Luis Enrique: “Triste il calcio senza pubblico, con Totti ho un buon rapporto”

Luis Enrique: “Triste il calcio senza pubblico, con Totti ho un buon rapporto”

Il CT della Spagna, Luis Enrique, ha parlato al canale Colgados del Aro by Endesa su YouTube. Durante la chiacchierata il CT de La Roja, ed ex tecnico di Roma e Barcellona, ha parlato tra le altre cose anche del rapporto con Totti e della tristezza che trasmette un calcio senza tifosi, facendo l’esempio della Bundesliga. Andiamo a vedere le sue parole:

GUARDANDO LA BUNDESLIGA: “Ho visto le immagini della Bundesliga, davvero avvilenti: si sentono anche gli insulti, si perde l’intimità. Il calcio senza tifosi è triste, come ballare con la propria sorella“.

THE SHOW MUST GO ON: “Tuttavia, dobbiamo capire che si tratta di un business che genera molti soldi e, nonostante lo spettacolo offerto sia diverso, può comunque aiutare a superare il confinamento. Rischi? Non ho paura. Ho solo paura per gli anziani che amo e per quelli che possono soffrire a causa della malattia. A livello personale non ho paura. D’ora in poi, quando prenderemo un raffreddore, dovremo indossare una mascherina. Lo accetteremo tutti. Sono sicuro che se fossi stato giocatore avrei voluto tornare in campo“.

IL RAPPORTO CON FRANCESCO TOTTI: “E’ una delle grandi soddisfazioni da giocatore. Quando vedi che c’è affetto e un ricordo meraviglioso delle esperienze condivise. Come allenatore è la stessa cosa. Quando sono arrivato ci hanno messo in contrasto come sempre accade quando si arriva in un nuovo club, soprattutto per quanto riguarda la mia fama. Ho sempre avuto ottime referenze con la maggior parte dei giocatori. Non ho visto l’intervista, ho sempre avuto un buon rapporto con Francesco”.

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Urzi: “Inter, Roma e Fiorentina? A chi non piacerebbero le grandi squadre”

Urzi: “Inter, Roma e Fiorentina? A chi non piacerebbero le grandi squadre”

Agustin Urzi è sicuramente il calciatore argentino più chiacchierato del momento. Classe 2000, il talento del Banfield è al centro di alcune insistenti voci di mercato che lo vorrebbero vicino all’approdo in Europa già nella prossima finestra di trasferimenti:

“Apprezzo molto il Manchester City e il suo stile di gioco, mi piace il calcio inglese; però ora negli Stati Uniti si sta formando un torneo molto competitivo e credo che si avvicini molto al mio stile di gioco. Vedremo in futuro”, ha commentato Agustin Urzi in esclusiva ai microfoni di EuropaCalcio.it.

Urzi ha poi sottolineato che “Di Maria è un crack: è molto rapido, agile, credo di possedere alcune delle sue caratteristiche. Per un ragazzo giovane come me essere paragonato ad un giocatore affermato è motivo di orgoglio” e “Neymar e Centurion sono i calciatori che ammiro per le loro caratteristiche di gioco; sono agili, hanno grande tecnica, non hanno paura di ricevere falli e osano sempre”.

Si vocifera però anche di un suo possibile arrivo in Italia, eventualità sulla quale l’argentino sembra avere le idee chiare:

Inter, Roma e Fiorentina? A chi non piacerebbe giocare in grandi squadre. Però ora sono del Banfield, sono a mio agio e resto tranquillo”.

Su altri illustri partiti dall’Argentina alla conquista dell’Europa:

Zanetti era un fenomeno. Ricordo che quando giocava con la Nazionale argentina era un calciatore importantissimo; è un punto di riferimento per tutti i tifosi del Banfield e lo ammirano oggigiorno, me compreso. Messi e Maradona? Credo che entrambi siano di un altro pianeta, però visto che sto ammirando Messi e sto vivendo la sua epoca, scelgo La Pulga Messi. Il mio sogno è riuscire a giocare nella Nazionale maggiore dell’Argentina; inoltre, mi auguro di vincere qualcosa con il Banfield”.

Sullo stop del calcio

“Mi pare giusto che il campionato sia stato sospeso a causa del Coronavirus perché penso che la prima cosa importante sia la salute di tutti; soprattutto quella dei calciatori, che sono i più esposti al contagio”.

