Serie A, i tre attaccanti flop di questa stagione: le vere delusioni del campionato

Serie A, i tre attaccanti flop di questa stagione: le vere delusioni del campionato Pochi gol in Serie A quest’anno e diversi giocatori deludenti. Una volta erano diversi i giocatori in doppia cifra e tanti anche quelli che riuscivano ad arrivare ad almeno venti reti in un solo campionato. Ed erano anche punte da squadre della parte destra della classifica. Ma oggi il calcio è cambiato. Tanti i centravanti flop in questa stagione, quelli per cui tutti i tifosi con un bonus scommesse avrebbero – in estate – puntato con decisione. Da Morata a Leao, da Ferguson a David, tanti giocatori hanno reso poco o comunque meno rispetto alle attese. Abbiamo scelto tre giocatori considerati flop per questa stagione. Tre attaccanti che hanno segnato decisamente poco.

Morata, quando la sola esperienza non basta

Non può non essere citato nell’elenco anche Alvaro Morata. Lo spagnolo era arrivato a Como con l’appellativo di grande colpo, il giocatore d’esperienza che serviva per una squadra di giovani talenti e di calciatori pronti a mettersi in mostra. Serviva proprio uno dalle sue caratteristiche in grado di fornire non solo gol ma anche per dare un aiuto a tutti quanti forte anche del legame col suo allenatore, l’amico Fabregas. Invece Morata si è rivelato un flop, un giocatore mai realmente determinante, incostante e poche volte decisivo. Per sua fortuna, il Como ha scoperto Douvikas, capace di andare in doppia cifra. Grazie ai suoi gol il Como è andato in Europa. L’attaccante alle spalle di Morata, almeno in teoria, secondo le gerarchie estive, si è rivelato non solo titolare ma anche determinante. Morata invece ha vissuto un’altra annata ben al di sotto dei suoi standard. Una sorpresa in negativo per un giocatore di talento, di esperienza internazionale, che non è riuscito a dare il suo contributo al Sinigaglia.

La Roma credeva di aver trovato un bomber

Evan Ferguson ha deluso tutti e ha ‘ingannato’ tutti a inizio stagione. Le prime prove, in cui aveva convinto da boa, da centravanti abilissimo anche spalle alla porta, avevano convinto i tifosi della Roma sulla bontà dell’acquisto da parte della dirigenza giallorossa. Ma Ferguson non è riuscito a confermarsi e alla fine ha vissuto un’annata anonima caratterizzata anche dall’infortunio. Proprio i problemi fisici, nonostante la giovane età, hanno rappresentato un freno per un giocatore di grandi qualità ma ancora incostante e anche sfortunato. La Serie A lo aspettava e lui era pronto a mettersi in mostra, ma non è riuscito a lasciare il segno, a farsi apprezzare. Tre gol e qualche assist fino a gennaio, poi il buio, lo stop, il lungo infortunio e i dubbi della dirigenza sull’investimento estivo. Anche i fantallenatori si aspettavano molto di più da lui. La Roma credeva di aver trovato un bomber, ma si è poi riscattata a gennaio con l’arrivo del sorprendente Malen.

Jonathan David, non bastano i gol francesi

Un altro flop in attacco di questa stagione è stato senza dubbio Jonathan David. La Juventus aveva puntato tutto sul canadese arrivato a parametro zero dopo la fine della sua esperienza al Lille. In Francia aveva segnato tantissimi gol ma il campionato italiano è un mondo a parte e David se n’è accorto presto. Poche reti, pochi squilli, tanti errori e partire al di sotto delle sue possibilità. O forse erano queste le sue reali possibilità e dunque la Juve ha semplicemente sbagliato valutazione su di lui. Si aspettava molto di più anche dopo il suo recente passato, ma David ha avuto difficoltà anche tattiche con il campionato italiano. Non è sembrato, almeno alla sua prima esperienza in A, in grado di reggere e di rendersi utile contro le forti difese del campionato italiano. Si spiega così il contributo relativo non solo in zona gol ma anche negli assist per i compagni. Vlahovic, per intenderci, ha dimostrato di essere comunque di un’altra categoria. Eppure sono attaccanti entrambi.




