La sottile linea tra top player e riserva

Toh chi si rivede! Di certo nell’era Sarri eravamo abituati talmente bene con #Mertens da pensare che si trattasse di un Top Player, di quelli che mangiano triplette a colazione, di quelli che non vuoi mai affrontare da avversario e che vorresti sempre avere nella tua squadra. Eppure nelle stagioni precedenti il folletto belga era una riserva di lusso, quel dodicesimo uomo in grado di fare tanto ma non troppo. E all’inizio di quest’anno ci si è ripresentato allo stesso modo, niente più Top Player e niente più triplette, riecco il preziosissimo cambio di lusso. O forse no. Tornato alla tripletta con l’Empoli, Dries Mertens diventa un funambolo a cavallo di un filo sottile tra l’essere Top Player e riserva, una linea che può essere assottigliata solo da una squadra ricca di talento come il Napoli. Insomma rimaniamo con il dubbio, un po’ accigliati come Carlo #Ancelotti, che di scioglierlo questo dubbio non pare ne abbia troppo voglia. L’importante è che il #Napoli vinca. E che il funambolo strappi applausi.




Napoli, ag. Hysaj: “il Chelsea è stato vicino al ragazzo”

Il campionato del Napoli non è iniziato nel migliore dei modi: due vittorie, in rimonta, ed una sconfitta (pesante) hanno lasciato più dubbi che certezze. La società partenopea deve occuparsi anche della situazione legata ad Hysaj, il cui rinnovo di contratto è stato messo in stand by per un forte interesse del Chelsea. A confermarlo è lo stesso procuratore del giocatore che a Radio Marte rivela: “Ci siamo fermati perché ad un certo punto poteva esserci il Chelsea nel suo futuro”. Ora bisogna capire se nel mercato invernale ci sarà il prolungamento del contratto o se il Hysaj ritroverà Sarri.




Caccia agli svincolati: ecco chi può servire alle squadre di Serie A

Il 20 maggio si chiuderà il sipario della Serie A, condita dalla novità dell’introduzione del Var che ha portato con sè molti miglioramenti ma anche tante polemiche; la fine del campionato, da sempre, coincide con l’inizio dell’apertura del calciomercato estivo e tra i tanti argomenti che potrà far emergere è sicuramente quello più caldo il tema dei calciatori a scadenza di contratto. Quando si sente parlare di parametri zero non si può che far riferimento a colpi grossi come quello di Andrea Pirlo, andato via nell’estate del 2011 dal suo Milan per prendere la strada che lo portò a Vinovo per vestire la maglia bianconera. Protagonista anche Paul Pogba, che aveva lasciato il Manchester United nel 2011 per esser ricomprato a suon di milioni nel 2016. Quest’anno a far parlare di sé, fin dal mercato invernale, è stato l’attuale difensore biancoceleste, Stefan De Vrji, che tra alti e bassi ha deciso di andare via da Roma per raggiungere il prossimo anno l’Inter a Milano. Beffa per la squadra del padron Lotito che si è fatta sfuggire uno dei migliori difensori senza guadagnarci nulla in cambio. Restano comunque le ottime prestazioni del calciatore nelle ultime giornate di campionato che hanno confermato la grande stima che il giocatore olandese ha sempre provato per la società biancoceleste. Vediamo ora chi, tra i svincolati, potrà servire il prossimo anno alle squadre del nostro campionato.

Bernard

Bernard è un giocatore dal profilo interessante che ha già manifestato nella sua esperienza allo Shakhtar: assist, corsa, dribbling e numeri di alto livello, per le società in cerca di un esterno offensivo potrebbe essere il profilo giusto ed una ghiotta occasione. Giocatore dalle tantissime qualità che è arrivato allo Shakhtar Donetsk dall’Atletico Mineiro nella stagione 2013/14 e a giugno andrà in scadenza di contratto con il club: affare interessantissimo per qualsiasi società volesse prenderlo. Nella nostra competizione potrebbe essere un papabile acquisto per l’Inter se Perisic andrà via a fine stagione: fatto molto probabile date le intenzioni manifestate dal giocatore.

