Il coronavirus può terminare la carriera di Gigi Buffon?

Il coronavirus può terminare la carriera di Gigi Buffon?

Il coronavirus ha bloccato il mondo del calcio; uno dei problemi legati a questo stop riguarda il contratto di quei giocatori avanti con l’età. All’interno di questa particolare classifica, troviamo, Gigi Buffon; l’estremo difensore della Juventus, nonostante la carta d’identità reciti dica quarantadue anni, ha avuto la fiducia della società bianconera. Il presidente Andrea Agnelli si è sentito telefonicamente con Buffon (vedersi di persona, in questo momento, è impossibile) e gli ha garantito il rinnovo per un’altra stagione con opzione per l’anno successivo. L’avventura dell’estremo difensore italiano con la maglia bianconera è destinata a continuare ancora a lungo nonostante l’età, nonostante il coronavirus.

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




La Juventus arriva sempre per prima

La Juventus arriva sempre per prima

Come spesso accade la Juventus è arrivata prima, e non stiamo parlando del campionato stavolta ma del taglio degli stipendi. Anche su questo la Juventus si è mossa per prima, dando l’esempio, e questa mossa non è passata inosservata. Come riportato da La Repubblica, ora la trattativa tra l’AIC (Assocalciatori) e la Lega Calcio salterà e tutti i club tratteranno privatamente coi propri giocatori per stabilire una percentuale da tagliare degli stipendi.

Come riportato da Il Corriere dello Sport, questo è stato reso possibile grazie ad una grande riunione tenutasi in videochat tra la dirigenza della Juventus e i tre leader dello spogliatoio bianconero: il board bianconero formato dal presidente Agnelli, il DS Paratici ed il vicepresidente Nedved ha incontrato virtualmente il veterano Buffon, il capitano Chiellini ed il leader Bonucci, dove i calciatori hanno rivestito un ruolo fondamentale riguardo la decisione del tagliare gli stipendi, sono infatti stati loro i promotori del taglio degli ingaggi e questo non ha fatto che accrescere la loro leadership all’interno dello spogliatoio.

Il comunicato della Juventus recita così: “L’intesa prevede la riduzione dei compensi per un importo pari alle mensilità di marzo, aprile, maggio e giugno 2020. Nelle prossime settimane saranno perfezionati gli accordi individuali con i tesserati, come richiesto dalle normative vigenti.”

 

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Le mani di Paratici sulla Juventus

Le mani di Paratici sulla Juventus

Ciò che ha sempre contraddistinto la Juventus dagli altri club di Serie A è la strapotenza che la dirigenza ha mostrato sul mercato ed in Lega, merito di dirigenti forti, competenti e seri che hanno sempre operato al meglio. Dopo l’abbandono di Beppe Marotta la Juventus ha leggermente sbandato, soprattutto in chiave mercato, ma adesso si è ridestata grazie a Fabio Paratici che è diventato il dirigente di punta del club bianconero, per il quale ora passano tutte le decisioni sui rinnovi, sul mercato ed anche su questioni amministrative.

Come riportato da La Gazzetta dello Sport, il presidente Agnelli ed il DS Paratici si sono incontrati con il capitano del club bianconero Giorgio Chiellini per discutere della questione riguardante i tagli degli stipendi. Le possibili soluzioni sono tre al momento, e la decisione finale in merito verrà presa nel giro di pochi giorni:

– La prima opzione prevede il pagamento del mese di marzo, dunque la sospensione dei pagamenti degli stipendi fino a quando non si tornerà a giocare. Se si riprenderà, la parte di stipendio del periodo giocato verrà congelata e pagata successivamente.

– La seconda prevede la rinuncia di un mese su quattro o due su quattro a seconda che il campionato venga sospeso definitivamente oppure concluso in estate.

– La terza ed ultima via proposta prevede la rinuncia a un mese e mezzo indipendentemente dalla piega che prenderà la stagione.

