FIFA e UEFA insieme per terminare la stagione

FIFA e UEFA insieme per terminare la stagione

FIFA e UEFA sono allineate nel tentativo di terminare la stagione 2019/2020. Il Corriere dello Sport riporta come Infantino, presidente FIFA, stia lavorando alla proroga delle scadenze contrattuali per aprire alla possibilità di giocare oltre il 30 giugno, come richiesto dalle Federazioni nazionali. Domani invece è prevista una riunione della UEFA ed il numero uno Ceferin presenterà il nuovo calendario da proporre alle società con l’intento di proseguire addirittura fino ad agosto per completare le edizioni correnti di Europa League e Champions League. Le due più grandi organizzazioni calcistiche al momento remano dalla stessa parte e sembrano intente ad accogliere le richieste delle Federazioni nazionali, domani sapremo meglio quali siano le intenzioni di Ceferin e della UEFA.

 

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




Antonio Conte lavora anche in isolamento forzato

Antonio Conte lavora anche in isolamento forzato

Antonio Conte è un perfezionista ed un infaticabile lavoratore, questo si sa, ed anche in quarantena forzata prosegue il suo inarrestabile lavoro quotidiano fatto di studio e perfezionamento dei sui schemi. Come riportato da La Gazzetta dello Sport, Antonio Conte sta studiando a fondo la sua rosa ed i campionati esteri per aumentare le sue conoscenze, andiamo a vedere i tre punti del lavoro portato avanti da Conte:

Punto primo: grazie allo staff, con l’aiuto del fratello Gianluca, Conte ha caricato sul suo computer tutte le partite stagionali dell’Inter per rivederle e studiarne i particolari. Una su tutte Inter-Atalanta di gennaio, quando negli occhi rimasero le sensazioni negative dell’ultimo quarto d’ora, a fronte di una partita ben condotta in larga parte.

Punto secondo: analisi degli avversari, studiando soprattutto le squadre di Premier League e Bundesliga, una specie di corso di aggiornamento dal divano ma con l’occhio attento. Non solo campionati esteri, lo studio di Conte è approfondito e mira anche a qualche realtà italiana.

Punto terzo: Conte sta studiando i dati fisici di ogni singolo calciatore, le curve di rendimento, parametri che potranno tornare utili in futuro. È un lavoro che verrà buono, ad esempio, per costruire l’Inter di domani.

Uno dei focus di Antonio Conte verterà su Christian Eriksen: il danese fin qui ha zoppicato, non tanto nella qualità delle prestazioni offerte ma nell’intensità del gioco e nell’adattamento al 3-5-2. Il tecnico nerazzurro sta studiando nuovi movimenti per permettere ad Eriksen di brillare come mezzala nel 3-5-2, grazie al suo enorme talento potrà tranquillamente adattarsi senza necessità di modificare il modulo il 3-4-1-2.

Come si legge su Tuttosport, il club nerazzurro in queste ore sta lavorando anche al calciomercato, con Beppe Marotta, Piero Ausilio e Antonio Conte sempre in contatto per chiudere due importanti acquisti che andranno a rinforzare l’Inter dalla prossima stagione: Olivier Giroud, attaccante in scadenza col Chelsea, ed il centrale difensivo Jan Vertonghen in quale contratto col Tottenham scadrà a giugno.

 

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Tare: “bisogna terminare la stagione anche per chi non c’è più”

Tare: “bisogna terminare la stagione anche per chi non c’è più”

Il Direttore Sportivo biancoceleste  non molla la presa: “bisogna terminare la stagione”. Igli Tare interviene così al canale tedesco “Sport1” come riportato da   SportMediaset :

“La stagione deve essere portata a termine. Il campionato deve andare avanti per rispetto dei morti e di tutti i tifosi”. I tempi non sono ancora maturi per decidere la cancellazione. Il numero di persone infette sta diminuendo e interrompere la stagione sarebbe ingiusto”

Inoltre aggiunge quanto sia fondamentale dal punto di vista economico per il calcio italiano riprendere la stagione, dato che il 70% degli introiti dei club dipende dai diritti televisivi e quanto siano gli stessi calciatori a voler tornare alla normalità, il prima possibile, senza chiaramente forzare la mano, dato che un’emergenza di questo tipo richiede tempo.