Mario Balotelli

Ottimo calciatore ma con un carattere particolare questo è Mario Balotelli, che in Francia sembrerebbe esser rinato; per il giocatore potrebbe esser arrivato il momento giusto per una nuova grande occasione. L’agente del giocatore Mino Raiola è già a lavoro e l’ex attaccante di Inter e Milan potrebbe certamente fare gola a diverse società e, tra queste, spicca già il nome della Roma. Balotelli potrebbe prendere il volo verso l’Italia il prossimo anno: Monchi, infatti, sarebbe pronto ad ospitare il calciatore nella squadra romana dopo anche l’ok di Di Francesco. Il potenziale arrivo di Balotelli potrà rappresentare un vera e propria aggiunta di qualità nel reparto offensivo della squadra giallorossa.

Max Meyer

E’ un classe 95 e ha solo 22 anni ma Max Meyer nel grande calcio ci milita già da tempo e la sua scadenza di contratto con lo Schalke 04 potrebbe essere un’occasione parecchio ghiotta per diverse società. Tutti gli occhi delle squadre europee sono su di lui e nel nostro campionato Meyer è un giocatore che con le sue qualità potrebbe sposarsi al meglio con la Juventus come vice Pjanic, in un centrocampo che, a parte il bosniaco, manca di qualità e numeri. Il tedesco potrebbe, insieme all’altro acquisto probabile Emre Can, costituire il futuro della mediana dei Campioni d’Italia. Occhi puntati però all’estero, con Atletico Madrid e sopratutto Arsenal pronte a sferrare un attacco decisivo per portarsi a casa uno dei migliori talenti europei.

Luke Shaw

Luke Shaw, classe ’95, è giocatore dalle ottime qualità, con il suo acquisto nell’estate del 2014 per una cifra che si aggirava sui 40 milioni di euro che fece discutere parecchio anche se, al Manchester United, non è mai veramente esploso. Il giocatore è un terzino sinistro che non si è mai veramente imposto con la maglia dei Red Devils e il suo contratto a giugno andrà in scadenza. A fine stagione con un probabile addio di Ghoulam al Napoli, Luke Shaw potrebbe essere la pedina giusta per il club partenopeo. L’unica incognita è la condizione fisica del terzino: la sua avventura con il club inglese è stata caratterizzata da un bruttissimo infortunio che lo ha allontanato dai campi per più di un anno, non tornando mai in una perfetta condizione fisica.

Marouane Fellaini

Dopo aver militato in Premier League, Fellaini sembrerebbe pronto per una nuova esperienza professionale: infatti, il calciatore ha dichiarato, più volte di voler andarsene dal Manchester United e di voler continuare la sua carriera altrove. Il suo nome in molte occasioni è stato accostato a diversi club italiani e per qualità potrebbe essere il profilo giusto per il Milan. Il belga garantirebbe centimetri ed esperienza internazionale a una rosa forte ma con molti giovani: tutte qualità che rispondono alle richieste dell’attuale tecnico rossonero, Gennaro Gattuso.




Napoli, 3 punti da cui ripartire per riprovarci il prossimo anno

Un’altra stagione sta per chiudersi ed il Napoli è costretto a guardare ancora una volta la Juventus vincere il suo ennesimo scudetto. La matematica non è ancora d’accordo, perché mancano due giornate al termine del campionato e le squadre sono separate da sei punti, ma la differenza reti è talmente abissale che gli azzurri dovrebbero fare 17 reti nelle ultime due partite, sperando che la squadra bianconera le perda entrambe senza segnare alcun goal. Impresa impossibile, quasi da film di fantascienza, perché la Vecchia Signora nei momenti che contano risponde sempre presente, a differenza di un Napoli che invece manifesta ancora diverse lacune dal punto di vista mentale. Lo dimostrano la sconfitta con la Fiorentina e il pareggio contro il Torino, che evidenziano l’incapacità della squadra azzurra di saper gestire le situazioni determinanti della stagione. Questo era sicuramente l’anno buono per provare a vincere il tricolore, anche perché il club di Aurelio De Laurentiis sembra ormai giunto al termine di un ciclo, a cui a dire addio per primo sarebbe proprio Maurizio Sarri. L’anno prossimo sarà difficile per i partenopei ripetere il lavoro svolto dal tecnico di Bagnoli in questi anni, a meno che non si riparta dai tre punti che noi di RadioGoal24 abbiamo individuato.

