Milan, rispunta l’idea Luciano Spalletti!

Milan, rispunta l’idea Luciano Spalletti!

In casa Milan c’è aria di ennesima rivoluzione estiva, se Pioli dovesse lasciare la guida tecnica dei rossoneri, cosa molto probabile, si dovrebbe cercare l’allenatore numero 9 dal dopo Allegri. La parola continuità a Milanello piace sempre meno, anche se  ci inizia ad essere una sconfortante continuità e puntualità delle  prevedibili rivoluzioni estive. Per l’estate 2020 sembrava quasi certo l’approdo nella Milano rossonera di Rangnick, ma il tedesco sta tentennando un pò troppo e così la dirigenza milanista ha sondato il terreno per Luciano Spalletti, l’uomo perfetto per la qualificazione in Champions. Il tecnico toscano era stato contatto dal Milan anche a novembre per sostituire Giampaolo, ma alla fine non se ne fece nulla; Spalletti potrebbe essere veramente il tecnico più adatto per puntare al ritorno in Champions, nelle ultime quindici stagioni ha centrato la qualificazione in ben undici occasioni.

 

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




Van Basten, il Cigno di Utrecht

Van Basten, il Cigno di Utrecht

Utrecht, così come Amsterdam e Milano, ha un clima piuttosto antipatico nei mesi invernali: generalmente da ottobre a marzo si hanno giornate piovose, fredde, talvolta nevica ed anche le raffiche di vento non scherzano. Queste tre città, oltre che il clima, hanno un momento preciso nella storia che condividono, ovvero il 31 ottobre 1964… un classico ottobre piovoso e freddo, che però diede al mondo una creatura che cambiò per sempre la storia del calcio: il 31 ottobre 1964 nacque Il Cigno, nacque Marco Van Basten.

Marco Van Basten inizia a giocare grazie al padre, ex calciatore anch’esso, che all’età di 6 anni lo iscrive a calcio. Cresciuto calcisticamente nel UVV Utrecht, piccola squadra della sua città natale, si trasferì nel più noto FC Utrecht nel 1980 (all’età di sedici anni) dove però rimase solo una stagione prima di fare il grande salto. Marco Van Basten è forte fisicamente, è alto, è molto tecnico ed anche piuttosto veloce, ed uno così a diciassette anni è merce rara e non passa di certo inosservato, perciò su di lui scommette l’Ajax di Cruijff che nel 1981 se lo porta ad Amsterdam. Cruijff in quegli anni è a fine carriera, medita l’addio al calcio che avverrà due stagioni più tardi, ma è ancora un fuoriclasse determinante e gioca ad altissimi livelli, ed il 3 aprile 1982 succede quel qualcosa che rende il calcio magico: l’Ajax sta vincendo per 2-0 contro il NEC e tanto per cambiare Cruijff ha segnato, così il tecnico dei lancieri decide di far riposare Il Profeta del Gol e lo sostituisce mandando in campo un giovane ragazzone di diciassette anni, tale Marco Van Basten, che per presentarsi bene al suo nuovo pubblico decide di segnare immediatamente la rete del 3-0 (la gara finirà 5-0). Quel giorno, quel 3 aprile 1982, iniziò la carriera professionistica di quello che sarebbe diventato poi uno dei più forti (se non il più forte) attaccanti di tutta la storia del calcio. Marco Van Basten inizia così la sua storia con l’Ajax, una storia durata ricca di gol e successi durata sei anni: vince 3 campionati nazionali, 3 coppe d’Olanda, 1 Coppa delle Coppe, 4 Capocannoniere della Eredivisie ed 1 Scarpa d’Oro (nel 1986). Diventa così Il Cigno di Utrecht, re di Amsterdam, ma cominciano anche i guai tra salute ed infortuni che cominciano ad allontanarlo dal campo: nel 1986 è colpito da epatite virale e successivamente si opera alla caviglia destra per un infortunio rimediato dopo un contrasto. Chiude la sua storia coi lancieri dopo aver segnato 152 gol in 172 presenze.