Walter Mazzarri e il nuovo Cagliari 2021-22

Un ricongiungimento che ha fatto sorridere e sognare, lo scorso settembre, quello tra Walter Mazzarri e il Cagliari, sua squadra di esordio in Serie A quasi quarant’anni fa. Un’accoppiata in cui tifosi e addetti ai lavori avevano riposto molte speranze e che i più romantici avevano visto di buon auspicio per la nuova stagione dei rossoblù. All’alba dell’ottava giornata di campionato, tuttavia, i sogni sembrano lasciar spazio a dissenso e delusione e le quote calcio lo confermano. Cosa sta succedendo?

Il Cagliari di Walter Mazzarri: uno sguardo alla classifica

Nella prima intervista da allenatore del Cagliari Walter Mazzarri aveva promesso fatti e non parole, ma dopo sette giornate i risultati auspicati tardano ad arrivare. Dopo un pareggio nella gara d’esordio contro lo Spezia (2-2), infatti, due sconfitte contro Milan (4-1) e Genoa (2-3), un pareggio con la Lazio all’Olimpico (2-2), due sconfitte con Empoli (0-2) e Napoli (2-0) e nuovamente un pareggio in casa contro il Venezia (1-1) fanno vacillare le speranze. Nessuna vittoria, dunque, al momento per un Cagliari che così facendo si trova a stazionare in ultima posizione.

Vero che il distacco dalla zona salvezza è di due punti e che siamo “solo” all’ottava giornata, ma la retrocessione fa paura: e ne fa ancor di più a Walter Mazzarri che ora dovrà trovare il modo, nonostante il poco tempo e i numerosi giocatori assenti, di recuperare un equilibrio e iniziare a vincere prima che arrivino decisioni irreversibili sul suo futuro. Se la settimana di pausa per le qualificazioni ai mondiali 2022 lasciava infatti spazio e tempo all’allenatore toscano per rivedere le sue tecniche e ritrovare empatia con la squadra, Mazzarri dovrà ora fare i conti con il fatto che ben dieci rossoblù sono convocati nelle rispettive nazionali e pertanto saranno impossibilitati a prendere parte agli allenamenti con la squadra.

Ricordiamo infatti che Godin, Nandez, Pereiro, Caceres (Uruguay), Marin (Romania) e Keita Balde (Senegal) sono stati convocati per le gare valide alle qualificazioni ai Mondiali 2022; gli U21 Carboni, Bellanova (Italia) e Iovu (Moldova) parteciperanno alle sfide di qualificazione agli Europei di categoria, e lo stesso farà Cavuoti (Italia) con l’U19.

Rischio esonero?

Come spesso accade in queste situazioni le voci sul possibile esonero del tecnico toscano iniziano a circolare e si diffondono rapidamente. In realtà non c’è nessuna comunicazione ufficiale dalla dirigenza, quindi è probabile che Mazzarri abbia ancora tempo per recuperare e dimostrare che, quella che su carta appare una rosa decisamente migliore di tante altre in Serie A, possa arrivare a vincere e a raccogliere risultati a lungo termine. Ma la pazienza di Giulini e della dirigenza ha un limite che, se non superato, è sicuramente molto vicino alla linea di confine e le voci su eventuali sostituzioni sulla panchina si fanno sempre più insistenti. Liverani e Giampaolo sono i nomi che citati più spesso, ma fino a quando la notizia dell’esonero non sarà ufficiale Mazzarri avrà la possibilità di dimostrare che quel sogno può ancora diventare realtà.