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Roma, l’Everton apre al prestito senza obbligo di riscatto per Kean

Roma, l’Everton apre al prestito senza obbligo di riscatto per Kean

Il Corriere dello Sport quest’oggi ritorna a parlare della trattativa tra Roma ed Everton per il giovane attaccante Kean. La dirigenza giallorossa è in stretto contatto con l’agente del ragazzo Mino Raiola, con il quale è in chiusura anche la trattativa per l’ingaggio Giacomo Bonaventura, centrocampista in scadenza con il Milan. Notizia di oggi  che i Toffies abbiano aperto alla possibilità di cedere l’attaccante italiano in prestito con diritto di riscatto; c’è anche l’ipotesi di inserire Under nella trattativa, che tanto piace a mister Carlo Ancelotti. Tra la Roma e l’Inghilterra ci sono anche altre questioni che dovranno essere risolte, primariamente quella di Mkhitaryan; il calciatore armeno è di proprietà dell’Arsenal, e la società giallorossa vorrebbe riuscire ad ottenere uno sconto sul riscatto inserendo nella trattativa Kluivert. Anche se i Gunners dovessero accettare questa soluzione la Roma dovrebbe anche convincere l’esterno ad abbassarsi l’ingaggio, che al momento è fuori dalla disponibilità delle casse giallorosse. L’ultima situazione in bilico tra Roma e la Premier riguarda il futuro di Smalling, che pare sempre più lontano dalla città eterna, dato che il Manchester United non è intenzionato a fare sconti.

 

 

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Le tifoserie italiane (ed europee) contro la ripresa dei campionati

Le tifoserie italiane (ed europee) contro la ripresa dei campionati

Due muri: da un lato la volontà di diverse leghe europee di riprendere i rispettivi campionati, dall’altra la posizione netta delle tifoserie organizzate d’Europa di non ricominciare. Una posizione così netta da portare alla sottoscrizione di un comunicato (“No al calcio senza i tifosi”) da parte di circa 350 gruppi organizzati di tutto il continente. E in Italia gli ultrà continuano a pensarla così, ovvero che non si dovrebbe riprendere a giocare senza tifosi negli stadi.

Gli striscioni che sono stati esposti negli ultimi giorni in diverse città chiedono di non riprendere. Da Bergamo a Napoli, da Roma a Lecce, passando per Genova e Torino il mondo delle curve è unito nel “no” alla riapertura dei giochi. Tra gli ultimi comparsi c’è quello del Ferraris a Genova: “Stop football” recita, firmato B.S., “Brigata Speloncia”, uno dei gruppi della Gradinata Nord del Genoa.

Anche la Curva Nord dell’Inter si è espressa rilasciando un comunicato: “Come si fa solo a pensare che possa ripartire il calcio quando è oramai assodato che per lungo tempo dovremo rispettare tutti delle regole ove il contatto fisico non è previsto?” A Bergamo era comparso lo striscione: “Il nostro dolore volete dimenticare. Ma senza la sua gente non ha senso tornare a giocare”.

La città di Roma è invece spaccata tra chi non vorrebbe ricominciare e chi preferirebbe giocare. Nella sponda giallorossa le manifestazioni dei gruppi organizzati sono state più d’una, con diversi striscioni appesi in varie parti della città.

Si tratta di prese di posizione sicuramente slegate dai risultati sportivi delle squadre in questione e che si rifanno all’idea per la quale un calcio “anti-Covid”, con contatti limitati e soprattutto senza tifosi, sarebbe uno spettacolo non degno di essere visto e che darebbe vita a quello scenario calcistico post-moderno, già in via di affermazione, per il quale l’importanza del tifo dal vivo viene sostituita dal dominio delle Pay-TV. Ciò di cui non si tiene conto è però l’importanza del calcio in quanto fonte di sostentamento per tantissimi lavoratori “dietro le quinte” come cuochi, giardinieri e magazzinieri, motivo per cui un’eventuale non ripartenza rappresenterebbe un disastro per molti.

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Roma, Bonaventura ha detto sì. Per il calciatore è pronto un triennale

Roma, Bonaventura ha detto sì. Per il calciatore è pronto un triennale

Secondo quanto riporta il Corriere dello Sport  la Roma avrebbe ottenuto il sì di Jack Bonaventura. Il giocatore, in scadenza di contratto con il Milan, si sarebbe già accordato per un triennale con i giallorossi che hanno sbaragliato la concorrenza di Torino ed Atalanta, ed arriverebbe a parametro zero. Il suo procuratore Mino Raiola ha spinto molto per il buon esito della trattativa per il suo assistito. Dopo anni travagliati in rossonero nei quali solo a sprazzi ha potuto mostrare il suo talento, costretto spesso ai box a causa di infortuni, il giocatore, che compirà 31 anni il prossimo agosto, è pronto al rilancio nella Capitale.

