Sassuolo, Squinzi: “Zaza e Berardi? Sarà difficile trattenerli”

A Gr Parlamento ha parlato il presidente del Sassuolo, Giorgio Squinzi. Sulla stagione della squadra ha dichiarato: “Il prossimo anno vorrei che migliorassimo ancora. Se facessimo una decina di punti in più, potremmo essere in zona Europa, ma dipende anche dall’andamento delle altre“. Circa le cessioni estive, Squinzi ha detto: “Per Zaza la Juventus ha la possibilità di riacquisto. Con Berardi c’è una comproprietà da risolvere. Se dovessi seguire istinto e cuore, li terrei entrambi, e con un paio di ritocchi il Sassuolo diventerebbe una grande del calcio italiano. Ci stiamo ragionando, ma sarà difficile“.




Real Madrid, Bale: “Ci impegneremo per essere più forti”

Attraverso il proprio profilo Twitter, l’ala del Real Madrid, Gareth Bale, ha rassicurato i tifosi: “Non era la stagione che ci aspettavamo perché noi vogliamo sempre vincere dei trofei. In estate lavoreremo e ci impegneremo a fondo per un Real Madrid più forte nella prossima stagione“.




Torino, Cairo: “Glik? Valuteremo offerte solo se arrivano entro giugno”

Urbano Cairo, patron del Torino, ha parlato a Tuttosport del futuro del capitano dei granata, il polacco Kamil Glik: “Ha un contratto fino al 2017 e con lui c’è un ottimo rapporto. Se arriverà un’offerta importante la valuteremo, ma entro giugno“. Circa altri movimenti in uscita, ha aggiunto: “Stiamo valutando anche che fare per El Kaddouri, Benassi e Verdi“.




Genoa, Bertolacci: “La Roma? Fa piacere che voglia puntare su di me”

Ai microfoni di Sky Sport, il centrocampista del Genoa, Andrea Bertolacci, ha parlato del proprio futuro. Il classe 1991, che è in comproprietà con la Roma, ha risposto così alle domande: “Non voglio parlare adesso del futuro perché ho intenzione di godermi il momento col Genoa. Entro il 20-25 deciderò il mio futuro, per ora penso a finire bene la stagione. La Roma? Fa piacere che voglia ripuntare su di me, ma magari non ci sono solo loro ed il Genoa. Milan e Fiorentina? Non posso parlarne al momento“.




Lille, ufficiale il rinnovo di Mavuba fino al 2019

Il capitano del Lille, Rio Mavuba, ha rinnovato il proprio contratto con il club francese fino a giugno 2019. Il mediano di origine angolana è uno dei fedelissimi di Rudi Garcia, che nelle scorse settimane ha richiesto alla dirigenza romanista di acquistarlo. Vista l’ufficialità del prolungamento, tuttavia, Mavuba è destinato a rimanere definitivamente in Francia.




Chievo, ufficiale il rinnovo di Maran

L’ufficialità è giunta attraverso un’apposita conferenza stampa: Rolando Maran rinnova col Chievo Verona. Il contratto prevede una base triennale con opzione per altri due anni. Dopo l’annuncio, il tecnico ha commentato: “Per me è un orgoglio il fatto che il Presidente mi dia questa opportunità. E’ una gratificazione dal punto di vista morale. Ho la possibilità di dare continuità a un percorso nato insieme“.




