L’occasione di Schick: ora è vietato fallire

Il calcio è una fonte inesauribile di chance a volte, hai un mazzo di carte in cui pescare il jolly e vari tentativi per farlo. A Patrick #Schick è evidente siano rimaste talmente poche carte che la goccia di sudore sulla fronte prima di pescare si allarga. Ma il destino (sotto il nome di Edin #Dzeko, che starà fermo quasi un mese per infortunio) gli ha regalato una parte del mazzo da cui pescare: un mazzo sconfinato di tempo ma con una possibilità sola. Non può fallire. E non deve perché le carte di questo bellissimo gioco le pagano i tifosi che ne hanno il “mazzo pieno” delle prestazioni inconcludenti del ragazzo ceco. Venti giorni precisi quelli che mancano a gennaio, quando sarà o un giocatore recuperato per la Roma o una meteora in prestito da recuperare. E nel secondo caso, la tempesta mediatica attorno al calciomercato della #Roma – dal momento che Schick è il calciatore più pagato della storia giallorossa – potrebbe far saltare qualche testa. Nel primo caso, però, assisteremmo alla nuova giovinezza dell’attaccante: tornasse quello visto alla Sampdoria, a Di Francesco farebbe certamente comodo viste le sue caratteristiche offensive. E alla sua Roma qualcuno che faccia goal serve, ora più che mai. A lui il lavoro. Per il momento basterebbe anche solo un paio di stop a partita: sarebbe un buon punto di partenza.

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Lenta, svogliata e senza grinta: la crisi della Roma

La #Roma entra ufficialmente in crisi dopo la trasferta disastrosa di #Bologna. Nonostante i risultati altalenanti di inizio stagione, i giallorossi cercavano il riscatto contro il club di Filippo Inzaghi. Ma ora le scuse sono finite. Il Bologna non è di certo il Real Madrid e quello che si è visto in campo è al limite dell’imbarazzante.

Al netto del risultato di 2-0, quello che lascia esterrefatti è l’atteggiamento degli uomini di Di Francesco. Lenti, svogliati e senza grinta. Il Bologna realizza la prima vittoria in Serie A alla quinta giornata, Santander e Mattiello i primi goal in carriera nel massimo campionato e tutto questo contro la squadra capitolina.

Evidente la carenza di idee in fase propositiva, allarmanti le lacune in quella difensiva. La squadra è già in ritiro punitivo in vista del turno infrasettimanale col Frosinone, ma soprattutto del derby con la Lazio, tappa forse decisiva per la permanenza del mister #DiFrancesco. Si riparte dunque da qui, dal disastro in terra emiliana, nel giorno in cui doveva essere onorata la scomparsa di Giorgio Rossi, con la testa alla partita che cambia le sorti di una stagione.

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Roma, sei sconfitte in casa: quali sono i motivi dei tracolli in campo amico?

Bisognerebbe entrare dentro una macchina del tempo e tornare indietro di 70 anni per registrare un rendimento casalingo più negativo di quello di quest’anno da parte della Roma. Solo nella lontanissima stagione del 1947/48 i giallorossi avevano fatto peggio: 8 sconfitte a fronte delle 6 fino ad ora incassate dalla squadra di Di Francesco.
Non si vince senza segnare neanche un goal; più che altro, partite come queste possono finire a reti bianche per entrambe le squadre, sempre se il reparto difensivo è pronto a limare le difficoltà realizzative di quello offensivo.
Se la matematica non è un’opinione, sono proprio i numeri a testimoniare come sia il fattore “goal” a determinare l’attuale crisi della squadra giallorossa: solo 50 le reti fino ad ora segnate. Bottino davvero misero.
Rendimento ampiamente insufficiente se poi lo si paragona a quello delle altre big italiane: con le sue reti la Roma si posiziona sotto alla Juventus (74), al Napoli (66) e alla prima della classe, la Lazio (75).
L’ultima sconfitta casalinga con la Fiorentina deriva proprio da questo aspetto: lo scarso cinismo sotto porta; 25 (tiri) a 0 (goal) è una proporzione allarmante se riferita ad una squadra a quota 60 punti, terza in classifica e ancora in lotta per un posto in semifinale di Champions League.  Un focus sulla gara con la Viola ci mostra come la squadra di Di Francesco sia strettamente Dzeko dipendente. Si deve comunque sottolineare che il ruolo centrale della prima punta negli schemi tattici è diventato ormai un topos del mondo calcistico italiano. Basti pensare, ad esempio, al ruolo di Icardi nell’Inter: dal derby in poi il centravanti nerazzurro è a secco di goal e la squadra, di conseguenza, dei 3 punti. Costruire e disegnare un gioco intorno ad un solo giocatore è un fattore inevitabilmente limitante per il rendimento complessivo del gruppo.
La Roma rimane, comunque, una squadra che nel corso delle partite crea molte occasioni da goal, sprecandone altrettante. Si può dire quindi che il momento no  per i giallorossi risiede più nella testa che nelle gambe: tanti impegni possono condizionare l’aspetto mentale e partite come quella con il Barcellona di mercoledì scorso portano con sè molte fragilità, tra cui anche la cosiddetta sindrome “del braccino corto” di cui sono affetti gli avanti capitolini.
In virtù di una settimana di fuoco, tra Europa e derby, Di Francesco dovrà inevitabilmente sperare nel ritrovato cinismo sotto porta degli attaccanti. In questo senso, sarà fondamentale per il tecnico giallorosso lavorare sulla testa dei propri giocatori: la sensazione è che il compito sia molto più arduo rispetto alle premesse di inizio stagione.