Forza mentale

La squadra di Sarri gioca un calcio meraviglioso, che ha incantato mezza Europa, tanto che sono arrivati complimenti importanti anche da parte di allenatori internazionali, tra cui un certo Pep Guardiola. La difficoltà sta però nel fatto che non sempre il bel gioco porta ai risultati sperati, anzi, è proprio quando la squadra ne avrebbe più bisogno che questo viene meno, accompagnato dal  nervosismo in campo e anche in panchina. Questo è sicuramente sinonimo di una forte debolezza mentale, perché una squadra, se vuole confermarsi grande e puntare a vincere qualcosa di importante, deve innanzi tutto compattarsi nei momenti di massima difficoltà e venirne fuori attraverso dei risultati concreti, che non devono per forza arrivare tramite i consueti meccanismi di gioco. Inoltre bisogna entrare in campo concentrati prima su se stessi e poi sugli altri, e questo è un errore che il Napoli ha sempre commesso da qualche anno a questa parte: l’esempio più attuale è quello relativo alla gara persa contro la Fiorentina, arrivata il giorno dopo la vittoria della Juventus sull’Inter. In  quel caso gli azzurri, reduci dalla bella vittoria dell’Allianz Stadium e favoriti per la vittoria finale, hanno gettato alle ortiche l’unico punto di distacco che li separava dai bianconeri, diventati poi sei a causa del pareggio rinvenuto contro il Torino.

Rosa di alta qualità

Per la prossima stagione il Napoli deve assolutamente mirare a migliorare l’organico con degli ottimi rinforzi se vuole vincere il campionato e giocare la Champions League in maniera adeguata. Quest’anno ci sono stati diversi battibecchi tra De Laurentiis e Sarri, dovuti soprattutto alle critiche mosse dal presidente contro il suo stesso allenatore, bacchettato più volte per aver fatto giocare sempre gli stessi giocatori. Il tecnico si è difeso manifestando la propria perplessità riguardo la lunghezza e la qualità della rosa, tanto da essere costretto a rinunciare a Champions League, Coppa Italia ed Europa League pur di arrivare a coronare il sogno di un’intera città, ovvero la vittoria del terzo scudetto del club. Alla fine non gli è riuscito nemmeno quello, e forse il patron azzurro deve farsi un esame di coscienza ed iniziare a mettere mano in maniera pesante al portafogli: il suo modus operandi è sempre stato quello di cercare giocatori promettenti, che possano esplodere e creare da un lato valore aggiunto alla squadra, dall’altro plusvalenze importanti in cui reinvestire, ma per la prossima stagione serve un cambio di rotta immediato, con il quale bisogna puntare a giocatori esperti, affermati e soprattutto abituati a vincere.

Ricerca di un allenatore più pragmatico

“Cosa penso delle dichiarazioni di De Laurentiis? Al presidente non devo replicare niente: mi ha fatto vivere un’avventura straordinaria che è quella di allenare la squadra che tifavo da bambino. Mi dispiace se non è contento, io ho la coscienza a posto, ho cercato sempre di fare il meglio per la squadra, quindi mi spiace ma fino a un certo punto. Se sto riflettendo sul mio futuro? Non certo per quello che ha detto il presidente: anche se dovessi rimanere qui so che De Laurentiis un’esternazione del genere ogni tanto la farebbe, sono abituato, non ci rimango male”. Parole che sanno di addio queste, pronunciate da un Maurizio Sarri attonito dopo il pareggio contro il Torino. Il tecnico naturalizzato toscano ha dato molto al Napoli e la piazza partenopea ha dato tanto a lui, ma ormai le due strade sembrano aver preso dei binari diametralmente opposti. Per la seguente stagione si fanno i nomi di Spalletti, Giampaolo ed Inzaghi, tecnici che piacciono molto a De Laurentiis e che avrebbero certamente l’obbligo di proseguire il cammino sulla lunga strada spianata da Sarri. Il suo calcio ha portato un nuovo concetto di filosofia calcistica in Italia, che elogia la bellezza ed allontana il catenaccio, e l’anno prossimo servirà un allenatore bravo prima nel gestire la rosa, poi capace di conferire gioco e risultati alla squadra: certamente non dovrà fare tutto da solo, ma bisognerà ritrovare la giusta unità di vedute, con società, direttore sportivo e staff tecnico pronti ad unirsi per raggiungere un obiettivo comune.

