Roma, Le 5 partite da rivedere durante la quarantena

Le 5 partite della Roma da rivedere durante la quarantena.

Per i cuori giallorossi solitari, che come tanti in questo momento non vedono l’ora di tornare alla normalità, andando magari allo stadio a tifare la propria squadra, abbiamo selezionato 5 partite da rivedere per tornare ad emozionarsi grazie alla squadra capitolina.

5 – Roma-Lazio 5-1

Come non partire da un Derby vinto, il Derby vinto nella maniera più schiacciante della storia giallorossa. 10 Marzo 2002, un Roma scudettata affronta la Lazio nella gara di ritorno, un match fondamentale per gli uomini di Capello, a caccia della vetta della classifica. Nonostante le polemiche per l’esclusione di Batistuta dal match, la partita si mette subito in discesa per i giallorossi: al 13esimo Vincent Candela converge verso il centro al limite corto sinistro dell’area di rigore e con l’esterno pennella un cross al bacio per Vincenzo Montella, che di testa, colpo a lui poco avvezzo, stacca su Nesta ed insacca alle spalle di Peruzzi: 1-0 palla al centro. Passano soli 15 minuti e la Roma torna a far urlare i tifosi: Totti se ne va in solitaria sulla destra, entra in area e scarica il destro che Peruzzi respinge come può, Nesta, nella serata peggiore della sua splendida carriera, tarda ad intervenire e Montella lo anticipa battendo di nuovo il portiere della Lazio. Da qui è il tripudio, Montella sta giocando la sua migliore gara in carriera e dopo soli 7 minuti è ancora lui, ancora di testa, a convergere un calcio di punizione di Totti nel goal del 3-0. Si va in pausa con una Lazio demolita. Nella ripresa riappare qualche fantasma, con Stankovic che al 57esimo prova a riaprire la gara. Ma quella sera Vincenzo Montella è una furia e questa volta non c’è nessun errore di Nesta, ma solo il suo talento ed estro puro, un mancino preciso e potente da fuori area sotto l’incrocio al minuto 63 regala la rete del 4-1. L’epilogo è di quelli da film, perchè sarà pure la serata di Montella, ma perchè non far partecipare anche Francesco Totti alla festa? E il suo contributo è da antologia, uno dei goal più belli della sua carriera, un pallonetto da 30 metri che beffa Peruzzi ed esultanza dedicata a quella che poi sarebbe diventata sua moglie, Ilary Blasi.

Una partita storica che rivedendola non può che non dare un grande senso di appagamento a tutti i tifosi giallorossi.

4 – Roma-Juventus 4-1

8 febbraio 2004, una nuova Roma, allenata sempre da Capello, sta facendo le prove per una nuova lotta scudetto ed in casa ospita la nemica di sempre, la Juventus che nelle ultime due stagioni ha impedito ai giallorossi di bissare la vittoria del campionato. Serata magica per la Roma, dove si esprime il massimo della coppia Totti-Cassano, che insieme demoliranno la Juventus. Apre le danze un insolito Olivier Dacourt, il quale con un destro in ribattuta da fuori batte Buffon per l’1-0 nel primo tempo. Ma è la seconda frazione a dare la consacrazione definitiva alla partita: prima Totti su calcio di rigore fredda Buffone e raddoppia, poi è Cassano show, un goal di testa ed un altro sempre su complicità di Francesco Totti regalano il 4-0 definitivo, reti condite da due esultanze iconiche del talento barese, una delle quali rompendo la bandierina del calcio d’angolo davanti ad un Pierluigi Collina stupefatto dal gesto folle di “FantAntonio”. Tutto questo condito da altri due episodi iconici, Pelizzoli parerà un calcio di rigore a Trezeguet, con tanto di annuncio da parte dello speaker Carlo Zampa ed il celebre “sono 4, zitto e vai a casa” gesto fatto da Francesco Totti ad Igor Tudor, il quale protestava veementemente per l’espulsione di Pablo Montero.

Una notte indimenticabile, dove la Roma ha dominato la sua più grande rivale nelle lotte scudetto.