Jorginho sfida Messi per il Pallone d’oro

Dopo la grande abbuffata estiva che ha visto il calcio mondiale impegnato a seguire sia l’Euro 2020 sia la Coppa America, ecco che inevitabilmente ci troviamo ad analizzare il rendimento dei migliori calciatori del momento, specialmente di quelli che hanno ben figurato con le loro nazionali. In questo momento è in ballo il dibattito su chi meriti davvero il pallone d’oro, ossia il premio consegnato ogni anno dalla rivista francese France Football al miglior giocatore della stagione. Dopo che la rivista transalpina ha deciso l’anno scorso di non consegnarlo, ecco dunque che si sta scatenando in questo momento una lotta serrata tra pochi eletti che potrebbero vincerlo alla luce dei titoli di squadra che hanno ottenuto negli ultimi tempi.

Nel periodo di pausa tra la fine degli eventi per le nazionali e l’inizio dei campionati di ogni singolo paese ha inizio la discussione su quale potrebbe essere il giocatore a vincere il prestigioso titolo internazionale. Il nome più risonante è il solito, ossia quello di Lionel Messi, che con il suo Barcellona sarà nuovamente uno dei favoriti a vincere la Liga secondo le quote delle scommesse live relative agli eventi calcistici attuali. L’argentino, che ha vinto la Coppa America con la sua nazionale spezzando una maledizione che durava da 28 anni, ha con questo trionfo messo le basi per la vittoria del suo settimo pallone d’oro. Protagonista della vittoria dei suoi nella coppa continentale, Messi ha realizzato anche un’eccellente stagione al Barça, squadra con la quale ha conquistato la Coppa del Re e ha vinto la classifica dei capocannonieri in Spagna con 30 reti all’attivo. Il numero 10 blaugrana ha fatto molto meglio del suo rivale di sempre Cristiano Ronaldo, anch’egli vincitore del titolo di massimo goleador in Serie A e della Supercoppa italiana ma a secco di titoli con il suo Portogallo, eliminato dal Belgio agli ottavi di finale dell’Europeo finito da poco che ha visto imporsi la nazionale italiana a Wembley contro l’Inghilterra.

Chi invece arriva da outsider a questa gara è Jorge Frello, più conosciuto come Jorginho. Il regista del Chelsea e della nazionale italiana è l’unico, insieme al suo compagno Emerson Palmieri, a essere riuscito a compiere l’accoppiata Champions-Europeo, il che lo rende sicuramente papabile a un’elezione, dato che il Pallone d’oro è spesso consegnato a chi ha vinto titoli importanti. Jorginho ha inoltre trionfato in entrambe le competizioni da vero protagonista: regista vecchio stampo, il naturalizzato italiano è in questo momento un calciatore unico per le sue abilità nel dettare i tempi e riuscire a far girare la palla con velocità e criterio. Rigorista quasi impeccabile, il centrocampista di origini brasiliane potrebbe rappresentare la grande sorpresa di quest’anno.

Dopo di lui si candida Kevin De Bruyne, campione d’Inghilterra con il Manchester City e secondo in Champions League dopo aver perso la finale proprio contro il Chelsea. Il centrocampista belga, per molti il migliore del momento, ha vissuto anch’egli una stagione straordinaria sia per rendimento sia per risultati.




Live reaction Italia-Turchia




A quale 11 titolare si affiderà Roberto Mancini?

Mancano poche ore all’inizio dei Campionati europei itineranti che in parte verranno giocati anche a Roma. In vista della partita inaugurale tra Italia e Turchia che andrà in scena venerdì 11 giugno alle ore 21 davanti ai 18.000 tifosi presenti all’Olimpico, cresce l’interesse nei confronti delle scelte di Roberto Mancini che, però, non dovrebbe concedere clamorose sorprese.



