Chi sarà il capocannoniere della Champions League?

Riuscirà Robert Lewandowski a confermarsi anche in questa edizione oppure dovrà cedere lo scettro di
capocannoniere della Champions League alle nuove giovani stelle Haaland e Mbappe?
Chi sicuramente non potrà tornare più concorrere a vincere questa prestigiosa statistica individuale sono
coloro che, per oltre dieci anni, la hanno dominata. Parliamo di Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, poiché le
loro squadre sono state eliminate agli ottavi di finale, i rispettivi bottini si sono fermati così a 5 e 4
realizzazioni, qui puoi vedere le quote complete vincitore capocannoniere, le quote vincente Champions
League.
Ben distanti dall’attuale capocannoniere Haaland che guida la classifica con ben 10 gol all’attivo. Il giovane
centravanti del Borussia Dortmund è il favorito per la vittoria di questa personale statistica con una quota
di 1,40. Ed ora nuovo golden boy del calcio Europeo si appresta a sfidare il Manchester City cercando, a
suon di gol, di ottenere l’accesso alle semifinali ed a consolidare il suo primato nella classifica dei cannonieri
dell’edizione 2020/21 della Champions League. Chi insegue il giovane ariete finlandese del Borussia, con 6
gol messi a segno, sono i due fenomeni del forte Paris St. Germain, ovvero Mbappe e Neymar. Il brasiliano,
già vincitore in coabitazione di questa statistica nel 2014/15, era partito fortissimo realizzando 6 gol in
appena 5 partite prima di doversi fermare per infortunio. Ora però è pronto per ricominciare a macinare
gol e guidare il suo PSG. Non gode però dei favori dei pronostici poiché viene quotato con un poco
probabile ma molto stimolante 12,00.
Quota decisamente inferiore (6,00) per l’attaccante francese, che dopo un avvio in sordina, ha decisamente
cambiato marcia e realizzato tutti i suoi 6 gol nelle ultime 3 partite. Ora i due attaccanti del PSG sono pronti
a sfidare, in una riedizione della finale 2019/20, il Bayern di Lewandowski. Il fortissimo centravanti polacco
vanta finora 5 realizzazioni in questa edizione della Champions League e non ha nessuna intenzione di
cedere lo scettro di capocannoniere come il suo Bayern di vedere alzata la “coppa dalle grandi orecchie” da
un altro club. Per queste motivazioni, infatti, viene considerato dai bookmakers come il maggior indiziato a
scalzare Haaland con una quota di 5,00.
Con all’attivo 5 realizzazioni messe a segno, gli outsider di questa scommessa sono Salah del Liverpool,
quotato 20,00, e Benzema del Real Madrid quotato 25,00. Il prossimo turno di quarti di finale però li vedrà
impegnati a sfidarsi direttamente per l’accesso alle semifinali, pertanto la possibilità di continuare a
realizzare gol nell’edizione 2020/21 della Champions League spetterà soltanto ad uno di loro.




Scudetto 1914-1915, continua lo scontro tra Lazio e Genoa

Scudetto 1914-1915, continua lo scontro tra Lazio e Genoa.

In tema di sospensioni e annullamenti di campionati, oltre a quello attuale, rimane ancora in ballo una vecchia diatriba sull’assegnazione di uno degli scudetti degli albori della nostra Serie A, quello del 1914-1915, assegnato al Genoa nonostante il campionato sia stato interrotto a causa della guerra. La questione è stata sollevata negli ultimi anni dalla Lazio, la quale all’epoca vinse il girone del centro-sud.

In queste giornate sono continuate le ricerche da parte dei due club per trovare più prove possibili sulla regolare assegnazione dello scudetto. La prima in questi giorni è arrivata dall’avvocato Mignogna, che cura gli interesse della Lazio, il quale ha dichiarato che lo scudetto non è mai stato assegnato sul campo: “Il girone finale fu disputato dal Torino, dall’Internazionale, dal Milan e dal Genoa ma, con lo scoppiare della guerra con l’Austria, fu sospeso alle ultime gare. Venne, dopo la guerra, attribuito al Genoa Club“.