“Per il calcio italiano fermarsi qui sarebbe un disastro. Proveremo ad evitare che questo accada con tutte le nostre forze”. “Nel calcio italiano oltre il 75% dei club finanzia il proprio budget attraverso i diritti tv, se questi ricavi non dovessero esserci, si arriverebbe al collasso. Vorremmo tornare alla normalità e questo significa anche allenarci. I giocatori non attendono altro, aspettano solo il momento in cui possa tornare tutto normale anche all’interno del club. A quel punto bisognerà ritrovare lentamente la forma e uscire da questo momento horror il prima possibile”

 

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Gullit, il Tulipano Nero che vestì blucerchiato

Gullit, il Tulipano Nero che vestì blucerchiato

Tutte le storie iniziano di lunedì, o quasi, diciamo che tutte le storie normali iniziano di lunedì… beh, questa no, questa storia non inizia di lunedì perché non è una storia normale. Questa è la storia di una stella cometa passata nel firmamento blucerchiato a intermittenza tra il 1993 ed il 1995, ma seppur di breve durata fu un passaggio memorabile il che rende questa storia così mitica da annullarne ogni normalità al suo interno. Come ogni storia mitica ha mille particolarità: il fatto che non cominci di lunedì, il protagonista della storia e le sue passioni, i numeri al termine del passaggio della cometa e il significato che ebbe per la città sulla quale brillò, Genova.

Questa storia comincia un mercoledì di luglio, il 14 luglio 1993 per l’esattezza: a Genova non fa troppo caldo quel giorno nonostante sia estate inoltrata, circa 20 °C, però è piuttosto umido e gli abitanti della città non sembrano gradire troppo quel clima. Ma c’è una metà esatta della città di Genova che di colpo viene scossa da una notizia che ha del clamoroso, una di quelle notizie sbalorditive che lasciano a bocca aperta come se una stella cometa luminosissima decidesse di passare proprio sulla testa degli astanti… il 14 luglio 1993, in uno strano mercoledì di metà luglio, Ruud Gullit venne ufficializzato dalla Sampdoria come un nuovo calciatore blucerchiato. Inizia così la nostra strana storia, la storia di Gullit alla Samp, una storia così intensa e breve allo stesso tempo che verrà ricordata negli annali nel calcio seppur durata appena 63 partite.

All’epoca di quel 14 luglio del 1993 l’indimenticabile Paolo Mantovani, allora presidente della Sampdoria, era fortemente indebolito e provato dalla malattia che qualche mese dopo (ad ottobre, anche qui il 14) l’avrebbe strappato ai suoi cari ed ai suoi adorati tifosi, ciononostante lo spirito deciso dell’imprenditore romano ma genoano d’adozione permise di dare l’affondo ad un ultimo colpo di mercato per rendere la sua amata Sampdoria sempre più forte: fu così che grazie ad una chiacchierata convincente avvenuta tra Gullit e Mantovani nel dicembre del ‘92 e ad una operazione estiva di mercato fulminea, che batté sul tempo il Torino, da 1 miliardo di lire che Ruud Gullit arrivò ad indossare la maglia della Sampdoria, firmando un contratto da 2 miliardi e 200 milioni di lire a stagione.

Dicevamo che questa storia ha mille particolarità, come ad esempio il protagonista in questione: insignito del Pallone d’Oro nel 1987 (dedicato a Nelson Mandela) alla sua prima esperienza in Serie A con la maglia del Milan, Ruud Gullit si rese famoso non solo per le sue doti calcistiche da fuoriclasse assoluto, ma anche per le sue passioni fuori dal campo come la musica e le donne. La musica era tra le passioni più forti, Gullit si dilettava a suonare per una band reggae con la quale si esibì anche nei palasport italiani, e le donne poi… tre mogli, tra le quali figurano un’ex fidanzata di Ayrton Senna e la nipote di Johann Cruyff, dalle quali avrà cinque figli.