Cresce l’attesa per l’esordio contro la Turchia

Reduce da 27 risultati utili consecutivi, a tre gare dal record all-time dell’Italia di Pozzo, la Nazionale di Roberto Mancini continua a lavorare duramente nel ritiro di Coverciano in vista dell’imminente inizio dei Campionati europei. Cresce l’attesa nei confronti della squadra del tecnico di Jesi che nella partita inaugurale Italia-Turchia si giocherà una buona fetta del passaggio agli ottavi di finale. Vincere la partita contro i turchi sarebbe fondamentale per un infinito ordine di motivi, ma soprattutto consentirebbe a Insigne e compagni di approcciare ai successivi incontri contro Svizzera e Galles con la tranquillità di chi non ha il disperato bisogno di vincere a tutti i costi. Ma quale sarà l’11 titolare a cui si affiderà Mancini? Dalle ultime amichevoli è emerso che l’allenatore marchigiano abbia le idee piuttosto chiare e che difficilmente si discosterà molto dalla formazione che ha recentemente vinto per 4-0 contro la Repubblica Ceca. Donnarumma in porta è sicuro del posto, così come Emerson Palmieri, Chiellini, Bonucci e Florenzi, che dovrebbero formare la linea difensiva a quattro. A centrocampo Jorginho e Barella sono certi di una maglia da titolare, Verratti è ancora in dubbio mentre Pellegrini e Pessina scalpitano per ritagliarsi un ruolo da protagonisti. In attacco, invece, il tridente offensivo dovrebbe essere formato da Insigne, Berardi e Immobile, che hanno trovato un’ottima intesa e che sembrano essere gli uomini chiave della squadra azzurra.


L’importanza dei subentranti

In una competizione per Nazionali in cui si gioca ogni tre giorni e non c’è materialmente il tempo per recuperare tra una partita e l’altra, un ruolo decisivo lo giocano le riserve, o per meglio dire coloro che non trovano spazio nell’11 titolare. Dando un’occhiata alla lista dei 26 convocati da Roberto Mancini, notiamo come siano diverse le frecce nell’arco del tecnico marchigiano, il quale potrà permettersi il lusso di operare un vasto turnover. Federico Chiesa pare essere l’uomo destinato a fare la differenza da subentrante, con la sua freschezza fisica e il suo dinamismo che potrebbero letteralmente spaccare la partita quando le difese avversarie iniziano ad accusare la stanchezza. Anche Spinazzola, che può operare sia sulla destra che sulla sinistra, è un altro giocatore che potrebbe risultare fondamentale ai fini dei successi azzurri e la sensazione è che se dovesse recuperare appieno dall’infortunio muscolare che lo tormenta da un mese potrebbe anche insidiare Emerson Palmieri per una maglia da titolare. Il vero jolly, invece, sarà Giacomo Raspadori, che potrebbe essere una delle rivelazioni di tutta la rassegna continentale.

La Nazionale di Roberto Mancini è ormai pronta ad affrontare la nuova avventura e chissà che gli azzurri non possano riuscire nell’impresa di riportare a casa il trofeo continentale a distanza di 53 anni dall’ultima volta.




Chi sarà il capocannoniere della Champions League?