Roma, le parole di Di Francesco nel post partita

Eusebio Di Francesco, allenatore della Roma, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni ai microfoni di Premium Sport al termine del match contro il Crotone: “La squadra sta crescendo, lo abbiamo dimostrato specie nel primo tempo dove non era facile entrare nella loro area di rigore. Siamo arrivati al gol con una bellissima manovra, nel secondo tempo ce la siamo complicati un pò in un campo che non ci ha aiutato e siamo stati un pò troppo superficiali. Quando tu vuoi giocare a calcio e cerchi di giocare la palla a terra prendi qualche rischio, è stato bravo Alisson a chiudere lo specchio della porta. Sono contento di avere il portiere brasiliano, con lo Shakhtar si è riposato. Mi aspetto maggiore continuità durante la gara e nel forzare alcune manovre orizzontali, siamo stati pazienti e potevamo sfruttare qualche contropiede. Pellegrini? Ha ancora grandi margini di miglioramento. Qua devo essere bravo io, devono giocare sempre con la voglia di divertirsi come si deve fare anche in Champions. Se tu non scendi in campo per giocare a calcio fai fatica in qualunque partita”.




Roma, una stagione fra alti e bassi: che strada seguire per il prossimo anno?

Se nel corso delle scorse settimane l’animo dell’ambiente Roma era unanimemente  negativo, la vittoria con il Napoli ha ancora una volta diviso l’ambiente giallorosso. La grande prestazione degli uomini di Di Francesco, la doppietta di Dzeko, la solidità difensiva, hanno permesso ai capitolini di tornare (momentaneamente) in terza posizione e a ridare ossigeno al tecnico, messo sulla graticola nell’ultimo periodo. E’ chiaro che, in un ambiente del genere, è facile passare dall’estremo pessimismo alla facile esaltazione: si parla quindi di ragionamenti che potrebbero cambiare da un momento all’altro, a partire dalle prossime settimana in cui ci saranno partite fondamentali come quella con il Torino e lo Shakhtar Donetsk che decideranno il destino sia in campionato che in Champions League. Si può comunque fare, entrati ormai nell’ultima parte del campionato, alcuni discorsi su quello che è stato l’anno della Roma e su quello che verrà: ci sono ovviamente molte variabili da considerare, a partire dalla questione societaria, lo Stadio, la dirigenza, ma sopratutto l’allenatore. Riguardo a questo punto il tecnico ha dalla sua, rispetto alla precedente gestione Spalletti, una migliore gestione dei talenti in rosa: in questa stagione Alisson ha dimostrato di essere uno dei migliori portieri del campionato, Gerson sta cominciando da comprimario a rappresentare un ottimo centrocampista duttile e versatile, Under sembra ripercorrere quel percorso di crescita (molto graduale) che fece Dybala due anni fa alla Juventus. E’ chiaro che, in una società che utilizza le plusvalenze  come fonte principale di guadagno per la sistemazione del bilancio, un tecnico del genere non può che far comodo ad una strategia del genere. D’altronde, anche in questa sessione di mercato, la dirigenza giallorossa ha deciso di puntare fortemente sulla “Linea verde” investendo in giocatori come Patrik Shick per cercare di ottenere maggiori soldi per la rivendita futura. Inoltre Di Francesco sembra anche un allenatore molto aziendalista, che difficilmente si impone in maniera così netta nei confronti della società e pronto ad accettare qualsiasi decisioni pur di rimanere a Roma. Questa situazione dipende ovviamente dalla giovane età e dall’inesperienza di Di Francesco, che non ha ancora il curriculum adatto per porsi in maniera decisa nei confronti di Gandini e Baldissoni. Un rapporto che potrà cambiare (come fece anni fa Conte alla Juventus) ma non i può dire che, in questo momento, un tecnico più docile è quello che Pallotta vuole per la propria squadra, considerando l’esperienza spallettiana. Attenzione: con questo non si vuol dire che l’aziendalismo di Di Francesco sia una cosa per forza negativa: a volte, non avere la testa calda e non mettersi contro la propria società, può avere effetti positivi anche sui risultati in campo: una maggiore armonia dirigenziale a tutti i livelli non può che essere positiva per gli animi di tutto l’ambiente, con la sinergia che si è spesso rivelata un’arma fondamentale per uscire dalle situazioni complesse. Ad esempio così lo era anche Garcia, il cui allineamento con Pallotta & co gli ha permesso di agire quasi sempre in tranquillità e di guidare la propria squadra anche nel secondo, complicato, anno di gestione. L’ inesperienza può anche essere considerato il maggiore difetto del mister, che in diverse occasioni non ha dimostrato una presa solida nei confronti della propria rosa, con scelte discutibili sia per quanto riguarda il modulo (un 4-3-3 che solo nelle ultime partite si è trasformato in un 4-2-3-1, con risultati altalenanti) e la gestione comunicativa con tutto l’ambiente, in un misto di vittimismo e auto-critica che non gli hanno permesso di fare breccia completamente nell’ambiente giallorosso. Molto dipenderà dalla posizione in classifica finale, ma una mancata qualificazione in Champions League potrebbe essere determinante nel futuro di Di Francesco: sempre dal punto di vista economico, la Roma fa fatica a restare in piedi senza i soldi che vengono dall’entrata nella massima competizione europea, con un quarto posto minimo risultato utile per considerare la stagione positiva. Le concorrenti sono tante, la continuità della Roma ancora non si è ben vista, e per questo la pressione delle ultime giornate potrebbe condannare il tecnico ed il suo futuro. Pesa molto ovviamente il passato “poco vincente”, una caratteristica comune di molti allenatori nel passato della Roma e che è ancora un pallino fisso nelle menti dei tifosi e delle radio romane, che sognano un arrivo di Ancelotti.