Ma questa non è solo la storia di un grande amatore o di un membro di una band reggae, questa è la storia di un calciatore fuoriclasse, dal talento così raro e luminoso da sembrare una stella cometa bellissima. Questa storia vede Ruud Gullit, Il Tulipano Nero,  diventare rapidamente un idolo dei tifosi della Sampdoria, grazie alle giocate da campione e alle esultanze cariche sotto la Gradinata Sud per le quali i tifosi impazziscono, ed i tifosi blucerchiati impazziscono anche grazie ai numeri che Gullit produce con la maglia della Sampdoria addosso: da seconda punta e trequartista mette a segno 26 gol in 63 presenze, nella stagione 1993-1994 e nella seconda parte della successiva. Con la casacca blucerchiata vinse la Coppa Italia alla sua prima stagione, non sazio dei numerosi trofei alzati con la maglia del Milan; cambiò aria proprio perché saturo e demotivato in rossonero dopo aver perso la finale di Champions League contro il Marsiglia, fu allora che Mantovani fiutò l’affare e lo consegnò al duo tecnico della Sampdoria formato da Sven-Goran Eriksson e Sergio Santarini. Memorabile le parole scambiate tra Gullit e Mantovani il giorno della presentazione della squadra: “Presidente – disse Gullit presentandosi con oltre un’ora di ritardo – mi faccia tornare la voglia di giocare a pallone“, Mantovani gli rispose “Tu vieni puntuale e ti garantisco che ti divertirai come non ti sei mai divertito prima“.

Il Tulipano Nero incantò Genova in appena una stagione e mezza, ma al di là dei gol e delle giocate Ruud Gullit verrà per sempre ricordato dai tifosi blucerchiati come l’ultimo grande regalo che l’immenso Presidente Mantovani fece alla sua Sampdoria.

 

(Dati Wikipedia e Transfermarkt)

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Il bambino che diede un calcio alle paure

Il bambino che diede un calcio alle paure.

Chi si ricorda la prima volta che ha dato un calcio ad un pallone? Che cosa avete provato?

Non è facile spiegarlo a parole; sicuramente un forte senso di appagamento, più ti muovi veloce, più va veloce il pallone, più ti impegni a colpirlo forte e più va lontano e più corri e prima lo raggiungi. Poi, magicamente, se lo spingi oltre una linea con una rete dietro o con semplicemente due pali ai lati, senti un brivido incredibile lungo la schiena che ti arriva fino alla punta dei capelli. Ti guardi intorno, che sei solo o con qualcuno nei dintorni, sorridi, alzi le braccia, ridi, corri, salti e una volta che sei abbastanza calmo riprendi a calciare e lo fai ancora meglio, con più forza e più velocità.

E così vai avanti e cresci, tu cambi ed il pallone resta lo stesso e magari ti ritrovi a lavorare intorno a quell’oggetto tondo, oppure dietro una scrivania a fare tutt’altro ma ogni tanto a fissare il muro e a ricordare quella prima volta che hai dato un calcio ad un pallone.

Non c’è nulla di più viscerale della prima volta che da bambino capisci cosa è il calcio, che cominciano a delinearsi delle forme ben distinte, dei colori su una maglia, dei muscoli di un campione o semplicemente la gioia di tuo padre quando la squadra segna. Tutto ti si lega addosso, potresti vivere qualsiasi cosa in qualsiasi momento e comunque il calcio ti torna alla mente. Quella volta che sei caduto e ti sei sbucciato un ginocchio perchè eri troppo fragile per reggere quel contrasto e l’asfalto non è di certo il prato del Bernabeu, quello ti torna in mente spesso, perchè poi ti sei rialzato e hai fatto quel goal che ha fatto venire giù tutti i tifosi nella tua mente immaginaria di bambino; e te ne ricorderai spesso, te lo ricorderai quella volta che non hai passato un esame, o quella volta che lei ti ha lasciato, o quella volta che il lavoro ti ha sopraffatto o quella volta che ti sei accorto che purtroppo le persone vanno via.