Marco Van Basten strega l’Europa intera, in particolare modo Silvio Berlusconi che nell’estate dell‘87 lo acquista (dall’Ajax) insieme ad un altro giovane olandese, Ruud Gullit (dal Feyenoord lui). Al comando del Milan c’è un tale Arrigo Sacchi, giovane tecnico avanguardista, grande fan del Calcio Totale che ripropone in rossonero implementandolo con dettami tattici italiani. Van Basten incide subito al Milan, segnando gol determinanti nonostante i sei mesi di inattività per via dei problemi che accusa alla caviglia sinistra in quella stagione. Messi da parte i problemi fisici, nell’estate del 1988 Marco Van Basten vince l’Europeo in Germania Ovest con la sua Olanda. Dal 1988 al 1993 Il Cigno di Utrecht domina la Serie A e le coppe: vince così 3 Serie A, 3 Supercoppa Italiana, 2 Champions League, 2 Coppa Intercontinentale e 2 Supercoppa Uefa, è inoltre due volte Capocannoniere della Serie A, una volta capocannoniere della Champions League e soprattutto vince per ben tre volte il Pallone d‘Oro. Fino al 1993 dicevamo, perché Van Basten ricomincia ad accusare forti dolori alla caviglia a dicembre del ‘92 e rimane fuori fino ad aprile del ‘93, per poi operarsi a giugno per cercare di risolvere definitivamente questo problema.

Si opera a giugno del ‘93, per la quarta volta in carriera viene sottoposto ad un intervento chirurgico. Ancora non lo sa Il Cigno, ma quell’intervento metterà fine alla sua carriera. Passa così due anni lontano dai campi, a cercare invano di recuperare la condizione atletica, fin quando il 17 agosto del 1995 ormai stanco e dolorante decide di ritirarsi definitivamente dall’attività agonistica. Lascia il calcio dopo solo 373 partite e 277 gol fatti.

«Il lutto per il suo ritiro anticipato non si è estinto e mai si estinguerà.», furono le parole di Carmelo Bene nel libro “Canto del Cigno“ di Andrea Scanzi.  Il più forte di tutti ritiratosi a soli 30 anni, inattivo dai 28. Il vero canto Il Cigno di Utrecht lo fece il 18 agosto 1995, quando in un San Siro gremito e piangente salutò per sempre i propri amati tifosi rossoneri, appendendo definitivamente gli scarpini al chiodo. Ricorderà quel giorno così: “C’era tristezza ovunque. Quella del pubblico, e la mia. Correvo, perché non volevo far vedere che zoppicavo, battevo le mani alla gente. E intanto pensavo che non c’ero già più, mi sembrava di essere ospite del mio funerale. Quella sera pensavo soltanto che la mia vita era stata il calcio. Adesso era diventata una fogna. Avevo il fegato a pezzi per gli antidolorifici. Avevo un dolore pazzesco a quella caviglia maledetta. Ero disperato. Dopo, quando ne sono uscito, ho capito di aver vissuto qualcosa di simile alla depressione”.

Quel giorno, quel 18 agosto 1995, le città di Utrecht, Amsterdam e Milano furono improvvisamente vicine e legate da un invisibile filo, come accadde il 31 ottobre 1964.

Emanuele Gamba scrisse su Repubblica, di Marco Van Basten, che era “Il più raffinato ed elegante centravanti del calcio moderno, l’unico che sapesse danzare sulle punte di un fisico ciclopico”… lui sì, come un cigno.

