Un campionato… allenante!
Si preannuncia una Serie A molto…tecnica. Il parterre di allenatori (nuovi) è di primissima scelta, specie nelle società più ambiziose.
L’elenco dei 20 è divenuto completo lo scorso sabato con l’ufficializzazione di Di Francesco alla Samp.
Si parte con Sarri alla Juve, appena trionfante in campo internazionale col Chelsea, si prosegue con Conte. Che sin qui ha sempre vinto: Juve, Chelsea, vedremo se la striscia proseguirà anche all’Inter. Avrebbe potuto ottenere qualcosa di diverso anche in Nazionale, se quella semifinale europea non ci fosse stata sottratta dall’aspra sequenza dei rigori. Di certo, l’Inter ha ingaggiato il tecnico apparentemente ideale, impareggiabile quanto a resa individuale e collettiva dei calciatori a disposizione. Non sempre tutti di prima fascia, tali però nel rendimento finale. Ciò che generalmente si etichetta come exploit per gli altri (su tutti, il Leicester di Ranieri) si trasforma in impassibile ordinarietà per Conte. E le sue compagini.
Può ritenersi appagata anche l’altra milanese. Giampaolo ha finalmente ottenuto lo scatto di carriera invocato da più parti e da più tempo. Dal mancato e clamoroso approdo alla Juve, che preferì Conte, alla umile ma fervida ripartenza con l’Empoli. E poi la Sampdoria, con cui ha divertito e nella quale ha riscoperto, tra i tanti, i talenti di Quagliarella e Zapata. Un allenatore sommesso e compassato nelle manifestazioni esteriori, piacevolmente brioso gioioso e pimpante nello svolgimento del lavoro.
Da approvare, inoltre, l’opzione straniera selezionata dalla Roma. Basterebbero le referenze di Fonseca: 3 titoli ucraini di fila e rimpianti dello scomodo predecessore Lucescu insussistenti. Una mera questione di convenienza, peraltro, conferma l’intuizione dirigenziale: meglio essere estranei e criticamente distaccati. È una fase storica, purtroppo, nella quale l’appartenenza romanista è rifiutata, respinta. Una negazione delle origini e delle radici; oggi è così. Forzare o peggio obbligare ad un sentimento allo stato non più avvertito e percepito dalla società, tuttavia, può rivelarsi ancor più controproducente. L’individuazione di Fonseca realizza un misurato e bilanciato compromesso.