Europa

3 aprile 1896, la nascita del quotidiano sportivo più antico d’Europa

Il 3 aprile 1896, non può essere una data  indifferente per gli amanti dello sport, giorno ed anno di fondazione della Gazzetta dello Sport, il quotidiano sportivo più antico d’Europa. Il giornale venne fondato da due giornalisti piemontesi Eugenio Camillo Costamagna ed Elisio Rivera; i due furono chiamati a Milano dal direttore del Secolo, giornale democratico milanese, per rafforzare il settimanale il Ciclista. In pochi mesi i due riformarono totalmente il vecchio giornale, facendolo diventare un quotidiano inerente a tutte le discipline sportive, e gli diedero il nome di Gazzetta dello Sport; nel 1898 venne invece presa la storica decisione di modificare il colore della stampa, dal verde al rosa; il 2 gennaio 1899 fece il suo esordio la prima versione del quotidiano in rosa, che riscosse un grande successo ed ancora oggi è il marchio distintivo del giornale. In 124 anni la Rosea ha avuto il privilegio e l’onere di raccontare storie di sport agli appassionati, e lo ha fatto con grandissime firme come Brera, Palumbo, Giuseppe Ambrosini e tanti altri, arrivando ad essere il terzo quotidiano del paese, primo  per quanto concerne la categoria de giornali sportivi. Immortali alcune delle prime pagine della Gazzetta che scandiscono la nostra storia sportiva e inchiodano le sensazioni degli appassionati ad una pagina di giornale, creando un filo conduttore tra le generazioni con la capacità di rivelare e trasmettere la naturale forza coinvolgente di una manifestazione sportiva, che, bisogna sempre tenere a mente, non è MAI solo sport. Eccovi allora alcune delle più iconiche prime pagine della Rosea:

Prima pagina dell’8 luglio 1946 che celebra la storica vittoria di Gino Bartali alla 29esima edizione del Giro d’Italia, la prima dopo la fine della Seconda Guerra mondiale.

 

Prima pagina del 29 luglio 1980 che celebra Pietro Mennea, fresco vincitore dell’oro olimpico a Mosca nei 200 metri.

E per concludere le due prime pagine che celebrano ed omaggiano l’Italia Campione del Mondo, quella del 1982 in Spagna con Bearzot festeggiato dalla squadra, e quella del 2006 con il capitano Fabio Cannavaro che, gridando, alza la coppa al cielo.

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?




Coronavirus, Infantino: “prima la salute, poi la rivoluzione”

Coronavirus, Infantino: “prima la salute, poi la rivoluzione”

Il numero uno della FIFA, Gianni Infantino, ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport, che può essere riassunta nello slogan: “prima la salute, poi la rivoluzione”. Andando nel dettaglio, il presidente, ha consigliato ai dirigenti di prepararsi al peggio; c’è il concreto rischio che la stagione calcistica si fermi, tale stop dovrà essere gestito senza panico e con la consapevolezza che appena si potrà si tornerà a giocare.

“Prima la salute. Poi tutto il resto. E il resto, per i dirigenti, significa sperare il meglio ma anche prepararsi al peggio. Senza panico, diciamolo chiaramente: si giocherà quando si potrà senza mettere a rischio la salute di nessuno. Federazioni e leghe siano pronte a seguire le raccomandazioni di governi e Oms. Io ringrazio dottori, infermieri e tutti quelli che rischiano la loro vita per salvarne altre. Loro sono eroi.”

Infantino poi spiega anche le riforme che potrebbero essere istituite in questa situazione d’emergenza: meno partite, ma più combattute; un passo indietro generale per assicurare la salute e un sacrificio economico che verterà su tutti i rappresentanti del mondo calcistico:

“Si rischia. Serve una valutazione dell’impatto economico globale. Ora è difficile, non sappiamo quando si torna alla normalità. Ma guardiamo alle opportunità. Possiamo forse riformare il calcio mondiale facendo un passo indietro. Con formati diversi. Meno tornei, ma più interessanti. Forse meno squadre, ma più equilibrate. Meno partite per proteggere la salute dei calciatori, ma più combattute. Non è fantascienza, parliamone. Quantifichiamo i danni, vediamo come coprirli, facciamo sacrifici – sarà avvantaggiato chi ha gestito la propria “azienda” in modo sano – e ripartiamo. Non da zero.”

Chiude con una frecciatina a chi si ostina a parlare di SuperLega:

“Mi viene da ridere. E cos’altro? Da quel che vedo, ci pensano già altri a progettare e organizzare tornei in giro per il mondo, al di fuori dalle strutture istituzionali, e senza rispetto per il modo in cui è organizzato il calcio nazionale, continentale e mondiale. In fu- turo dobbiamo avere almeno 50 nazionali che possano vin- cere i Mondiali, non solo 8 europee e 2 sudamericane. E 50 club che possano vincere i Mondiali per club, non solo 5 o 6 europei. E una ventina di questi 50 saranno europei, il che mi sembra già meglio dei 5 o 6 odierni.Ma non è il momento di parlarne ora.”

 

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Coronavirus: la UEFA pensa alla sospensione del FairPlay finanziario

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L’emergenza sanitaria sta continuando a sgretolare l’economia europea in ogni settore, non facendo sconti. La UEFA considera l’ipotesi di sopsendere il FairPlay finanziario per un anno; a Nyon sono state istituite due commissioni che hanno la finalità di prendere le decisioni in questa situazione delicata. Ceferin ha convocato per la prossima settima una riunione con tutti gli stakeholders del mondo del calcio europeo, e come riportato dalla Gazzetta dello Sport, circola l’idea di posticipare o di sospendere  il FairPlay finanziario. La UEFA non vuole rimanere indifferente alla strette economiche adottate dai vari Stati europei e manifesta l’intento di andare incontro alle società calcistiche, che saranno costrette ad indebitarsi per poter mantenere i lavoratori, dai calciatori ai magazzinieri (purtroppo i primi a pagare una situazione di questo genere).

 

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