Riuscirà Robert Lewandowski a confermarsi anche in questa edizione oppure dovrà cedere lo scettro di
capocannoniere della Champions League alle nuove giovani stelle Haaland e Mbappe?
Chi sicuramente non potrà tornare più concorrere a vincere questa prestigiosa statistica individuale sono
coloro che, per oltre dieci anni, la hanno dominata. Parliamo di Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, poiché le
loro squadre sono state eliminate agli ottavi di finale, i rispettivi bottini si sono fermati così a 5 e 4
realizzazioni, qui puoi vedere le quote complete vincitore capocannoniere, le quote vincente Champions
League.
Ben distanti dall’attuale capocannoniere Haaland che guida la classifica con ben 10 gol all’attivo. Il giovane
centravanti del Borussia Dortmund è il favorito per la vittoria di questa personale statistica con una quota
di 1,40. Ed ora nuovo golden boy del calcio Europeo si appresta a sfidare il Manchester City cercando, a
suon di gol, di ottenere l’accesso alle semifinali ed a consolidare il suo primato nella classifica dei cannonieri
dell’edizione 2020/21 della Champions League. Chi insegue il giovane ariete finlandese del Borussia, con 6
gol messi a segno, sono i due fenomeni del forte Paris St. Germain, ovvero Mbappe e Neymar. Il brasiliano,
già vincitore in coabitazione di questa statistica nel 2014/15, era partito fortissimo realizzando 6 gol in
appena 5 partite prima di doversi fermare per infortunio. Ora però è pronto per ricominciare a macinare
gol e guidare il suo PSG. Non gode però dei favori dei pronostici poiché viene quotato con un poco
probabile ma molto stimolante 12,00.
Quota decisamente inferiore (6,00) per l’attaccante francese, che dopo un avvio in sordina, ha decisamente
cambiato marcia e realizzato tutti i suoi 6 gol nelle ultime 3 partite. Ora i due attaccanti del PSG sono pronti
a sfidare, in una riedizione della finale 2019/20, il Bayern di Lewandowski. Il fortissimo centravanti polacco
vanta finora 5 realizzazioni in questa edizione della Champions League e non ha nessuna intenzione di
cedere lo scettro di capocannoniere come il suo Bayern di vedere alzata la “coppa dalle grandi orecchie” da
un altro club. Per queste motivazioni, infatti, viene considerato dai bookmakers come il maggior indiziato a
scalzare Haaland con una quota di 5,00.
Con all’attivo 5 realizzazioni messe a segno, gli outsider di questa scommessa sono Salah del Liverpool,
quotato 20,00, e Benzema del Real Madrid quotato 25,00. Il prossimo turno di quarti di finale però li vedrà
impegnati a sfidarsi direttamente per l’accesso alle semifinali, pertanto la possibilità di continuare a
realizzare gol nell’edizione 2020/21 della Champions League spetterà soltanto ad uno di loro.




Scudetto 1914-1915, continua lo scontro tra Lazio e Genoa

Scudetto 1914-1915, continua lo scontro tra Lazio e Genoa.

In tema di sospensioni e annullamenti di campionati, oltre a quello attuale, rimane ancora in ballo una vecchia diatriba sull’assegnazione di uno degli scudetti degli albori della nostra Serie A, quello del 1914-1915, assegnato al Genoa nonostante il campionato sia stato interrotto a causa della guerra. La questione è stata sollevata negli ultimi anni dalla Lazio, la quale all’epoca vinse il girone del centro-sud.

In queste giornate sono continuate le ricerche da parte dei due club per trovare più prove possibili sulla regolare assegnazione dello scudetto. La prima in questi giorni è arrivata dall’avvocato Mignogna, che cura gli interesse della Lazio, il quale ha dichiarato che lo scudetto non è mai stato assegnato sul campo: “Il girone finale fu disputato dal Torino, dall’Internazionale, dal Milan e dal Genoa ma, con lo scoppiare della guerra con l’Austria, fu sospeso alle ultime gare. Venne, dopo la guerra, attribuito al Genoa Club“.

In difesa del Genoa è intervenuto lo storico Giancarlo Rizzoglio: “L’Almanacco dice chiaramente che il campionato di prima categoria, a sistema regionale, si è svolto tra le 36 squadre individuate tra quelle partecipanti nel Nord Italia divise in sei gruppi, e non si fa riferimento ai campionati del Centro e del Sud. Questo prova che all’atto dell’assegnazione del titolo italiano, si prese in considerazione esclusivamente il campionato del Nord Italia, per le note e comprovate ragioni di netta superiorità tecnica che questo aveva

Pronta la risposta dell’avvocato Magnogna che ha analizzato proprio questo punto, sottolineando che il Genoa va considerato campione del Nord e non a livello nazionale, visto che il titolo doveva essere assegnato giocando una finale tra Genoa e Lazio, tra Nord e Sud.

La questione, andrà avanti, intanto a FIGC già nel 2016 aveva istituito una commissione di saggi, che aveva suggerito alla Lazio di richiedere l’assegnazione ex aequo del titolo 1914-15. In più nel giugno scorso, sempre la federazione ha formato un altro pool di esperti a cui è stato affidato il compito di analizzare i casi dei titoli contesi.