Il club giallorosso gli offre, come detto,un contratto triennale da 2,5 milioni di euro netti a stagione più bonus (mezzo milione in più rispetto all’attuale ingaggio in rossonero).

Con i rossoneri il centrocampista ha disputato 171 partite segnando 41 gol. è arrivato nell’estate 2014 dall’Atalanta per 7 milioni di €, scegliendo il Milan dopo esser stato corteggiato anche dall’Inter.

Bonaventura ha vestito anche la maglia azzurra in 14 occasioni, senza mai essere andato a segno.


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Mancini: “La mia Italia è difficile da battere. Pellegrini e Zaniolo importanti”

Mancini: “La mia Italia è difficile da battere. Pellegrini e Zaniolo importanti”

Il CT della Nazionale Roberto Mancini ha, tra i tanti meriti, non solo quello  di aver ridato pericolosità alla selezione italiana ma anche di aver riavvicinato i tifosi Azzurri all’Italia come non succedeva dai tempi di Conte o Lippi. Il CT Mancini ha rilasciato una bella intervista ai microfoni di Roma Radio questa mattina, nella quale ha parlato della sua Nazionale, dei ragazzi italiani che giocano nella Roma, dell’eventuale ripresa dei campionati e dell’Europero 2020. Andiamo a vedere cos’ha detto:

Che momento stiamo vivendo?
Sicuramente si sta meglio oggi di venti giorni fa. Stare senza libertà per tanto tempo non è semplice. Questo ci ha fatto soffrire. Ora piano piano sta finendo e la speranza è questa“.

Cosa ti è mancato in questo periodo?
Mi è mancato il lavoro prima di tutto. Avremmo dovuto giocare due partite importanti in Inghilterra e Germania dopo mesi che non ci vedevamo. In questi giorni, invece, sarebbe iniziato il ritiro per il campionato europeo“.

Quanto può migliorare ancora la tua Italia?
I ragazzi sono stati subito bravi. Quando ci siamo trovati all’inizio ho detto loro cosa pensavo e che quindi l’Italia non poteva non avere giocatori bravi. In cento anni di storia non è mai successo. Alcuni oggi sono ancora un po’ giovani, ma ho chiesto loro se fosse possibile fare qualcosa di speciale e i ragazzi sono stati super trovando anche un buon feeling tra di loro. Abbiamo usato la Nations League anche per capire chi poteva stare nel giro della Nazionale. Il merito va a loro perché chi ha giocato a calcio sa che le partite, anche se scontate, poi vanno vinte e non sempre succede. Noi volevamo fare qualcosa di diverso e speriamo di continuare a farlo“.

Cosa ha pensato quando le hanno proposto il ruolo di Ct?
Nessuno la voleva e io ho detto di sì (ride, ndr). C’era il timore di una situazione non rosea. Venivamo da una qualificazione non centrata al mondiale, ma il calcio è fatto anche di momenti difficili. Bisogna credere nelle qualità dei giocatori e dare fiducia a quelli più giovani“.

Giusto ripartire con il campionato?
Io non vorrei dire nulla che mi sembra ci sia un gran caos. Se dovessi parlare da allenatore della Nazionale spererei che si finisse qui per ricominciare con calma. Il prossimo anno ci saranno una serie infinite di partite e potrebbero arrivare stanchi i giocatori. La mia speranza, però, è comunque che si possa riprendere“.

Lo slittamento dell’Europeo può favorire la Nazionale?
Noi avevamo preso una bella scia. Ora, invece, ci ritroveremo a settembre senza vederci per un anno. Sarà un terno al lotto e non sarà facile. Noi stavamo costruendo ed eravamo a buon punto. Per alcuni ragazzi sicuramente è meglio che avranno un anno in più di esperienza“.

Come le sembra questo nuovo calcio?
Non è facile, ma penso questo: mi sembra che nel calcio ci siano stati veramente pochi giocatori che sono stati infettati dal virus. Questo significa che non è così semplice infettarci tra di noi giocando all’aperta. Io spero le mascherine scompaiano al più presto. Certo è diverso il calcio senza pubblico, è un calcio un po’ particolare“.