 




Napoli, le parole di Sarri nel post partita

Maurizio Sarri, allenatore del Napoli, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni ai microfoni di Premium Sport al termine del match contro il Torino: “Oggi partita stupenda, abbiamo commesso due errori madornali in difesa, ma abbiamo fatto bene. C’era il rischio di fare una gara senza grande determinazione perché la situazione-scudetto era praticamente conclusa, invece io ho visto un Napoli pimpante, che ha palleggiato per tutta la partita. Forse questa di oggi è stata tra le migliori degli ultimi due mesi. Replica De Laurentiis? Non ho nulla da replicare. Il presidente è la persona che mi ha fatto allenare la squadra per cui facevo il tifo da bambino, più grande soddisfazione della mia vita. Mi dispiace se non è contento, ma io mi sento la coscienza apposto. Ho fatto tutto nel bene della squadra, tutto per fare il maggior numero di punti nella manifestazione che sta più a cuore ai napoletani. Se rifletto sul futuro? Non certo per le sue parole. Se lui non è contento mi interessa fino ad un certo punto. Ci sono da fare delle valutazioni che vanno in altri campi. Tanto se resto ci saranno altre esternazioni così, fa parte dei ruoli, so che è così. Mi dispiace per Spalletti che è stato tirato in ballo per le sostituzioni fatte all’Inter (ride, ndr). La notizia sulle dimissioni? Dimettermi quando? Non riesco nemmeno a comprenderlo sinceramente. Dovrei dimettermi a due giornate dalla fine, ma di che stiamo parlando? E’ inutile continuare su questo argomento. Non c’è niente da aggiungere. Su De Laurentiis non posso dimenticare questa gioia che mi ha dato facendomi allenare il Napoli, se è contento sono più felice, ma se non lo è ad un certo punto pazienza. De Laurentiis? State parlando tutti come se avessimo litigato. Io e il presidente non abbiamo litigato. Qui la piazza è stupenda, oggi c’erano 50mila spettatori e ci hanno fatto una festa stupenda. Poteva essere una gara triste, invece è andata così e più di questo ai tifosi non possiamo chiedere. Io della gara di oggi sono contento, c’era il rischio di fare una partita estremamente scarica. Abbiamo la responsabilità di non aver vinto per due errori in difesa che si potevano evitare, ma non possiamo parlare di una brutta partita”.

 




Europa non ti voglio: perchè così tante squadre snobbano l’Europa League?

Si sono spese già tante parole sul perchè il fascino, gli impegni e i ricavi dell’Europa League non spingano le squadre che vi partecipano a puntare alla vittoria della competizione. Da ormai molti anni si pone questo problema ostico da trattare, che mette in imbarazzo ogni portavoce di un qualsiasi grande club a cui vengono chieste spiegazioni in merito. Le solite dichiarazioni di circostanza dei vari presidenti, allenatori e giocatori, non coincidono con quello che poi si vede in campo. Un esempio emblematico può essere quello del Napoli, che è stato eliminato dal RB Lipsia nonostante sulla carta la squadra di Sarri risulti superiore, e non di poco. Stesso discorso per la Lazio, eliminata dall’altra squadra della RedBull, il Salisburgo. Cerchiamo di trarre delle conclusioni e capire il perchè la competizione europea minore viene snobbata da qualsiasi squadra di medio/alto livello.

Le statistiche delle italiane

Nelle otto edizioni che vanno dal 2009-10 (stagione in cui la seconda coppa europea è stata nominata ‘Europa League’) fino alla scorsa stagione, 32 squadre italiane hanno partecipato a questa manifestazione. Solo in 3 sono riuscite a raggiungere le semifinali, facendosi poi eliminare. Una sola è riuscita ad arrivare ai quarti di finale; ben 10 sono uscite agli ottavi; 8 non hanno superato i sedicesimi; in 7 hanno lasciato la competizione alla fine dei gironi; e in 3, addirittura, non hanno neppure superato i turni preliminari. Guardando questi dati, è quasi superfluo ribadire il poco impegno che le squadre italiane mettono in questa competizione.