In difesa del Genoa è intervenuto lo storico Giancarlo Rizzoglio: “L’Almanacco dice chiaramente che il campionato di prima categoria, a sistema regionale, si è svolto tra le 36 squadre individuate tra quelle partecipanti nel Nord Italia divise in sei gruppi, e non si fa riferimento ai campionati del Centro e del Sud. Questo prova che all’atto dell’assegnazione del titolo italiano, si prese in considerazione esclusivamente il campionato del Nord Italia, per le note e comprovate ragioni di netta superiorità tecnica che questo aveva

Pronta la risposta dell’avvocato Magnogna che ha analizzato proprio questo punto, sottolineando che il Genoa va considerato campione del Nord e non a livello nazionale, visto che il titolo doveva essere assegnato giocando una finale tra Genoa e Lazio, tra Nord e Sud.

La questione, andrà avanti, intanto a FIGC già nel 2016 aveva istituito una commissione di saggi, che aveva suggerito alla Lazio di richiedere l’assegnazione ex aequo del titolo 1914-15. In più nel giugno scorso, sempre la federazione ha formato un altro pool di esperti a cui è stato affidato il compito di analizzare i casi dei titoli contesi.

 

Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE

 


Ascolta il nostro podcast settimanale dedicato alla Serie A

Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




Juventus-Roma, la conferenza stampa di Fonseca

Fonseca ha incontrato i giornalisti durante la consueta conferenza stampa pre-match. La Roma è impegnata domani alle ore 18 nel big match contro la Juventus. I giallorossi cercano la vittoria per riuscire finalmente a portare a casa i tre punti contro una grande squadra.

Cosa ha in più la Juventus della Roma e viceversa?
“Non mi piace fare questo tipo di valutazioni. Sono due squadre diverse, la Juve è una squadra fortissima con un grande allenatore ed è una squadra diversa da quella che ha iniziato la stagione. Lavora da più tempo con l’allenatore, è più intensa, dinamica, ha più fiducia e ha grande individualità. La Roma è in un buon momento, ha vinto due partite importanti e ha fiducia”.

Come si sta guardando avanti con Dzeko?
“Non da dire di più rispetto a quello detto da Tiago Pinto. Abbiamo parlato, va tutto bene. Dzeko si è allenato bene, ma domani sarà Cristante capitano”.

Può essere la partita della consacrazione per Mayoral?
“Borja non ha bisogno della prossima partita, per far vedere quello che può fare. Borja è un giovane con qualità, sta giocando bene, deve rimanere concentrato per fare una buona partita domani”.

Si immagina sulla panchina della Roma la prossima stagione?
“Io penso solo alla partita di domani”.

Dopo quanto successo nelle ultime settimane, il gruppo si è rafforzato? Come cambia la squadra con Mayoral invece che Dzeko?
“Quello che rinforza il gruppo sono le vittorie, le partite fatte, gli atteggiamenti negli allenamenti. Dzeko e Mayoral sono due giocatori diversi: Edin è più forte fisicamente, Borja è più profondo. Hanno caratteristiche per giocare nel nostro gioco”.

Possono coesistere Cristante e Veretout con Villar in prima impostazione?
“Sì, può essere una soluzione immaginare tutto. Dipende dall’immaginazione”.

Come Spinazzola vede nella gara di andata il rimpianto più grande della stagione?
“No, non ho un sentimento speciale per quella partita”.

Mirante è pronto per giocare? El Shaarawy può dare una mano alla squadra?
“Mirante sarà convocato, ma continueremo con Pau. El Shaarawy non sarà con la squadra perché sta facendo un lavoro individuale per recuperarlo”.

Si aspettava di più da Pedro?
“Pedro ha fatto grandi partite qui a Roma. Adesso è infortunato, penso che la prossima settimana sarà con la squadra e mi aspetto quello che mi aspetto sempre da lui: è un calciatore importante, con caratteristiche che mi piacciono molto”.

Confermerà Ibanez al centro della difesa o sta pensando ad altro?
“Domani Ibanez sarà al centro della difesa”.