Come sarà ripartire dal punto di vista atletico?
Qualche infortunio di troppo ci sarà e il ritmo sarà come quello della Bundesliga e quindi basso. Magari con il passare delle partite ritroveranno le condizioni“.

Senza lo stop l’Italia era tra le favorite per vincere l’Europeo?
Penso che ce la saremmo giocata con tutte le altre squadre che sono più avanti di noi. La Francia è giovanissima e campione del mondo. Sarebbe stato difficile per tutti batterci. Avremmo avuto delle buone chance. In questo anno spero migliorino molti giocatori“.

Quanto può crescere ancora Zaniolo?
Zaniolo è un ragazzo giovane e non bisogna far ricadere su di lui tutte le responsabilità, è poco tempo che gioca in Serie A, deve accumulare esperienza, deve trovare il suo ruolo, che ancora credo non abbia trovato, è un giocatore che può giocare in 2/3 ruoli. Questo non è uno svantaggio, anzi può essere un vantaggio. Lui fa parte di quei giocatori giovani che con un altro anno potrà migliorare, recupererà dall’infortunio. È un giocatore forte fisicamente e tecnicamente, ha un gran sinistro. Quindi io penso che lui possa diventare un giocatore straordinario se continuerà a essere serio, ad allenarsi seriamente, a fare una vita da atleta. Credo che possa togliersi delle grandi soddisfazioni“.

Cosa pensa di Pellegrini?
Credo che Pellegrini sia un giocatore polivalente a centrocampo, è un giocatore offensivo che a volte nella Roma ha giocato anche da centrocampista basso, però io credo che sia migliore quando offende, perché comunque ha il gol dentro, credo che interno dei tre a centrocampo sia il suo ruolo migliore, però è un giocatore che può giocare esterno di attacco, come ha fatto con noi in Finlandia dove ha giocato benissimo. È un giocatore per noi molto importante, che può migliorare ancora perché ha margini enormi e ha diverse collocazioni in campo, quindi sarà importante anche lui“.

Su Cristante, Mancini e Spinazzola
Cristante, Mancini, Spinazzola sono tutti giocatori importanti per noi. Perché io ho molta fiducia in Mancini – a parte il nome, gli dico sempre “tu devi far bella figura, non è un nome semplice”. E’ un giocatore secondo me molto forte come centrale, anche lui ha bisogno chiaramente di giocare. A me piace molto, così come Bryan. Lui gioca da centrocampista basso, ma io l’ho fatto giocare anche interno un po’ più alto. La stessa cosa per Spinazzola: io penso che sia straordinario come calciatore, ha un po’ il problema di infortunarsi spesso, quindi io spero che questo non accada. Se lui è in forma, è un giocatore incredibile“.

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Verdone: “La Roma è molto indebitata. Perdere Zaniolo? Una tragedia”

Verdone: “La Roma è molto indebitata. Perdere Zaniolo? Una tragedia”

Il noto attore, regista e tifosissimo giallorosso Carlo Verdone ha rilasciato una bella intervista a Non è la Radio. Nel corso dell’intervista Verdone ha parlato del delicato momento che vive l’Italia, della precaria situazione economica della sua Roma, dei ricordi che ha della sua squadra del cuore e dei suoi progetti cinematografici. Andiamo a vedere cos’ha detto:

Ciao Carlo e benvenuto. La prima domanda, doverosa, è sull’attualità. Pochi giorni fa, insieme a tanti artisti italiani (circa 300) hai firmato un appello al Governo e al Ministro Franceschini per chiedere l’applicazione della Direttiva Europea sul Copyright, un tema importante per la tua categoria.

È una cosa importante perché tutti se ne approfittano. Ci sono delle piattaforme su cui caricano qualsiasi cosa e non va bene, c’è un diritto d’autore da rispettare. Ogni giorno vengono caricati pezzi dei miei film, io non ho mai detto nulla, ma spesso su Youtube vengono caricati i film interi. Quel film ha avuto dei costi, e anche se noi autori non ci guadagniamo niente, quando ti ritrovi pezzi di film su piattaforme che non pagano o pagano pochissimo, non è neanche un mio problema neanche, perché io vengo pagato alla consegna del film, non prendo percentuali, ma francamente bisogna mettere le cose a posto. Qualche secondo si può concedere, un film intero no. Non è vero che tutto appartiene a tutti, non si può andare avanti così, nell’anarchia generale. È una questione etica, più che economica: ci devono essere delle regole. Ogni tanto qualche amico mi dice i film interi su Youtube, io segnalo ma non serve a niente. Ci vogliono delle regola, ma poi ti scontri con dei colossi che queste regole non le vogliono. Perlomeno abbiamo posto il problema, poi vediamo che succede. In questo Paese le cose vanno male anche perché c’è troppa burocrazia che rallenta tutto e che crea anche molta corruzione”.