I ricavi

In base alle previsioni di incasso e alle quote già predefinite, il totale distribuibile alle squadre nel 2017/18 sarà di 1718,7 milioni di euro, di cui 399,8 milioni ai club della UEFA Europa League. Già questo dato, fa notare che il budget per l’Europa League è 3,2 volte superiore a quello per la Champions.
Tale importo netto sarà ripartito in 239,8 milioni euro in quote fisse e 160 milioni in quote variabili (market pool), in base al valore proporzionale di ogni mercato televisivo rappresentato dalle squadre che partecipano alla UEFA Europa League (dalla fase a gironi in avanti) e ripartiti tra le squadre della stessa federazione.
Ognuna delle 48 squadre della fase a gironi riceverà 2,6 milioni di euro per la partecipazione a tale turno, da sommare a un premio di 360.000 euro a vittoria e 120.000 euro a pareggio. Sono inoltre previsti premi per la qualificazione ai sedicesimi: le vincitrici dei gironi incasseranno 600.000 euro, le seconde classificate 300.000 euro.
Per quanto riguarda la fase a eliminazione diretta, ogni squadra che parteciperà ai sedicesimi incasserà 500.000 euro. La cifra che aumenterà progressivamente con la qualificazione agli ottavi (750.000 euro), ai quarti (1 milione di euro) e in semifinale (1,6 milioni di euro). La vincitrice della UEFA Europa League incasserà 6,5 milioni di euro, contro i 3,5 milioni per la vicecampione.
Pertanto, in questa edizione una squadra può incassare un massimo di 15,71 milioni di euro, senza contare il market pool. Infine, le squadre che partecipano alle qualificazioni riceveranno rispettivamente 215.000 euro (primo turno), 225.000 euro (secondo), 235.000 euro (terzo) e 245.000 (spareggi). Da tenere presente, tuttavia, che le vincitrici agli spareggi non riceveranno il premio di solidarietà per tale turno.

Ognuno può trarre le sue conclusioni, fatto sta che la Uefa dovrebbe fare qualcosa per porre fine al poco onore che viene dato a questa coppa e provare a riavvicinarsi al fascino che trasmetteva la vecchia Coppa Uefa.




Il Napoli adesso è il favorito per lo scudetto?

La paura fa novanta: queste quattro parole racchiudono perfettamente la sintesi del match tra Juventus e Napoli. Gli azzurri hanno strameritato di vincere la sfida contro i bianconeri, giocando meglio a calcio, credendoci fino alla fine e surclassando gli avversari sul piano del palleggio, sul piano tattico e su quello fisico. L’eliminazione di Madrid è stata sicuramente un brutto colpo per gli uomini di Allegri, che qualche strascico da quella notte ancora sembrano portarselo dietro, con la pessima prestazione di ieri che lo ha dimostrato ampiamente: squadra stanca, demotivata, ma soprattutto impaurita. Dybala e compagni non sono mai scesi in campo per vincere la partita, tant’è che l’unica occasione pericolosa è arrivata su un palo casuale preso da Pjanic su punizione. Per il resto soltanto Napoli, che alla fine ha trovato il goal vittoria grazie ad un colpo di testa di Koulibaly al 90′, su sviluppo da calcio d’angolo. I partenopei non vincevano a Torino dal 31 ottobre 2009 (2-3 con doppietta di Hamsik) e con quella di ieri hanno inoltre ottenuto la prima vittoria all’Allianz Stadium, che li ha portati a -1 da Madama. Con un calendario più agevole, una condizione fisica certamente migliore ed un morale alle stelle, il Napoli ha tutte le carte in tavola per candidarsi favorita a vincere questo entusiasmante campionato: ma andiamo con ordine e analizziamo queste tre varianti in maniera dettagliata.

Il calendario

Il campionato sta per giungere al termine e restano quattro giornate per stabilire il verdetto finale: sabato 28 aprile ci sarà il derby d’Italia, in cui la Juventus affronterà l’Inter a San Siro. Sarà una partita interessante da vedere, perché in palio ci sono sia uno scudetto che una qualificazione in Champions League. I nerazzurri si trovano ad un solo punto di distanza da Roma e Lazio, e faranno di tutto per vincere e rovinare i piani alla Vecchia Signora. Il Napoli, invece, sarà impegnato il giorno dopo nella trasferta contro la Fiorentina, che nelle ultime tre partite è riuscita a guadagnare soltanto un punto. Dopo queste due partite inizierà il vero e proprio rush finale, con la Juventus che ospiterà il Bologna all’Allianz Stadium nella terzultima giornata, mentre la squadra di Sarri dovrà vedersela con il Torino. Arrivati a due giornate dalla fine ci saranno altrettante trasferte significative: i bianconeri affronteranno la Roma all’Olimpico il 13 maggio, quattro giorni dopo la finale di Coppa Italia, mentre la squadra partenopea sarà impegnata in contemporanea al Ferraris contro la Sampdoria. Il finale sarà poi scoppiettante, nel caso il campionato non fosse ancora deciso, con Allegri e Sarri a giocarsi il titolo di campione d’Italia davanti al proprio pubblico: il 20 maggio, alle ore 20.45, con l’intera Serie A a giocare in contemporanea, ci saranno Juventus-Hellas Verona e Napoli-Crotone.