3- Roma-Torino 3-2

Di questa gara si possono guardare anche solo 5 minuti. I 5 minuti più incredibile della storia della Roma. E quando si parla di cose incredibili, non si può non parlare di Francesco Totti. 20 aprile 2016, Roma-Torino, in una riga riassumiamo la gara fino all’86’. Il Torino passa in vantaggio con Belotti su calcio di rigore, la Roma pareggia con Manolas, ma i granata a 10′ dalla fine tornano in vantaggio con Martinez. Siamo nel periodo della critica aspra a Luciano Spalletti, il tecnico di Certaldo è nel pieno del suo momento peggiore alla guida della Roma, quello dello scontro con Totti, che nella gara precedente aveva siglato nei minuti finali il pareggio nella gara contro l’Atalanta. Pioggia di fischi per Spalletti, che nonostante la Roma stesse stentando con il Torino, lascia Totti in panchina per ben 86 minuti, fin quando, non avendo altre soluzioni offensive il tecnico toscano ci prova. Totti silenziosamente scende in campo al posto di Seydou Keita, tra gli applausi scroscianti dei tifosi e i fischi per il tecnico, come a chiedersi cosa possa fare in soli 4 minuti di gioco. In realtà Totti può tutto. C’è un calcio di punizione dalla destra al momento del cambio, solitamente il capitano giallorosso si prenderebbe il pallone per calciarlo in mezzo ma questa volta no, il 10 va in area di rigore, come una qualsiasi torre. Pjanic batte la punizione, lunga e tesa verso il secondo palo: una zampata, un lampo, un allungo con il piede destro, si vede solo lo scarpino e si sente solo il boato perchè la palla è dentro. Lo scarpino è proprio di Francesco Totti, che in 3 secondi di gioco ha già pareggiato la gara e corre sotto una curva completamente impazzita, in lacrime, incredula a quello che sta succedendo. Spalletti ha le mani in testa, chissà cosa avrà pensato in quell’istante, forse “Guarda se ora non ne fa un altro“. Non avrebbe avuto nessun torto.

Passano 4 minuti e al 90esimo Diego Perotti crossa e colpisce in pieno Glik. La palla sbatte sul braccio del difensore polacco, rigore molto dubbio di una partita nella quale l’arbitro Calvarese ha già negato due rigori solari per i giallorossi. Ma non conta perchè mentre tutti discutono in campo i tifosi sono ammutoliti perchè sul pallone c’è ancora una volta Francesco Totti. Sta per compiere l’impresa, se dovesse sbagliare probabilmente la sua carriera finirebbe lì. Ma stiamo parlando di Totti, non di uno qualunque. Sguardo fisso, tiro secco e goal. Il resto è solo emozione indescrivibile, che solo chi tifa davvero Roma può conoscere. E’ l’ennesima dimostrazione di amore di un uomo che ha regalato solo emozioni ai suoi tifosi.

Amore racchiuso in 5 minuti di pure magia.

2 – Roma-Barcellona 3-0

Una delle rimonte calcistiche più belle degli ultimi anni. Una Roma forse non la più forte di sempre, un Barcellona che sembra di un altro pianeta. Un risultato ed un arbitraggio sfavorevoli all’andata, un 4-1 che non lasciava scampo a rimonte. Forse. Perchè se c’è una cosa che contraddistingue i tifosi della Roma dagli altri è la tenacia e la spavalderia nel pensare cose impossibili, ma soprattutto nel sostenere ancora di più quando tutto è contro. 56.000 spettatori, tutti che da una settimana avranno ripetuto: “Ormai ce vado allo stadio, che c’avemo da perde, tanto nun succede. Ma se succede…“.

Succede.

Minuto 6 del primo tempo, De Rossi lancia Dzeko a memoria che si allunga e insacca l’1-0. Il tempo perfetto, sembra quasi che tutto stia andando come deve andare, ma i tifosi della Roma sanno bene che quando va così in realtà la beffa è dietro l’angolo, quindi si esulta come se fosse vinta, ma si dice “Troppo presto, ora ce segnano“. Minuto 13 del secondo tempo. Piquè atterra Dzeko in area di rigore, l’arbitro inizialmente soprassiede: “Ecco tanto nun ce lo da“. Rigore. Lo tira De Rossi: ” tanto lo sbaja, come Bruno Conti“. Goal. De Rossi reagisce da tifoso, esulta di rabbia ma allo stesso tempo predica calma perchè tutti si cominciano a chiedere: ” Che sta succedendo?”. Succede. Al minuto 30 del secondo tempo “Nun succede ma è successo“, Manolas, uno che di goal ne fa pochissimi, in area di rigore spizza un corner di Under ed insacca alla spalle di Ter Stegen. E’ il delirio, il delirio di un popolo che per una sera si è scrollato di dosso una serie di amarezze e sconfitte, un popolo che per una sera si sente sul tetto a guardare tutti dall’alto.

