Torino, Sadiq a gennaio può tornare alla Roma

L’esperienza di Sadiq al Torino potrebbe concludersi già a gennaio; l’attaccante, in prestito dalla Roma, non ha convinto Mihajlovic e nel mercato di riparazione sembra destinato a far ritorno nella città capitolina. La mancata convocazione nella gara contro l’Inter fa capire come il Torino non punti più sull’attaccante.




Inter, il Bayern Monaco piomba su Icardi

Nella nuova Inter di Spalletti uno dei protagonisti principali è senza dubbio Mauro Icardi; l’attaccante argentino, in questa stagione, è risultato molto spesso decisivo (contro Roma e Milan in particolare). Le sue prestazioni ma soprattutto i suoi goal non sono passati inosservati; il capitano dell’Inter, infatti, piace molto al Bayern Monaco che, in caso dovesse cedere Lewandowski, ha nell’attaccante nerazzurro la prima scelta.




Sampdoria, Inter e Roma vogliono Torreira

Dopo Schick, la Sampdoria si prepara a vivere un altro tormentone di mercato con Lucas Torreira; il centrocampista sta facendo molto bene in questa stagione e su di lui hanno messo gli occhi diverse squadre. In pole position sembra esserci l’Inter con Sabatini disposto a pagare la clausola da 25 milioni di euro; occhio alla Roma con Monchi che potrebbe sfruttare gli ottimi rapporti dopo la trattativa Schick. Il giocatore, però, piace anche all’estero con il Liverpool pronto a sborsare una cifra importante per assicurarsi le prestazioni del ragazzo. Torreira via dalla Sampdoria? Probabilmente si ma a giugno e non nel mercato invernale.




Torino, si pensa ad una triplice cessione

Il Torino sta già pensando al mercato di gennaio; la società granata, infatti, vuole migliorare la rosa per finire la stagione il più in alto possibile. Oltre agli acquisti, però, Cairo sta pensando anche a qualche cessione. Come riporta Tuttosport, infatti, sono tre i giocatori che potrebbero lasciare la corte di Mihajlović: si tratta di Mirko Valdifiori (il centrocampista reclama più spazio), Kevin Bonifazi (il giovane difensore ha bisogno di giocare per crescere) e Lucas Boyé (l’attaccante non sta vivendo un grande momento).




Lazio, de Vrij ancora non rinnova. Pronta l’asta per il difensore olandese

In casa Lazio non si sblocca la situazione sul rinnovo di Stefan de Vrij; il difensore olandese non ha ancora dato una risposta alla società biancoceleste che ha messo sul piatto un’offerta di 3 milioni bonus inclusi per i prossimi tre anni (sarebbe il contratto più alto della rosa). Il giocatore deve decidere in fretta anche perché si sta per scatenare una vera e propria asta di mercato con Juventus, Milan, Liverpool, Atletico Madrid e Real Madrid pronte a strappare il difensore alla Lazio. I giorni passano e il futuro di de Vrij non è ancora chiaro.




Napoli, ecco i possibili sostituti di Ghoulam

L’infortunio di Ghoulam, subito nel match di ritorno di Champions League contro il Manchester City, ha causato un bel problema al Napoli; il terzino sinistro, infatti, rappresentava un punto fermo per il sistema di gioco di Sarri e Mario Rui, sostituto ideale dell’algerino, non sembra convincere il tecnico degli azzurri. Proprio per questo la società partenopea sta guardando al mercato per riempire il vuoto lasciato da Ghoulam e, secondo quanto riportato da Il Mattino, sono cinque i possibili nomi: Masina del Bologna, Adnan dell’Udinese, Criscito dello Zenit, Antonelli del Milan e Barreca del Torino. Da questa lista dovrebbe uscire fuori il nuovo proprietario della corsia di sinistra del Napoli.




Bologna, il rinnovo di Donsah rimandato a fine stagione

In estate sembrava ad un passo dall’addio, poi il dietrofront del Bologna dovuto anche al ritorno, da parte di Donadoni, al 4-3-3. Godfred Donsah, centrocampista del Bologna, da giorni era in contatto con la società per il rinnovo del contratto; la trattativa, però, ha subito una brusca frenata e l’entourage del giocatore ha deciso di rimandare la questione al termine della stagione.




