Napoli, il terzo posto non è un fallimento
Bilanci di fine stagione. Il momento più difficile, quando le competizioni volgono al termine e, come in una qualsiasi scuola, è il momento di dare un voto sia ai singoli calciatori sia all’andamento del campionato. Tra obiettivi sbandierati e false speranze, difficile che i tifosi delle varie piazze non abbiano qualcosa da recriminare e da contestare. Parlando del Napoli, gli azzurri sono finora terzi con la possibilità di puntare al secondo posto nelle ultime due giornate, anche se il calendario della Roma lascia ben poche speranze. Un passo indietro rispetto allo scorso campionato in cui i partenopei chiusero al secondo posto con 82 punti raccolti, dopo aver cullato a lungo il sogno scudetto.
Evoluzione o involuzione?
Dal punto di vista numerico, il Napoli versione 2016/2017 supera nettamente quello della stagione precedente. Media punti (2,22 vs 2,15) e goal fatti (86 vs 80) fanno pendere l’ago della bilancia verso il secondo Napoli di Maurizio Sarri. Il suo problema, e quello dell’Italia calcistica in generale, è proprio la presenza della Juventus. Si contesta spesso agli azzurri l’incapacità di vincere un trofeo quando i bianconeri si aggiudicano scudetto e Coppa Italia da due (probabilmente tre) stagioni consecutive. Pretendere che il Napoli competa per la vittoria della Champions League è ovviamente da folli (o sognatori), anche se nella massima competizione continentale i partenopei non hanno certamente sfigurato. Girone superato da prima in classifica ed eliminazione agli ottavi di finale per mano del Real Madrid finalista in due partite ben più equilibrate di quanto il 6-2 totale potrebbe far intendere. La Roma è distante solo un punto e questo distacco, nell’arco di un campionato, non dimostra la netta superiorità dei giallorossi. Anche negli scontri diretti le due squadre si sono divise la posta (3 a 1 per i giallorossi al San Paolo, 2 a 1 per gli azzurri all’Olimpico), sottolineando come la differenza tra un secondo e un terzo posto sia, mai come quest’anno, questione di centimetri.
Gettare le basi
Il giudizio sulla stagione del Napoli passerà inevitabilmente dall’esito del preliminare di Champions League. L’impressione, però, è che in questa annata si siano volute gettare le basi per un progetto a lunga durata. Lo dimostrano innanzitutto gli acquisti del mercato estivo. Ceduto il Pipita Higuain, la rifondazione è partita da giovani come Zielinski (’94), Diawara (’97), Milik (’94, assente per lunga parte della stagione) e Rog (’95) che, insieme al nucleo storico, garantiscono al Napoli un futuro solido e, soprattutto, sostenibile. Per citare un concetto caro a Sarri, il Napoli non può contare su un fatturato al livello della Juventus: è addirittura inferiore rispetto ad Inter e Milan, da anni fuori dalle competizioni europee. L’unica via per competere è quella di affidarsi al tecnico toscano, maestro nel valorizzare i talenti a disposizione costruendo un sistema di gioco ammirato ed invidiato da moltissime squadre.
Basterà per competere in tempi brevi per lo scudetto? La risposta dipende solo dalla Juventus. Quando l’egemonia bianconera finirà, il Napoli sarà in prima linea per lottare per il tricolore. Fino ad allora, però, è bene evitare gli isterismi e le etichette di fallimento. Difficile fare il bene della squadra con queste premesse.