Il fischio finale è un sollievo gigantesco. Un emozione unica. Un emozione che solo il calcio può regalare.

1- Roma-Parma 3-1

Descrivere la partita del 17 giugno 2001 dal punto di vista calcistico è inutile, tanto che addirittura è raro trovare la rete segnata dal Parma, nessuno se ne è accorto che Di Vaio ha segnato in quella gara. Si perchè l’Olimpico non è mai stato così bello e pieno come quella giornata afosa di giugno dove la Roma vinse il suo terzo scudetto. Una vittoria presa di forza, un’inerzia infallibile, doveva andare così, con i goal dei tre protagonisti, Totti, Montella e Batistuta, con una corsa sotto la Sud del proprio capitano, con un’invasione di campo anticipata che ha rischiato di rovinare tutto, con una festa incredibile che non c’è tifoso romanista che non ricordi. Tutti sanno dove fossero il 17 giugno 2001.

Dire altro non serve, basta guardare la foto di questo articolo e sorridere.




Coronavirus, Gattuso acquista un’ambulanza per Corigliano-Rossano

Coronavirus, Gattuso acquista un’ambulanza per Corigliano-Rossano

Corovirus Gattuso. Anche l’allenatore del Napoli Gennaro Gattuso si unisce alla lista di sportivi che stanno contribuendo in questo momento complicato in maniera decisiva. Notizia di oggi, infatti, è l’acquisto di un’ambulanza per la sua città natale in Calabria, il Comune di Corigliano e Rossano, dove è nato 42 anni fa nella frazione marina di Schiavonea e dove vive ancora la sua famiglia. Il comune aveva attivato qualche giorno fa un conto corrente bancario per la raccolta di fondi destinati all’emergenza sanitaria.

All’appello mancavano qualche decine di migliaia di euro che Rino Gattuso ha prontamente donato e che sono serviti per l’acquisto di un’ambulanza e di tamponi. Oltre a questo parteciperà alle donazioni anche la sua Fondazione “Forza Ragazzi”, che offre sostegno ai ragazzi del territorio.

Inoltre l’allenatore del Napoli insieme ai suoi ex compagni di Nazionale campioni del mondo capitanati da Fabio Cannavaro, hanno avviato la sottoscrizione per la Croce Rossa Italiana con l’obiettivo  di raggiungere un milione di euro.

 

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?




Coronavirus, cosa resterà dello Sport dopo la pandemia?

Coronavirus, cosa resterà dello Sport dopo la pandemia?

Il Coronavirus ha, molto banalmente, stravolto tutto. Quelli che stiamo vivendo sono tempi eccezionali e la stragrande maggioranza di noi sarà costretta a cambiare radicalmente abitudini, obiettivi e stili di vita (anzi, abbiamo già iniziato a farlo). La quarantena può essere un’esperienza molto dura. Alla separazione dalle persone che amiamo, l’impossibilità di muoverci liberamente e il cambiamento radicale delle nostre abitudini si aggiungono la noia e l’incertezza sul decorso della malattia. Ecco, le abitudini. Andare allo stadio, seguire un evento sportivo dal vivo. Per un tifoso questo è (era) dato per scontato.

E’ notizia di oggi lo slittamento al prossimo anno delle Olimpiadi di Tokyo 2020, che segue di pochi giorni quello dell’Europeo di Calcio, sempre al 2021. La fiamma olimpica non si accenderà il prossimo 24 Luglio. Un evento epocale se considerate che dal 1896 nessuna Olimpiade è stata mai posticipata. Iinevitabile data la situazione e che ha suscitato molte reazione anche da coloro ai quali delle Olimpiadi non ha mai importato granché. Forse perchè è stata vista come l’ennesima privazione, l’ennesima rinuncia in questo momento buio. Le Olimpiadi sono il trionfo dello Sport per eccellenza, di tutte le discipline, oltre ad essere un evento mediatico di importanza mondiale. Ecco, lo slittamento alle Olimpiadi è l’ennesimo sipario che cala sullo sport in questo anno terrificante.