Juventus, il PSG vuole Allegri

Il PSG vuole Massimiliano Allegri; il tecnico della Juventus, protagonista di ottime stagioni sulla panchina bianconera, è entrato nel mirino del club francese. La squadra di Neymar, come riporta il Mundo Deportivo, sta pensando all’allenatore italiano per sostituire Unai Emery a partire dalla prossima stagione. Tra i candidati anche Antonio Conte, José Mourinho e Mauricio Pochettino.




Roma, Schick: “Fra qualche anno voglio Barcellona, Real Madrid o United”

Il talento della Roma, Patrick Schick, nonostante non sia ancora esploso in maglia giallorossa complice gli infortuni, pensa in grande. Ai microfoni di Reportér, l’attaccante ha parlato del suo passato, del presente e del futuro:

Le prime esperienze calcistiche?

“Mi facevo notare, segnavo molto, ma quando non ci riuscivo piangevo talmente tanto che i miei allenatori mi dovevano sostituire. Papà si preoccupava per me, assisteva sempre alle partite e quando facevo qualcosa di sbagliato si copriva gli occhi con le mani e scuoteva la testa: mi rendeva nervoso. A 12 anni ero un giocatore dello Sparta Praga e partecipai a un torneo. Per qualche motivo, papà scosse ancora la testa, e quando mi urlò qualcosa non ressi più, mi girai verso di lui e gli feci il dito medio. Penso che qualcosa successe in quel momento. Sono cambiato molto. Fino ad allora, me la prendevo parecchio, ma improvvisamente pensai: “Chi sta giocando a calcio qui? Io o lui? Io!”. Papà smise, ma ci furono altre persone che davano consigli non richiesti e parlavano. Non ho mai più mostrato il medio, di solito ondeggio la mano, ma significa la stessa cosa“.

I primi approcci col calcio?

“Ricordo quando in seconda mi comprarono gli scarpini, e quando mi chiesero il giorno dopo come fosse andata a scuola, risposi “è andata”, ma in realtà per tutto il tempo ero eccitato di tornare a casa e indossarli”.

I tuoi idoli?

“Ho una dozzina di maglie di Beckham. Avevo anche i poster sopra al letto; ma all’età di otto anni guardavo gli Europei in Portogallo, vidi Cristiano Ronaldo e diventò il mio idolo numero due, mi piacevano i suoi scarpini dorati. Poi ho iniziato a vedere video di calcio su internet e spesso finivo su quelli di Ibrahimovic: loro sono la mia Trinità”.

Non piacevi ai primi allenatori?

“Lo so, ma loro non sapevano cosa facessi a casa. Per esempio, ho corso per 7 anni. Decidevo che sarei stato il migliore la volta dopo. Non andavo agli allenamenti due ore prima o tornavo a casa due ore dopo, non andavo in palestra regolarmente, penso che non sia necessario. Non devo fare le gare, devo segnare”.

Lo Sparta Praga e le esperienze da raccattapalle?

“In una partita contro il Manchester United, Wayne Rooney, 17 anni, corse verso di me, che ne avevo 8. Questo è quello che voglio, non dover mai avere un lavoro normale. Vivere come lui”.

I primi allenamenti?

“Avevamo solo due o tre allenamenti a settimana, e mi dispiaceva perché li volevo quotidiani. Aspettavo impaziente la fine dell’allenamento per giocare la partitella, ricordo che una volta mi arrabbiai perché non la giocammo. All’allenamento successivo lo feci notare, sono un tipo che ha bisogno di giocare col pallone”.

Il passaggio dal Vestec allo Sparta Praga?

“Non ero nervoso, mi calmai immediatamente. L’emozione più forte fu questa: “Finalmente mi posso allenare tutti i giorni”. Ero ricco ed eccitato e intorno al diciottesimo compleanno andò anche meglio, perché iniziai ad allenarmi con gli adulti e lo Sparta mi offrì un nuovo contratto da 30.000 corone al mese: realizzai che ero diventato un professionista. Un vero giocatore dello Sparta che poteva comprarsi un nuovo iPhone al mese, una bomba!”