L’epidemia ha bloccato l’uscita del tuo film “Si vive una volta sola”. Cosa puoi dirci a proposito?

Per noi è stato un duro colpo, poi però ho cercato di prenderla con filosofia anche pensando a chi ha sofferto di più. Noi abbiamo lavorato bene, eravamo molto coesi. Il film è venuto bene, sono riuscito fortunatamente a presentarlo proprio in concomitanza con l’inizio dell’epidemia, peraltro al Nord, nelle zone più colpite, ma fortunatamente non abbiamo avuto problemi. Ci abbiamo lavorato molto, soprattutto dal punto di vista della produzione, è davvero un buon film. Adesso speriamo di recuperarlo ma il film esce, forse nel tardo autunno o a Natale, speriamo recuperando la sala, perché vorrebbe dire che abbiamo superato l’emergenza. La gente deve ritrovare la fiducia di andare in sala. Io tengo molto a questo film: ha un impianto corale, c’è una recitazione notevole da parte di tutti: Anna Foglietta, Max Tortora, Rocco Papaleo. Ci siamo trovati molto bene anche tra di noi, cosa abbastanza difficile nel nostro mondo. Combatteremo per un po’ di promozione quando decideranno la data d’uscita”.

Veniamo alla Roma, con una domanda che è un po’ a metà con il cinema. La Roma è sempre stata molto citata nella storia del cinema, ma tu, che sei l’ultimo e forse unico erede della commedia italiana, non l’hai fatto quasi mai. È una forma di rispetto per la tua fede giallorossa?

Ci fu un episodio, forse ne I mostri, con Gassman che interpretava il supertifoso della Roma, facendo urla incredibili per un gol: una prova da grandissima attore soltanto con questa esultanza. Io penso che il calcio non è la Roma. La Roma l’ho citata solo in Gallo cedrone, quando sono in come dopo essere stato picchiato dagli integralisti islamici, e i miei amici per farmi risvegliare recitano la formazione della Roma dello Scudetto. Quello è l’unico omaggio che ho fatto alla Roma. Io non tocco l’ argomento calcio perché non ci trovo niente di poetico. Sono un tifoso appassionato e fedele, ma io devo trovare poesia e oggi nel calcio non c’è poesia. Lo vediamo anche in questi giorni, con tutti questi problemi, queste complicazioni politiche e burocratiche. Tutto è molto confuso e legato a interessi economi. Potrei fare un film su qualcosa che mi da uno spessore umano forte, su un maratoneta o anche un procuratore che cerca talenti, perché lì c’è un fattore umano, c’è un’anima, ma per la Roma non me la sento. Abbiamo avuto Alberto Sordi e Lino Banfi, a me francamente non viene molta voglia. Potrei fare un film su un uomo che lotta contro sé stesso, ma su una squadra di oggi, con i giocatori milionari, i diritti tv, tutto quello che c’è sotto, che c’è di poetico? Una volta il calcio era poesia, oggi è business. Dove c’è business non c’è poesia”.

Che sensazioni hai sul futuro della Roma? Sei preoccupato?

Sono preoccupato: tra l’epidemia e la delicata situazione del calcio italiano, Friedkin sembra aver fatto un passo indietro. La Roma è molto indebitata, il pericolo maggiore è dover cedere un gioiello come Zaniolo. Sarebbe una tragedia, l’ennesimo giocatore di talento ceduto. Dopo le cessione di Salah e poi anche degli altri, tutti dicevano che era Salah a voler andare via, ma non è vero. Salah voleva restare, invece ci hanno fatto credere che lui volesse andare via. Abbiamo ceduto giocatori con cui potevamo davvero vincere qualcosa, e che oggi vincono altrove. Avevamo l’oro in mano e non c’è rimasto niente. Abbiamo avuto squadre tenute insieme con lo scotch, che hanno fatto il loro meglio e non posso biasimarli, ma i giocatori non erano all’altezza di quelli ceduti. Le mie critiche sono rivolete soprattutto al presidente e alla sua voglia di fare qualcosa di importante in una grande città come Roma. Non mi sembra che sia così, che ci sia entusiasmo, che venga spesso a Roma. Chi comanda alla Roma? Tutti e nessuno. Sicuramente il presidente, ma per interposta persona. La Roma è una squadra mortificata, che sa quello che può fare, anche con un bravo allenatore come Fonseca, ma veri gioielli li abbiamo dati via. Se fai una squadra con i giocatori ceduti sei la squadra più forte del mondo, ma non abbiamo potuto tenerli. Io poi non sopporto le bugie: i giocatori volevano restare, sono stati ceduti per problemi economici. I ragazzi di talento come Zaniolo vanno tenuti a tutti i costi”.