Perchè il motivo per cui ci piace così tanto questo sport è questo. E’ una cura, una medicina. Con un calcio ad un pallone a volte si da un calcio alle paure. E tutto per un solo istante scivola via, con la stessa forza dell’urlo di Grosso ai mondiali del 2006, o con la stessa rivalsa di quando Baggio tornò a segnare un rigore con la nazionale. Bisogna capire, a chiunque non ami questo sport o non lo comprenda, che ci sono momenti della vita in qui abbiamo solo questo, una semplice sfera di cuoio che rotola. A volta diventa l’unica cosa che resta e che non ti tradisce mai. E questa mattina una bambino ignoto ce lo ha spiegato di nuovo.

In una Milano silenziosamente vuota ed in lacrime, un debole raggio di sole illumina la sagoma di un bambino con la maglia del suo eroe, toccando quel pallone e portandolo avanti con sè, verso una destinazione ignota, venendo chissà da dove: perchè il calcio è così, non conta da dove vieni e dove vai, il pallone se lo ami non ti molla mai e anche se te lo portano via te lo puoi riprendere, così come tutti noi potremmo riprenderci le nostre vite. In questo scatto straordinario forse stiamo osservando Nino, il bambino di De Gregori, quello della leva calcistica della classe 68′, spesso accostato a tanti nomi, ma forse eccolo qui: un bambino dalle spalle strette che ha paura ma solo calciando si scrollerà di tutto.

C’è un non so che di magico in tutto ciò, un qualcosa che ci scalda il cuore in questo momento, di primitivo e come spesso succede è un bambino a ricordarcelo: “I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta.” diceva Antoine de Saint-Exuperry, e dunque a volte devono compiere gesti folli che per loro sono semplici e per noi invece complicati, ma che ci ricordano quando anche a noi bastava dare un calcio ad un pallone o anche solo immaginare di farlo per volare verso la libertà.

Tutto questo perchè alla vista di questa foto, ogni amante del calcio ha sorriso e ha ricordato il principio, ha ricordato le sue guance arrossate dalla corsa, cosa indossava quel giorno e cosa ha provato. Sono poche le emozioni di infanzia che ricordiamo ma sul calcio ricordiamo sempre tutto, perchè ci rimane nelle vene.

Ora dobbiamo ripartire da lì, ripartire da capo, ripartire dai nostri bambini, quelli che sognano, da soli, attenzione, non scarichiamo il nostro sogno su di loro, mai, guardiamoli giocare e basta e chi può e sà di calcio continui ad insegnare, non solo come si stoppa un pallone, ma come si vive grazie al calcio. Perchè si gioca come si vive. Siamo tutti campioni, campioni della nostra vita, fenomeni dell’arte del vivere, del fare goal quando tutto ci è contro, di giocare un’altra partita quando quella prima è stata persa.

Potrei versare un fiume di parole perchè sono grato a questo fantomatico Dio del calcio, che mi ha regalato questa bellissima immagine, che per fortuna rimarrà nella storia.

Perchè oggi è stata fatta la storia, come d’altronde diceva Jorge Luis Borges: Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada lì ricomincia la storia del calcio.




Top & Flop giovani in Europa

Top e flop nei campionati europei

Con i campionati di tutta Europa (tranne quello bielorusso) fermi a causa dell’emergenza Coronavirus, è bene cominciare a tirare un po’ di somme sui giovani che più ci stanno colpendo in questa stagione e su quelli che invece stanno maggiormente deludendo le aspettative.

