Inter, Murillo interessa a United e Chelsea: la situazione

Jeison Murillo, difensore classe 1992 dell’Inter, sta attirando le attenzioni di grandi club. Questo grazie alla sua eccellente stagione (la prima in Serie A): trentadue partite giocate ad ottimo livello ed un futuro in cui può solo migliorare. Sul colombiano, arrivato la scorsa estate dal Granada per dieci milioni (otto più due di bonus), ci sono soprattutto Manchester United e Chelsea: ricchissimi club che hanno la necessità di rinforzare e ricostruire le proprie difese. Il Sun parla di offerte sulla base di trenta milioni di euro.




#Bundesliga – Bayern Monaco, dalla Germania: è fatta per Hummels

Dalla Germania – in particolare dall’autorevole Bild – arrivano conferme su una trattativa di cui si parla da mesi: Mats Hummels è vicinissimo al passaggio al Bayern Monaco. L’interesse non è nuovo ed il mancato rinnovo di contratto del difensore (che scade nel 2017) ha aggiunto veridicità a questa notizia. Nelle casse del Borussia Dortmund saranno versati 30 milioni di euro, mentre per il classe 1988 è già pronta una firma quadriennale.




Atalanta-Roma 3-3, Totti regala il pareggio a Spalletti: report e pagelle

Partita combattuta e vivace quella dell’Atleti Azzurri di Bergamo fra Atalanta e Roma, dove la squadra di casa riesce a strappare un ottimo 3-3 finale.
Spalletti si presenta con un muscoloso 4-3-3, schierando Rudiger terzino (e Zukanovic centrale) e tre centrocampisti con ottimi tempi difensivi: De Rossi, Nainggolan e Florenzi. Reja decide inizialmente di affrontarlo con lo stesso modulo, mantenendo basso il baricentro e provando (vanamente) ad affondare in contropiede. I giallorossi aumentano il ritmo, sfruttando anche le sponde centrali di Dzeko (che anche oggi ha sbagliato qualsiasi cosa), e trovano in cinque minuti due gol: al 23esimo con Digne (poi sostituito per infortunio da Emerson Palmieri) ed al 28esimo con Nainggolan. Reja decide dunque di spostare D’Alessandro sulla fascia sinistra e di allargare Kurtic sulla destra: passa al 4-4-1-1, con Gomez dietro a Borriello. E poco dopo (al 33esimo) l’Atalanta accorcia le distanze con D’Alessandro. I nerazzurri allora tengono alta la pressione. Aumentano la velocità della manovra. Mettono in difficoltà gli uomini di Spalletti, che al 37esimo si fanno infilare di testa da Borriello, servito da calcio d’angolo.
Nella ripresa la musica non cambia. Dopo appena cinque minuti dall’inizio della ripresa, Borriello mette a segno la sua doppietta personale e completa la rimonta: da 0-2 a 3-2. A quel punto Spalletti tenta nervosamente di spingere la sua squadra ad attaccare: fuori un disastroso Zukanovic, dentro El Shaarawy; fuori De Rossi, dentro Totti; Florenzi torna terzino; si passa al 4-2-4. L’Atalanta intanto si schiera con un solido 4-5-1 e non concede spazi. La Roma gioca male ed è imprecisa. Non riesce mai ad entrare nella copertissima area nerazzurra: ed infatti il gol del 3-3 – siglato da capitan Totti – arriva con un tiro dal limite.
Si è vista una Roma poco incisiva, che ha gestito male il suo 65% di possesso palla; dall’altra parte Reja ottiene il massimo dai suoi, che hanno difeso quanto sono riusciti dopo i due gol iniziali ed hanno sfruttato la prestazione straordinaria dei suoi attaccanti. Malissimo Dzeko, che ha fallito tre nitide occasioni davanti a Sportiello. Peggio di lui solo Zukanovic, reo di essersi fatto anticipare in entrambe le reti di Borriello. Nell’Atalanta è da registrare la prestazione di D’Alessandro che, sfiancato dopo 75 minuti ad altissimo livello, è uscito tra gli applausi. Molto bene anche Migliaccio, che non giocava titolare da due mesi e che come mediano davanti alla difesa ha lasciato passare pochissimi palloni.
La Roma fallisce l’avvicinamento al Napoli, che è lontano cinque punti. I padroni di casa, invece, salgono a più otto sul Palermo terzultimo.