 

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




Juventus-Roma, la conferenza stampa di Fonseca

Fonseca ha incontrato i giornalisti durante la consueta conferenza stampa pre-match. La Roma è impegnata domani alle ore 18 nel big match contro la Juventus. I giallorossi cercano la vittoria per riuscire finalmente a portare a casa i tre punti contro una grande squadra.

Cosa ha in più la Juventus della Roma e viceversa?
“Non mi piace fare questo tipo di valutazioni. Sono due squadre diverse, la Juve è una squadra fortissima con un grande allenatore ed è una squadra diversa da quella che ha iniziato la stagione. Lavora da più tempo con l’allenatore, è più intensa, dinamica, ha più fiducia e ha grande individualità. La Roma è in un buon momento, ha vinto due partite importanti e ha fiducia”.

Come si sta guardando avanti con Dzeko?
“Non da dire di più rispetto a quello detto da Tiago Pinto. Abbiamo parlato, va tutto bene. Dzeko si è allenato bene, ma domani sarà Cristante capitano”.

Può essere la partita della consacrazione per Mayoral?
“Borja non ha bisogno della prossima partita, per far vedere quello che può fare. Borja è un giovane con qualità, sta giocando bene, deve rimanere concentrato per fare una buona partita domani”.

Si immagina sulla panchina della Roma la prossima stagione?
“Io penso solo alla partita di domani”.

Dopo quanto successo nelle ultime settimane, il gruppo si è rafforzato? Come cambia la squadra con Mayoral invece che Dzeko?
“Quello che rinforza il gruppo sono le vittorie, le partite fatte, gli atteggiamenti negli allenamenti. Dzeko e Mayoral sono due giocatori diversi: Edin è più forte fisicamente, Borja è più profondo. Hanno caratteristiche per giocare nel nostro gioco”.

Possono coesistere Cristante e Veretout con Villar in prima impostazione?
“Sì, può essere una soluzione immaginare tutto. Dipende dall’immaginazione”.

Come Spinazzola vede nella gara di andata il rimpianto più grande della stagione?
“No, non ho un sentimento speciale per quella partita”.

Mirante è pronto per giocare? El Shaarawy può dare una mano alla squadra?
“Mirante sarà convocato, ma continueremo con Pau. El Shaarawy non sarà con la squadra perché sta facendo un lavoro individuale per recuperarlo”.

Si aspettava di più da Pedro?
“Pedro ha fatto grandi partite qui a Roma. Adesso è infortunato, penso che la prossima settimana sarà con la squadra e mi aspetto quello che mi aspetto sempre da lui: è un calciatore importante, con caratteristiche che mi piacciono molto”.

Confermerà Ibanez al centro della difesa o sta pensando ad altro?
“Domani Ibanez sarà al centro della difesa”.

Per qualità Villar può diventare importante anche da trequartista? Ha le caratteristiche per segnare anche?
“Ha caratteristiche per giocare più basso, vicino ai nostri difensori, ma ha anche quelle caratteristiche per giocare più avanti. Può fare questi due ruoli”.

Dove è migliorata la squadra di Pirlo?
“Con più tempo per lavorare la Juve sta meglio in campo, è più profonda e dinamica. Inoltre ha le individualità che noi conosciamo. Sono più forti di quelli che abbiamo affrontato all’andata”.

Cosa chiederà ai calciatori per vincere domani?
“Quello che chiedo sempre, ossia ambizione”




Ufficiale El Shaarawy: “Non vedevo l’ora di tornare alla Roma”

El Shaarawy riabbraccia la Roma, dopo il tentativo fallito di questa estate, i giallorossi sono riusciti a tesserare l’attaccante della nazionale italiana. Ora Fonseca avrà una scelta in più nel reparto offensivo, anche se El Shaarawy avrà bisogno di tempo per trovare la giusta forma fisica ed inserirsi nello scacchiere tattico.