Ora, le domande che un cronista ha il dovere di porsi alla luce di queste decisioni (ma in generale del momento), sono molteplici, alle quali non si possono dare risposte certe ma solo ipotesi. Va da sé che la nostra visione del mondo cambierà dopo la fine dell’epidemia e tutto questo discorso può essere traslato anche per lo sport. Rimanendo nel calcio, stiamo assistendo a movimenti di grande solidarietà, specialmente tra tifoserie che fino a ieri si dichiaravano guerra senza esclusione di colpi. Questo è lodevole, senza dubbio, ed è a mio avviso una visione molto rugbystica del calcio. La domanda però è: quanto durera? Quanto questa vicinanza umana potrà resistere una volta tornati alla normalità? Il pensiero di chi vi scrive è pessimista, pessimista perché siamo quel che siamo, tifosi che si infervorano per la propria squadra e che torneranno a “odiarsi”, dimenticandosi di tutto quello che di buono è stato fatto ORA. No, il buonismo e la solidarietà non dureranno dopo l’epidemia. 

Lo stadio? Non si possono fare pronostici al momento perché fino a quando non uscirà un vaccino che debellerà il Covid-19 in maniera definitiva chi andrebbe in mezzo alla folla, dove la distanza massima possibile è molto vicina al centimetro? La psicosi rimarrà, per lo meno per alcuni mesi e ci sarà qualcuno abituato ad andare allo stadio a tifare la propria squadra che rinuncerà per paura, preferendo vederla comodamente seduto in poltrona. Si, ci sarà, è inevitabile.

Le trattative? Il mercato che gravita intorno a giocatori (ce ne sono molti) che sono risultati positivi al Covid-19 cambierà? Assisteremo ancora sugli spalti ad atti discriminatori legati a stermini o malattie?

Logicamente fare discorsi buonisti al momento è semplice, il bello sarà vedere la reazione di tutti una volta terminata l’epidemia. Ci si augura davvero che tra 12 mesi tutti i pericoli siano già rientrati e che possiamo gustarci Europeo e Olimpiadi. Il movimento calcistico, così come altri sport, ne risentirà parecchio, sia a livello organizzativo sia a livello economico.

Nessuno può dire se tornerà tutto come prima o ci saranno dei cambiamenti. Nessuno. Lo sport manca, il tifo manca, lo stadio manca ma bisogna fare i conti con la realtà.

E’ il mondo, non solo lo sport, che è cambiato.

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Fiorentina, Commisso blinda tutti: il piano per il futuro

Fiorentina, Commisso blinda tutti e studia il futuro della viola, individuando i punti saldi da cui partire, considerando che la squadra toscana è ricca di talenti appetibili.

Primo su tutti, forse il miglior talento italiano in circolazione, Federico Chiesa, il quale da tempo sembra destinato ad un futuro bianconero. L’idea di Commisso è quella di blindare il figlio di Enrico, alzando la valutazione intorno ai 70 Milioni, comprensibile se si pensa ai prezzi dei talenti degli altri campionati. Una cifra che potrebbe scoraggiare la Juventus, pronta però ad inserire contropartite importanti, come riporta Tuttosport, Mandragora ed Orsolini, riscattandoli e poi rigirandoli alla Fiorentina. L’idea del patron americano è quella di mettere Federico Chiesa al centro del progetto, facendo diventare il talento classe ’97, la Star “Hollywoodiana” del suo modello di società all’americana.

Altro talento sotto i riflettori è sicuramente Castrovilli, bramato da tante società, PSG all’estero e Roma ed Inter in primis in Italia. Il centrocampista, esploso questa stagione, rimarrà sicuramente a Firenze per la prossima stagione, considerando che una possibile partecipazione ad Euro 2021 potrebbe far schizzare ancora di più il prezzo del cartellino dell’ex Cremonese. Ma al momento la rosa verrebbe costruita intorno alla sua presenza stabile e fissa nel centrocampo viola.

Ultimo tassello è Patrick Cutrone, attualmente di proprietà del Watford, giocatore che Commisso vuole riscattare e mantenere in rosa, per delineare l’ossatura di giocatori giovani, italiani e di talento. Un’idea che andrebbe oltre le poche prestazioni viste fin qui dell’ex milanista, nata per stabilire un potere anche di commercio sulla Serie A, tenendo in scacco le squadre che vogliono accaparrarsi questi nomi, per poter rifondare la squadra e riportarla ai fasti di una volta.

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Stop Serie A, l’Atalanta è l’unica che meriterebbe un premio

Stop Serie A, l’Atalanta è l’unica che meriterebbe un premio.

Lo diciamo senza problemi e senza voler provocare nessuno, anzi, l’intento è solo quello di fare un po’ di ordine tra le chiacchiere, fuori luogo, in questo periodo così unico nella storia del nostro paese.