Il super dirigente Fabio Paratici, DS a capo dell’intera area sportiva della Juventus (Chief Football Officer), ha rilasciato un’intervista a Tuttosport dove ha parlato anche del prossimo calciomercato: “Ci saranno molti scambi, una situazione che avvicinerà il calcio all’NBA. È presumibile che alcuni club, ad esempio in Germania, possano beneficiare della generale situazione di crisi in virtù di un’economia sottostante più solida di altre”.

Come riportato da Il Corriere dello Sport, Fabio Paratici sta trattando con Gigi Buffon il rinnovo di contratto che vedrà il quarantaduenne proseguire con tutta probabilità la sua avventura in bianconero. Paratici vorrebbe avere Buffon come chioccia dei portieri e leader dello spogliatoio ancora per un anno ed il portierone bianconero sembra intenzionato a voler firmare il rinnovo perché ancora determinato e voglioso di giocare ad alti livelli, anche perché quando è stato chiamato in causa ha sempre risposto con prestazioni solide che hanno convinto Paratici.

 

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Cessioni eccellenti e grandi ritorni – Calcio (al) mercato #8

Nel podcast di mercoledi 26 giugno di Calcio (al) Mercato si parla del clamoroso ritorno di Buffon alla Juventus. Un’operazione che mette automaticamente in vendita Perin, che i bianconeri vogliono offrire come contropartita nella trattativa Zaniolo.

La Roma cede il suo giovane talento solo per offerte irrinunciabili, così come la Fiorentina con Federico Chiesa: l’attaccante ha già l’accordo con la Juve, che però si sta trovando di fronte un muro da parte del club viola.

Cessioni eccellenti in tutta la Serie A, da Milano (sponda rossonera) a Napoli: quale sarà il futuro dei protagonisti di questo calciomercato? Quali club cederanno i propri gioielli?




Buffon, i 5 momenti chiave della sua carriera

Gigi Buffon, dopo 22 anni di carriera, ha deciso di dire addio al calcio italiano: quella di domani contro l’Hellas Verona, sarà l’ultima partita in Serie A per il portiere bianconero, che dirà addio al nostro campionato dopo 640 presenze (di cui 294! senza subire goal) con le maglie di Parma e Juventus. Prima di ripercorrere la sua carriera tramite cinque momenti chiave del 40enne di Carrara, è giusto e meritevole ricordare il suo palmarés: 9 Scudetti, 5 Coppe Italia, 6 Supercoppe italiane, 1 Campionato di Serie B, 1 Coppa Uefa e 1 Coppa del Mondo. Leggendario.

19 NOVEMBRE 1995: ESORDIO IN A

Si gioca Parma-Milan e Luca Bucci, portiere titolare del Parma, è fuori per infortunio. Il tecnico Nevio Scala decide di sorprendere un po’ tutti rinunciando a schierare in campo Alessandro Nista, il secondo portiere dei ducali. Infatti, tra i pali ci andrà un giovane 17enne, che alla fine della partita, terminata sullo 0-0, risulterà il migliore in campo e la sua prestazione sarà premiata con un 8 in pagella sulle pagine de La Gazzetta dello Sport.

29 OTTOBRE 1997: ESORDIO IN NAZIONALE

La storia d’amore con la Nazionale italiana comincia nell’autunno del 1997, quando Cesare Maldini, complice l’infortunio di Pagliuca al 32′ del primo tempo, decide di mandare in campo Buffon durante Russia-Italia. Dopo aver fatto tutte le trafile delle giovanili, Gigi raccoglierà ben 176 presenze con la Nazionale maggiore, portando a casa anche un storica Coppa del Mondo da protagonista.