L’attaccante viene presentato oggi nella sala stampa di Trigoria, queste le sue parole:

Bentornato Stephan, manca da un anno e mezzo e ha giocato in un campionato molto diverso, con intensità e ritmi diversi, ha avuto una lunga inattività e il Covid. C’è il rischio che abbia perso qualcosa? Quando sarà pronto per fare il titolare in Serie A?
Diciamo che sono stato fermo qualche mese dopo la Nazionale, mi sono allenato da solo e ho cercato di fare il massimo per arrivare a una buona condizione. È chiaro che adesso mi serve ancora tempo per trovare la forma migliore ma stiamo lavorando, ho fatto già un programma con il preparatore che aggiorniamo di giorno in giorno in base alle mie sensazioni. Sicuramente c’è tanta voglia ed entusiasmo di ricominciare con la Roma.

Fonseca ha rinunciato agli esterni e gioca con due trequartisti dietro la punta. Ha parlato con lui sulla sua collocazione tattica?
Si, abbiamo avuto modo di parlare nel mio primo giorno. L’attacco non è stato stravolto a livello di posizione, ero abituato a partire da sinistra e ad accentrarmi, diciamo che il sistema è simile a quello di Di Francesco, ma gli ho fatto presente che sono a piena disposizione per ricoprire tutti i ruoli.

Ha bisogno di giocare tanto in vista dell’Europeo. La concorrenza è uno stimolo o un timore?
Non è mai un timore, specie quando giochi ad alti livelli e ti confronti con giocatori di grande qualità. È sempre uno stimolo. Sono entrato nel mondo del calcio da ragazzo e mi sono sempre confrontato con grandi giocatori. Se c’è concorrenza c’è qualità e più possibilità di vincere, quindi ben venga.

Ha visto la gara con il Verona con Dzeko, l’ha trovato sereno?
L’ho visto molto sereno e con il sorriso, sono felice di averlo ritrovato al pari dei miei ex compagni e anche dei nuovi. Ho trovato veramente un clima sereno.

La lite a Ferrara con Dzeko nella sua prima esperienza alla Roma, conoscendo Edin qual è la strada migliore per riaverlo al 100%?
Sappiamo le qualità di Edin, è un giocatore di grande personalità e sono sicuro che troverà da sè la strada per ritornare ad essere un giocatore importante per questa Roma. Ovviamente sono dinamiche di spogliatoio che sono nate e morte quel giorno, non è stato assolutamente un problema.

L’esperienza in Cina: tralasciando il lato economico, più pregi o difetti?
Diciamo che è stata un’esperienza molto particolare, condizionata dalla pandemia. Nei primi 6 mesi mi sono alternato tra club e nazionale, nonostante questo ho vinto il mio primo trofeo da protagonista sul campo, una soddisfazione e un ricordo che mi porto dentro. Poi dopo la fine del campionato siamo stati fermi tanto tempo, quasi 7 mesi senza partite ufficiale, solo allenandoci. A livello calcistico non è stato tanto semplice. Ma considerando che sono tornato dove volevo e con l’Europeo alle porte, questo è un aspetto positivo di cui sono contento.

La Roma che ritrova che impressione le ha dato?
Innanzitutto sono molto contento di ritrovare questa società, l’accoglienza è stata positiva, come ho è sempre detto se non me ne fossi mai andato. Qui ho costruito molto più che un percorso calcistico, ho instaurato rapporti con tante persone anche fuori dal campo, mi ha fatto piacere ritrovare tutti a Trigoria e soprattutto ricevere anche l’affetto e la fiducia del presidente, del direttore Tiago Pinto e di Fonseca, mi hanno dimostrato interesse e fiducia fin dall’inizio. Come dico sempre, sta al giocatore ripagare la fiducia e spero di farlo il prima possibile.

Ha giocato l’ultima partita qui nel giorno dell’addio di De Rossi, c’erano 62 mila spettatori e Dzeko era un punto fermo di quella squadra. Sono cambiate tante cose con il tempo, quanto al suo rapporto con Dzeko in campo come lo vede nell’ottica del nuovo sistema di gioco?