Pagelle:

Atalanta (4-3-3): Sportiello 5; Masiello 6.5, Toloi 6.5, Paletta 6, Dramé 6; Kurtic 7, Migliaccio 7, Freuler 6; D’Alessandro 7.5 (75′ Raimondi 6), Borriello 8 (84′ Pinilla s.v.), Gomez 7.5 (91′ Brivio s.v.).

Roma (4-3-3): Szczesny 5.5; Rudiger 5, Manolas 5, Zukanovic 4.5 (54′ El Shaarawy 5.5), Digne 6 (33′ Emerson 6); Florenzi 5.5, De Rossi 6 (78′ Totti 7), Nainggolan 6.5; Salah 5.5, Dzeko 4.5, Perotti 6.5.




Roma, interesse del Manchester United per Manolas

Kostas Manolas è di gran lunga il miglior difensore della Roma. Ed il più importante. Così, negli ultimi giorni, il suo agente sta parlando con la società per trattare il rinnovo. L’attuale contratto scade nel 2019. Al greco verranno offerti il prolungamento ed un adeguamento stipendiale. Intanto, però, il classe 1991 sta attirando le attenzioni di grandi club: su tutti il Manchester United, che deve necessariamente rafforzare il proprio pacchetto difensivo per la prossima stagione. Secondo Sky ed il Corriere Dello Sport, la società inglese ha già incontrato l’agente di Manolas. L’interesse è concreto e spaventa i vertici giallorossi, che attendono l’offerta.




Empoli, Corsi: “Offerta della Lazio per Tonelli? Non scherziamo”

Il presidente dell’Empoli, Fabrizio Corsi, ha risposto a Radio Incontro Olympia circa una possibile offerta della Lazio per Tonelli: “Va alla Lazio? Non scherziamo. È un nostro patrimonio“. Per il difensore, a gennaio, c’era stata una piccola asta: “Ho rifiutato, fra le altre, un’offerta da 13 milioni. Proveniva da una squadra italiana che il prossimo anno parteciperà alla Champions League“. Chissà, però, che in estate non possa ripartire l’assalto.

 




#Ligue1 – PSG, Ibrahimovic e le accuse di doping: arriva la denuncia

Zlatan Ibrahimovic, attaccante del Paris Saint-Germain accusato la scorsa settimana di aver fatto uso di doping, ha ufficialmente fatto causa a chi aveva sollevato la polemica: Ulf Karlsson, ex c.t. della nazionale svedese di atletica. L’avvocato del centravanti, Fredrik Bogren, ha così spiegato la decisione: “Le dichiarazioni di Karlsson sono false, infondate e molto gravi nei confronti di Zlatan, sia come uomo che come atleta, anche in virtù dei suoi rapporti con gli sponsor. Per questo, viste le dichiarazioni fatte, abbiamo deciso di adire le vie legali“.