 

(Dati Wikipedia)

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Milan, si lavora per Florentino Luis del Benfica. Paquetà la chiave

Florentino Luis, mediano classe ’99 del Benfica, è stato definito il “Pogba portoghese” e già in passato era stato accostato al Milan. Per il momento ci sarebbe stato solo un pour parler tra le società, con l’ad rossonero Gazidis che avrebbe offerto Paquetà al collega dei lusitani Rui Costa, essendo stati entrambi i giocatori poco utilizzati nel corso della stagione. Nato a Lisbona, Florentino è cresciuto nel settore giovanile del Benfica ed è entrato in prima squadra nella scorsa stagione, collezionando 14 presenze e un gol, mentre quest’anno ha disputato solamente 13 incontri (e collezionato 1 assist) tra tutte le competizioni. Sullo sfondo per il brasiliano del Milan rimane tuttavia anche l’interesse del PSG dell’estimatore Leonardo.

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La Lazio contatta Raiola per Romagnoli

La Lazio contatta Raiola per Romagnoli

La Lazio lavora al calciomercato per rinforzare la squadra in vista della prossima Champions League, secondo Lalaziosiamonoi, la dirigenza biancoceleste avrebbe avviato i contatti con Mino Raiola per arrivare ad Alessio Romagnoli. L’ex difensore centrale della Roma ha il contratto in scadenza nel 2022 con il Milan e percepisce circa 3,5 milioni a stagione; i rossoneri si avviano a vivere l’ennesima rivoluzione estiva ed il centrale romano potrebbe rappresentare una pedina sacrificabile per finanziare i nuovi acquisti. Romagnoli non ha mai nascosto la sua fede laziale, tanto che in occasione della semifinale di Coppa Italia nel 2018 non esultò dopo aver trasformato il calcio di rigore decisivo, sarebbe, quindi, un innesto gradito anche alla tifoseria. Potrebbe esserci qualche dubbio riguardo ad un suo possibile adattamento alla difesa a 3, nella quale Romagnoli andrebbe a ricoprire il ruolo di centro-sinistra, alternandosi con Radu; offrirebbe poi a mister Inzaghi anche la possibilità di cambiare modulo se fosse necessario: si potrebbe infatti pensare ad una linea di difesa a 4 con Radu sulla sinistra, Acerbi ed uno tra Romagnoli e Luiz Felipe al centro con Lazzari terzino destro.

 

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Sassuolo, Locatelli è richiestissimo!

Sassuolo, Locatelli è richiestissimo!

Manuel Locatelli, classe 98, esordisce in Serie A con la maglia del Milan, per lui una seconda pelle, nel 2016 appena raggiunta la maggiore età. Nella stagione successiva si mette in mostra, giocando 25 partite sotto la guida tecnica di Vincenzo Montella, segna due reti in campionato, una delle due nel grande classico contro la Juventus a San Siro; le buone prestazioni e la giovane età gli valgono ben presto l’etichetta di predestinato in un ambiente sempre meno abituato a vincere e disperatamente bisognoso di punti di riferimento. Locatelli è evidentemente troppo giovane per rispondere a questo tipo di pressione e nell’annata successiva ne paga il prezzo: con Gattuso trova poco spazio e spesso riceve dei fischi ingenerosi da una tifoseria sempre più ferita dalla schizofrenia societaria. Manuel capisce che è arrivata l’ora di cambiare aria e si accasa così al Sassuolo nell’estate 2018 con la formula del prestito con obbligo di riscatto,  fissato a 12 milioni. Nello scacchiere di De Zerbi Locatelli ci mette un pochino ad inserirsi, ma da un anno e mezzo a questa parte ne è diventato un perno a tutti gli effetti ed a suon di ottime prestazioni ha attirato su di sé l’interesse di grandi società, che notano la maturazione di un ragazzo equilibrato sia in campo che fuori. Locatelli segna poco anche con la maglia neroverde, ma è sempre più bravo a dare i tempi di gioco e ad aprire spazi per i compagni quando si muove senza palla, è ancora grezzo per certi punti di vista, ma la mano di grandi tecnici e la possibilità di allenarsi con dei campionissimi potrebbe far definitivamente esplodere l’ex centrocampista del Milan. Intanto il Sassuolo gongola, sapendo di poter guadagnare dall’investimento di due stagioni fa con la speranza che si scateni una vera e propria asta, cosa che, secondo la redazione di Tuttomercatoweb, è sempre più probabile. Sul ragazzo ci sono simultaneamente Juventus, Inter, Roma e Napoli, più qualche squadra della Premier League rimasta per il momento segreta.