Per qualità Villar può diventare importante anche da trequartista? Ha le caratteristiche per segnare anche?
“Ha caratteristiche per giocare più basso, vicino ai nostri difensori, ma ha anche quelle caratteristiche per giocare più avanti. Può fare questi due ruoli”.

Dove è migliorata la squadra di Pirlo?
“Con più tempo per lavorare la Juve sta meglio in campo, è più profonda e dinamica. Inoltre ha le individualità che noi conosciamo. Sono più forti di quelli che abbiamo affrontato all’andata”.

Cosa chiederà ai calciatori per vincere domani?
“Quello che chiedo sempre, ossia ambizione”




Ufficiale El Shaarawy: “Non vedevo l’ora di tornare alla Roma”

El Shaarawy riabbraccia la Roma, dopo il tentativo fallito di questa estate, i giallorossi sono riusciti a tesserare l’attaccante della nazionale italiana. Ora Fonseca avrà una scelta in più nel reparto offensivo, anche se El Shaarawy avrà bisogno di tempo per trovare la giusta forma fisica ed inserirsi nello scacchiere tattico.

L’attaccante viene presentato oggi nella sala stampa di Trigoria, queste le sue parole:

Bentornato Stephan, manca da un anno e mezzo e ha giocato in un campionato molto diverso, con intensità e ritmi diversi, ha avuto una lunga inattività e il Covid. C’è il rischio che abbia perso qualcosa? Quando sarà pronto per fare il titolare in Serie A?
Diciamo che sono stato fermo qualche mese dopo la Nazionale, mi sono allenato da solo e ho cercato di fare il massimo per arrivare a una buona condizione. È chiaro che adesso mi serve ancora tempo per trovare la forma migliore ma stiamo lavorando, ho fatto già un programma con il preparatore che aggiorniamo di giorno in giorno in base alle mie sensazioni. Sicuramente c’è tanta voglia ed entusiasmo di ricominciare con la Roma.

Fonseca ha rinunciato agli esterni e gioca con due trequartisti dietro la punta. Ha parlato con lui sulla sua collocazione tattica?
Si, abbiamo avuto modo di parlare nel mio primo giorno. L’attacco non è stato stravolto a livello di posizione, ero abituato a partire da sinistra e ad accentrarmi, diciamo che il sistema è simile a quello di Di Francesco, ma gli ho fatto presente che sono a piena disposizione per ricoprire tutti i ruoli.

Ha bisogno di giocare tanto in vista dell’Europeo. La concorrenza è uno stimolo o un timore?
Non è mai un timore, specie quando giochi ad alti livelli e ti confronti con giocatori di grande qualità. È sempre uno stimolo. Sono entrato nel mondo del calcio da ragazzo e mi sono sempre confrontato con grandi giocatori. Se c’è concorrenza c’è qualità e più possibilità di vincere, quindi ben venga.

Ha visto la gara con il Verona con Dzeko, l’ha trovato sereno?
L’ho visto molto sereno e con il sorriso, sono felice di averlo ritrovato al pari dei miei ex compagni e anche dei nuovi. Ho trovato veramente un clima sereno.

La lite a Ferrara con Dzeko nella sua prima esperienza alla Roma, conoscendo Edin qual è la strada migliore per riaverlo al 100%?
Sappiamo le qualità di Edin, è un giocatore di grande personalità e sono sicuro che troverà da sè la strada per ritornare ad essere un giocatore importante per questa Roma. Ovviamente sono dinamiche di spogliatoio che sono nate e morte quel giorno, non è stato assolutamente un problema.

L’esperienza in Cina: tralasciando il lato economico, più pregi o difetti?
Diciamo che è stata un’esperienza molto particolare, condizionata dalla pandemia. Nei primi 6 mesi mi sono alternato tra club e nazionale, nonostante questo ho vinto il mio primo trofeo da protagonista sul campo, una soddisfazione e un ricordo che mi porto dentro. Poi dopo la fine del campionato siamo stati fermi tanto tempo, quasi 7 mesi senza partite ufficiale, solo allenandoci. A livello calcistico non è stato tanto semplice. Ma considerando che sono tornato dove volevo e con l’Europeo alle porte, questo è un aspetto positivo di cui sono contento.