12 MAGGIO 1999: PRIMO E UNICO TROFEO INTERNAZIONALE

Nel lontano 1999, chi avrebbe mai pensato che quella Coppa Uefa vinta con il Parma sarebbe stato l’unico trofeo internazionale per club che Buffon avrebbe conquistato nella sua carriera? A distanza di anni, quella Coppa vinta contro il Marsiglia ha un sapore agrodolce se si pensa a quante volte Gigi abbia avuto l’occasione per conquistare la Champions League e coronare il suo sogno. Per lui, sarà comunque un bellissimo ricordo.

9 LUGLIO 2006: LA COPPA DEL MONDO

Forse nel suo palmarés mancherà la Champions League, ma quella Coppa del Mondo vale almeno una Champions e mezzo. Le prestazioni di Buffon durante tutto il Mondiale, gli sono valse un testa e testa fino all’ultimo voto con Cannavaro per il Pallone d’Oro. Quella sera del 9 luglio, per Gigi, è stata anche la sera in cui è stato incoronato miglior portiere sul pianeta. Dodici anni fa era già Leggenda.

6 MAGGIO 2012: LO SCUDETTO DELLA RINASCITA

Dopo Calciopoli, la discesa in Serie B, il ritorno in Serie A e due 7° posti consecutivi, il 6 maggio del 2012 arriva lo Scudetto della rinascita targato Antonio Conte. Dopo aver toccato il fondo, sei anni dopo Buffon riporta sul tetto d’Italia la sua squadra, vincendo la corsa alla vittoria contro un Milan tecnicamente superiore. E come sappiamo tutti, quello è stato il primo dei sette Scudetti consecutivi vinti dal capitano juventino.




Donnarumma, 100 presenze in Serie A: alla sua età cosa facevano i campioni nel suo ruolo?

Sembrava tutto fatto per Milik, doveva solo appoggiare in rete il tapin vincente e permettere al Napoli di vincere, restando così aggrappato alla Juventus: ma nel calcio nulla è scontato. Donnarumma ha calato una vera e propria saracinesca davanti all’attaccante polacco, deviando con la sua manona un pallone destinato ad entrare in porta. La sua prodezza ha significato una svolta importante per la Serie A, perché ha tolto una buona parte dello scudetto agli azzurri, infrangendo quasi tutti i loro sogni, ed ha permesso alla Vecchia Signora di scappare a +6. Una parata degna di un campione, di un predestinato, che in un periodo non particolarmente positivo a causa delle critiche ricevute nelle ultime partite, ha dato un segnale forte: Gigio c’è. A 19 anni Donnarumma si conferma essere uno dei migliori portieri italiani degli ultimi tempi, e a certificarlo ci hanno pensato anche le 100 presenze in Serie A, toccate ieri nella sfida contro i partenopei. Il portierone del Milan si trova da sempre però nel mezzo di una disputa molto accesa, che divide gli appassionati di calcio nella solita domanda: è un campione oppure no? Alla sua età non molti portieri potevano vantare di giocare in una grande squadra (perché il Milan, nonostante la debacle degli ultimi anni, rimane sempre un club importante) e quindi noi di RadioGoal24 abbiamo analizzato come si comportavano gli altri campioni del suo ruolo quando avevano i suoi stessi anni.