Top

Elenchiamo i giocatori che, nonostante la giovane età, più si stanno rivelando determinanti ad alti livelli in termini di statistiche. Ne consegue l’esclusione di molti eccellenti come Ansu Fati, Gabriel Martinelli, Mason Greenwood, Mason Mount, Kai Havertz , Nicolò Zaniolo ed altri, anche per garantire un minimo assortimento tra ruoli e campionati e per non privilegiare i soli giocatori offensivi.

Erling Haaland

Il primo della lista, neanche a dirlo, è il giovane attaccante norvegese classe 2000 del Borussia Dortmund. Saltatore alto 194 centimetri, sinistro potente, buone capacità d’inserimento e di rifinitura,  il Salisburgo lo acquista dal Molde nell’inverno 2019 e il resto è storia recente: a settembre contro il Genk diviene il secondo giocatore più giovane nella storia della Champions League a segnare una tripletta all’esordio (dietro Wayne Rooney). Termina la sua esperienza al Salisburgo con 29 reti in 27 presenze, e si conferma al Borussia Dortmund dove fino ad ora ha ne ha totalizzate 12 in 11 partite, impressionando soprattutto per la devastante incisività nei suoi primi minuti giocati in Bundesliga. Vanta 2 presenze con la nazionale norvegese.

Jadon Sancho

Sembra strano citare due giocatori del Borussia Dortmund, squadra ormai da anni lontana dall’élite del calcio continentale. Eppure è impossibile non parlare della giovane ala inglese con origini di Trinidad. Buon dribblatore e veloce in contropiede, nel 2017 passa dal Manchester City al Dortmund per soli 8 milioni di sterline, e viene inserito dal The Guardian tra i migliori 60 giocatori al mondo nati nel 2000.  Quest’anno si trova nel suo momento di massimo splendore, avendo attiratto l’attenzione di molti club europei (soprattutto di Premier) grazie ai suoi 17 gol e 19 assist in 35 partite. Con la nazionale inglese, è il primo millennial ad esser stato convocato, ad aver giocato e ad aver messo a segno una marcatura.

Phil Foden

Centrocampista offensivo inglese classe 2000,  è cresciuto nelle giovanili del Manchester City.  Mancino, molto tecnico e vero jolly di centrocampo. Nel 2017 fa le sue prime apparizioni con gli Sky Blues e dall’anno scorso è in pianta stabile nella rosa di Guardiola, con la quale nell’ultima stagione ha totalizzato 26 presenze, 3 reti e 7 assist.

Alphonso Davies

Esterno canadese classe 2000, il Bayern Monaco lo preleva nel gennaio del 2019 dai Vancouver Whitecaps. Giocatore completo, inizia la carriera da ala, ma in seguito viene adattato al ruolo di terzino che adesso occupa stabilmente.In questa stagione ha totalizzato 29 presenze, 2 gol e 7 assist. Si tratta del giocatore più giovane ad aver esordito e segnato con la nazionale canadese, nonché del primo millennial ad aver realizzato una marcatura in una competizione internazionale.

Eduardo Camavinga

Mediano francese classe 2002 del Rennes, si tratta di un profilo inusuale per questa lista, che raccoglie giocatori già affermati in top club e con esperienza internazionale, ma abbiamo deciso di premiarlo per la giovanissima età e per dare spazio ad un ruolo non offensivo. Può essere anche impiegato come mezzala, è dotato di un buon tiro ed è, secondo gli addetti ai lavori, la next big thing del calcio francese. Cresciuto nelle giovanili del Rennes, diventa il più giovane esordiente in Ligue 1 a soli 16 anni, 4 mesi e 27 giorni. Con la squadra transalpina vanta già 35 presenze, 1 gol e 2 assist.

Flop

Premettiamo, non è mai giusto etichettare come flop giocatori giovanissimi, che hanno ancora tanti anni di carriera davanti per dimostrare il loro valore. Tuttavia su alcuni di essi le aspettative sono state davvero alte e non ripagate.

Vinicius Jr.