La Roma che ritrova che impressione le ha dato?
Innanzitutto sono molto contento di ritrovare questa società, l’accoglienza è stata positiva, come ho è sempre detto se non me ne fossi mai andato. Qui ho costruito molto più che un percorso calcistico, ho instaurato rapporti con tante persone anche fuori dal campo, mi ha fatto piacere ritrovare tutti a Trigoria e soprattutto ricevere anche l’affetto e la fiducia del presidente, del direttore Tiago Pinto e di Fonseca, mi hanno dimostrato interesse e fiducia fin dall’inizio. Come dico sempre, sta al giocatore ripagare la fiducia e spero di farlo il prima possibile.

Ha giocato l’ultima partita qui nel giorno dell’addio di De Rossi, c’erano 62 mila spettatori e Dzeko era un punto fermo di quella squadra. Sono cambiate tante cose con il tempo, quanto al suo rapporto con Dzeko in campo come lo vede nell’ottica del nuovo sistema di gioco?

Come dicevo prima, il sistema di gioco non è cambiato molto riguardo l’attacco, si gioca con due esterni larghi che si accentrano per giocare con Dzeko, non si è stravolto tanto. Vedere lo stadio vuoto fa mancare un po’ l’affettodei tifosi, che qui all’Olimpico si sente parecchio. Spero che possa tornare tutto alla normalità e riavere i tifosi allo stadio.

Era abituato a un presidente che non c’era mai. Quando conta per lei avere la proprietà qui a Trigoria?

Credo che conti tanto per la squadra e per l’ambiente in generale sentire la vicinanza del proprio presidente, credo ci dia una spinta maggiore. Ho visto al mio arrivo massima disponibilità da parte di tutti, dal direttore (Pinto, ndr) al presidente, sicuramente è una cosa positiva. Poi sta ai giocatori trovare la responsabilità per lavorare con professionalità e diligenza.

Come mai la trattativa dello scorso ottobre è saltata?
Diciamo che è stata una situazione un po’ particolare, nel calcio poi non sempre i tempi coincidono. C’è stata un po’ di attesa però è andata a buon fine, sono entusiasta di essere tornato qui. Non vedevo veramente l’ora di poter riscrivere un altro capitolo importante con questa maglia.

Che idea si è fatto di questo campionato e dove colloca la Roma?

Non ho mai smesso di seguire la Roma, così come tutto il campionato di Serie A. Questa squadra negli anni si è sempre posta l’obiettivo della Champions e anche di più. E ha sempre avuto tutte le potenzialità per arrivare in alto. È chiaro che quest’anno il campionato è più competitivo e avvincente, tante squadre si sono rinforzate ma ho trovato una squadra che si aiuta. E questo è fondamentale, anche nei momenti difficili si riesce ad uscirne con l’aiuto reciproco. Dobbiamo pensare di partita in partita, so che è una frase retorica ma così si raggiungono risultati importanti. Noi ovviamente puntiamo alla Champions e personalmente vorrei un inizio come nel 2016 e guadagnarmi un posto all’Europeo.

Cosa le è mancato di più di Roma e della Roma?

Come ho detto ho ritrovato tante persone con cui avevo instaurato rapporti nella prima prima esperienza. Nel periodo in cui sono stato lontano, quando c’è stata possibilità di tornare, ho sempre sentito l’affetto della gente. Anche a febbraio dell’anno scorso tornai per vedere una partita di Europa League e ho ritrovato allo stadio tanta gente che mi vuole bene. Uno stimolo in più per andare avanti




31 anni fa: Live is life, Maradona palleggia!

31 anni fa: Live is life, Maradona palleggia!

Di momenti magici il calcio ne ha regalati tanti, tutto grazie a grandi protagonisti, grandi maghi di questo sport: grandi giocatori.

C’è solo un giocatore nella storia del calcio che può aver reso epico non una partita ma un riscaldamento. Diego Armando Maradona è stato questo, capace di far emozionare con la sua sola presenza; con un pallone vicino ovviamente.