Priorità, di questo si tratta, la priorità della salute del paese e di seguire le indicazioni del governo. Chiaramente in tutti gli ambiti si sta discutendo su chi stia realmente dando priorità e su chi stia cercando ancora di fare i propri interesse, tutti comportamenti opinabili e soggettivi ma che qualcuno però deve pur mettere in ordine. E l’unico strumento che può mettere ordine è la realtà dei fatti.

Il calcio si è fermato, a fatica, fatica dovuta dalla bramosia di ottenere un premio, un obiettivo, un agognato risultato del sudore e della fatica, dei soldi spesi e delle scelte effettuate. Un pensiero umano, un pensiero di tutti coloro che si chiedono che fine farà il proprio lavoro dopo questa emergenza. Pensiero non lecito di fronte però a quello che sta accadendo: tornando alla realtà infatti, non serviamo noi per dire cosa sta succedendo.

Delle squadre di Serie A si stanno valutando i singoli comportamenti, la Lazio chiede di proseguire, una delle squadre più in forma e più lanciate al momento dello stop, altre hanno optato per il silenzio, altre ancora stanno lottando direttamente con il Coronavirus; poi c’è l’Atalanta. L’ultima squadra italiana a mettere piede su un campo di pallone, l’ultima emozione calcistica prima di tutto questo ce l’hanno regalata gli uomini di Gasperini, battendo il Valencia in casa loro, dove per un attimo ci è sembrato tutto normale.

Atalanta, squadra di una città in ginocchio, squadra della città dei carri armati,  una delle immagine forse più iconiche del nostro millennio, che finiranno nei libri di storia. Una squadra che stava vivendo fin qui la migliore stagione della sua storia, con dei quarti di finali di Champions che chissà se giocheranno mai, con un quarto posto da difendere, con un calcio emozionante da voler ancora esprimere. Lo ha detto anche Gasperini, sarebbe piaciuto divertire ancora la gente, dichiarazione che in parte sono sembrate fuori luogo, ma una verità la lasciano: l’Atalanta ha fatto divertire tutti.

Quindi se veramente c’è tutta questa brama di assegnare un trofeo, un premio, una qualsiasi cosa, datelo all’Atalanta, o datelo direttamente a Bergamo, come volete: ma il centro d’Italia ora è lì ed il centro del nostro calcio se deve ancora esistere, si spostasse lì, sui piedi di Ilicic, sulla voglia del gruppo, sulla mente geniale di Gasperini. Se proprio vogliamo che il calcio conti qualcosa in questa situazione, facciamolo con l’Atalanta.

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Coronavirus, la Serie A ora rischia seriamente l’annullamento

Coronavirus, la Serie A ora rischia seriamente l’annullamento. Queste le ultimi voci che trapelano dagli organi della Lega calcio. L’aggravarsi dei dati e della situazione comincia a trasportare gli organi calcistici a comprendere ancora di più la situazione e a cominciare ad abituarsi all’idea che la stagione verrà chiusa qui e quindi procedere con l’annullamento.

Poche le società che al momento si opporrebbero, tante quelle che invece silenziosamente stanno solo pensando a come passare questo periodo, tra operazioni benefiche e studi su come salvare il lato economico, che come per tutti gli impieghi, subirà molti danni.

Difatti la Lega dovrà presentare alla Federazione una stima dei danni provocati, per poter mettere in atto delle misure economiche, che al momento non dovrebbero andare oltre le operazioni che già sono state proposte, tranne qualche sgravo fiscale da aggiungere per permettere alle società di affrontare la situazione.

In tutto questo bisognerà ridefinire anche il discorso allenamenti, al momento sul banco delle discussioni soprattutto per Lazio e Napoli, intenzionate a riprendere il lavoro come se nulla fosse. Dunque diventa fondamentale ciò che verrà deciso in Lega in questa giorni.

Una decisione importante ma che forse è arrivato il momento di intraprendere, soprattutto visto che ormai le voci fuori dal coro sono poche e cominciano anche ad essere stucchevoli.

 

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Asse Milan-Napoli: pronto il maxi scambio!

Asse Milan-Napoli, le due società sono pronte a mettere in tavola un’operazione che avrebbe del clamoroso, uno scambio tra pezzi da 90 che porterebbe in rossonero Arkadiusz Milik in rossonero ed Hakan Calhanoglu alla corte di De Laurentiis.