#HistoriaMagistraCalcis – Andrés Escobar ed il narcofutbol

Si chiamava Andrés Escobar Saldarriaga. Era un campione. Morì per un autogol; ce lo ricordiamo per questo.
Nacque nel 1967 nel distretto di Medellin, in una Colombia serena. Non avanzata, non irresistibile. Ma tranquilla. In cui i sogni ancora potevano strisciare e materializzarsi in realtà. Non era la Colombia del narcotraffico. Neanche quella della guerra civile. Tantomeno quella delle morti gratuite.
Andres Escobar è un ragazzo eccellente, educato da una famiglia molto attenta e volenterosa. Va bene a scuola, porta buoni voti a casa, si mostra sempre educato e disponibile. Il suo tempo libero, finita la mattinata e lo studio, è interamente dedicata al calcio. E’ un difensore pulito. Elegante. Che non commette falli perché contrasta colpendo solo il pallone. Non eccessivamente alto (un metro ed 84) ma ben piazzato. Con un gran senso tattico. Costantemente al posto giusto.
Si destreggia nelle giovanili ed intanto seguita a studiare. Ma ad un certo punto, come succede a tutti, deve prendere una scelta: se continuare a giocare a calcio e divenire un professionista o percorrere un’altra strada. Lui è quasi indeciso, però ha un sogno: militare per la sua squadra del cuore, l’Atletico Nacional.
E così vi approda. Nel 1987. E vi rimarrà senza mai cambiare club. Ha vent’anni e tanta voglia di sudare per quella maglia. Voglia di migliorarsi quotidianamente. All’Atletico trova un grande del futbol colombiano: Francisco Maturana, ex campione dei biancoverdi ed ora allenatore. Nel frattempo svolge anche il ruolo di commissario tecnico della Nazionale. Vede giocare Andres, e dopo qualche allenamento dichiara: “E’ un vero campione. Esempio di professionalità e rettitudine“. In un paio d’anni Escobar – con la maglia numero 2 che porterà tutta la vita – diventa un idolo: per i tifosi è “el caballero de futbol“.
Nel 1989 la Colombia ottiene la sua prima Copa Libertadores della storia: grazie all’Atletico Nacional di Maturana, che batte in finale i paraguaiani dell’Olimpia Assuncion. Ovviamente, Andres è un titolare inamovibile di quella rosa. Ed è un periodo straordinario sportivamente: con la coppa arriva anche la qualificazione ai Mondiali di Italia 1990, dove Escobar scenderà in campo con la fascia da capitano. E’ un campione assoluto.
Ma questa storia non è purtroppo solo calcistica. Perché negli anni ’70 dal Cile arriva colei che stravolgerà le sorti della Colombia: la cocaina. A profittarne più di chiunque altro è Escobar, ma non il nostro Andres, bensì Pablo. A metà degli anni ’80 è – secondo Forbes – fra i dieci uomini più ricchi al mondo. Arriva a guadagnare 50 milioni di dollari al giorno. Ciò grazie al narcotraffico verso gli Stati Uniti ed all’eliminazione totale della concorrenza: “Siete liberi di seguirmi o meno. Per chi mi seguirà, ci saranno soldi. Per chi mi si opporrà, piombo“. Nel 1983 diventa presidente della Colombia.
Però non viene disprezzato dal popolo. Lui, in fondo, prende soldi dai ricchi statunitensi e dona ingenti somme di denaro ai colombiani. Ed intanto, per riciclare soldi, è costretto a trovare alcuni metodi. La soluzione è semplice: il calcio. I club. La compravendita di calciatori. Tra cui l’Atletico Nacional.
A quel punto la Colombia diventa politicamente e calcisticamente isolata: i prezzi dei giocatori sono gonfiati per far girare soldi, e le società europee non vogliono trattare con dei boss malavitosi. Fra l’altro la situazione sui campi non è delle migliori: le sfide fra due schieramenti sono anche sfide tra proprietari criminali. Entrano interessi in ballo. Si alterano i risultati per ottenere denaro dalle scommesse. Gli arbitri vengono uccisi per direzioni imprecise. Si parla in questo periodo di “narcofutbol“.
Però tutto giova al movimento calcistico, soprattutto alla Nazionale. Maturana ha infatti la possibilità di seguire i convocabili direttamente nel proprio campionato. E la Colombia ottiene la qualificazione per i Mondiali di U.S.A. 1994. E vi arriva come una delle favorite.
Ma, come già detto, non c’è solo il calcio. Nel 1993 Pablo Escobar muore sotto i colpi delle forze speciali. Questo delitto spezza gli equilibri – già labili – fra i boss della droga. Il Paese è in guerra. Si costituiscono clan di criminali che vogliono il controllo dei traffici. La gente muore in strada. Innocenti e non. Il clima è tesissimo. E la Nazionale non può che risentirne.
Andres Escobar sa che al Mondiale va portato in alto il nome della Colombia. E’ l’unica cosa che conta. Lo dice pubblicamente e ne parla privatamente con gli scossissimi compagni di squadra. Anche lui ha paura. Vuole sposarsi ma non farà in tempo. Teme per l’incolumità della sua gente. Legge ogni giorno la Bibbia: come segnalibri le foto della fidanzata e della madre. Parte per gli Stati Uniti. Saluta le donne della sua vita all’aeroporto.
E così i ragazzi di Maturana arrivano al Mondiale. Con una sconfinata pressione sulle spalle. Amici e familiari dei calciatori rischiano la vita in patria. Alcuni sono morti prima che partissero. Altri mentre erano in viaggio.
Ma la Colombia è tra le favorite. Andres Escobar col suo numero 2 e la sua fascia comanda in campo. E’ il leader. E’ la stella. E’ un campione. Ma il peso di ogni minuto passato lì è troppo elevato. La prima partita va malissimo: la Romania, col suo atteggiamento difensivo, strappa un incredibile 3-1.
E così la seconda partita, quella con i padroni di casa, è decisiva. Se si perde, si è eliminati. E l’eliminazione non è accettabile. La squadra lo sa fin troppo bene: mister Maturana scoppia a piangere negli spogliatoi. Gli sono arrivate minacce di morte. In quello stesso giorno, ad Herrera arriva un comunicato: il fratello è stato ucciso. Diventa impossibile concentrarsi sul campo.
Ed in quella partita succede qualcosa. Una frazione di secondo. Una scivolata per anticipare l’attaccante avversario. Un pallone intercettato con la gamba. Quello che Andres Escobar sa fare meglio. Ma stavolta qualcosa non è andato: è autogol. La Colombia perde ed è fuori. Ed è un guaio. Gli scommettitori in patria avevano puntato molto sulla seleccion.
Ed il responsabile principale di questa perdita – sportiva e di denaro – viene individuato in Andres. Che però mantiene la calma. Ha la sua Bibbia. Sua madre. E soprattutto la fidanzata che vuole sposare. E così, pochi giorni dopo il suo ritorno, la porta fuori. In un bar. Lo riconoscono. Lo insultano. Vuole andarsene. E’ spaventato. Arriva al parcheggio retrostante. Un uomo tira fuori una mitragliatrice. Gli dice “grazie per l’autogol“. Gli spara. Muore. Muore il più forte calciatore colombiano. E’ il 2 luglio del 1994. Se n’è andato perché dei narcotrafficanti hanno perso dei soldi.
“Mi raccolgo in silenzio per sentire l’agonia,
quel sospirare lieve delle foglie che cadono
come lo sfilacciarsi dolce della malinconia“.
(Mario Rivero, forse il più grande poeta della storia colombiana).