Ci furono anche i primi problemi…

“Cinque anni fa giocammo a Jablonec e vincemmo 3-0. Segnai due gol, uno molto bello all’incrocio dei pali, per cui c’era soddisfazione. Due ore dopo arrivammo al nostro centro di allenamento a Strahov e fui chiamato in ufficio dal direttore sportivo Jaroslav Hřebík e dal tecnico Martin Hašek. Ero sicuro che mi avrebbero fatto i complimenti, ma quando entrai mi resi conto che qualcosa non andava. Avevano già preparato un video con le mie azioni. Iniziarono a dirmi che non avevo lottato, che non tornavo in difesa, che non avevo lavorato per la squadra. Mi preoccupai, ma arrivai alla conclusione che non era niente di grave. Volevano che corressi e lottassi di più sul campo, ma credo che un calciatore debba migliorare principalmente negli aspetti in cui è già sopra la media. Sono sempre stato sopra la media nel far gol; posso creare opportunità per gli altri o farli io. Dissi che se non gli piacevo, avrei giocato da qualche altra parte, ma che non avrei cambiato il mio modo di giocare. Probabilmente non correrò mai ad aggredire gli avversari come un pazzo, sono un tipo che vuole giocare nel modo più intelligente possibile e più possibile col pallone, questa è la mia filosofia. Se provassi a fare in modo diverso, sarei a disagio”.

Nel 2014 le prime vittorie…

“A Teplice nel 2014 perdevamo 2-0, entrai negli ultimi 10 minuti, ma dentro di me ero contento e trattenevo le risate. Mi dissi di non ridere perché lo Sparta stava perdendo e la telecamera mi avrebbe inquadrato. Ma lo Sparta festeggiò il titolo e feci anche il double con la coppa, a 18 anni”.

Il prestito al Bohemians dell’anno dopo?

“Nell’estate del 2015 sapevo già che dovevo cambiare aria. L’idea di andare tutti i giorni a Vlašim, in terza serie, però mi faceva star male. Sono grato al Bohemians, ma gli inizi non furono buoni. Per esempio, sembrava che i miei compagni mi trattassero come un riccone venuto da fuori. Alla fine, mi aprii con loro e questo mi aiutò”.

La fine del rapporto con lo Sparta?

“Sapevo che c’erano squadre interessate a me in Europa, ma ero ancora un giocatore dello Sparta e mi proposero un nuovo contratto. Sarò onesto, mi offrirono 60.000 corone al mese. Non ci credevo, mi dissi che non era possibile. Capisco che per molte persone sono tanti soldi, ma un calciatore ha una carriera breve e altri mi offrivano 400.000 corone al mese. Non era il momento di accettare lo Sparta. La questione era se avrei preferito giocarmi il posto con Lafata, che avrebbe segnato 40-50 gol, per 60.000 corone al mese, oppure andare in Italia per un milione al mese, con più o meno le stesse possibilità di giocare. Non è una questione di soldi, paragonai le due offerte: pensai ci fosse stato un equivoco ed ero arrabbiato. E mi dispiace. “Calma”, dissi. “Se mi lasciate andare ci guadagnerete, altrimenti andrò via gratis tra un anno, alla scadenza del contratto. Scegliete pure”.

L’arrivo alla Sampdoria?

“Giampaolo mi chiese come mi chiamassi e mi resi conto che non sapeva chi fossi. A volte mi sono chiesto se sarei dovuto rimanere allo Sparta. Dopo le partite in cui non giocavo, stavo a casa arrabbiato, a malapena salutavo Hanca e mi chiudevo in camera, da dove chiamavo il mio agente Taborsky perché non sapevo cosa fare. Lui e Hanca (la compagna, ndr) mi dicevano di non fare nulla e di essere paziente, così ci provai e ci fu una svolta. Ero a Torino dove giocammo contro la Juventus, alla fine di ottobre. Probabilmente voleva farci fuori, dandoci una chance per poi avere motivi per non farsi rompere le scatole dopo la sconfitta. Ma andò abbastanza bene e dopo un quarto d’ora segnai, fu una fortissima emozione. Per un po’ non ho creduto che fosse vero, nonostante non ci fosse nulla di strano. Provai entusiasmo per diverse settimane”.

I rapporti con Giampaolo e gli inizi alla Samp?

