Innanzitutto, bisogna fare i complimenti a mister Allegri

Innanzitutto, bisogna fare i complimenti a mister Allegri

Questa è la storia di un matrimonio durato cinque anni intensi e ricchi di gioie, conclusosi con una separazione consensuale tra Max Allegri e la sua adorata Vecchia Signora. Partiamo dunque dalla fine, dal giorno della separazione, da quel 18 maggio 2019, quando in conferenza stampa il presidente bianconero Andrea Agnelli annunciava la fine del rapporto tra Allegri e la Juventus. Quel 18 maggio tirammo tutti le somme, contando i trofei e analizzando i numeri: in cinque anni Max Allegri ha fruttato alla Juventus cinque Serie A, quattro Coppa Italia e due Supercoppa italiana, diventando l’unico tecnico (tra i maggiori campionati europei) in grado di conquistare per quattro stagioni consecutivi il Double nazionale. Max Allegri ha cambiato la Juventus, ridandole credibilità in Europa e strapotenza in Italia, ma come ha fatto? Andiamo a vedere come giocava la Juventus di Allegri, come il tecnico livornese sapeva leggere le partite e cambiare in corsa, quali moduli usava e quando li usava, e su quali basi ha fondato la sua macchina perfetta.

Cominciamo col parlare dei moduli. Acciughina Allegri ha sempre costruito il modulo in base agli uomini a disposizione, cominciando col 4-3-1-2, tornando al rodato 3-5-2 già usato in bianconero da Conte, inventandosi poi il 4-2-3-1 ed il 4-4-2 con i calciatori adattati in ruoli non loro. “È molto semplice”, ama ripetere Allegri, e la sua idea di calcio lo è davvero, ma la genialità sta nell’occhio attento del tecnico livornese che ha sempre saputo individuare le caratteristiche giuste dei calciatori per poi proporli in altri ruoli o in moduli sempre diversi. Ha assunto il ruolo di “ombra”, mettendosi dietro alla squadra, non ha imposto dogmi ma ha lasciato i suoi calciatori crescere e successivamente sfogare il loro talento nelle giocate individuali che spesso sono risultate decisive, così facendo i detrattori hanno detto di Allegri che ha impoverito tatticamente la Juventus non dandole mai un gioco spumeggiante e arioso, ma il “bel gioco” non è sinonimo di trofei e questo Max Allegri l’ha sempre saputo e ripetuto. L’imporre moduli o le filosofie calcistiche non ha mai fatto per Allegri: «Non sono un maniaco degli schemi, ma un estroso: non posso stare ventiquattr’ore di fila a cercare una soluzione, devo aspettare che arrivi l’ispirazione e il più delle volte capita quando non ci penso: capita che di notte cambi la formazione che avevo deciso, per esempio. La realtà è che si vive di sensazioni», e su questa solida base ha fondato il suo matrimonio con la Juventus.

Le invenzioni di Max Allegri in bianconero sono state molteplici: Matuidi terzino ed esterno sinistro, Cancelo ala destra, Emre Can braccio destro della difesa a tre, Mandzukic ala sinistra, Pjanic vertice basso del centrocampo in regia, Cuadrado mezzala destra… tutte intuizioni vincenti, tutte frutto dell’occhio attento di Acciughina che ha sempre sostenuto che la tecnologia, lo studio scientifico del calcio e l’analisi tramite dati non potranno mai sostituire le intuizioni tattiche e la lettura del gioco di un bravo e attento tecnico. In un’intervista con Mario Sconcerti al Corriere della Sera, Max Allegri fece un esempio che spiega bene la sua idea riguardo all’approccio tradizionale del tecnico al calcio: «Faccio un esempio. Koulibaly, Manolas e Albiol, tre grandi giocatori allenati da un tecnico, Ancelotti che stimo moltissimo. Il professore lì in mezzo era Albiol, per caratteristiche tecniche, cioè per letture di situazioni, per capacità di intuire il progresso delle azioni. Koulibaly è eccezionale fisicamente, meno sotto l’altro aspetto. Manolas è bravissimo sull’uomo, meno ancora propenso di Koulibaly all’idea collettiva. Voglio dire che il calcio secondo me è capire questo, le singole doti applicate alle situazioni singole. Non uno schema fine a se stesso. Un uomo che si integra e si completa con un altro fino a fare un reparto. Questo non te lo dice un numero, un tablet o un algoritmo. O lo senti da solo o non capirai mai la partita. Per questo sono convinto che l’allenatore si riconosca solo il giorno della partita. Non esistono gli schemi, non esiste l’intelligenza artificiale, conta l’occhio del tecnico. Da gennaio metteranno i tablet a disposizione della panchina. Saprai quali sono i percorsi di campo più frequentati. Per fare cosa? Per riassumere in una frase quello che ho già visto. Il calcio è un campo, non un universo. Le cose si trovano, si toccano, non importa essere troppo elettronici. Serve un allenatore che sappia fare il suo mestiere la domenica, quello è il giorno in cui bisogna essere tecnici. Il resto tocca ai giocatori, alla loro diversità.». 