Gianluigi Buffon

L’esordio di Buffon in Serie A avviene il 19 novembre del 1995: l’attuale portiere della Juventus aveva allora 17 anni, 9 mesi e 22 giorni. Un talento cristallino cresciuto nella primavera del Parma, al quale Nevio Scala concede un debutto da sogno contro il Milan: in quella partita Bucci (il portiere titolare) era infortunato, mentre a Nesti (il secondo portiere) viene preferito il “giovane ragazzino”. Gigi da quel momento in poi gioca qualche altra partita da titolare, ritornando a sedere in panchina una volta che Bucci rientra dall’infortunio. L’anno successivo però, nella stagione 1996-1997, Buffon comincia a trovare maggiore spazio: dopo un inizio non facile, nel quale salta le prime 7 gare di campionato, il Superman dei portieri si guadagna un posto fisso e gioca tutti i 90 minuti delle restanti 27 partite. Ormai la sua grande carriera è avviata, continua a difendere la porta del Parma con estrema efficienza, e nella stagione 1997-1998 (all’età di 19 anni, la stessa attuale di Donnarumma) arriva anche l’esordio in Champions League, nei preliminari contro il Widzew Lodz, squadra polacca. Rimanendo sempre in quell’anno ma in ottica campionato, Buffon fa registrare un altro record di presenze: 32 per l’esattezza, in cui gioca tutti i minuti a disposizione, salvo poi non essere convocato nelle ultime due partite. In quella stagione il Parma arriva sesto in campionato, a due punti dalla Roma (quarta), e si qualifica per la Coppa Uefa, che vincerà l’anno successivo: quello, tra l’altro, è il primo ed unico trofeo europeo ad essere stato vinto da Buffon.

Iker Casillas

Iker Casillas, all’età in cui Donnarumma esordisce in Serie A, deve ancora debuttare con la maglia titolare del Real Madrid: dopo aver effettuato tutto il percorso nelle giovanili, viene lanciato come titolare nella stagione 1999/2000, proprio a diciotto anni compiuti (con un ritardo quindi di due anni rispetto al portiere del Milan). In quella stagione non viene convocato per diverse gare, e ne gioca 26 su 38 da titolare. In quella successiva invece, ovvero nella stagione 2000-2001, si ritaglia un posto fisso tra i pali dei Blancos e per 34 partite viene schierato titolare. I trofei per lui però non tardano ad arrivare: nel 2000 e nel 2002 vince la Champions League, mentre nel 2001 e nel 2003 arriva la vittoria della Liga. In quello stesso periodo arrivano anche due Supercoppe di Spagna, una Supercoppa Europea ed una Coppa Intercontinentale: insomma, a 22 anni il portiere spagnolo ha già vinto tutto quello che c’era da vincere, frutto anche di una squadra fenomenale come quella del Real Madrid. Trionfa in futuro anche con la nazionale spagnola, vincendo tra il 2008 e il 2012 due europei ed un mondiale.

Manuel Neuer

Il diciottenne Manuel Neuer, nella stagione 2004-2005, è il portiere di riserva della seconda squadra dello Schalke 04, che in quel periodo militava nell’Oberliga, la quinta divisione del campionato tedesco. Diventa portiere titolare della squadra di Gelsenkirchen nella stagione 2006-2007, a vent’anni compiuti: in quell’anno gioca 27 partite, mentre le restanti 7 le guarda dalla panchina. Nel 2011, all’età di 25 anni, vince anche il suo primo trofeo sia da calciatore sia con lo Schalke 04, ovvero la coppa di Germania, battendo in finale il Norimberga per 3-2. L’anno successivo passa al Bayern Monaco, dove riesce a vincere tutto, comprese una Champions League nel 2013 e la Coppa del Mondo nel 2014, rispettivamente all’età di 27 e 28 anni.

David De Gea

Portiere spagnolo classe 1990, De Gea è uno dei maggior indiziati a vestire la maglia del Real Madrid la prossima stagione: si contende il posto proprio con il nostro Donnarumma, che molto volte è stato accostato alla squadra madrilena. L’attuale portiere del Manchester United esordisce a 18 anni con la seconda squadra dell’Atletico Madrid, nella stagione 2008-2009. L’anno successivo, quello compreso tra il 2009 e il 2010, viene trasferito in prima squadra, ma non riesce a ritagliarsi un posto da titolare fin da subito: gioca infatti 19 partite su 38, diventando portiere fisso nella seconda metà del campionato. In quella stagione arriva anche l’esordio in Champions League, dove gioca però soltanto una partita. Successivamente l’Atletico Madrid esce dal girone e viene “trasferito” in Europa League. Qui De Gea, in linea con il campionato, comincia a giocare titolare da febbraio in poi, riuscendo anche a vincere la competizione, con la vittoria in finale sul Fulham per 2-1. Tre mesi dopo invece bissa il successo con la vittoria in finale di Supercoppa europea contro l’Inter. Nel 2011 passa al Manchester United dove, tra buone prestazioni e molte critiche, riesce a vincere una Premier League, tre Community Shield, una Coppa d’Inghilterra, una Coppa di Lega inglese e la sua seconda personale Europa League.