Tu hai vissuto un’epoca molto diversa rispetto a noi. Cos’è per te il romanismo?

Io ho vissuto un’ epoca in cui andavi allo stadio e non avevi paura. Soprattutto negli anni ‘60, tra Roma e Lazio si risolveva tutto a sfottò, qualche ortaggio tirato e un po’ di scenografia, ma non c’era violenza. Poi l’episodio di Paparelli cambia tutto e il calcio prende un’altra direzione. Le curve cominciano a essere frequentate da altre persone, diventa tutto più aggressivo e si perde la poesia che c’era in passato, quando non succedeva niente. Poi siamo entrati in un’altra era, meno poetica. Per me il romanismo sono due colori: il giallo e il rosso. Sono quartieri come Testaccio, quartieri di una Roma vera di un tempo, dove veramente batteva il cuore giallorosso. Quando ti innamori di una squadra sei quasi te a scendere in campo. È questo il bello di questo sport: ti senti quasi un calciatore, perché sai che il tuo tifo spinge quelli in campo a correre. Per me la Roma è una gran parte di Roma. Poi c’è anche la Lazio, ma io la identifico con la mia città”.

Ultima domanda arriva dal nostro Emanuele Giubilei: Totti definì il tempo con il termine “maledetto”. Il passare degli anni colpisce tutti, ma spesso, dal tempo, rubiamo momenti della nostra vita che rendiamo indelebili e indimenticabili. Ti chiediamo quindi tre immagini che non lascerai mai andare via

La prima volta che andai allo stadio con il mio compagno di banco, Franco, che mi fece diventare romanista anche con dei disegni molto belli che poi mi regalava. Io ancora non avevo una fede calcistica e diventai della Roma proprio per questi regali che mi faceva lui. La prima volta all’Olimpico fu per un Roma-Napoli in cui segnò Manfredini. Ricordo molto bene il campo, un Olimpico completamente diverso da oggi, la grande esultanza per quel gol. Poi dico il secondo Scudetto: quella era veramente un grande Roma, con il grande presidente Viola, la Roma di Falcao, Conti, Pruzzo. Quella fu una giornata meravigliosa. Infine quando sono entrato nello spogliatoio dopo Roma-Parma del 2001. Ero insieme a mio figlio, siamo entrati e abbiamo visto i giocatori che urlavano, festeggiavano, si spruzzavano lo spumante addosso, e Fabio Capello chiuso nel suo stanzino, sudato come non mai e ancora arrabbiato perché dopo l’invasione di campo avevamo rischiato l’annullamento della partita. Lui diceva “Questa città è folle, stavamo perdendo la partita!”. Io l’ho fermato, l’ho abbracciato, bagnandomi tutto perché lui era completamente zuppo, e gli ho detto: “Fabio, Roma voleva Cesare, tu oggi sei Cesare per Roma”. Lui sorrise e appoggiò testa sul tavolo, stremato, perché quell’invasione gli fece veramente temere di perdere la grande vittoria dello Scudetto. Quelli sono stati momenti meravigliosi, ma noi ora dobbiamo guardare avanti: è passato troppo tempo dall’ultimo scudetto, e per questo io sto male quando vedo i campioni della Roma andare via. Speriamo che i problemi ora si risolvano. Noi la Roma la ameremo sempre, anche se dovesse prendere delle bastonate, ma ovviamente speriamo che non debba prenderne più”.