 

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Milan, addio Ibra, a fine stagione lascerà i rossoneri

L’addio di Ibra ora sembra cosa fatta. La nuova avventura dello svedese con il club rossonero sembra essere già arrivata al capolinea.

Come riporta la Gazzetta dello Sport, nell’edizione odierna, Ibrahimovic non rinnoverà il contratto con la società rossonera, scelta dovuta dal cambio societario che non è piaciuto all’attaccante svedese. In primis per la decisione di mandare via Boban, colui che lo aveva convinto a tornare a casa, vero punto di aggancio di Zlatan con la società. Ora con Gazidis non è sbocciato l’amore e soprattutto non ci sono stati contatti tra il nuovo patron ed il fuoriclasse svedese, che difficilmente accetterà un trattamento superficiale, visto che Boban aveva l’idea di costruire il nuovo Milan intorno a lui.

Ora la scelta più importante, continuare altrove, nonostante l’età, o dire addio al calcio, un passaggio sempre complicato, soprattutto per chi si sente ancora in forma, e chi più di Zlatan si sente di poter superare ogni limite?

 

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Quando potremmo riparlare di Grande Milan?

Quando potremmo riparlare di Grande Milan?

Quando potremmo riparlare di Grande Milan? La risposta è ovviamente sempre, ci sarà sempre un grande Milan quantomeno da ricordare, da ammirare e da porre come esempio, un esempio che definire scomodo è poco. In pochi sono riusciti ad onorare quel lustro, non eguagliandoli in grandezza ma riuscendo comunque a portare a casa trofei. La storia rossonera è ricca di squadre gloriose e vincenti, ma una sola è il Grande Milan, quell’armata guidata prima da Sacchi e poi da Capello con la difesa più forte della storia del calcio, un centrocampo arcigno e ricco di qualità ed il talento di Van Basten in attacco. Negli anni avvenire i rossoneri affrontano una breve transizione, impreziosita dallo scudetto del 1999, sotto la guida tecnica di Zaccheroni; in questi anni vengono poste le basi per un altro Milan fortissimo, forse quello che più si è avvicinato ai fasti della squadra formidabile degli anni 90′, inserendo in rosa un giovanissimo Ševčenko. La svolta arriva nell’estate 2001, quando Carlo Ancelotti lascia la panchina della Juventus e viene ingaggiato da Galliani, Carletto era stato grande protagonista da giocatore dei successi rossoneri con Sacchi e Capello e adesso è pronto per aiutare  in altre vesti. La sua esperienza da allenatore del Milan dura 8 anni, pieni di emozioni e successi, e crea un altro blocco di giocatori fedelissimi alla causa rossonera: Nesta, Pirlo, Inzaghi, Seedorf, Cafù e Gattuso, si aggiungono a Maldini, Costacurta e Ševčenko. Il Milan di Ancelotti è l’unico che è riuscito ad onorare la definizione di “Grande Milan”, nonostante gli alti e bassi che condizionarono alcune stagioni, specialmente in campionato, ma Carletto era uomo di Coppa. In Champions i rossoneri si esprimono al meglio, in 8 stagioni raggiungono ben 3 finali, due vinte ed una persa, poi conquistano lo scudetto nel 2004. Ad impreziosire la sua esperienza vi è anche la presenza di due vincitori del pallone d’oro: Ševčenko nell’anno dello scudetto, 2004, e Kakà nel 2007, anno della seconda vittoria in Champions League. Nell’estate 2009 arriva un’altra rivoluzione, dopo 8 anni Ancelotti lascia e si accasa al