Considerato da molti un astro nascente del calcio mondiale , l’esterno offensivo brasiliano classe 2000 non sta garantendo continuità di rendimento nel Real Madrid di Zidane (nonostante un goal nel Clasico), il quale più volte ha fatto a meno di lui in questa stagione. In 28 presenze, Vinicius ha totalizzato solamente 4 gol e 3 assist, un bottino non certo ricco per un attaccante sul quale incombeva il peso di grandi aspettative. Vanta una sola presenza con la casacca verdeoro.

Rodrygo

Simmetricamente alla lista dei top, iniziamo quella dei flop con due giocatori della stessa squadra, clamorosamente il Real Madrid.  Di ruolo ala, brasiliano classe 2001, acquistato per 45 milioni di euro dal Santos (stessa cifra del suo compagno Vinicius), Rodrygo sta avendo un buon rendimento nelle coppe, mentre in campionato è poco utilizzato (anche se, parliamoci chiaro, si tratta sempre del Real Madrid), con sole 12 presenze e 2 gol in Liga. Vanta 2 presenze von la nazionale maggiore.

Kean

Attaccante classe 2000, lo abbiamo conosciuto bene con la Juventus, è passato in estate all’Everton a fronte di un corrispettivo di 28 milioni di euro. A Liverpool solamente 26 presenze, 1 gol e 2 assist. Meglio in nazionale, con 2 apparizioni e 3 gol

Joao Felix

Torniamo a Madrid, stavolta sponda Atletico. Il trequartista portoghese classe 1999 l’anno scorso ha incantato tutti al Benfica anche in campo internazionale, facendoci pensare di essere pronto al grande salto. Quest’anno invece, solamente 6 gol e 3 assist in 28 presenze. Un magro bottino se pensiamo ai 126 milioni di euro spesi dai Colchoneros per portarlo alla corte di Simeone. Conta 5 presenze in nazionale.

De Ligt

Lo abbiamo lasciato per ultimo, dato che di flop vero e proprio non si può veramente parlare. Il difensore olandese classe 1999, passato dall’Ajax alla Juve per 85 milioni di euro nell’ultima sessione di mercato, ha infatti ricevuto subito il compito di non far rimpiangere un pilastro della difesa bianconera come Chiellini, tenuto fuori da un grave infortunio. Nonostante un gol decisivo nel derby, nella prima parte di stagione si è rivelato ancora acerbo in relazione alla sua valutazione di mercato, lo dimostrano gli svariati rigori procurati per fallo di mano. Discorso totalmente opposto in nazionale, dove nonostante la giovane età è già capitano e vanta 21 presenze corredate da 2 gol.

 

Coronavirus: gli aggiornamenti in tempo reale sulle squadre di Serie A – LIVE

Coronavirus: gli aggiornamenti in tempo reale sui campionati FIFA/UEFA – LIVE

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31 MARZO

1 APRILE

31 MARZO




Juventus, Ramsey possibile contropartita per arrivare a Pogba

Juventus, Ramsey per arrivare a Pogba?

Con i grandi investimenti bloccati a causa dei danni economici provocati dall’emergenza Coronavirus, i club ridefiniscono le loro strategie di mercato. La Juventus sarebbe decisa a puntare sul ritorno di Paul Pogba. Gioca a favore dei bianconeri il fatto che il francese sia in scadenza di contratto nel 2021 e possa perciò svalutarsi. Mentre nei giorni scorsi erano circolate notizie sul possibile inserimento come contropartite tecniche di Pjanic o Dybala, il nome più papabile in tal senso è ora quello di Aaron Ramsey, che a Torino è stato discontinuo e vittima di più di un infortunio, da accompagnare ad un conguaglio economico per pareggiare la valutazione di Pogba. Si tratterebbe di una soluzione gradita al tecnico Solskjaer, grande estimatore del gallese.

 

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Calciomercato Roma, ecco chi potrebbero essere i nuovi acquisti

Calciomercato Roma, ecco chi potrebbero essere i nuovi acquisti


Calciomercato. Secondo il sito Onefootball sono molti i giocatori che sono accostati alla Roma, nonostante l’emergenza Coronavirus stia inevitabilmente stravolgendo le trattative di mercato e non solo.