Thibaut Courtois

A diciotto anni Courtois fa registrare una sola presenza da titolare con il Genk, nella Jupiler League belga. Nell’anno successivo però, quello 2010-2011, gioca tutte e 30 le partite di campionato senza mai essere sostituito e permette al Genk di proclamarsi campione di Belgio per la terza volta nella sua storia. Nella stagione 2011-2012 viene acquistato dal Chelsea, ma viene girato subito all’Atletico Madrid, dove resta per giocare tre stagioni, vincendo Liga, Coppa del Re, Europa League e Supercoppa Europea. Nel 2014 ritorna nel club londinese all’età di 22 anni, alla corte di José Mourinho: con il Blues riesce a vincere due Premier League e una coppa di Lega inglese.

 




Post-Buffon: a chi affidare la porta della nazionale?

Dopo 176 partite trascorse a difendere i pali dell’Italia, Gianluigi Buffon ha deciso di abbandonare definitivamente la nazionale italiana di calcio: l’annuncio era nell’aria e si era già avvertito durante la conferenza stampa pre-gara contro l’Argentina, quando il portierone azzurro aveva riassunto con lucidità il suo lungo curriculum ed i suoi titoli. Sembrerebbe che alla base di ciò ci sia la ragionevolezza e la giusta consapevolezza di aver dato tutto per la maglia azzurra, con la quale Buffon ha disputato mille battaglie, contribuendo ad altrettante vittorie, come quella dell’indimenticabile notte magica di Berlino del 9 luglio 2006, quando l’Italia ha vinto il suo quarto Mondiale, battendo in finale la Francia di Zidane.

D’altro canto, però, bisogna sottolineare che c’è anche la voglia di inseguire un sogno più volte infranto e chiamato Champions League: Superman, infatti, (questo il soprannome del numero uno bianconero) da qui a fine stagione ha in testa soltanto la Juventus, con la quale vuole conquistare l’ambito Triplete, sfiorato due volte negli ultimi tre anni ma mai raggiunto.  Nell’amichevole di domani sera contro l’Inghilterra dovrebbe giocare titolare Donnarumma, forse il primo candidato a prendere il posto di Buffon, ma in lizza ci sono anche Perin e Meret: chi tra questi meriterebbe un posto da titolare nella nazionale maggiore? Noi di RadioGoal24 abbiamo analizzato i numeri e le statistiche dei tre portieri di Milan, Genoa e Spal.