Lo riporta l’edizione odierna del “Corriere dello Sport“, il giocatore polacco è in scadenza con il club partenopeo nel 2021, ed il Milan potrebbe approfittarne per intavolare un discorso senza costi e con uno scambio secco con un giocatore come Calhanoglu, fondamentale al momento per Pioli ma che nella sua permanenza rossonera non ha sempre convinto. Tranne che proprio per Gattuso, ora alla guida del Napoli.

Il duttile centrocampista turco infatti piace tantissimo a “Ringhio”, che così avrebbe una valida alternativa nel suo scacchiere, permettendo anche all’attaccante polacco di avere più spazio, in un Milan che già cerca l’erede di Ibra, quel 9 che manca dai tempi di Inzaghi e che deve far infiammare San Siro a suon di goal.

 

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Sampdoria, Ranieri: “Coronavirus fa paura ma vinceremo la partita”

Sampdoria, Ranieri: “Coronavirus fa paura ma vinceremo la partita”

Claudio Ranieri, tecnico della Sampdoria ha rilasciato alcune dichiarazioni a ‘La Gazzetta dello Sport’ sul momento che stiamo vivendo tutti e sulla situazione legata ad alcuni suoi giocatori positivi al Covid-19.

La prima reazione che mio avuto è stata di allarme, ho avuto paura poi però, parlando con i calciatori e sentendo che la situazione era sotto controllo, mi sono tranquillizzato”.

Il suggerimento di mister Ranieri è molto chiaro:”Dobbiamo comportarci da squadra, rispettare l’allenatore e le sue regole. Il tecnico in questo momento è il governo che dà le indicazioni: gli italiani devono applicarle. È questa la strategia per vincere la partita”.

Come sta cercando di far passare il tempo lontano dai campi da gioco mister Ranieri? Semplice: facendo cruciverba, guardando la tv e comunicando con i suoi cari, lo staff e i giocatori via Skype.

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Roma, i lavori per la costruzione dello Stadio di Tor di Valle vanno avanti

Roma, i lavori per costruzione dello Stadio di Tor di Valle vanno avanti

Secondo il quotidiano Il Tempo i lavori tecnici per la costruzione dello Stadio della Roma sono ad un punto di svolta. I testi delle delibere sono al momento in fase i scrittura e dovranno poi essere portati al volo del Consiglio comunale. Negli accordi sono state riviste le cifre delle opere; nella fattispecie il Comune dovrebbe intervenire con una cifra superiore ai 20 milioni inizialmente preventivati.

L’unico nodo al momento sembra essere quello legato alle trattative ferme a causa dell’emergenza Coronavirus, in quanto attività non reputate essenziali, per la cessione da Luca Parnasi e Radovan Vitek, il re del mattone ceco, del pacchetto che include Tor di Valle e il progetto Stadio.

Al momento i tempi per la redazione delle delibere è stimato in ameno un mese e mezzo. Fatto ciò la palla passerebbe al Comune, dove i testi dovranno essere votati. Il condizionale è d’obbligo poiché c’è da valutare lo sviluppo della situazione legata al Coronavirus.

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Milan, Leao nei guai: deve 16,5 Milioni allo Sporting Lisbona!

Milan, Leao è nei guai, dovrà risarcire lo Sporting Lisbona con una somma astronomica di 16,5 Milioni.

La questione nasce qualche anno fa, quando il talento rossonero scelse la risoluzione contrattuale con la squadra portoghese dopo uno spiacevole episodio con i tifosi che aggredirono alcuni membri della squadra. All’epoca la rescissione fu consensuale ma a distanza di tempo il club biancoverde ha chiesto un risarcimento alla FIFA dopo che il giocatore si trasferì al Lilla, asserendo che il ragazzo non avesse validi motivi per richiedere la rescissione.

La FIFA rifiutò la richiesta dello Sporting e la carriera del giocatore è proseguita come ben sappiamo al Milan, dopo il trasferimento di questa estate. Ora però il Tas di Losanna ha accolto il ricorso del club portoghese, sancendo un corrispettivo di 16,5 Milioni di danni da versare allo Sporting Lisbona da parte dell’attaccante rossonero: una cifra difficile da sostenere anche per un calciatore di Serie A, considerando che il giocatore prende 2 Milioni all’anno e avrebbe sicuramente bisogno dell’aiuto del club, soprattutto in questo momento di difficoltà.

Una grana non di poco conto che sicuramente non finirà qui e continuerà sui banchi dei tribunali.

 

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