Chelsea, Kakà viene ceduto al Real, la guida tecnica del Milan è affidata ad un altro ex, Leonardo, che si affida a Ronaldinho, appena arrivato dal Barcellona, ed ai giovani Thiago Silva e  Pato. Nel 2009-2010 i rossoneri si piazzano terzi in Serie A ed escono al primo turno in Champions, qualcosa sembra cambiato. Nell’estate successiva viene ingaggiato Massimiliano Allegri e vine comprato dal Barcellona Zlatan Ibrahimović, nel 2011 i rossoneri si aggiudicano lo scudetto, e nei due anni successivi sotto la guida tecnica di Allegri arrivano secondi e terzi in campionato, ma la discesa è già partita. La Serie A non è più quella di una volta, Berlusconi e molti altri presidenti non riescono più a sostenere i costi faraonici del calcio europeo, arricchitosi con l’arrivo degli investitori arabi. Il Milan in europa fatica, come del resto tutte le squadre Italiane, Berlusconi decide così di  vendere la società a  Li Yonghong, la vendita va in porto dopo un calvario che lascia dei dubbi sull’affidabilità del compratore cinese, che nel 2018, a fronte di inadempimento economico lascia al fondo Elliot. Negli anni delle nuove proprietà il Milan non arriva mai sopra il quinto posto, collezionando una sfilza di stagioni deludenti anche dopo alcune sessioni di calciomercato caratterizzate da spese ingenti. Si sono inoltre susseguiti numerosi allenatori ed in pochi hanno convinto. L’ultimo ribaltone societario è di qualche settimana fa con Boban che lascia  il suo ruolo dirigenziale dopo i numerosi scontri con il direttore generale ed amministratore delegato Gazidis, mentre appare ancora incerto il futuro di Maldini e Pioli, che probabilmente sarà chiarito alla fine di questa crisi sanitaria. Ci siamo soffermati poco sugli ultimi anni del Milan, poiché li conosciamo tutti ed è abbastanza evidente di quanto siano lontani anni luce dall’idea di “Grande Milan”; questa sarebbe la settima stagione consecutiva che i rossoneri non rientrano nelle prime quattro del nostro campionato, inizia ad esserci una generazione di tifosi  che di Milan conosce solo questo, una squadra da metà classifica e niente più. Come uscirne? E’ una domanda difficilissima e certo noi non siamo i più adatti a rispondere, dato che ci limitiamo a scrivere di calcio, ma un’idea proviamo ad offrirvela a fronte delle tante stagioni seguite: ci vuole stabilità, ogni tanto si sbaglia e si prendono i fischi, ma a costo di sottoscrivere meno abbonamenti bisogna credere nel proprio progetto. Nel Milan degli ultimi anni si aspetta un salvatore e tutti i protagonisti si provano ad elevare a questa posizione, “il salvatore del Milan”, ed ad ogni ribaltone societario si susseguono puntualmente campagne acquisti folli che poche volte hanno dato i loro frutti (esempi: Bonucci, Higuain, Piatek). Ci vuole calma, per creare il concetto di “Grande Milan” ci sono voluti vent’anni di Berlusconi, non tutti sulla cresta dell’onda, ci sono state rivoluzioni, momenti di transizione e delusioni, tutti utili a ripartire per aggiornare la bacheca dei trofei. Ad ogni anno di transizione ne seguivano cinque, sei di successi. Ricreare il Milan di Sacchi è impossibile, ma lavorare per ambire a quel modello è possibile, bisogna mettere in conto che rinunciare ad un acquisto roboante potrebbe causare la perdita di qualche abbonamento, ma non minerebbe la stabilità dei piani.

