Roma, sei sconfitte in casa: quali sono i motivi dei tracolli in campo amico?
Bisognerebbe entrare dentro una macchina del tempo e tornare indietro di 70 anni per registrare un rendimento casalingo più negativo di quello di quest’anno da parte della Roma. Solo nella lontanissima stagione del 1947/48 i giallorossi avevano fatto peggio: 8 sconfitte a fronte delle 6 fino ad ora incassate dalla squadra di Di Francesco.
Non si vince senza segnare neanche un goal; più che altro, partite come queste possono finire a reti bianche per entrambe le squadre, sempre se il reparto difensivo è pronto a limare le difficoltà realizzative di quello offensivo.
Se la matematica non è un’opinione, sono proprio i numeri a testimoniare come sia il fattore “goal” a determinare l’attuale crisi della squadra giallorossa: solo 50 le reti fino ad ora segnate. Bottino davvero misero.
Rendimento ampiamente insufficiente se poi lo si paragona a quello delle altre big italiane: con le sue reti la Roma si posiziona sotto alla Juventus (74), al Napoli (66) e alla prima della classe, la Lazio (75).
L’ultima sconfitta casalinga con la Fiorentina deriva proprio da questo aspetto: lo scarso cinismo sotto porta; 25 (tiri) a 0 (goal) è una proporzione allarmante se riferita ad una squadra a quota 60 punti, terza in classifica e ancora in lotta per un posto in semifinale di Champions League. Un focus sulla gara con la Viola ci mostra come la squadra di Di Francesco sia strettamente Dzeko dipendente. Si deve comunque sottolineare che il ruolo centrale della prima punta negli schemi tattici è diventato ormai un topos del mondo calcistico italiano. Basti pensare, ad esempio, al ruolo di Icardi nell’Inter: dal derby in poi il centravanti nerazzurro è a secco di goal e la squadra, di conseguenza, dei 3 punti. Costruire e disegnare un gioco intorno ad un solo giocatore è un fattore inevitabilmente limitante per il rendimento complessivo del gruppo.
La Roma rimane, comunque, una squadra che nel corso delle partite crea molte occasioni da goal, sprecandone altrettante. Si può dire quindi che il momento no per i giallorossi risiede più nella testa che nelle gambe: tanti impegni possono condizionare l’aspetto mentale e partite come quella con il Barcellona di mercoledì scorso portano con sè molte fragilità, tra cui anche la cosiddetta sindrome “del braccino corto” di cui sono affetti gli avanti capitolini.
In virtù di una settimana di fuoco, tra Europa e derby, Di Francesco dovrà inevitabilmente sperare nel ritrovato cinismo sotto porta degli attaccanti. In questo senso, sarà fondamentale per il tecnico giallorosso lavorare sulla testa dei propri giocatori: la sensazione è che il compito sia molto più arduo rispetto alle premesse di inizio stagione.