E’ forse la più spettacolare manifestazione di totale libertà e tranquillità sportiva. Prima di una partita, il capitano del Napoli sta ballando. Nessuno mai si sarebbe sognato di farlo, lui invece sì. In quel momento, sportivamente parlando, era perfetto. Stiamo parlando del 19 Aprile 1989, 31 annni fa, Olympiastadion di Monaco, Bayern Moanco-Napoli, durante il riscaldamento gli altoparlanti dello stadio diffondo la canzone “Live is Life” degli Opus, un ritmo cadenzato condito dal canto della gente; una descrizione degna di un goal di Maradona. La partita è tesa, il Napoli ha vinto 2-0 al San Paolo e ora deve difendere il risultato, e Maradona sceglie questo gesto per far capire cosa sia il calcio per lui, come a dire “Tranquilli, sereni, danzate con me” e via e 1 e 2 e 3… LA LA LA LA LA, e via ancora e 1 e 2 e 3, palleggi a ritmo di musica, un inno alla’armonia, un inno al calcio, un inno a Diego Armando Maradona.

 

 

Per tutte le NEWS del giorno in tempo reale clicca qui – LIVE


Ascolta il nostro podcast!

Ascolta l’intervista esclusiva al procuratore sportivo Alessandro Canovi!




Udinese-Napoli 1-2, le dichiarazioni di Gattuso nel post partita

Il Napoli supera l’Udinese al Friuli per 2-1, Gattuso ha commentato la prestazione della squadra azzurra in conferenza stampa.

Il ko con lo Spezia vi ha tolto qualcosa?
“Con lo Spezia se la rigiochi 100 volte la vinci per 99 volte! Da quando faccio l’allenatore non avevo mai visto 33 tiri in porta e 13 palle gol senza segnare. Abbiamo fuori giocatori importanti, vincere partite così difficili fa capire che la rosa è importante. Dobbiamo essere bravi a essere cattivi, giochiamo spesso bene ma ci manca qualcosa sotto porta”.

Il Napoli ha il merito di averci creduto?
“Sull’1-0 abbiamo avuto 3 palle gol, Musso ha tenuto in piedi l’Udinese, poi l’errore ha portato l’1-1. Lasagna ha profondità con la velocità, De Paul abbina qualità e velocità, potevamo anche prendere gol visto le loro caratteristiche in ripartenze ma abbiamo trovato la zampata. Qui non è mai facile. Sapevamo che era dura, ancora di più dopo il ko rocambolesco con lo Spezia. Abbiamo rischiato più del solito, l’Udinese ci ha tirato tanto in porta rispetto al solito, siamo stati bravi e stavolta anche fortunati”.

Sul cambio di Rrahmani
“Dispiace, era alla prima da titolare, non ha fatto bene, era in difficoltà ed era giusto così, avevo il dovere di non farlo rischiare”.




Verso Juventus-Sassuolo, cinque statistiche per analizzare la partita

La Juventus ospiterà il Sassuolo di De Zerbi domenica 10 gennaio alle ore 20.45, la gara sarà valevole per il 17° turno di Serie A.  RadioGoal24 vi accompagna al match tramite cinque statistiche delle due squadre per analizzare al meglio come le due compagini arrivano alla sfida.

1 –  La Juventus è la squadra che ha più volte battuto il Sassuolo in Serie A (10 volte),  i bianconeri hanno infatti perso solo una delle quattordici sfide contro il Sassuolo nella massima competizione italiana, pareggiando tre volte.

2 –  Il Sassuolo ha ottenuto solamente un punto in trasferta contro la Juventus: durante la stagione 2020-2021 ha terminato la gara 2-2,  segnando in una solo match gli stessi goal siglati nelle sei partite precedenti allo Stadium.

3 – L’ultima stagione sportiva in cui la Juventus vinse solo quattro delle prime sette gare casalinghe fu quella del 2015/2016, anno in cui si posizionò ottava in Serie A.

4 – Il Sassuolo non ha mai ripetuto lo stesso risultato di fila per due gare consecutive nelle ultime 12 partite di campionato. L’ultimo match dei neroverdi è terminato 2-1 (vs Genoa).