 

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Milan: il dopo Ibra si chiama Milik

Milan: il dopo Ibra si chiama Milik

Ivan Gazidis, l’amministratore delegato del Milan, è a capo della società rossonera ed in questo momento si sta occupando di come dovrà muoversi il Milan sul mercato oltre che dei vari aspetti amministrativi. Una delle grande più grosse in casa Milan è quella dell’attaccante: Rafael Leao è giovane e talentuoso ma al momento non è pronto per caricarsi l’attacco rossonero sulle spalle, perciò perso Ibrahimovic a parametro zero il Milan dovrà scegliere un bomber che ne prenda il posto ed al momento il profilo più accreditato è quello di Arkadiusz Milik.

Come riportato da Tuttosport, Arkadiusz Milik possiede tutte le qualità apprezzate e richieste da Ivan Gazidis Per guidare l’attacco del Milan: è un classe ‘94 perciò ha buona esperienza pur rimanendo ancora giovane, ha tecnica per giocare coi compagni e ha fiuto per fare gol, ma soprattutto ha il contratto in scadenza nel 2021 il che ha fatto crollare la sua valutazione portandola a 35 milioni (cifra abbordabile) ed anche l’ingaggio del ragazzo è alla portata, con 2,2 milioni a stagione lo stipendio di Milik rientra nei parametri richiesti da Gazidis.

Per l’attaccante del Napoli ci sarà comunque da trattare con De Laurentiis che tutti sappiamo essere un bravo manager in grado di spuntarla spesso nelle trattative di mercato (coadiuvato dai fidati Chiavelli e Giuntoli).

 

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Gullit, il Tulipano Nero che vestì blucerchiato

Gullit, il Tulipano Nero che vestì blucerchiato

Tutte le storie iniziano di lunedì, o quasi, diciamo che tutte le storie normali iniziano di lunedì… beh, questa no, questa storia non inizia di lunedì perché non è una storia normale. Questa è la storia di una stella cometa passata nel firmamento blucerchiato a intermittenza tra il 1993 ed il 1995, ma seppur di breve durata fu un passaggio memorabile il che rende questa storia così mitica da annullarne ogni normalità al suo interno. Come ogni storia mitica ha mille particolarità: il fatto che non cominci di lunedì, il protagonista della storia e le sue passioni, i numeri al termine del passaggio della cometa e il significato che ebbe per la città sulla quale brillò, Genova.

Questa storia comincia un mercoledì di luglio, il 14 luglio 1993 per l’esattezza: a Genova non fa troppo caldo quel giorno nonostante sia estate inoltrata, circa 20 °C, però è piuttosto umido e gli abitanti della città non sembrano gradire troppo quel clima. Ma c’è una metà esatta della città di Genova che di colpo viene scossa da una notizia che ha del clamoroso, una di quelle notizie sbalorditive che lasciano a bocca aperta come se una stella cometa luminosissima decidesse di passare proprio sulla testa degli astanti… il 14 luglio 1993, in uno strano mercoledì di metà luglio, Ruud Gullit venne ufficializzato dalla Sampdoria come un nuovo calciatore blucerchiato. Inizia così la nostra strana storia, la storia di Gullit alla Samp, una storia così intensa e breve allo stesso tempo che verrà ricordata negli annali nel calcio seppur durata appena 63 partite.

All’epoca di quel 14 luglio del 1993 l’indimenticabile Paolo Mantovani, allora presidente della Sampdoria, era fortemente indebolito e provato dalla malattia che qualche mese dopo (ad ottobre, anche qui il 14) l’avrebbe strappato ai suoi cari ed ai suoi adorati tifosi, ciononostante lo spirito deciso dell’imprenditore romano ma genoano d’adozione permise di dare l’affondo ad un ultimo colpo di mercato per rendere la sua amata Sampdoria sempre più forte: fu così che grazie ad una chiacchierata convincente avvenuta tra Gullit e Mantovani nel dicembre del ‘92 e ad una operazione estiva di mercato fulminea, che batté sul tempo il Torino, da 1 miliardo di lire che Ruud Gullit arrivò ad indossare la maglia della Sampdoria, firmando un contratto da 2 miliardi e 200 milioni di lire a stagione.