Gianluigi Donnarumma

Da Gigi a Gigio, o almeno dovrebbe essere così, perché Donnarumma appare come il perfetto erede di Buffon: ha esordito in campionato a soli 16 anni (uno in meno rispetto al portiere della Juventus), battendo così il record del più giovane portiere ad essere schierato in Serie A dal primo minuto. Ad aver creduto in lui sin dall’inizio è stato l’ex allenatore del Milan, Siniša Mihajlović, che lo ha schierato titolare nella partita contro il Sassuolo, preferendolo a Diego Lopez, ex portiere del Real Madrid che in quel periodo della stagione era in crisi di identità. Fino a questo momento Donnarumma ha fatto registrare 96 presenze con la squadra rossonera (per un totale di 8.299 minuti giocati), nelle quali ha subito 106 reti. Nella stagione attuale in corso, quella 2017/2018, ha difeso per 28 volte la porta del Milan, lasciandola inviolata per 10 partite, ma subendo 32 goal: ha certamente molto influito l’inizio di stagione disastroso della difesa milanista, quando la squadra era allenata da Montella e i difensori (Bonucci in primis) non riuscivano ancora ad integrarsi con il resto della rosa. Per quanto riguarda la nazionale, le presenze sono ancora poche: 4 nello specifico, con altrettante 4 reti subite. E’ ovvio che la presenza di uno come Buffon in nazionale abbia gettato parecchia ombra sul portiere del Milan, ma la strada per il futuro è tutta sua: da quando ha esordito con la nazionale maggiore (Italia-Francia del 1 settembre 2016), Donnarumma ha avuto la grande opportunità di scrutare Buffon, di poter imparare da lui nella gestione della palla, nella presa e nella lettura in anticipo. Inoltre al Milan credono in lui e ne hanno fatto un pilastro mondiale, tanto che già nella scorsa estate (quando il portiere non aveva ancora effettuato il discusso rinnovo di contratto con i rossoneri) era stato accostato vicino a squadre del calibro di Paris Saint-Germain e Real Madrid. Per concludere, diciamo che Donnarumma rispecchia le caratteristiche essenziali del portiere moderno, bravo sia con le mani che con i piedi:  di tutto questo Buffon ne è consapevole, tanto che forse, quando lo guarda, si riconosce in lui, ricordandosi di quando ha esordito con il Parma in quel lontano 19 novembre del 1995.

Mattia Perin

Mattia Perin ha esordito in Serie A il 22 maggio del 2011, nel giorno dell’ultima partita di quel campionato: la partita era Genoa-Cesena, finita 3-2 per i genoani. Nel 2012 è stato ceduto in prestito al Padova (in Serie B) e nella stagione successiva (quella 2013/2014) è tornato a Genova, dove ha giocato tutti i 90 minuti di ciascuna partita, eccezion fatta per la gara di ritorno contro la Lazio, in cui è stato collocato in panchina. Facendo un calcolo veloce (90 minuti per 37 presenze da titolare) viene fuori il risultato di 3.330 minuti giocati in totale: quella resta la stagione in cui Perin ha giocato di più con la maglia del Genoa, ma anche quella in cui sono arrivate più reti subite, ovvero 50. L’anno successivo il portiere classe ’92 si è confermato di nuovo una giovane promessa del calcio italiano, tanto che si cominciava a parlare di lui come sostituto numero uno di Gigi Buffon: il suo stare in porta è sempre stato spericolato e un po’ avventuroso, ma sempre contornato da tanto coraggio. Coraggio che nel momento clou della sua carriera non gli è mai mancato, nemmeno quando sono arrivate le prime disgrazie: nella stagione 2015/2016 si è infortunato prima alla spalla (restando fuori le prime 7 partite di campionato) e nella gara di ritorno contro il Carpi è arrivata anche la rottura del legamento crociato del ginocchio, che lo ha tenuto fuori per tutto il resto della stagione. Una stagione da incubo, dunque, che Perin non avrebbe ma più voluto rivivere, ma il 15 gennaio del 2017 quello stesso infortunio si è presentato di nuovo, obbligandolo a restare fuori dai campi di gioco per le ultime 19 partite di campionato. In quella stagione, infatti, ha disputato soltanto 16 partite (tre in meno della metà), subendo 19 reti. La stagione in corso si è presentata finalmente positiva per Mattia Perin: ha collezionato fino a questo momento 29 presenze, giocando tutte le partite di campionato dall’inizio alla fine (come già accaduto nel 2013) per una somma di 2.610 minuti giocati e di 29 reti incassate.
Con la nazionale maggiore vuoi i vari infortuni, vuoi lo stesso discorso fatto per Donnarumma riguardo la pesante presenza di Buffon, Perin ha giocato soltanto una partita (17 minuti per l’esattezza) quella del 18 novembre 2014 contro l’Albania, quando sulla panchina azzurra sedeva Antonio Conte.
Attualmente il portiere genoano sembra essere tornato quello di prima, anzi, forse è anche più forte, poiché siamo sicuri che le varie sciagure infortunistiche lo abbiano reso più maturo e dal punto di vista stilistico più pulito: bravo nelle uscite alte, presa sicura, sicuro nelle scelte, bravo con i piedi.