Max Allegri, in cinque anni di idillio d’amore, ha sempre costruito la sua Juventus partendo dal basso. Una difesa solida, con terzini abili nelle due fasi, centrocampisti muscolari votati all’inserimento e trequartisti o mezze punte che danno appoggio, creando gioco con qualità, all’attaccante (o agli attaccanti). La Juventus di Max Allegri non ha mai dato molti punti di riferimento agli avversari, ha quasi sempre cominciato l’azione dai sapienti piedi di Bonucci che spesso allargava il gioco sui terzini (molti alti e abili nelle sovrapposizioni) o saltava i reparti appoggiandosi sulla fisicità di Mandzukic, generalmente uno dei trequartisti o delle mezze punte poi veniva incontro mentre l’altro (o l’attaccante) andava in profondità per ricevere un pallone filtrante, i centrocampisti (in particolare le mezzali) poi si buttavano dentro accompagnando l’azione e spesso l’andavano a finalizzare. Pochi concetti ma chiari: solidità difensiva, disponibilità al sacrificio e saper sempre cosa fare in ogni situazione, perché il calcio non può vivere di spartiti ma di giocate e scelte logiche da fare al momento giusto. Per Allegri i risultati nel calcio sono affidati quasi in toto alla qualità dei calciatori, per questo fa l’esempio del basket: «Fanno gli schemi, alla fine se non è venuto fuori lo schema, hai 3 secondi per pensare… a chi la danno la palla? A quello più bravo che gioca in 1 vs 1 e tira… o esce da un blocco e tira… E gli schemi non vengono nel basket», questo per sottolineare quanto il calcio sia fortemente influenzato dall’estro e dalla qualità dei calciatori che devono fare la differenza, coadiuvati dagli schemi, e non viceversa.

Pratico, pragmatico, Max Allegri ha sempre sostenuto che «I migliori giocatori decidono loro cosa fare con la palla tra i piedi, trovare la scelta più giusta. Il calcio è arte e gli artisti sono i grandi campioni a cui non devi insegnare niente», per questo il tecnico livornese si è spesso lasciato andare nei post partita in discussioni e litigi con gli opinionisti delle varie trasmissioni calcistiche, soprattutto con quelli che gli chiedevano a gran voce un gioco arioso e meno “italiano”, maggior possesso e meno contropiede, ma Max Allegri è stato sempre un grande fan dell’andare in verticale e numeri alla mano non ha avuto certo torto in carriera nel proporre questo modo di giocare nelle sue squadre.

Ha sempre dato meriti ai suoi ragazzi mister Allegri, cominciando spessissimo le interviste e le conferenze con la proverbiale frase Innanzitutto, bisogna fare i complimenti ai ragazzi…, ma la verità è che se il matrimonio tra le Vecchia Signora ed Acciughina ha funzionato così bene, ed è stato così vincente, il merito va dato soprattutto a Max Allegri che ha sempre messo la società e la squadra davanti a tutto, se stesso compreso.

Perciò i complimenti bisogna farli, innanzitutto, a Massimiliano Allegri.