Dicevamo che questa storia ha mille particolarità, come ad esempio il protagonista in questione: insignito del Pallone d’Oro nel 1987 (dedicato a Nelson Mandela) alla sua prima esperienza in Serie A con la maglia del Milan, Ruud Gullit si rese famoso non solo per le sue doti calcistiche da fuoriclasse assoluto, ma anche per le sue passioni fuori dal campo come la musica e le donne. La musica era tra le passioni più forti, Gullit si dilettava a suonare per una band reggae con la quale si esibì anche nei palasport italiani, e le donne poi… tre mogli, tra le quali figurano un’ex fidanzata di Ayrton Senna e la nipote di Johann Cruyff, dalle quali avrà cinque figli.

Ma questa non è solo la storia di un grande amatore o di un membro di una band reggae, questa è la storia di un calciatore fuoriclasse, dal talento così raro e luminoso da sembrare una stella cometa bellissima. Questa storia vede Ruud Gullit, Il Tulipano Nero,  diventare rapidamente un idolo dei tifosi della Sampdoria, grazie alle giocate da campione e alle esultanze cariche sotto la Gradinata Sud per le quali i tifosi impazziscono, ed i tifosi blucerchiati impazziscono anche grazie ai numeri che Gullit produce con la maglia della Sampdoria addosso: da seconda punta e trequartista mette a segno 26 gol in 63 presenze, nella stagione 1993-1994 e nella seconda parte della successiva. Con la casacca blucerchiata vinse la Coppa Italia alla sua prima stagione, non sazio dei numerosi trofei alzati con la maglia del Milan; cambiò aria proprio perché saturo e demotivato in rossonero dopo aver perso la finale di Champions League contro il Marsiglia, fu allora che Mantovani fiutò l’affare e lo consegnò al duo tecnico della Sampdoria formato da Sven-Goran Eriksson e Sergio Santarini. Memorabile le parole scambiate tra Gullit e Mantovani il giorno della presentazione della squadra: “Presidente – disse Gullit presentandosi con oltre un’ora di ritardo – mi faccia tornare la voglia di giocare a pallone“, Mantovani gli rispose “Tu vieni puntuale e ti garantisco che ti divertirai come non ti sei mai divertito prima“.

Il Tulipano Nero incantò Genova in appena una stagione e mezza, ma al di là dei gol e delle giocate Ruud Gullit verrà per sempre ricordato dai tifosi blucerchiati come l’ultimo grande regalo che l’immenso Presidente Mantovani fece alla sua Sampdoria.

 

(Dati WikipediaTransfermarkt)

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Calciomercato Fiorentina, il sogno della Viola è Paquetà

La Fiorentina ha in mente un colpo ad effetto per far tornare a sognare i propri tifosi: il nome che piace tantissimo in casa Viola è quello di Lucas Paquetà. Il fantasista brasiliano, ormai ai margini del progetto tecnico al Milan, è il giocatore scelto dal patron Rocco Commisso come perno della Fiorentina che verrà. Paquetà ha convinto tutti dalle parti di Firenze e potrebbe cedere alla corte del club toscano considerata l’attuale situazione da separato in casa in rossonero. Il Milan, dal canto suo, considera ancora Paquetà un vero e proprio patrimonio e non ha alcuna intenzione di svenderlo: per cederlo serviranno almeno 40 milioni di euro, una cifra importantissima anche per un giocatore di sicura prospettiva nonché da tempo nel giro della Nazionale brasiliana. La Fiorentina ha comunque intenzione di presentare un’offerta, conscia del fatto che per meno di 30 milioni sarà impossibile anche solo provare ad imbastire una trattativa. Per questo, il direttore sportivo prave non molla la presa neanche sulle possibili alternative per il centrocampo. Da Florenzi al sogno Paquetà, la Fiorentina si muove. L’ obiettivo è tornare ai vertici del calcio italiano.

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