Alex Meret

Classe 1997 e tanto talento da vendere: questo è Alex Meret, giovanissimo portiere che attualmente milita tra le fila della Spal. La carriera di Meret in Serie A è iniziata con l’Udinese, squadra di cui ha fatto parte nelle stagioni 2014/2015 e 2015/2016, ma con la quale non giocato nemmeno una partita di Serie A. Nel 2017 si è trasferito nella Spal, ma l’inizio di stagione è stato molto sfortunato per lui: diversi problemi muscolari, infatti, lo hanno tenuto fuori per metà campionato, nel quale ha ripreso a giocare dal pareggio per 1-1 contro l’Inter, il 28 gennaio del 2018. Da quel momento in poi ha sempre occupato il posto da titolare fisso, disputando 8 partite e subendo 11 reti. Elogiato da Zof, paraganato ad Handanovic e considerato il Donnarumma della Serie B, Meret è rimasto sempre con i piedi per terra e non ha mai dato retta a tutte queste etichette. In un’intervista alla Gazzetta dello Sport ha dichiarato: “Tutti questi paragoni vanno presi nel modo giusto, senza montarsi la testa. Il segreto è l’equilibrio. Non mi esalto e non mi demoralizzo. Anche fuori dal campo sono tranquillo, di poche parole. Un vero friulano“.
Con la nazionale maggiore non ha ancora esordito, ma ha collezionato molte esperienze con l’Under 19, con cui si è giocato anche la finale dell’Europeo 2016 contro la Francia di un certo Mbappè (attuale attaccante del Paris Saint-Germain), che l’Italia ha perso disgraziatamente con un tondo risultato di 4 a 0. Sempre a detta dell’estremo difensore della Spal: “Da Mbappè arriva un messaggio chiaro: i giovani bravi possono far bene ad altissimi livelli”. Tutte queste dichiarazioni lo rendono tenace, grintoso, uno con la testa sulle spalle e, nonostante le zero presenze, nei vari ritiri della nazionale in cui era presente ha avuto la grande opportunità di osservare non solo la figura leggendaria di Buffon, ma anche le altre due giovani promesse della porta azzurra, ovvero Donnarumma e Perin: mica poco!

 




Juventus, ag. Buffon: “Gigi potrebbe smettere a fine stagione”

L’agente di Gianluigi Buffon, Silvio Martina, ha commentato il futuro del portiere bianconero, fra club e nazionale: “Gigi ha sempre dichiarato che se la Nazionale lo chiamava avrebbe risposto presente e questo è un passaggio importante per l’Italia. Se deve smettere o continuare? Questa è una decisione che deve prendere solo Gigi, quando ci ho parlato mi ha sempre detto che la prenderà a fine stagione. Se dovesse decidere di continuare o smettere lo farà anche per tutelare la sua storia”.




Juventus, Buffon: “Un altro anno? Solo alla Juventus. In futuro voglio fare il CT”