La condizione fisica

La Juventus è stanca, questo è palese. Il big match tanto atteso ha dimostrato che molti giocatori bianconeri non stanno attraversando un buon momento dal punto di vista fisico: in primis fra tutti gli uomini di centrocampo, apparsi notevolmente spossati, quasi con il fiatone. Senza il loro supporto la squadra non è più la stessa: nelle ultime partite è emersa la difficoltà nell’impostare un gioco, accompagnata dalla banalità con cui vengono commessi troppo errori tecnici, anche nei passaggi più semplici. I partenopei hanno effettuato pressing dall’inizio alla fine, senza lasciar ragionare i giocatori juventini, che non appena guadagnavano palla si ritrovavano addosso tre avversari. Sull’azione che ha portato al goal, poi, nessuno dei bianconeri si è avventato su una palla persa dal Napoli, che invece ha avuto la tenacia di insistere e di guadagnarsi il calcio d’angolo decisivo. Forse la causa è da riscontrare nei molteplici impegni sostenuti dalla compagine torinese, che è riuscita ad arrivare quasi in fondo a tutte le competizioni, a differenza di un Napoli che ha preferito rinunciare a tutto, dando completa esclusività al campionato. Una scelta che a febbraio poteva sembrare folle, ma che adesso sta pagando in pieno, dato che la banda di Sarri ha recuperato sei punti ai bianconeri nelle ultime due giornate e non si vuole certo fermare qui.

Il morale

La vittoria dell’Allianz Stadium è stata sicuramente un’enorme iniezione di adrenalina e di fiducia per gli uomini di Sarri, che nelle prossime partite scenderanno in campo con la giusta determinazione e consapevolezza di poter realizzare qualcosa di straordinario. Il Napoli ci crede e nel frattempo fa sognare un’intera città, desiderosa di festeggiare il terzo scudetto dopo quasi trent’anni. La squadra azzurra è perfettamente consapevole che adesso la pressione è tutta sulle spalle della Juventus, che dovrà stare bene attenta a non commettere ulteriori passi falsi: certo, la classifica da ancora ragione alla squadra di Allegri, ma ieri i bianconeri sono apparsi spenti e soprattutto poco motivati. Il forte rischio adesso è che le due brutte botte incassate nel giro di dodici giorni contro Real Madrid e Napoli possano davvero fare la differenza a livello mentale. Verrebbe da dire che i campioni d’Italia sono abituati a certi tipi di situazioni, ma sinceramente dopo la bruttissima figura di ieri rimane davvero difficile pensare che la Juventus possa vincere tutte e quattro le partite restanti, e soprattutto fare bottino pieno sia contro Inter che Roma.

 

 

 




Napoli, 3 mosse per l’impresa in casa della Juventus

Domenica sera, alle h. 20.45, andrà in scena il big match di Serie A tra Juventus e Napoli, in programma allo Stadium di Torino. I partenopei inseguono il sogno Scudetto, alimentato dal pareggio dei bianconeri contro il Crotone e della vittoria degli azzurri sull’Udinese di Oddo: adesso, la distanza tra le due formazioni, è tornata a misurare 4 punti. Considerando anche il calendario, molto più complicato per la squadra di Allegri che dovrà giocare contro Inter e Roma nelle ultime cinque giornate di campionato, l’impresa partenopea non è poi così utopica. Ma come si fa a battere la Juventus a Torino?

Attaccare le vie centrali

La partita contro il Real Madrid, così come quella contro la Sampdoria, possono essere esempi emblematici di come si possa mettere in difficoltà la squadra bianconera. Nonostante i Blancos giochino molto sulle fasce, la squadra di Allegri è andata in crisi non appena gli spagnoli hanno cominciato a giocare nello stretto e tra le linee, come si può ammirare nell’1-0 e nel 3-0 del Real. Attaccare e puntare direttamente i centrali difensivi, non nel pieno della fiducia e forse scoraggiati dalle recenti uscite, potrebbe essere la mossa vincente. Degna di nota è sicuramente la vittoria per 3-2 della Sampdoria, che senza giocare sugli esterni, ma attaccando gli spazi centrali con le due punte e il trequartista, è riuscita nell’impresa di battere l’armata juventina.