Roma, Di Francesco: “Mi aspettavo di più. Assurdo soffrire così dopo il goal”

Eusebio Di Francesco, allenatore della Roma, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni ai microfoni di Roma Tv parlandodella sconfitta rimediata in Champions League contro lo Shakhtar: “Dopo il gol di Ferreyra? In questa gara si sono viste due Roma opposte. Una cattiva che giocava in verticale, nella ripresa passaggi poco precisi, è inspiegabile per me. Possesso palla sterile. Oggi faccio fatica a capire perché non abbiamo dato continuità. Siamo mancati di atteggiamento, assurdo dopo un primo tempo ottimale. Poca concentrazione? Dopo il primo tempo dovevamo uscire forti, invece la debolezza mostrata è inconcepibile. Non riesco a spiegarmelo. Dobbiamo essere quelli del primo tempo. Nella ripresa potevamo soffrire qualche ripartenza, ma invece abbiamo sofferto senza rifare male. Dzeko? Quando giochi con il 4-2-3-1 può abbassarsi di più. Le occasioni le ha avute anche lui. Nella ripresa le palle un po’ buttate non mi sono piaciute, mi piace il calcio costruito da dietro. Cosa fare di fronte a un atteggiamento complessivo di squadra? Oggi dare risposte non è facile. Normale aspettarsi sempre qualcosa di più, i miei devono dare di più in queste gare. Io devo trovare delle soluzioni ma lo farò dentro lo spogliatoio. Possibile soffrire tanto dopo un gol? No, è assurdo. Non ci dobbiamo disunire, abbassarci tanto e non risalire. Dovevamo osare passaggi in avanti. Dovevamo approfittare delle loro lacune tattiche. Abbiamo preso un gol da una lettura facilissima, anche da un giocatore poco veloce. Questo ha compromesso tutta la squadra”.




Roma, Di Francesco: “Dzeko? Finché resta gioca sempre”

Eusebio Di Francesco, allenatore della Roma, ha rilasciato alcune dichiarazioni al termine del match contro la Sampdoria, parlando della possibile partenza di Dzeko: “Non avremmo meritato di perdere. Nel primo tempo siamo andati sotto per una segnalazione irregolare, le valutazioni andrebbero fatte in modo completo. Non condivido certe scelte che poi hanno rischiato di compromettere la partita. Dzeko al Chelsea? Si è messo a completa disposizione per la squadra, nonostante le tantissime voci. A volte si vede poco, ma c’è sempre. Il suo futuro dipende dalla società: fino a quando sarà a disposizione lo farò giocare.”




Roma, Di Francesco nel post partita: “Siamo stati ingenui. De Rossi non è più un ragazzino”

Eusebio Di Francesco, allenatore della Roma, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni ai microfoni di Premium Sport al termine del match contro il Genoa: “Non mi è piaciuta la gestione da parte dell’arbitro. Questo però non ha determinato il risultato. Secondo me credo che sia doveroso tutelare le squadre che giocano a calcio. De Rossi? Si commettono le ingenuità, De Rossi non è un ragazzino. Quando si perde e si pareggia ne usciamo tutti sconfitti, dobbiamo evitare queste cose. Quando andiamo dietro negli atteggiamenti succedono queste cose. El Shaarawy? Stephan è cresciuto tanto, oggi Perotti è stato meno brillante. Sono contento per lui, è davvero un peccato lasciare per strada due punti. Non è mai facile venire a vincere a Genova. La Roma di oggi? Io non ho detto che è la squadra è stata presuntuosa. Dobbiamo essere consapevoli e non perdere la calma, ciò che è accaduto oggi. L’aggettivo di oggi è ingenua, la partita era sui giusti binari. Questa ce la siamo pareggiata da soli. Mancano i goal di Dzeko? Schick è rientrato da due allenamenti, quando avrà la gamba giusta giocherà. Dzeko ha creato molte situazioni di pericolo, lui si è mosso in un determinato modo. Mi pace la prestazione di squadra. Poi tornerà a fare gol, ha le sue capacità”.