Torino, l’Europa è lontana: colpa di Mihajlovic?
Una sola vittoria nelle ultime 7 gare in Serie A (1-0 al Genoa, il 22 dicembre scorso), per un totale di 6 punti complessivi. Il Torino non riesce proprio a uscire dalle secche di un campionato incolore: dopo 22 giornate di campionato, si trova al 9° posto con 31 punti, equidistante tanto dalla zona salvezza quanto dalle posizioni “che contano“. Il quinto posto valevole per la qualificazione diretta all’Europa League, oggi occupato dalla Lazio, somiglia sempre più a un miraggio. Eppure mai come quest’anno la squadra granata ha dato l’impressione di poter essere davvero la grande sorpresa della stagione. E non solo per l’esplosione (inattesa in questi termini) di Andrea Belotti: con un attacco rinforzato da gente come Adem Ljajic, Iago Falque o Juan Manuel Iturbe, una difesa puntellata con Leandro Castan e addirittura un nazionale inglese (Joe Hart) in porta, ci attendevamo qualcosa di più. E siccome il calcio vive di processi e caccia alle streghe, dobbiamo porci il problema: non sarà mica colpa dell’allenatore?
Alzi la mano chi non riteneva che Sinisa Mihajlovic sarebbe stato l’allenatore ideale per il Torino. Col suo carattere vulcanico, grintoso spesso sopra le righe, il tecnico serbo è parso a tutti l’incarnazione di quello spirito combattivo che dovrebbe caratterizzare (e che poi, puntualmente, non fa mai) la squadra granata. Complici le sue conferenze stampa sempre spettacolari, ricche di dichiarazioni altisonanti e provocatorie, abbiamo avuto l’impressione del matrimonio perfetto: lei bella e lui ricco, oppure lui bello e lei ricca. Ma il calcio, così come vive di processi del lunedì, vive anche di partite della domenica. E su questo punto il Torino di marca Mihajlovic delude pesantemente. Troppi punti buttati via talvolta per sfortuna, talvolta per cali di tensione inspiegabili per ragazzi allenati da un sergente di ferro.
L’aspetto più curioso è che l’attacco funziona abbastanza bene, anzi benissimo: con 39 reti, è il migliore della Serie A dopo il terzetto di testa. È semmai la difesa a far acqua: con 32 reti subìte, è la peggiore fra le prime dieci squadre in classifica. E dire che le squadre di Mihajlovic sono sempre state molto attente su quel punto di vista. Cos’è successo? Come può un punto di forza diventare un punto debole? La nostra impressione è che il Torino vive una continua ansia da prestazione, una tensione continua che Mihajlovic non riesce a controllare. A furia di dichiarazioni forti e strigliate prima, durante e dopo ogni partita, i giocatori granata hanno perso di vista gli obiettivi di squadra e si preoccupano solo di compiacere il loro mister.
Non rimproveriamo (come potremmo?) a Mihajlovic d’essere dotato di una personalità forte. Solo gli chiediamo se non sia il caso di sfruttarla diversamente: anziché imporla sullo spogliatoio, perché non imporla soprattutto fuori, per alleggerire i suoi giocatori della tensione? Strategia, questa, utilizzata spesso da un altro vulcanico allenatore come José Mourinho. Chissà se un Toro meno furioso e più razionale non riesca a dare la tanto attesa svolta alla stagione?