Come dicevo prima, il sistema di gioco non è cambiato molto riguardo l’attacco, si gioca con due esterni larghi che si accentrano per giocare con Dzeko, non si è stravolto tanto. Vedere lo stadio vuoto fa mancare un po’ l’affettodei tifosi, che qui all’Olimpico si sente parecchio. Spero che possa tornare tutto alla normalità e riavere i tifosi allo stadio.

Era abituato a un presidente che non c’era mai. Quando conta per lei avere la proprietà qui a Trigoria?

Credo che conti tanto per la squadra e per l’ambiente in generale sentire la vicinanza del proprio presidente, credo ci dia una spinta maggiore. Ho visto al mio arrivo massima disponibilità da parte di tutti, dal direttore (Pinto, ndr) al presidente, sicuramente è una cosa positiva. Poi sta ai giocatori trovare la responsabilità per lavorare con professionalità e diligenza.

Come mai la trattativa dello scorso ottobre è saltata?
Diciamo che è stata una situazione un po’ particolare, nel calcio poi non sempre i tempi coincidono. C’è stata un po’ di attesa però è andata a buon fine, sono entusiasta di essere tornato qui. Non vedevo veramente l’ora di poter riscrivere un altro capitolo importante con questa maglia.

Che idea si è fatto di questo campionato e dove colloca la Roma?

Non ho mai smesso di seguire la Roma, così come tutto il campionato di Serie A. Questa squadra negli anni si è sempre posta l’obiettivo della Champions e anche di più. E ha sempre avuto tutte le potenzialità per arrivare in alto. È chiaro che quest’anno il campionato è più competitivo e avvincente, tante squadre si sono rinforzate ma ho trovato una squadra che si aiuta. E questo è fondamentale, anche nei momenti difficili si riesce ad uscirne con l’aiuto reciproco. Dobbiamo pensare di partita in partita, so che è una frase retorica ma così si raggiungono risultati importanti. Noi ovviamente puntiamo alla Champions e personalmente vorrei un inizio come nel 2016 e guadagnarmi un posto all’Europeo.

Cosa le è mancato di più di Roma e della Roma?

Come ho detto ho ritrovato tante persone con cui avevo instaurato rapporti nella prima prima esperienza. Nel periodo in cui sono stato lontano, quando c’è stata possibilità di tornare, ho sempre sentito l’affetto della gente. Anche a febbraio dell’anno scorso tornai per vedere una partita di Europa League e ho ritrovato allo stadio tanta gente che mi vuole bene. Uno stimolo in più per andare avanti




31 anni fa: Live is life, Maradona palleggia!

31 anni fa: Live is life, Maradona palleggia!

Di momenti magici il calcio ne ha regalati tanti, tutto grazie a grandi protagonisti, grandi maghi di questo sport: grandi giocatori.

C’è solo un giocatore nella storia del calcio che può aver reso epico non una partita ma un riscaldamento. Diego Armando Maradona è stato questo, capace di far emozionare con la sua sola presenza; con un pallone vicino ovviamente.

E’ forse la più spettacolare manifestazione di totale libertà e tranquillità sportiva. Prima di una partita, il capitano del Napoli sta ballando. Nessuno mai si sarebbe sognato di farlo, lui invece sì. In quel momento, sportivamente parlando, era perfetto. Stiamo parlando del 19 Aprile 1989, 31 annni fa, Olympiastadion di Monaco, Bayern Moanco-Napoli, durante il riscaldamento gli altoparlanti dello stadio diffondo la canzone “Live is Life” degli Opus, un ritmo cadenzato condito dal canto della gente; una descrizione degna di un goal di Maradona. La partita è tesa, il Napoli ha vinto 2-0 al San Paolo e ora deve difendere il risultato, e Maradona sceglie questo gesto per far capire cosa sia il calcio per lui, come a dire “Tranquilli, sereni, danzate con me” e via e 1 e 2 e 3… LA LA LA LA LA, e via ancora e 1 e 2 e 3, palleggi a ritmo di musica, un inno alla’armonia, un inno al calcio, un inno a Diego Armando Maradona.

 

 

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