Serie A, entrano in gioco gli avvocati per il taglio sugli stipendi

Serie A, entrano in gioco gli avvocati per il taglio sugli stipendi

Sono giorni veramente complicati per il calcio italiano, e non solo, causa il coronavirus; l’emergenza sanitaria che sta colpendo il mondo, infatti, ha bloccato la stagione calcistica e ora si stanno cercando di valutare varie ipotesi per tornare in campo. Tra le proposte messe sul tavolo ci sta quella riguardo gli stipendi dei calciatori; idea è partita dalla Juventus che ha deciso di tagliare ben quattro mensilità. L’obiettivo, ovviamente, è fronteggiare al meglio le conseguenze economiche a cui i vari club stanno andando in contro (saranno maggiori qualora non si dovesse tornare in campo). Su questo argomento ci sono idee contrastanti con la Lega Serie A e l’AIC su due strade opposte destinate a non incontrarsi mai. Proprio per questo è venuta fuori l’idea di far intervenire gli avvocati; una consulenza legale, infatti, potrà chiarire meglio la via da percorrere sulla complicata questione del taglio degli stipendi. I giorni vanno avanti, il coronavirus continua a creare problemi. L’ultima arma per affrontarlo sono gli avvocati.

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Nel podcast tematico sulla Serie A questa settimana abbiamo parlato dei nuovi acquisti dell’Inter: Young, Moses ed Eriksen, tutti e tre provenienti da squadre di Premier League, dunque un calciomercato simile a quello fatto dal duo Marotta-Ausilio già in estate. L’Inter di Conte ora ha tre nuove frecce nella propria faretra, ma cosa possono dare i nuovi arrivati ai nerazzurri? Corsa, dinamismo, tecnica ed esperienza sicuramente, ma basteranno per arrivare alla vittoria del tricolore?

 




Coronavirus, il goal umanitario dei calciatori

Coronavirus e calciatori, come stanno reagendo i nostri idoli milionari?

Strapagati, viziati, poco acculturati, non conoscenti della vita dura e reale, bambinoni, spendaccioni, ultraricchi e quant’altro, tutti aggettivi tranquillamente riferibili ai calciatori, questa categoria tanto offesa quanto amata, un unicum forse nel mondo dello show-business. Ma mai come in questa situazione certe differenze si assottigliano, quasi si annullano: siamo tutti sulla stessa barca, stesse reazioni, stesse paure, stessi comportamenti. La differenza non assottigliabile purtroppo è quella economica.

La quarantena da Coronavirus lascerà un segno sull’economia italiana e sui lavoratori, in particolare coloro che non percepiranno stipendio, stipendio probabilmente già magro di per se; partiamo da questo assunto per chiarire che siamo tutti a conoscenza che un calciatore è fortunato. Fortunato economicamente ma è un uomo come tutti noi.

Abbiamo parlato di reazioni e ci chiediamo, come hanno reagito i calciatori a tutto questo? Sicuramente nell’ambiente i calciatori sono stati i migliori. A dispetto di presidenti, direttori e anche funzionari di Leghe e federazioni, i calciatori sono stati encomiabili. Hanno voluto fermarsi quando ci si doveva fermare, hanno lavorato finché gli è stato imposto. Hanno provato a far divertire gli italiani in quelle poche partite giocate, cercando di far risollevare l’umore degli italiani, quando il proprio probabilmente non era dei migliori. I calciatori risultati positivi si sono affrettati a dare la loro testimonianza diretta per tranquillizzare tutti, nonostante credo che dentro di loro un paio di accidenti a chi li ha costretti a giocare lo abbiano detto.

E poi ci sono le iniziative: perché prendere un’iniziativa è qualcosa di istintivo e d’istinto tantissimi calciatori hanno donato parte dei propri stipendi alla ricerca ed agli ospedali che sono in prima linea: Totti, Insigne, Florenzi, Ilicic, Cafù, Donnarumma, Immobile, Romagnoli, Bonucci, Bernardeschi, Ibrahimovic, Milik, Callejon, Zielinski e tantissimi altri, quasi verrebbe da nominarli tutti, hanno intrapreso iniziative di donazione per l’emergenza Coronavirus.

Da encomio anche il comportamento dell’AIC, capitanata da uno che da giocatore veniva chiamato “Anima candida” non a caso, Damiano Tommasi, che ha sfidato le forze di potere per far interrompere il bruttissimo teatrino che si era creato attorno alla situazione, che oltre a ledere l’immagine del nostro calcio, era un pericolo per la salute di giocatori e staff.

Oltre questo ci sono i tanti messaggi di incoraggiamento e le simpatiche “challenge” social da parte dei giocatori, che inutile nascondersi, ci intrattengono in questo momento di quarantena che non è facile per nessuno.

Tutto questo per dire che i nostri calciatori sono ancora la parte buona di questo sport, ed osannarli o criticarli non è la vera chiave morale, la chiave morale sta nelle decisioni di fronte alle situazioni avverse e fatti alla mano vediamo solo goal da parte loro e pochissimi errori e paragoni con medici ed infermieri, sicuramente eroi veri, è poco gratificante per gli uni e per gli altri. I calciatori devono fare i calciatori, i medici devono fare i medici ed entrambi lo stanno facendo bene.