Difesa solida

Negli ultimi 10 scontri diretti, tra campionato, Coppa Italia e Supercoppa, il Napoli ha subito almeno un goal dalla Juventus. L’ultima porta inviolata risale alla stagione 2013/14, quando i partenopei riuscirono a battere i bianconeri per 2-0 al San Paolo, grazie ai goal di Callejon e Mertens. Questa potrebbe essere la volta buona, grazie anche alla solidità difensiva che Sarri è riuscito a trasmettere alla squadra: infatti, l’anno scorso a questo punto della stagione, il Napoli aveva subito 35 goal, e cioè 12 in più rispetto a quest’anno. Cercare di non subire goal dalla Juventus, è il primo passo per arrivare alla vittoria.

Milik o Mertens?

L’ultima mossa la deve azzeccare Sarri. La difficile scelta che si prospetta all’allenatore toscano, potrebbe essere la chiave decisiva della partita. Chi giocherà nel ruolo di prima punta? Milik o Mertens?
Il polacco è molto più in forma del belga: l’ex Ajax, dopo il rientro dall’infortunio, ha già segnato due goal decisivi contro Chievo Verona e Udinese. A favore del 30enne ex PSV, c’è sicuramente la tattica. Sarri è diventato uno dei migliori allenatori d’Italia dopo aver scovato il talento da prima punta del belga che, senza dare punti di riferimento, a messo a ferro e fuoco tutte le difese di Serie A.




Napoli, la crisi nel momento più cruciale: quali sono le cause?

Il Napoli, in seguito al pareggio contro il Milan, è scivolato a meno sei dalla Juventus; quella contro i rossoneri è stata una partita giocata sotto ritmo dai partenopei che, nelle ultime settimane, hanno mostrato evidenti segni di stanchezza. Due vittorie (entrambe nel finale contro Genoa e Chievo) e due pareggi; questo il rullino di marcia del Napoli nell’ultimo mese; un percorso che ha allontano sensibilmente gli uomini di Sarri dal sogno scudetto. La crisi nel momento peggiore; quando serviva dare una dimostrazione di forza, il Napoli è crollato. Le cause? Andiamo a scoprirle

Manca la mentalità vincente

Quante volte, parlando di Juventus, abbiamo detto: “Questa squadra ha una mentalità fuori dal comune?” Da sette anni, il periodo di dominio italiano del club bianconero. Sia con Conte che con Allegri la musica è sempre stata la stessa: la Juve non ha mai fallito gli appuntamenti decisivi della stagione. Aspetto che manca al Napoli e lo si è potuto vedere quando, contro Roma ed Inter, gli uomini di Sarri hanno totalizzato un solo punto; due match in cui Insigne e compagni avrebbero dovuto dimostrare di poter lottare fino alla fine con la Juve ed invece sono crollati senza possibilità di ripresa. La mancanza di mentalità vincente si è vista soprattutto nelle partite successive dove il Napoli ha totalizzato otto dei dodici punti disponibili; un segnale forte di come, purtroppo, la squadra abbia smesso di credere nel titolo. E se la matematica regala ancora speranze, il campo dice esattamente il contrario. Il Napoli ha mollato per mancanza di una mentalità che, come dicono gli allenatori, non si compra al mercato.

Si è fermato l’attacco

Quattro goal nelle ultime cinque partite; un dato preoccupante, considerando le 62 reti nelle precedenti 27 giornate, ma che evidenziano il momento negativo del Napoli. Insigne-Mertens-Callejon, il tridente che per tre quarti di stagione ha fatto sognare una città intera si è spento a causa della stanchezza fisiologica. Le tante partite giocate, i pochi ricambi (di questo parleremo a breve) e lo stress di dover vincere ogni settimana hanno tolto ogni tipo di energia al tridente partenopeo. A testimonianza di questo fatto ci sono i numeri: gli ultimi goal del Napoli sono arrivati da un difensore (Albiol), un centrocampista (Diawara) e quel Milik che tanto è mancato a questa squadra. Insigne-Mertens-Callejon, da arma in più a problema: il tutto nel giro di un mese.