La sessione di mercato estiva sarà sicuramente differente da quelle precedenti, anche perché potrebbe concretizzarsi in maniera analoga a quella di Gennaio, ovvero mentre il Campionato è in corso d’opera (nell’ipotesi in cui si tornasse a giocare).

Per quanto riguarda i colpi in entrata per i giallorossi ecco a voi i nomi che circolano al momento.

Il primo nome sulla lista è quello dell’attaccante Francisco das Chagas Soares dos Santos, meglio noto come Tiquinho. Brasiliano classe ’91 è al Porto dal 2017 e attualmente ha una media precisa di un gol ogni 2 partite giocate, considerando tutte le competizioni. Attaccante molto alto ma rapido, è un pupillo di Mister Fonseca che lo porterebbe volentieri a Roma come possibile erede di Edin Dzeko.

Un altro nome sul taccuino di Gianluca Petrachi sembra essere quello di Giacomo “Jack” Bonaventura. Il centrocampista del Milan è in scadenza con i rossoneri e sembra che non gli verrà offerto il rinnovo, probabilmente a causa dei numerosi infortuni patiti nella sua carriera e delle sole 28 partite disputate negli ultimi 2 anni. La Roma potrebbe essere una buona occasione di rilancio per la sua carriera.

Qui sarebbe un ritorno, quello di Stephan El Shaarawy che, da quanto circola da mesi, farebbe carte false per tornare a vestire il giallorosso. Il feeling con la Cina e con il suo club, lo Shangai Shenhua non è mai scattato e sembra proprio che la porta verso la Capitale possa riaprirsi, soprattutto in vista dell’Europeo che, come ben saprete, si giocherà il prossimo anno. In giallorosso El Shaarawy ha collezionato 139 presenze segnando 40 gol, molti dei quali di pregevole fattura.

Un nome che circola da tempo in orbita AS Roma è quello di Viktor Kovalenko, talentuoso centrocampista della nazionale ucraina e attualmente giocatore dell’ultima squadra allenata da Paulo Fonseca, lo Shakhtar. E’ in scadenza di contratto ed è sicuramente un nome possibile sia se dovesse rimanere Mkhitaryan, sia se il centrocampista armeno dovesse tornare in Inghilterra, all’Arsenal.

C’è anche una suggestione, ma sembra essere molto difficile considerando la grande concorrenza, che è quella legata al nome di Mario Götze. Il giocatore del Borussia Dortmund è in scadenza di contratto e sembra voglio venire a giocare in Italia. Staremo a vedere…

In un approfondimento di questa mattina si è abbondantemente parlato di quello che è il mercato legato ai rientri dai prestiti nell’articolo di Federico Isidori che potete leggere qui.

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Inter e Lazio: ecco quanto perderanno causa coronavirus

Inter e Lazio: ecco quanto perderanno causa coronavirus

Le conseguenze del coronavirus, l’emergenza sanitaria che sta bloccando il mondo, saranno devastanti specie dal punto di vista economico. Non farà eccezione, ovviamente, il calcio che sta provando in questi giorni a delle soluzioni per arginare queste difficoltà anche se per alcuni club sarà più complicato specie se la stagione non dovesse essere portata a termine. Secondo l’ultima inchiesta del CIES, infatti, il valore dei giocatori militanti nei cinque campionati europei calerà di ben nove miliardi. Per quanto riguarda la Serie A le due squadre maggiormente colpite saranno Inter e Lazio; i nerazzurri rischiano una perdita di 276 milioni mentre il club biancoceleste 114 milioni. Cifre spaventose, in negativo, che dimostrano ancora una volta la situazione di emergenza in cui siamo stati catapultati. Il calcio sta lavorando per evitare il peggio ma la paura di non poter far nulla è tanta. La sensazione è quella di una stagione che segnerà in maniera importante il futuro dello sport.

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