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Schick: l’attaccante, con un piccolo sconto, può essere riscattato dal Lipsia

Schick: l’attaccante, con un piccolo sconto, può essere riscattato dal Lipsia

E’ un momento piuttosto complicato per il calcio che, nonostante tutto, sta provando a ripartire. Entro fine giugno i principali campionati europei dovrebbero essere tutti ripresi (esclusi Ligue One ed Eredivisie in cui la stagione è terminata in anticipo); in attesa di tornare a vedere rotolare il pallone su tutti i campi, il calciomercato non si ferma. Una delle trattative più interessanti di questo periodo riguarda il riscatto di Schick da parte del Lipsia; il club tedesco, secondo gli accordi presi la scorsa estate, ha tempo fino al quindici giugno per l’acquisto a titolo definitivo dell’attaccante per un cifra totale di ventinove milioni (ventotto di base più uno di bonus legato alla qualificazione di Werner e compagni alla prossima Champions League). La situazione coronavirus ha ovviamente cambiato le carte in tavola; il Lipsia, però, sembra comunque intenzionato a riscattare Schick considerando anche il rendimento del giocatore e il possibile addio di Werner (conteso da Liverpool, Bayern Monaco ed Inter) che porterebbe il giocatore ceco ad essere la colonna portante dell’attacco del Lipsia. La trattativa si dovrebbe chiudere sulla base di venticinque milioni da versare nelle casse della Roma in un’unica soluzione invece dei diciotto mesi stabiliti precedentemente. L’avventura dell’ex Sampdoria nella capitale sembra essere finita con il centravanti pronto a continuare il suo percorso in Germania; una trattativa che accontenterebbe sia il club tedesco sia la Roma. Le casse del club giallorosso, infatti, avrebbero della liquidità importante da reinvestire sul mercato per rinforzare la rosa. Nei prossimi giorni ci potrebbe essere la fumata bianca

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Totti: “La Lazio non esiste. Monchi è un professionista”

Totti: “La Lazio non esiste. Monchi è un professionista”

Francesco Totti torna a farsi sentire e come al solito non è mai banale, stavolta concede un’intervista al quotidiano spagnolo “Libero” ed affronta moltissimi temi, dalla sua scelta per la Roma, passando per il rifiuto al Real Madrid, fino all’esperienza romanista di Monchi:

Scegliere la Roma:

“Perché la Roma o la Lazio? A me non dovete chiederlo. Per me Roma è la Roma. La Lazio non esiste. Non posso fare paragoni. Ciò non significa che sto parlando male di loro, tutt’altro. Per me la Roma è unica, così come i suoi tifosi. Sono passionali, sentimentali, danno tutto per la maglia”.

“Mia madre era della Lazio per mia nonna. Io giocavo nella Lodigiani, hanno chiamato i miei genitori e a me mi ha chiamato mio fratello Riccardo per parlare di queste due opzioni. Non ho avuto dubbi, mio padre e mio fratello erano della Roma. Ho scelto la Roma, però loro avrebbero preferito la Lazio perché avrebbe pagato. Per fortuna è stata la scelta migliore”.

Capitolo Real Madrid:

“Almeno due. Ne ricordo una, nel 2003. Mi restava un anno di contratto. Ci sono stati alcuni problemi con il presidente per altri motivi, non miei personali. E il Real Madrid mi offriva qualsiasi cifra per andare lì. Complessivamente qualcosa come venti, venticinque milioni. E alla Roma molti soldi. Io, tra alcune cose e altre, avevo una convinzione di andare dell’80%. Inoltre, con la Roma non vivevo il mio momento migliore. Mi hanno offerto molto, qualsiasi cosa, anche la “10” di Figo, che avrebbero venduto all’Inter. C’era Raúl, capitano, simbolo di Madrid, che era quello che guadagnava di più. Ogni giocatore che arrivava doveva guadagnare meno di lui. Ci ho pensato molto. Ilary (non eravamo ancora sposati) mi disse che stava lasciando il suo lavoro e che sarebbe venuta con me. Alla fine Sensi mi ha parlato, abbiamo chiarito tutto… E sono rimasto. È stata una scelta dal cuore in cui la famiglia, gli amici, i tifosi e la Roma hanno pesato molto. Ho avuto la sensazione di fare qualcosa di diverso da quello che fanno normalmente gli altri, che non respingono club di questo tipo. Mi sentivo un grande giocatore e, allo stesso tempo, diverso. Con l’amore verso una maglia. Giocare con loro (il Real Madrid, ndr), appartenere a quel gruppo, sarebbe già stato fantastico. Non giocare dall’inizio non sarebbe stato un problema. Il Real Madrid non è un club normale. A tutti sarebbe piaciuto giocare lì”.