Panchina: una risorsa poco utilizzata

Il 2-1 contro il Chievo, arrivato grazie alle reti di Milik e Diawara, lo si può catalogare come il rimpianto di una stagione intera. Sarri, in quel pomeriggio, ha avuto la prova che se avesse utilizzato maggiormente la panchina avrebbe ottenuto risultati migliori. I vari Chiriches, Maggio, Diawara, Rog, Ounas, Milik sono giocatori che avrebbero potuto aiutare la causa partenopea in un campionato dove la pretendente al titolo, la Juventus, ha due squadre praticamente di pari livello. Gli unici ad essersi ritagliati uno spazio nell’undici titolare sono stati Zielinski (la prima scelta di Sarri per provare a cambiare l’andamento di un match) e Mario Rui; il terzino ha avuto la fortuna di giocare nel ruolo di Ghoulam, infortunatosi a metà stagione. Chi dice che il Napoli non ha la panchina si sbaglia; il problema del club partenopeo è un allenatore che usa sempre gli stessi undici. Cosi non si vincerà mai.




Juventus vs Napoli, un duello all’ultimo sospiro: chi vincerà il titolo di campione?

Ormai è da quasi tre mesi che il titolo di campione d’Italia è conteso da sole due squadre in campionato: il Napoli di Sarri e la Juventus di Allegri. Il Napoli è riuscito quest’anno a metter su una squadra da altissima classifica, formata da ottimi giocatori sia dal punto di vista tecnico che soprattutto mentale: fattore non da sottovalutare, dato che è proprio questo che è mancato ai giocatori di Sarri negli ultimi anni per fare il decisivo salto di qualità in campionato ed avvicinarsi così al titolo. La squadra di Allegri dal canto suo è abituata a vincere, ad avere una mentalità da “grande”,  non a caso riesce a portare a casa punti anche non giocando al meglio. Dipinta da tutti come una squadra quadrata e cinica, la Juventus nella ultima giornata di campionato di questo weekend si è imposta proprio così e la partita contro la Lazio ne è stata la prova: sfida vinta agli sgoccioli con un goal al terzo minuto di recupero di Dybala.  Si sente spesso affermare che nelle partite difficili la differenza la fanno i fuoriclasse, che riescono a mettersi in gioco per la squadra sfruttando le loro migliori qualità, e Dybala rientra, appunto, tra questi. Dopo la partita tra la Lazio e la Juventus, il Napoli era chiamato a rispondere un’ora dopo alla sua avversaria, scendendo in campo contro l’altra squadra capitolina: la Roma.  Forse, per il clamoroso goal all’ultimo secondo della Juventus che ha obiettivamente spiazzato tutti, il Napoli ne ha subito il colpo: si è fatta, forse influenzare mentalmente dal risultato della partita giocata precedentemente.
Perdendo in casa per 4 a 2, interrompe così la sua scia positiva di 10 vittorie consecutive e piazzandosi ad un solo punto sopra la Juventus, inoltre quest’ultima ha anche una partita in meno da giocare e potenzialmente potrebbe addirittura scavalcarla a +2. Tuttavia, l’aspetto fondamentale che può influenzare con l’andare delle giornate di campionato la lotta scudetto tra il Napoli e i bianconeri rimane quello di sempre: la questione riserve.
La squadra di Sarri gioca sempre con gli stessi undici e il tecnico cambia raramente la formazione, mentre la sua antagonista ha una rosa molto lunga e competitiva. Allegri può variare la sua squadra, giornata dopo giornata, gara dopo gara, sfruttando il classico turnover, così che anche se impegnata in più fronti, i bianconeri possono “giocarsela” in qualsiasi competizione, mettendo in campo giocatori sempre in forma e riposati. Lo stesso tecnico degli azzurri Sarri, nel post partita contro la Roma, ha dichiarato che la Juventus ha dimostrato di essere di un altro pianeta e che raggiungere lo scudetto diventerà per la sua squadra sempre più complicato. Quindi se si chiede ad un allenatore quali siano i fattori che un gruppo deve avere per aggiudicarsi il titolo, dirà di certo che non può fare a meno di avere un buon gioco tecnico, una rosa ” corposa” e una mentalità vincente. Ingredienti racchiusi nel menù della Juventus, che hanno sempre fatto parte in questi ultimi anni dei campioni d’Italia.