Inter… e se il problema fosse Spalletti?
Nel mondo del calcio ci sono due aspetti astratti che difficilmente sono applicabili, la fortuna e le coincidenze. Per quanto l’imprevedibile sia sempre dietro l’angolo, ci sono segnali e momenti che riconducono spesso sempre allo stesso risultato. Parliamo proprio di coincidenze se andiamo a valutare il momento dell’Inter di Luciano Spalletti.
Un problema di risultati…

Dove sta la coincidenza? La Roma del tecnico di Certaldo ha avuto in questo stesso periodo la scorsa stagione, gli stessi identici dubbi che sorgono sulla formazione nerazzura, escludendo anche questa volta le colpe dell’allenatore. Ma come si dice, due indizi fanno una prova: non è forse il tempo di dire due paroline sullo Spalletti nerazzurro? Partiamo dai risultati, problema principale di questa Inter. La sconfitta con il Torino e il pareggio con l’Atalanta hanno messo in evidenza ancora una volta le grosse difficoltà ad essere decisivi nei momenti focali della partita, in particolare nella finalizzazione. Nelle ultime 5 partite lue due vittorie importanti con Samp ed Hellas sono state immediatamente smentite dalle tre non vittorie, Derby di Milano compreso. Questione di uomini, secondo stampa e tifo: una squadra non all’altezza.
…di gestione della rosa…

Probabile che la rosa non sia pronta ma è anche vero che arrivati al 16 Aprile non si può non osservare che Spalletti non abbia ancora trovato la quadratura del cerchio. Chi è il trequartista titolare dell’Inter? Qual è la posizione di Borja Valero? Chi è il titolare tra i terzini? Perché Ranocchia viene preferito a Lisandro Lopez come prima riserva? Perché Karamoh è stato utilizzato sempre meno? Che fine ha fatto Dalbert? Tante domande che trovano risposta nel passato di Luciano Spalletti. A Roma la scorsa stagione si discuteva della rosa troppo corta, parole dello stesso tecnico, avallate dai più. Ma se vogliamo essere pignoli e capziosi è molto facile andare a vedere che la panchina giallorossa era ricca di giocatori che in realtà non piacevano al tecnico e che non ha saputo valorizzare: Gerson non è certamente un titolare, ma dal non giocare affatto al poter fare una grande gara a Stanford Bridge ce ne passa; Paredes, giocatore ceduto a quasi 30 milioni e che sta facendo le fortune dello Zenit; Perotti, sempre meno utilizzato nell’ultima parte di stagione da Spalletti, attualmente punto fermo della squadra giallorossa; Grenier, arrivato a Gennaio, utilizzato solo 6 volte, gare in cui ha sfoderato prestazioni ottime, ma mai valutato; Mario Rui, su di lui si può dire che non fosse pronto per l’infortunio e per l’esplosione di Palmieri, ma stiamo comunque parlando di un giocatore fortemente voluto da Spalletti che ha giocato solo 5 gare; infine capitolo Totti, roba da un articolo a parte, senza fare retorica, un giocatore offensivo che crea statisticamente una occasione da rete al minuto, non può essere considerato come l’ultimo degli ultimi. Dopo questo flashback torniamo all’attualità. Il cambio modulo di Bergamo ha proposto Santon e Cancelo alti con D’Ambrosio nei tre dietro, con Perisic e Rafinha alle spalle di Icardi: idea buona ma con gli interpreti sbagliati; Santon in posizione alta si pone in grossa difficoltà, soffrendo l’uno contro uno sia palla al piede che in fase difensiva; D’Amborsio non può fare il centrale, non è abituato al ruolo; manca un difensore che sappia impostare, fondamentale in una difesa a tre; Perisic diventa si più pericoloso ma meno fruttuoso nella manovra, cosa che ne ha sempre fatto un’arma in più; Icardi si trova a dover giocare lontano dall’area di rigore ed infatti non ha trovato la possibilità di andare in goal; Candreva non utilizzato in una gara da vincere lascia abbastanza perplessi, una giocata può cambiare la partita.
… e di comunicazione.

Oltre ai discorsi di campo c’è un altro aspetto di Spalletti che lo accomuna molto alla crisi romana, la comunicazione. Che Spalletti sia spesso sopra le righe nelle dichiarazioni lo sappiamo. ma allo stesso tempo, quanto può influire sulla squadra e sull’ambiente? Alcune dichiarazioni sia a Roma che a Milano possono dare l’impressione di voler fare del banale “scarica barile”, partendo dalla situazione Totti, capro espiatorio ufficiale della stagione 2016-17, arrivando al mercato e alle promesse ricevute in questa nuova stagione nerazzurra. Presentarsi con una frase come “devono ridarmi quello che ho lasciato perché io per allenare l’Inter ho lasciato la Champions League e loro me la devono ridare”, detta in fase di presentazione, può dare due segnali, quello di caricare l’ambiente verso l’obiettivo, o quello di accrescere il proprio ego ed elevarlo al di sopra dei vari fattori che possono portare ad un obiettivo. Rileggendo ad ora le parole non possiamo incolpare solo i giocatori, la Champions va meritata ed i giocatori vanno valorizzati, sono diamanti grezzi che solo l’allenatore può sgrezzare e nulla è dovuto al singolo, come quando da bravi tifosi da bar ce la prendiamo con i giocatori che chiedono aumenti di contratto senza rendere al massimo.
In conclusione possiamo dire che l’Inter ha tanti problemi ma Spalletti non può escludersene ed anzi, il suo tentativo di farlo può destabilizzare un ambiente che da troppi anni attende un ritorno vero e proprio tra le grandi e la fiducia in Spalletti è tanta; sta a lui non tradirla, sempre se già non sia accaduto.