“Due giorni dopo in allenamento sbagliai un paio di volte e lui cominciò a urlarmi contro in modo isterico. C’erano anche i miei genitori a vedermi. Quando tornai a casa mi chiusi in camera e diedi calci alle sedie per un’ora. Chiamai di nuovo il mio agente e mi disse che la mia chance sarebbe arrivata. Nella partita successiva l’allenatore mi fece scaldare all’intervallo, ma al 18’ mi disse di sedermi perché sarebbe entrato qualcun altro. Ma poi lui fu allontanato per proteste e il suo secondo mi chiamò: nella mia testa avevo già smesso di giocare, ma entrai e segnai al 90’. All’inizio della stagione, nessuno mi riconosceva a Genova, potevo passeggiare e andare nei negozi, ma dopo pochi mesi ho completamente perso la mia privacy. Diverse volte sono rimasto barricato a casa con Hancha, perché lei voleva uscire e io dovevo dirle no perché non ero dell’umore per fare sorrisi forzati alla gente.

Le proposte di mercato quest’estate?

“Alla fine della stagione potevo scegliere, le offerte che mi piacevano di più arrivavano da Torino, Milano e Roma. Scelsi la Juventus, ero stato chiamato da Nedved e tutto sembrava affascinante. Non vedevo l’ora. A giugno mi sentivo un giocatore della Juventus, ma in realtà non lo ero.

Le visite mediche a Torino?

“Sapevo che non era niente di serio, era un’infiammazione cardiaca che era passata, stavo bene, sapevo di avere abbastanza tempo per riposare e che tutto sarebbe stato normale, ma la Juventus rinviò il mio trasferimento. Quando tornai dalle vacanze, il mio agente Paska mi disse che sarei dovuto tornare a Torino per altri test. Risposi che non sarei andato da nessuna parte. Alla Juventus non importava più di me, ero un po’ arrabbiato. A metà luglio, la clausola di risoluzione da 25 milioni non fu più valida, dunque il presidente della Sampdoria mi disse che avrebbe voluto spuntare il prezzo più alto possibile e lo fece, cedendomi per 40 milioni di euro alla Roma. Quando ho firmato, ho provato grande sollievo perché potevo concentrarmi solamente sul calcio. Sono sicuramente più tranquillo di un anno fa a Genova, perché arrivai come un signor nessuno, ma qui tutti mi conoscono, sanno che sono un giovane che qualcosa ha fatto. Kolarov mi ha rassicurato e mi ha detto di non subire il peso del costo del mio cartellino, di star calmo e che tutto sarebbe andato bene e che sono stati loro a voler spendere quei soldi e l’hanno fatto”.

L’arrivo a Roma?

“Quando ho visto il centro di allenamento mi sono reso conto che qui posso ottenere il meglio, non so se cose del genere esistano da altre parti. Non mi devo preoccupare di nulla, qui ci sono campi perfetti, i migliori sistemi di recupero, la palestra, i nutrizionisti ci misurano continuamente e ci dicono cosa mangiare, ci sono dozzine di impiegati solo per noi”.

Il futuro?

“Spero di potermi trasferire tra qualche anno in un club ancora migliore, dove sarò ovviamente pagato ancora meglio, è una motivazione che mi ha sempre aiutato molto. Dove? Non credo di poter andare molto più in alto di così. Ma forse restano un paio di club… Diciamo Real Madrid, Barcellona o Manchester United”.




Genoa, ufficiale l’arrivo di Ballardini

Dopo l’esonero di Ivan Juric, arrivato in seguito alla sconfitta con la Sampdoria, il Genoa ha scelto la sua nuova guida tecnica. Si tratta di Davide Ballardini. Ecco il comunicato della società rossoblù: “Il Genoa Cricket and Football Club comunica di aver affidato la conduzione tecnica della prima squadra all’allenatore Davide Ballardini, già operativo in precedenza nella stagione 2010/11 e nel 2013. L’insediamento del mister è contestuale all’inserimento del vice Carlo Regno e del collaboratore tecnico Stefano Melandri. Nel formulare i migliori auguri di proficua attività, la Società informa che la conferenza di presentazione di mister Ballardini è fissata domani, martedì 7 novembre, presso la sala stampa di Villa Rostan al Centro Sportivo Signorini. L’inizio è fissato alle 11:30. Nel pomeriggio il tecnico dirigerà, a porte aperte, la prima seduta di allenamento alle ore 15″.