Vento di Ponente…
Rieccole. Abbiamo dovuto temporeggiare undici domeniche (beh, qualcosina in più con le soste per le Nazionali) ma alla fine sono approdate nelle posizioni da tutti attese.
Juventus, Roma, Napoli…le tre sorelle, proprio in quest’ordine. Invisibile il cammino delle prime due, comodamente posizionate quasi d’ufficio, più tortuoso quello della squadra partenopea. Che, però, è lì, c’è, rendendo ancor più incolore il nostro campionato. Il quale ultimo, non buon, forse non è più il…più bello del mondo.
Torneo anonimo, annunciato nei valori, lineare nella parabola grafica, stabile nell’inesistenza di sorprese, scialbo per creatività e tasso di inventività. Chi avrebbe opposto rifiuto alla prospettazione dell’attuale scenario?
La Juventus di oggi, mai dimentica della progressione in carriera con il mai dimenticato Conte dei record (le timide obiezioni si scagliano con una realtà rigidamente delineata), vince la ventiquattresima gara casalinga di fila. Sai che novità. Né è nuova la…nuova prospettazione tattica di Allegri. In serie A la Juve vince sempre, perché è la più forte, perché non è questione di modulo ma di valori, perché, senza esasperarsi nella ricerca di raffinate elaborazioni con pretesa di esaustività, non può non vincere.
La Roma ritorna alla vittoria contro il Toro…omissis. Quello che “fa notizia” è il rientro di Strooman: bentornato! Poi, nulla più.
Il Napoli è terzo e noi tutti balziamo perché qualcosa in classifica si è mosso. Sì, il Napoli ha agguantato la terza posizione in solitaria. Chi l’avrebbe mai detto! O forse si riteneva che Benitez avrebbe lottato per la decima piazza?
Le milanesi pareggiano, entrambe due a due. Basta. Stop. Punto (come usa dirsi oggi)! Cammino afono per le due meneghine, quasi a voler metaforicamente (ma non tanto)impersonare la rispettiva inconsistenza strategica. Uno sciupio di talenti, da ambo le parti, in nome di una intransigenza tattica irrealisticamente difendibile. Basteranno undici giornate per certificare che l’intraprendenza offensiva di Inzaghi e la sfilacciatura dei reparti (quelli psichiatrici sono altro) voluta da Mazzarri non sono sufficienti neanche per raggiungere la presuntuosamente intesa Coppa del nonno (leggi più seriamente ed ossequiosamente Europa League)?
La Fiorentina dall’incerto volto, complici le contingenze infortunistiche ma non unica causa, oggi è inidonea ad un piazzamento di primo livello. Lo sarà in futuro, almeno per la più familiare Coppa Uefa?
Che ne sarà di noi è il titolo di uno sceneggiato che narra le vicende di tre maturandi, di tre pueri, di tre fanciulli. Più sommessamente ed opportunisticamente ci chiediamo: di cosa parleremo in futuro?
Quando il nostro campionato diverrà adulto, proporrà qualcosa di serio, di nuovo, di eccitante?
Teniamoci stretti, sempre nell’angusta ottica di utilità, gli scarni elementi di frizzantezza che ci regalano….o più verosimilmente ci regaliamo. E dunque la fervida lotta salvezza…e poi? Suggerimenti?
A sì, uno. Ed è veramente l’unica imprevedibilità che si scorge. Le genovesi…Samp e Genoa. Che bellezza, al netto di ogni ironia. Vederle giocare riconcilia col mondo pallonaro. Imbattuta tra le mura amiche la blucerchiata, inscalfibile fuori casa il grifone. Genova per noi! L’augurio è che realmente le due liguri possano risultare i nostri fanali, i nostri fari e perché no….le nostre lanterne!
Altrimenti, che ne sarà di noi? Potremmo parlare della diseducazione calcistica, della continua e progressiva erosione e delegittimazione della figura dell’allenatore, come dell’istituzione FIGC o di quella calcio. Ma non è nostro compito, nostra (per dirla con i tempi) missione. A noi piace parlare di calcio, di pallone in movimento, di tiri magari sbilenchi o di mutamenti di posizione in campo.
Altrimenti che ne sarà di noi? Conclusivamente potremmo dire, prendendo a nolo l’eclettico rapper di Zocca, il Blasco (ma no basco sennò i napoletani si infuriano pensando al Bilbao)… Juve, Roma e Napoli sono di nuovo qua. Eh già!