5 – La Juventus non ottiene tre successi consecutivi in Serie A da luglio (7v), al momento viene da due vittorie di fila.




Non solo Pogba: la Top 10 dei calciatori con i capelli più strani

Capelli più strani – Ultimamente i calciatori si fanno notare più per il tipo di capelli che per le giocate. Acconciature sempre più strane caratterizzano i protagonisti della domenica calcistica.

Uno fra tutti è Paul Pogba, ma non solo. Ecco infatti la Top10 dei calciatori con i capelli più strani stilata dalla redazione di RadioGoal24.

10 – Stephan El Shaarawy

Apriamo la nostra classifica con la cresta di Stephan El Shaarawy che da Milano (sponda rossonera) alla Capitale (versante giallorosso) ha portato il suo taglio di capelli. A differenza di quella di Hamsik, la cresta del Faraone è leggermente più bassa ed ha una linea sottile che la separa dalla fronte. Modi diversi per uno stesso taglio.

9 – Hector Bellerin

Il terzino dell’Arsenal ha deciso, recentemente, di entrare di diritto nella classifica dei giocatori con i capelli più strani. Il giocatore spagnolo, infatti, è passato dal codino alle treccine a strati alterni. Una scelta particolare quella del ragazzo.

8 – Marek Hamsik

Simbolo e bandiera del Napoli, Hamsik ha lanciato una vera e propria moda negli ultimi anni; si tratta della “cresta alla Marek”. Sono tantissimi, infatti, i ragazzi che chiedono questo taglio di capelli. Il taglio del centrocampista azzurro è particolare perché resta, nel corso di tutta la partita, sempre composto senza muoversi minimamente. La leggenda narra che Hamsik, qualora se la dovesse tagliare, perderebbe le sue qualità.

7 – Radja Nainggolan

Non poteva mancare in questa speciale classifica Radja Nainggolan. Una delle particolarità del belga, oltre alla grinta che mette sui campi da gioco, è senza dubbio la sua cresta che nel corso del tempo ha subito numerosi cambiamenti: sottile di diversi colori (a volte nera, a volte gialla), simile a quella di un leone, unita a delle treccine. Queste le ultime, strane, capigliature che hanno accompagnato le gesta calcistiche di Nainggolan.

6 – Gervinho

Ve lo ricordate Gervinho? La freccia che ha fatto innamorare i tifosi della Roma, oltre ad essere estremamente veloce ha sempre avuto una capigliatura bizzarra. Il giocatore ha delle treccine con cui, grazie ad una fascia, tiene coperta la sua ampia fronte.

5 – Rodrigo Palacio

L’attaccante, attualmente in forza al Bologna, ha avuto un recente passato all’Inter dove ha dimostrato ottime qualità sia come rifinitore che come realizzatore. Tutta la sua carriera, però, è stata caratterizzata dalla capigliatura. Il giocatore argentino ha una testa completamente rasata (anche se al tempo del Boca Juniors aveva i capelli) con una trecciolina sottile sottile (da qui deriva il soprannome “trenza”, trecciolina appunto).

4 – Marouane Fellaini

Il giocatore del Manchester United è diventato famoso, specialmente sui social, grazie ai suo capelli. La folta chioma che lo caratterizza è simile a quella del leone ma in campo il centrocampista belga fatica a dominare gli avversari.

3 – Mario Balotelli

Saliamo sul podio con Mario Balotelli. In campo non è mai riuscito a dimostrare tutte le sue qualità, sui social invece è sempre uno dei primi grazie anche ad un look tutto suo. Sono state molte le acconciature che hanno reso famoso (a volte anche più delle gesta in campo) l’ex Inter. La più strana, forse, è quella che vedeva la sua testa interamente ricoperta da dei triangoli di diversi colori.

2 – Paul Pogba

Secondo posto, che sa di beffa, per Paul Pogba, uno dei centrocampisti più forti del panorama mondiale che non passa inosservato per la sua acconciatura. I capelli del francese hanno subito varie trasformazioni ma una caratteristica è rimasta sempre la stessa: i disegni. L’ultima idea dell’ex Juventus è stata quella di un taglio “cinese”: un ventaglio con la scritta Pogboom.