American oxygen: gli U.S.A. vinceranno i Mondiali del 2022

Le vittorie nascono da innovazioni. I campioni dalla mescolanza. Nel giro di dieci anni gli Stati Uniti saranno la selezione più forte al mondo.
L’unione di vari generi crea dei successi in ogni ambito. Nello sport questa massima è addirittura portata all’eccesso. Negli sport di squadra in particolare. Il calcio è una materia estremamente acerba, è nata nella seconda metà del 1800. E’ divenuta internazionale solo intorno al 1905. Ovviamente i fondamentalismi dei popoli che hanno reso grande il football (inglesi, italiani, olandesi, spagnoli) vigono tuttora. Ma le idee vanno amalgamate al talento e al corpo dell’atleta. Perché, ad esempio, il Brasile ha vinto cinque mondiali ed è considerato il Paese con la nazionale più forte? A San Paolo e Rio De Janeiro, vere madri del futbol sudamericano, i palloni furono portati dagli inglesi, dai portoghesi e dagli italiani. Le prime tournée dei club europei in quella terra offrirono spunti importantissimi a livello tattico. Primo su tutti l’intervento del Torino, successivo a quello della Pro Vercelli nei primi anni del 1900. Dopo gli anni ’30 iniziarono a giocare anche uomini appartenenti non solo a ranghi borghesi, quindi non solo bianchi. Subentrarono i neri, i mulatti, i figli di padri tedeschi e madri brasiliane (Arthur Friedenreich su tutti), i nativi. Lì iniziò l’evoluzione. E di conseguenza l’egemonia. Una prova sono i club moderni, sempre più colmi di stranieri. Si cerca la varietà, la mescolanza. Il successo. Fra il 1994 ed il 2002 hanno vinto due nazionali miste (due volte il Brasile, una volta la Francia), composte da calciatori con origini differenti. Fra il 2006 ed il 2010 (Italia e Spagna) c’è stato un ritorno alle ideologie tattiche incastonate in 100 anni di football, giustificate dall’espansione e della standardizzazione del modo di giocare, derivante dall’innesto definitivo delle televisioni in tutto il mondo. Un movimento calcistico ha bisogno di tempo per assorbire e crescere. La Germania, paese sempre più variopinto, ha vinto in Brasile con Boateng (origini ghanesi), Klose (origini polacche) ed Özil (origine turca). La miglior selezione emergente è, senza ombra di incertezza, il Belgio, il cui capitano è Kompany, origini congolesi. Probabilmente vinceranno gli europei francesi del 2016.
Parlando di calcio, gli Stati Uniti sono un paese molto giovane. Il loro campionato si illumina di giocatori europei a fine carriera, si accontentano ancora di questo. Durante i Mondiali del 2014, tuttavia, si è notata una svolta epocale: gli americani iniziano all’unisono a seguire la nazionale, il calcio. Nel giro di un paio d’anni il soccer diventerà il terzo sport più praticato, dopo il basket ed il football americano. Questi ultimi sono sport esclusivi, perché se non sei alto (nel primo caso) o robusto (nel secondo) non hai un futuro. Il calcio è la pratica più universale che ci sia. E gli Stati Uniti sono una nazione straordinariamente propensa all’integrazione, così come lo erano gli antichi romani. Il paragone non è casuale. Gli U.S.A. sono la terza nazione per numero di abitanti. Il 77% sono bianchi, all’interno dei quali si distinguono ispanici e latini, il 12,9% afroamericani, il 4,6% asiatici, e l’1% di origine amerindia. La mescolanza, col tempo, li porterà a vincere. Jürgen Klinsmann, commissario tecnico attuale, è una figura molto importante. E’ un tedesco tradizionalista, un’eccellente base su cui strutturare un progresso di idee. Nei sette anni che mancano al Mondiale che si giocherà in Qatar, gli Stati Uniti avranno modo di fondere i propri infiniti mezzi. Li tradurranno in vittorie nel giro di un decennio. D’altronde, historia magistra calcis. Il loro iter è già avviato, negli ultimi 24 anni si sono sempre qualificati per la fase a gironi. Dal 2011 ad oggi, su 53 partite disputate ne hanno vinte 31 e perse 13. E’ solo questione di tempo, e poi scenderà in campo l’american oxygen.

@ftabelli




Palermo, preso Trajkovski: già effettuate le visite mediche

Si chiama Aleksandar Trajkovski il primo acquisto del Palermo per la stagione 2015/16. L’attaccante macedone in mattinata è stato sottoposto alle visite mediche e nel pomeriggio ha incontrato Iachini e Zamparini. Il classe 1992 arriva dallo Zulte Waregem, club belga, ed ha segnato 6 gol in stagione. Secondo Sky Sport, nelle prossime ore dovrebbe arrivare la firma sul contratto.




Napoli, ag. Benitez: “Il Real Madrid non ci ha contattato”

L’agente di Rafa Benitez, Manuel García Quilón, ha parlato a Managing Madrid riguardo alle voci sull’attuale allenatore del Napoli: “Il Real Madrid? Al momento è solo un’indiscrezione che sta trovando tanto spazio nei media. Rafa sta preparando gli ultimi importantissimi match del Napoli, e devo dire che il Real non ci ha contattato“.




Empoli, ag. Valdifiori: “Napoli? Gli piacerebbe giocare in azzurro”

Ai microfoni di Radio Marte, ha parlato Marco Giuffredi, agente di Mirko Valdifiori, centrocampista dell’Empoli: “E’ contento di quanto ha fatto durante la stagione, ed è onorato di aver vinto il premio come giocatore rivelazione dell’anno“. Riguardo al futuro del suo assistito, infine, ha dichiarato: “Si parla tanto di un suo possibile approdo al Napoli, ma questo non è un bene. A lui piacerebbe giocare in azzurro, ma quando si parla troppo spesso si finisce per andare da un’altra parte“.