#PremierLeague – Liverpool, piace Camacho: pronta l’offerta

Su richiesta specifica di Jurgen Klopp, il Liverpool è in contatto con il Malaga per acquistare Ignacio Camacho, centrocampista classe 1990. Lo spagnolo, anche a causa di un infortunio, è arrivato a totalizzare solamente 17 presenze durante questa stagione. Nel suo contratto è presente una clausola rescissoria da 20 milioni di euro: il club inglese, però, vorrebbe chiudere attorno ai 12. Una cifra su cui si può intavolare una trattativa più che plausibile.




Milan, Sacchi: “Di Francesco? Preferirei rimanesse Mihajlovic”

Dopo la riunione avvenuta ad Arcore assieme a Berlusconi e Galliani – “per parlare di Milan ed in generale di calcio” – Arrigo Sacchi si esprime pubblicamente sulla questione relativa alla panchina del Milan. I vertici del club, infatti, vorrebbero cambiare allenatore: il principale (eventuale) sostituto di Mihajlovic è Di Francesco, attualmente al Sassuolo. Sacchi, a Radio Due, ha commentato: “Di allenatori bravi ce ne sono tanti, io preferirei che rimanesse Mihajlovic. Una società seria dovrebbe stare attenta prima a chi prende“.




Fiorentina, ag. Mazzarri: “Nessun contatto con i viola”

Secondo alcune indiscrezioni, Paulo Sousa potrebbe non essere confermato sulla panchina della Fiorentina per la prossima stagione. Qualora si decidesse di cambiare tecnico, si andrebbe su un nome italiano ed abituato a lottare per la zona Champions; il più probabile sarebbe Walter Mazzarri, ancora sotto contratto con l’Inter. Il suo agente (Andrea D’Amico), tuttavia, ha smentito qualsiasi tipo di trattativa ai microfoni di Firenzeviola.it: “Al momento è assolutamente fantamercato. Walter sta aspettando l’occasione giusta per tornare in corsa ma la Fiorentina non mi ha mai chiamato. Ci sono tante squadre interessate a lui, ma nessuna opzione concreta“.