1 – Vagner Love

Vince, e non ci sono dubbi, questa speciale classifica Vagner Love. L’attaccante dell’Alanyaspor, con un passato al CSKA Mosca, ha sempre optato per un taglio di capelli che difficilmente passa inosservato. Al giocatore, infatti, sono sempre piaciuti i capelli lunghi caratterizzati da delle treccine colorate (rosse e blu in particolar modo). Ma attenzione, perché la punta brasiliana ha sperimentato anche la testa completamente rasata.

 

 




La Roma insiste per El Shaarawy, il ritorno è possibile

La Roma è al lavoro per il ritorno di El Shaarawy. Come riportato dal Il Tempo, la società giallorossa non ha smesso di pensare all’attaccante della nazionale italiana dalla fumata nera di quest’estate, quando il Faraone fu ad un passo dal ritorno nella capitale. Con Tiago Pinto ancora bloccato dal Covid, è Fienga a curare la trattativa. Insieme all’entourage del giocatore si sta studiando una soluzione che soddisfi le richieste dello Shanghai Shenhua. Il calciatore desidera tornare in Italia per guadagnarsi una convocazione per gli Europei in programma questa estate.




Rapporto FIGC 2019: Cosa emerge

I numeri dell’ultimo bilancio integrato pubblicato dalla Figc parlano chiaro: 4,6 milioni di praticanti, 1,4 milioni di tesserati per la FIGC (il 24% del totale relativo a tutte le 44 Federazioni Sportive Nazionali affiliate al CONI), oltre 570.000 partite ufficiali disputate ogni anno (una ogni 55 secondi), di cui il 99% di livello dilettantistico e giovanile.

Il bilancio, come sottolineato da un articolo pubblicato su Gaming Insider, illustra i programmi di sviluppo della Federazione e i risultati raggiunti nel 2019, mettendo in luce l’efficienza organizzativa interna alimentata nell’ultimo anno anche dal processo di internalizzazione della strategia commerciale. Da sottolineare lo sviluppo delle Squadre Nazionali, il potenziamento dell’attività giovanile, la crescita del calcio femminile nonché lo sviluppo della dimensione internazionale e i programmi di rafforzamento della dimensione sociale.

Cosa dimostra il bilancio

Il calcio rappresenta il principale sport italiano, confermandosi un vero e proprio asset strategico in grado di accompagnare e favorire lo sviluppo dell’intero Sistema Paese, a livello sportivo, economico e sociale. Rappresenta sempre più la grande passione degli italiani: 32,4 milioni di italiani si dichiarano interessati a questo sport, un numero rappresentativo del 64% della popolazione italiana over 18, mentre a livello globale il calcio italiano registra un’audience pari a 2,3 miliardi di telespettatori. Numeri che si traducono in importanti riflessi dal punto di vista economico: il fatturato diretto generato dal settore calcio è stimabile intorno ai 5 miliardi di euro, ovvero il 12% del PIL del calcio mondiale viene prodotto nel nostro Paese.

Il più alto livello di raccolta

Ma non è tutto: dal rapporto emerge come il calcio sia lo «sport con il più alto livello di raccolta» con i 10,4 miliardi di euro generati nel 2019: in tredici anni c’è stato un incremento di quasi 5 volte. Parallelamente è cresciuto, nello stesso arco temporale, il gettito erariale passato da 171,7 a 248,5 milioni di euro.

Le parole di Gravina

Gabriele Gravina, presidente della Figc, ha dichiarato: “Questa edizione del Bilancio Integrato ha un valore determinante per la programmazione dell’era post-Covid, perché fotografa la dimensione e l’impatto socio-economico del calcio nel nostro Paese prima della pandemia. I riscontri sono davvero impressionanti, sia per l’enorme coinvolgimento tra i nostri concittadini, sia per il rilevante indotto economico, sociale e sanitario generato. Il calcio è sempre più la grande passione degli italiani, come Federazione abbiamo il dovere di sviluppare programmi adeguati, come già stiamo facendo, per impedire che il Covid la pregiudichi irrimediabilmente”.