Gianluigi Buffon, portiere della Juventus, ha rilasciato un’intervista a La Repubblica parlando del suo futuro: “Incontrerò presto il presidente Andrea Agnelli e ne parleremo. Voglio il bene della squadra, capire che tipo di vestito posso indossare, se la Juventus pensa che io possa essere ancora importante. Mi piacerebbe, ma la soluzione migliore va trovata con la società. Dobbiamo costruire assieme, se possibile, un percorso logico e condiviso. Certo è che non voglio diventare un problema né per la Juve né per i miei compagni. Alternanza con Szcsesny? Ho sempre dato spazio agli altri. Sono contento per Tek. È un grande portiere e se dovessimo vincere il campionato gran parte del merito sarà suo. Come suo sarà il futuro. Se andassi da un’altra parte? La Juve o nulla. Futuro? Ancora non ci ho pensato. Qualche giorno fa ho chiesto consiglio a Lippi. Ci siamo sentiti al telefono. Prenditi un anno sabbatico, mi ha detto Marcello, guarda il mondo del calcio dall’esterno e con un po’ di distacco, cerca di capire che cosa ti interessa veramente. Glielo ripeto: non cerco un porto sicuro, meglio avere addosso un po’ d’ansia. Ho sempre convissuto con la paura, invecchiando ho imparato a tenerla a bada, sono diventato più umile. Dopo, mi rimetterò a lavorare. Tutto qui. Fare l’allenatore? Se succederà non sarò l’allenatore di un club. Ho una compagna, tre figli che adoro e alle spalle ventotto anni di vita quotidiana organizzata dagli altri minuto dopo minuto. Vorrei prendermi il lusso della noia. Ci sono momenti nel quali desidero essere solo, ma solo solo. Mezze giornate mie in cui posso fare di tutto, durante le quali nulla mi è proibito. CT? Un incarico da ct non mi dispiacerebbe. È un impegno stimolante, con una responsabilità istituzionale e educativa. Rappresenti un paese intero. Unisci, non dividi”. 




Juventus, Szczesny: “Questa è la scelta per il futuro, ma me lo devo meritare. Buffon è un leader”

Wojciech Szczesny racconta i suoi primi mesi alla Juventus. Il portiere polacco ha rilaciato una lunga intervista al quotidiano La Repubblica, parlando del presente, del futuro e del rapporto con Buffon: “Vivo una stagione strana, non mi era mai capitato di partire sapendo di non essere titolare. Ho fatto una scelta per il futuro, e se prima mi sembrava giusta oggi ne sono convinto. Si trattava di accettare l’idea di una novità. Titolare nella Juve che verrà? Sono venuto sperando di esserlo, ma lo devo meritare. Devo ancora alzare il mio livello, anche quello del lavoro quotidiano. Ma fare il portiere di riserva è più facile. Hai settimane per preparare la partita che giocherai, hai meno responsabilità. Però voglio imparare ad averne: migliorare è anche questo. All’inizio mi pareva una situazione difficile, ora approfitto degli aspetti positivi: se ho una botta mi prendo un giorno in più per smaltirla e passo più tempo ad analizzare i video degli avversari o dei miei errori. Mi posso permettere di imparare. Buffon non ha mai parlato tanto bene di un suo vice come di me? Fare il suo secondo è una esperienza di vita: ero ragazzino quando lui diventava campione del mondo. Lo ringrazio dei complimenti, ma quello che sono non basta ancora. Una squadra come la Juve deve avere uno dei portieri più forti al mondo. Non dico di non esserlo, ma devo alzare il mio livello. Chi sono i migliori? De Gea e Neuer. Ma se Buffon è arrivato quarto al Pallone d’oro, vuol dire che il più forte è stato ancora lui. Quando vedi Gigi nello spogliatoio, vedi veramente un leader. Io dovrò prendere il suo posto anche in questo. Anzi, forse è l’aspetto più importante. Come sarebbe stato raccogliere l’eredità di Buffon senza un anno di apprendistato? Difficilissimo per chiunque. Potersi preparare all’idea per una stagione intera cambia tutto. Quando ho fatto questa scelta non ho pensato a cosa sarei stato nel 2018, ma a cosa sarò nei prossimi dieci anni. Dybala mi sembra ben concentrato. Tutti i campioni qui lo sono: mangiano bene, recuperano bene e anche da questo capisci perché hanno vinto mondiali e scudetti. A me non sembrano sazi”.