Capitolo Monchi:

“Un rapporto con alti e bassi. Non mi sono mai sentito importante nel progetto. Lui per me è una persona leale, sincera, molto professionale. Non è stato facile il suo arrivo. E’ passato da Siviglia, dove è rimasto per 30 anni, a Roma dove tutti si aspettavano il massimo. E’ arrivato in un momento singolare della gestione americana, penso sia stato mal consigliato. Non si è circondato delle persone che volevano davvero lasciargli fare il suo lavoro. Ha avuto fiducia in altri che pensavano di più a se stessi”.

 


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Dan Meis: “Stadio della Roma? Pallotta è stato costantemente ostacolato”

Dan Meis: “Stadio della Roma? Pallotta è stato costantemente ostacolato”

L’architetto Dan Meis ha rilasciato un’intervista ai microfoni di ForzaRoma.info durante la quale ha parlato dello Stadio della Roma. Dan Meis ha parlato dei mille rallentamenti che ha subito il progetto, dello scoraggiamento del presidente James Pallotta, della possibilità che venga costruito o meno lo stadio e di chi sono le colpe per i fin troppi rallentamenti. Andiamo a vedere le parole di Dan Meis circa lo Stadio della Roma:

Cominciamo dalla cosa più importante. Pensa che il progetto diventerà realtà o ha perso le speranze?
“Avevo sperato che fosse quasi completo a questo punto, ma c’è un motivo per l’espressione “Roma non è stata costruita in un giorno”. Credo ancora che verrà costruito. Questo progetto non era come molte altre “proposte di carta” con rendering vistosi e poca sostanza. È stato uno sforzo di sviluppo molto dettagliato e completo con un investimento di decine di milioni di euro”.

Nel febbraio 2019 lei aveva esultato su Twitter per il via libera dopo lo studio del Politecnico di Torino. Sono passati quasi 16 mesi e ancora non è stata poggiata la prima pietra. Come si sente?
“Ovviamente sono deluso. Ci sono stati molti tira e molla inusuali. Neanche lo stadio Olimpico è stato migliorato tuttavia. Per la Roma è fondamentale avere un nuovo stadio per competere ai livelli mondiali”.

Sono passati sei anni dalla presentazione del progetto. Sei anni sono molto tempo, pensa che il progetto necessiti di alcuni ammodernamenti?
“A volte i ritardi hanno un effetto positivo nel darci il tempo di riflettere sulle decisioni prese. Ci sono sicuramente cose che vorrei rivisitare e nuove tecnologie da includere”.

All’inizio di questa avventura lei ha definito lo stadio della Roma il “progetto di una vita”. Come lo definirebbe ora?
“Costruire uno stadio a Roma sarebbe il sogno di ogni architetto. È stato straziante aspettare così tanto ovviamente, ma credo ancora che sia ciò che è giusto per la città e per il club. Inoltre è stato il progetto che ha lanciato il mio lavoro indipendente e per questo sarò sempre grato”.

Che percentuale di colpa dà alle istituzioni italiane per i ritardi?
“Beh… questa è stata sicuramente una parte del problema. I problemi politici rendono estremamente difficile per qualcuno come Jim Pallotta sentirsi sicuro riguardo agli investimenti ed è semplice sentirsi frustrati quando apparentemente dei piccoli problemi spesso diventano ostacoli insormontabili”.

Pensa che Pallotta abbia mollato per quanto riguarda lo stadio?
“Non penso che abbia mollato, ma sono sicuro che ormai sia disilluso. Ha investito una grossa parte del suo patrimonio personale per cercare di costruire qualcosa che potrebbe essere una grossa eredità sia per la Roma che per la città. Deve essere incredibilmente scoraggiante essere costantemente ostacolato”.

Le dispiacerebbe se Pallotta non fosse il presidente che costruirà lo stadio della Roma?
“Sarebbe molto triste per me se non fosse più il proprietario, è stato estremamente coinvolto nella progettazione e nella visione del progetto sin dal primo giorno. È una persona appassionata e mi mancherebbe. Come ho già detto, credo che lo stadio sia cruciale per il valore a lungo termine del club e un progetto estremamente importante per dimostrare la capacità di Roma di muoversi verso il futuro. L’investimento nel progetto è sicuramente prezioso per qualsiasi potenziale nuovo proprietario e data la devastazione del virus sull’Italia, potrebbe essere un’opportunità per la città di dimostrare il suo ottimismo per il futuro della città e della regione”.

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